Visualizzazione post con etichetta viaggi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta viaggi. Mostra tutti i post

venerdì 22 agosto 2025

Seta 24 - Il parco di Pingshanhu

Gran Canyon di Pingshanhu - Gnsu - Cina - giugno 2025
 

Questa città, Zhanye, di cui non conoscevo neppure il nome e l'ubicazione, effettivamente tiene in serbo diverse sorprese, anzi visto che abbiamo deciso di dedicarle solo un giorno e mezzo utile, dobbiamo anche sacrificare qualcosa, scegliendo cosa vedere e cosa, giocoforza scartare, come le grotte del Tempio dello zoccolo di cavallo (马蹄寺, Mǎtí sì), dato che di grotte tempio, ne abbiamo visto e ne vedremo una lunga serie, decisione dolorosa ma purtroppo obbligata, e quante altre cose sono state sacrificate in questo, per noi, pur lunghissimo viaggio! Beati i viaggiatori veri, che in un luogo riescono a fermarsi fino a quando arriva loro la voglia di partire! Questo è il pensiero che mi si fissa in testa mentre l'auto percorre l'autostrada semideserta che corre nel deserto. Eppure chissà se, come più volte ho sognato, avessi potuto trascorrere una vita in viaggio, senza obblighi di lavoro, partendo e portando con me solo la voglia di non tornare più, come cantava Irene Grandi, se mi sarebbe piaciuta, se mi avrebbe soddisfatto o se invece avrei rimpianto la possibilità di fare una tranquilla vita sedentaria con la mente impegnata a sognare viaggi e itinerari impossibili. Forse la verità è che vogliamo sempre fare quello che non possiamo fare; è solo la voglia di farlo che lo rende così desiderabile ed è per questo che anche quel poco che riesci a compiere, come sto facendo io in questo momento, ti riempie così tanto di soddisfazione. 

Intanto dopo un'oretta di meditazione, sono all'incirca un centinaio di chilometri, eccoci arrivati a destinazione, il gran Canyon di Pingshanhu, un'altra delle tante meraviglie naturali che offre il Gansu. Questo luogo è stato aperto al pubblico come parco geologico solamente pochi anni fa, nel 2016 e la strada per raggiungerlo è ancora più recente, del 2019, mentre prima si arrivava percorrendo strade sterrate con una certa fatica, quindi anche se la struttura preparata mostra il consueto gigantismo di una programmazione che si attende l'afflusso di milioni di persone, cosa che accadrà di certo nel  prossimo futuro, al momento si può godere di una certa calma e tranquillità, cosa che per questi spettacoli naturali è una vera benedizione. Purtroppo il tempo a nostra disposizione non è molto, sono quasi le 18 e naturalmente non riusciremmo neppure volendo, a partecipare ai giri organizzati con speciali mezzi fuoristrada che consentirebbero un giro circolare nelle parti più profonde del canyon, ma usufruendo dei consigli delle gentili signorine che stanno alla biglietteria, prendiamo il pulmino elettrico che percorre la strada alta che porta fino al centro del parco. Il percorso, che si inoltra nel territorio ad una altezza tra i 1500 e i 2500 metri, mostra già tutta la bellezza della zona, con montagne scabre che mettono in evidenza erosioni profonde che lasciano indovinare la formazione di orridi profondi e contorti. 

Il paesaggio è arido e roccioso, i fianchi delle montagne paiono rosso fuoco, grazie anche all'ora tarda che precede la sera. Su indicazione dell'autista ci facciamo lasciare dopo la metà del percorso, dove comincia un sentiero, intervallato da scale e terrazze che sono situati nei vari punti scenici che si aprono sulla valle. I punti di vista sono davvero entusiasmanti e bisogna dire che la presenza di un percorso molto ben attrezzato, facilita di molto la visita, permettendo di percorrere un tratto di qualche chilometro, facilitando il cammino nei punti più ardui che vengono agevolati da molti scalini, mentre al naturale, cambierebbero notevolmente la via trasformandola in alcuni punti in una vera e propria scalata anche impegnativa. Le deviazioni sono molte ed ognuna conduce a qualche piattaforma che permette di ammirare meglio punti del paesaggio che, diversamente, rimarrebbero nascosti. Dopo un tratto si arriva alla deviazione che porta attraverso una serie di ripidissime scale fino al fondo, dove inizia il percorso del canyon vero e proprio. Le pareti sono imponenti e le formazioni rocciose nelle quali puoi intravedere figure di fantasia, castelli di roccia, animali fantastici e ogni cosa la tua immaginazione ti spinga a vedere, hanno molto in comunque con quelle dei grandi parchi americani, solo che qui tutto appare come più ruspante, diciamo pure, ancora e per fortuna, da sfruttare appieno. 

Incontri poche persone durante il cammino, sebbene questo sia stato preparato con cura, con camminamenti e scalinate di legno comode e con pendio costante, studiato apposta per non stancare troppo il visitatore e quindi invogliare la gente a venire fin qui, facilitandone lo sforzo. Sembra che la preoccupazione principale del progettista sia quella di rendere la visita il più possibile disponibile a tutti, da un lato come se pensasse che tutti ne devono godere, dall'altra come se avesse la preoccupazione che il numero delle persone desiderose di fare il turista e visitare luoghi belli aumenterà a dismisura in un futuro assai prossimo e quindi bisogna mettere a disposizione di questa massa di "consumatori+" non più di beni solamente materiali, ma di offerta culturale, più luoghi, per distribuirla meglio, spalmarla su diversi territori in modo da far avere una ricaduta economica sul maggior numero di punti possibili. Pianificare, questo è il punto chiave dei cinesi, nella massima armonia, ma di certo per fare più grano possibile, naturalmente per il benessere di tutti, per carità. Del turismo proveniente dall'estero chi se ne frega, per carità, ben venga, ma comunque sarà sempre una percentuale talmente irrisoria, paragonandolo alle centinaia di milioni di connazionali assatanati di nuovo, di comportarsi come si fa nel resto del mondo, di spendere, visto che adesso la capacità di spesa c'è tutta, che si rende necessario calcolare e rendere efficiente tutto questo bengodi, senza lasciare nulla al caso. 

Ecco quindi i faraonici e velocissimi investimenti in infrastrutture (treni ad alta velocità, autostrade nel nulla e centri di accoglienza predisposti per le folle sicuramente attese ed in prossimo arrivo e poi si va avanti a vedere se il progetto avrà successo o meno, ma intanto si lavora sodo e velocemente. Per noi considerare tutto questo è quantomeno strano, i nostri tempi infiniti, le opposizioni ad ogni progetto, le nostre dimensioni, ci fanno apparire tutto fuori misura e magari queste mie interpretazioni del tutto personali sono del tutto campate in aria, chissà, intanto noi, invece di pensare a queste inutili cose, mettiamoci in cammino che il sole illumina le pareti di roccia con raggi sempre più rossi, quasi violacei, quasi fosse sangue di un drago malvagio che cola dal cielo dopo essere stato abbattuto da un eroe mitico. Il bello comunque è, che se non vuoi impegnarti in questa gita piuttosto faticosa, di almeno un paio di ore, puoi, percorrendo il breve tratto iniziale vedere dall'alto un bel pezzo del canyon stesso. Il resto della discesa, quasi verticale conduce sul fondo in diverse centinaia di metri, dove poi, si può proseguire a piedi o con appositi cammelli che attendono alla bisogna, capirete, il turista va agevolato in ogni modo. 

Comunque sia, il luogo è davvero bellissimo, i panorami estremi, i colori ineguagliabili. Insomma vale assolutamente la pena farci almeno un salto e passarci un paio d'ore. Noi intanto risaliamo il breve tratto disceso per avere un buon punto di vista, ma che fatica accidenti, e poi raggiungiamo il punto di arrivo della strada dove riprendere il pulmino che ritorna al centro informativo. Quindi una riconferma che questa città ha da offrire molto e sarebbe un grave errore espungerla da un itinerario lungo questa rotta. Ritorniamo allora in città che è quasi diventato buio, non ci resta che fare un giro, tanto per dare una occhiata intorno e anche per comprare un po' di frutta, per integrare le colazioni locali alle quali non riusciamo proprio ad abituarci. Certamente dando un 'occhiata ai negozi per la massima parte nuovi e rilucenti di colori e di merci, mi viene da fare una osservazione della quale non riesco ad avere smentite, almeno per ora. Nelle mie ultime visite in Cina da lavoratore, nei primi anni del 2000, c'era una caratteristica fondamentale, sulla quale oltretutto facevo conto ogni volta che venivo da queste parti. In tutti i mercati, certo allora più ruspanti, fatti di stalli e banchetti piuttosto che di negozi lussuosi e rilucenti, chi la faceva da padrone erano i cosiddetti tarocchi, le "imitazioni" delle più famose griffe occidentali, dall'abbigliamento alle scarpe e perché no, agli orologi. 

In realtà dalle mie indagini risultava che ci fossero diversi tipi di imitazioni, quelle di elevata qualità, che poi imitazioni non erano, in quanto uscivano delle stesse fabbriche che producevano per le griffe da spedire in occidente e delle quali una parte "sfuggiva" al controllo per finire sui mercati locali e poi quelle di bassa qualità, copiata paro paro magari da fotografie di giornale, come quella commovente che vidi su un banchetto, di una maglietta per bambino con la scritta LENTINO GARAVA, che era evidentemente stata copiata da una immagine che, riportando solo la parte anteriore, non consentiva di vedere il nome completo Valentino Garavani. Tuttavia trovavi bellissime magliette di ogni tipo di marchio ad un Euro (che poi era più o meno il loro effettivo costo di produzione) o sneakers a meno di 10 euro. Insomma la pacchia per i compratori. Ebbene dopo cica 25 anni, pur guardandomi attorno attentamente non si vede più l'ombra di un tarocco di nessun tipo. Saranno effettivamente scomparsi o diventati una nicchia di scarsa importanza e quindi mancante di visibilità? Vero è che pare che ormai qui le produzioni a basso costo, visto l'aumento dei salari e degli altri costi, si siano spostati, delocalizzate, come si dice correttamente, in paesi ben più poveri come Vietnam, Laos e Bangladesh, ma potrebbe anche voler dire che l'occidente con i suoi marchi, non rappresenta più un oggetto del desiderio per la massa dei Cinesi. 

Anzi, sembra proprio che i Cinesi si siano stufati di "copiare" e anzi stiano sviluppando marchi propri per oggetti e materiali di qualità sempre più alta, evidentemente con l'ambizione di conquistare mercati stranieri non già come avveniva prima, solo con i prezzi, ma con un loro design e una loro qualità. Mi conferma Luca, corridore di lungo corso e di conseguenza gran consumatore di scarpe tecniche, che ci sono attualmente marchi cinesi come la 365, che sono ormai al top della qualità internazionale e che se la giocano tranquillamente con marchi ben più altezzosamente famosi, oltretutto con prezzi estremamente concorrenziali, dovuti a mio parere, soprattutto al mantenimento artificioso di un livello di cambio, che favorisce sfacciatamente l'export. Insomma questo mondo ha molto da farci vedere e dare le corrette interpretazioni, e ricordate che capire queste cose è fondamentale per tenere a bada quello che comunque rimane il nostro più grande rivale commerciale mondiale, sarebbe fondamentale per preparare politiche adatte al riguardo. Ma forse questo è un compito troppo difficile per chi deve preoccuparsi soprattutto di carpire voti nella prossima elezione e quindi sbandierare pericoli più sentiti dal popolo bue, come l'immigrazione o la delinquenza nelle strade. Il commercio internazionale è materia da specialisti che non acchiappa neanche una preferenza. Quindi anche noi preoccupiamoci di portare a casa un po' di litchi che qui sono buonissimi, albicocche, pesche dragon fruit rossi come il sangue e perché no, una bella anguria, per il resto, si vedrà.

SURVIVAL KIT


 Gran canyon - Geoparco a circa 70 km da Zhangye, si estende per circa 300 km2. E' una delle recenti realizzazioni turistiche (aperto nel 2016) ed è organizzato con proposte diverse di visita che vanno dal semplice giro escursionistico a piedi, all'uso di camion 4x4 e tratti in cammello. Panorami molto spettacolari e anche qui necessità di tempo per una visita completa, anche tutto il giorno. Ancora poco visitato quindi molto godibile. Ingresso e giro a piedi con uso di pulmino 130 Y, in un paio d'ore si vede già parecchio. Giro di circa 4:30, camion fuoristrada + cammelli: 380 Y. Per arrivarci meglio il taxi.

Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche  interessare:













domenica 3 novembre 2024

In Patagonia

 

Così come nata l'idea del viaggio, come un tarlo o un essere alieno impiantato dentro di te, questa comincia a svilupparsi maligna, a crescere, a farsi violenta e prevaricatrice anche contro la tua volontà per imporsi alla tua attenzione. E' un poco come quella storia in cui un mago dava la ricetta per trasformare il piombo in oro, aggiungendo con maligna infingardaggine, basta che non pensi mai all'orso bianco. Ed ecco che quell'idea diventava inscindibile ed il meccanismo di trasformazione inevitabilmente falliva. Quindi hai voglia a pensare a mete diverse, sempre quel luogo lontano ed irraggiungibile, ha continuato a perseguitarmi, fino a che, non ho cominciato a studiarne davvero la fattibilità. A questo punto mi sono subito scontrato con una difficoltà pratica. Questo maledetto viaggio, infatti, da qualunque parti lo prendessi e lo rigirassi, aveva sempre un costo assolutamente insostenibile per i miei budget o quanto meno si raggiungevano cifre che non esito a definire immorali e tali da pregiudicarne l'esecuzione. E tutto questo senza una ragione valida, trattandosi in primis di un paese povero, anzi adesso addirittura poverissimo, dove ogni cosa ha costi infimi se rapportati al nostro potere d'acquisto, dunque la cosa è di difficile interpretazione. Capisco rivolgendosi ad una agenzia italiana che ha le sue spese e in ogni caso anche per viaggi di gruppo intruppati, cosa che non gradisco molto, raggiungeva cifre stellari, ma anche andando a cercare sul web o con il passaparola ad agenzie locali, insistendo sul fatto che io non ho esigenze di alberghi spaziali, ma mi contento anche di due stelle o meno, non si riusciva a concretizzare niente di buono. 

Oltre a ciò le agenzie non riescono a proporti viaggi più lunghi di 15/18 giorni, comunque insufficienti a fare un giro completo, per lo meno quello che intendevo io, che comprenda tutti i posti imprescindibili da vedere una volta che sei arrivato così lontano. Insomma un problema talmente ingarbugliato che mi aveva fatto rinunciare all'idea lo scorso anno, deviandomi all'ultimo momento su una meta completamente diversa. Ma quest'anno, il tarlo si è rifatto vivo, prepotente e pretenzioso. Ma possibile che non si riesca a trovare una strada per fare le cose ad un prezzo accettabile?. Così ho ripreso in mano il progetto con una serie di punti fermi taglia costi per arrivare finalmente ad un prezzo accettabile anche se non certo economico. Inoltre sono riuscito a contattare amici che avevano battuto di recente questi sentieri in modalità fai da te ed erano rimasti ragionevolmente soddisfatti, cosa che mi ha consentito di raccogliere una messe di utili informazioni. Intanto si parte in quattro, cosa che fa in pratica dimezzare molte spese di trasporti locali, in macchina e taxi. Le prenotazioni del voli sono state fatte ad fine luglio, cosa che ha consentito un certo risparmio. Gli alberghi scelti con cura e attenzione al prezzo, si sono rivelate in effetti uno dei topic meno cari. Le escursioni saranno valutate in loco di volta in volta e ci sarà anche un certo utilizzo di auto a noleggio, cosa che fa scendere ulteriormente i costi e che spero, mi farà concludere l'avventura novembrina di quattro settimane senza la necessità di vendere un rene per finanziarla. 

Vedremo come andrà a finire, intanto il dado è stato tratto e devo dirvi che, però, ho passato buona parte degli ultimi tre mesi a cercare, valutare, confrontare, fare prenotazioni, sbagliando e rifacendo più volte le cose, con l'aiuto dell'amico Pierangelo fino ad arrivare al quasi momento della partenza. Infatti prima di stendere queste righe, ho appena finito di fare i check-in on line per il volo in partenza. Un lavoraccio, mai pagato, infatti capisco che le agenzie debbano caricarti costi importanti alla fin fine, ma visto che il pensionato è accreditato di essere un irrimediabile perditempo che non ha mai niente da fare. ci sta anche questa corvée. Così nel frattempo ho ripreso in mano il libro di Chatwin da una parte, alternandolo alla Guide du Routard dall'altra, che anche se un po' obsoleta mi ha dato utili informazioni per tracciare un itinerario piuttosto completo. Il libro l'ho letto velocemente, anche perché se pure non ha una utilità pratica organizzativa, ti mette comunque nel mood giusto, essendo scritto un poco con i miei criteri, divagazioni di viaggio, una serie di peregrinazioni che portano a mettere nero su bianco le sensazioni, le emozioni, e soprattutto le storie che si raccolgono durante il viaggio, di certo quelle di Chatwin, più lunghe e ragionate come si conviene ad un vero viaggiatore, che si sposta di luogo in luogo senza una meta precisa, ma decidendo il luogo successivo a seconda dello spirito del momento e dei contatti avuti sul campo. 

Tuttavia leggendo In Patagonia, riesci a sentire davvero l'anima e la carne di quella terra così isolata e lontana. Ti sembra di aspirarne l'aria, i venti furiosi e le solitudini esasperate. I deserti infiniti, le montagne solitarie, i ghiacciai, le pampas e i suoi uomini solitari isolati da tutto e da tutti con i loro animali, quelli a cui devo badare e quelli che invece li circondano comunque essendo lì indipendentemente da loro. E' evidentemente, e credo che così sia rimasta, una terra dura che mette alla prova gli uomini, solitaria e deserta, abitata da avventurieri senza scrupoli e folli in fuga da qualcosa o in cerca di quel qualcosa che mai si riesce a trovare anche se lo si cerca o lo si rincorre per tutta la vita. Gente che lì è arrivata per arricchirsi in poco tempo e ci è rimasta per tutta una esistenza da miserabile. Tanti i riferimenti storici nel libro, che servono più che altro a far da cornice al viaggio, quasi fossero illustrazioni a corredo, ma che aiutano a capire quello che stai andando a vedere. Insomma una lettura indispensabile preventiva per chi vuole andare verso quella che pomposamente si chiama la fine del mondo. Se queste mie considerazioni risponderanno al vero, ve lo saprò dire al mio ritorno, sempre che ci sia, in ogni caso vi certifico che sono assicurato sul rientro della salma, quindi diciamo pure pronti, via!



Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche
 interessare:

martedì 27 febbraio 2024

I macchiaioli a Torino



Oggi voglio relazionarvi di una interessante mostra che potrete vedere a Torino al Mastio della Cittadella dedicata al movimento dei Macchiaioli, un aspetto della pittura italiana e toscana in particolare, stranamente poco conosciuto e apprezzato all'estero, se lo si vuole confrontare con l'impressionismo francese, da decenni sull'altare assoluto delle preferenze contemporanee ed al quale si avvicina per idee, forma e svolgimento e con il quale ha avuto innumerevoli contatti. Anche questo infatti nasce dal rifiuto proprio di quel periodo, delle indicazioni accademiche della metà dell'ottocento, momento di grandi mutamenti rivoluzionari. La mostra è interessante proprio per il racconto che viene portato avanti e che illustra bene il movimento dai suoi iniziali contatti con la Francia che in quel momento era il faro della cultura europea e la scuola di Barbison, e con l'importanza del plain air di cui in quel momento si scopriva l'attrazione e l'interesse. Segue quindi lo sviluppo del movimento attraverso molti dei suoi rappresentanti, mostrando anche l'interessante rapporto avuto con l'uso della fotografia, mezzo tecnico che con il suo concetto implicito di riproducibilità tecnica, fu alla base di questi cambiamenti epocali nel mondo dell'arte, fino agli epigoni ed agli allievi dei maestri iniziali. Molto rappresentati anche gli autori francesi e i paesaggisti italiani a partire da Piranesi, da cui il movimeto prese le mosse. 

Interessante e molto godibile la parte riferita al caffè Michelangelo, la base intellettuale nella quale si formò il gruppo, con una serie di godibilissime caricature che rappresentano gli artisti che lo frequentavano assieme ai clienti senza nome. Un richiamo evidentemente a quel Toulouse Lautrec che a Parigi percorreva analoghe strade se pure su altri livelli. Insomma una visione di una ottantina di opere assolutamente interessante. Se dobbiamo vedere anche la parte del bicchiere mezzo vuoto, bisogna dire che le opere degli artisti più importante presentate, Fattori, Lega, Signorini, sono state scelte tra le minori e non è presente nessun capolavoro assoluto, cosa che in questo casi farebbe piacere vedere, ma certo sarà come sempre un problema di costi e questo bisogna capirlo. Inoltre un altro problema tecnico è dato da una illuminazione decisamente penalizzante che rende difficile godersi le opere, in particolare quelle con il vetro, che riflettono le luci in maniera  tale da rendere faticoso il guardarle. Non solo, le discascalie, fatte tra l'altro con molta cura e decisamente interessanti ed esplicative, sono poste a mezza altezza di fianco ai quadri, obbligando a leggerle in posizione chinata e faticosa. Ma non si può avere tutto dalla vita.

Mastio delle Cittadella - Torino - Ingresso 14 € - Ridotto 8 € - Audioguida gratuita disponibile - fino al 1° aprile -  Aperto tutti i giorni 8:30 - 18:39 (19 festivi)


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

martedì 20 febbraio 2024

Caucasus

Case torri della Geogia

 

Il Caucaso è una delle regioni del mondo che da millenni ha dato vita a una serie di culture diverse ed interessanti, spesso in lotta tra di loro oppure in convivenza temporanea dai fragili equilibri. Ma bisogna riconoscere che è sempre stato un territorio percorso da vivaci tensioni. Le popolazioni montanare sono fatte così, litigiose e poco inclini ad accogliere il diverso, sempre visto come quello che viene a portar via, mercante incluso, al contrario dei popoli di mare, sempre aperti al nuovo, per la serie più contatti, più commerci e si gode tutti. E' proprio la differenza tra le tante realtà presenti e sono decine le etnie che ne popolano le valli, che lo rende così interessante. Me ne ero reso certamente conto quando percorrevo l'URSS nella mia attività lavorativa e ne avevo incrociato i cammini per anni, nella parte a nord della catena montuosa che lo attraversa. Tante etnie diverse, in pratica una o più per ogni valle, che pur nella uniformazione a cui tendeva la pressione sovietica, continuavano a mantenere differenze consistenti. Allora, dietro i nomi delle diverse repubblichette solo nominalmente autonome, ma racchiuse dal cappello del centralismo moscovita di un regime ormai in disfacimento, vibravano voglie di indipendentismo, più o meno vitali, anche se certo nessuno avrebbe in quel momento potuto prevedere le pulsioni che avrebbero condotto, solo pochi anni più tardi agli orrendi massacri delle due guerre cecene. 

Altrove, nelle valli kabardino-balkaria o karachayevo-cerchieskaya, avvertivi uno stadio vegetativo meno irruento e più arrendevole, come se i settanta anni di regime avessero appiattito o annichilito a secondo dei punti di osservazione, ogni fantasia di scrollarsi di dosso un giogo ormai solo virtuale, il cui peso, in fondo, non era più avvertito da nessuno. Il loro sogno di un futuro radioso, che si espletava ascoltando il Festival di Sanremo (che arrivava anche in quelle lontane valli alla fine del mondo), era solo quello di arrivare a Mosca e fare il cameriere al McDonald che aveva appena aperto.  Anche i tratti tribali erano quasi scomparsi e difficilmente tu, straniero, avvertivi differenze tra Ossetini, Avari, Daghestani e tutti gli altri. Erano tutti Russi insomma, tranne forse proprio quei Ceceni, peperini e attaccabrighe, a cui già allora si guardava con cautela. A Mosca poi, uno dei luoghi dove la tendenza razzista era più forte, bastava guardare alla Yugovagsàl, la stazione che portava i treni verso sud, la più mal messa e puzzolente tra tutte, per capire il disprezzo, mescolato ad una sorta di timore, che i moscoviti avevano verso i cosiddetti culi neri, cosa che è poi emersa in  maniera evidente negli anni successivi. 

Tuttavia, pur desiderandolo ardentemente, non avevo mai messo il naso al di là del crinale di quelle montagne bianche ed altissime che vedevo dalla piana coperta di neve mentre, con scassate Zigulì, percorrevo da Cherkiesk a Nalchik, da Kislovodk a Valdikavkaz, da Stavropol a Pyatigorsk, dopo essere atterrato a Mineralnje vady, Acque minerali, un nome, un programma. La curva che saliva lentissima ma costante verso il cono isolato dell'Elbrus rimaneva lontana, bianca e innocente come la cima del Fuji, mentre le valli più contorte e impervie che portavano da Teberda fino alle pareti verticali del Dombaj, con le vecchie seggiovie semiabbandonate all'incuria dello sprofondo del regime, lo facevano apparire come un mondo dimenticato e favolistico. Invece non ero mai riuscito a mettere il naso al di là di quelle creste, che invece la politica aveva deciso essere in possesso di una personalità diversa e più forte e le tre regioni, Adzerbajian, Geogia e Armenia, possedevano caratteri distintivi storicamente così separati da renderle parti decisamente differenti, pur nell'abbraccio della Santa Madre. Ne conoscevo l'appeal solamente dai ristoranti reginali che a Mosca andavano per la maggiore, come l'Aragvi e qualche altro dove si andava spesso per godere di una atmosfera più allegra e diversa dalle lugubri sale popolate da allampanati camerieri che ti proponevano solo scatolette di caviale rubate in cucina. 

In quei locali, qualcuno di nuova apertura, potevi mangiare pane croccante e bere vino geogiano forte e grezzo e finire con del meraviglioso konjak Ararat di 25 anni, che, proprio per la sua qualità eccelsa, si fregiava del titolo concesso proprio dalla Francia in una esposizione di inizio secolo. D'altra parte mi risulta che dopo il disfacimento dell'URSS, la ditta di produzione sia stata acquistata proprio da un grande marchio francese. Il Caucaso, nonostante la temperatura, è più caldo di per sé, mi raccontavano gli amici, sorbendo grandi cucchiaiate di chorba, la infuocata zuppa del sud, parlado di matrimoni georgiani che finiscono sempre a cazzotti e pistolettate. Insomma avrete già capito che questa perdita di opportunità, il vedere quel mondo a sud della catena dei monti da cui Giasone era tornato vittorioso e coperto del ormai suo, vello d'oro, anche se rubacchiato con l'aiuto di una femmina dagli occhi scuri come la notte, l'ho vissuta ai tempi come una deprivazione di cui ho sentito il vulnus per anni. Orbene, pensate che appena prima che il morbo maledetto ci privasse di tre anni di vita, stavo proprio per mandare la caparra ed acquistare i biglietti aerei per andare a completare questa mancanza, aggiungere delle figurine all'album, che tante pagine ha ancora vuote. 

Il covid me lo imperdì per un pelo, ma l'itineraro era tracciato e sempre nella mente a grattare come un tarlo mai sopito. Così, dopo anni, eccolo tornare di attualità, anche se intanto ci si è messa di mezzo l'ennesima guerra, che l'uomo è fatto così, peggio sta e più vuole far star male anche il suo vicino, sentimento generale a cui si aggiungono odi atavici, che si pensavano seppelliti nel dimenticatoio della storia e che invece periodicamente accendono roghi partendo da braci semisepolte tra le ceneri. Questo purtroppo mi impedirà di completare il programma tracciato allora, oltre al fatto che i prezzi sono ovviamente lievitati, ma tuttavia qualcosa si cercherà di fare. Non bisogna fermarsi mai se vuoi davvero resistere (ed esistere) e di programmi e di idee ne ho davvero ancora tanti nella testa. Almeno quelli, naturalmente, e qualcuno magari riuscirò ancora a realizzarlo. Nel frattempo, ho quindi posposto l'Adzerbajian, a cui penseremo dopo, spezzando così il giro in due parti. Il resto intanto, anche se devo rinunciare alle irrangiungibili Avkazia e Ossezia e pure al Nagorno Karabagh, passato ad altra amministrazione, territori particolari dei quali si sta perdendo traccia, è già tracciato ed in fase operativa, ehehehe, sempre che il fisico regga, naturalmente. Vi farò sapere.



domenica 17 dicembre 2023

Corea 23 - Il tempio Beomeosa

Tempio Beomeosa - Busan - Corea del sud - ottobre 2023
 

Verso Busan

Questa mattina siamo già in piedi alle 7, ho preso uno dei primi bus e non voglio arrivare alla stazione con l’affanno, quindi, caffettino espresso offerto dall’hostel e via veloci col primo taxi che passa. Certo che a quest’ora non c’è proprio in giro nessuno, i coreani non sono mattinieri e le strade sono ancora completamente deserte con i negozi sbarrati, bar compresi, infatti a parte i convenience store tipo 7/11, aprono tutti verso le 9. Anche alla stazione dei bus il bar è ancora in fase di preparazione e la ragazza al banco è più scorbutica che mai, si sarà svegliata male, perché mi risponde a malapena e sembra sempre che abbia altro da fare. O ci siamo beccati l’unica coreana scortese in circolazione o a quest’ora bisogna proprio lasciarli stare. Comunque ci procuriamo il nostro cappuccino e un muffin alla segatura, che comunque ti mette a posto un po’ lo stomaco in attesa che arrivino le 9 meno due minuti e il nostro mezzo, puntuale come un orologio svizzero si avvicini alla piazzola di partenza. Busan è distante solo un’oretta, meno di 100 km, quindi c’è appena il tempo di guardarsi intorno, apprezzare la nuova bella giornata di sole che si sta preparando e sei già bello che arrivato. Quasi mi dispiace lasciare Gyeongju, una città che sicuramente ho amato, ma il tempo è quello che è e le cose notevoli le abbiamo viste tutte, anche se un poco in fretta. 

Periferia di Busan

Certamente sarebbe stato bello passare del tempo camminando sui sentieri del parco del vicino monte Namsan, ma ci vogliono giorni e cosa non secondaria, gambe con meno anni, che ci vogliamo fare, c’è un tempo per ogni cosa. Intanto che rimugino, siamo già in città. Sfilate di case alveare da 25 o più piani, riempiono quartieri nuovi lungo l’autostrada e le pendici dei rilievi che si aprono in vallette laterali. Si vede che si tratta spesso di nuove conurbazioni, segno che la città si sta espandendo e cerca spazio come una vasca a cui stia debordando l’acqua da tutte le parti. La stazione di arrivo è abbastanza fuori dal centro dove ho scelto l’albergo, ma qui siamo in una grande città, la seconda della Corea, oltretutto molto sparsa tra le colline e le distanze sono grandi.  La stazione è altrettanto grande e prendo subito il biglietto per quando torneremo da Jeju, per la destinazione successiva, visto che questo modo di agire garantisce una perfetta organizzazione del percorso senza la necessità di prenotare online, che per i vecchietti con le dita grosse rappresenta sempre un problema. Poi decidiamo per il taxi, anche se in effetti si potrebbe arrivare piuttosto facilmente con la metro, ma bando ai braccini corti ed eccoci sull’auto che ci fa attraversare tutta la città. In effetti il tragitto è piuttosto lungo e col traffico in aumento ci mettiamo quasi un’ora ad arrivare. Il nostro driver fa il saputello ma arrivato in zona fatica a trovare l’albergo. 

In preghiera

Comunque alla fine eccoci sbarcati a destinazione, con lo stomaco in subbuglio dato che il nostro, guidava l’auto come una barca tra le onde, scodinzolando col volante di qua e di là come se timonasse per rimanere in linea col vento di poppa. Siamo decisamente nel pieno centro di Seomieong, uno dei quartieri centralissimi della movida serale, ma a quest’ora vedi solo negozi che si stanno svegliando dai bagordi della sera precedente. L’hotel Angel è sorprendentemente bello, in proporzione al suo costo, ma siamo arrivati troppo presto, sono le 11 e le stanze non sono disponibili fino almeno alle 15, come ci spiega una affannatissima signorina, che pigola disperata dietro al bancone, preoccupata di non servirci adeguatamente. Tranquilla cara, lasciamo qui i bagagli e andiamo a fare un giro nell’attesa. La ragazza cerca di darci il massimo dei consigli possibili, complici le differenze di linguaggio e la nostra durezza di comprendonio e alla fine decidiamo di fare un salto al tempio Beomeosa, dove si arriva comodamente con la metro che raggiungiamo con destrezza, secondo indicazioni e ausilio dell’app indispensabile, che abbiamo opportunamente caricato prima della partenza. Che comodità questi mezzi moderni; non riesco più a concepire come ci si potesse spostare una volta, senza questi ausili tecnologici. 

Un guardiano

Comunque, gambe in spalla eppur dobbiamo andar. La discesa nei meandri del sottosuolo è semplice, visto che un ingresso della linea 1 è proprio al termine della nostra via, ma sottoterra c’è un’altra città e raggiungere la banchina del nostro treno è una bella impresa che comprende: trovare la giusta via nel dedalo del centro commerciale che occupa almeno tre isolati sotterranei, capire qual è la nostra linea, la arancione, trovare la giusta direzione dove andare per dove dobbiamo andare, caro Peppino e alla fine scopri che abbiamo fatto almeno  un chilometro sottoterra prima che la porta della nostra carrozza si apra magicamente davanti a noi. Non rimane, osservando la fauna che ci circonda fatta di giovani incollati ai telefonini e qualche raro anziano stortignaccolo, che controllare con la coda dell’occhio il display dove compaiono i nomi delle stazioni successive e prepararsi a scendere quando arriva la nostra, la penultima prima del capolinea, che tra le altre cose è quasi vicino alla stazione dei bus da dove siamo venuti.  Risaliamo a riveder le stelle e ci troviamo in quartiere periferico dall’apparenza popolare con negozietti tradizionali e case piuttosto attempate. Chiedo lumi ad un ragazzo che sta aggiustando i mandarini nelle cassette fuori del suo negozio e quello mi indica dove prendere l’autobus che porta fino al tempio, un paio di chilometri nella foresta che risale la collina adiacente. 

Il bosco di bambu

In effetti la fermata è bene indicata e in pochi minuti arriviamo alla base della scalinata che porta al Beomeosa, dove scendono quasi tutti. Intorno la foresta di latifoglie fitta e formata da grandi alberi di alto fusto che hanno formato ormai un grande tappeto di foglie ingiallite con qualche macchia rossa di aceri qua e là. E qui cominciano le scale, perché sembra sempre tutto facile, ma la strada per il paradiso te la devi guadagnare e quindi anche qui come da ogni altra parte, raggiungere la salvezza dello spirito o ameno arrivare ad averne la possibilità, è fatica dura, sudore, lacrime (se ti fanno male i piedi) e sangue (metaforico questo), ma comunque i gradini sono erti, di pietra irregolare, ma soprattutto tanti, tantissimi e ad ogni rampa ti giri verso l’altro e non vedi altro che la rampa successiva e poi ancora e ancora, fino allo sfinimento. Alla fine comunque arrivi, ma lo stato d’animo non è quello della tranquilla accettazione del destino umano quale penso dovrebbe essere l’ascesa delle anime verso un mondo migliore, ma quantomeno una certa irritazione perché in fondo chi ce lo fa fare, ma è il nostro destino, questo ci siamo cercato e questo dobbiamo subire. Tuttavia il tempio è davvero bello, uno dei più maestosi che abbiamo visto fino ad ora. 


Monaci

Su terrazze successive, si allungano diversi padiglioni circondati di fiori e seppure lo stile costruttivo sia sempre simile, ti dà una bella idea di grandiosità. Ci sono molti fedeli che pregano ed assistono alle funzioni e i monaci che conducono le preghiere contribuiscono al luogo, con il loro salmodiare a voce bassa e profonda, un senso di innegabile sacralità. Ti perdi ad ammirare i soffitti minuziosamente dipinti, le pareti con le simbologie iconiche dispiegate a riempirle completamente, le lanterne colorate appese negli esterni quasi a formare nuovi ambienti, mentre tutto intorno i profumi del bosco che ti circonda, aiutano a creare una atmosfera di tranquilla pace interiore. I templi, in tutte le culture sono oasi di sedazione dalla furia della prevaricazione umana, almeno dove non ci sia un clero di predicazione malevola e di certo deformato rispetto alla primitiva concezione spirituale che stava alla base dell’ambaradan. Ma anche questo è nella natura dell’uomo, creare problemi dove non dovrebbero essercene. Facciamo un giro anche nella parte inferiore del tempio dove c’è una grandissima sala mensa dove i pellegrini hanno la possibilità di essere ristorati nel corpo, dopo aver precedentemente alimentato l’anima. Dalle dimensioni della sala e delle cucine, si aspetta molta gente da queste parti, forse anche in corrispondenza di particolari solennità. Qui si serve, offerto dai monaci, un particolare bibimbap, il pasto di riso con tutta una serie di verdure, contorni vari e salsine, che dicono molto buono. 

Scelta delle frittate

Noi passiamo anche se non abbiamo già dato, visto che abbiamo altro in programma. Comunque noi prendiamo la via della discesa, riprendendo il bus che ci porta alla città, dove anche noi però, dobbiamo pensare alle calorie spese, evidentemente da ripristinare. Qui tra le altre cose, almeno così recitano le guide e il programma che mi ero fatto, non si può perdere una particolare frittata di cipolla verde, la Pajeon, famosa in tutto il mondo che infatti, tutti i ristorantini e le trattorie della zona, che nella via che porta alla metro si susseguono l’una dopo l’altra, propongono nei menù scritti all’esterno. E’ un tipico piatto coreano, ma sembra che qui si raggiunga il top assoluto nell’articolo specifico e perché proprio noi dovremmo perdercela, chi siamo per andarcene via, abbandonando orgogliosamente la posizione senza sottoporci alla prova! Scegliamo dunque un bel localino con giardino, dove un baldo ragazzone, capisce al volo cosa vogliamo, dato che qui evidentemente, il piatto è tra i più gettonati e quindi ecco qua che dopo poco arrivano le nostre due belle frittatone, una, appunto, alle cipolle verdi e l’altra di fagioli, la bindaetteok o nokdu, da non confondere con  l’altra e che è addirittura più buona della prima e che potremmo assimilare alla nostra farinata, tanto per capirci (con le solite birre Cass, 30.000 W, ma li valevano tutti). Una bontà! Se siete in difficoltà chiedete green onion pankcake e mung bean pancake e vi capiranno. Così soddisfatti e satolli, riprendiamo la nostra metro ed arriviamo al nostro albergo, non prima di esserci persi all’arrivo, nei meandri dello sconfinato sotterraneo e poi fuoriusciti finalmente alla luce, riperduti alla ricerca della nostra via, nonostante Navel Map, nell’uso della quale non ho ancora evidentemente preso la mano. Per fortuna una ragazzina gentile, ci accompagna addirittura per tre isolati al fine di riportare al ricovero, che è brutto lasciare in mezzo alla strada i vecchietti dispersi, che poi avvisano Chi l’ha visto. Così eccoci nella hall dove la nostra amica squittisce di gioia al vedere che siamo tornati sani e salvi, visto che ci attendeva a braccia aperte, con la chiave in mano e la camera pronta.

L'ingresso

 

SURVIVAL KIT

Il cortile del tempio

Parco del Monte Namsan a Gyeongju – Paradiso per i Trekkers, una foresta dove innumerevoli sono i percorsi, da godere specialmente durante il periodo del foliage, che tra l’altro è anche il meno piovoso. Nella foresta ci sono anche tredici tombe reali e innumerevoli tempietti da visitare. Raggiungibile dalla città con i bus 500-505-506-507.

Da Gyeongju a Busan – Circa un’ora di bus, ce ne sono almeno uno ogni ora. 7.700 W. La stazione è molto fuori dal centro, in taxi calcolate col traffico almeno 50 minuti e circa 28/30.000 W. Se ne avete voglia, molto vicino c’è il capolinea Nopo della metro 1 arancio che vi porta fino in centrocittà più o meno nello stesso tempo, ma con più fatica se avete i bagagli.

Frittatona

Beomeosa temple – Tempio buddista, variante Seon (vicino allo zen giapponese) tra i più importanti della Corea, fondato 1300 anni, fa in una foresta ai margini della città. Si raggiunge facilmente con la linea 1 arancio, fermata Beomeosa, la penultima prima del capolinea di Nopo. Dall’uscita della metro prendere la strada in salita girando a sinistra dopo 50 metri e raggiungere (100 metri circa), la fermata del bus 90 che porta in un paio di km alla base della scalinata che porta al tempio. Qui si può anche dormire e partecipare alla vita del tempio, preghiera e meditazione con lezioni di cerimonia del thé, tutto prenotabile sul sito del tempio stesso.  Nel tratto di strada che porta al bus ci sono numerosi ristoranti che offrono un piatto famoso della zona: la pajeon, frittata di cipolle verdi.

Angel Hotel – 46-7, Jumgang-daero 692 Beon-gil, Busanjin-gu – 3 stelle, presenta molto bene di fuori, recentemente ristrutturato, camere come sempre piccole ma più curate. AC, Wifi ottimo nelle camere, TV, frigo, accappatoi e phon, cassaforte. Bagno ottimo. Pulito e silenzioso. € 38 la doppia (54.000 W), ottimo rapporto qualità/prezzo. Comodissimo come posizione in uno dei centri della movida serale, vicino alla stazione Seomieong della linea 1 arancio e anche alla 2 verde. Personale gentilissimo, che aiuta, al momento sala colazioni in ristrutturazione, buono sconto del 20% per il vicino Tous les jours (pasticceria alla francese). Check-in dalle 15. Consigliatissimo.

Cippi per i monaci


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Una sala di preghiera



Una sala di preghiera







lunedì 27 novembre 2023

Crocierando

Costa Diadema


Buongiorno a tutti, con questo frescolino decisamente invernale che riscalda i cuori e gela le dita, mi sento in obbligo di darvi conto di una mia piccola assenza che mi ha tenuto lontano dalla tastiera la scorsa settimana. Ho infatti provveduto a compiere una esperienza per me del tutto nuova e neppure cercata con insistenza e di cui vi racconterò per qualche giorno interrompendo ancora una volta la mia relazione coreana. Troppo lavoro, troppe cose da fare Che è successo dunque? Mi sono concesso, in qualità di accompagnatore, di seguire la mia gentile signora, in una crociera tematica, visto che lei è appassionata di Country line dance, attività che la impegna da una quindicina di anni. Come passa in fretta il tempo, eh! Ora so già che tutti salterete su dalla sedia dicendomi, ma non mi sembrava che questo modo di viaggiare rientrasse nei tuoi interessi! Anche questo è assolutamente vero, ma come sa chi mi conosce, io non mi nego mai alle nuove esperienze e da queste cerco di trarre, sia come sia, il meglio possibile. I punti di forza di questa proposta sono stati ovviamente, come primo motivo assoluto, che le crociere a tema sono fatte apposta per soddisfare i cultori di una qualche specifica attività e dato che nel periodo che si trascorrerà sulla nave, proprio questo sarà il principale fulcro di ogni interesse, ovviamente si tratterà di una bella opportunità per i cultori della stessa. E qui si trattava appunto di sviluppare, tra stage, insegnanti al seguito e ore dedicate proprio a questo ballo che sta crescendo molto, con un numero di appassionati sempre più alto, una serie di full immersion nell'argomento, cosa evidentemente garditissima a chi dedica tempo a questa cosa, tanto che gli aderenti specifici erano quasi mille, provenienti da tutta Italia e non solo, almeno un terzo degli ospiti della nave! 

Il secondo punto era dato dal fatto, che trattandosi di periodo di bassissima stagione, il costo di queste 5 notti, è stato veramemte basso e tale da invogliare anche il più riottoso e critico dei viaggiatori. Infine, il fatto che l'itinerario avrebbe toccato tre città nelle quali non sono  mai stato, se non di passsaggio e quindi a me totalmente sconosciute, cosa decisamente interessante e tale da giustificare un machiavellico il fine giustifica i mezzi. Dunque bando alla chiacchiera ed eccoci, domenica scorsa, su un pullman di appassionati vocianti, tra cappelli finti Stetson e stivali texani operati, in viaggio verso Savona, per procedere ordinatamente all'imbarco. Per ora andrei avanti per gradi lasciando per la fine le impressioni generali sull'esperienza, per me nuova e comunque, a mia scusante, mai cercata di proposito. Beh, non si può nascondere il fatto, che la prima cosa che colpisce il neofita è il gigantismo di ogni cosa riguardante questo modo di viaggiare, a partire dal mostro inusitato a cui ti approcci con timore reverenziale nella zona del porto a lui dedicato. Una colossale montagna di ferro che sta lì immobile, trattenuta al molo dai lacci come un prometeo alla roccia, pronto ad ingoiare gli adepti che come formiche si approcciano ai fori di entrata del termitaio. Un drago ancora immoto di cui indovini a senso, le viscere fiammeggianti e il sordo brontolio che borbotta sotto il pelo dell'acqua. Ora non si può non essere meravigliati di come una serie di operazioni complesse come il controllo, l'imbarco, il ritiro e la distribuzione dei bagagli al seguito, la sicurezza e i rifornimenti di questa vera e proprio città popolata di migliaia di persone, possa essere svolta senza evidenti problemi in così poco tempo, ma alla fine, eccoci qua tutti ordinatamente stivati nelle proprie cabine, pronti per seguire una serie di opzioni di divertimentificio comune a villaggi, parchi tematici e altre situazioni di turismo superorganizzato. 

Infatti lo scopo principale dell'organizzazione crocieristica è quella, dopo averti attirato come un ragno nella sua tela con la pania di prezzi allettanti, di avvolgerti in un bozzo protettivo che abbia come fine quella di risucchiarti più soldi possibili quantomeno per rientrare nelle spese. Quindi durante tutto il periodo si assiste ad una lotta continua tra offerte mirabilanti degli organizzatori e scafati clienti dal braccino corto, che cercano di schivare con ogni mezzo gli attentati al loro portafoglio. Ecco qualche spesa accessoria, che alla fine cuba, come il sistema delle mance giornaliere obbligatorie, le molte attività gratuite offerte (come conferenze e tutorial tematici che vanno dalla cura del viso, allo sbiancamento dei denti, allo studio della pianta del piede e molto altro) che alla fine prevedono una offerta finale di prodotti vari. E naturalmente il fotografo che immortalerà i momenti topici della tua vacanza e che essendo assolutamente bravo, ti ingolosirà con una serie di scatti mirati che ti mostreranno come una strafiga pazzesca, impedendoti di lasciare lì quella bellissima foto anche se costa un occhio. Per non parlare delle gioie della SPA, di delicati massaggi ayurvedici e chi più ne ha più ne metta, offerte da delicate signorine orientali, dalle mani di seta, che poi all'atto pratico magari saranno sotituiti d arobusti ed erculei figuri, oltre ovviamente ai ristoranti tematici che con un po' di sovrapprezzo ti faranno ingurgitare cibi speciali, se ancora ce la farai, dopo quelli ordinari. 

Naturalmente poi c'è la parte ludica del casino e delle slot, dei bingo e chi più ne ha più ne metta che convergono ad incidere ancora meglio sulle tue magre finanze. Inoltre si aggiunga il fatto che mentre il rancio è gratuito, ancorché in quantità smodata, il bere è a pagamento e che pagamento, visto che un'acqua minerale costa 4 €, il tutto condito con larvate allusione a non fare i furbi. Rimane poi il settore escursioni che per chi ha poca dimestichezza con l'autorganizzione dei viaggi, rappresenta pur sempre una grossa comodità e si sa che il servizio va pagato. In più, per agevolare l'esborso, evitando di farlo sentire come troppo doloroso ai taccagni, il sistema prevede che non si tocchino mai soldi liquidi da quando metti i piedi a bordo e la magica carta che ti viene consegnata all'ingresso, diventerà la chiave di volta del sistema per far sentire quasi indolore ogni esborso, visto che basta un clic ed i soldi se ne vanno senza turbarti neppure la vista. Insomma tutto normale e ben fatto e d'altra parte necessario a mantenere in piedi un baraccone che su 4500 ospiti ne prevede ben più di altri mille al loro servizio. Tuttavia se sei un minimo attento, è pur vero che basta poco a farti uscire quasi indenne da questa gimkana che funziona a tempo pieno 24 su 24. Per uno come me, spendipoco per francescana abitudinarietà, che praticamente con tocca alcool e non gravato da ludopatia e ha un minimo di dimestichezza nel muoversi da solo, non è difficile uscire quasi indenne dalla lotta e approfittare invece di tutte le opportunità che offre il sistema. Veniamo quindi a quelli che sono considerati i punti di forza del sistema. Intanto bisogna dire che tre sono le attività principe delle crociere e che le rendono così appetibili ad una vasta fascia di utenti. 

La prima è che si mangia come se non ci fosse un domani, a colazione, a pranzo, a merenda, a cena e dopocena; in qualunque momento c'è sempre almeno una zona aperta che distribuisce cibo, nella maggior parte dei casi nel maledetto modo del self service a volontà, il che significa il tripudio per le cosiddette fogne, che riescono ad ingurgitare quantità di materiali assolutamente impensabile. Le offerte sono continue e stuzzicanti e torme di squali si aggirano continuamente attorno ai banconi per esplorare se stia arrivando qualcosa di nuovo e di ancora più stuzzicante, salvo poi, dopo aver devastato i banconi e lasciato solo le briciole, dirigersi come non parere al ristorante placé, dove si viene serviti direttamente con le squisizia proposte di volta in volta dai vari chef. Ma su questo aspetto magari approfondiremo più avanti. La seconda cosa più importante nelle crociere è che si balla, sempre e dovunque, su qualsiasi tipo di musica e in ogni spazio libero della nave. Anche qui torme innumerevoli, soprattutto di donne, come baccanti tarantolate da una ipercinesi coreutica incontrallata, provvedono ad alternarsi davanti a dj appositamente addestrati a stimolare i propri polli, vuoi al latino americano, vuoi al ballo liscio, vuoi alla discoteca, house o qualunque altro stile riconosciuto. Parte un qualunque tipo di musica e subito le signore davanti a te cominciano a muovere i fianchi come androidi a cui è scattato l'interruttore, gli occhi semichiusi rivolti al cielo e le mani in coordinato movimento ondulatorio. Nei momenti morti, partono corsi per perfezionare la specialità scelta o ogni tipo di ginnastica, pilates, yoga, zumba che contempli comunque musica sulla quale agitarsi. Nella nostra fattispecie ovviamente la country line dance, ça va sens dire. La terza cosa per cui sono famosissime le crociere e che avverti immediatamente guardandoti intorno e osservando gli sguardi intensissimi che si incrociano ai margini nella penombra delle sale e che parlano più di ogni altra locuzione diretta, me la sono dimenticata, anche se mi sembra, dai miei più lontani e ormai appannati ricordi che fosse una cosa piuttosto piacevole. Attività che comunque impegna a fondo quanti non momentaneamente impegnati nelle prime due. Domani comunque parleremo d'altro.


Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!