giovedì 3 aprile 2025

Sudamerica 39 - Puerto Piramides e le balene

Leoni marini - Punta Piramides - Patagonia - Argentina - novembre 2024  (foto T. Sofi)
 

La roccia
Anche stamattina si ritorna sulla penisola, questo vuol dire che dobbiamo rifarci un'oretta di strada già percorsa ieri, ma pazienza, in effetti domani, al contrario saremo avvantaggiati essendo l'itinerario verso punta Tombo in direzione contraria. La giornata è di nuovo bellissima e procediamo attraverso l'istmo per dirigerci a Puerto Piramides, dove ieri avevamo prenotato il giro in barca. Al casotto mostriamo il ticket di ingresso che è valido per due giorni e la ragazza ci fa transitare con un cenno di saluto. Non c'è nessuno in vista. In questi spazi la gente si perde in fretta. Solo al centro di informazione qualche macchina è posteggiata e qualcuno sale sulla piattaforma per vedere dall'alto spazi più lontani. l'uomo è così, naturalmente portato a cercar di vedere un po' più in là, è la curiosità che spinge l'umanità sempre un po'  più avanti, giusta o sbagliata che sia la direzione. Poi in un attimo arriviamo alla cittadina, punto di partenza per le escursioni nautiche. Siamo molto in anticipo, il briefing prima di salire a bordo è fissato per le 11. C'è quindi tutto il tempo per andare a fare un giro sulla scogliera, costituita da rocce sedimentarie che raccontano la storia geologica di questo tratto di mare. Si tratta di concrezioni rocciose completamente costituite da ammassi di fossili marini, conchiglie di ogni grandezza e genere, impastate tra di loro come un grande blocco di cemento calato sul fondo del mare e poi riemerso e che, battuto dalle onde, forma una specie di scalinata erosa dagli eventi atmosferici attraverso i millenni. 

La costa

Questi gradoni naturali, sono diventati così un ottimo punto di appoggio e stazionamento per tutte le famiglie di pinnipedi che da queste parti vengono a moltiplicarsi tranquillamente. A quest'ora c'è un po' più di agitazione tra i leoni marini che volgono il testone crinito al cielo come in un ruggito un po' strozzato e velleitario, come tra maschi che hanno visto al cinema il Re leone e vogliono imitarlo senza però riuscirci troppo bene. L'urlo esce in effetti un po' strozzato ed afono anche se la posizione è assolutamente uguale a quella di Mufasa sulla roccia del potere. Comunque l'avversario più debole non la vuol capire, così il confronto continua per un certo tempo prima che il giovane e non ancora esperto, rinunci e si lasci scivolare già dalla roccia nell'abbraccio dell'onda calma e carezzevole, non dico calda perché ci saranno 10°C. Camminiamo sulla scogliera e ad ogni passo senti scricchiolare le conchiglie che spuntano dalla roccia e che si frangono per il tuo peso, facendoci contribuire anche noi al fenomeno erosivo della natura. Alle nostre spalle le rocce si elevano subito formando una scogliera elevata di qualche decina di metri, quasi verticale, che i pinnipedi non hanno alcuna possibilità di valicare, rimanendo così confinati lungo la battigia, anche se credo che date le loro abitudini, non abbiano alcuna voglia di conoscere l'entroterra. 

Leoni marini

Stormi di uccelli marini, di ogni dimensione, con lunghe zampette secche secche, si aggirano tra i colossi spaparanzati, becchettando quel che si muove tra le pozze di acqua che i marosi che sbattono la costa, lasciano ritirandosi. Nell'acqua invece nuotano paperelle di diverse specie. Insomma una bella miscela di vita che ha trovato quaggiù una sistemazione ottimale. Dall'alto si ha anche una visione completa del porticciolo che non ha veri e propri moli di attracco, ma avendo, a causa delle maree una larghissima battigia sabbiosa che si allunga per centinaia di metri verso il mare del golfo Nuevo, presenta forti difficoltà a gestire i barconi. Quelli usati per questa attività sono dei giganteschi Zodiac, se vogliamo un po' simili a quelli usati per le traversate mediterranee, su cui vengono caricate da occhiuti scafisti,  le masse di turisti bramosi di andare a vedere da vicino le balene, che vengono proprio in questo golfo riparato a partorire prima di riprendere i loro viaggi infiniti attraverso i mari lontani. I gommoni quindi vengono, mediante un apposita attrezzatura formata da colossali trattori, tirati a riva dopo essere stati agganciati con lunghi tubi metallici dotati di scale e scalette per caricare e scaricare la gente. 

Baffi

Scendiamo al punto di ritrovo dove avviene la distribuzione dei giubbotti di prammatica, a cui seguono le opportune spiegazioni, nonché qualche informazione zoologica sulle balene, per tenerci occupati almeno fino all'imbarco e anche per evitare che la gente cominci a lamentarsi tra di loro di quanto siano aumentati i prezzi e di quanto hanno pagato visto che più o meno ognuno ha spuntato un prezzo diverso e così via. A noi rimane il tempo per comunicare con una professoressa italiana che vive negli Stati Uniti e che qui era già venuta un paio di anni fa e ora ritornava per far rivivere l'esperienza alla figlia, letteralmente orripilata dall'aumento spropositato dei costi in un solo biennio. Ma d'altra arte che vuoi fare, ti sei fatto il mazzo per arrivare fino a qui e adesso rinunci alla balena? Non sia mai, dirigiamoci quindi compatti verso il mare e saliamo la scaletta che ci mette a bordo del nostro Zodiac, con terrazzina belvedere inclusa, che comunque parte a pieno carico, una cinquantina di paganti. Prendiamo il largo giusto a mezzogiorno come previsto e cominciamo a scorrere lungo la costa per uscire nel pieno del golfo. Viste dal mare le colonie di leoni marini sono ancora più accattivanti. Al nostro passaggio quasi si sporgono dal gradone dove stanno prendendo il sole a sbatterci le pinne, quasi ci volessero fare la ola. 

La coda

Quelle in acqua, tirano fuori il muso baffuto e ci guardano intente con i piccoli occhi circolari neri, quasi volessero chiederci se abbiamo intenzione di fermarci anche noi da quelle parti. Davvero un mare che brulica di vita. Due leoni marini proprio davanti a noi si ergono sulle pinte anteriori e levano al cielo la folta criniera e lanciano il loro ruggito semimuto di sfida. Tranquilli che non veniamo a prendervi il posto. Sfiliamo lungo tutta la scogliera anche nella parte inaccessibile da terra, dove si raggruppano gli animali in maggiore quantità. Effettivamente lo spettacolo è emozionante e vale la pena di rimanere attoniti a goderselo al passaggio. Poi prendiamo il largo verso il centro del golfo di cui si vede l'altra riva lontana. Qui il mare appare di quel blu notte che non solo ti nasconde la profondità, ma che ti certifica che questo è mare vero, non quello per bagnanti da riva che non sanno neppure nuotare, abituati solamente a sguazzare sul bagnasciuga, qui non si scherza più ed infatti, anche se siamo in un tratto di mare abbastanza protetto dalla concavità della insenatura, comincia a formarsi l'onda ed il beccheggio tanto temuto dai marinai d'acqua dolce. Comunque sia, a chi non è abituato, il mare vero fa sempre una certa impressione. Così tra spuzzi violenti che arrivano da prua e gridolini di terrore o maraviglia delle turiste agghindate, dalla torre di avvistamento della barca si leva un segnale inequivocabile.

Il muso della balena

A ore 11 infatti ecco che è stata avvistata la balena, che evidentemente è lì che ci aspetta, anzi forse si stava irritando per il nostro ritardo, non sappiamo infatti se avesse o meno un regolare contratto con l'ufficio del turismo, che vuole assolutamente evitare che gli spettatori paganti se ne tornino a bocca asciutta senza aver visto nulla e pronti a sonore proteste. Il gommone spinge i motori a tutta forza ed in breve arriva proprio di fianco al gigantesco animale; che adesso si mostra in tutta la sua potenza. Tira su verso l'altro il mostruoso muso, rimane fermo un po' a guardarsi intorno, poi prende lo slancio, si inarca e si inabissa col classico movimento in cui rimane sollevata soltanto la coda, prima di tuffarsi verso il fondo tra gli spruzzi, ma senza rimanervi a lungo, riemerge infatti a pochi metri o passa sotto la barca, così che tu ne possa intravedere la sagoma enorme che sfila via veloce per risollevarsi un poco più in là. Poi prende lo slancio e si solleva quasi in aria, come se fosse senza peso prima di lasciarsi andare con uno splash scenico e rumoroso, inabissandosi nuovamente. Effettivamente è un bello spettacolo, visto che si sta ad una decina di metri dall'animale più grande del mondo, che continua a giocare attorno a noi, anche lui evidentemente curioso e disponibile. 

In mano agli scafisti

Continua a muoversi adesso in maniera rettilinea mostrando il grande dorso grigio che sinuosamente segue la forma delle onde, poi ancora si ferma e rimane in posizione verticale nell'acqua. pare sia un giovane maschio di balena franca di un paio di anni, quella più comune in queste acque, che rimane ancora almeno un mese prima di prendere il largo. Una quindicina di metri di animale che adesso è quasi fermo e si esibisce in uno spruzzo consistente dal foro superiore, che sale in alto per qualche metro, tranquillo e senza paura, visto che adesso non c'è più il pericolo di sentire il grido che arrivava dalla nave baleniera: "Eccola che soffia", in seguito al quale, con gli arpioni pronti, cominciava la caccia spietata. Altri tempi certamente, adesso le balene possiamo godercele così, quasi toccandole, anche loro ci hanno accettato, firmando così una specie di patto tra specie, che sembra aver siglato una pace provvisoria almeno tra uomo e animale, viso che tra gli uomini sembra proprio un cosa impossibile da farsi. Insomma il tempo passa veloce ed a forza di girarci intorno, alla fina la nostra balena se ne va e non rimane il tempo per cercarne un'altra tra quelle che se guardi bene all'orizzonte vedi lontano, bisogna tornare a riva, capirà sono già quasi le due e il trattore ci aspetta per trainarci lungo il centinaio di metri di spiaggia dorata dal sole che adesso è quasi a picco sulle nostre teste. Gli scafisti ci fanno premura affinché abbandoniamo la nave. Rimane giusto il tempo per un po' di selfie davanti al monumento alla balena sulla piazza antistante e già passano a recuperare i giubbotti rossi, altro giro, altro regalo.

Il monumento

SURVIVAL KIT

Gli Zenit

Avvistamenti delle balene - A Puerto Piramides, si organizzano ogni giorno da agosto a dicembre le uscite in gommone per vedere le balene. Sono diverse le agenzie che organizzano. La durata è di circa un'ora e mezza, due ore e in questo periodo l'avvistamento delle balene è quasi garantito. Durante l'uscita dal porto si vedono molto bene dal mare le colonie di pinnipedi sulla riva. L'escursione si può pianificare in diversi modi. Se non avete un vostro mezzo, ci sono escursioni di gruppo di un giorno intero (10 ore) alla penisola che includono anche il giro in barca per l'avvistamento, che vanno oltre i 300 €. Se potete arrivare coi vostri mezzi a Puerto Piramides rivolgetevi alle agenzie che offrono il tour (una si chiama Bottazzi, un'altra Southern Spirit, la nostra Whales Argentina) più o meno agli stessi prezzi. Al momento vengono offerte in rete sui 150 €, ma se arrivate lì e non c'è troppa richiesta, si può trattare soprattutto se pagate in dollari contanti. Noi abbiamo concordato 88 $ a testa. Ovviamente l'esperienza con le balene vale la pena, visto che arrivi quasi a toccarle. L'uscita comunque dipende dal tempo e può essere annullata in qualunque momento. Ecco perché conviene passare il giorno prima, se vi fermate due giorni, trattate il prezzo e vi dicono le ore delle uscite previste in base al meteo. Come opzione alternativa, se siete lì in un periodo dell'anno in cui non ci sono le balene, vengono organizzate da Puerto Madryn le uscite per vedere las Toninias, i delfini bianchi e neri.  

Balena franca

Cucciolo
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mercoledì 2 aprile 2025

Sudamerica 38 - A Punta Cantor tra orche e pinguini

Punta Cantor - Penisola di Valdez - Argentina - novembre 2024


Coppia di pinguini

Certo che qui, andando avanti ed indietro su queste passerelle, c'è da passarci la giornata, a guardare i leoni marini che si affrontano nell'acqua, i piccoli che sguazzano e poi corrono a cercare le madri, gli uccelli che becchettano tra il pietrisco. Poi però alla fine il tempo stringe e i chilometri da fare sono tanti. Riprendiamo quindi la 3 per 37 km, purtroppo la litoranea che permetterebbe di evitarne altrettanti, è chiusa, credo per manutenzione e infatti si vedono in lontananza delle grosse macchine movimento terra che spianano la pista. E' un peccato perché credo che sarebbe stata una bella vista lungo l'Atlantico, che per lo meno sulla carta, mostra una amplissima laguna. Comunque prendiamo l'incrocio della 52, ci scoppiamo altri 33 km, piuttosto polverosi e un po' traballanti, visto che su questa, forse un po' meno manutenuta nel tempo, c'è una pronunciata tole ondulé, quella serie di minuscoli avvallamenti continui che gli habitué delle piste e dei deserti ben conoscono e parimenti detestano, visto che dopo un po' di chilometri percorsi, ti tremano le braccia come se avessi fatto ore di sollevamento pesi e arriviamo finalmente a Caleta Valdéz, un altro dei punti interessanti della penisola. Siamo su un promontorio che dà su una lunga spiaggia grigia ed ondulata, al largo una lingua di sabbia bassa emerge e protegge la riva da mareggiate troppo violente. 

Pinguino magellanico

Sulla scarpata che scende verso il mare, una colonia di pinguini di Magellano si è stanziata da molti decenni. Ce n'è qualche centinaio che si aggirano su e giù tra le tane scavate nella terra e poi scendono fino al mare dove si tuffano a prendere pesci. Arrivano ciondolando fin sotto la passerella e poi rimangono lì a guardarti ad un paio di metri da te curiosi e senza paura, poi vanno per i fatti loro. I piccoli sono già cresciuti e in questa stagione hanno ormai perso la lanugine infantile e assunto la classica livrea bianconera e quindi sono ormai indistinguibili dai genitori. Diciamolo pure ma questo animale è ormai diventato l'emblema della simpatia, con il suo passo buffo ed il suo modo di muoversi. Il Magellanico è una delle specie più piccole, questi che vagano tutto attorno alla terrazza protesa sul mare infatti, non superano i trenta centimetri con i loro becchi neri e gli occhi cerchiati di rosso, con una arco bianco di piume che fa risaltare la striscia nera sulla testa quasi fossero guerrieri mohicani, tanto sono fieri quando stanno ritti in piedi a guardare il mare. Quando invece si lasciano andare a terra quasi strisciando, sembrano davvero povere bestiole indifese, anche se proprio qui sul terreno non hanno praticamente predatori da temere. 

Elefanti marini

Noi facciamo ancora qualche chilometro lungo la costa per arrivare fino a punta Cantor. Qui il panorama è davvero stupendo, con la striscia di sabbia che divide la laguna dal mare, prolungandosi all'infinito in una serie di curve sinuose e perfette, mentre lo stretto braccio di acqua assume colorazioni blu e verdi a seconda della forza del sole tra le nubi. Una serie di colorazioni spettacolari di tinte primarie che riempiono campiture di spazio senza limiti, quadri astratti che stenteresti ad immaginare, ma che stanno lì a riempirti l'orizzonte di bellezza pura. Quasi quasi è un modo che ti consente di apprezzare la pittura moderna anche se non riesci a capirla completamente, certo per mancanza di cultura artistica. Spaparanzate sulla riva, popolose colonie di elefanti marini si alternano ad altre di leoni di mare. All'interno di ogni gruppo che giace immobile a godersi il sole pomeridiano, il maschio dominante lotta con qualche pretendente che cerca di scalzargli il posto. Vita dura e faticosa quella di mantenere ad ogni costo sesso e potere, ma si vede che anche tra gli animali questi aspetti hanno la preminenza su tutto il resto. Qui attorno c'è parecchia gente che si aggira lungo il sentiero che si allunga sulla scarpate. Ad un tratto si sentono grida e si avvertono movimenti scomposti più avanti. Sembra che un gruppo di anziane orientali in gita abbiano visto  un crotalo tra i cespugli. 

Elefanti marini

Corro a vedere, le madame sono estremamente agitate e additano punti diversi sul terreno e tra i cespi di erba secca che spuntano nel terreno, ma con tutto questo casino il colubre mortifero se l'è già filata velocissimo e si sarà velocemente nascosto sottoterra o sarà riuscito a sfuggire lontano nella steppa, per sfuggire alla massa di sciamannati che accorrono per immortalarlo al meglio sui telefonini. Solo i pinguini non si negano al  mettersi in posa e quindi il divertimento può continuare. Noi ce ne rimaniamo ancora un bel po' a guardare i giganteschi pinnipedi sparsi per chilometri in tutto l'areale. Ad un tratto, segnalato dai gridolini meravigliati degli astanti, ecco un  movimento veloce che muove l'acqua lungo la riva. A pelo di superficie, le onde si muovono in maniera anomala ed un gruppo di pinne nere emerge e scivola veloce. E' un gruppo di una decina di orche, che nuota parallelamente alla riva. Adesso si vedono molto bene, i grandi corpi che si muovono come siluri perfetti, mostrando in superficie solo la parte nera, mentre gli addomi chiazzati di bianco sono parzialmente nascosti sotto. Viaggiano a coppie o a gruppi di tre o quattro, qualcuna con un piccolo a fianco, ma non fanno cenno di rivolgersi verso la riva vicina, dove qualche pinnipede più attardato traccheggia ed indugia a venir fuori, facile preda per cacciatori affamati. 

Leoni marini

Sembra che a volte qualcuna arrivi fino a riva per afferrare qualche foca e trascinarsela nell'acqua, ma evidentemente non è questo il caso, o hanno già mangiato a sazietà o sono solamente in giro turistico come noi. E' un attimo e poi spariscono tutte verso sud, tra i gemiti di delusione di tutti gli spettatori che speravano in una esibizione più lunga. Comunque sia un gran bello spettacolo. Rimango ancora un poco appoggiato alle balaustre nella speranza che il gruppo di cetacei o altri loro parenti torni da queste parti, ma niente da fare, come sempre bisogna cogliere l'attimo fuggente e quando è passato, ciao bella. Così resto solo, a tu per tu col pinguino che mi guarda davanti al cespuglio che occulta il buco sotto terra dove ha fatto il nido. Sta lì immobile e perplesso come se volesse capire la ragione della mia presenza, insensibile anche al vento teso che sembra volerci portare via tutti e due, ma lui ci è abituato e non fa una piega anzi tiene le inutili alucce strette strette, in modo da non fare vela più di tanto, ma per il resto rimane impavido con la schiena rivolta al mare. Chi sa se è un maschietto che si è sgobbato un paio di mesi di cova e adesso il suo pulcino ormai grande come lui, se ne è già andato con la madre verso il mare ad imparare a nuotare. 

La pinguinera

 Certamente non avrà più bisogno dell'andirivieni continuo che per mesi, lui e la sua compagna hanno dovuto fare dal mare alla terra e viceversa, risalendo poi fino alla cima della scarpata, visto che proprio lui, il maschio, aveva scelto quella posizione faticosa da raggiungere, che forse proprio per quella sua promessa di sicurezza era piaciuto alla compagna, per alimentarlo continuamente di pesciolini masticati, un bolo alimentare ricchissimo di grassi e proteine che lo ha fatto crescere in poco tempo forte e vigoroso fino al punti di rendersi indipendente e di prendere finalmente il mare. Adesso ci penserà da solo, lui tra un po' sarà libero di andarsene a scorrazzare per i sette mari, quelli meridionali naturalmente, con un gruppo di amici, simpatici scapoloni, passando di bar in bar a divertirsi, prima di tornare tra qualche mese su questa spiaggia e ricominciare da capo la solfa del bravo genitore, sempre con la stessa compagna, per di più, sempre che questa vulgata, risponda poi a verità, magari ogni tanto farà finta di sbagliarsi evitando di riconoscerlo lei stessa, quando arriva sulla spiaggia con quello stuolo di madame con le quali si è divertita anche  lei per mesi in giro a sgavazzare, attenta però ad evitare le orche e le foche giaguaro sempre in caccia, che stanno sempre lì di vedetta a vedere se qualcuna si distrae. 

Orca

Alla fine, visto che non arrivano risposte me ne vado io, giusto in tempo per vedere un gruppo di signori non più giovani, (parlo io poi, che trasportano a forza di braccia una signora dolorante che evidentemente, dopo aver messo un piede in una delle tante buche del terreno, lasciate appunto da qualche pinguino, una vera e propria trappola mortale dove se non stai attento è facilissimo finirci dentro in pieno e sembra si sia rotta una gamba. Bel disastro e adesso qui in mezzo al nulla, un problema da risolvere non da poco, vacanza rovinata, assicurazione da attivare, sperando di averla fatta e poi pensare ad un ritorno problematico, sempre che si trovi un volo subito e che sia disposto a caricarti visto che sei in condizioni non normali. Su queste cose le compagnie sono piuttosto meticolose e grane non ne vogliono di nessun tipo, quindi al minimo sospetto che tu possa dare problemi ti lasciano a terra e aggiustati. La cosa mi appare proprio come una bella grana e non riesco a distogliermene il pensiero, forse, pensandoci a posteriori, questa vicenda non è stata niente altro che un memento perché mai avrei immaginato dopo solo un paio di mesi, a fine gennaio, di passare attraverso la stessa esperienza, che per la verità, pur essendo una delle meno gravi che ti possano capitare durante un viaggio, non auguro davvero a nessuno. 

Parco eolico

Così, torno mestamente alla macchina, cercando di fissare la mente sulle lotte tra leoni marini, che quantomeno pensano solo al sesso ed allo spazio vitale e non devono preoccuparsi dei dazi sulle loro produzioni eventuali e così ragionando rimango imbambolato nel parcheggio a guardare quella che sembra una statua, di certo eretta dai fazenderos di queste parti o come si chiamano, quando la lana degli ovini era una delle ricchezze della regione. Invece statua non è, ma una colossale pecora col vello nel suo pieno sviluppo che la fa sembrare ancora più enorme e che guarda l'andirivieni dei passanti con olimpica stabilità, forse eolico abbandonata qui proprio dal suo proprietario a cui la lana non interessa più visto il crollo definitivo del suo prezzo o non piuttosto dall'Ente del turismo in cerca di colore. Ma la strada per tornare a casa è lunga e per di più dopo una bella giornata di sole, il cielo diventa nero come la pece e mentre attraversiamo il parco eolico, tra le pale gigantesche che sovrastano la strada, si scatena il diluvio universale che ci accompagna fino al rientro in città. Faccio quasi fatica a trovare il garage, per fortuna che hanno  inventato il GPS, ma come facevamo prima? Poi andiamo al solito ristorantino, dove ormai ci considerano clienti fissi e io mi faccio un bel queso fundido che sarà pure un po' grasso, ma va giù che è una meraviglia. Poi da Elke per un altro monumentale gelatone al dulce de leche e via a nanna che ce lo meritiamo.

Ovino



Orche
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20 - La cueva del mylodòn

martedì 1 aprile 2025

Cambiamenti di vita




 Come sapete un mese e mezzo fa, ho avuto in Mauritania un piccolo incidente che mi è costato, oltre all'interruzione del viaggio anche una sgradevole frattura scomposta all'Omero, e non poteva essere diversamente vista la mia natura di poeta mancato. Oggi che la cosa sta piano piano rientrando, mi sono accorto che l'operazione subita mi ha lasciato un pesante sfregio che deturperà per sempre il mio braccio. Poiché come sapete sono molto sensibile al mio aspetto estetico e non vorrei perdere credito presso le mie fans, perché la perdita dei follower, per noi influencer è come la morte stessa, ho deciso di mascherare lo sfregio con un bel tatuaggio, cosa a cui avevo sempre aspirato senza mai trovare il tempo di decidermi. Così, da una settimana ho provveduto ad una serie di sedute da una mia conoscente orientale, la professoressa Yu Sil Via, direttrice dell'istituto della carpa dorata di Pechino, in visita in Italia per un mese e che opera al Borsalino (se aveste bisogno), insigne tassidermista ittica, tatuatrice di vaglia e anche fisioterapista orientale, che oltre a sistemarmi le articolazioni facendomi vedere le stelle, dandole al tempo stesso incarico, mentre mi massaggia, di ricoprirmi entrambe le braccia, per equilibrio compensativo ed anche per eleganza, con due diversi stili, un magnifico tribal per il sinistro ed una leggera decorazione cinese in stile Chin a colori per il braccio destro, quello dove deve meglio essere coperta la pesante cicatrice, che verrà quindi mascherata dagli svolazzi del chimono decorato a pesciolini rossi, di una adorabile gheisha. Naturalmente, visto che ormai si avvicina il momento del mio traguardo finale, ho già dato disposizione che alla mia dipartita (testiculis tactis, il più lontano possibile), con l'ausilio della prof.sa Yu Sil Via, che torna spesso tra di noi, il tutto venga utilizzato per la costruzione di due paralumi, piccoli ma eleganti da mettere in camera da letto sui comodini. Grazie dell'attenzione e se necessitate di informazioni più precise, contattatemi pure.


Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 120 (a seconda dei calcoli) su 250!