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lunedì 22 dicembre 2008

Ān

Chissà se è poi così vero che l'aggressività della specie umana sta tutta nella sua componente maschile? Questo è, quanto meno quello che si dice e la maggior parte dei fatti della storia lo conferma. Non c'è avvenimento tragico ed efferato del cammino umano che non ci racconti di impettiti uomini in divisa o di biechi personaggi acquattati nei loro palazzi a programmare stragi e violenze di ogni genere. Anche l'uomo singolo, il maschio, quando è solo, è quasi sempre aggressivo o comunque inquieto e si muove apparentemente senza senso alla ricerca di equilibrio o di un senso di completezza. La lingua cinese fa proprio questo concetto e lo definisce con il carattere Ān che significa: pace, serenità, quiete e come forma verbale: tranquillizzarsi, calmarsi. L'ideogramma è costituito dal segno di Tetto, sotto il quale vi è il segno che ormai vi è ben noto di Donna. Quindi: quando nella casa di un uomo c'è una donna, questo si calma, la smette di correre di qua e di là, diventa meno aggressivo; la sua serenità particolare si generalizza nella pace della comunità (a cui evidentemente non vengono più insidiate altre femmine). Questa attribuzione al genere femminile della responsabilità della serenità universale, forse è sopravvalutato, ma qualche cosa di vero ci dovrà pur essere, se nella progressiva maschilizzazione che il nostro modello di sviluppo attribuisce alle donne, questo lato diventa sempre più sfumato o per lo meno più trasversale. Attendo inferocite contestazioni a conferma di questo assunto.

martedì 16 dicembre 2008

Nán


Il carattere Nán, illustra in modo specifico quanto la scrittura cinese sia basata dall'osservazione della vita dei campi in una società che fino a pochi anni fa era esclusivamente agricola. E' costituito, come molti altri, da due ideogrammi sovrapposti, quello superiore mostra una risaia vista a vol d'uccello dall'alto, visione che certamente riempie il ricordo di chi ha goduto dei paesaggi del sud della Cina, con le colline trasformate dalla fatica umana in sterminate distese di minuscoli quadretti argentei dove il riso cresce, un pallido verde oro intriso di sudore. Quello inferiore, appunto la forza o la fatica rappresentata secondo alcuni dalla stilizzazione del tendine che attaccato all'articolazione tende il muscolo o, secondo altri, una vanga bidente, strumento proprio della maledizione del contadino, curvo a configgere nel terreno l'arma che nutrirà la sua famiglia. Uniti significano "maschio", proprio chi, con la sua forza fisica, trae dal campo i suoi frutti. Non mi vorrei soffermare molto sul particolare che, nella realtà, chi tirava l'aratro nei campi (l'uso degli animali come forza di lavoro agricolo, è sempre stato secondario in Cina) erano le donne, mentre l'uomo guidava l'aratro, ma si sa che qualcuno deve pur assumersi il diritto-dovere di dirigere, se no va tutto a catafascio! Il carattere Nan è quindi contrapposto a Nu (donna) che abbiamo già visto, e consiglierei a tutti coloro che pensano di visitare la Cina di impararli bene, in quanto, se si troveranno al di fuori dei grandi alberghi, nella necessità di accedere ad una toilette (厕所- cè suó , facile , basta ricordare "cesso") troveranno questi due simboli fuori delle porte. E' meglio non sbagliare la scelta, evitando così di creare disagio, in quanto i bagni cinesi all'interno di queste porte, sono comuni e senza divisori, per così dire, la si fa in compagnia.
Per aiutarvi a ricordare la pronuncia, vi segnalo uno scioglilingua di saggezza cinese che recita:
Nan de bu wei, nu de bu ai
che significa :
Uomo non cattivo, Donna non ama.

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