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giovedì 7 ottobre 2010

Grandi magazzini.

Quando l'autunno si fa più fresco e la nebbiolina comincia a calare dalle colline e si avverte l'incombere dell'inverno, inevitabilmente mi prende la nostalgia di Mosca e di quegli anni di cambiamento così interessanti per uno come me, che ero solo e fortunatamente un osservatore esterno. Nostalgia del freddo e delle strade fumose, di quel buio anticipato che avvolgeva la città malamente rischiarato dalla fioca luce gialla dei lampioni, della solitudine di quelle strade larghe, malandate e prive di macchine. Quando passeggiavo lentamente sui grandi marciapiedi sconnessi, con la shapka di pelo giallo calata sulla testa e la sciarpa bene avvolta attorno alla bocca, che il gelo non penetrasse diretto a darti quella sottile fitta dolorosa che segnalava una temperatura a cui non ero abituato, finivo invariabilmente sulla Piazza Rossa, dopo aver traversato con calma il grande spiazzo dell'ippodromo.

Non c'era ancora il grande portale ricostruito qualche anno dopo a simiglianza dell'originale e, passato il severo edificio del museo Lenin, arrivavi sulla grande piazza quasi deserta, camminando sul selciato leggermente bombato, grigio e in attesa della prima neve. Sul fondo le guglie colorate di San Basilio, occhieggiavano a contrasto dei severi graniti scuri del tromboneggiante mausoleo addossato all'alto muro del Cremlino. Ti dava la sensazione di una sonnolenta attesa, di una minaccia di cambiamento, desiderato ma temuto al tempo stesso, quasi che le novità non potessero mai essere positive. L'unico movimento consistente era sul lato sinistro della piazza e nelle vie che lì convergevano. La gente intabarrata in cappotti lisi e dublionke spelacchiate, le donne ingolfate in vaporosi maglioni di angora cinese, arrivavano a frotte e si buttavano, per sfuggire alle folate del vento del nord, nel lungo edifico che si stendeva su tutto quel lato della piazza.

Erano i magazzini GUM (Gosudarstvennyi Universalnyi Magazin - Negozio generale statale), allo stesso tempo paese dei balocchi e vetrina/immagine dell'URSS di quel tempo. L'edificio della fine dell'800, chiaramente ispirato alla moda dei magazzini La Fayette, non ne aveva comunque saputo copiare la graziosa leggerezza, ma la sua voluta grandiosità ne dava una versione pesante e provinciale, tipica di chi, potente, vuole adeguarsi a mode ed eleganza che non gli sono propri. L'edificio aveva però, nel tempo, acquisito una sua dignitosa maestosità. Entravi attraverso le triple porte sgangherate, dove una corrente simile ad un uragano soffiava costantemente. Era la differenza, a volte di 50 gradi tra interno ed esterno a renderla così violenta e costante. Così superato il passo ti trovavi di colpo, dal gelo della strada, immerso in in una atmosfera di caldo umido e sudaticcio a cui presto l'olfatto si abituava. Ti aprivi i bottoni, ti allargavi la sciarpa e subito il senso di disagio si affievoliva. Come fa presto l'uomo ad abituarsi alla puzza, al marcio, al disagio fisico a cui segue con facilità quello morale. In poco tempo tutto sembra naturale, normale, visto che se lo fanno tutti sarà giusto così. Davanti a te si apriva la prospettiva delle tre grandi gallerie coperte a tre piani su cui si apriva la sfilata dei negozi che gli avevano conferito il nome originale Verchnie torgovye rjady (serie di negozi di qualità).

Era tutto un alternarsi di punti vendita del più famoso artigianato russo, inframmezzate da negozi di abiti, cappelli, scarpe ed altri beni di consumo ambitissimi dai moscoviti e nella maggior parte dei casi desolantemente semivuoti o con qualche campione polveroso, esposto malamente sugli scaffali. Eppure questa era la vetrina dell'URSS ma dei frigoriferi erano esposte solo le fotografie e tu potevi entrare e metterti in lista, dopo avere pagato naturalmente, per avere la possibilità che un giorno indefinito ti fosse consegnato il bramato elettrodomestico. Era questa, assieme alla proverbiale scortesia e scontrosità delle commesse, la sua principale caratteristica. Io me ne andavo qua e là, godendomi i punti di vista migliori, come quello dello spazio centrale, dove dalla seconda galleria dominavi la grande fontana che occupava l'incrocio con i corridoi laterali, sotto la cupola di vetro liberty. Mi godevo tutti i banchi snobbati dai russi, perdendomi tra le scatolette di Palech mirabilmente miniate, le spille di legno colorate, i grandi scialli neri ricamati a fiori, gli splendidi giocattoli di legno, i pendenti dell'ambra del Baltico, i grandi cucchiai e i contenitori in legno rossi e neri con i motivi dipinti in oro, le bambole ukraine. Mi attirava morbosamente un grande negozio dove erano ordinatamente esposte le stupende ceramiche di Djel, bianche e azzurre, dove lasciavo invariabilmente il mio obolo, andandomene col mio pacchetto avvolto in una vecchia Pravda che conteneva un piatto portauova con la tenera gallina portasale al centro o un tazza dai bordi delicati, il cui decoro era firmato da qualche sconosciuta artista.

I prezzi erano ridicoli per noi che con la forza del dollaro stupravamo quella debole e traballante economia. Adesso le cose sono cambiate, innanzitutto la G di GUM non significa più Statali ma Grandi e ogni negozio esibisce le più famose griffe mondiali della moda, dei profumi, dei gioielli, del lusso, dedicata al nuovo russo. Niente più spazio per delicate ceramiche, tazze colorate, colbacchi di volpe, piccole sculture di osso siberiane, ma solo la volgarità internazionale di scarpe sportive americane fatte in Indonesia, vestiti con scritte confezionati in Cina, profumi con nomi francesi, gioielli dalla forma italiana. Avranno certamente cambiato anche le pesanti porte a vetro cigolanti e al posto del vecchio bar che serviva solo butterbrodi secchi con burro e aringa, adesso ci sarà un bel locale con aperitivi e cocktails internazionali. Però la gente continuerà a scorrere davanti alle vetrine allora vuote, adesso colme di cose che non può comperare, lanciando le stesse occhiate tristi in attesa di un cambiamento, come sempre desiderato e temuto, anche se come è sempre stato, bisogna che tutto cambi perché tutto rimanga come prima.



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giovedì 23 settembre 2010

Garibaldi a Teano.

Quando non c'erano i videogiochi, i bambini facevano altro. Già, mi direte, ma almeno non spendevano una lira. Mica proprio vero. Il marketing, proporzionalmente ai tempi, ha sempre cercato e inventato qualche cosa per fare strillare i pargoli al fine di convincere i vecchi a cacciare la grana. Riperto proporzionalmente ai tempi. Ai miei c'erano le figurine. Era un bel divertimento andare dal giornalaio, portargli sul palmo della mano le 10 o 20, se eri ricco 50 lire, e ricevere in cambio le bustine. Correvi subito in un angolo riparato, ne stracciavi un lembo con nervosismo, ma anche facendo attenzione per non strappare anche il contenuto ed estraevi le 5 figurine contenute, le esaminavi rigirandole per il diritto e allora gioia e dolori, celo, celo, manca e poi felicissimo se avevi fatto il colpaccio (più frequente come ovvio all'inizio della raccolta), correvi a casa e, coccoina alla mano, procedevi ad incollarle con attenzione maniacale, specie per quelle che prevedevano una giunzione.

Ogni famiglia aveva delle regole fisse; la mia non prevedeva le figurine dei calciatori, che non erano "istruttive", solo roba seria e una raccolta all'anno, quindi animali, le razze umane, storia d'Italia e compagnia bella. Non ci ho mai patito molto perchè il calcio, in fondo era un mio interesse molto secondario; mi rimiravo invece con gusto le figurine della donna etiope col piattello in bocca che in più aveva anche tutto il seno scoperto e il Circasso in costume tradizionale, sognando mondi lontani, senza poter prevedere che un giorno ci sarei andato a incontare la ballerina siamese, il guerriero Toraja, il cinese di Hong Kong col cappello a punta o proprio in quella fantasticata Circassia, dove però la gente non era più vestita col turbante colorato ma con il grigiore sovietico, ma questa è un'altra storia. Il mio budget era di 10 lire a settimana, quindi una sola bustina, per il resto mi dovevo arrangiare coi cambi. Quell'anno avevo avuto una deroga speciale, in quanto era uscita una raccolta su Garibaldi, che era in programma a scuola e dopo qualche insistenza avevo cominciato la seconda raccolta dell'anno.

Però dopo la dotazione iniziale che il pusher Panini regalava per accalappiare i marmocchi, in genere 5 bustine, con una acquistata per settimana, facevo poca strada, anche se con i cambi riuscivo ad incrementare la collezione, in quanto i bambini ricchi erano ben disposti a dare anche due o tre figurine in cambio di una loro mancante. Però quando l'anno finiva, il mio album era sempre a poco più di metà. Ma veniamo a Garibaldi. Come ricorderà chi era bimbo a quell'epoca, benchè ciò fosse assolutamente smentito dalla casa produttrice, ogni anno c'era sempre una figurina "difficile" che nessuno aveva ed era perciò preziosissima. Per Garibaldi era la 53 : l'eroe dei due mondi a Teano. Bene, io ce l'avevo. Per un colpo della sorte evidentemente benigna verso la mia carenza di materiale di scambio, in una delle prime bustine era apparsa come per magia, mentre me le esaminavo di nascosto (nessuno apriva le bustine pubblicamente di fronte agli altri bambini), ecco la mitica 53 con Garibaldi sul cavallo bianco di fronte al Vittorio.
Conscio della fortuna che mi era capitata, non incollai subito la preziosa figurina sull'album, come la bramosia mi avrebbe indotto a fare per poi esibirlo agli amici. C'era nel gruppo, infatti, un bambino particolarmente ricco, oppure al quale i nonni non riuscivano a negarsi, per le continue richieste di denaro da portare all'edicolante spacciatore, a cui mancava solo quella figurina; ne comprava ogni giorno 10 bustine, senza mai riuscire a beccarla ed essendo ormai in possesso di centinaia di doppioni inutili, aveva fatto correre voce, confermate dalla zia, che non ne poteva più delle lamentele e degli esbosi continui, di essere disposto a darle tutte in cambio di quella mancante. Il luogo dello scambio era poco lontano dall'edicola; qui dopo la scuola si formavano gruppetti di ragazzini con i pacchetti in mano che venivano sfogliati rapidamente, quasi di nascosto, celo, celo, celo, celo, celo, era la litania continua che aleggiava nell'aria come un mantra, interronto ogni tanto dal manca, al cui suono la figurina scivolava sotto il mazzo invece che passare all'altra mano. Alla fine del mazzetto cominciava la trattativa.

Quello che si dice in economia, il mercato. Quel giorno aspettai con calma lo svolgersi degli scambi, poi mi avvicinai al mio bersaglio che ormai si aggirava svagato e come privo di interesse, rivelandogli con il dovuto tatto di esser in possesso dell'oggetto del suo desiderio. Gli occhi gli si accesero di colpo e in un attimo, dopo attento controllo, mi trovai in possesso di tutte le figurine che a me mancavano, tra l'invidia degli astanti a cui non era sfuggita la pur rapida trattativa. Se ne andò pieno di giubilo, io contento raggiunsi casa dove per tutto il pomeriggio incollai freneticamente tutte le mie figurine. Li guardavo l'altro giorno, ritrovati in un cassetto, quei vecchi album colorati, tutti pieni di spazi bianche tra una figurina e l'altra a testimoniare di un'epoca in cui anche le 10 lire avevano valore; solo quello di Garibaldi era lì con tutte le sue pagine completate, piene di figurine colorate, però che tristezza quell'unico buco bianco e vuoto che mi fissava come un'occhiaia di un teschio perduto nell'immondizia. La casella 53, mi rimproverara in silenzio, muta, rimasta orfana della sua gemma preziosa, dopo aver ceduto la primogenitura per un piatto pieno di lenticchie colorate e senza valore.


P.S Anche mia figlia ha seguito questa avventura, Sailor Moon, Lady Oscar ecc. ma era tutta robaccia patinata e autoadesiva. Niente aroma di Coccoina, che tristezza!

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Chinotto.

giovedì 15 ottobre 2009

Tavolo verde.

Chi, tra i miei lettori, mi sa dire cosa sta succedendo a Piazza Affari? Anche se non se ne parla molto, la Borsa sta salendo a più non posso dall'inizio dell'anno. Ma non c'è la crisi?E le migliaia di aziende che chiudono? In qualità di analista da bar, ho notato che stanno salendo anche gli indici legati al mercato obbligazionario. Questo è molto strano, in quanto le due cose sono antitetiche, direbbe uno studente del primo anno di economia. Quando uno sale l'altro scende e viceversa, nella logica del soldo. Mmmmm..... gatta ci cova. Mi direte, ma com'è che sei così morbosamente interessato a questo arido argomento, tu, poeta tuttologo così distante dalle sirene speculatorie dell'affarismo? Devi aver cura di patrimoni milionari? Niente di tutto questo. La realtà è che fin da piccolo sono sempre stato affascinato dalla meccanica dei giochi; non tanto il giocare in sé, ma capire l'intrinseco che sta alla base del funzionamento di un gioco, di qualunque tipo esso sia, dalle carte (qualche volta magari parliamo di poker e di bridge) alla matematica, a tutto quanto metta in moto una competizione ludico mentale. E checché se me dica, la borsa è uno dei giochi più interessanti che siano stati inventati, altro che risparmio e investimento produttivo. Tutte balle. Laciamo stare i cassettisti, per cui valgono altri tipi di ragionamento e non dovrebbero neanche leggere le pagine economiche dei giornali per non farsi venire mal di testa, ma per tutti gli altri, la borsa è il più grande tavolo verde esistente, dove si puntano somme considerevoli con la speranza di moltiplicarle tra una miriadi di varianti, gradualità di rischi, decisioni ragionate, colpi di fortuna e non ultimo le grandi emozioni in gioco, posto che le cifre interessate sono importanti per chi le rischia, non come il pokerino in famiglia dove si azzardano i cento euro per passare la sera o i due euro del superenalotto. C'è tutto in questo gioco, l'emozione della perdita (o della vincita), che è una delle componenti importanti dei giochi, il calcolo ragionato (ci sono specialisti che passano la vita a studiare grafici e curve), l'azzardo e la strategia, il tutto calibrato con rara complessità per un gioco che diventa così non comune. Dunque come in ogni gioco, ognuno pensa di avere la propria strategia vincente, come i martigalisti appassionati della roulette per intenderci. Io, in più di 35 anni, nel mio piccolo, ho maturato la mia, che vi passo su un piatto d'argento, così come l'avevo captata anni fa da un vecchio bancario pensionato, frequentatore della borsa a cui erano rimaste due passioni, il golf ed il cosiddetto parco buoi. Era alto e segaligno e passava qualche ora al mattino nella saletta contrattazione di una banca a commentare con altri sventurati come lui, l'andamento dei titoli che si dipanavano sul monitor, in attesa, atteggiamento tipico di tutti i giocatori professionali, di assestare il colpo decisivo. L'unica cosa importante per guadagnare in borsa - diceva con occhio astuto - è quella delle fonti. Bisogna avere un buon contatto, con uno, meglio se due o tre, grandi esperti del mercato, e prenderli come punti di riferimento. Quando vuoi entrare con un acquisto od una vendita allo scoperto, li devi consultare con fiducia, chiedere come va il mercato rispetto a quel titolo ed avere il loro spassionato consiglio da amico, e che sia motivato logicamente. Dopo di che, fare l'esatto contrario. Ti dicono che è certo che il titolo, sta per salire, grazie a buoni fondamentali o a notizie appena giunte e quindi bisogna comprare decisamente? Tu vendi senza stare a pensarci troppo. Quell'altro titolo sta per crollare perchè il mercato lo giudica troppo gonfio o esposto a rischio, tu compra deciso. Non sempre andrà bene, certo, ma è la media che conta ed alla fine si guadagna sempre (quasi). C'è un motivo? Certo; schiere di analisti bocconiani, con master nelle migliori università di economia prevedono un andamento? E' giusto, perchè il mercato ha una sua logica e delle regole che segue e quindi sono prevedibili e studiabili, ma in questo mondo diventa poi preponderante l'inatteso, l'evento imprevedibile che capovolge la previsione e che accade nella maggior parte dei casi. Intanto, in questo momento mi sembra che il mercato si stia gonfiando oltremisura, insomma che si stiano tirando le reti in attesa che si riempiano di pesciolini, come si diceva una volta. Voi comportatevi di conseguenza e specialmente se avete inteso che io sia un grande esperto, continuate a comprare!

Disclaimer
La presente va intesa come scemenza quotidiana e non come sollecitazione al pubblico risparmio. Ehehehe...

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!