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domenica 28 giugno 2026

Pam 9 - Le altre attrattive di Khjand

Kasri Qala - Cittadella - Khujand - Tajikistan - maggio 2026

 

Pavimenti di legno
Ma all'interno della cittadella rimane ancora da vedere un'opera memorabile, terminata solo due anni fa e costruita evidentemente con il fasto necessario a magnificare proprio il lavoro di questi artigiani di cui vi ho detto. La forma del sontuoso palazzo che potremmo definire un museo che esalta la cultura del paese, è quella classica della grande costruzione sormontata da cupole costolate e ricoperte di piastrellatura blu che racchiude una serie di saloni consecutivi volti a mostrare la magnificenza e l'abilità costruttiva degli artigiani locali. Si entra solo con apposite sovrascarpe per impedire di rovinare i pavimenti che sono una serie straordinaria di intarsi di legni pregiati (di 18 essenze diverse) che disegnano una serie mirabile di fregi e arabeschi. Questi continuano sulle pareti e nei soffitti decoratissimi. Tutto l'ambiente è intriso dai profumi di questi legni odorosi. Gli oggetti esposti sono pochi, statue dei personaggi che hanno segnato la cultura, la letteratura e la scienza del Tajikistan e altri cimeli encomiastici del regime, tuttavia la visione di insieme è assolutamente stupefacente. Usciamo quasi storditi da questa profusione di materiali e di abilità tecniche profuse nell'opera. Anche l'esterno è circondato da bei giardini e fontane, come se volesse essere chiara l'intenzione di mostrare una facciata di bellezza e di capacità artistica al di là di ogni dubbio. Intanto comincia a fare caldo, non ci dimentichiamo che qui la quota è ancora bassa, siamo sugli 800 metri ed è ormai l'inizio dell'estate. 

Ismoil Somoni
Arriviamo dunque al monumento centrale per la città, quello dedicato all'eroe nazionale, quell'Ismail Somoni (o Samani a seconda della pronuncia) detto il padre della nazione tajika, l'emiro della dinastia samanide che unificò nel X secolo la nazione, creando uno stato potente e florido, anche se il mausoleo dei Samanidi si trova in effetti a Bukhara che allora faceva parte del regno. Il personaggio è ricordato anche nella moneta nazionale che porta il suo nome e anche la più alta montagna del paese di 7495 metri, si chiama ora picco Samani, denominazione che ha ormai sostituito il sorpassato Picco del Comunismo. Sic transit gloria mundi! Sotto il suo potere, si formò anche il substrato culturale che iniziò la vera rinascita del paese, a partire dall'ufficializzazione della lingua neo-persiana (il dari-tajiko) e della corte in cui vivevano personaggi come Avicenna, padre della medicina moderna, il matematico al-Biruni ed il capostipite della letteratura persiana, il grandissimo poeta Rudaki. La statua si presenta su una elevazione naturale, circondata da una serie di mosaici che raccontano tutta la storia del paese dagli albori, ad Alessandro, fino ai giorni nostri, attraverso naturalmente il periodo sovietico. Non manca, e questa è davvero una bella sorpresa, la raffigurazione della lupa capitolina che allatta Romolo e Remo, ma di questa stranezza e delle sue implicazioni storiche, che sono uno straordinario esempio delle commistioni culturali che si sono alternate lungo questa Via, vi parlerò più avanti, quando raggiungeremo la zona specifica, per ora pazientate, perché la storia è davvero interessante. 

Lenin
Rimaniamo invece per adesso a questa statua che magnifica il nazionalismo del Tajikistan che, guarda caso, ha preso il posto della famosa statua di Lenin, che prima faceva bella mostra di sé proprio qui e che adesso è stata spostata, quasi occultata in un parco periferico, ancora in via di rifacimento. Infatti proseguiamo fino ad arrivare in questa zona, dove seminascosta tra gli alberi, in mezzo a grandi lavori e montagne di terra che serviranno a formare nuove aiuole e viali di alberi ancora da piantumare, riesci un po' a fatica, a trovare la famosa statua, nella solita posa magniloquente con il braccio alzato ed il mento propositivo. La statua in alluminio, che si dice essere stata la più grande dell'Asia intera, è stata tagliata in pezzi per essere poi rimessa insieme incluso la relativa aggiunta di colossale falce e martello, di cui ormai si vedono pochi esemplari in giro ed è stata rimessa insieme qui, saldandone ben visibilmente le parti, non è chiaro se con un intento artistico o per spregio. Teniamo comunque conto che il periodo storico non è poi giudicato così male da queste parti, come già ho avuto occasione di sottolineare, anzi viene generalmente celebrato come quello in cui le produzioni agricole erano al massimo di tutti i tempi e l'ascensore sociale funzionava molto bene, mentre al momento, benché il paese sia in forte crescita economica, moltissimi giovani devono andare all'estero, spiccatamente proprio in Russia o in Kazakistan o in Europa per avere opportunità di crescita, mentre si sta diffondendo l'abitudine di andare in Cina a studiare, vista l'abbondanza di borse di studio che questo paese emette per attirare giovani talenti. Vi ricordate quando erano i cinesi ad andare in tutte le Università tecniche del mondo per imparare? Il mondo cambia veloce evidentemente. 

Al lago
Comunque sia, proprio vicino al nostro profeta del passato, sta crescendo un nuovo monumento di dimensioni molto più consistenti, di cui evidentemente si reputa corretto evidenziare l'importanza, che encomia la partecipazione delle maestranze tajike che furono convocate nell'operazione Cernobyl, dove in molti furono chiamati a sacrificarsi per la risoluzione del disastro ecologico ambientale, ma il monumento ricorda anche l'apporto dato dai Tajiki alla Russia in Afganistan, durante la famosa guerra, grazie soprattutto all'opera di interpretariato, svolto in questo paese in cui si parlano lingue che hanno molto in comune alle origini farsi del tajiko. A questo punto, dopo esserci impegnati un poco a trovare l'uscita dal parco in costruzione, ci spostiamo fuori città per vedere una delle più importanti realizzazioni tecniche del paese, la grande diga sul Syr Daria, che ha formato il lago artificiale, detto il Mare del Tajikistan e con buona ragione visto che il bacino lungo la valle di Fergana ha una lunghezza di 60 km e una larghezza di 20 Km e oltre ad essere una delle fonti energetiche più importanti per il paese, ha anche decise funzioni idriche per l'agricoltura, essendo diventato anche un punto di sfogo per le attività turistiche e di svago per gli abitanti dei dintorni. Questo è detto anche il bacino di Qairoqqun e dista solamente una ventina di chilometri dal centro cittadino. 

Percorriamo il lungo ponte che sfila lungo la sommità della diga, facciamola foto di rito davanti alla scritta I love Tajikistan, e poi giriamo un po' nei boschi circostanti che in effetti hanno formato un polmone verde che per un paese arido e fatto soprattutto di montagne scabre e solitarie, appare come un'oasi che raccoglie sempre maggiormente gli interessi di svago della popolazione. Sulle rive del bacino infatti sono sorti una serie di Sanatorj, le classiche istituzioni sovietiche di vacanza che sorgevano principalmente in aree di ferie, dove avevano diritto di andare in particolare i lavoratori meritevoli a trascorrere meritati periodi di riposo. Ricordo l'amico Eugenio che ripensava con particolare nostalgia ai momenti n cui era potuto andare a Kislovodsk, lo stabilimento termale degli zar, a "passare" le acque, nel Caucaso. I Russi hanno sempre avuto una particolare predilezione per le cure termali e "riposare" (la parola russa usata per fare le ferie) in questi luoghi era considerato il massimo e come è giusto avevano passato questa predilezione anche agli abitanti degli stati satelliti. Sta di fatto che anche qui ci sono i famosi Sanatorj, oggi trasformati in alberghi di semilusso, vicino al bacino dove si sono sviluppate una sorta di stazioni balneari con giochi d'acqua, piscine, zone di pesca e localini di ogni genere in cui mangiare trote e altra fauna ittica pescata nel lago. 


La cupola del Kasri Qala
Di stranieri non se ne vedono e noi siamo quindi subito oggetto di attenzioni da parte dei gitanti del week end. Veniamo prima invitati a entrare in uno stabilimento balneare, poi una famigliola che accompagna il padre in carrozzella fino a bagnarsi, vuole sapere di noi e delle nostre motivazioni a vistare il paese e immediatamente rimedieremmo un altro invito a cena a casa loro, da cui è difficile sciogliersi. Qui la gente è incredibilmente gentile ed è davvero un piacere fermarsi a chiacchierare con tutti quelli che incontri e che ti attaccano bottone. Alla fine il sole comincia a calare e rientriamo in città dove finiamo al Mevlana restaurant, uno dei più titolati della città, dove facciamo il nostro incontro con gli shashlik, un altro dei piatti fondamentali della cucina turca e del centro Asia tutta. Si tratta di robusti spiedini della lunghezza di una trentina di centimetri che inanellano bei tocchetti di carne nelle più diverse declinazioni, bovina, pollo, montone, misti, tritata o intera e perché no anche alternata a prodotti vegetali che di norma si vedono nella apposita parte del locale mentre sfrigolano incessantemente su una enorme griglia. Non c'è dubbio che questo sia uno dei piatti principe e che alla fine soddisfano sempre nella loro grassa e succulenta semplicità. Quello che stupisce è che quelli bovini che per loro natura e cottura, potreste immaginare piuttosto coriacei, siano invece sorprendentemente teneri e delicati, oltre che saporiti e gustosissimi, forse anche perché spesso i pezzi di carne vengino o lardellati di grassi dello stesso animale (denominati Napoleon) o alternati a blocchetti di carne più grassa (parti di coda del montone che qui ha una escrescenza pronunciata di lardo sottocutaneo) assolutamente deliziosa al gusto. Insomma diciamo che non potrete fare a meno di andare a dormire soddisfatti dell'esperienza.

Una porta lignea


Il bacino
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venerdì 26 giugno 2026

Pam 7 - Un giro a Khujand

Il monumento alla guerra patriottica

 

Il registan
Un'oretta di tregua per riprendersi dal viaggio e poi via in centro, che il tempo scorre ineluttabilmente e noi alla fine ne abbiamo sempre poco. Partiamo da uno dei punti topici della città, che come quasi tutte quelle antiche, di una certa importanza dell'Asia Centrale, ha il suo Registan e qui risalendo addirittura a Ciro il grande, ci mancherebbe pure che no ce l'avesse! Proprio in centro città infatti eccoci in uno dei punti pulsanti di movimento e di gente. Siamo infatti di fronte al gran bazar dove è presente l'insieme di costruzioni che raggruppano l'Antica moschea, una Madrasa e il mausoleo dello sceicco Musil ad-Din, un famoso teologo mistico e poeta sufi del XII secolo, al quale Khujand ha dato i natali. Certo la tomba è successiva di un paio di secoli alla sua morte, ma anche di qui passò la furia devastatrice mongola che come l'implacabile livella tutto rase al suolo, ma fu successivamente ricostruita nel 1394 con la sua famosa cupola traslucida verde blu che è quasi un faro che attira senza meno l'attenzione di chi capita nei dintorni. Sia la vecchia moschea dell'800, con le eleganti colonne di legno, con la base sagomata, più minuta che le fanno sembrare quasi in equilibrio precario e che sostengono un soffitto a cassettoni finemente decorato che la nuova, novecentesca più luminosa e di maggiori dimensioni, meritano la visita, così come i minareti che con i pali di sostegno orizzontali, che fuoriescono abbondantemente dalle sagome verticali, tipici di strutture simili dell'architettura islamica anche molto lontane, ornano la piazza, per la verità visibilmente occupata alla sua entrata da un monumento ispirato da quello schema brutalista sovietico immediatamente riconoscibile, a ricordo della guerra patriottica e che fa mostra di sé generalmente in ogni piazza importante dell'ex-URSS che si rispetti. 

Il minareto
Ma appena al di là della piazza si apre l'importante bazar Panjshambé o Mercato del giovedì, secondo una modalità di denominazione comune a tutto il mondo islamico, di identificare anche i luoghi col giorno della settimana in cui ci si svolge il mercato. L'importanza dei bazar (o suk altrimenti detti) per tutta l'Asia di tradizione turco-islamica, appare evidente a tutti i viaggiatori. In fondo questa struttura è la base dello sviluppo economico di questo mondo. Attorno ai mercati infatti nasce la via della seta, attorno a loro, crescono e si sviluppano le città che fungono da punti che tracciano l'itinerario che collega il mondo antico in una rete lungo la quale corrono certamente le merci, ma assieme a loro, si muovono i sapienti e soprattutto le loro le idee e lo sviluppo che ha realizzato il progresso di tutto il mondo moderno. Ecco perché dovunque meritano di essere visitati, anche solamente per confrontarne le proposte, le merci che li caratterizzano, le etnie che li popolano e anche le forme architettoniche che li contraddistinguono. Questo mercato, uno dei più grandi del paese, è costituito da una pomposa struttura sovietica, con altissime colonne che sostengono il soffitto di un enorme salone dove si allineano i banchi che, come in tutti i mercati orientali sono carichi all'inverosimile di merci, ben suddivise per tipologie. Come negli altri dell'Asia centrale, la parte del leone la fa la frutta secca, la vera ricchezza del paese e qui vedi davvero tutte le tipologie possibili di questa merce. 

Frutta secca
Ci sono banchi di sola uvetta che ne espongono decine di varietà diverse, alcune di dimensioni esagerate, con acini rinsecchiti lunghi addirittura diversi centimetri. Altri invece espongono un misto completo che vanno dalle albicocche, il frutto principe dell'area, alle pesche, mele, meloni, fragole, frutti di bosco, frutta in guscio di ogni tipo, datteri, giuggiole e come ho già detto more di gelso, bianche e nere, che non avevo mai visto in questa forma. Il  materiale è presentato sotto forma completamente disidratata oppure anche come la conosciamo noi, leggermente morbida. L'assaggio è d'obbligo, i venditori non fanno che offrire materiale per stimolare l'acquisto, alla fine del giro ne hai di certo mangiate più di quanto avrai comperato, ma la cosa è piuttosto divertente. Ci sono banchi che vendono invece composizioni nelle quali la frutta secca diventa materiale per comporre bellissimi disegni in base ai colori; altri vendono zucchero in cristalli, altri ancora sale, miele o semi secchi di ogni tipo, dai fagioli ai semi di zucca e similari. Una parte del mercato è dedicato ai fiori esposti in belle composizioni di mazzi e vasi barocchi. Naturalmente c'è poi tutto il classico settore della frutta e verdura classica, dei macellai e così via. Un prodotto specifico di questa zona, che nonostante l'allevamento, è povera di formaggi, sono le palline di yogurt solido, uno dei sistemi di conservazione più comuni per i latticini. Ci sono interi banchi che offrono il prodotto in pasta oppure confezionato in queste famose palline, dalla forma di grosse birille bianche, ammonticchiate in cataste senza fine e che sono gettonatissime. 

Non
Ma il settore più piacevole alla vista è certamente quello dei panettieri. Ogni banco ha un suo forno in fondo al salone e man mano che il materiale viene cotto sulla pareti del forni stessi (tandoor) dove vengono per così dire incollati, con l'aiuto di un cuscinetto di stoffa su cui è adagiata la forma preparata, viene ammonticchiato e trasportato ai banchi di vendita. Il pane tradizionale si chiama Non, da non confondere con il Xleb di tradizione russa, un pane scuro e compatto dalla forma del nostro pane a cassetta, ed è decisamente bellissimo, una specie di opera d'arte, una sorta di fiore rotondo con la corolla divisa in tanti settori, ricoperto spesso di semini di sesamo croccanti, con il centro ornato da un disegno ottenuto dal battere di un apposito strumento, che spesso riporta la sigla del mastro panettiere. Una firma di qualità insomma. Il pane è fragrante e scrocchiarello, quando viene estratto ancora tiepido dal forno, davvero buonissimo ed indimenticabile, tanto che continueresti a mangiarne fino a non averlo completamente finito, ma diventa un po' più gommoso e meno mangiabile quando si raffredda. In questa zona non appena veniamo identificati come italiani, non si riesce più a sfuggirne vivi. Tutti vogliono offrirci una forma, farci assaggiare la loro produzione, raccontarci la loro storia. Uno è stato il fornitore ufficiale di pane per il cantiere che ha costruito la grande diga fuori città, lavoro che è durato alcuni anni e lui si è appuntato questo merito come una medaglia al valore, secondo lo stile da sempre in voga nel passato regime. 

Panettiere
Al di là dell'interesse specifico, bisogna che si renda subito conto di qual è il mood di questo paese, come del resto anche dei suoi vicini, una disponibilità ed una cortesia quasi commovente verso il visitatore, che con la sua presenza testimonia un interesse, anche per il solo fatto di essersi impegnato ad arrivare fin qui. La senti forte la simpatia, la voglia di comunicare, il rendersi disponibile senza secondi fini, anche solo offrendoti una piccola cosa per dimostrarti accoglienza, per farti sentire bene. L'Italia poi, ça va sens dire, fa sempre premio. Approfittiamo anche per cambiare qualche soldo tanto per avere un minimo di argent de poche per i souvenir, ma alla fine di cento dollari, ne avanzeremo ancora. Attenzione che qui come in molti altri paesi, fanno molto i difficili sulla qualità delle banconote. Per cambiare quei pochi dollari infatti, abbiamo dovuto esibire una bella serie di cinquanta dollari, esaminati con estrema cura nei dettagli, le pieghe, gli eventuali segni e scartati poi senza pietà, al minimo segno di usura. Ricordatevene quando li ritirate in banca, perché questa è prassi comune ormai in moltissimi paesi, dove i cambisti fanno i difficili, restituendoti poi pacchi di banconote sudice e spiegazzate, quando non incollate con lo scotch. Fuori del mercato ufficiale, intanto, si stende tutta una ulteriore parte dove prendono posto i banchetti dei contadini che arrivano da fuori città ad offrire la loro produzione fresca. 

Lamponi
E qui la fanno da padrone le produzioni di stagione, in particolare ciliegie, frutti di bosco, more, albicocche e va discorrendo, A guardare bene però, non è che i prezzi siano così interessanti, anzi per noi certo sì, appaiono bassi, ma per stipendi che sono quasi sempre sotto i 400 euro, gli statali anche attorno ai 200, non è che si possa comprare poi così tanto. Comunque non riusciamo a venirne fuori senza aver comprato un secchiellino da chilo di lamponi davvero squisiti. E intano ci trasferiamo al Museo Storico Regionale di Sughd che fa parte dell'antica cittadella. Oltre ad una serie di reperti a partire dall'epoca paleolitica trovati nella zona appunto della Sogdiana, di cui la città era il centro, il museo, che si presenta dopo un rinnovamento moderno e piacevole, è dedicato particolarmente all'epopea di Alessandro Magno, con un intero salone sotterraneo ricoperto di mosaici in marmo che ne raccontano la storia e le battaglie che hanno interessato l'area della Sogdiana. Magnifica poi, la testa di cavallo e la statua di Timur Malik, di 4 metri, l'eroe che condusse la resistenza della città a Gengis Khan e hai detto poco. Magnifico anche l'antico e rarissimo elmo di un guerriero Saci, oltre ad una mirabile collezione di antichi tappeti tajiki, che per me che sono un amatore, hanno rappresentato una vera chicca. Insomma direi una realizzazione con molti pezzi da non perdere. Diciamo che considerato il viaggio, la giornata è stata piena e per cena riusciamo a mandar giù solo una insalata e completiamo con un pieno di frutta tra quella che ci ha gentilmente fatto trovare in camera il delizioso Jamshed, che ormai lo abbiamo capito, si prodiga in ogni modo solo per farci contenti e il secchiello di lamponi comprato al mercato che viene quasi completamente finito, per assicurarci una notte vitaminica e probabilmente non priva di conseguenze, ma la gola è una brutta cosa.

La moschea



SURVIVAL KIT

I mosaici di Alessandro
Da vedere a Khujand - Dedicate alla città almeno una giornata completa. A partire dal Mercato Panjambé, sulla stessa piazza, il complesso di piazza Registan con le due moschee, i minareti, la madrasa e il mausoleo. Alla cittadella distante un paio di chilometri, vedere innanzitutto il museo storico del Sughd rinnovato (ingresso 30 Somoni), possibilità di guida in inglese. La cittadella è stata completamente restaurata, con criteri più vicini alla mentalità cinese a cui non non siamo usi. All'interno le case degli artigiani da visitare. Dalle mura vista del parco circostante e del Syr Daria. Il Palazzo di Arbob, copia del palazzo d'inverno di S. Peterburg, appena fori della città. A 20 km dalla città infine, serbatoio di Qayroqqum, detto il mare del Tajikistan, bacino artificiale di una enorme diga, con molti sanatori sovietici, dove vanno gli abitanti a passarne i weekend.

Il cavallo



Yogurt
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