martedì 30 settembre 2014

Mozambico 6: Lichinga

Lichinga - per la strada

 
Davanti alla banca
Per il volo che va a Lichinga bisogna alzarsi alle 4. Tutti sanno e pontificano ampiamente su qual è l'andamento dei voli interni africani, galline e canna da zucchero, non si sa bene quando si parte e ancor meno quando si arriva. Naturalmente nella realtà niente di tutto questo, perché come sempre, il pregiudizio è duro a morire. A quell'ora l'aeroporto, nuovissimo tra l'altro (sarà stato fatto di certo dai cinesi), è ancora tutto spento e le operazioni partono regolarmente e ordinatamente un'oretta prima del volo, come è logico, che parte e ovviamente arriva con puntualità svizzera. Invece di stuoli di pittoreschi abitanti della foresta, l'aereo, pieno zeppo, non un posto libero, cosa che giustifica i prezzi d'affezione che fanno sì che un volo interno costi quasi come arrivare in Europa,  c'è una schiera di manager, incravattati, nerissimi certamente, ma dotati di iPad, e Samsung ultimo modello, qualche giovane con cuffie stero alle orecchie e signore con tacchi da vertigine e borse griffate. La middle class avanza. Forse solo i galoppini della politica che stanno correndo per il paese ventre a terra per la campagna elettorale, si ricoprono di pannucci più popolari, magliette con la foto del leader e colori sociali, forse per mostrarsi più vicini all'elettore delle campagne. L'aereo fa scalo a Nampula, un altro importante centro del nord e la discesa in quota sull'acrocoro punteggiato di piccole montagnole di roccia che sbucano dall'altipiano, è davvero scenografica. L'infinita distesa di alberi e cespugli che nella stagione secca assumono il colore della terra circostante, quell'ocra venata di rosso e viola, che la polvere costantemente sollevata dal vento ha dato all'ambiente, adagiandosi come una cipria sottile su ogni cosa, un belletto involontario che che impastato al sudore ti ritrovi addosso ogni sera quando, tu che puoi, cercherai di togliertela di dosso con una doccia salvifica. 

Street market
L'aeroporto di Lichinga è poco più di una stazioncina di paese, due cameroni stipati all'inverosimile di gente che scende e cerca di recuperare le sue masserizie e che si incrocia con quelli che invece aspettano di salire sull'aereo autobus che fa la spola avanti e indietro dalla capitale. Non è facilissimo farsi strada per guadagnare l'uscita, una cicciona inverosimile, bardata con un camicione che pare fatto con la bandiera arcobaleno della pace, sotto il quale spuntano due fuseau fucsia fosforescenti ed attilatissimi che pare stiano per esplodere, occupa quasi tutto lo spazio della porta, ma alla fine con calma usciamo a riveder le stelle. Chi ci viene a prendere arriva in leggero ritardo lasciandoci l'opportunità di godere del viale di jacarande blu che stanno fiorendo, lungo il viale che porta in città. Questo azzurro lavanda che ricopre i rami come una spolverata di fiocchi di neve, è un altro dei colori chiave di questa parte di Africa e contrasta col rosso della terra come un abbinamento studiato da un grande stilista. E' stato un problema trovare una macchina, sono tutti impegnati nella campagna e le auto in affitto vanno a ruba, ogni attivista deve girare vorticosamente di villaggio in villaggio a parlare con la gente. Questo almeno fino al 15 ottobre, data delle elezioni. L'auto dell'associazione a cui ci siamo appoggiati purtroppo "està cansada", eufemismo non troppo velato per definirla definitivamente fuori uso. Lichinga è una cittadina di capanne e baracche con una serie di quartieri periferici che si va ingrandendo bulimicamente, man mano che la gente si inurba attratta dalle opzioni che dà la città, con un minuscolo centro con qualche bassa costruzione in cemento, cadenti per la maggior parte, quelle che risalgono all'epoca coloniale e alla fase immediatamente successiva e pochi edifici nuovi di banche e compagnie telefoniche. 

La jacaranda
Nella piazza centrale una chiesa bianca che alla domenica mattina richiama una variopinta folla di fedeli, dall'altra parte una casa di una delle tante sette paracristiane che stanno invadendo il terzo mondo per rastrellare denaro (sono sempre i più poveri quelli che rendono di più, ricordiamocelo), un po' cinema, un po' discoteca, un po' sala riunioni, poco lontano una piccola moschea. La città è tutta qua, con un unico albergo, che anche lui pratica prezzi d'affezione. Qualche decina di migliaia di abitanti che il conteggio vago dei sobborghi in espansione continua, porta attorno ai 200.000 o più. I numeri precisi non li sa nessuno, anche perché variano tutti i giorni. Un bel problema per il responsabile dell'acquedotto comunale, che capta l'acqua da un vicino laghetto artificiale, calcolato per una comunità 5 o 6 volte più piccola, che si affanna a trovare il modo di gestire le ore in cui fornire un po' di acqua pulita, razionandola in tempi sempre più ristretti soprattutto nel periodo secco, almeno nei quartieri centrali serviti da una rete vecchiotta e piena di perdite. L'acqua è il problema dell'Africa. Più grande e gravoso delle guerre, delle malattie, della corruzione e della fame. Anche dove c'è, l'acqua è di difficile accesso, è lontana e si deteriora in fretta. L'emblema di questo continente è una donna che cammina lungo un sentiero con una grande tanica d'acqua sulla testa; è questo il compito principale che assilla il genere femminile al di fuori dei centri delle città. La qualità di quest'acqua poi,  è una delle cause principali di tutti i problemi sanitari e della mortalità infantile del continente. Un pozzo sano al centro di un villaggio, può cambiare completamente la vita di una comunità, evitando anche che tenda a spopolarsi per andare ad ingrossare qualche periferia. E' anche per questo che siamo venuti qua, a portare una nostra gocciolina d'acqua in questo grande mare vuoto da riempire.

Il serbatoio dell'acquadotto

SURVIVAL KIT

A Lichinga c'è un solo albergo "occidentale". Il Girassol, che fa parte di una catena presente in molte città mozambicane. Costruzione vecchio stile, appena rinfrescata una decina di anni fa, con camere enormi (oltre i 50 m2) tanto da sembrare quasi vuote. Il tutto un po' approssimativo, ma prendere o lasciare, non ci sono alternative. In realtà sarebbe assolutamente accettabile (sono stato in situazioni di gran lunga peggiori) se non fosse che la sua situazione di monopolio non gli permettesse di praticare prezzi assolutamente esagerati (sui 100 $ a notte). Parlando col direttore si riesce ad ottenere una password per il wifi nella hall. Fornisce la navetta gratuita per l'aeroporto. Il ristorante dell'albergo è il migliore della città, pur molto caro date le condizioni (attorno ai 20€).

In giro per la città c'è, è vero qualche specie di guest house, che pretende oltre 50 $ per sistemazioni piuttosto basiche. Vedete voi.

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