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martedì 5 novembre 2013

Fede e triticale.


Un campo di Triticale - (dal web)
Volete un bell'esempio di cosa significa abbracciare una fede, accoppiando il fatto alla scarsa o nulla conoscenza delle cose? Credere in quanto ti raccontano i guru o peggio le tendenze del momento e schierarsi in maniera militante, senza se e senza ma, contro il male creduto tale, perché si sa è così,  in quanto lo dicono tutti? Oggi vi racconto una storia. Ho un'amica grillina affascinata dal trend del "naturale", km zero, i buoni sapori di una volta che adesso non ci sono più e che bisogna andare a cercare dal vecchio contadino in spregio alle cattive multinazionali, che ci fanno ammalare con tutte le loro porcherie, da cui Grillo e Carlin Petrini presto ci libereranno. Se pronunci la parola OGM in sua presenza vieni fulminato sul posto. Bene, l'altro giorno mi diceva che ultimamente per sfuggire a tutta una serie di allergie di cui soffrirebbe o potrebbe soffrire non si sa mai (avete notato che ormai tutti credono di essere allergici a qualche cosa?), aveva scoperto una novità con cui sostituire i cattivi cereali fatti chissà come e da appaiare a quell'altra bufala del Kamut, per farsi del meraviglioso pane in casa, dai profumi di un tempo antico e perduto quando tutto era sano e bello e smettere finalmente di andare dal panettiere a comprare quelle porcherie che fanno venire la celiachia, di cui probabilmente potrebbe essere affetta. La validità a priori del prodotto consisteva nel fatto che questo si trovava solo in erboristeria, come si sa, tempio di tutti i prodotti "naturali" e "sani". Si tratta del Triticale. 

Il tema è già stato ampiamente trattato da Bressanini qui, ma volevo solo riepilogare qualche nota per quelli che non sono del mestiere, fornendo loro notizie da usare in discussioni a riguardo. Posto che come sapete, nessuna delle piante oggi coltivate è mai esistita in natura come è oggi, ma sono state tutte modificate attraverso i millenni con una modificazione (inconsapevole certo e casuale) del loro genoma, e questo bisogna ficcarselo bene nella zucca, il nostro triticale nasce come invenzione di uno scozzese alla fine del 1800, che tentavaa di selezionare un cereale molto più resistente del frumento, soprattutto al freddo e molto più adatto alla panificazione della segale, che secondo i gusti del tempo dava un pane che era una vera schifezza (oggi invece ricercatissimo e squisitezza alimentare da gourmet). Compì dunque un incrocio tra frumento e segale che non è soltanto interspecifico ma addirittura intergenerico, cioè ottenuto tra due generi diversi, un po' come se un uomo si accoppiasse con un gorilla. Naturalmente questo a termini di legge non si può chiamare OGM, in quanto con questo nome oggi si possono indicare solo quelle nuove specie ottenute attraverso il DNA ricombinante (molto più preciso e sicuro della casualità dell'incrocio a casaccio), ma a tutti gli effetti questo è un nuovo organismo che contempla artificialmente i DNA di due specie molto diverse tra di loro. Il cereale così ottenuto però, data la differenza dei corredi dei genitori, era triploide (cioè con triplo corredo genetico) e come tutte specie che per errore dei meccanismi genetici hanno patrimonio genetico dispari, risultava sterile e quindi non moltiplicabile. 

Qualche decennio dopo, un agronomo tedesco, sostituendo il grano duro al tenero ottenne un cereale esaploide, che pur con difficoltà si poteva moltiplicare e chiamò il nostro organismo, pesantemente modificato geneticamente, con il nome di triticale, unendo i due nomi Triticum e Secale. Ma non basta, in quanto essendo la sua germinabilità molto scarsa, si scoprì che attraverso un trattamento chimico (la mia amica, qui ha strabuzzato gli occhi), quello con la Colchicina, sostanza che provoca una mutazione genetica negli organismi, raddoppiandone il corredo cromosomico, cosa che uccide gli animali ma non le piante, ottenne un triticale esaploide stabile e fertile ottenuto in laboratorio, faticosamente mantenuto in vita, moltiplicato e successivamente passato alla coltivazione normale. Così oggi abbiamo i moderni triticali, a loro volta ibridati per maggiorarne la produzione e le resistenze. Un cereale abbastanza alto di taglia, quasi quanto la segale, resistente a climi severi e piuttosto produttivo, soprattutto in massa verde, cosa che lo rende particolarmente adatto per la produzione di trinciato di tutta la pianta per produzione di biogas (altro strabuzzamento di occhi). E' diffuso in molti paesi del mondo, non solo nel Nordeuropa ma anche in Canada, USA, Russia e Brasile. Non è questo un purissimo OGM, pur se legalmente non si può chiamare così? Come capirete è, quantomeno, un cereale mooolto "naturale" secondo i parametri dei teobiologici che ci circondano col dito puntato contro gli OGM. Infatti se volete usarne il seme e la farina (da mescolare magari al Kamut) per le sue straordinarie proprietà, lo trovate solo in erboristeria, ma che sia di prodotti "naturali" mi raccomando, che se non vi scottano le dita quando li toccate. La mia amica se ne è andata innervosita, dicendo che prima o poi Grillo metterà a posto tutti quelli come me, pagati dalle banche e dalle multinazionali.

Differenti varietà di Triticali canadesi. (dal web)

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lunedì 18 ottobre 2010

Granturco nella nebbia.

I campi sono quasi invisibili. La nebbia bassa, che sembra uscire dalla terra scura arata di fresco, si alza a poco a poco, la vedi espandersi mentre si dispone a coprire alla vista le distese di granturco che ondeggiano come fantasime maligne sui bordi della strada. E' l'autunno di questa terra umida e grigia che si distende pervasivo lungo i fossi mal tenuti e pieni di erbacce, pronti a riempirsi d'acqua sudicia appena pioverà per poche ore. Quel freddo umido che ti fa scricchiolare le ossa e le giunture per ricordarti, se per caso sei uscito di buon umore, che prevale il lato grigio della vita. I campi di mais sono secchi ormai, qualcuno ha già cominciato la trebbiatura, ma non è un secco sano, croccante. L'umidità ha pervaso le foglie avvizzite e le barbe ormai nere, insinuandosi nelle pannocchie gonfie a cercare i tarli della piralide per creare un ambiente ideale a sviluppare muffe che riempiranno la granella e le farine di aflatossine e fumosine cancerogene, che un buon OGM Bt aiuterebbe di molto a limitare, ma tant'è, è inutile combattere contro i mulini a vento dell'ignoranza interessata e talebana. Peggio per chi se le mangerà. Tanti anni fa questo era il momento in cui, noi esperti di sementi, si andava ad aggiornarsi nei campi sperimentali dove, tra i nuovi ibridi , potevi individuare quale strada stava prendendo il miglioramento genetico.

Ci aggiravamo, sempre nella nebbia bassa (che destino questo del mais di finire la sua vita nella lattiginosità inquietante di questo umidore padano) tra le parcelle, valutando le dimensioni delle spighe gonfie ed erette, come orgogliosi misirizzi, nella loro mostruosa produttività, o apprezzando piuttosto l'assenza di marciumi, segno di maggiore resistenza della nuova cultivar. Farsi largo tra culmi che crocchiano al tuo passaggio, cercare di evitare le fastidiose carezze maligne dei bordi fogliari taglienti, resistere al prurito causato dal polverino rinsecchito che aleggia tra le file. Ma la curiosità di valutare, di far paragoni, di scegliere quello che ti pareva un miglioramento davvero utile, era comunque stimolante e pieno di interesse. Ora tutto questo è morto, nessuno fa più ricerca in Italia, non interessa investire in tecnologia, non è considerato importante pensare al domani. Sembra un costo. Incredibile, così tutte le linee, i frutti di decenni di studi, se le sono comprate gli altri che adesso ce ne rivendono i frutti. Per tutto il comparto sementiero, siamo ormai completamente dipendenti dall'estero. D'altra parte i soldi servono per altro. I 42 miliardi di euro per i nuovi cacciabombardieri, quelli ci sono.


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lunedì 8 marzo 2010

Natura amica e OGM. (Viva la patata!).

La delibera comunitaria che ha aperto all'introduzione di alcuni OGM, tra cui la famosa patata Amflora, ha dato la stura ad una sequela di commenti sui vari media che rasentano spesso il ridicolo, se non se non addirittura il grottesco. Capisco che, chi ha interessi specifici da difendere o aderisca ad uno dei tanti credi religiosi New Age, peschi nel torbido delle paure ancestrali, ma spesso anche sedicenti giornalisti, con la scusa di fare colore, agitano le oscure acque delle coscienze sporche con uscite disarmanti. D'altra parte, se Ministri dell'Agricoltura credono che la vite si semini, tutti possono dire tutto, che tanto va bene lo stesso. Allora vorrei solo fare una riflessione, per chi ha la bontà di seguirmi, sull'agricoltura in generale, lasciando il problema specifico degli OGM ad un altro post, o se volete dettagli tecnici più precisi leggete questo bel post di Bressanini o quest'altro di Lucia. Bisogna, secondo me, ficcarsi bene nella zucca che l'agricoltura è una attività umana completamente e assolutamente CONTRO NATURA. Se non si parte da questo assunto, tutto il resto viene travisato. In natura NON ci sono campi di grano o di granoturco, anzi non ci sarebbe neppure il grano o il granoturco. Queste sono ARTIFICIALI creazioni dell'uomo. Più o meno 10.000 anni fa un disgraziato abitante della cosiddetta mezzaluna fertile, aiutato dalle favorevoli condizioni del clima in quella zona (e imitato anche da qualche altro suo simile in altre parti del mondo con analoghe condizioni), dopo che un suo predecessore qualche migliaio di anni prima aveva capito che era più comodo tenere gli animali più docili, rinchiusi da uno steccato, vicino a casa, senza dover ogni volta andare a caccia nella foresta, ebbe la sciagurata intuizione che conservando i semi di quelle piante i cui frutti, la sua pigra donna, doverosamente bastonata di tanto in tanto, andava a raccogliere sempre nella foresta, lasciandoci qualche volta le penne, potevano essere messi nella terra per ottenere gli stessi frutti comodamente vicino a casa. Meno rischio e meno fatica, sempre uguale l'uomo, direbbe Brunetta, sempre la stessa poca voglia di faticare. Ma da qui è cominciato il disastro che ha consentito a questo essere sfaticato di avere a disposizione molto più cibo, per moltiplicarsi come le blatte e passare da pochi milioni a 7 miliardi in 10.000 anni appunto. Infatti, i suoi disgraziati discendenti hanno subito capito che più cibo si ha, più se ne può scambiare, con altri prodotti o con femmine dei villaggi vicini, dispostissime ad elargire i loro favori sessuali a chi potesse garantire un benessere tangibile. Di lì è cominciata l'escalation. Colpa della natura che ha fatto sì che nei vegetali le mutazioni genetiche fossero frequentissime anche se casuali, cosa che creava ogni anno su milioni di piante uguali, migliaia di individui diversi dalle piante originali. L'agricoltore, ormai, dopo che aveva preso a seminare i semi tutti nello stesso posto, ottenendo il primo innaturalissimo CAMPO COLTIVATO, furbacchione, notò subito questi Organismi Geneticamente Modificati e anche se non ne sapeva niente di genetica e di DNA, non era cretino e cominciò, ad esempio, a tenere per l'anno successivo i semi delle piante che erano più grosse, o più buone, o che avevano resistito meglio alla siccità, o che avevano più semi sulla stessa spiga. Così, con quella che si chiama selezione massale, creò a poco a poco nuove varietà che prima non esistevano affatto e le modificazioni genetiche erano così forti e frequenti che in pochi millenni furono create (selezionate) piante enormemente più efficienti (ma orribilmente negative per l'equilibrio naturale, che le eliminerebbe immediatamente se gli fosse lasciata mano libera) di quelle originali, che mai la natura avrebbe privilegiato nella evoluzione NATURALE. L'antenato del mais ad esempio aveva tre o quattro granelli utili sul pennacchio, mentre una attuale spiga ne conta quasi un migliaio. Col tempo, il furbone o meglio i suoi discendenti, perfezionarono sempre meglio la tecnica di attendere modificazioni genetiche utili (seppur casuali su cui avrebbe operato una scelta successiva, scartando la maggioranza inutile ai suoi fini) e comprendendo meglio il funzionamento della vita, scoprì la tecnica dell'incrocio per creare nuove specie (geneticamente modificate) e tecniche di selezione più sofisticate ed efficienti. Incrociando grani di provenienza giapponese con altri locali, si ottenne ad esempio la varietà Senatore Cappelli che diede una svolta decisiva alla cerealicoltura italiana nei primi anni del secolo scorso. E sì, perchè l'agricoltura non è una attività artistica e bucolica, ma una attività ECONOMICA da cui, chi la pratica davvero, non chi la racconta in televisione recitando poesie o perseguendo i suoi affari, si aspetta di ricavare un reddito come in tutte le altre attività umane e intende massimizzarlo in rapporto all'investimento (di tempo o di denaro) fatto. Anche questo è un altro assioma da tenere presente sempre. Questa spinta ad aumentare il più possibile l'utile di questa attività umana, ha spinto la ricerca a concentrarsi su quello che si chiama da oltre un secolo MIGLIORAMENTO GENETICO, cioè come cambiare attraverso la genetica (visto che è l'unica via) le piante in maniera utile all'uomo. Intanto si è scoperto il cosiddetto effetto del lussureggiamento degli ibridi che non starò qui a spiegare, ma soprattutto si è capita la necessità di aumentare le modificazioni genetiche al massimo, in modo da avere più ampia scelta tra le molte inutili che si sarebbero potute produrre. Si è quindi cominciato per tentativi a provocare queste modificazioni genetiche per via chimica con l'acido gibberellico e poi con bombardamenti di radiazioni gamma, al fine di rompere le catene di DNA ed ottenere ricombinazioni in grandi quantità tra le quali, del tutto casualmente, si sarebbe riusciti ad individuare quella modificazione utile che si andava cercando. Così ad esempio si è ottenuto negli anni 60 il grano duro Creso che ha rappresentato un miglioramento produttivo sostanziale. Col bombardamento radioattivo, pensate che orrore, direbbe la massaia di Voghera. In quegli anni a nessuno veniva in mente che queste tecniche fossero peggiorative (se no lo avrebbero chiamato peggioramento genetico, credo). Se il miglioramento di un carattere, ad esempio la produttività andava a scapito notevole di un altro, ad esempio la resistenza alla siccità o ad una qualità inferiore, era lo stesso mercato che escludeva la varietà tra le molte concorrenti. Ricordo bene una varietà di melone che aveva delle ottime caratteristiche per la raccolta meccanica, ma, come mi diceva un amico contadino, sapeva di morto, e durò una stagione, chi se lo sarebbe comprato? Ma la scienza è andata avanti e da un decennio e più siamo capaci di andare a fare la modifica genetica in modo molto più certo e mirato di prima, quando si sparava nel mucchio e su migliaia di modifiche si sperava di averne una casualmente buona. Adesso si sa con certezza che se ad una patata che produce circa 20%di amilosio e circa 80% di amilopectina tolgo un gene (quello che permette la formazione dell'amilosio), la nuova patata ottenuta produrrà il 100% di amilopectina, il che mi sembra molto utile per una azienda che ha bisogno solo dell'amilopectina per fare carta, non vi pare? Certo la stessa cosa magari la potevo ottenere causalmente in 50 anni di incroci casuali, ma non è meglio così? E quale è la pericolosità insita in questo metodo? Non riesco a capirlo. Il risultato è più sicuro e costa meno. Ma questo è male? Tenendo conto che stiamo discutendo di una operazione contro natura, fatta per guadagnare (l'agricoltura) è meglio farlo in modo più rapido, più certo e meno costoso e soprattutto più sicuro o fare il contrario, come si è sempre fatto? Se non vi piace filosoficamente questa sequenza, l'unica via di uscita è una riduzione numerica del genere umano o autoprodotta (abbiamo questa capacità senza problemi) o tramite un buon virus, che porti la presenza umana sulla terra a qualche migliaio di individui. In questo caso, in qualche generazione, si dovrebbero perdere le implicazioni economiche e sostanziali dell'attività agricola assieme alle conoscenza di base che la permetterebbero. Tutto il resto è fuffa.

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