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giovedì 14 maggio 2026

Adesso basta

da freeepick

 

Non so voi, ma qui non se ne può più. E non parlo delle cose importanti davvero, guerre, situazione politica mondiale, governo e il diavolo se li porti via, tanto su quello non ci possiamo fare niente o quasi, il suddito deve subire e basta. Ma nelle cose spicciole, dove, per carità, anche qui si subisce senza poter intervenire, se non per fortuna ancora col tasto del telecomando. Ma io non so come facciate voi a resistere ancora di fronte a Garlasco, tanto per fare un esempio eh, di cose così ce ne sono a decine assieme ai programmi che di queste cose campano. Di ore televisive dedicate a questa cosa sono così numerose e pervasive da superare tranquillamente gli spot con Sinner protagonista e diciamola tutta almeno lui se le merita. Ma pensate un po' di essere un protagonista o anche solo uno dei comprimari di questa storia e ripeto, non mi interessa se innocente o colpevole o testimone o semplicemente vicino di casa. Ma come si può sopportare per quasi vent'anni, una persecuzione del genere. Quando mi passano davanti agli occhi quelle immagini di qualcuno dei personaggi di questa tristissima storia, circondato da una canea urlante di bestie umane (relativamente umane) che allungano disperate il microfono, quasi soffocandolo per carpire un respiro, una sillaba, un balbettio da mettere agli atti e poi costruirci attorno un bel piatto di cacca condito di ogni porcheria arzigogolata da propinare ad un pubblico affamato di malevolenza come gli spettatori del Circo Massimo che a loro volta commentano, sanciscono verità e condanne sulla base del nulla, mi vengono i brividi. 

Ma come si può accettare che dei poveracci, insisto, al di là del fatto che siano implicati o meno e in quale misura nel caso, siano sottoposti a questa tortura per decenni. Anche l'eventuale colpevole che oltre alla giusta condanna o meno, deve avere questo aggravio di pena, mi sembra mostruoso. Dunque, appena, come si dice in questi casi, diventerò il capo del mondo, promulgherò immediatamente una legge o un editto, un bando, un decreto o come cavolo si possa definire questo atto legislativo costrittivo e non oppugnabile, nel quale chiunque parli di questo fatto (o similari), prima che l'iter giudiziario sia concluso definitivamente, sui media pubblici, TV, Radio, giornali e magari ci aggiungo anche nei bar, (in questo caso con attenuante generica), venga immediatamente prelevato e condannato alle patrie galere, intendo quelle dove si rema tutti assieme sotto i colpi degli hortatores, con o senza la frusta in mano. Con pene accessorie e aggravate se si tratti di giornalisti e casalinghe o di chi per esso. Categoria davvero deprecabile. E con questo oggi può bastare, tanto ormai questo andamento in stile tirannico è stato sdoganato ampiamente in tutte le parti del mondo, se siamo arrivati al punto che nell'odierno incontro al vertice, l'americano è ormai avvertito come peggiore del cinese, e ho detto tutto. Ma guardatevi la partita di Darderi, suvvia, che almeno si capisce cosa vuol dire crederci fino in fondo. L'indignato si è sfogato e tanto basti per oggi.


venerdì 19 giugno 2015

Laudato si?

Siccome oggi vado di fretta, voglio lasciarvi solo un paio di riflessioni sulle quali vi pregherei di essere caritatevoli e non rivolgermi troppi insulti, anche se in generale, qui non commenta quasi mai nessuno. Parto dalla premessa  sulla polemica innescata qualche giorno fa dal mio concittadino Umberto Eco, sulla quale mi trovo molto  d'accordo e cioè che il web è diventato un luogo dove qualunque idiota pretende di dire la sua in modo arrogante e questa infestazione è un fenomeno in continua crescita che va assumendo una sua rilevanza anche in termini sociali. Ora, appartenendo io completamente e con convinzione, a questa schiera di idioti linguacciuti e inarrestabilmente logorroici che vogliono mettere il naso e anche il resto, in cose davvero al di sopra della loro portata, oggi mi arrogherei il diritto di  pontificare (mai termine più azzeccato) su un argomento su cui la modestia e il buon senso consiglierebbero di tenere un profilo basso, se non un più corretto silenzio. 

Siccome invece ho notato, dando occhio ed orecchio ai vari media, che tutti ne stanno parlando a spron battuto, ecco qua il mio parto di oggi sulla enciclica papale. Intanto il primo punto è che la maggior parte di quanti aprono la bocca e danno fiato è l'esordio: io non l'ho ancora letta, ma...Cosa che, specialmente detta da giornalisti, forse più correttamente definibili come giornalai, mi sembra di per se stessa una ammissione piuttosto grave e da far arricciare i peli delle braccia. Vien subito da rispondere, leggitela e poi torna qui a discuterne. Quindi intanto, io la lessi, come direbbe Totò e mi riferisco ad un comico in quanto, dato il mio gruppo di appartenenza a cui ho fatto cenno all'inizio, non è implicito che dopo la lettura debba avere la pretesa di averci capito qualcosa, ma tant'è sembra che si possa anche fare così. Quindi vorrei fare solo pochissime osservazioni, sempre per volare basso. 

Mi sembra logico che, visto da fuori e affrontando la religione come un qualunque altro prodotto immateriale da offrire al mercato mondiale, il discorso che fa un amministratore delegato deve essere congruo alla linea aziendale,  ma impostato in modo da ottenere un risultato ottimale dal punto di vista del marketing. Sotto questo aspetto, mi è parso che l'intonazione generale dell'enciclica sia molto congruente con questo fine, mantenendo una intonazione, absit iniuria verbis, piuttosto cerchiobottista, infatti in quasi ogni argomento, capitolo, capoverso si può leggere una affermazione, magari apparentemente dura, subito poi mitigata da distinguo e controdeduzioni che danno adito ad interpretazioni addirittura opposte se non si legge il passo nella sua interezza e complessità. La dimostrazione di questo sta nel fatto che basta leggere qualche titolo di giornale o ascoltare le argomentazioni espresse nei dibattiti che stanno seguendo e subito si vede che vengono estrapolate frasi singole per affermare in modo subdolo e parziale che il discorso papale viene a sostegno delle proprie tesi e tutto questo in maniera assolutamente opposta a secondo di chi la dice. 

Questo, a mio parere naturalmente, è un classico di tutti i testi sacri e similari di tutti i tempi, ci puoi trovare tutto e se vuoi anche il suo contrario, così è l'interpretazione e l'intenzione, da parte di chi la fa, che saprà trasformare la stessa idea morale da religione dell'amore in religione dell'odio e così via. Non voglio soffermarmi più di tanto sulla fattispecie, ma vi invito a leggere il testo completo per farvi un'idea prima di parlarne, se no rischierete di trinciare giudizi sulla base di titoli ed esternazioni fatti da gente che a loro volta non l'ha neanche guardato. Solo un cenno su un argomento che mi sta a cuore. La parte sugli OGM è molto interessante (a parte lo svarione colossale, che non è stato ancora corretto, sulla bufala della sterilità degli stessi, ma forse anche il  ghost writer di Papa Francesco non prevede il controllo delle fonti) e già ho sentito commentatori che sbandierano: Il Papa è contrario agli OGM e altri che recitano: Il Papa è favorevole agli OGM, confermando le mie sensazioni. Interessante anche la parte riguardante la netta distinzione tra uomini e animali che non farà piacere a certo animalismo d'accatto o quella sulle banche che accoglie invece la vulgata populista, chi vorrà potrà anche leggerci una strizzata d'occhi alla decrescita felice. In ogni caso un documento interessante, anche per i non credenti, proprio per tutto quanto indurrà alla riflessione sulla interpretazione manipolatoria dei media sulla società. Adesso ditemi pure quel che volete, tanto noi idioti del web non siamo perseguibili (forse).

martedì 8 ottobre 2013

Il falco e la colomba.

Mi sembra che si stiano creando due mondi distinti. Il primo, quello dei giornali, TV e degli altri media dove si discute, si parla ma alla fine si sostiene una tesi generale più o meno simile, anche se vista da punti diversi e poi il resto del mondo, quello della gente che cammina per la strada, nei bar, nelle stazioni, che pare un pianeta del tutto diverso, dove i primi paiono alieni di un altro mondo, che parlano idiomi del tutto sconosciuti. Guardo lo schermo e sento valenti giornalisti e personaggi, molti dei quali stimo per la loro acutezza e profondità di giudizio, che recitano un deprofundis continuo e definitivo, il ventennio ormai concluso, un uomo sconfitto e ormai fuori dai giochi, nuovi gruppi e partiti formatisi in spregio a vecchie alleanze, il buon senso che finalmente ha sconfitto gli estremismi e la falconeria, l'accantonamento definitivo di certe posizioni verso un uomo che ha perduto tutto, carisma, soldi (un po?), parte della libertà (prossimamente magari tutta),  partito, amici, fedeli e soprattutto elettori. Poi esco e parlo con la gente, con gli amici, con persone che non conosco sedute vicino a me o col giornale dispiegato durante qualche attesa. Ma si rendono conto i primi di quello che accade, di quello che è il sentire comune della gente? 

Ho visto e udito cose che voi umani, con quel che segue. Ho visto signore quasi piangere e ripetere frasi smozzicate sulle ingiustizie e sull'accanimento che ha subito quel poveretto; uomini che spergiurano sulla sua innocenza; alcuni che sono certi che le donne neanche lo interessano più, altri dicono che è assolutamente giusto che faccia quello che gli pare, a casa sua e anche a casa d'altri e se volesse anche a casa loro che lo ospiterebbero volentieri. Senti un'ammirazione sconfinata, di chi ne invidia le possibilità e vorrebbe ricrearle, magari in piccolo presso di sé e di chi vorrebbe solo adorarlo in silenziosa ammirazione, di come è tanto buono e generoso con tutt(e)i assieme a chi vorrebbe darsi a lui incondizionatamente, con una assoluta fedeltà che ricorda le folle piangenti alla morte di tanti personaggi celebri da Stalin a Kim Il Sung. Vi direte che non è possibile, che i sondaggi non dicono le stesse cose, ma vi prego chiedete ai vostri vicini di sedia e trasecolando rimarrete attoniti a sentire cosa dice il popppolo. Bisogna farsene una ragione senza cercare spiegazioni sottilmente psicologiche o irrealistiche. Come diceva il grandissimo Giorgio Gaber: - Non ho paura di Berlusconi, ma temo il Berlusconi che è in me.- Credo davvero una grandissima verità.


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sabato 6 luglio 2013

Ripensamento.

Affrontare senza paura le scelte della jungla della vita. - Laos 2012


Il post di ieri era chiaramente una captatio benevolentiae come hanno capito bene tutti coloro che mi conoscono bene. E' il tipico modo di fare dei vecchi biliosi, apparentemente mostranti falsa bonomia, in realtà maligni ed invidiosi dei successi altrui, che aspirano continuamente a rassicurazioni, vellicanti il loro ego smisurato, già convinti di essere i più furbi del mondo e che inevitabilmente dopo di loro verrà il diluvio universale vista la pochezza che li circonda. E' la solita storia della falsa modestia del tipo, nulla se mi considero, tanto se mi confronto, che, venendo meno ogni tanto, cerca disperatamente rassicurazioni. Che ci possiamo fare, è che ci disegnano così e in fondo un po' lo siamo davvero. Ringrazio comunque collettivamente quanti ci hanno tenuto a battermi metaforicamente una mano sulla spalla, sottolineando che "no, Pierino, non è vero che hai la testa grossa", come nella vecchia barzelletta. Quindi tranquilli che non ho nessuna intenzione di mollare questo esercizio quasi quotidiano, esangue, è vero, per carenza di lettori e di commenti, ma di grandissima soddisfazione solitaria, una sorta di onanismo scriptorio, comune in fondo a molta gente e per cui non mi vorrete far sentire in colpa. Continuerò variegando, come di consueto i miei interventi secondo l'ispirazione del giorno, tra immagini, amarcord datati e incavolature quotidiane, perché questa in fondo è la vita, un pout pourri di sensazioni mescolate, in cui non si deve far prevalere la specializzazione accanita dell'appassionato che perde di vista il generale, dando completa via libera alla incosciente nonchallance del tuttologo superficiale, che quanto meno si diverte vivendo. Credo che comunque sia il modo migliore di trascorrere quanto ancora mi è concesso. Dunque non aspettatevi grossi cambiamenti per i prossimi cinque anni, a meno di colpi di testa improvvisi ed inopportuni, non si sa mai quali siano le pieghe sconosciute e le prove a cui ti metterà di fronte il karma. Per intanto, dopo questo chiarimento con allegata dichiarazione di intenti, godiamoci questa estate iniziata e passiamo oltre. A dopodomani.


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venerdì 5 luglio 2013

Quinto compleanno.



I compleanni vanno festeggiati. In molti casi però possono anche essere occasione per fare un punto della situazione. Vediamo un po'. Questo blog ha cominciato a muovere i primi passi, appunto con un post intitolato Cominciamo, cinque anni fa, in un luglio caldo in cui ancora non si capiva la dimensione della crisi che stava arrivando ed in un momento di spensieratezza tale che non mi ha fatto comprendere in cosa mi stavo cacciando. Per voi che mi seguite e per me che porto questa croce (e delizia) è giunto il momento di fare un esame autoptico per capire dove vogliamo andare (chi siamo, da dove veniamo, ecc.). Cinque anni non sono pochi. Hanno prodotto quasi 1500 post (siamo a un soffio), oltre 200.000 contatti da 143 paesi (inclusi Mongolia, Yemen, Gabon e altri che non ho mai avuto la possibilità di visitare), per oltre il 92% dall'Italia come è ovvio, quasi 400.000 pagine consultate. Il record di visite giornaliere è stato di 185 e quasi di 500 pagine. 171 followers fissi. Numeri tutto sommato piccoli, ma neppure troppo per un blog generico, quale è il Vento. I commenti molto pochi, che hanno appena superato i 5000  e la frequenza delle visite giornaliere poco al di sotto delle 100, che ormai da parecchio tempo mi affligge, stagna senza crescere, in quanto appare ormai come il limite fisiologico del blog, non sono certo un dato che possa entusiasmare e impongono dubbi e riflessioni. Quello che quasi tutti i giorni  mi sforzo di buttar giù smanettando sulla tastiera, interessa qualcuno o deve essere destinato solamente ad uno sfogatoio personale di dubbi, di invettiva, di presuntuosa affermazione di cose e di idee? 

Vero è che tutto questo scrivere ha anche prodotto, per mia grandissima soddisfazione tre libri ed almeno altrettanti pronti ad essere editati, ma questo è più una gratificazione personale, quella di stringere tra le mani un volume col tuo nome scritto sopra, un quadretto appeso al muro con un assegno di dollari 21, 85 non incassabile di "diritti d'autore", ma per il resto questo lavoro, che mi occupa per un paio di ore al giorno, appare sempre più fine a se stesso, che di una qualche utilità effettiva. Che fare allora? Dare una svolta restringendo i confini del lavoro, limitandolo ad esempio ai viaggi o alla fotografia o a qualcosa di altro, che so io i ricami all'uncinetto, che mi dicono seguitissimi o addirittura ai sex toys, per scendere su argomenti di interesse più moderno e generale, oppure piantare lì e dedicarsi a qualche cosa di più utile e produttivo? Una decisione non facile da meditare, che sicuramente questa estate, che parre finalmente cominciata, mi aiuterà a rendere più delineata. Bisognerà decidere cosa fare nei prossimi cinque anni. Qualunque sarà, dubito però che riuscirete a liberarvi così facilmente di me. Un segnale da parte vostra, di qualunque tipo, sarebbe comunque di un certo gradimento e potrebbe anche influenzare le mie scelte. Non credo davvero a fondo nella democrazia popolare, tuttavia il tiranno illuminato deve anche saper ascoltare. Il mio amico Paularius, prima di ritirarsi nelle Termae delle sacerdotesse callipigie, lo farebbe senz'altro.


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venerdì 1 luglio 2011

Tre candeline.


Dai che mi sta passando, in fondo non è niente di grave; è solo che quando cadi in una vicenda kafkiana, ti innervosisci ed è sbagliato. Magari prima o poi ve la racconto perchè fa proprio ridere. Invece oggi cade un giorno particolare, che voglio condividere con voi tutti, proprio perchè c'entrate anche voi che avete la pazienza di stare a sentire questo stillicidio di vaneggiamento tuttologico e multiforme. Infatti , il Vento dell'Est compie tre anni. Che non è poco, per uno che faceva fatica a scrivere un biglietto di auguri. Superati gli 800 post; oltre 40.000 contatti; quasi 100.000 pagine visitate e 15.000 visitatori unici da 110 nazioni diverse e l'ultima chicca, proprio ieri da parte di Kilie, che abbraccio con simpatia, essendo arrivata da poco, il 3millesimo commento, che per questo si merita citazione e linkaggio. Contemporaneamente per la gioia di molti (ricevo continui rimproveri verbali per il mio assillare) è partita la newsletter n. 200. Mi assicurano, quelli che sanno le cose, di non alzare la cresta, che sono cifre piccole, lo so, da blogghetto di periferia, in linea con la mancanza di specializzazione del lavoro; giustamente la gente ha meno interesse a perdere tempo con le parole in libertà degli altri, men che meno a commentare sul nulla e sul non specifico, ma vi assicuro che, in ogni caso, mai avrei pensato, all'inizio, che questa attività avesse questi numeri e potesse dare questo piacere. Non solo, ma il sistema ha fatto sì che, per relazione causa-effetto, ne sia nato anche un libro, la cosiddetta versione cartacea, cosa che mai avrei pensato di fare nella vita e che ha ottenuto anche un consistente successo editoriale, permettete almeno che ne meni vanto, avendo solo in quest'ultimo mese addirittura raddoppiato le vendite effettive. Il blog è davvero uno strumento potente. Riassume in un unico sistema una serie di potenzialità inconsuete.

Un gran numero di persone ha sempre ambito a scrivere i propri pensieri ed i propri sfoghi, ma anche se nella maggior parte dei casi la naturale voglia di esibizione li avrebbe voluto mostrare al mondo, questi rimanevano nel fondo di un cassetto, come morti, come le casse di diapositive accumulate nel corso degli anni a prendere polvere ed a scolorirsi man mano. Invece quello che adesso sto scrivendo, non solo è ontologicamente a disposizione di chiunque voglia leggerlo, che stia in Nuova Zelanda o in Perù o soltanto dietro casa mia, ma costui, subito dopo, può intervenire, dire che non è d'accordo e arricchire la discussione con il proprio punto di vista. Per tutto questo, grazie ad Adriana che mi ha iniettato il virus, grazie a tutti per il vostro interesse  che continua a stupirmi e che aiuta certo molto a continuare 'sta cosa, che comunque rappresenta un impegno decisamente piacevole e che ovviamente non mi avrebbe accalappiato se non mi desse in ogni caso una intrinseca soddisfazione. Vedremo fino a quando il piacere di farlo manterrà viva la voglia (per altre cose ho constatato che le due sensazioni viaggiano di pari passo). In effetti tutto questo può sembrare davvero incredibile ed è la forza vera del mezzo e la ragione del suo successo, incluso il fatto che ogni cosa, immagini, scritti, musica e chi più ne ha più ne metta, resterà lì, in sonno ma disponibile, per lo meno fino a quando tutto il supporto e il meccanismo rimarranno in funzione. La pergamena sta resistendo da un paio di millenni, le tavolette di argilla da oltre 4000, i chip di silicio, chissà.


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martedì 6 ottobre 2009

Cronache di Surakhis 21 : autunno.

L'autunno su Surakhis era cominciato da poco; l'aria rinfrescava già un po'. la temperatura ormai era sempre attorno ai -20°C e cominciavano a sfarfallare, quasi ogni sera le flocculazioni di metano che al mattino coprivano il terreno di un bell'azzurro pallido. Paularius era esasperato, i dolori alla schiena lo avevano talmente sfinito che si era fatto trapiantare una colonna vertebrale nuova, ma si sa, su Surakhis la sanità era quello che era e nonostante tutti i crediti che aveva dovuto cacciare, avevano dovuto sacrificare tre donatori per avere una colonna decente. Dato che per queste operazioni non era conveniente tenere in vita il donatore si era fatto innestare anche le iridi del terzo che erano di un blu intenso. Ci aveva sempre tenuto ad avere uno sguardo ammaliante. Aveva invece soprasseduto ad utilizzare anche un apparato riproduttore nuovo, perchè le mani da quelle parti gliele avevano già messe una volta e non era stata una passeggiata. Adesso si sentiva un po' meglio, ma tutte quelle iniezioni gli avevano reso le chiappe insensibili anche alle vibromassaggiatrici. Non se la sentiva ancora di lavorare, ma, approfittando della sua momentanea assenza dal ponte di comando, tutti i succhiasangue ne avevano approfittato per saltargli alla gola. Era persino venuta fuora quella vecchia storia di corruzione con cui si era impadronito della miniera, roba che ormai nessuno ricordava più ed era anche ampiamente prescritta, ma sfruttando il fatto che il suo gruppo di corruptores non aveva potuto seguire la faccenda e pagare il giusto ai giudici era stato condannato a cacciare un miliardo di crediti al suo avversario di sempre, Cirricus il finanziatore. Quei dannati corruptores, incapaci di prendere una decisione se non gli si dice tutto, esecutori di quarta categoria buoni a nulla, mentre lui era malato, avevano trovato la scusa di non poter più intervenire a causa dell'opinione pubblica stanca di quei trucchetti. Ma quale opinione pubblica, quella ce l'aveva in mano completamente, grazie anche ai trattamenti subliminali che legalmente erano ormai stati inseriti in tutte le trasmissioni e dunque lo adoravano. Presto sarebbe stato anche nella terna tra cui scegliere i nuovi Santi. Certo quei crediti non li avrebbe mai cacciati fuori, c'erano ancora i rimanenti undici gradi di giudizio, ma era il fatto in sé che lo disturbava e il non avere tutto sotto controllo come al solito. Intanto si imponeva di sostituire il responsabile della sua squadra di corruptores, quell'avvocato Molini che già da un po' stava sulla lama del rasoio. Diede l'incarico ad un tetraploide vegano ermafrodita, che lo aveva già aiutato in molte occasioni e poi si catafottessero tutti, l'importante era avere il controllo dei plasmatori mentali e dei rubinetti dei contatori dell'aria. Decise di andare a stendersi un po'; tutte quelle storie gli avevano fatto venire mal di testa e anche un po' di febbre.

martedì 29 settembre 2009

Cronache di Surakhis 20: discopatia.

Paularius era piegato in due dal dolore. Da quando, due giorni prima si era svegliato e scendendo dal letto gravitazionale, aveva appoggiato il piede sinistro sul prezioso tappeto di morbido pelo di Ferlak, una lama incandescente sembrava essere penetrata tra la quarta e la quinta vertebra della sua vecchia schiena. Con rabbia aveva scostato le candide membra delle tre ancelle multisex che gli avevano reso gradevole la serata e, dopo aver cercato di mettersi in piedi, si era trascinato fino allo studio, lanciando maledizioni a tutto l'universo e tenendosi qua e là per non cadere riverso, fino ad abbandonarsi nella grande poltrona in cerca di una posizione in cui il tremendo dolore provasse linimento. Subito erano stati convocati i cerusici di diverse scuole ed ognuno aveva dato un suo specifico e sempre costosissimo medicamento, dall'ultimo grido della ricerca medica, agli antichi infusi di erbe ed agli impiastri strofinati con zelo da mani sapienti di schiavi acquistati specificamente per questo uso. Nulla era servito. Era di pessimo umore, così ordinò che fosse vaporizzata all'istante la pattuglia di Morigeratores che attendeva da tre giorni di parlargli per piatire migliori condizioni per gli addetti alla miniera. Certo da quando era iniziata la crisi, si erano dovuti un po' restringere i cordoni, ma tutto era in funzione del loro bene futuro, anche se questa gentaglia non lo voleva intendere. Se la società proprietaria della miniera, cioè lui, non avesse potuto generare i soliti consistenti utili, loro sarebbero presto diventati carne per la banca degli organi, quindi le restrizioni prese erano solamente nel loro interesse e questi avevano anche il coraggio di lamentarsi, con lui e con tutto il male che aveva. Maledizione. Non ne poteva più di tutta quella democrazia, di tutti quei diritti, sparpagliati così come il parmigiano sulla pasta alla klapper (quanto gli piaceva il sugo di quei piccoli ometti spremuti e ripassati nel vino di Hort, solo che erano diventati così rari da trovare, si nascondevano sempre meglio i furbacchioni, ma sempre non abbastanza per evitare, al giusto prezzo, la tavola di un grande gourmet come Paularius). Era ora comunque, che il governo prendesse un indirizzo un po' più severo di quello di ottenere consenso tramite un lungo ma lento lavoro di induzione mentale attraverso i media, che, d'accordo, erano tutti controllati dal governo e contenevano una serie (consentita da apposita legge e controllata da apposito garante) di induzioni subliminali all'adesione totale verso l'Imperatore, ma era pur sempre un lavoro che richiedeva tempi lunghi e le proteste, seppure sempre più fioche disturbavano il buon andamento della società. Erano queste preoccupazioni che gli avevano fatto venire il mal di schiena, certamente! Si sarebbe dovuto decidere prima o poi a rivolgersi alla banca degli organi (dove, d'altra parte, aveva la maggioranza delle azioni) e prendersi una colonna vertebrale nuova. Con la crisi, tra debitori diretti e genitori che cedevano i figli non potendo più pagare i mutui, adesso c'era un sacco di donatori giovani e la banca non aveva nemmeno più dovuto ricorrere ai Twoseas bond, che l'astuto ministro aveva emesso per incastrare gli istituti di credito. Mica siamo nati ieri, pensò Paularius a bocca storta. Peccato che per ricavare una colonna vertebrale completa, bisognasse sacrificare il donatore, non aveva senso mantenerlo in vita, come quando gli si prelevava solo un arto od un organo semplice. Eh, i costi aumentano, ma la gente se ne frega, vuole tutto gratis! Anche la terza luna di Surakhis tramontò infine, in un livido cielo verde marcio e come diceva l'antico proverbio, con la terza luna verde, il bel tempo si perde.

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!