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martedì 15 ottobre 2013

International Kendo Trophy City of Alessandria 2013.

Alessandria - Coppa internazionale di Kendo 2013 - Finali
Il kendo (la via della spada) è una attività (o se volete chiamarla in altro modo, sport, via spirituale) di straordinaria bellezza. Poche sono le cose che accomunano esercizio fisico, concentrazione mentale, ricerca di un benessere ed equilibrio come questa. La fatica la senti subito, appena entri in un palazzetto o in una palestra dove si stanno svolgendo gare o anche una semplice seduta di allenamento. E' un odore di sudore sano che certifica le energie spese, che vivifica la vitalità interna degli atleti, dei praticanti e degli amatori. Poi è uno sport dove non girano neanche un soldino bucato, ogni atleta si paga di tasca sua la trasferta e questo contribuisce notevolmente a mantenerne la correttezza e la serenità. Eppure c'erano ragazzi che venivano dalla Sicilia, da Roma, e da tutta Europa. Dà sfogo all'aggressività insita nell'uomo (e nella donna naturalmente) verso un avversario senza nome, coperto, quasi nascosto, che rappresenta in fondo l'archetipo delle forze del male, ciò che va vinto anche moralmente. Lo scopo finale del kendo è insegnarti a vincere le tue paure e la parte oscura che è dentro di te, attraverso la perfezione del movimento, dell'attitudine e della precisione. Se vi capita andate a vedere qualche gara di kendo. Troverete le gradinate vuote, non ci vanno nemmeno le fidanzate degli atleti a vederle, credo che sia un unicum tra gli sport, ma forse vi farete convincere da queste figure scure che davanti alle decisioni dell'arbitro, chinano il capo con rispetto, che ogni volta che subiscono una sconfitta, riconoscono il valore e la superiorità dell'avversario. 

Lo scorso weekend, qui da noi, si è svolta la 10° edizione dell'International , una occasione unica per vedere i migliori atleti d'Europa in una competizione davvero di altissimo livello. Alessandria è una città che ha dato e continua a dare moltissimo al kendo italiano, con un gran numero di campioni italiani e che continua a fornire diversi atleti alla nazionale, tanto per dire, che mica siamo solo dei mangianebbia rancorosi e falliti, qui tra Tanaro e Bormida. Due giorni di gare con oltre 200 atleti provenienti dalle più importanti palestre d'Italia e con squadre di Francia, Spagna, Inghilterra, Svizzera, Belgio, Ungheria, Polonia, comprendenti anche come sempre molti giapponesi e per la prima volta, due squadre di una Università coreana, con il fortissimo capitano Jin che ha vinto anche l'individuale di sabato, e che, come previsto, hanno fatto il vuoto, mostrando un kendo di una levatura assolutamente superiore. Come previsto si sono presi i primi due posti nella gara a squadre lasciando il terzo alla squadra di Parigi e al Kendo Club di Messina del fortissimo Giuseppe Giannetto, campione europeo 2013 ad aprile. Gli alessandrini, con il campione italiano Mandia, quest'anno  si sono fermati ai quarti. Medaglia d'oro nella gara femminile, Serena Ricciuti del Kendo CUS Verona. Un kendo comunque di levatura mondiale, come si è visto solo lo scorso anno al XV Campionato del mondo di Novara. Credo che gli spettatori me compreso, non superassero le dita di una mano, per fortuna le gradinate erano occupate dagli atleti stessi. 


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Yi Quan

lunedì 28 maggio 2012

XV World Kendo Championship - Novara - Italy!


La nostra squadra nazionale .

Un altro Men
 Cose che capitano una volta nella vita. I mondiali di Kendo in Italia. Certo molti tra i miei lettori non sanno neppure di che cosa si tratta, ma , tanto per informarvi, questa arte (o sport, dipende da che punto di vista lo si guarda) che anche io ho praticato per una decina di anni (con risultati molto modesti, invero, se  pur in linea con la mia filosofia tuttologica), vede l’Italia tra le nazioni più forti del mondo, tanto per cambiare. I campionati del mondo si svolgono ogni tre anni e nel 2006 a Glasgow, l’Italia ha conquistato nientemeno che il bronzo dopo Giappone e Korea a cui ovviamente è impossibile soffiare il primo ed il secondo posto. La prossima edizione nel 2015 si terrà in Giappone, ma quest’anno i XV campionati del mondo si sono svolti nello scorso weekend, nella bella cornice dello Sporting Village di Novara, presentando anche per la delizia degli appassionati una splendida mostra di antiche lame ed armature giapponesi, una straordinaria performance del maestro forgiatore Yoshindo Yoshihara che ha forgiato una katana davanti agli occhi di un numeroso pubblico secondo l'antica tradizione metallurgica nipponica, oltre a molte altre manifestazioni collaterali di cultura giapponese, dai bonsai, agli origami, all'ikebana ed alla cerimonia del the..

Un perfetto men dalla semifinale Giappone - Ungheria
Domenica è stata la giornata conclusiva del torneo con la gara principe della manifestazione, che ha visto impegnate una sessantina di squadre in rappresentanza di tutte le nazionali presenti, con la vittoria di misura, se pur contestata, del Giappone sulla solita e sempre più forte Korea. La nostra equipe era chiamata a dare prova del suo pieno diritto a prendere posto nel gotha del kendo mondiale e si è presentata all'appuntamento con i suoi migliori atleti che già hanno primeggiato nelle più importanti gare europee, sotto la direzione tecnica del torinese Pomero e dell'alessandrino Scarcella entrambi già bronzi mondiali. Nelle eliminatorie i nostri ragazzi hanno battuto senza problemi dapprima la compagine thailandese con un brillante 10 a 0 e di seguito l'Argentina, anche questa per 9 a 0 senza subire neppure un ippon. Negli ottavi ci siamo trovati di fronte la caparbia squadra dell'Irlanda che tuttavia abbiamo superato brillantemente con l'ennesimo cappotto. A questo punto il sorteggio non troppo favorevole ci ha messo di fronte agli Stati Uniti, una delle formazioni più forti del torneo. 
Uno Tzuki in Korea -Usa

La squadra statunitense composta esclusivamente da atleti orientali è l'unica che può vantarsi nientemeno di aver battuto i maestri giapponesi in un incontro ufficiale e rappresentava dunque uno scoglio davvero estremo. Negli ottavi non avevano avuto difficoltà ad eliminare i pur fortissimi canadesi con un secco 10 a 0. Superare gli USA avrebbe significato nuovamente la conquista del bronzo e la semifinale con la Korea. Per rispondere a questo compito quasi impossibile, i nostri ragazzi sono scesi sul tatami con la determinazione che li contraddistingue. Al primo incontro Orlando, opponendosi caparbiamente otteneva un ottimo pareggio 0 a 0. Nel secondo combattimento Filippi purtroppo soccombeva 2 a 0, mentre il mandrogno Mandia nel terzo, riusciva ancora a pareggiare senza subire colpi. Il quarto incontro diventava così già decisivo  per passare alla semifinale e il nostro Soldati scendeva in campo sotto il peso della responsabilità di raddrizzare una gara ormai compromessa.
Filippi nei quarti

Ma la sua caratteristica guardia alta e la sua attitudine aggressiva mettevano subito in difficoltà l’avversario, che continuamente incalzato, subiva uno dietro l’altro due bellissimi ippon che riportavano l’incontro in perfetta parità 1 a 1, con due ippon per parte. Tutto era nelle mani del messinese Giannetto, il fortissimo campione italiano 2012 che si trovava di fronte un osso durissimo, il 6° Dan, capitano della squadra statunitense. Accompagnato da un tifo infernale, che  forse avrà lasciato perplessi i compassati giapponesi, il nostro atleta ha tenuto testa in maniera davvero brillante al roccioso Yang, in una alternanza di attacchi e difese che ha mantenuto tutto il palazzetto con il fiato sospeso. Al termine dei regolamentari cinque minuti, i due atleti erano ancora in perfetta parità non essendo riusciti in nessun modo a penetrare l'attenta guardia dell'avversario. 
Un controllo da parte della Korea

Nei successivi minuti di prolungamento del mach la lotta è continuata avvincente fino a che con un ben calibrato colpo lo statunitense ha avuto ragione del nostro atleta. Certamente una piccola delusione dopo che eravamo arrivati ad un soffio dal sogno, ma è doveroso un grande ringraziamento a tutti i nostri ragazzi che hanno dimostrato una tecnica davvero ottima e tale da farci annoverare tra le nazionali più forti e temute del mondo. Il valore del nostro kendo è stato ulteriormente dimostrato dalla successiva semifinale in cui la squadra USA ha ceduto ai Koreani dopo una lotta allo spasimo mantenendo il risultato in bilico fino all'ultimo. Datemi retta, date un'occhiata a questa disciplina davvero avvincente, non rimarrete delusi. magari un'altra volta ve ne parlerò un po' più diffusamente. Intanto godetevi questo filmato che contiene gli 8 minuti della finale degli individuali maschili, in particolare l'ultimo minuto con lo spettacolare tzuki alla gola che ha dato la vittoria al campione del mondo giapponese Takanabe.



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martedì 25 gennaio 2011

Il ronin e lo zen della morte.


L'inverno era cominciato da poco, ma già tutta la prefettura di Edo era coperta di neve. Nei giardini deserti i rami dei ciliegi trattenevano qua e là piccoli ciuffi di fiocchi bianchi come se la primavera fosse già arrivata ed i fiori delicati tremolassero alla brezza nel timore che il gelo li uccidesse. Itto Katamatsu aveva appena finito il suo lungo allenamento quotidiano. Depose la katana sul suo sostegno di legno nero con un leggero inchino, poi rimase ancora un poco a pensare nella stanza nuda. Il tarlo ricorrente gli disturbava il pensiero impedendogli una serena meditazione. Aveva dedicato la sua vita alla via della spada ed era di certo abile nell'arte dello iai, attraverso la quale sapeva estrarre la lama in maniera fulminea per colpire il suo avversario ancor prima che cominciasse l'attacco ed altrettanto nel ken-jitsu dove la sua abilità nello schivare fendenti era nota e la velocità dei suoi attacchi temuta da chi aveva avuto occasione di subirli.


Adesso che il periodo delle guerre era passato e le grandi battaglie dove aveva difeso l'onore del suo Daimyo erano un lontano ricordo, era rimasto un ronin, un samurai senza padrone che viveva in una povertà dignitosa, solo con i suo ricordi. Rimaneva sempre però il suo tormento rispetto alla via della spada. Certamente era abile, ma poteva definirsi un maestro? Da anni questo dubbio lo divorava e nessun allenamento condotto fino all'esaurimento, nessuna conferma del fatto di non essere mai stato ferito nei molti duelli sostenuti, gli potevano dare la ricercata certezza. La mattina all'alba, si alzò con decisione e vestita l'hakama pesante ed i suoi vestiti migliori anche se ormai resi logori dal tempo, e si incamminò lungo il sentiero verso la montagna dopo aver infilato nell'obi prima il wakizashi e quindi la katana. Era una lama stupenda quella che un grande maestro di forgia aveva creato in giorni e giorni per suo nonno, il primo samurai tra i Katamatsu. Conteneva l'anima della famiglia e non poteva fare a meno di sentire un brivido leggero, quando, nell'allenamento la estraeva dal fodero laccato nero e ne accarezzava con un piccolo movimento del pollice la tsuba sbalzata nelle forme di un drago dalla coda intrecciata, quando la lama fendeva gelida l'aria nei suburi veloci o quando provava a lungo le sequenze di yokomen.


Ma questa era davvero la maestria? I geta di legno sotto i suoi piedi ben protetti da pesanti calze di lana grezza, crocchiavano nel sottile manto di neve e i mulinelli di fiocchi gli sfioravano il viso con dolcezza quando giunse al di là di un'altura, alla capanna del Grande Maestro. Anche se sapeva che il vecchio non riceveva più nessuno da anni, era deciso a farsi ricevere, lui solo poteva giudicarlo. Aveva reciso con un colpo netto i crisantemi del vaso di fronte al cortile, un colpo di spada perfetto, senza sbavature, difficilissimo e li diede all'inserviente che stava sulla porta. L'anziano maestro avrebbe di certo capito. Poco dopo la porta scorrevole si aprì e la serva lo fece entrare. Tolse le spade dall'obi e le passò alla mano destra in segno di rispetto. Il vecchio era di spalle seduto in seiza e stava preparando il thé. Gli fece cenno di sedersi mentre versava lentamente il liquido bollente nelle piccole tazze davanti a lui. Itto aggiustò l'hakama con un colpo secco e si sedette a gambe incrociate con un leggero inchino. Bevettero il thè, poi il maestro alzò gli occhi su Itto e disse: -Ho visto il taglio, magnifico colpo, cosa vuoi da me?- - O'Sensei, tu sei il più grande e voglio diventare tuo allievo fino a quando io possa essere chiamato maestro. -


- Mostrami come maneggi la spada.- Così dicendo si alzò mostrando una agilità insospettabile e prese due bokken, porgendone uno a Itto, che lo afferrò al volo. Cominciò a mulinare fendenti che il vecchio parava o evitava. Andarono avanti per parecchi minuti. Poi il maestro lo fermò con un cenno e gli indicò i cuscini di seta. Si sedettero. -Non capisco - disse il vecchio - tu dici di non essere maestro eppure vedo nei tuoi movimenti e sento in te i segni della maestria. Raccontami dunque cosa c'è in te che ti rende così?- - Non lo so, Sensei, l'unica cosa che posso dire e che forse mi ha guidato in battaglia, è che non ho mai avuto paura della morte, così combattevo certo che quel giorno anche se fosse stato per me l'ultimo, era un giorno come gli altri. - Il maestro rimase un attimo a meditare, poi versò ancora due tazze di thé, ne ruotò una di 180 gradi e la porse a Itto, quindi alzò la sua bevendo lentamente. - Non posso insegnarti più niente allora, questo da solo, fa di te un Maestro.- Posò la tazza blu con piccole macchie bianche traslucide sul basso tavolinetto di bambù con un lieve cenno della testa. La bocca si piegò in un leggero sorriso. I fiocchi di neve avevano ormai smesso di scendere. Nel giardino di rocce, la grande pietra centrale era tutta bianca, come avvolta in un prezioso kimono candido e senza ricami.




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