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Leoni marini - Punta norte - Penisola di Valdéz - Aegentina - movembre 2024 |
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Guanaco |
Partiamo presto dopo una magra colazione, che il nostro hotel fornisce ai suoi ospiti, tanto per non farli stare proprio a digiuno e ci mettiamo in marcia perché i chilometri da fare sono molti, essendo gli spazi di questo territorio non proprio a misura d'uomo. Lasciamo la città passando vicino alla sagoma gigantesca di un dinosauro che segnala la presenza del parco a tema e cominciamo a percorrere la settantina di km che ci portano fino a Puerto Madryn, lungo la ormai ben nota Ruta 3 che va verso nord attraversando la steppa desertica che caratterizza tutta questa parte di Patagonia. Il grande parco eolico che si attraversa lungo la strada, sembra una istallazione di un pianeta alieno, così privo di presenza umana, al di là dei grandi camion che sfilano a 100 all'ora al tuo fianco. Un senso di solitudine assoluta ti prende nel percorrere questi spazi, riesco solo malamente ad immaginare come potesse essere in altri tempi il percorrere queste lande a cavallo per giorni infiniti, senza riferimenti se non qualche sentito dire, carpito in diari di viaggio di altri esploratori coraggiosi e soprattutto senza uno straccio di GPS a dare una mano. Dopo un'altra ventina di chilometri prendiamo la strada sterrata che porta verso l'istmo che consente di entrare nella penisola.
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Punta Norte |
La pista è abbastanza buona e non rovinata dal passaggio dei mezzi. Per la verità, anche se poi nei punti topici, di gente ne trovi parecchia, lungo le piste di macchine ne vedi poche, quindi un pensiero a non avere la disgrazia di guai meccanici o gomme bucate, lo hai sempre. Un casotto in mezzo alla pista segnala l'entrata al parco. La ragazza al varco è piuttosto gentile e così il prelievo sembra più leggero e poi continuiamo costeggiando il Golfo Nuevo alla nostra destra, mentre tra le dune costiere compaiono continuamente famiglie di guanachi, talmente abituate al passaggio delle auto che nemmeno sollevano il muso da terra dove continuano a brucare i cespi di erba coperta di polvere. Se guardi bene, di tanto in tanto riesci a vedere anche qualche leprotto che invece scappa velocissimo perdendosi tra i monticelli di sabbia. Intanto facciamo un'altra ventina di chilometri ed arriviamo al centro accoglienza dove si possono prendere informazioni e materiale illustrativo. Ricordatevi che qui è importante informarsi sugli orari delle maree nei diversi punti della costa, perché questo condiziona la presenza degli animali e quindi visto che bisogna sbobbarsi ore di strada, meglio arrivare nel momento giusto. Da un'alta torre di osservazione si può dare un'occhiata ai dintorni e contemporaneamente ai due golfi visto che siamo proprio a metà dell'istmo che collega la penisola alla terraferma.
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Puerto Piramides |
Certo che il territorio è decisamente vasto, in pratica un rettangolo alto più di 100 km e largo 50, ma le piste che lo percorrono sono solo tre, la n 2, la n. 3 e la n. 53, mentre quella costiera, n. 47, è al momento chiusa per manutenzione. Bisogna dire che ci sono diversi mezzi che si occupano di manutenerle in maniera decente e quindi diciamo che le puoi percorrere senza problemi tra i 60 e gli 80 all'ora, cosa che rende accettabili le distanze da percorrere. Comunque noi andiamo direttamente a Puerto Piramides, l'unico piccolo centro abitato della penisola per vedere com'è la situazione delle barche che portano a vedere le balene. Il paesino è veramente costituito da quattro case in croce, qualche albergo, punti di ristoro, un benzinaio e poi la serie di agenzie che si occupano delle barche. In realtà, poi tutto fa capo solo ad un paio, che ovviamente non si fanno concorrenza più di tanto, ma non siamo proprio in piena stagione e anche se il Capitano Findus con tanto di cappello e giubba marinara, assicura con aria distaccata e professionale del pescatore di merluzzo, che di balene ce ne sono ancora, visto che non dovrebbero ripartire prima della fine di dicembre, si riesce a fare una trattativa per ottenere un po' di sconto sulla cifra offensiva che i cartelli propongono per il giro, visto che paghiamo in contanti e in preziosi ed ambiti verdoni.
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La costa a Punta Norte |
Comunque prenotiamo per domani mattina, visto che il barcone si farà a mezzogiorno. Così possiamo procedere tranquilli per il programma della giornata, quindi si decide che alla cittadina daremo un occhio domani. Il cielo è terso e quindi prendiamo tranquilli la pista verso Punta Norte, la estremità massima nell'angolo più alto della penisola. Sono all'incirca 80 km, dove bisogna guidare con una certa attenzione, specialmente se incroci qualche altro mezzo, visto che qui guidano tutti piuttosto allegri e al passaggio e al sorpasso, sparano pietre all'impazzata e come si sa, i parabrezza sono fragili e costosi e non ho capito bene cosa comprenda e cosa escluda la franchigia del famoso all insured, dicitura sempre sibillina che poi le sorprese te le presenta alla fine. I guanachi intanto guardano questo andirivieni col muso imperturbabile del camelide che ormai ne ha viste tante nella vita e non si stupisce più di niente. Rumina guardandosi intorno senza angosce, con i grandi occhi lucidi che sembrano dire: ma che ci venite a fare fin quaggiù, ma statevene a casa, e continuano a sbattere le lunghe ciglia prima di riabbassare il lungo collo per riprendere a brucare. Animale curioso il guanaco, con quella pelliccetta tutta morbida e coccolosa, che appena la vedi ti viene voglia di carezzarla, ma poi finisce che non ti avvicini troppo temendo che anche queste bestie sputino più dei lama delle Ande.
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Nandù |
I piccoli sgroppano attorno giocando o si aggrappano alle madri per sfruttare l'ultima poppata. Sono sempre uguali i cuccioli di tutte le specie, a cui l'imprinting materno impone di rimanere a vigile distanza dalle genitrici, che non si sa mai, anche se la voglia di correre attorno a giocare è tanta, ma non sia mai che ci sia qualche puma malevolo nelle vicinanze. Invece, due nandù un poco più lontani, corrono per mettersi subito a distanza di sicurezza, non si sa mai, si direbbe. Le lunghe zampe cin cui di certo saprebbero difendersi, preferiscono, nell'incertezza, usarle per scappare. Forse hanno memoria di loro avi rincorsi e abbattuti dal lancio delle bolas, strumenti infernali che proprio attorno a quelle zampe si avvinghiavano implacabilmente per abbatterli senza pietà. Forse hanno ancora memoria del fatto che le loro carni erano considerate piuttosto gustose in tutta la Patagonia e quindi preferiscono stare alla larga. Noi intanto procediamo veloci e dopo un'oretta e mezza, arriviamo alla punta estrema della penisola. Qui il territorio, di certo piuttosto fragile per essere abbandonato in preda a gruppi di impietosi visitatori, calati come Unni dal pullman delle agenzie turistiche, è organizzato in lunghe passerelle che sovrastano la duna costiera che consentono di percorrere un lungo tratto, godendosi la spiaggia sottostante dall'alto.
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Foche Patagoniche |
In posizione privilegiata da una casetta seminascosta tra i cespugli, l'occhio vigile di qualche ranger sorveglia che nessuno sorpassi le transenne. La marea ha lasciato una parte della riva scoperta mettendo in evidenza una spessa coltre di alghe verdi che formano come una specie di tappeto dove staziona una colonia di una cinquantina di elefanti marini. Alcuni stanno lì a dormire ed a prendere il sole spaparanzati, altri si trascinano alla ricerca forse di un posto migliore, pronunciando al vento qualche barrito possente; tra questi altri gruppi di leoni marini, competono per il territorio con gruppi di foche patagoniche più piccole e meno aggressive. Nell'acqua coppie di contendenti si affrontano nella classica posizione di battaglia, non capisci bene se per gioco o con seria combattività. L'acqua dell'Atlantico arriva fino a questa sponda calma e senza violenza, fino a lambire gli animali e scorrendo via poi nei rivoli e nei canaletti che l'acqua si è fatta tra la massa delle alghe. Devo dire, che forse per la distanza o perché siamo sopravento, ma non si avverta la tremenda puzza che gli assembramenti di pinnipedi di solito manifestano. Passeggiamo avanti ed indietro lungo le passerelle. Guardare questi animali ti dà sempre un senso di piacevole serenità, quella che loro per primi mostrano di avere standosene sdraiati a godersi la giornata. Che piacevole sensazione! Evidentemente non ci sono orche in vista.
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Haematopus palliatus - Beccaccia di mare |
SURVIVAL KIT
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Foca |
Valdéz - E' uno dei più importanti parchi nazionali argentini e patrimonio Unesco dal 1999 vasta oltre 3.600 km2. Si tratta di un territorio pianeggiante arido e salato, sulle cui coste c'è una forte aggregazione di vita marina. Date le distanze e le cose da vedere, a mio parere sono necessari almeno tre giorni pieni, che io ho suddiviso in questo modo. 1 g. - Isla de los Pajaros, all'ingresso dal mirador. Punta Norte con le colonie di leoni marini, elefanti marini, foche della Patagonia e uccelli. Caleta Valdèz con piccola colonia di pinguini. Punta Cantor con elefanti marini e possibilità di orche. Evitare Punta Delgado (70+70 km di sterrato) perché chiusa al pubblico. 2 g. - Puerto Piramides con giro a piedi sulla costa. Tour in barca per le balene e leoni marini visti dal mare. Puerto Madryn e dintorni. 3 g. - Fuori dal parco: Punta Tombo con colonia Pinguini. Villaggi gallesi a Gaiman con case storiche e parco paleontologico di Bryn Gwyn. Evtl. Puerto Rawson vicino a Trelew. Costi: Ingresso alla Penisola 30.000 pesos a testa valido 2 gg (+ 1.700 per l'auto). Ricordarsi di far timbrare il biglietto all'uscita per rientrare il giorno dopo. Crociera balene 1 ora, 88 $ a testa dopo trattativa (partono da 120). Punta Tombo 18.000 a testa. Parco Bryn Gwin 1.500 Pesos, percorso in salita di 3 chilometri, circa due ore. Consiglio pernottamento a Trelew, meno turistico e meno caro e a metà strada tra Valdéz e Punta Tombo.
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Femmine di elefanti marini
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