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venerdì 15 luglio 2022

Douce France 7 - Saint Emilion


La cantina di Chateau Jouvente - Foto T. Sofi

Passeggiando nella cittadina di Saint Emilion, ma soprattutto visitando la parte più centrale, quella che racchiude incastonata tra le case, la straordinaria chiesa sotterranea, ti par di ritornare indietro di tredici secoli, quando il monaco eremita capitò da queste parti e oltre agli ordinari miracoli che si fanno in questi casi, provvide ad evangelizzare il contado, chissà se attrattovi da questa possibilità, per un aspirante santo, in fondo cosa di meglio che far convertire un bel po' di miscredenti, o forse anche dall'ottimo vino che comunque si produceva già da tempo in queste magnifiche terre, splendidamente vocate alla bisogna grazie ad un terreno calcareo dalle mille vene diverse che sanno conferire alla produzione le tante sfaccettature che lo hanno reso famoso nel mondo, non per nulla nel '99 proprio questo paese ha ottenuto la classificazione a patrimonio Unesco, grazie al paesaggio culturale del suo vigneto. Sia come sia, il buon monaco si piazzò in una grotta addirittura nell'VIII secolo, dormendo in un giaciglio scavato nella dura roccia, abbeverandosi alla fonde che sgorgava nel fondo e soprattutto pregando. Voi invece, ottenuta la chiave dall'apposito ufficio potrete visitare l'eremo sotterraneo e procedere poi, attraverso le lunghe catacombe nella sontuosa e gigantesca chiesa sotterranea adiacente che di certo vi stupirà per le dimensioni delle navate, lo spessore superiore al metro dei suoi pilastri e l'altezza delle volte, il tutto completamente ricavato da un lungo e periglioso scavo all'interno di una roccia tufacea di cui potrete ravvisare il faticoso lavoro dai segni lasciati dai costruttori, raschiando e scalpellando le pareti. 

La chiesa è indubbiamente suggestiva anche grazie ad una sapiente illuminazione che ne valorizza le prospettive, gli angoli segreti, accrescendone gli aspetti più misteriosi. All'esterno, che dà proprio sulla centrale piazzetta dominata dalle costruzioni sopra la rocca soprastante, le dimensioni della chiesa non si prevedono e dalla roccia si intravvede solamente qualche parte delle ogive delle volte e nulla fa prevedere della maestosità dell'interno. Salendo le erte che circondano il nucleo centrale, arrivi alla parte superiore del paese da cui puoi dominare all'intorno con un bel colpo d'occhio che ti mostra la torre du Roy del XIII secolo e le case sottostanti raggruppate e unite attraverso archetti di sostegno e passaggi minuscoli. Di qui puoi salire alla bella chiesa parrocchiale poco lontana, godere dei riflessi dorati della splendida pietra del chiostro e l'eleganza delle colonnine che circondano il verde prato interno, ricordando, sempre a titolo culturale, che qui si produce un famosissimo vino Creamant des Cordelliers, che ovviamente non si può chiamare champagne a causa della zona di produzione, ma che non ha nulla da invidiare alle migliori qualità. Dall'altro lato merita anche un'occhiata il Chiostro dei Cordelliers trasformato con una ardita ma gradevole rivisitazione moderna che lo ha mutato in un negozio con bar e location per cerimonie. Insomma un aperitivo magnifico da anteporre o posporre ad una successiva visita di qualche chateau nei dintorni. 

Compito da svolgere per noi nel pomeriggio con la dovuta attenzione, che ci ha condotto a Chateau Jouvente  a Illats poco lontano dal paese. Qui siamo nella Graves, in una piccola azienda, meno di dieci ettari dove si coltivano le uve tipiche della zona, producendo una piccola quantità di bottiglie che viene venduta solo nei migliori ristoranti francesi oppure durante le visite guidate alla cantina. Il vigneto ordinatissimo circonda l'antica casa padronale del XVI secolo, dove all'epoca veniva amministrata la giustizia nel paese. A fianco, l'antica prigione, dove venivano confinati i condannati e che adesso invece ospitano le ordinate file di barriques dove riposano i vini della casa ad i.nvecchiare lentamente affinandosi. Assaggiare vini è sempre un momento gradito di una visita enologica, soprattutto se vengono spiegati con piacevole maestria da addetti appassionati. Sentire profumi nascosti che ti erano sfuggiti, scoprire nel bouquet quei sentori di frutti rossi o di liquirizia, la frutta candita, la piacevolezza del retrogusto che ti mantiene a lungo in bocca il legno di rovere e la pastosità della sorsata. Insomma anche questa parte del programma ha il suo perché che non va sottovalutato. Insomma, alla fine abbiamo potuto gustare dei prodotti validi anche se piuttosto costosi, ma se valutiamo che il Sauternes Chateau Roumieu (magnifico a mio parere) che abbiamo assaggiato, alla fine della fiera, viene raccolto in cinque diversi passaggi che colgono solo gli acini botriticizzzati, ti spiega anche il livello di prezzo, così un sacrificio, se ti va, ogni tanto lo puoi anche fare alla faccia della miseria, che tanto tra un po' non potremo più neanche permetterci un caffè. Dai, carichiamo le bottiglie sul pullman e torniamo verso la città che intanto scende la sera.

La chiesa monolitica

SURVIVAL KIT

Ristorante Amelia Canta - 2, pl. du Marché - Saint Emilion - Posizione ottimale sulla piazza centrale davanti alla chiea sotterranea, occupa gran parte della piazza stessa con tavolini all'aperto. Ovviamente godendo di questa posizione ottimale che lo rende sempre pieno, offre piatti medi a prezzi non esagerati, ma non sfogherete qui il vostro piacere di conoscere il meglio della cucina francese. Noi abbiamo avuto una modesta entrée di caprino e basilico seguito da un filettino di merluzzo e un tortino. 

Chateau Jouvente - Illats - In un paesino a pochi chilometri da Saint Emilion, nella Grève. Ottima visita dei vigneti e delle cantine, con una puntuale ed appassionata spiegazione da parte del cantiniere responsabile. producono solo qualche decina di migliaia di bottiglie e sembrano davvero interessati a mantenere uno standard qualitativo alto. Assaggio di 5 vini, un bianco, tre rossi (tra cui un medaglia d'oro veramente valido) e un Sauternes, molto interessanti, che invitano all'acquisto. 

Saint Emilion


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giovedì 14 luglio 2022

Douce France 6 - Enologia e arte nel Bordolese

Saint Emilion - foto T. Sofi

 Girare con gli amici del Museo di Agricoltura del Piemonte (AMAP) è davvero un piacere. Anche perché non solo i servizi di Easy Nite di Torino e l'efficientissimo Pierluigi Bertotti, scelgono con cura i luoghi di maggiore interesse lungo gli itinerari proposti al fine di farci sfruttare al massimo il viaggio stesso, ma come sempre, la nostra Neopresidente Giagomina Caligaris, ha coinvolto il discreto numero di professori ed esperti presenti nel gruppo, per somministrare diverse pillole di conoscenza, che vengono rilasciate, non omeopaticamente, durante i trasferimenti affinché, come dice il Vate, il nostro gregge titubante e ammalorato dagli anni, beva profondamente ai fonti alpestri (della conoscenza) e a lungo illuda la sua sete in via. Va bene, non voglio farvela tanto lunga, tuttavia vorrei davvero ringraziare quanti hanno arricchito il nostro viaggio raccontandoci, via via, dei problemi religiosi che hanno percorso le terre che abbiamo attraversato, delle razze bovine che popolano la Francia ed dei loro diversi sistemi di allevamento, dell'agricoltura tipica delle regioni che abbiamo visto, nonché dei prodotti tipici, della vocazione viticola dell'area con le specifiche varietà di uve e di vini che si toccheranno con mano nelle diverse visite dirette, della storia che molto ci ha appassionato con le vicende quasi romanzesche di Eleonora di Aquitania e così via. Insomma anche per questo si tratta di viaggi di istruzione e non come potreste (sbagliando) immaginare, pure e semplici gitarelle fuoriporta per godurie enogastronomiche, essendo fuorviati dalle mie tendenze di crapulone impenitente che si lascia qualche volte andare a troppo insistite descrizioni di prodotti locali e che invece andrebbero decantati in punta di forchetta e la bocca a cul di gallina. 

Ben sottolineato tutto, ciò rieccoci sul pullman a percorrere la distesa di vigneti senza fine di questa meravigliosa terra da vino che ci mostra alcune delle provenienze più titolate della Francia. Tanto per darvi una dritta e mostrare che mi sono preparato vi darò anche una indicazione di massima su questo territorio sul quale però ci si dovrebbe soffermare a lungo. Lungi da me voler arrischiare qui una lezioncina su questi vini, che lascerei ai competenti ed agli appassionati, ma solo per darvi una piccola  base di ragionamento per mettere ognuno dei miei venticinque lettori in grado fare il tuttologo della domenica, vi direi quindi solo che la Riva sinistra della Garonna comprende Médoc, Graves, Sauternes a Barsac, La Riva destra Libournais con Saint Emilion e Pomerol  e il cosiddetto Entre-deux-mers si estende nella zona tra Garonna e Dordogna con vini Vini bianchi secchi a base di Semillon, Sauvignon blanc e Mouscadelle. Più specificamente nel Médoc i vini sono rossi a base di Cabernet-Sauvignon, Merlot, Cabernet franc e Malbec. Nelle Graves abbiamo rossi (Cabernet, Sauvignon, Merlot) e bianchi (Semillon e Sauvignon blanc). In Barsac e Sauternes a sud, troviamo invece il famoso e caratteristico vino ambrato e dolce prodotto dalla raccolta differenziata, fino a cinque successive, degli acini attaccati dalla Botrytis cinerea, che daranno al prodotto finale quel sapore inconfondibile e straordinario che li reni rende impagabili in accompagnamento ai formaggi erborinati e ovviamente al famigerato foie gras, ma anche come semplice inarrivabile meditazione. Infine il Libournais con i suoi famosi rossi a base di Merlot e Cabernet Franc a cui cercheremo di avvicinarci più direttamente. 

Per un approfondimento maggiore vi lascerei a questo bel sito di Cento bicchieri che sviscera bene il problema. Bisogna dire che qui siamo nell'empireo del vino ed il solo sentire questi nomi evoca negli amatori fremiti di piacere e stimoli irrefrenabili alle papille ed ai terminali nervosi di nasi e palati. Intanto noi, sempre a puro scopo di studio ed istruzione, dopo aver lasciato la bella Bordeaux, ma ci torneremo questa sera per una visita serotina, ci dirigiamo spron battuto verso il paese di Saint Emilion, un nome che rimarrà impresso a lungo nel cuore anche di chi non lo conosceva prima. Il paesino, innanzitutto è davvero molto bello, con un aspetto medioevale perfettamente curato, in cui, dai vari punti sopraelevati di osservazione panoramica, puoi apprezzare viste magnifiche e la cura con cui case e palazzi, edifici religiosi e parti di cinte murarie sono stati ben conservati. Puoi giratelo davvero tutto a piedi con grande calma, passando per i vari punti di interesse, sia che tu voglia godere solamente di questa antica architettura, delle volte e dei muraglioni di pietra dorata che si innalzano lungo le strette vie del paese, sia che tu sia già pago dell'osservare le decine di negozi e spacci dove il titolato vino della zona trova il suo massimo momento di riconoscimento e di esaltazione. Elenchi di annate memorabili, esposizioni di bottiglie dai nomi titolati e prezzi, che per le provenienze più umili recitano comunque diverse decine di euro, fino a gemme di prestigio che arrivano a superare i 5000 al pezzo, non so se mi spiego. Insomma, non per tutte le tasche, ma indubbiamente capite subito che qui siamo in una delle capitali del vino del mondo. Dunque per raccontare il paese e lo Chateau a cui abbiamo avuto accesso, meglio rimandare alla prossima puntata, che tanto c'è ancora da dire.


Vigneti di Saint Emilion


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