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martedì 18 luglio 2017

Malaysia 40 - Il parco marino Tunku


Tunku Abdul Rahman Marine Park


Vuol fare la modella
Alla fin fine, il Borneo è tutto natura, da una parte, foresta pluviale sterminata e grandi fiumi che ti permettono di penetrarla e poi mare straordinario e isole, isole, isole. Non è da queste parti forse il luogo ideale di Mompracem, il rifugio dei tigrotti salgariani? E proprio nel Sabah a otto chilometri dalla riva ecco Labuan, per chi è ancora innamorato perso della sua famosa Perla. Insomma bisogna proprio vederne qualcuna di queste isole. Davanti a Kota Kinabalu, appena fuori dal porto si apre il Tunku Abdul Rahman Marine Park (in questo sito ci sono tutti i prezzi), praticamente una vasta superficie di mare che contiene cinque piccole isole. Ora se un posto è bello, la gente ci va e c'è poco da fare, quando la folla è troppa, diventa subito brutto, purtroppo bisogna farsene una ragione, non ci sopportiamo l'un altro, l'uomo è una brutta bestia, poco sociale. Però per poterne parlare bisogna vedere in prima persona. Dunque ecco il pulmino del nostro agente, l'efficiente David della Ooo Haa travel, che ci aspetta puntuale davanti all'albergo. Come in tutti questi tour giornalieri, passa poi a far su, altra gente in diversi alberghi, noi raccattiamo, tre cinesine di Shen Zhen con cappellini a tesa larga e foulard svolazzanti belle epoque, una imponente sudafricana con due figli al seguito con spalle evidentemente dedicate agli sport marini e infine altri tre nordeuropei non meglio definiti se non dalla carnagione ormai vermiglia grazie a precedenti esposizioni al sole equatoriale. 

Asian sofistication
Oggi probabilmente termineranno con una rosolatura completa. Fraternizzo con le ragazze che, saputo delle mie frequenti visite nella loro città, pigolano felici, non appena compito qualche vocabolo mandarino. Il pulmino intanto ci scarica al grande molo turistico del porto dove capisci subito a cosa vai incontro. Una marea di gente staziona sotto grandi tettoie in attesa di essere imbarcata per le isole. I negozietti di cibarie varie e bibite fanno ottimi affari. Decine di imbarcazioni di ogni dimensione ondeggiano sull'acqua in attesa di caricare la propria zavorra di carne umana e traghettarla sulla spiaggia concordata. Quando tocca a noi, saltiamo con grazia sul barcone dove si procede alla distribuzione del giubbotto di ordinanza e relativa goffa vestizione, speriamo che una nave di qualche Onlus europea sia appostata nelle acque territoriali per portarci a salvamento in un porto amico. Intanto vengono distribuite anche maschere e pinne, perché tutto è previsto e predisposto. Al fianco del porto vedi estendersi le baraccopoli palafitticola residuale di quella che era la realtà di vita di questa immensa isola, prima dell'arrivo della "civiltà". Ne passiamo almeno tre molto estese poi, passato un breve canale, in poche decine di minuti arrivi alla prima isola, Manukan, dove veniamo sbarcati. Su tutta la vasta spiaggia arrivano le diverse imbarcazioni da terra a getto continuo, sbarcando quelli che da noi chiamiamo "canotteros" o un tempo "domenichini" a centinaia. 

Vita subacquea - Foto T. Sofi
Insomma tutta la riva e la circostante area gradevolmente popolata di alberi fronzuti e ombrosi che contrastano coi palmizi della prima fila, è piena come un uovo.  La sensazione di soffocamento riminese, con l'aggravante del selvaggio disordine, è incombente. L'acqua calda e trasparente ti dà però subito un senso di sporcizia che galleggia, piena com'è di drappelli indivisibili di cinesi che tentano dimettere la testa sott'acqua, completamente vestiti e intabarrati in giubbotto salvagente, maschera e pinne. Manca solo il fucile e poi cantiamo tutti Abbronzatissima. Per la verità gli snorkellisti, riemergono dall'acqua dicendo mirabilia, in effetti, anche vicino alla riva si vedono un sacco di pesci colorati, però la sensazione non è bellissima, un po' per i rifiuti che comunque la folla troppo numerosa produce e poi per il casino da spiaggia e racchettoni che regna dappertutto e anche perchè fa un caldo tremendo che per fortuna l'acqua, madre protettiva e medicamentosa, in cui ti immergi subito fino al collo, attenua. Intanto ti guardi intorno per fare una valutazione buon peso delle tue sensazioni. La prima considerazione è che la quantità di cinesi che ci sono in giro è davvero incredibile; il turismo mondiale deve tenere conto di questa realtà importante. Girano a gruppi serrati, tutti muniti di bastone per selfie che continuano ad utilizzare in tutte le posizioni, in generale, specialmente le donne rimangono vestite, non sia mai che il sole ingrigisca le loro diafane pelli di perla. 

Occhio a non strafare
Rimangono generalmente in gruppetti compatti che si spostano di colpo in acqua o a riva a secondo del programma previsto. I giapponesi sono più smagati, ormai girano il mondo da decenni e hanno un'aria decisamente più sofisticata pur mantenendosi molto coperti. Ci sono anche moltissimi locali data la vicinanza con la città, evidentemente questa rappresenta la classica gita fuori porta, con relativa estrazione di pacchi viveri dalle sporte di gruppi familiari numerosi. Le donne come ovvio sono tutte coperte, velo incluso sebbene colorato e si bagnano vestite, solo qualcuna più giovane esibisce burkini griffati. In effetti in tutta la spiaggia si vedono pochissimi bikini, appannaggio delle rare occidentali ed anche i costumi da uomo non sono frequenti, sostituiti da bragoni sotto il ginocchio e magliette delle varie squadre di calcio. Tuttavia il mare è sempre il mare e fa piacere goderne la carezza calda, chi ci mette la testa dentro poi, trova ancor meglio il suo perché. Il pacchetto prevede ricco buffet preparato sotto gli alberi ombrosi di seconda fascia. Riso e noodles piuttosto piccantini, e poi BBQ di pesci, gamberoni, pollo e granchio in agrodolce molto buono. I dolcetti spariscono subito come in tutti i buffet, dove la torma di razziatori famelici non fa prigionieri. Insomma, breve riposino ed è ora di riprendere il barcone per passare sull'isola di Sapi, più piccolina ed ancor più affollata; poi mentre il cielo, come tutti i pomeriggi, comincia a popolarsi di nuvole sempre più grigie e gonfie, si torna alla base appena in tempo per prendere le prime gocce. 

Famigliole in vacanza
Secondo me, se non siete interessati ad uno studio demosociologico dell'ambiente, questo giro converrebbe evitarlo e preferirgli un giorno in più sulle isole davanti a Semporna di cui vi parlerò a breve. Se aspetti che passi la pioggia, puoi fare poi un giro in città, tanto per chiudere la giornata, magari per andare a vedere come funziona una farmacia locale, soprattutto se hai bisogno di risolvere qualche problemino che di solito insorge in questi viaggi esotici. Quella che ho scelto io è bella grossa e rigurgita di scatolette di medicinali all'occidentale, roba seria insomma. Oltre al bancone con il commesso, c'è una bella scrivania con un medico che sta a sentire il tuo problema e poi consulta un computer con attenzione, prima di decidere di venderti quello che ha deciso faccia al caso tuo. Nel mio caso ha subito pensato che mi servisse qualche rimedio per una qualche infezione di tipo sessuale, si vede che gli uomini occidentali che approdano a questo banco hanno in maggioranza questo tipo di problemi. Dopo i miei dinieghi ha provveduto ad una ricerca attenta e ha tirato fuori alcune scatolette di antibiotici che non centravano nulla con il mio caso e solo dopo aver contrattato un po', avendo in mano nomi e cognomi giusti, sono riuscito ad ottemperare ai miei desiderata. Comunque interessante. Saltando tra una goccia e l'altra meglio ritirarsi che domani è di nuovo un'alzataccia. Buona notte.

Manukan island

SURVIVAL KIT

Il buffet
Parco marino Tunku Abdul Rahman - Davanti a KK. Tutte le agenzie organizzano giri in giornata o di più giorni alle 5 isolette del parco. In autonomia potete andare all'imbarcadero dove acquistare i biglietti per il passaggio e ritorno su una o più isole incluso l'ingresso al parco ed eventuali altri servizi come pranzo buffet o pernottamento negli alberghetti locali (vedi i prezzi sul sito). Nel pacchetto sono sempre compresi pinne e boccaglio per lo snorkelling, eventualmente ci sono anche le opzioni di diving. Le isole più visitate sono Manukan, più grande con vasta spiaggia e possibilità di pernottamento e Sapi, poco distante e con una piccola spiaggia davanti ad una serie di localini per bere o mangiare qualche cosa. Disponibili i classici divertimenti riminesi, banana tour, kite surf, parasailing, ecc. Sinceramente sconsiglio il tutto, troppa folla che vi dà una immagine negativa di un posto originariamente comunque bello. Tenete conto che essendo un parco ci sono ovunque recinzioni al di là delle quali non si può andare sia in mare che a terra. Forse è più opportuno scegliere l'isola più piccola Sulug che pare sia meno affollata. Sembra comunque che se vi fermate a dormire, quando dopo le sei, le ultime barche hanno portato via i giornalieri, tutto diventi più tranquillo e vivibile. Noi avevamo un pacchetto comprendente la giornata completa con trasbordi in barca sulle due isole, ingressi, pranzo buffet e transfert dall'albergo per circa 300 Myr a testa (Ooo Haa tour & Travel - Mr David Lim - 40 Main Bazar - Kuching) Date un'occhiata al sito e chiedete un preventivo, affidabilissimo.

Il passeggio dopo il bagno





Sulla riva
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In spiaggia

lunedì 17 luglio 2017

Malaysia 39 - Il Kinabalu Park


Rafflesia  Arnoldii - Il fiore più grande del mondo -  Foto T. Sofi


Un passaggio nel parco -  Foto T. Sofi
Il solo nome ti fa socchiudere gli occhi e cominciare a sognare. Ricordo qualche decina di anni fa, quando mi aggiravo a cercare depliant nelle agenzie, sono sempre stato un cliente magro e allora non era il tempo di internet, un grande manifesto con una montagna dalle forme inusuali ed avvincenti e il grande titolo sotto: Kota Kinabalu e in piccol: Visit Borneo. Sembrava davvero un sogno, ma da allora è stato uno dei nomi che mi si è piantato nella mente come uno di quei gingle che canticchi al mattino sotto la doccia e che non riesci più a levarti di testa per tutto il giorno. Ero sicuro che prima o poi ci sarei arrivato. Però la capitale dello stato di Sabah, il terzo componente dell'Unione Malese, è diventata ormai una vera capitale, quasi sestuplicata da quando io avevo visto il famoso manifesto, quando contava poco più di 100.000 abitanti. Il tempo passa più in fretta che altrove da queste parti e adesso ti trovi di fronte ad una città ragionevolmente moderna, popolata di costruzioni piuttosto recenti, anche se il sapore di fondo dell'Asia del sud e dei popoli del mare, rimane a costituirne il sentore di fondo ed il retrogusto, come direbbe un buon assaggiatore di vini. Mentre un tempo era chiamata Deasoka, Sotto l'albero di cocco, in linga locale Bajau, che la descrive con chiaro riferimento alle sue spiagge da mari del sud, il suo attuale nome esotico, che poi tutta l'Asia riconosce come KK, viene da Kota che significa Fortezza, presente in moltissimi toponimi malesi e dal monte più alto della catena (quello del famoso manifesto) e anche di tutto il sud est asiatico, che divide questo stato dal Kalimantan indonesiano. 

Le piscine di acqua minerale -  Foto T. Sofi
Questo è tratto forse da una leggenda intrisa di tristezza come tante di queste parti. Potrebbe derivare infatti da Kina (il cinese) e Balu (la vedova del) e richiama alla storia di un avventuriero del celeste impero che venne fino alle pendici del monte che si diceva nascondesse un tesoro; prima di salire alla sua ricerca fece innamorare la più bella donna del villaggio e la sposò, da queste parti così si usa. Trovato il tesoro però, se la filò in Cina a goderselo, mollando la bella con la promessa di tornare. La poverina, non credendo alla possibilità di essere stata abbandonata (le donne innamorate hanno sempre di queste certezze), salì fino alla cima del monte per cercarvi, trovandola, la bella morte nella certezza di potersi ricongiungere all'amato. In effetti la salita al monte, che è una delle ragioni per cui diversi turisti arrivano fin quaggù, non è così semplice come la dipingono i depliant, una sgambata escursionistica di circa tre giorni che ti consentirà di vedere l'alba dall'alto degli oltre 4000 metri del Kinabalu, con uno spettacolo inebriante, sulla catena montuosa che gli sta ai lati, la piana circostante ed il mar cinese meridionale che la lambisce. Ho letto relazioni in cui provati escursionisti di buona gamba e allenamento adeguato oltre che di verde età, l'hanno trovata piuttosto impegnativa, maledicendo chi aveva avuto l'idea di raggiungere la vetta, per cui abbiamo pensato di abraderla dal programma che si è limitato ad  una più consona visita al parco omonimo che comincia a quasi cento chilometri dalla città e che circonda completamente il monte.
  

Frutti della foresta -  Foto T. Sofi
Una lunga strada in auto che ti ripropone il paesaggio esuberante dell'isola, sotto un cielo sempre imbronciato con le sue nuvole gonfie che passano veloci ed alte quando paiono ancora panna montata, mentre diventano grigie fino al nero, quando stanno per scaricare la razione giornaliera di acqua. Potendo a tutti gli effetti essere considerato un parco di montagna, camminare nella foresta di questa area dà le stesse straordinarie sensazioni della ricchissima vegetazione pluviale e della zona montagnosa con le sue caratteristiche peculiarità. E' vero che tocca camminare in una certa fanghiglia vischiosa e alquanto fastidiosa, ma ti puoi consolare camminando sulle passerelle a oltre quaranta metri da terra, quasi volando tra le cime degli alberi. Nel sottobosco sfiori nepenes dalle sfumature rosa con gli invitanti opercoli spalancati in attesa della vittima, attratta con la viltà della bellezza; guardi ammirato i cespi di strelizie selvatiche e i mille altri fioria cui non sai dare un nome e anche se non riescia scorgere il lombrico gigante del Kinabalu e la sua compagna, la sanguisuga rossa anche lei gigante tanto per cambiare, sei contento lo stesso in fondo. Uno stuolo di ragazzini, forse in gita scolastica, corrono entusiasti per salire sulle passerelle dondolanti, già pregustando il terrore che prenderà le femminucce col velo colorato che avvolge precocemente le loro testoline, quando in altro tra i ramicominceranno i primi sballonzolamenti, naturali o fintamente provocati dai vari Franti presenti in ogni scolaresca che si rispetti. Meglio lasciarli andare avanti e godersi la solitudine tra gli alberi centenari coperti di muschio. 

Strelizie -  Foto T. Sofi
Una vecchietta giapponese che sembra tremare ad ogni passo, rinuncia poggiando il bastone ed aggiunstandosi il cappellino a stecche di bambù. Ma bisogna ricordare che questa è zona molto vulcanica e puoi trovare anche in una zona disorgenti sulfuree, apposite piscinette, più che altro vasche da bagno, a dire il vero, dove immergersi per godere dei vantaggi delle acque medicamentose, una vera panacea per le pelli ruvide e squamose di noi anziani malagevoli. Se vogliamo essere sinceri anche la temperatura che, data la quota è,piuttosto freschina, non invoglia all'immersione, tanto più che non lontano puoi invece goderti un farfallario dove migliaia di creature colorate, sbattono vorticosamente le ali per affrettare la fine della loro pur già troppo breve vita. Non si fermano mai, quasi abbiano capito che il tempo che rimane loro è così poco che non vale la pena di perderlo nell'inutile riposo. Che sia un monito, un insegnamento o un invito alla riflessione? Chissà. C'è il tempo invece di vedere una delle curiosità che anche se presenti in altre parti del paese, qui si ha la quasi certezza di non perdere. L'incontro con il fiore più grande del mondo: la Rafflesia Arnoldii, il cui nome è dedicato a quel Sir Raffles, fondatore di Singapore dove ancora c'è il famoso omonimo hotel. 

Una piccola Rafflesia -  Foto T. Sofi
La pianta in realtà è un parassita di una sorta di vite locale, all'interno della quale insinua nei tessuti i suoi austori, non necessitando quindi di alcuna fotosintesi, campa senza lavorare insomma, come molti ambirebbero ed alcuni fanno sulle spalle dialtri. L'unica sua attività rimane appunto quella sessuale che si esprime con questi fiori giganteschi che sembrano carne esposta e possono arrivare ad un metro e mezzo didiametro e la cui esagerata esplosione dura poco più di una settimana. Naturalmente c'è il contrappasso e il suo nome popolare di Fiore di carne putrefatta, spiega subito l'atroce risvolto, infatti questa mostruosità sia per l'aspetto, che la avvicina a tranci di coscia abbandonati da giorni, sia per l'odore nauseabondo che assume quandola fioritura è al massimo, attira nuvole di mosche ed altri insetti che provvedono alla impollinazione propagando la specie. Dato il morboso interesse dei tanti visitatori, molti furbacchioni recintano le zone dove cresce la pianta cosicchè è quasi sicuro che ci sia sempre qualche fiore da vedere, proteggendoli dal contatto in modo che il business sia conservato il più possibile. Quello che potete vedere nella foto a lato era di circa 80 centimetri, non tra i più grandi e non puzzava neanche essendo ancora piccolo. Poi, stanchi ma felici, con ancora l'indimentimenticabile ricordo olfattivo tra i recettori neuronali e gli scarponi infangati, si può tornare verso casa.

Al farfallario -  Foto T. Sofi


SURVIVAL KIT

Il fiore di plastica
Canopy walk -  Foto T. Sofi
Kota Kinabalu - Capitale e punto obbligato di passaggio per visitare il Sabah. Nella città non c'è molto da vedere tranne la grande moschea con i suoi quattro bei minareti. Se siete davvero decisi a scalare la montagna tenete conto che l'escursione dura tre giorni ed è per gente ben allenata. Si può prenotare facilmente in qualunque agenzia. Più semplice la visita all'omonimo parco a 88 km dalla città. Qui ci sono diversi percorsi a piedi più o meno semplici. Percorso in Canopy walk di circa 500 metri incluso nel costo di ingresso. Nella zona vulcanica ci sono piccole piscine a pagamento da quattro o cinque posti, in cui si può fare il bagno nelle acque calde che sgorgano dal terreno. Vicino un farfallario di piccole dimensioni. Poco lontano una zona recintata di protezione (ingresso 5 Rym) si possono vedere le Rafflesie. Seguite la gigantesca rafflesia di plastica per le foto ricordo. Ne troverete sicuramente qualcuna in fiore e nel caso si trovino verso la fine della fioritura, sarete guidati dall'odore, se no vi condurrà qualcuno alla ricerca. Dato il monoclima della zona è possibile vedere qualcuno di questi fiori praticamente tutto l'hanno.

Hotel Winner - Jalan Pasar Baru 9 - Comodo in centro città. Camera con colazione (ottima omelette toast e caffé) tra 25/30 Euro secondo le offerte. Noi abbiamo pagato 3 notti a 400 RYM. Wifi buono anche in camera, AC, TV. Presenta meglio fuori che dentro. La nostra 606, piccolina con moquette alquanto pezzata. Aspetto piuttosto datato ma tutto funzionante. Personale molto gentile, portano le valige, caso unico in Malaysia, dove evidentemente non si usa.

Restoran Sempelan - Jalan Sinsuran - Su una piazzetta molto vicino all'albergo Winner. Ristorante tradizionale molto frequentato. Non lasciatevi spaventare dal fatto che ha un aspetto piuttosto sporchino (le toilettes sono terrificanti). Molta scelta di piatti malesi e cinesi, molto buoni a prezzi molto bassi per noi occidentali. Abbiamo pagato 53 Rym in quattro (circa 11 euro) per un piatto abbondante e bevande. Suggerisco il Nasi Ayam Penyat, coscia gigante completa di pollo, praticamente un quarto e riso, veramente buona. Ottimo anche il piatto di pesce. Sempre aperto.

Nella foresta -  Foto T. Sofi



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L'ingresso - Foto T. Sofi

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