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sabato 6 agosto 2016

Trebbiatura in Anatolia

Trebbiatura tradizionale - Anatolia - agosto 1980


L'altopiano anatolico bruciava in quella lontana estate. Un sole a picco feroce batteva sulle teste scoperte senza filtri di nubi, in un'atmosfera secca e spietata. Le messi di una campagna fertile anche se condizionata da quel calore insopportabile e dalla mancanza d'acqua, erano state tutte raccolte e giacevano in grandi mucchi ai bordi dei campi. I covoni portati sulle aie piatte, aspettavano la loro sorte consueta. Sparsi e divisi, a terra, mentre s'apprestava la coppia di cavalli nervosi per il lavoro che li aspettava, a cui veniva legata una sorta di slitta su cui saliva una donna leggera e sottile come i pioppi che lontani tremavano al vento. Poi la ragazza dava uno strattone alle redini e cominciava il viaggio in tondo senza fine, a schiacchiare spighe, a dividere paglie dai grani, a sminuzzar le piante ormai secche ed infragilite dai raggi del sole. 

Di tanto in tanto ,se la coppia impigrita o troppo accalorata, mostrava di calar d'impeto e moderava il passo, uno schiocco di frusta quasi ad accarezzar le groppe, ma senza violenza, più il suono che altro, a mostrar l'intenzione ed a ricordare chi guidava le danze. Fatma, la ragazza, girava, girava e chissà la sua testa a quali pensieri correva intorno. Forse a quegli stessi cerchi che i giovani del villaggio facevano ballando la sera intorno al fuoco, tenedosi per le spalle fino a completare il cerchio. Forse ce n'era uno dai baffi neri e corti che le muoveva il sangue anche solo a pensarlo, quando, forte e diritto, saliva d'un balzo sul suo cavallo morello, per scendere verso la città, nei giorni di mercato. Nell'aria solo l'afa pesante ed un frinir di cicale così forte da stordire. 

Niente altro in quel paese così calmo e tranquillo, lontano da città e mare e tempi in cui si parlasse di guerre, di religioni, di fughe. Tuttalpiù erano arrivate anche lì notizie di un'Italia, paese lontano, in cui bombe esplodevano sui treni con decine e decine di morti e si pensava a che paese strano e pericoloso fosse quello in cui potevano accadere cose del genere. Lì invece c'era solo la tranquilla serenità del lavoro dei campi, la mietitura e la festa alla fine quando il frumento si raccoglieva nei sacchi, prima di essere stivato per l'inverno. E poi magari, quel giovane dai baffi corti che cavalcava così bene, l'avrebbe chiesta in sposa. Fatma diede un'altro piccolo schiocco di frusta, accompagnato daun lieve grido sottile ed allegro. I cavalli capirono subito e ripresero il passo più rapido.



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