venerdì 6 marzo 2009

Ancora un vecchio bar


Tramite il tamtam del Libro delle facce, chi ti trovo? L'ottantaquattrenne (spero non me ne voglia) Gino detto Baleta, l'unica istituzione alessandrina più importante di Umberto Eco. Mi spiace che chi non è della città, non abbia la possibilità di apprezzare completamente questo post, ma per tutti i ragazzi come me che all'inizio dei '60 varcarono le soglie del Bar/Tempio, scuola di vita e di alessandrinità, tutto questo non potrà che dare un sottile brivido di soddisfazione. Gino, ormai un'icona per chi ha avuto il privilegio di conoscerlo, è stato illustrato in tutte le sue sfaccettature e non voglio quindi aggiungere altro, con il mio solito stile sbrodolatorio, che tanto mi viene imputato, se non che (vi pareva...), per rimanere in tema con quanto da me trattato varie volte, sono poche le persone che, come lui, incarnano inconsapevolmente le vesti del vero maestro del Tao. Da dietro il bancone, autentico motore immobile (si fa per dire) di una bella fetta di vita cittadina (maschile naturalmente), sotto il suo occhio meditativo, accadeva ogni cosa, passava la vita che, con sguardo sereno, lasciava scorrere con il distacco del monaco, senza chiedere le cose, girando le sedie sui tavoli e scopandoti i piedi (la tipica scopa del monaco zen)senza dire -Fanciòt, i son trei bòt, a l'è ura d'andé cà- Grazie Gino, adesso che hai vinto il campionato italiano di tennis over 80 (non so se mi spiego) e stai dimostrando che i mezzi che si usano, non hanno un'età per essere usati, non sono nè buoni, nè cattivi, è solo l'uso che se ne fa che li rende tali. E' un ulteriore insegnamento che ci dai.
E spero che i miei venticinque lettori, (quelli che la conoscono almeno) si godano la vecchia foto dell'ingresso del bar, che ho trovato sul blog di un altro appassionato frequentatore del locale e subito carpita, eheheh, spero col suo permesso.
Un blog, questo di Dottordivago, intriso di quella forte alessandrinità che è difficile se non inutile, spiegare a parole e che vi invito a leggere e ad apprezzare, come ormai faccio io, staccandome a fatica (maledizione, con tutte le cose che ho da fare). Mica sempre bisogna essere d'accordo, certo, ma che piacere il dibattito delle idee! Lì, in Il panda deve morire, troverete un abile affabulatore che difficilmente vi lascierà insensibili, anche quando non sarete d'accordo con lui. E non fate come con me, lasciategli dei commenti, fate partire il dibattito, non è come nel '60 al Circolo del Cinema Galleria!

3 commenti:

zia ha detto...

Caro Enrico,

stavo giusto dedicando qualche minuto agli amici Baletiani, su facebook, e sono passato daun trasalimento ad un altro: prima Gino!! Come sempre grandissimo, 84 anni di gioventù. Poi Diego ora tu ed il tuo blog, bellissima foto e bellissima sintesi del Baletismo.
Mi accorgo di botto che il maggior tempo dedicato alla mia città dopo anni di assenza per lavoro è entusiasmante.
Un abbraccio
gianni desana

Anonimo ha detto...

Non so se hai già provveduto, ma ti consiglio di mettere il post sulla pagina di Baleta, su FB: non essere egoista, ragazzo, condividi, condividi...
Per il resto, sentitamente ringrazio.
Dottordivago
P.S. Ehm... affabulatore, cioè... non è una parolaccia, no?
Posso star tranquillo, vero?

enrico ha detto...

@zia , benvenuto di cuore tra i miei lettori, ma definire le poche righe, commosse sì, ma niente di più, una sintesi del baletismo mi sembra troppo. Dai un'occhiata al Panda deve morire (da cui ho fregato la foto spero col consenso di Dottordivago) se vuoi leggere cose più esaustive sull'argomento
@Dottordivago , bramo condividere ma non voglio esser invadente con le mie elucubrazioni. E non stare mai troppo tranquillo. Vigile, vigile.

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