lunedì 27 gennaio 2014

Il Tai Ji e la respirazione

Abbiamo visto come il Tai Ji, i suoi esercizi preliminari di riscaldamento o di distensione, lo studio delle tecniche ed infine lo sviluppo delle diverse forme, sono sempre molto lontani dall’approccio comune agli sport ed agli esercizi salutistici delle ginnastiche Occidentali, tesi generalmente a forzare posture, muscolatura e legamenti del corpo, nell’intenzione di spingersi sempre un poco al di là della propria possibilità, nel tentativo di raggiungere e superare se possibile il proprio limite. Questo approccio, molto comune nelle nostre palestre dove, attraverso stretching e macchine varie, si tende sempre ad esagerare un poco la nostra prestazione, forzando ogni parte del nostro corpo e che vorrebbe avere come fine il desiderio di migliorare le proprie capacità fisiche è, secondo la filosofia del Tai Ji e del Qi Gong una fonte di stress che danneggia l’equilibrio psicofisico finale dell’individuo, quando non, in alcuni casi, diventa fonte di usura e traumatismi inutili o peggio dannosi al corpo stesso. Questo fatto è ben noto ai praticanti di ogni sport che voglia essere fatto a livelli agonistici, dove gli allenamenti sono spinti al massimo. Nella pratica del Tai Ji, invece, si deve seguire un concetto completamente diverso. Ogni movimento che si studia e l’esecuzione delle diverse forme, non devono mai andare oltre i limiti che impone il proprio stato fisico, anche in rapporto all’età. L’esecuzione ad esempio di un calcio non è “giusta” solo se la gamba viene alzata fino ad una determinata altezza, ma lo è per il modo e l’atteggiamento con cui questo viene eseguito. 

Così un ottantenne può alzare una gamba solo di pochi centimetri, mentre al contrario  un giovane atleta la solleverà fino all’altezza del capo e oltre. In entrambi i casi la tecnica può essere stata eseguita alla perfezione o meno. Quello su cui deve essere portata l’attenzione non è il modo, ma il come i movimenti vengono eseguiti. E’ fondamentale soprattutto la circolarità dei movimenti ed il loro fluire; tutti devono partire da un impulso che nasce all’interno del corpo e dalla loro coordinazione con la respirazione. La respirazione profonda, diaframmatica, anche se leggera e non forzata è la chiave dell’esercizio, il suo “valore interno” (Nei King).  Ogni qualvolta le braccia od il corpo si protendono in avanti si attuerà una fase espiratoria. Al contrario si avrà inspirazione nei movimenti in cui il corpo e le braccia si ritirano all’indietro. Difficilmente il neofita potrà dedicarsi a questo aspetto se non superficialmente all’inizio dello studio, tutto preso come ovvio, dalla necessità di imparare le singole tecniche e di memorizzare la sequenza della forma, ma quando sarà padrone della fase mnemonica, dovrà dedicarsi decisamente ad eseguirla con la corretta respirazione. Diversamente il suo, rimarrà un semplice esercizio fisico fine a se stesso e privo di tutti i benefici accessori di equilibrio psicofisico  che il Tai Ji promette ai suoi praticanti, fino a quel momento non avrà seguito altro che una qualunque forma di banale ginnastica. La respirazione, in particolare nello stile Yang, deve avere un suo ritmo fisso, proprio di ogni individuo, deve accoppiarsi ad ogni tecnica, la quale necessiterà di uno o due cicli respiratori. 

Deve essere allo stesso tempo descrivibile e senza forma, concentrata e raccolta, circolare ed elastica. Quando l’esecuzione è corretta, ad una apparenza fisica di estrema morbidezza, deve accoppiarsi la sensazione interna della durezza dell’acciaio. Tutto questo deve produrre, al termine dell’esercizio, una sensazione di riposo e tranquillità fisica e mentale come se ogni cellula del nostro corpo avesse acquistato nuova energia. La mente è armonica e lo spirito sollevato; ci si sentirà gioiosi e con un senso di tranquillità e di forza serena dentro di noi. L’esercizio eseguito con costanza ed in modo corretto, non stanca e quando termina, non ci si deve sentire sudati o provati.  Ecco perché una pratica costante può aumentare la nostra attenzione e la nostra efficienza nella vita e nelle attività quotidiane. Questo sistema di respirazione era ampiamente studiato ed applicato sia dal taotismo che dal buddhismo nelle meditazioni e anche a fini salutistici, richiedendo lo sviluppo di una sorta di energia interna, forse quella che noi occidentali avvertiamo quando ci sentiamo particolarmente tonici. Nessuna meraviglia, quindi, se l’applicazione costante di questo modello respiratorio nell’esercizio del Tai Ji, che se praticato correttamente può arrivare ad un volontario rallentamento del battito cardiaco e del metabolismo generale, con positive ricadute sul benessere psicofisico, si possa considerare come uno dei metodi più efficaci di allenamento, abbracciando allo stesso tempo i principi della moderna psicologia, fisiologia, igiene mentale assieme alle diverse dinamiche salutistiche.

Refoli spiranti da: Fundamental of Tai Ji Quan - Wen Shan Huang - Hong Kong -1973

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3 commenti:

Luisa ha detto...

Bravo!

tentare, nuoce ha detto...

Quest'ammucchiata di lupi follemente agonizzanti nell'agone che calpesta i minori volentieri mi fa dire ciò che mio padre mi diceva giovane e a lui suo padre e ancora il padre di mio padre a lui: se lo sport a prevalere è la salute, io preferisco la tubercolosi

Bianca Botes ha detto...

Trovo speciale iltuo blog!
Cari saluti Bianca

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