sabato 4 gennaio 2014

Una notte al pronto soccorso

L'animo umano e le sue diverse reazioni sono imprevedibili, forse casuali. Le producono sicuramente le diverse formazioni, le culture, le situazioni. Anche i luoghi con le loro particolari valenze le muovono attutendole od esasperandone gli effetti. Alcuni forse, date le loro implicazioni estreme, più di altri. Il pronto soccorso è un luogo estremo, per la sua natura ovviamente, dove arrivi sempre in condizioni di emergenza e l'emergenza sconvolge, stordisce, esaspera, estremizza ogni atto ed ogni reazione. Inoltre a causa di molti motivi, le condizioni in cui ci si trova improvvisamente a muoversi, agire, subire, sono da anni sempre più, se possibile peggiorate. Ci arrivi dopo le dieci di sera e la tua agitazione, che ti fa ritenere il "tuo" caso il più importante, anzi l'unico che deve avere la precedenza su tutto. E intorno a te, invece, tutti casi importanti, tutti con pretesa di essere unici e prevalenti. C'è confusione, molti che si affastellano davanti all'ufficietto per chiedere udienza, e l'umanità varia sparsa qua e là, chi sanguina, chi si tiene un braccio, chi si avvicina zoppicando, chi muto su una sedia tiene la testa bassa e basta. Dentro, la confusione è ancora più grande, barelle dappertutto, gente che si lamenta, qualcuno grida, qualcun altro chiede di essere ascoltato. In mezzo un numero assolutamente esiguo di figure, salta da una barella all'altra, calma, seda, dà disposizioni, convince, indirizza. 

Ogni tanto si chiama un nome, una barella con qualcuno dietro trafelato che la segue dietro una porta che si apre. Di fianco una donna enorme si lamenta tenendosi un ginocchio. Una ragazza è distesa con un collare che le immobilizza il collo e chiede sottovoce come fare per la pipì che scappa. Su una carrozzella una signora sta muta con lo sguardo rivolto verso l'alto, a tratti scossa da uno spasmo nervoso che la fa sobbalzare. Un'altra ragazza giace riversa mentre chi la accompagna le accarezza i capelli dicendole di stare tranquilla. Anche il tuo caso entra nella routine, i dati, i sintomi, quello che è avvenuto; il giovane medico chiamato continuamente da tutte le parti che deve seguire tre cose contemporaneamente. Vedi nei suoi occhi la fatica, l'ansia di non sbagliare per la troppa fretta, per distrazione, per confusione in una continua necessità di scelte ed esclusioni da prendere in pochi secondi. Decidere, subito, qualche volta fare imboccare una porta che ti dà la vita oppure la morte. Intanto, prelievi, controlli e poi lastre, TAC, eco e tutti quegli strumenti che l'odiata scienza, quella vera, non quella dei ciarlatani, ti porge per capire meglio, per aiutare la decisione. Intanto passano le ore. Dopo la mezzanotte, l'una, invece di calmarsi la ressa, se possibile aumenta. 

Un sordomuto forse ubriaco, grida, tentano di capirlo, anche a lui la sua barella, dalla quale di tanto in tanto si fa sentire, cerca invano di far chiamare numeri di telefono a cui non risponde nessuno. Nei tanti separé dove vengono parcheggiate le barelle tra un trattamento e una visita, qualcuno ormai dorme, chi accompagna si rivoltola sulla sedia con gli occhi assonnati. Un anziana sola, ad intervalli regolari grida con voce roca "infermiere!". Le disgraziate che corrono come trottole le prime volte le danno retta, poi verificato che chiede solo il conforto di una compagnia passano ad altro, così il resto delle ore rimane scandito da quel richiamo, lungo straziante, un lamento senza risposta. Di tanto in tanto una delle infermiere si ferma un attimo appoggiata al bancone quasi per prendere fiato, si passa una mano sulla fronte, poi ad un'ennesima richiesta di aiuto, ti fa un sorriso e corre via. Le due, le tre, nell'aria c'è un odore di sudaticcio, fa caldo, quando arriva una nuova ambulanza col suo carico di carne martoriata le grandi porte si aprono e fanno entrare il freddo della notte. Anche i barellieri hanno fretta, scaricano il pacco e l'accompagnatore e poi corrono via verso un'altra chiamata. Arriva su una carrozzina una maghrebina, le mani appoggiate sul grande ventre teso. 

Il marito, giovane e preoccupatissimo la spinge cercando di qua e di là la direzione giusta. Davanti alla sua agitazione, lei invece ha uno sguardo calmo, quasi placido con gli occhi che sorridono di chi sa come andranno le cose. Le quattro, le cinque, ancora esami poi il medico chiama, tranquillizza, chiarisce, parla col reparto dove sarai ricevuto, perché dopo aver valutato, capito e deciso, deve anche preoccuparsi di cercare un posto, un letto, che sono sempre meno e sempre più occupati. Sono quasi le sei, la gente è un po' diminuita, quasi tutti sistemati o rimandati a casa. Mentre scrive il referto, si gratta un po' la barba rossiccia e si passa la mano sulla fronte sudata sospirando. Ti viene d'istinto domandargli: "Ma come fate a resistere?". Sorride amaro: "Siamo nelle condizioni delle bestie" e corre via dietro altre grida imperiose, pretese di attenzione, di sono ore che aspetto, manca solo il lei non sa chi sono io. Vai al reparto ancora immerso nel sonno e qui un altro medico prende in carico, sistema, controlla, valuta il da farsi per l'indomani che è già oggi. I corridoi qui sono deserti e silenziosi, solo battuti dalla corsa di qualche infermiera che scompare dietro la porta da cui suona un campanello segnalato da una luce rossa intermittente. Su una sedia, solo un signore ben vestito, che deve assistere un congiunto, ma che non volendo perdere tempo prezioso, impiega queste ore smanettando convulsamente su un piccolo laptop bianco con la mela morsicata. 

Socializzando come capita di solito in questi frangenti tra occasionali compagni di sventura, gli fai notare come in fondo sia bello vivere in un mondo dove tutto questo meccanismo che si prende cura della vita e della salute della gente, sicuramente costosissimo per poter essere efficiente ed efficace, ti venga erogato gratuitamente. Certo si pagano le tasse e forse troppe per questo, però sarebbe bello che tutti avesse una qualche esperienza di altri paesi, dove prima di varcare il cancello e accedere al medico, ti viene fatta strisciare la carta di credito nell'apposita fessura per controllare prima che ti metta le mani addosso dove arriva la tua copertura e di conseguenza decidere quali servizi erogarti. Forse se a fronte di questi servizi, a chi può, fossero fatti pagare una cinquantina di euro, magari si potrebbe avere un paio di medici in più a darti retta. Devi aver toccato un tasto dolente, perché il gentile signore, molla il computer e inviperito parte con una filippica classica, ma figuriamoci con quello che pago già, se avessi una assicurazione privata mi darebbero servizi tre volte migliori e so ben io dove sono gli sprechi e dove andrebbero fatti i tagli e a chi e così via. Ti ritiri in silenzio e velocemente dopo aver appurato che il tuo caso è al sicuro, esci quatto nella notte. L'alba sta per arrivare, ma il freddo è ancora intenso e continua a piovigginare.


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5 commenti:

Diego ha detto...

Vabbè, quale la diagnosi e chi il paziente.

tentare, nuoce ha detto...

Mosche cocchiere ovunque

Enrico Bo ha detto...

@tent - e parlano parlano...

Anonimo ha detto...

hai ragione Enrico, la "gente" non ha idea del tipo e del livello di assistenza che riceve "gratis" dal servizio sanitario nazionale italiano. Purtroppo sta finendo, giorno dopo giorno, sempre un po' di meno.

antonio

Enrico Bo ha detto...

@Anton- Eppure sentissi che lamentele, vedremo quando a poco a poco tutto questo sarà levato, cosa succederà!

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 104 (a seconda dei calcoli) su 250!