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martedì 6 febbraio 2018

Usa 40 - Ultimo giorno a Boston


Cambio della guardia


Ingresso di Chinatown
Oggi ce la prenderemo con calma. La casa come al solito sembra deserta. L'inquilina del piano di sopra è uscita presto e la nostra ospite è come se non esistesse. Tanto meglio, in ogni caso un giorno intero per passeggiare in centro, rivedendo le cose che ieri più ci hanno colpito al passaggio e magari approfondire un po', godendoci gli angolini più sfiziosi. Mi sembra un buon programma per l'ultima giornata utile a Boston; domani saremo già in fase di decompressione, con tutto il tempo dedicato al ritorno, momento sempre un po' tristanzuolo. La macchina ci lascia a Chinatown, un quartiere classico che potrebbe essere tranquillamente quello di qualunque altra città, con tutte le tipiche funzioni di questi quartieri, caratterizzati soprattutto dalle insegne in caratteri cinesi di ristoranti, lavanderie, negozi vari. E' davvero tutto pieno di cinesi; le zone della città, riguardo a questo aspetto sono un po' a compartimenti stagni, qui solo cinesi, a Cambridge tutti neri e così via. Il quartiere confina comunque col centro e in un attimo arrivi al Granary Burying Ground e al di là del parco puoi vedere i raggi del sole che illuminano la cupola dorata della State House. Scendiamo verso il porto attraverso le vie del centro dove gli edifici antichi si alternano ai moderni grattacieli di vetro in cui le facciate dell'800 si specchiano assieme alle nuvole che corrono veloci nel cielo, spinte dal vento che arriva dal mare. 

Quincy Market
Una dopo l'altra passi davanti alla Kings Chapel, alla prima scuola pubblica americana e all'Old corner bookstore, la biblioteca più antica della città che è stata frequentata dai più illustri letterati dell'epoca, anche se oggi, il pianterreno è sede di un fast food messicano, potenza del business, i soldi sono soldi e qui questo è quello che conta, capirà. Si può intanto saltabeccare in qualcuno dei vari negozi che si alternano ai locali, tanto per rendersi conto di come funziona il commercio in America. Ma bisogna subito dire che la qualità non è eccelsa anche nei negozi che se la tirano. I prezzi sono elevati, ma questo ci sta, siamo in pieno centro, a lato di un notevole flusso turistico, quindi tutto è di conseguenza. Poco più avanti, l'Old State House è il punto centrale della città e anche se l'abbiamo visitata ieri, è divertente starsene a guardare i figuranti che si alternano nella piazzetta davanti all'ingresso. Il cambio della guardia avviene a rotazione continua per la gioia degli astanti che si alternano con gridolini di giubilo mentre partono i selfie. Anche passeggiare lungo il waterfront è particolarmente piacevole, specialmente quando c'è il sole, i giardini sembrano fatti apposta per dare spazio a chi ha tempo da trascorrere godendosi la giornata, magari bevendosi un frullato di frutti esotici, a prezzo di affezione, davanti agli zampilli delle fontane. 

Old Corner Book Store
Poco più in là, il quartiere di Little Italy propone una serie senza interruzioni di ristoranti e locali dai nomi che più italiani non si può. Sembra che da queste parti si mangi bene, per lo meno a leggere i menu esposti in strada davanti alle tavole in legno con le tovaglie a quadretti rossi della tradizione. Il quartiere è molto piacevole, tante case antiche, le strade con un acciottolato di cubetti che danno la sensazione di una via parigina. La casa di Paul Revere, uno degli eroi della rivoluzione, è tra le più visitate anche se da fuori sembra davvero soltanto una povera baracca di legno, d'altra parte bisogna farsene una ragione, da queste parti non hanno certamente la cupola del Brunelleschi da mostrare. Poco più avanti la Old North Curch, la più vecchia della città da dove partì il segnale della rivoluzione dal campanile dove Newton segnalò con due lanterne a Revere che le truppe inglesi  avevano iniziato la marcia verso Lexinton. Nelle antiche case intorno, musei tematici e una vecchia stamperia dove potrete farvi stampare la copia di qualche antico documento. Dalla collinetta alle spalle, ricoperta dalla verde erba del Copp's Hill Burying Ground sulla quale erano stati disposti i cannoni inglesi della battaglia di Bunker Hill, si può avere una bella visuale di tutto il porto. Ancora una lunga passeggiata al di là del ponte sul fiume Charles, porta alle navi di cui vi ho già parlato ieri, poi si può ritornare fino nei dintorni del Quincy market. 

Ostriche della baia
C'è un bel mercato di frutta e verdura poco prima, dove si può girolare tra i banchetti, tra i quali molti offrono anche le ostriche e i vongoloni che da queste parti chiamano clams. E' una specie di regno dello street food e diciamo che sarebbe bene approfittare. Non si può resistere all'offerta delle ostriche, anche se non sono molto grandi in verità, niente a che vedere con quelle della Bretagna, tanto per criticare, comunque meglio prenderne un vassoietto da mezza dozzina e slapparsele seduti su una panchina, una dopo l'altra. Gira gira abbiamo fatto venire quasi sera e dunque bisogna finire alla grande con una altro grande classico bostoniano. Una cena come si deve, l'ultima cena a Boston e deve essere cosa da ricordare, per festeggiare la fine del viaggio. Una sorta di suggello definitivo che metta il fiocco definitivo all'operazione. Uno dei locali più noti e frequentati della città e del porto è il Legal Sea Food che si trova proprio dietro la piazza del mercato. Meglio prenotare perché qui c'è sempre una certa coda. Per la verità il locale non è particolarmente esaltante, diciamo pure simile a molti altri del waterfront senza particolari distinzioni che lo caratterizzino. Comunque sia, già che siamo qui, bisogna proprio fare l'uovo fuori della cavagna, come dicono dalle mie parti.

L'astice del Legal Sea Food
La scelta non può che cadere su un astice come si deve, di dimensioni consistenti, diciamo da due libbre e mezzo, che all'apparenza è sì davvero un bel mostro, ma che poi, se levi le chele mostruose, che comunque un po' di roba da mangiare la forniscono, di coda edibile non è che ti levi la voglia, anche se te ne fai per oltre 60 verdoni.  Diciamo comunque che il locale è di livello, il personale è molto gentile, in attesa di congrua mancificazione e i piatti sono presentati con una certa cura. Alla fine l'esborso non è così catastrofico. Ricapitolando: un astice bollito da 2,5 lbs, un bel trancio di salmone e 2 coke per 110 $ con tasse e mance. I clienti intorno se la tirano un po', un ambiente che vuole apparire elegante insomma. Va bene per il saluto finale alla città. Ce ne torniamo a casa soddisfatti della giornata trascorsa. Condividiamo l'Uber con un professore indiano dell'Andrah Pradesh, qui per un congresso, che rimane esterrefatto al sentirmi enumerare qualche città della sua terra, essendo evidentemente abituato a dover spiegare da che parte del mondo è l'India. La nostra casetta sta sempre lì, in fondo alla via. Sempre via mail la nostra ineffabile Chelsea ci dice che dobbiamo toglierci dai piedi alle 9 domattina come concordato perché deve pulire la camera per il prossimo cliente che arriverà in giornata. Per carità, saremo puntuali. Per ora ce ne andiamo a nanna dopo aver salutato virtualmente la città, una bella città, gradevole da vedere e forse anche da vivere.

Copp's Hill Burying Ground



Lo stampatore
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La State Hause

lunedì 5 febbraio 2018

Usa 39 - La sera a Boston


Il centro di Boston

Old State House
Quando scende la sera, i turisti si diradano anche nel centro, in linea con le abitudini americane. Qui si cena presto e poi ci si ritira, possibilmente. Il movimento rimane vivace ancora al Quincy market e nell'area del porto. All'interno della costruzione centrale è tutto un tripudio di offerte gastronomiche, che vanno dalle più classiche hamburgerie con colossali panini che debordano salse di tutti i tipi, ai giapponesi, ai tedeschi e perché no, anche con concessioni all'italian sound. Intorno, diversi oyster bar, hanno i banconi affollati di giovani rampanti incravattati, con in mano calici di vino californiano che pescano da vassoi dove i bivalvi sono ordinatamente disposti su un letto di ghiaccio tritato. Anche i negozi sono tutti rivolti ai visitatori e la paccottiglia si spreca. Bisogna considerare che questi edifici sono quelli in cui si è fatta la storia americana, a partire dalla Faneuil Hall, adesso invasa dai banchetti, luogo dove si sono tenuti molti dei discorsi dei più famosi patrioti che hanno fondato il paese. Mentre scendono le ombre tutto attorno cresce la presenza degli artisti di strada che cercano di approfittare della presenza degli ultimi drappelli di visitatori. C'è un gruppo di hiphop di una decina di atletici ragazzotti di colore, in canottiere colorate, nonostante il freddo piuttosto pungente, che si esibisce con acrobazie pregevoli e raduna subito un bel capannello di spettatori, rubati al tizio che poco più in là è invece letteralmente scatenato nell'utilizzo di un sistema di percussioni costituito da pentole, coperchi, barattoli e scatole varie che suona con cucchiaioni di legno. 

Le vie del centro
Sui marciapiedi circostanti però non puoi fare a meno di notare un gran numero di homeless che si preparano a trascorrere la notte. Ci sono neri corpulenti, ma anche giovani ragazze che chiedono aiuto con cartelli vergati a mano e lo sguardo spento, un contrasto non corretto in una società apparentemente opulenta. Vien quasi da chiedersi quale sia la sottile linea di confine che separa la possibilità di farcela ad avere una vita simile a quella che conosciamo, da quel precipizio dal quale non puoi più risalire, perché il tuo stato non permette più di accedere alla possibilità di mettere la testa fuori dalla merda. C'è chi dice che questa linea si stia alzando e che, non soltanto chi è privo di lavoro, pare sempre di meno, ma  addirittura anche lavorando ed avendo un qualche tipo di reddito  qualcuno non riesca ad avere la possibilità di permettersi un luogo dove vivere. Pare insomma che aumentino sempre di più, e bisognerebbe capire se è vero o no, coloro che pur avendo un lavoro retribuito regolarmente siano costretti a vivere e dormire in macchina. Insomma se fosse vero che neppure avere un lavoro vero, significa ottenere un reddito sufficiente a vivere, questo significherebbe avere cominciato la discesa verso una china molto pericolosa. Se neppure lavorando puoi avere una vita dignitosa, vuol dire che i nodi stanno arrivando al pettine e si stanno avvicinando momenti in cui le tensioni sociali alla fine prevarranno in modo violento. 

I famosi truck
Come si può leggere in un interessante articolo del Sole 24 Ore, se si arriva a questo punto bisognerà rivalutare la schiavitù, sistema forse criticabile per le fruste e le catene, ma che aveva quantomeno il vantaggio di garantire vitto, alloggio e vestiti a chi si trovava in questa condizione, forse migliore se paragonata a certa contrattualistica odierna. Comunque le vie antistanti che portano fino alla Old State House ormai chiusa sono ancora abbastanza frequentate da gente in cerca di qualche cosa con cui rifocillarsi. Anche noi ci aggiriamo valutando le varie offerte, che tra l'altro sono piuttosto numerose, diciamo pure, una dopo l'altra, ma un fatto salta subito all'occhio. Praticamente non trovi un ristorante cosiddetto"normale", anche se questa parola è suscettibile di molteplici contrastanti interpretazioni. Girando per le strade di questo centro, ricco di negozi e di gente che passeggia guardando le vetrine, noti subito che la ricchissima offerta di ristorazione è costituita unicamente da catene di fast food di diversi livelli qualitativi. Trovi il messicano, il giapponese, l'americano di diverse tipologie, il turco, il greco e così via, ma se cerchi un posto dove vieni servito da camerieri al tavolo, scegliendo patti vari da un menu, non lo trovi assolutamente o per lo meno fai una grande fatica. Ne troviamo uno dopo aver galoppato per un'oretta e le cose che si mangiano sono discrete, per carità, ma si pagano a prezzi di affezione. Poi, anche se sono solo le nove, viene l'ora di tornare a casa. 

Contrasti tra antico e moderno
Jack è un nero atletico che guida per Uber una Hyundai, una utilitaria per gli standard americani. Chiacchiera volentieri e si dichiara subito soddisfatto della sua situazione economica, di certo appartiene alla categoria degli ottimisti. Per cinque giorni alla settimana lavora dalle 7 alle 15 come car valet in un albergo del centro, raggranellando, grazie anche ad una congrua fetta di mance, una cifra che gli consente di pagare un affitto, poi ogni altro momento libero, domeniche comprese, lo trascorre a bordo della sua auto trasportando gente in giro per la città, cosa che gli permette di mantenere, non chiarisce a che livello, la sua famiglia. Ridacchia, l'opzione è restarsene a casa sul divano a guardare la TV. L'idea calvinistica del sacrificio è dunque abbracciata anche da una fetta di popolazione che tradizionalmente vediamo rivolta in altre direzioni. Quello che non riesci a capire è se questo è uno status, un livello in cui si sopravvive senza possibilità di emergerne o se lo sforzo può farti accedere all'ascensore sociale qui, la terra delle opportunità per eccellenza, o se questa possibilità è unicamente transgenerazionale, devi massacrarti in toto per sopravvivere e al limite mettere in gradi i tuoi figli di uscirne, se se lo meritano e si fanno il mazzo a loro volta. Sarebbe interessante capire come sia la situazione reale, molto difficile valutare da queste poche sensazioni che tocchi solo superficialmente in questi pochi contatti episodici. Alla fine però anche l'ottimismo scema e anche Jack ammette che la vita è molto dura, anche abitando in periferia dove poi vive la gente reale. Intanto arriviamo alla casetta in fondo alla nostra via deserta. Jack assicura che questo è un quartiere tranquillissimo e decente, così siamo più sereni ad onta di quello che sembra ad un osservatore europeo, anche se qualche casa ha le finestre chiuse con assi inchiodate per impedire l'ingresso di estranei abusivi. Deve essere roba pignorata dalle banche dopo la crisi dei mutui e se ne vedono parecchie. La nostra casa e anche quelle circostanti, sembrano deserte e tutto è silenziosissimo, per cui dormiamo tranquilli, per il resto tomorrow is an another day.

Il Quincy market


SURVIVAL KIT

Back Deck - 2, West str. - Ristorante in centro. Cucina classica americana con concessioni internazionali. Servizio rapido e corretto. Piatti non esagerati ma buoni. Noi abbiamo avuto una ribeye pittosto piccolina ma saporita e cotta correttamente e un salmone teriyaki, due buoni dessert e due coke per 90 $ con tasse e mance. Certo non regalato, ma se esci dalla logica fast food questi sono i prezzi correnti.


In coda al bar





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sabato 3 febbraio 2018

Usa 38 - Boston. Un giro in città


Contrasti architettonici


La Trinity church
La notte è passata molto tranquillamente e non ci sono stata e visite da parte di Jack lo squartatore. La casa sembra assolutamente deserta, comunque chiudo tutto a chiave come da disposizioni e chiamo Uber per arrivare in centro; usufruendo dell'opzione sharing, carichiamo una ragazzotta che sta andando a scuola e quasi dimezziamo la spesa per arrivare al Visitor center del Common park, punto di partenza del Freedom trail, un itinerario a piedi che attraversa comodamente il centro cittadino unendo i principali monumenti storici. Certo, i punti più interessanti, si possono vedere tranquillamente a piedi, essendo abbastanza raccolti e poi la parte centrale della città è ragionevolmente piccola. Prima di cominciare il movimento però vorrei provare un altro dei classici statunitensi, il Donuts Dunkin's, luogo di elezione per le famigerate ciambelle tanto amate dal mio amico Homer. Sono quasi le 9 e ne becchiamo uno qualunque di questa catena che deve essere presente in migliaia di riconoscibilissimi punti su tutto il territorio americano. Anche qui si conferma la mia teoria, che negli Usa i servizi sono, in generale, inferiori alla richiesta, tanto che per mangiare questa robaccia industriale (ma buona eh!) devi farti sempre il tuo bel quarto d'ora di coda. Confermo se dovrò emigrare qui, causa rovesci elettorali, aprirò un ciringuito da qualche parte, in qualche località amena. 

La biblioteca
Espletato questo dovere, vado a cominciare il giro, non prima di aver buttato un occhio al Granary Burying Ground, il più famoso e antico cimitero cittadino, incassato tra alti palazzi, dove sono sepolti famosi personaggi firmatari della dichiarazione di indipendenza come Revere, Otis, Faneuil o i genitori di Franklin. Vecchie lapidi grigie, meta continua di pellegrinaggi di scolaresche disattente guidate da insegnanti distratti, punto comune come in tutte la parti del mondo, solo i più secchioni esibiscono quadernetti che riempiono di fitti appunti, tutti gli altri chiacchierano tra di loro o si rifugiano nel solipsismo del cellulare. Di qui traversiamo il parco cercando di non calpestare i tanti scoiattoloni dalle code enormi che scorrazzano qua e là incuranti dei passanti che cercano scorciatoie per andare al lavoro. Un po' più arduo del previsto si rivela la ricerca del punto di vendita dei biglietti del giro in bus turistico, cosa molto banale, ma uno dei metodi migliori per toccare i vari punti di interesse della città, senza massacrarsi troppo. Il poliziotto di stanza proprio davanti al punto vendita, non ha idea di dove sia, anche se ammette che dovrebbe essere da quelle parti; quando lo noto e glielo indico, subito dietro, non mostra neppure stupore, deve essere una reazione nella media, lui sta lì per controllare la situazione del traffico mica per sapere dove sono i negozi o dare informazioni turistiche. Anche il tizio addetto alla vendita non appare molto socievole nelle spiegazioni, deve essersi svegliato col piede sinistro, ha sua sua filastrocca da ripetere a pappagallo e si mostra molto infastidito se lo interrompi nella recita. 

Il quartiere vecchio
Comunque, preso il ticket, saltiamo sul primo bus che passa e cominciamo un piacevole giro. Per fortuna c'è il sole e il mezzo procede lento consentendoti di ammirare i vari scorci al passaggio. Il percorso è tortuoso e consente di godersi i vari palazzi da tutti i punti di vista. Scendiamo a Copley square, una zona molto interessante con un mix potente tra moderni grattacieli di vetro e antichi palazzi come la Public Library e la Trinity church, architetture pesanti che raccontano la nostalgia dell'Europa e contemporaneamente l'ansia di affrancarsi comunque dai vecchi legami, voglia di libertà e forse di sincero amore per la gente, che traspare ad esempio dal frontespizio della biblioteca "costruita per il popolo e dedicata ad incrementare l'apprendimento". Non so perché ma frasi come queste che messe oggi in bocca ad un politico suonerebbero come offensivo ed indecente populismo d'accatto, qui ti danno la sensazione di essere state sincere. Quella gente ci credeva davvero (forse), chissà. Ma riprendiamo il nostro mezzo, l'autista/guida parla in continuazione raccontando aneddoti che cerca di rendere il più possibile simpatici e divertenti, in vista mancia, come ovvio, che qui è parte importante del reddito di molti mestieri a contatto col pubblico, molto di più che nel cosiddetto terzo mondo. 

Lo stadio dei Red sox
Tralasciamo le facciate classiche della Symphony hall e del Museum of fine arts, un profluvio di colonne che di certo affascinava gli architetti di quegli anni e attraversiamo un magnifico quartiere con file infinite di antiche case dalle facciate, scandite da bovindi ampi in mattoni, tutte uguali, adesso sedi privilegiate di eleganti negozi. Qui respiri davvero quell'atmosfera un po' aristocratica di questa parte del paese che credo voglia accreditarsi di una raffinatezza diversa da quella attribuita generalmente ai red neck del corn belt. Un'altra fermata d'obbligo è quella dinnanzi al Fennway park, dove ha sede lo stadio del baseball dei Red sox, con le statue bronzee a grandezza naturale dei giocatori più famosi che ti accolgono davanti agli ingressi. Inutile discutere, ma in tutto il mondo lo sport ha creato templi dove gli atleti del momento sono osannati ed onorati. La folla ha bisogno di idoli e circenses, è sempre stato così, fatevene una ragione. Nell'antica Olimpia, il vincitore del serto di alloro, ufficialmente privo di valore venale, in realtà ci campava da gran signore per tutta la vita, dunque via la meraviglia se i nostri pallonari guadagnano tanto di più di uno scienziato. E' evidentemente proprio della natura umana. Intanto passiamo uno dei tanti ponti che traversano i molti specchi d'acqua della baia per raggiungere la zona universitaria della città. 

Negozi eleganti
Questa è una delle particolari peculiarità di Boston dove si trovano il MIT, Harvard ed altre decine di college famosi e costosissimi, che si possono visitare (a pagamento) ça va sens dire, meglio se acquistando il folto merchandising offerto nei vari negozi delle facoltà, che ovviamente cercano di attirare studenti paganti, mantenendo comunque un occhio al business. Bisogna ricordare che questo rimane comunque il principale motore economico della città che conta circa 800.000 abitanti di cui addirittura 300.000 studenti, su cui tutti i rimanenti campano. Il costo delle università più famose è di diverse decine di migliaia di dollari all'anno che se non paga papà, puoi ottenere tramite prestiti o, se sei bravo o uno sportivo di spicco, anche attraverso le molte borse di studio. Insomma un sistema lontano dalla nostra visuale europea, ma molto efficiente ed efficace che garantisce punte di eccellenza anche se, per quel poco che conosco, la media generale delle scuole è criticabile rispetto ai livelli del vecchio mondo o alle nuove realtà orientali. Un meccanismo che sembra maggiormente premiante del merito o comunque della determinazione al raggiungimento del risultato, piuttosto che a un generico diritto generale all'istruzione, cosa che forse accentua le punte di eccellenza deprimendo invece la media generale. Chissà cosa è meglio per una nazione, sarebbe un interessante punto di discussione. Tutto questo riguarda una fetta notevole della città che si stende nell'area di Cambridge, dove in effetti vedi in giro solo gente giovane in cerca di opportunità per il proprio futuro.

La USS Constitution
Poi si torna verso il centro attraversando l'antica area di Beacon Hill con le sue vecchie case di mattoni rossi fino a traversare di nuovo il Boston Common ed arrivare al vecchio porto, nell'area storica del Tea Party Ship & Museum, dove furono gettate in mare le famose casse di thé provenienti dall'Inghilterra con la ricostruzione della nave dove nel 1773 avvennero i fatti, dando vita al movimento indipendentista che qui rappresenta evidentemente il più importante avvenimento storico del paese. Il cerchio si chiude tornando nell'area del Quincy Market che necessita di una sosta più prolungata lungo il porto, punto di partenza per le varie crociere  che ti permettono di avere il punto di vista esterno della skyline della città. Facciamo i turisti fino in fondo e non rinunciamo a questo giro di un'oretta da cui puoi avere belle viste sul centro cittadino e anche sulle due navi visitabili, ormeggiate nei moli esterni, la USS Constitution, originale del 1797 che incrociò a lungo nel Caribe a caccia di pirati (visita di 1 h) e una nave della marina, la USS Cassin Young dove, accompagnato da militari puoi vedere gli angusti ambienti reali di una nave da guerra della seconda guerra mondiale che combatté ad Okinawa e nella guerra di Corea, in attività fino al 1960, e mi raccomando attenti a non inciampare o battere la testa che fa male. Insomma un bel giro che ti consente di prendere una visione generale della città attraverso i suoi punti topici e che puoi tranquillamente far durare tutto il giorno fermandoti ai vari stop e riprendendo la strada quando sei sazio e vuoi vedere altro. Ma intanto si è già fatta sera e direi che bisogna trovare qualcosa da mettere sotto i denti, che non si vive di solo pane ma anche di companatico.

La USS Cassin


SURVIVAL KIT
La Old State House
Boston Sightseeng Tours. - Ci sono molte soluzioni che offrono giri più o meno corposi per vedere la città, offrendo un trasporto in bus o vecchi trolley o addirittura mezzi anfibi che fanno anche tratte in acqua attraversando il porto. Tutte offrono più o meno servizi inclusi, naturalmente garantendo l'opportunità di scendere ai vari stop prendendo poi il mezzo successivo. Noi abbiamo scelto il tour in bus che per 40 $ dà il giro, che comincia verso le 9 fino all'imbrunire e include la crociera di 1 h al porto e l'ingresso all'Old State House Museum. Consigliato, ti occupa un'intera giornata dando una visione abbastanza completa. Date un'occhiata al sito che è molto esaustivo.

Freedom trail - Il giro a piedi può durare circa tre ore, circa 4 chilometri, anche accompagnati da guide in costume che raccontano la storia patria e collega tutti i 16 punti storici più importanti del centro del centro. Comprende il Common park, il Granary Burying ground, la prima scuola d'America, la statua di Franklin, la biblioteca, la Old State House, il sito del Boston Massacre, la Faneuil house, la casa di Paul Revere e molto altro ancora. Un tuffo nella storia americana.

Donkin Donut's - Famosissima catena di caffè dove fare principalmente colazione con le notissime ciambelle.Comunque qualcosa da mangiare, siano donuts o altri dolcini e uno dei vari tipi di caffè che scimmiottano la varietà italica in salsa americana, dal mokkaccino al latte macchiato, ormai dominio di Starbucks, costa attorno ai 5/6 $, tra tasse e mance varie.



Il molo di partenza delle crociere nel porto



Quartiere moderno
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venerdì 2 febbraio 2018

Usa 37 - Air BnB


La nostra casa degli Usher


Vecchie costruzioni
I due voli low? cost per ritornare a Boston sono stati regolari. Certo che oramai non ti danno neanche più il bicchiere di acqua del rubinetto e dato che le bottigliette te le sequestrano al controllo sicurezza, non oso pensare cosa succederà tra un po', quando il trend si trasferirà anche sulle tratte a lunga percorrenza; comunque sia, se contenti il portafoglio, te ne fai una ragione anche se arrivi stravolto e disidratato anche solo dopo un paio d'ore di volo. Comunque eccoci qua, si tratta solo di andare a recuperare le valigie che avevo lasciato al Constitution Inn, nel deposito non custodito, ehehehe. Il taxi mi rapina 32 $ per pochi minuti di tratta, esborso che mi pesa di meno non appena riesco ad entrare in possesso dei miei due bagagli, che in effetti nessuno ha toccato, il fatto è che sono troppo apprensivo, che ci vogliamo fare. Adesso che mi sono tranquillizzato, posso con maggiore sicurezza passare a Uber per raggiungere la location scelta per questi ultimi tre giorni americani. Dunque ho già detto che Boston, come credo tutte le grandi metropoli americane, sia molto cara per i nostri standard, per lo meno per i miei, abituato ai prezzi del lontano oriente, in particolare per gli alberghi. Dunque, visto che non ero riuscito a trovare, smanettando in rete, niente a meno di 200 dollaroni, sono stato giocoforza spinto a mettere alla prova il sistema AirBnB, di cui tutti dicono mirabilia.
Il palazzetto dei Boston Celtic

L'esperienza era fallita miseramente a Nashville in quanto non ero stato capace di trovare niente in loco, causa imperizia nell'uso del telefonino sulle traballanti reti wifi locali, anzi l'unica cosa che avevo trovato mi aveva dato buca il giorno prima dell'arrivo accusando problemi idraulici ai tubi dell'acqua che avevano provocato l'inagibilità della camera, insomma della serie succedono tutte a me. Invece per Boston ci avevo pensato con accortezza certosina, già prima della partenza e la scelta era caduta su una linda (quanto meno a vedere dalle foto) casetta in un quartiere certamente periferico ma poi neanche tanto, che mi costava tutto incluso solo 40 $ al giorno. Mica male, un quinto dell'albergo più sgalfo, comunque neanche centrale. La tenutaria, giovane sedicente ingegnere del Mit, mi aveva dato buona impressione nel contatto chat e assicurava assistenza amichevole per i turisti in attesa discoprire la metropoli, così almeno certificavano i (pochi) commenti. Per scrupolo comunico che arriverò in orario con una approssimazione di mezz'ora, verso le 18. La fanciulla mi risponde che, essendo evidentemente non disponibile a quell'ora, mi lascerà una lockbox attaccata alla maniglia della porta esterna, di cui mi invia le quattro cifre per lo sblocco, con dentro la chiave. Magnifico, tutto sembra filare diritto; il mio Uber mi porterà in loco per soli 11,25 $. Non c'è molto traffico e lasciamo lo skyline dei grattacieli alle nostre spalle inoltrandoci verso Cambridge.

Merchandising del basket
Sta scurendo e sarà la mia paranoia cronica, ma il quartiere non mi sembra così ridente, anzi più ci inoltriamo lungo la direttrice principale che arriva dal centro, più appare come la più classica delle zone degradate delle periferie americane, sempre presenti nei peggiori telefilm americani, file infinite di casette malandate, alcune semi abbandonate o in disarmo, parcheggi con vecchie macchine scassate e personaggi inquietanti agli angoli delle strade che bighellonano con felpe dai cappucci calati sulla testa. Ovviamente tutti neri. La nostra è una stradina laterale abbastanza buia e solitaria, cartacce dappertutto, qualche vetro rotto alle finestre e ben conoscete la teoria che certifica come dove ci siano vetri rotti, prima o poi ci scappa un morto. Sono inquieto, ma vediamo cosa succede, eccoci davanti alla nostra villetta a due piani con mansardato sottotetto, la penultima della strada, che l'oscurità della sera rende solitaria e spelacchiata, un poco inquietante insomma come la casa degli Usher. Nessuno in giro. Il nostro uomo ci abbandona in mezzo alla strada e se la fila velocemente in cerca di altri clienti. Trasciniamo i valigioni sulla scaletta dai gradini di legno scricchiolanti senza appoggiarci al mancorrente piuttosto malfermo. Ecco la lockbox. Inizia l'operazione sblocco dell'attrezzo che si rivela subito superiore alle mie possibilità. Nonostante inserisca più volte le quattro cifre della combinazione che Chelsea mi ha inviato nell'ultimo messaggio, lo scatolotto non ne vuole sapere di aprirsi.

That's America
Ogni tanto butto un occhio preoccupato attorno, ma non si vede anima viva. Poi arriva una macchina scassata e ne scendo un gigante nero, tipo pivot di una squadra della NBA, che evidentemente abita nella casa a fianco. Preso dal panico lo chiamo in aiuto. Lui si rivela gentilissimo e viene a tentare lo scasso, ma dopo diversi tentativi desiste, impossibile aprire. Ma io sono in possesso di due numeri di telefono, sia quello della mia ospite, che quello del suo fidanzato. Il tizio si presta gentilmente a fare la telefonata col suo smartphone, date le mie difficoltà linguistiche. Ma la ragazza non risponde. Solo dopo diversi tentativi, risponde il ragazzo che con voce stralunata non sembra capire di cosa si tratti, poi bofonchia qualche cosa di incomprensibile e butta giù il telefono o è la linea che cade, speriamo che non si sia fatta male. Il gigante buono allarga le braccia e se ne va a casa sua, dopo che mi sono profuso in ringraziamenti. A questo punto monta la disperazione. Siamo soli in mezzo alla strada coi valigioni, ormai è notte e siamo senza wifi per chiamare un'auto per andarcene da questo incubo. Mentre sto rimuginando su cosa ho sbagliato, si sentono armeggiamenti al di là della porta, che infine si apre e appare una bambolona xxxsize, nella foto era piuttosto diversa, miracoli di photoshop?, che mi traguarda con occhi dilatati, aggiustandosi la maglietta che sembra appena infilata sui pantaloni della tuta, calzata sui piedi nudi. Apre la scatola, senza salutarmi, mentre io le faccio notare che le cifre sono ben diverse da quelle che mi aveva comunicato. Lei mi fa spallucce, bofonchia I'm wrong e messami in mano la chiave ed indicatami una stanza al piano di sopra, scompare dietro una porta del pianterreno, dove evidentemente il drudo dalla voce impastata la attende con apprensione,per concludere una qualche operazione interrotta. 

Ancora Halloween time
Sia come sia, la nostra Chelsea non sarà quella che ci aspettavamo e l'entusiasmo con cui ci ha accolto non sarà travolgente, ma almeno abbiamo un tetto sopra la testa. Ci rintaniamo nella spoglia stanzetta riservataci che dispone solo di  un letto, un cassettone e null'altro. Esploro la vicina cucina e il bagno. Tutto sembra abbandonato anche se in fondo è pulito e appena imbiancato, ma tutto appare disabitato da tempo, tranne una pentola piena di riso bollito abbandonata nel lavandino e un mango marcio da giorni lasciato su un tavolo. Riesco via chat, Chelsea sta al piano di sotto, a farmi dare la password del wifi, che alla fine funziona pure. Qualche rumore alla porta e arriva un'altra ragazzotta che evidentemente occupa la stanza in soffitta, che mi dà qualche dritta su serrature e porte e poi si barrica subito a doppia mandata, dopo avermi consigliato di fare lo stesso. Di uscire neanche pensarci, nei dintorni non c'è traccia di servizi, negozi o fast food di sorta, per lo meno a portata di passeggiata, men che meno notturna. Meglio dormire, come diceva Rossella, Domani è un'altro giorno. Dai, questo impatto con Air BnB non sembra partito bene, in realtà devo certificare che alla luce di come sono andati i giorni di permanenza, tutto è stato da me esagerato al primo acchito, forse a causa delle difficoltà iniziali di accesso, mentre poi  il quartiere, certo povero e abitato totalmente da neri, si è rivelato tranquillissimo e assolutamente sicuro, come mi hanno certificato i diversi autisti che mi ci hanno riportato. Abbiamo riposato benissimo in un ambiente certo basico, ma tranquillo e pulito, considerato il costo naturalmente. Domani mattina partiremo alla scoperta della città.

La skyline di Boston dal mare

SURVIVAL KIT

Cambridge
Air BnB - Nota app per affittare camere a prezzi generalmente molto competitivi rispetto agli hotel. Meglio pensarci per tempo evidentemente, perché sul posto all'ultimo momento dovete considerare di avere una buona connessione, specialmente se siete in un paese straniero, in cui avrete anche difficoltà linguistiche e le risposte non sono immediate, inoltre non avrete il tempo di controllare o chiedere info sulle zone e sui quartieri che vi interessano. Col tempo a disposizione utilizzate il passa parola che è sempre la cosa più efficace. Nel mio caso, avendo prenotato dall'Italia, evidentemente non sono stato fortunatissimo nella scelta dell'ospite. Tuttavia dato il costo di 40 $ a notte, devo dire che la camera li valeva ed ha svolto il suo compito senza altre difficoltà. Quindi per questa volta va bene così. Per il resto, sul sistema giudizio sospeso fino alle prossime esperienze. 



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