venerdì 10 gennaio 2014

Tián

Eccomi qua a sfogliare libri e guide, a smanettare sui siti per trovare indicazioni, consigli utili anche per cogliere immagini e prepararmi a quello che devo cercare, ciò che voglio tentare di capire. Le immagini più frequenti di quella parte di mondo, sono quelle della campagna. Una serie infinita di piccoli appezzamenti, delimitati da confini precisi, arginelli di terra che segnano il limite e trattengono le acque, dalla pianura alla montagna dove, come in tante parti del mondo, la fatica di secoli di lavoro ha terrazzato montagne per trasformare le discese e le scarpate in piani orizzontali, al servizio della vita dell'uomo. Un altra costrizione della natura alla nostra esistenza. L'ennesima dimostrazione di come l'agricoltura non abbia nulla di naturale, ma ontologicamente si ponga come una distorsione, un contrasto agli eventi del tempo, del clima, delle stagioni a favore di chi la esercita e a cui la natura stessa, appena mollato un attimo il controllo, si rivolta con impeto distruttivo. E forse proprio le risaie saranno il denominatore comune di questo viaggio, già segnato simbolicamente dalla partenza, quando il solito pullman, mi farà percorrere la piana del Vercellese verso la Malpensa, tagliando di traverso le infinite larghissime camere delle risaie già coperte da un velo protettivo di acqua.  La lingua cinese, che ha influenzato fortemente quella vietnamita (almeno un terzo delle parole di questa lingua sono di origine mandarina), ha un pittogramma molto simbolico per indicare la risaia, l'appezzamento di terreno. 田 - tián, infatti è un reticolo stilizzato di come appaiono le risaie viste dall'alto. 

A rigore il termine esatto per risaia sarebbe 水田 - shuǐ tián, appunto l'appezzamento con l'acqua, ma per i cinesi il riso è elemento predominante e fondamentale della vita, quindi per estensione, anche il solo carattere di cui parliamo oggi, la identifica. Questo segno è molto usato negli ideogrammi più complessi, proprio per la valenza fondamentale che ha la terra, il suo lavoro e il suo possesso in quella società. Possedere dei campi era la differenza chiara tra ricco e povero, tra uomini e schiavi, a volte, in un mondo difficile traversato dalle carestie, il confine tra la vita e la morte. Come avevamo già visto, unito al carattere di Forza: 男 - nán, dà Maschio, colui che usa la propria forza nei campi, anche se poi questa idea è frutto della ipocrisia maschile, in quanto come si sa, il lavoro duro nelle risaie se lo sono sempre sobbarcato le donne. Un altro ideogramma emblematico è quello che si ottiene mettendo il segno di Risaia sopra quello di Cuore. Si ottiene l'usatissimo verbo 思 - sī - Pensare, Riflettere, Ponderare. Questo perché per il contadino, la risaia è il chiodo fisso, il principale oggetto dei suoi pensieri e il suo andamento è alla base di ogni decisione da prendere. Certo il punto di discrimine tra poveri e ricchi è sempre stato lo stesso, da una parte chi possedeva le risaie e se ne aveva molte se le faceva lavorare da chi era povero, che si sobbarcava la fatica di produrre e anche di allevare quegli animali destinati alla mensa più abbiente. Così il bracciante curava il pollaio del padrone, faceva crescere le galline per il desco del ricco e a lui non rimaneva, se voleva mangiare carne che ricorrere alle: 田地 - tián jī - le galline di risaia, che poi non sono niente altro che le Rane.


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3 commenti:

tentare, nuoce ha detto...

T'invidio così tanto queste fughe d'un parere diverso

ferox ha detto...

Preferisco le galline di Panorama, ben cotte e allo spiedo. E mentre mangio, ridendo e scherzando, mi faccio una bella...risaia
FEROX

Enrico Bo ha detto...

@Tent - forse inutile sfoggio appoggio di alloggio in-evitabile possibile forse plausibile voglia di parlare senza fare.

@Ferox - so che non ti riferisci alle giornaliste della rivista omonima, comunque ridi ridi che il lunedì t'aspetta.

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