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martedì 23 luglio 2013

Il Bar Baleta: l'angolista.

L'angolista - gent. concessione Gino "Baleta" Gemme


Il Bar Baleta era un cosiddetto bar con biliardo, ma l’attività principale, oltre al far passare il tempo nelle discussioni più improbabili, come quella famosa del peso dell’aquila, che andò avanti per mesi, era il gioco della carte. I giochi più gettonati, oltre ai tarocchi, erano lo scopone, la briscola in cinque e tutta quella serie di giochi discendenti dal bridge come King, Superking e così via. Il bridge era evidentemente giudicato troppo snob e impegnativo soprattutto bisognoso di una concentrazione difficile da ottenere con il via vai e la allegra confusione del locale. Così, i pur diversi appassionati, sceglievano altri ambienti più titolati e solo di tanto in tanto alla domenica mattina, con la presenza di qualche giocatore di particolare rilevanza (la squadra alessandrina ha militato anche in serie A) si formava un tavolo attorno al quale si faceva subito un ambiente di rispettoso silenzio, rotto solo dagli ululati e dai pugni sul tavolo dei più nervosi in seguito a qualche errore dei soci malcapitati. Per tutto il resto della giornata e nelle lunghe serate invece, l’atmosfera era più distesa e gli sfottò classici, sempre uguali ma facenti parte del rituale, la facevano da padrone. Di norma i quattro giocatori di ogni tavolo, brigavano e discutevano con tranquillità sulle varie possibilità della partita, imprecando alla sfortuna delle carte sempre contrarie. 

Tuttavia questa armonia instabile durava fino al momento in cui arrivava una figura particolare, il famigerato Angolista. Costui è personaggio addirittura istituzionale nel bridge, che si definisce con un nome specifico: Kibitzer (addirittura un termine yiddish, tanto per capirci!), ed è una vera piaga sociale per ogni circolo che si rispetti. Il tizio in questione, mediocre giocatore di solito o facile all’iracondia, cosa che gli impedisce di trovare un compagno fisso, è convinto in assoluto di essere un campione e soprattutto di avere in mano ogni segreto della tecnica di gioco. Arriva con fare circospetto, mentre tutti gli stanno alla larga, quando i tavoli si sono già formati, oppure rimane regolarmente spaiato quando le quadrette si accordano per iniziare la partita. Poi con calma, ordina un caffè e si sceglie il tavolo più litigioso o quello che lui ritiene composto da giocatori più scarsi e, afferrata una sedia si dispone ad un angolo del gruppo in modo da poter osservare con calma durante il gioco, le carte dei due giocatori che gli stanno ai lati. All’inizio ovviamente non dice nulla, poi appena capisce di essere spettatore accettato, comincia di volta in volta a rilasciare dichiarazioni sui supposti errori madornali commessi dai giocatori. E’ ovvio che conoscendo le carte di almeno due contendenti  e spesso del morto, è come se giocasse a carte scoperte, quindi parte da una posizione di considerevole vantaggio. 

Ma la cosa più insopportabile è che assieme alle perle di saggezza che dispensa alla fine di ogni mano, su come si sarebbe dovuta effettuare la giocata, o la dichiarazione, su quale sorpasso si sarebbe dovuto sperare o sulla facilità della conta delle carte in mano all’avversario, trincia giudizi impietosi sulle capacità dei vari giocatori, espliciti ed offensivi se in buona confidenza, mostrando facce e smorfie di dolore disumane ai supposti errori, nei tavoli meno tolleranti. Va da sé che in generale, nonostante la sua posizione di vantaggio, l’angolista prende quasi sempre lucciole per lanterne, vede squeeze inesistenti, messe in mano fantasiose e scorda di solito che le carte che suppone già uscite sono in realtà ancora in mano ai vari giocatori. Di norma gli viene restituito pan per focaccia e l’incauto viene caricato di contumelie e gli viene mostrata senza troppo savoir faire la sua pochezza, cosicché alla fine se ne va scornato, blaterando sulla incapacità generale dei giocatori del bar e inseguito dai lazzi impietosi delle sue supposte vittime. Il Bar ha avuto tra le sue file angolisti famosi di cui non voglio dire oltre, figure che anch’esse, però hanno collaborato a costruire quell’affresco impagabile che è stato il Baleta.


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lunedì 3 ottobre 2011

Webit

La competitività è sempre stata materia su cui ho avuto pochi dubbi. Mi è sempre apparsa come una delle maledizioni che accompagnano l'uomo in questa valle di lacrime. Se da un lato è certo che rappresenti uno dei motivi di successo della specie che, diventando sempre più aggressiva e feroce, conquista posizioni e a cascata la stessa cosa accade a popoli, paesi e gruppi sociali intesi come insiemi che grazie a questo metodo in cui il più bravo, il più dotato, il più determinato prende il sopravvento sul più debole, diventano dominanti e in un certo modo determinano una crescita di benessere in tutta la collettività, in realtà per il singolo, tutto questo è fonte di totale ed assoluta di infelicità. Si tratta di un motore perverso  che genera e alimenta sempre i peggiori istinti, dall'invidia alla cattiveria, unita al desiderio di prevaricare con ogni mezzo per raggiungere un fine quale che esso sia. I deboli, i meno dotati, gli ignoranti, vengono travolti da questo sistema, e mentre da un lato la società si rafforza, dall'altro si lascia alle spalle un cimitero di vittime incolpevole. Inoltre bisogna ragionare sul fatto che questo sistema generatore assoluto di infelicità e di ansia, agisce comunque su tutti gli appartenenti al gruppo. Infatti quello che risulta vincitore nella corsa è sempre uno solo e tutti gli altri, non solo gli ultimi che avrebbero ragione di dolersi, ma addirittura anche chi arriva secondo si roderà ancor di più per il successo che era quasi a portata di mano e che invece si è irrimediabilmente perduto. 

Colui che è arrivato primo e che è l'unico a gioire, in effetti sarà lo sconfitto di domani, quando un nuovo e più forte o solo più determinato avversario inevitabilmente lo supererà. La gioia del suo successo e quindi soltanto effimera e destinata a durare lo spazio di un mattino, gettandolo in una depressione ancor peggiore di coloro che aveva orgogliosamente vinto, perché non c'è peggiore sconfitta di quello che abituato alla vittoria, si trova improvvisamente superato da un nuovo entrato più forte o più giovane. Quanti grandissimi campioni hanno terminato la loro vita nella depressione più nera, le loro imprese ormai dimenticate da tutti, con ancora nelle orecchie l'urlo osannante della folla ormai perduto, a cercare pace nel fondo di un bicchiere o nelle tenebre della solitudine. Questa attitudine è decisamente condannata da alcune religioni orientali come il buddhismo o il taoismo che vedono proprio in questo competere la negazione dell'animo umano, ritenendo preferibile una perdita di benessere materiale e fisico a vantaggio di una gioia interiore e una serenità diffusa. Io abbraccio in toto questa visione e penso che non ci possa essere pace nel competere come categoria morale. Poi però dalla linea teorica si passa alla realtà e qui, vi assicuro che di fronte alla minima sfida a pari o dispari, a qualunque tipo di gioco o di gara, nel momento stesso in cui parte l'agone, vengo attratto in lizza morbosamente come un drogato completo, mi getto subito nella lotta e mi trasformo in un serpente disposto a tutto pur di arrivare primo. E' così, non ce la faccio proprio a resistere. 

Subito, se il gioco è nuovo per me, cerco di carpirne i meccanismi  che lo dominano, di indagare la psicologia dell'avversario, per prevalere senza pietà. La sfida mi inebria, voglio solo vincere, vincere, anzi diciamo la verità, sconfiggere tutti gli avversari. Tutti i giochi mi appassionano, ne ho praticati tanti e sempre in maniera ossessiva e maniacale, mettendoli sempre allo stesso pari, perché evidentemente non era quel gioco a prendermi, ma la voglia di arrivare il più avanti possibile in senso assoluto, di battere il nemico. Che cedimento morale e psicologico! Il trionfo dell'Es, la trasformazione accettata in Mister Hide, il sopravanzare dell'istinto sulla ragione. Così quando è scattata la gara di Webit, subito mi sono appassionato, vi ho chiesto di votarmi (cosa di cui vi ringrazio di cuore, perché lo avete fatto in maniera assolutamente generosa tanto che ho avuto 1000 voti) e ogni giorno ho consultato compulsivamente la mia posizione in classifica, esacerbato dalla delusione di essere stato superato da amici all'ultimo giorno, precipitando dal sesto all'ottavo posto. Bene, ci crederete se vi assicuro che non ho neanche ben capito che tipo di gara fosse e a che cosa servisse, so solo che non potevo vincere nulla. Non ho neanche avuto voglia di andare a leggere motivazioni e regolamenti che forse lo avrebbero spiegato. Niente, solo la cieca furia competitiva. Che vi devo dire, siamo fatti così, condannati all'infelicità. Bisogna meditare per cambiare, per migliorarci. Adesso vi saluto, non ho molto tempo neppure per la meditazione, devo rivedere alcuni sviluppi della apertura spagnola degli scacchi, perché ieri, mio suocero, mi ha battuto malamente e questo non posso proprio sopportarlo e questa sera ho la rivincita.


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giovedì 15 ottobre 2009

Tavolo verde.

Chi, tra i miei lettori, mi sa dire cosa sta succedendo a Piazza Affari? Anche se non se ne parla molto, la Borsa sta salendo a più non posso dall'inizio dell'anno. Ma non c'è la crisi?E le migliaia di aziende che chiudono? In qualità di analista da bar, ho notato che stanno salendo anche gli indici legati al mercato obbligazionario. Questo è molto strano, in quanto le due cose sono antitetiche, direbbe uno studente del primo anno di economia. Quando uno sale l'altro scende e viceversa, nella logica del soldo. Mmmmm..... gatta ci cova. Mi direte, ma com'è che sei così morbosamente interessato a questo arido argomento, tu, poeta tuttologo così distante dalle sirene speculatorie dell'affarismo? Devi aver cura di patrimoni milionari? Niente di tutto questo. La realtà è che fin da piccolo sono sempre stato affascinato dalla meccanica dei giochi; non tanto il giocare in sé, ma capire l'intrinseco che sta alla base del funzionamento di un gioco, di qualunque tipo esso sia, dalle carte (qualche volta magari parliamo di poker e di bridge) alla matematica, a tutto quanto metta in moto una competizione ludico mentale. E checché se me dica, la borsa è uno dei giochi più interessanti che siano stati inventati, altro che risparmio e investimento produttivo. Tutte balle. Laciamo stare i cassettisti, per cui valgono altri tipi di ragionamento e non dovrebbero neanche leggere le pagine economiche dei giornali per non farsi venire mal di testa, ma per tutti gli altri, la borsa è il più grande tavolo verde esistente, dove si puntano somme considerevoli con la speranza di moltiplicarle tra una miriadi di varianti, gradualità di rischi, decisioni ragionate, colpi di fortuna e non ultimo le grandi emozioni in gioco, posto che le cifre interessate sono importanti per chi le rischia, non come il pokerino in famiglia dove si azzardano i cento euro per passare la sera o i due euro del superenalotto. C'è tutto in questo gioco, l'emozione della perdita (o della vincita), che è una delle componenti importanti dei giochi, il calcolo ragionato (ci sono specialisti che passano la vita a studiare grafici e curve), l'azzardo e la strategia, il tutto calibrato con rara complessità per un gioco che diventa così non comune. Dunque come in ogni gioco, ognuno pensa di avere la propria strategia vincente, come i martigalisti appassionati della roulette per intenderci. Io, in più di 35 anni, nel mio piccolo, ho maturato la mia, che vi passo su un piatto d'argento, così come l'avevo captata anni fa da un vecchio bancario pensionato, frequentatore della borsa a cui erano rimaste due passioni, il golf ed il cosiddetto parco buoi. Era alto e segaligno e passava qualche ora al mattino nella saletta contrattazione di una banca a commentare con altri sventurati come lui, l'andamento dei titoli che si dipanavano sul monitor, in attesa, atteggiamento tipico di tutti i giocatori professionali, di assestare il colpo decisivo. L'unica cosa importante per guadagnare in borsa - diceva con occhio astuto - è quella delle fonti. Bisogna avere un buon contatto, con uno, meglio se due o tre, grandi esperti del mercato, e prenderli come punti di riferimento. Quando vuoi entrare con un acquisto od una vendita allo scoperto, li devi consultare con fiducia, chiedere come va il mercato rispetto a quel titolo ed avere il loro spassionato consiglio da amico, e che sia motivato logicamente. Dopo di che, fare l'esatto contrario. Ti dicono che è certo che il titolo, sta per salire, grazie a buoni fondamentali o a notizie appena giunte e quindi bisogna comprare decisamente? Tu vendi senza stare a pensarci troppo. Quell'altro titolo sta per crollare perchè il mercato lo giudica troppo gonfio o esposto a rischio, tu compra deciso. Non sempre andrà bene, certo, ma è la media che conta ed alla fine si guadagna sempre (quasi). C'è un motivo? Certo; schiere di analisti bocconiani, con master nelle migliori università di economia prevedono un andamento? E' giusto, perchè il mercato ha una sua logica e delle regole che segue e quindi sono prevedibili e studiabili, ma in questo mondo diventa poi preponderante l'inatteso, l'evento imprevedibile che capovolge la previsione e che accade nella maggior parte dei casi. Intanto, in questo momento mi sembra che il mercato si stia gonfiando oltremisura, insomma che si stiano tirando le reti in attesa che si riempiano di pesciolini, come si diceva una volta. Voi comportatevi di conseguenza e specialmente se avete inteso che io sia un grande esperto, continuate a comprare!

Disclaimer
La presente va intesa come scemenza quotidiana e non come sollecitazione al pubblico risparmio. Ehehehe...

venerdì 22 maggio 2009

Superenalotto

Ragazzi, ho vinto al Superenalotto! Va bene, sono solo 70 euri, ma non è questione di soldo bruto, è che ti da un'allegria inconsueta, un' euforia inspiegabile. Eppure non c'è merito in ciò, anzi è un arricchimento assai poco morale, non hai faticato per guadagnartelo, calvinisticamente è una cosa insensata e riprovevole. Sarà forse proprio per questo motivo? E' questo il vero meccanismo che porta la gente a pagare quella che è sempre stata definita la tassa dei fessi, quella che si paga gioiosamente e volentieri? E' un contributo che fluisce a rotta di collo nelle esangui casse statali e che i rinforza vieppiù quando aumenta vertiginosamente un montepremi impossibile da raggiungere. Ma è di giusta applicazione la tassa sui fessi? Io penso assolutamente di sì. Non tanto perchè viene pagata su base volontaria, che già sarebbe un buon motivo, ma per quanto ti dà in termini psicologici. Infatti tutti sanno che, in termini di restituzione effettiva è il gioco meno conveniente in assoluto. Lo stato biscazziere è un vero furfante che sarebbe certo bastonato dai giocatori se fosse una persona fisica, restituendo agli stessi più o meno la metà dei soldi giocati. A confronto il casinò, luogo di perdizione, che restituisce sulla roulette i 36 trentasettesimi della puntata è un convento trappista. Però, e qui sta il bello, non c'è nessuno che in cambio di un euro ti venda per due o tre giorni un sogno, una possibilità talmente immaginifica e straodinaria da rendere difficile fantasticare sul futuro. Un euro in cambio di 60 milioni di euro, di cui nessuno riesce ad immaginare cosa fare esattamente, come comportarsi, addirittura come prenderli. Non un cambio di vita, ma uno stravolgimento mentale che distruggerebbe molti, forse la maggior parte delle persone; che invece tutti pensano di poter gestire, che per la maggior parte diventerebbe una iattura incontrollabile che spazzerebbe via ogni cosa, forse ogni residua umanità. Eppure rimangono un sogno per tre giorni. Direte, ma tutti sanno che è un sogno impossibile, quasi impossibile perchè in fondo a qualcuno capita. Con un euro hai una possibilità su 300 milioni di fare sei. Infinitamente di meno che morire colpito da un fulmine mentre si esce a fare una passeggiata. Più o meno le stesse possibilità che ha uno spermatozoo di arrivare a creare la vita. Una su 300 milioni. Questo è il punto. Quando siamo nati abbiamo già fatto sei al nostro personalissimo superenalotto. Abbiamo avuto una possibilità unica di gestire questo strepitoso jackpot che è la vita. Certo, tutti questi milioni bisogna saperli investire bene, se no diventa un inferno.

venerdì 17 aprile 2009

Gambitto di re.

Tirato per i capelli da Skakkina, riemerge in me prepotente l'ombra cupa del giocatore di scacchi, certo il gioco più affascinante che l'uomo abbia pensato. Equilibrato e privo di momenti morti, ha una spietatezza che si adatta perfettamente alla torbida mentalità umana. Devi distruggere il tuo avversario senza alcuna pietà, senza dargli tregua, senza un attimo di respiro, basta un minimo vantaggio per prevaricare la sua resistenza fino all'epilogo finale, la sua distruzione fisica e mentale. I pezzi sulla scacchiera sono solo un tramite, una raffigurazione epifanica, è il tuo avversario che deve essere annientato nella realtà. Non si può giocare con la moglie a scacchi, chiaro Ska? Grandi campioni non si sono mai ripresi dopo cocenti sconfitte finendo pazzi o tra i deliri dell'alcool. Mi è sempre piaciuto questo gioco perchè non mente mai, vince sempre e invariabilmente chi è più bravo, senza scuse, senza possibilità di dare la colpa all'arbitro od al tiro di un dado o all'uscita della carta sfortunata. Non c'è quartiere, chi è meno capace viene sterminato. Ed il modo di giocare illustra perfettamente il tipo psicologico che hai davanti; riconosci subito chi è aggressivo, chi ama il rischio, chi preferisce difendersi sempre, attaccando solo quando scorge una piccola falla nelle forze nemiche, chi è timido, chi valuta tutte le possibilità lasciandosi sempre una via di uscita, chi si getta nella mischia senza badare ai pericoli. Non ho avuto la possibilità di misurarmi con molti avversari, quindi non so bene il mio valore scacchistico, ma la Russia era un posto interessante per questo aspetto. Saputo che il buon Zhenjia, giocava a scacchi, approfittavo delle lunghe ore che spesso trascorrevamo in treno traversando i boschi di betulle bianche della Grande Madre. Lui aveva sempre con sè, come tutti i giocatori, una scacchiera portatile, che estraeva con destrezza disponendola sul tavolinetto dello scompartimento coupé. Aduso ad una vita mimetizzata, lui, ebreo, che aveva trascorso una vita sotto un regime duro abituato a colpire chi alzava la testa fuori dal coro, timoroso del potere come non mai e quindi a questo ossequioso al massimo, anche in me, che pure gli ostentavo grande affetto ed amicizia, vedeva comunque il lontano pericolo che giunge dalla posizione gerarchica. Ma gli scacchi sono la verità, non ti puoi nascondere, lì scatta ed esce prorompente la tua vera natura. Avevo scoperto per vie traverse che era molto bravo, un 1° categoria sul limite per diventare Maestro; infatti con una furia ed una rapidità sconvolgente mi stroncava dopo poche mosse approfittando delle mie più piccole distrazioni ed errori. Subito dopo l'apertura, mi trovavo invariabilmente in difficoltà con i pezzi mal disposti e chiusi, mentre lui mi sferrava attacchi micidiali. Quando tentavo qualche maldestro affondo, giungevo subito sfiancato alla meta e con le retrovie scoperte ed rapidamente mi arrivava la stoccata finale. Un sorrisetto trattenuto e poi zac, sheck matt, il re è morto. Ogni tanto però anche lui lasciava il fianco esposto a qualche mio assalto e anche se raramente, ogni tanto riuscivo ad avere la soddisfazione di pareggiare o addirittura vincere. Questo faceva salire di molto la mia autostima, senonchè una volta in cui stavo avendo ragione di lui, grazie ad una sua disattenzione, in una partita bellissima in cui mi aveva circondato quasi completamente, capii tutto. Di tanto in tanto il malefico, sbagliava apposta, timoroso di umiliarmi troppo, per darmi la soddisfazione tronfia del capo che bastona il suo sottopancia. Ero proprio dipiaciuto di vincere anche quella partita così immeritatamente, quando, ad un tratto, mentre stavo per cogliere di malavoglia il frutto rubato, gli salta fuori una bellissima combinazione, di cui naturalmente io non mi ero avveduto ed ecco che il timoroso omino alla costante ricerca di qualcuno da responsabilizzare, sempre in attesa di sentire bussare alla porta il KGB, non seppe resistere e dopo un lungo sospiro, il drago nascosto nelle sue viscere emerse con prepotenza ed in poche mosse annichilì lo schiocco che pensava di avere già in tasca la vittoria. Comprese subito di essersi tradito, ma era stato più forte di lui, gli scacchi non mentono, mettono a nudo la tua psiche senza pietà. Subito si rannicchiò tra le spalle, quasi scusandosi, ma ormai era troppo tardi per nascondersi. Dopo quella volta giocò malvolentieri con me e solo se lo sollecitavo a lungo.

giovedì 2 aprile 2009

Ventidue indizi

Bene, cari amici, dopo il post di ieri ho avuto il record di contatti (a dire il vero sollecitati con apposita mail personalizzata, accidenti!). Quale non è stato il mio stupore nel ricevere anche alcune lettere di accorata partecipazione, che mi hanno veramente commosso (anche se sospetto il contropesce, ehehhee). Ho risposto a tutti personalmente con compunzione, sottolineando il fatto che avevo cosparso il post di indizi esagerati; il tutto voleva essere solo un'esercitazione stilistica, ma visto che la cosa ha preso questa direzione vi dirò che a tutto ciò è legato un grandioso concorso a premi (sottolineerei virtuali) con opportune segnalazioni a chi segnalerà tutti gli indizi (incluse le ripetizioni) che per la verità mi sembrano abbastanza evidenti, tranne forse uno ma internet aiuta... Nel caso sarà premiato chi ne avrà segnalate di più. Vi darò tempo qualche giorno, anche ai più pigri non possono essere negate le opportunità. Per ora c'è già chi è a 14, quindi forza e coraggio.

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!