giovedì 26 marzo 2009

Le mura, il muro, i muri (quarta giornata).

Yerushalayim, al-Quds, Gerusalemme la Santa. Le sue mura imponenti, illuminate la notte, severe di giorno, abbattute e ricostruite sempre più alte e come tutti gli inutili muri del mondo nuovamente distrutte e rifatte, cingono un grumo di luoghi storici in perenne conflitto tra loro, alla ricerca di una supremazia impossibile, ma bramata con violenza. Dalla spianata delle Moschee, si dominano le valli circostanti ed in fronte, il Monte degli ulivi, cosparso di monumenti a segnare ogni punto sensibile della storia, fa da controcanto, perchè non si dimentichi mai che quando si assiste al trionfo di un pensiero religioso, gli altri due sono comunque sempre presenti e contrastanti. Lo stordimento architettonico non sopravanza quello spirituale; comunque l'ammirazione per l'armonia delle forme viene temprato dalla devozione di chi si avvicina per colloquiare con il suo Dio. L'oro della Moschea della Cupola della Roccia brilla nel sole a contrasto con quella nera della Moschea al-Aqsa, mentre la notte per uno strano fenomeno di illuminazione, il tutto si inverte come per magia. Ci arriviamo dopo una estenuante coda di controlli e di posti di blocco, poi il piacere di rimanere soli con la storia. Discesi appena sotto, ecco l'altro Muro, dove si affastellano i fedeli del Dio antico, a festeggiare il Bar Mitzvah dei loro ragazzi, mentre da fuori, madri, sorelle e zie lanciano dolcini e monetine e gridano con sonorità magrebine. E vicino all'alto muro, tanti personaggi in nero, col cappellone ed i boccoli che scendono al fianco delle orecchie a pregare con movimento ritmico, in un colloquio solitario col Muro stesso, in cui infilare il bigliettino. Chissà perchè ai credenti di ogni religione, i riti e le gestualità delle altre religioni sembrano sempre ridicoli o fastidiosi. Cristiani che si chinano a baciare la pietra del Calvario o strusciano i foulard sul sepolcro, motteggiano le litanie e l'abbigliamento degli ebrei ortodossi, che a loro volta sono infastiditi dal richiamo alla preghiera del Muezzin, i cui fedeli deridono l'attaccamento alla Croce dei loro nemici storici. E infine all'interno di ogni luogo santo, che spettacolo, la litigiosa spartizione in metri quadri di ogni piccola variante di fede, così come il cantare più forte degli altri col solo fine di disturbare i vicini e per convincere la divinità ad ascoltare le proprie preghiere in precedenzaa quelle degli altri. In Gerusalemme ci sono quindici diverse varianti di Cristiani (6 ortodossi, 7 latini e 2 protestanti) tutti in antagonismo tra di loro a disputarsi anche fisicamente, spazi e offerte dei fedeli che arrivano da tutto il mondo. Chi non ricorda le bastonate tra i santi monaci ortodossi e copti alla Natività per uno sgarro di invasione dell'area di pertinenza. E nel cortile del Santo Sepolcro, che tenerezza il monaco Melchita che correva da un annoiato drappello di soldati israeliani a protestare per un presunto sgarbo dei Maroniti, intervento ovviamente negato con sufficienza. All'interno del tempio tuttavia, il fervore dei visitatori infonde grande partecipazione. Il desiderio di toccare le Sacre pietre, i luoghi del Mistero, i punti dove sono accaduti i momenti fondamentali riportati nei Vangeli, forma lunghe file affannate. Poca differenza dalla folla del tempio di Puri in Orissa, dalle puje della città templare di Tiruchirapalli nel Tamil Nadu o dalla devozione fisica e ritmata del Jokang di Lhasa o dei tanti altri luoghi della devozione che ho visto sparsi per il mondo. Il desiderio di avvicinarsi alla divinità è uguale sotto tutti i cieli e le formalità si sovrappongono. Ma dopo le mura ed il Muro, altri muri ci aspettano oggi. Quelli nuovi, alti anch'essi otto metri, ma più grigi, più ruvidi, rinforzati dal filo spinato e dai cavalli di Frisia, per uscire da Gerusalemme ed arrivare a Betlemme, pochi kilometri di slalom tra i posti d blocco, per arrivare a quella che più che una città è un campo di concentramento in cui è lungo entrare, ma è molto più difficile uscire per chi ci vive e non può lavorare o andare a cercare lavoro, come se tutto fosse calcolato per aumentare la tensione, per incattivire gli animi, per inasprire i contrasti, per dare mano e vigore ai fondamentalismi. Ormai qui solo i pellegrini portano soldi e aiutano un po' una economia esangue. Quindi volentieri si comprano i soliti souvenir inutili, ma prodotti dalle cooperative locali, compresa la polvere magica della grotta del Latte che fa rimanere incinte le signore con problemi (attenzione alle non interessate). E la conoscenza di persone di grande interesse come le vecchissime e malandate suore di un istituto, che invece di essere a loro volta ricoverate in luogo di riposo, raccolgono orfani, malati mentali e fisici, anziani bisognosi e non domandano a nessuno a che religione appartengano. E tanta gente allegra e spiritosa, con tanta voglia di fare, che ci ha detto "Se non ridessimo molto, saremmo già tutti morti di depressione." Poi però si torna dall'altra parte, si ripassano i muri, ricoperti di murales con colombe della pace a forma di bersaglio, i reticolati, i posti di blocco, coi ragazzi soldati che ti guardano col mitra in mano, domandandosi cosa ci andiamo a fare da "quella" parte. Gerusalemme brilla solitaria la notte, solo il Muro del pianto è popolato ancora di nere figure dai grandi cappelli neri che ciondolano ritmicamente.

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