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mercoledì 16 novembre 2011

Vizi capitali: l'invidia.


L'invidia è una brutta cosa. Mina tutti gli altri sentimenti e ti spinge a crogiuolarti nelle secche dell'anima. Di solito lascia stare i giovani lanciati verso le vette degli ideali e del desiderio ed è più propria degli anziani biliosi che guatano in giro, bramosi di ciò che gli altri hanno e che a loro spesso è ormai negato avere. Ma veniamo ai fatti. Forse avrete notato che da oggi il blog ha una nuova intestazione, uno schizzo ad acquarello che ben rappresenta lo spirito di quanto scrivo. Ma cosa era successo prima? L'amico Dottor Divago, blogger concittadino di alta levatura che sa scavare nei meandri del brago per trovare perle di rara arguzia e che vi consiglio di seguire, poteva con orgoglio fregiare il suo sfondo di un bel disegno, opera di quel Gino "Baleta", di cui vi ho già parlato, barista zen e mentore di intere generazioni di studenti alessandrini nel locale mai a sufficienza rimpianto, tra le nebbie di questa città in agonia. Ebbene sì, l'invidia mi rodeva fino al fondo dell'anima, un sentimento esacerbato non solo dalla deprivazione di essere anch'io onorato di un omaggio simile, ma anche dall'essere il suo, esibito con protervia, propria del giovane di successo. Io invece, pur frequentatore immeritevole di detto locale, non potevo in alcun modo fregiarmi di quel labaro, di un riconoscimento che in ogni caso significava appartenenza ad un club, ad una città, ad una categoria filosofica. 

Ma l'anziano è brutto soggetto, abituato a tramare nell'ombra per arrivare ai suoi sporchi fini con ogni mezzo. Così, con astuzia contadina, prima aderendo al gruppo FB Bar Baleta Amarcord, poi con la scusa di salutare di tanto in tanto il carissimo Gino, ho buttato là, come per non parere, il mio desiderio di poter fregiare Il vento dell'est, di un disegno dedicato, di un'opera firmata che mi facesse riguadagnare posizioni nella considerazione cittadina, molto critica riguardo a queste finezze. Pensavate forse che il filosofo delle boccette mi avrebbe trascurato lasciandomi nelle panie del desiderio inappagato, roso da quella invidia malevola tipicamente mandrogna? Affatto, nonostante i suoi 85 suonati e tutte le cose che ha da fare, tra un torneo di tennis e l'altro, ha trovato il tempo di dedicarmi questo lavoro che mi è arrivato direttamente in originale accompagnato da un simpatico biglietto. Vorrei farvi anche notare come lo schizzo abbia saputo cogliere in pieno lo spirito di queste pagine. Il mio amato vento dell'est, che soffia sempre più forte verso quel nostro campanile alessandrino, così deciso a resistergli ed allo stesso tempo a lasciarcisi andare, con l'uomo che vi si aggrappa disperato, desideroso di abbandonarsi, ma allo stesso tempo con la voglia irrinunciabile di rimanere legato a questa terra di marca e di confine, ibrida e ricca di esperienza. Grazie Gino di questo regalo, non hai idea del piacere che mi ha fatto e adesso agli altri il brucio. 

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sabato 13 giugno 2009

Rosso vermiglio.

Aveva appena finito di piovere. L'aria era pulita e si vedeva lontano in un bagliore verde scontato. Se l'Irlanda non fosse così verde non avrebbe senso. Così parcheggiammo il camper vicino ad una piccola baia, sul mare, vicino al Connemara National Park, un minuscolo molo con quattro barche e poche case basse tra cui una locanda antica con i soffitti bassi e le sedie di legno pesante che si spostano con fatica. Scegliemmo un tavolo vicino ad una finestra da cui si apprezzava il sole che minuto dopo minuto magnificava i colori. Dopo poco non fummo più soli. Entrarono in fila indiana sei giapponesi che si disposero subito con ordine nel tavolo vicino al nostro, lasciando al posto d'onore, vicino alla finestra che godeva della vista sulla baia, il più anziano, evidentemente persona di rango, che, tra i consueti inchini a cui rispondeva con piccoli cenni, veniva trattato con particolare deferenza. Se ne stava silenzioso tra il cicaleccio discreto dei suoi, osservando con attenzione tutto quello che lo circondava, come volesse imprimere negli occhi stanchi ogni sensazione, ogni particolare. Rimase infine, dopo avere appena assaggiato il piatto che gli era stato proposto, ad osservare la baia che ad ogni mutar della luce, che andava via via rafforzandosi tra le nubi grige ancora gonfie, ravvivava i colori cambiandone la composizione. Dato che la nostra bambina si era concentrata con decisione su di un gigantesco trancio di salmone al buro fuso e non richiedeva attenzioni, mi dedicai ancora ad osservare quell'uomo. Mentre la sua compagnia mostrava grande apprezzamento per la tavola, con un piccolo cenno chiese ed ottenne dalla giovane che gli era più vicina, una piccola scatola che aprì con cura e depose sul tavolo al posto del piatto appena toccato. Ne estrasse un pennellino, i colori, un blocco di piccole dimensioni di spessa carta porosa e un bicchierino che riempì con poche gocce di acqua. Bagnato il pennello rimase ancora un poco ad osservare la baia, poi pochi colpi leggeri lambirono il foglio. Vedevo distintamente il lavoro che stava prendendo vita. Un tocco di azzurro, una linea quasi indistinta, un tono monocromatico e acquoso a confondere cielo, nubi e mare. Si fermò un poco, piegando la testa da un lato, pensoso, poi, umettato per un ultima volta il pennello e caricatolo di colore, diede un ultimo ma decisivo colpo, un fendente di lama, una virgola rosso vivo, una piccola barca sul bordo dell'insenatura. Rimase ad osservare il cartoncino mentre si asciugava, perfetto nell'armonia della sfumatura che la porosità della carta fondeva con gradualità, lasciando scandire lo spazio alla pugnalata vermiglia che ne giustificava l'esistenza. Asciutto, lo girò rivelando le righe di una cartolina su cui vergò con cura un indirizzo formato da eleganti caratteri kanji con un apposito pennellino nero da scrittura. L'angolo della bocca era piegato in un leggero sorriso di soddisfazione. Quando noi ci alzammo dovette scostarsi un poco per lasciarmi uscire. Guardai lui ed il cartoncino che teneva ancora tra le mani, dicendogli:"Domo arigatò, Sensei". Il Maestro sorrise abbassando leggermente il capo. La mia bambina, mentre uscivamo mi disse: " Papà, hai visto che bella barchetta ha disegnato quel signore?".

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