domenica 4 maggio 2014

La baia di Ha Long


La baia di ha Long

Un ansa della baia
Dulcis in fundo. La chicca vietnamita assolutamente fuori classifica, questa volta me la sono tenuta per ultima. Diciamo per soffrire un po' di più quando verrà il momento di lasciare questo paese. La baia di Ha Long è difficile da descrivere. Qualunque aggettivo tu possa usare, risulta inferiore alle aspettative e non riesce comunque a raccontare l'atmosfera di magia che pervade questo luogo. Per le fotografie è ancora peggio dato che raramente le condizioni climatiche permettono al fotografo dilettante di ottenere immagini decenti. Da gennaio ad aprile il tempo è freddo e piovigginoso, la foschia spessa al mattino e le nebbie si alzano poco nel corso della giornata, così gli oltre duemila isolotti che punteggiano l'enorme baia spuntano dal mare quasi all'improvviso, mostri immobili che sfilano poi minacciosi  al tuo fianco fino a scomparire a poco a poco confondendosi con il fondale verde azzurro. Mare e cielo sono una cosa sola. L'acqua verde cupo vicino a te si rischiara fino allo smeraldo per poi perdersi nell'azzurro grigio, lontano. Farai mostra di non accorgerti della gran massa di gente che arriva al porto, del gran numero di navi di ogni dimensione che lo popolano in attesa di sfruttare turisticamente questa meraviglia della natura. Che vuoi farci, è il mercato. Ma una volta salito sulla grande giunca di legno, siediti su un ponte aperto, isolati e guarda soltanto. Sulla superficie calma del mare incroci di tanto in tanto, altre navi cariche di merci che vanno verso Hai Phong e barche di ogni tipo solcano la baia, mentre piccoli gusci di pescatori punteggiano le acque in ogni direzione, ferme a tirare le reti o a cercare il  punto migliore per gettarle. 

Le formazioni calcaree
Intanto le gigantesche formazioni calcaree ti vengono incontro. Isolate o piccoli gruppi, montagnole dai fianchi dirupati, coperti da rada vegetazione tropicale, affollano le acque in ogni direzione. Quelle più lontane paiono barriera che chiude l'orizzonte, le più vicine invece, enormi scogli da aggirare per scoprirne di altri sempre nuovi e diversi. La barca procede adagio e tu corri da una murata all'altra in una sorta di frenesia per non perdere nessuna scena, e scatti, scatti inutilmente, immagini di piatto grigiume, invece di rimanere immobile a permearti di questa atmosfera che sembra appartenere ad un altro mondo, quasi un pianeta fantasy, popolato di ninfe e di draghi. Il grande drago, naturalmente, quello che ha dato origine a tutto questo, gettandosi nel mare attraverso i monti e la cui coda ha scavato solchi talmente profondi da spezzare la roccia in questi enormi massi che sono poi stati avvolti dalle acque. Il grande drago che c'è ancora da qualche parte, sotto la superficie verde e tranquilla certo, ma forse solo all'apparenza. Dicono che stia ancora lì, nascosto tra i profondi fondali dove l'acqua vira al blu e che di tanto in tanto qualcuno lo veda, forse fratello lontano del mostro di Loch Ness, in agguato ad aspettare prede che non arrivano mai. Lo ha segnalato anche la marina vietnamita in verità, ma pare fosse soltanto un sottomarino spia che i perfidi vicini mandano di tanto in tanto ad investigare da queste parti. Più ti avvicini alle rocce e più ne noti la contorta formazione, i mille pinnacoli taglienti che gli alberi e gli arbusti riescono a celare con fatica, le erosioni profonde che ne scavano solchi, anfratti, grotte profonde. 

Hang Sung Sot Cave
Scendi alla grotta delle sorprese (Hang Sung Sot) e quello che da lontano ti appariva come uno scoglio, diventa montagna con infiniti gradini da salire e ridiscendere. Segreto da penetrare attraverso ampie spaccature, per entrare in enormi sale dove guglie contorte salgono dal suolo per incontrare quelle che scendono dall'alto, che i colpi di luce trasformano in animali in pose grottesche, volti misteriosi, spuntoni fallici illuminati di rosa vivo, ritti verso l'alto a motteggiare il turista che a bocca aperta rimane sullo stretto sentiero a lungo bloccando la fila che lo segue. Certo c'è una vera e propria folla che si aggira qui intorno, ma non te ne curare, ignora i chiacchiericci fastidiosi dei vicini, approfitta al massimo per scambiare idee e impressioni, con neozelandesi, americani, danesi o australiani, russi e orientali, i tanti insomma che non possono arrivaree in Vietnam e non venire a a vedere questo posto. Il mezzo ad un gruppo de massi grigi alti una cinquantina di metri che formano quasi un arco naturale, un gran numero di barche abitazioni, agglomerate a cerchio. E' un villaggio galleggiante di pescatori. Al centro ogni barca ha un recinto che si estende sull'acqua, la cui sola delimitazione rimane visibile in superficie. Sono grandi vasche dove viene allevato il pesce catturato al largo e che poi ti mangerai in una sontuosa cena da classico crocerista. Gruppi di bambini piccolissimi corrono qua e là in bilico sulle assi che attraversano da un pontone all'altro. 

Floating village
Nessuno cade nell'oceano, almeno non di frequente. Un cagnolino con aria feroce si attacca alle stringhe delle mie scarpe, vorrebbe strapparle a tutti i costi, si mette d'impegno a tirare ringhiando. Poi la luce si spegne lentamente sulla baia. Le grandi rocce diventano neri giganti minacciosi che incombono sulla nave. Lontane, le luci tremolanti delle barche che escono a pescare la notte,  negli sprazzi aperti nell'orizzonte dalla nebbia diradata, si confondono con le stelle e la magia continua. Una luce forte punta l'acqua dietro la poppa, se vuoi puoi andare anche tu a pescare i calamari in una notte che vorresti non finisse mai. Quando si alza l'alba devi già essere sul ponte di legno più alto tra le grandi vele marroni spiegate della giunca. Un ragazzo sul cassero esegue lentamente una forma di Tai Ji. Seguirne i movimenti precisi e misurati, sentirne la forza naturale che parte dal centro del bacino per trasmettersi lungo il corpo e le braccia, fino alle ultime estremità delle dita, diventa consequenziale e quasi senza accorgertene vieni preso dalla forma, segui la sequenza delle tecniche, mentre il pensiero abbandona la mente, l'occhio abbraccia completamente tutto quanto ti circonda e di cui ti puoi sentire parte. Le grandi rocce attorno a te, muti testimoni, rimangono a guardare. Quando ritorni al porto sarà sempre troppo presto.
Pescatori all'alba

PS. Pensavo di farcela a finire questa mie considerazioni sul Vietnam prima di partire per un paio di settimane per la terra di Trinacria che mi attende vogliosa. Ma vedo che non ce l'ho fatta. Mi mancano almeno ancora un paio di puntate che esaurirò al mio ritorno. Nel frattempo, mentre cercherò di postare comunque qualcosa tra un cannolo, una cassatina e una brioche col gelato, vi ho lasciato una serie di pensieri e immagini che compariranno magicamente di giorno in giorno, per cui, se ne avete voglia, continuate pure a frequentare questo sito anche nei prossimi giorni e a pensare a me che sono in giro a soffrire per voi. Un saluto a tutti.



SURVIVAL KIT 

Kitchen lesson on board
Crociere sulla baia di Ha Long. Ne trovate a tutti i prezzi da 30 a 200 $ a testa a seconda della lussuosità della nave. Suggerisco senz'altro, se volete fare uno strappo nel lusso, (è la ciliegina alla fine del viaggio), la Bhaya Cruises Co Ltd. 4 stelle (160 $ con escursioni, lezione di cucina, tai ji e 4 pasti, free wifi, escluse bevande). Tenete conto che la crociera è dichiarata di 2 giorni, ma dura in effetti 24 ore (dalle 12 alle 12 del giorno dopo, con 1 notte a bordo). Per cui è consigliabile fare quella di 3 giorni (2 notti), che costa un po' di più, in quanto il posto lo merita assolutamente. Durante il giro si vedono comunque sempre il villaggio galleggiante e la caverna Hang Sung Sot.

Dicono meraviglie anche della vicina baia di Lan Ha, che ha il pregio di avere anche delle spiaggette ed essere meno frequentata. Ci si arriva dall'isola di Cat Ba.

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sabato 3 maggio 2014

La nebbia è sogno






Tam Coc
Il clima di inizio marzo è triste nel nord del Vietnam. Quando non ti senti continuamente bagnato da una pioggerellina inconsistente ma continua, c'è nell'aria un'umidità umida e fredda, che ti impedisce di vedere lontano. Tutto l'orizzonte si confonde come in un sogno. Sembra quasi che tutto congiuri per farti sentire lo scoramento che pervade la mente quando il viaggio sta per finire. Eppure rimangono ancora da vedere forse i paesaggi più belli in assoluto del paese. Qualche ora di macchina su lunghe strade diritte e affollate. Vedi che il paese sta crescendo, è tutto un furore di attività, di costruzioni, di lavori che prendono forma. Attraversi un distretto dove il carbone la fa da padrone, mentre anche in mezzo alla campagna si alzano le curiose costruzioni che la tradizione continua a far crescere strette e alte, larghe una camera, incongrui parallelepipedi senza finestre ai lati, mattoncini di Lego messi in verticale che aspettano di essere affiancati da altri se stessi in un futuro vicino. Sei sempre in una zona non lontana dal mare, ricca di bracci di fiume, di canali e di stagni, dove la risaia occupa tutti gli spazi liberi da altre attività. Poi nella foschia lontana cominciano ad innalzarsi prima isolati, poi a gruppi sempre più fitti i sorprendenti picchi calcarei di Tam Coc. Un paesaggio che è forse simile ad altri dell'estremo oriente, basti pensare a Gui Lin in Cina, ma che qui prende forma in maniera spettacolare. Protetti da una serie di formazioni alte forse un centinaio di metri dove, sotto la spessa coltre di verde tropicale, indovini una roccia corrosa e traforata come trina dall'acqua violenta del monsone, giacciono addormentati i templi di Hoa Lu, tombe dei re della dinastia Dinh, dell'XI secolo. 
Le tombe di Hoa Lu

Sono costruzioni antiche, adagiate nella pace dei giardini che le circondano. Alberi e fiori, vialetti squadrati, piccole vasche piene di pesci rossi  a ricostituire nella morte, l'isolamento protetto a cui quegli antichi re non sapevano rinunciare. Dietro incombe il monte, avvolto di brume, su cui vorresti salire per avere dall'alto un colpo d'occhio fatale su tutto il complesso. Per fortuna che c'è foschia così ti passa subito la voglia di incominciare l'ascesa. Poi la strada si insinua tra le formazioni di roccia sempre più fitte e segui il corso di un piccolo braccio di fiume. In un'ansa più larga, un imbarcadero con centinaia di piccoli sampan, barchette dal fondo piatto in attesa di qualcuno che vi salga sopra. Così hai l'ennesima riprova che i lati negativi, quelli su cui ti fermi incupito a recriminare sulla sfortuna, ancorché non evitabile in quanto non dipende da te ma dalle condizioni del tempo, possono, se ne sai coglierne l'aspetto positivo, diventare una splendida opportunità. Certo se ci fosse una bella giornata di sole, sarebbe straordinario scendere il fiume circondato da questo paesaggio di picchi scoscesi e verdissimi, ma il problema è che dovresti farti largo tra centinaia di altre barche piene di turisti vocianti, assalito da venditori e fotografi che vogliono immortalare il momento e che ti perseguiterebbero fino al momento in cui lascerai il parcheggio. Ho visto foto in cui ogni curva del canale è intasata di sampan, i cui conducenti litigano tra loro per farsi largo e procedere avanti e turisti ingrugniti che per questo neanche si sono goduti questo spettacolo unico. 

L'ingresso a Bich Dong
Invece oggi causa il tempo, non c'è assolutamente nessuno. La mia è l'unica barchetta che scende tra le rive deserte. Senti solo lo sciabordare lento dei remi che cigolano sugli scalmi, mentre il sampan procede tra i picchi, le cui cime si perdono alla vista in una caligine azzurro verde. L'umidità liquida scende dall'alto, anch'essa lentamente, par di essere nel fitto di una foresta pluviale, silenziosa e senza vita. Solo qualche gracidar di rane e lo schiocco attutito di un pesciolino che salta nell'acqua. Nella nebbia le formazioni di calcare paiono mostri giganteschi e immobili a guardia del fiume. Una atmosfera fatata assolutamente unica e irripetibile. Un mondo verde di muschi e alberi marci di acqua. Lo specchio immobile del fiume di cui quasi non senti il senso della corrente che riflette i boschi di bamboo delle rive, verde nel verde in una serie di tonalità di un irripetibile Pantone fornito dalla natura. Il fiume si insinua, una dopo l'altra in tre grotte, così lunghe e tortuose che anche la luce attutita dalla nebbia scompare completamente e solo le torce puntate sulle formazioni di stalattiti che cadono dall'alto, ti permettono di proseguire e trovare la strada dell'uscita. La vecchina che rema sotto il grande cappello a cono che la ripara dall'acqua che continua a scendere tediosa, continua a imporre in francese l'obbligo morale di scattare foto man mano che si procede. - Messieurs, photo! - e punta la torcia su una roccia strapiombante  e poi ancora si ripete alla curva successiva. 

Pagoda intermedia di Bich Dong
Su una riva un pescatore solitario ritira le nasse piene di piccoli pesci e ti saluta al passaggio. Un mondo fatato e magico che sembra non finire mai. Di certo dietro i cespi di giunchi sono nascoste gruppi di ninfe e loro non soffrono il freddo e neanche l'umidità. Non vogliono farsi vedere, certo non lo meriti, ma le senti; sicuro, sono lì ad occhieggiare il passaggio della barca e al vederti tutto avvolto nel nylon dell'impermeabilino di fortuna, mentre tenti di riparare le tue attrezzature e il tuo lardo prezioso, ridacchiano in silenzio. Quando torni dopo un paio d'ore all'imbarcadero, capisci la fortuna che hai avuto ad arrivare qui in una pessima giornata. Che strano, vero? Poco lontano un ponticello permette di accedere ad una delle formazioni che ammiravi dal fiume. Una lunga scalinata tra le rocce ti consente di raggiungere i tre livelli della pagoda di Bich Dong. Passato il piccolo ponticello, ti perdi tra alberi e liane abbarbicate, il tutto ricoperto da strati di muschio spesso, tra scalini erti e scivolosi, ma che atmosfera surreale in questi piccoli templi avvolti dai fumi degli incensi. Li vivi così, deserti come fossero stati appena abbandonati da monaci perdutisi nella foresta, che rendono ancora più triste e suggestiva la storia della fanciulla, a cui la pagoda è dedicata, che per salvare altri da maldicenze e cattiverie che rovinano la vita delle persone, assume in silenzio su di sé tutte le colpe, sacrificando la sua intera vita. Una giornata strana, di cupa e solitaria bellezza, a cui il silenzio chiede solo altro silenzio, quando scende la sera, in una cittadina, Ninh Binh, che appare come deserta appena si spegne il giorno, i negozi ormai chiusi e gli abitanti tutti ritirati nelle case a riposare.

Le caverne di Hang Ca

SURVIVAL KIT

Il fiume a Tam Coc
Ninh Binh è la città base da cui visitare questa zona a sud est di Hanoi. Queen Hotel. 20 Hoang Hoa Tham, Thanh Binh Ward, Ninh Binh City, Buon albergo 3 stelle (35 $), free wi fi, in cui comunque starete solo il tempo per dormire. Alla sera la città è semideserta. Ristorantino basico aperto appena di fianco all'Hotel, dove mangiare un phò o un piatto di noodles fritti. Da qui conviene prendere un giro completo, in quanto non ci sono trasporti pubblici che portano ai vari siti da visitare.

Hoa Lu - A pochi km da Ninh Binh - Tombe di Dinh e Le (12.000 dong) con annesso piccolo museo. Se ce la fate con una salita di una mezz'oretta andate sul monte dietro le tombe (il sentiero comincia dietro la biglietteria). Vista splendida, ma fatica inutile se la giornata non è soleggiata (salita ancor più faticosa per il caldo naturalmente, se vuoi godere un po' devi soffrire).

Barca a Tam Coc - a 9 kn dalla città, (ingr. 30.000 - barcax 2 persone 60.000 dong) imperdibile il paesaggio e la gita sul fiume attraverso le tre grotte di Bich Dong e una serie di affioramenti calcarei suggestivi. Non lamentatevi se c'è troppa gente. I posti belli piacciono a tutti. Alla fine il barcaiolo che rema coi piedi prevalentemente, si aspetta una mancia. (1 dollaro è poco e ti grida dietro, meglio 2 dollari e mezzo, 50.000dong). Ci si può fermare poi al villaggio di Van Lam poco vicino pieno di ristoranti e bancarelle per rifocillarsi.

Pagoda di Bich Dong - a nord di Tam Coc - ingresso libero, circa 100 gradini (molto scivolosi) che portano a salire una grande formazione calcarea per raggiunger etre tempietti nascosti nella roccia. Suggestivo.

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venerdì 2 maggio 2014

Un treno nella notte




Lao Kai - La piazza per andare alla stazione

La stazione, una grande stanza che dà direttamente sui binari, è affollatissima, soprattutto di turisti in attesa di uno dei tanti treni notturni che vanno ad Hanoi. Una decina di ore invece che quasi una giornata di auto su strade bruttarelle e piene di traffico. Trovi il tuo spazio un po' faticosamente, tutti smanettano sui telefonini per l'ultimo selfie prima di lasciare definitivamente le montagne del nord e le emozioni che hanno saputo dare. Le stoffe, i colori, i ricami, i piccoli oggetti di vita quotidiana, sono transitati quasi senza accorgercene, dalle mani e dalle bancarelle delle donne dei villaggi e dei mercati, agli zaini dei viaggiatori e fanno bella mostra di sé adesso, saltando fuori ad ogni pié sospinto, mentre si cercano le varie cose utili per la notte in treno. Naturalmente, come accade di solito in questi regimi, il treno nostro è in perfetto orario e si riesce velocemente a guadagnare la posizione segnata sul biglietto. E' un cosiddetto treno turistico, quindi niente ressa di gente che va al mercato, sedili duri da spartire con galline e fagotti, ma un onesto scompartimento con quattro belle cuccette fornite di tutto punto, materasso, cuscino, luci da lettura e così via. E' già buio e le luci fioche della stazione paiono le stesse di tutte le stazioni del mondo, un po' tristi, un po' solitarie, con le file di vagoni su binari morti che sembrano abbandonati, in attesa di qualche writer incappucciato che invece qui non verrà mai. Il treno parte subito, lento e costante come il passo del fondista. Fuori è subito notte fonda, un buio spesso ed assoluto che non mostra nulla della terra che stai attraversando. Non vale neppure più la pena di guardare. puoi buttarti così subito nella tua branda a raccogliere i pensieri, a meditare un po' su quanto hai visto, tanto, e su quanto rimane ancora da vedere, poco purtroppo, dato che il momento di partire si avvicina. E' sempre un po' così quando arrivi in un posto. I primi giorni sembrano fare parte di un tempo lunghissimo e non riesci neppure a valutare quanto tempo ti separa dal ritorno, tante sono le cose da fare, da vedere. 

E' un misto di ansia e di aspettativa, che poi piano piano si stempera e quando arriva l'ultima settimana, il tempo sembra volato via in un attimo e comincia a prenderti l'altra ansia, quella un po' più negativa dei rammarichi, delle cose che dovevi e potevi vedere e che non hai visto e che, inutile farsi illusioni, hai perduto per sempre. Cominci già a fare i primi bilanci, anche se così a botta calda è ancora presto, le cose vanno ripensate, meditate a lungo prima che le opinioni si rinsaldino e prendano una forma definitiva. Però fa bene un momento di sosta per raccogliere i pensieri prima dell'ultimo strappo. Sarai stanco per la giornata, è inutile quindi continuare a spiare il nulla dal finestrino. Allora, scrocchiati qualche biscotto comprato al  mercato di Lao Cai, beviti un sorso d'acqua dalla bottiglietta fornita complimentary dalla compagnia e buttati in branda cercando di dormire. Di scompartimenti come il tuo, quattro posti, ce ne sono una dozzina per ogni vagone, così hai solo una probabilità su sei di finire sulle ruote. Naturalmente siccome con previdenza, hai prenotato per tempo sei in quello numero 1 direttamente all'inizio del vagone, proprio nel punto dove il carrello fornisce la sua prestazione più violenta. Chissà se dipende dal tipo di treno o dalla linea un po' datata, ma gli sballottamenti  dovuti al passaggio tra una rotaia e quella successiva sono davvero imponenti, salti addirittura sul materasso, non oso pensare a quello che sta nella cuccetta superiore. Già perché il turista più grasso ed ingombrante difficilmente è in grado di compiere l'esercizio di agilità che richiede la salita al primo piano e si impadronisce con mossa felina del decisamente più comodo piano terra. Qualcuno tenta di leggere, ma subito si desiste e tutto piomba nel buio. In un attimo senti solo più sibili, brontolii profondi e il calmo russare dei tuoi compagni di viaggio,totalmente insensibili agli sballottamenti e al tatàn tatàn del treno lanciato nella notte sul binario infinito. 

Lo scompartimento
Le ore passano, nessuno nei corridoi deserti, se vai ad esplorare la toilette. Meglio usarle al più presto possibile, perché come in tutti i lunghi viaggi di tutti i treni del mondo, i water si riempiono velocemente e non di fiori. Anche il responsabile del vagone, nel suo strambugio situato davanti all'uscita, come nei treni russi, dorme profondamente rannicchiato nella sua cuccia. Qualche piccola luce lontanissima barbaglia nel velluto nero al di là di finestrini rigati di pioggia; solo di tanto in tanto il treno rallenta, attraversando senza fermarsi qualche stazione dalle luci basse, una pensilina deserta, mentre fugge via il nome di una cittadina sconosciuta. E' ancora notte quando entri fischiando nella immensa periferia di Hanoi. La velocità adesso è ridotta, puoi scorgere le infinite case basse e avvolte nel buio. La città è ancora addormentata e pare quasi rattrappita sotto una pioggerellina fine ed insistente, quella che passa i vestiti e penetra nelle ossa. Ti pare di sentire gli scatarramenti penosi del mattino che scoprono occhi ancora gonfi di sonno e della voglia di stare ancora un po' sotto le coperte. Rimane ancora un ponte infinito, di ferro, rumoroso, che attraversa il fiume Rosso, qui ormai di dimensioni imponenti, prima di entrare definitivamente in città. Nella penombra, ormai tutto il treno si è svegliato; la gente, sfregandosi gli occhi cisposi, prepara alla meglio i bagagli per affrettarsi all'arrivo. Quando entri nella stazione saranno passate le cinque del mattino, la prevista decina di ore. Ti trascini la valigia affondando nelle pozzanghere di un selciato dissestato, cercando inutilmente di evitare la pioggia che ricopre tutto di un gelido abbraccio. Una piccola folla di autisti, macchine e xe om, sta lì ad aspettare il carico umano che scivola giù lungo la banchina viscida come i tonni dal peschereccio. E' ancora notte quando raggiungi un piacevole albergo dove rassettarti alla meglio e preparati alle, ormai purtroppo, ultime fatiche.


SURVIVAL KIT
Treni notturni da e per Lao Cai. E' un modo classico per fare questa tratta che ti permette di guadagnare quasi un giorno di viaggio, evitando una strada di poco interesse. Tutte le agenzie offrono il pacchetto con prenotazione di questi treni che affittano direttamente in base al numero delle richieste. Ne parte anche uno ogni mezz'ora, nei periodi di punta. Il prezzo della cuccetta è attorno ai 300.000 dong. Alcune agenzie includono nel pacchetto alcune ore in un albergo all'arrivo dove fare la colazione ed avere una camera per tre o quattro ore, fare una doccia e rassettarsi. 

Hanoi Emotion Hotel 26 - 28 Hang Bot St , In offerta attorno ai 30 Euro - Free wifi, decisamente carino e bello, nuovissimo, ha il pregio di essere vicinissimo e comodo alla stazione per chi necessita di questo servizio. E' invece fuori mano (vicino al tempio della letteratura) e quindi sconsigliato per questa unica ragione, per chi vuole stare in centro città, vicino al lago.






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giovedì 1 maggio 2014

Il mercato di Bac Ha


Al mercato di Bac Ha

H'mong rossa
Il momento topico per chi arriva da queste parti è la domenica, il giorno del mercato settimanale di Bac Ha. Per questo, gli alberghi di Sapa sono sempre pieni il sabato sera e occorre prenotare molto tempo prima. Quindi aspettatevi di trovare un sacco di gente da quelle parti quando arriverete sulla piazza della cittadina incassata in basso alla confluenza di diverse valli. Prima arriverete quindi, meglio sarà. Questo è il più grande mercato del nord Vietnam e qui potrete trovare un grandissimo numero di persone di diverse minoranze che vivono nelle decine di villaggi di tutte le valli vicine. H'mong rossi dalle corte gonne colorate a ruota, giubbini dai ricami a zig zag, Dzao neri coi cupi grembiuli svolazzanti e gli alti cappelli a cilindro, Nung e Pathé dalle vesti sgargianti e fittamente ricamate. E' un'orgia di colori e di forme che non vedrete da nessuna altra parte, quindi non lasciatevi condizionare dalla presenza dei pur molti altri turistacci che, come voi si aggirano tra i banchi, famelici di foto storiche da mostrare poi agli amici annoiati tornando a casa, tendendo agguati ai gruppi di donne che calano dalle vie laterali con le gerle piene, ma godetevi la giornata aggirandovi per l'enorme spazio pieno di banchetti e di gente che compra, che osserva e che vende, nella più classica accezione del luogo deputato agli scambi, il mercato. Una delle zone più interessanti è come sempre quella dei prodotti della terra. Qui è tutto un cumulo di enormi zucche, cespi di insalate di ogni tipo, cavoli e carote, sacchi di cipolle rosse, erbe di ogni tipo, montagne di canne da zucchero pronte per essere tagliate in minuscoli pezzi. 

Contratto concluso
Sopra una di queste, un ragazzino a guardia del forte squadra con aria truce chi si avvicina e aspetta la madre che arriva dopo un po' con un sacco di pannocchie di granoturco e bambinello di ordinanza sulla schiena. Una vasta porzione è dedicata agli strumenti agricoli. Non solo zappe, vanghe, picconi, ma anche lame di aratro da applicare ai versoi in legno modellati a mano,  vagli per separare la pula dal riso. Un gruppetto di donne H'mong stanno attorno ad un venditore di sgranatoi per pannocchie e guardano con interesse il funzionamento della macchina cercando di impararne i segreti. Una scalinata porta sulla sommità della collina, al mercato dei bufali. Gli animali stanno isolati l'uno dall'altro o a coppie, mentre il proprietario li lustra con cura per renderli più belli ed appetibili ad una piccola folla di compratori. I migliori arrivano a costare anche 1000 dollari, una piccola fortuna. In un angolo, una trattativa sembra andata a buon fine, i due uomini sono accoccolati per terra, uno conta con cura un grosso mazzo di banconote, l'altro lo segue con gli occhi, alle loro spalle un grosso e pelosissimo bufalo grigio che rumina calmo in un gran cumulo di erba. Una donna con uno straordinario costume se ne sta accoccolata sulla balconata, forse aspetta che il marito abbia finito la trattativa. Sotto di lei il mercato è nel suo pieno svolgimento e una folla multicolore sfila avanti e indietro carica di pacchi, oggetti, borse e masserizie. In una zona un poco più lontana, popolata solo di uomini, si vendono curiosamente cavalli, galli da combattimento e uccellini da canto. 

Controllare prima di acquistare
C'è un gran fermento attorno a due pennuti che, liberati dalle loro ceste, si gettano uno contro l'altro con una aggressività inquietante. Le grida degli astanti li aizzano ancor di più, si beccano l'un l'altro furiosamente sulle ali, al collo, già tutto spelacchiato, sulla testa cercando di centrarsi gli occhi, tra gli incitamenti dei presenti. Poi i proprietari li separano a forza, ma era solo un assalto dimostrativo per mostrare la forza dei propri campioni. I galli ritornano nelle loro ceste e cominciano le trattative furiose per aggiudicarsi il migliore. Invece nell'angolo più lontano dello spazio sterrato, i venditori di uccelli mostrano le loro gabbiette coperte da una spessa stoffa colorata; qualcuno, a richiesta, ma mostrando una certa ritrosia, quasi facendosi pregare, alza la cortina per far vedere la bellezza ed il piumaggio del suo animale. I commenti si sprecano, i soldi passano di mano. Qualcuno parte sul motorino col il suo carico con aria soddisfatta, anche chi se ne va contando banconote, altrettanto contento. E' lo spirito dello scambio; la trattativa si conclude solo quando entrambe le parti pensano di averci guadagnato. Qualcuno si ferma vicino ad un gruppo di cagnolini. Che belli! Uno si ferma li guarda con affetto, poi si china, ne tasta uno, poi un'altro, fa uno sguardo di disapprovazione, poi ne trova uno che forse corrisponde alle sue aspettative; sì, questo è bello grassoccio, pronto al punto giusto, lo compra e se lo mette in una borsa legato a testa in giù. Non cercava un cane da guardia.

H'mong rossa
Allora te ne vai verso il punto davvero più interessante di tutto il mercato, è il grande spazio centrale dedicato ai servizi. Sotto una grande tettoia, decine di ristorantini di ogni tipo, pentoloni di ogni dimensione che forniscono cibi e bevande per centinaia di persone. Tutti si fermano qui a mangiare qualche cosa. Grandi padelle piene d'olio dove friggono polpette e frittelle, spiedini di capra su griglie fumanti, polli arrosto magri e gialli e pentole di phò, montagne di riso bollito e noodles da condire. E ancora piattoni di trippa e interiora e un gran numero di cose di cui non riesci a individuare di cosa si tratti. Mangiano tutti di gusto, stretti gli uni agli altri, a gruppi, H'mong, Dzao, chiacchierando e ridendo. Una vetrina multicolore di copricapi, vestiti, gioielli da cui non riesci a staccarti facilmente. Vicino al parcheggio dei motorini, una fila di parrucchieri, cercano clienti, la sedia in plastica pronta davanti a un grande specchio, un ombrellone per riparare dal sole forte, un tappeto spesso di capelli neri a terra, quasi quasi converrebbe approfittare, con un dollaro risolvi la situazione. Quattro ragazze molto giovani, H'mong rosse dai vestiti splendidi e le barocche acconciature sul capo, si pavoneggiano davanti ai banchi delle stoffe. I costumi sono antichi, ma un tocco robusto di rossetto colora e labbra e la più disinibita mostra sotto la larga gonna blu un paio di scarpe rosse con tacco 12. Forse la felicità del modo nuovo di vivere è mangiarsi un gelato.

Il barbiere
I tempi sono maturi per il cambiamento, ma ugualmente è difficile andarsene. Uscendo dalla città puoi fermarti a qualche piccolo villaggio H'mong proprio a lato della strada, girare tra le capanne per vederne la vita di tutti i giorni. Il mais che secca al sole nella corte, Le fibre di canapa da battere, i bufali che rientrano seguiti dai contadini coi piccoli aratri attraverso le spalle. Poi prendi la strada che va verso Lao Cai, scandita per chilometri dal fiume che segna il confine con la Cina. Piantagioni di alberi della gomma, coi tronchi nudi segnati dalla ferita sghemba che ne fa sanguinare il latice prezioso. Alla base di ognuno, la scodellina di cocco che lo raccoglie. E' tutta una teoria di camion che vanno verso il confine. Qui c'è tutta una serie di enormi costruzioni moderne che vogliono dimostrare che sul ponte al di là del fiume, c'è grande opulenza. Una specie di città del bengodi tutta luci e insegne colorate. Molti guardano al di là del ponte e sognano, vorrebbero quantomeno attraversare, andare a vedere com'è. Rimangono poche ore da passare tra il mercato e le vie rumorose di questa città di passaggio, poi lo stanzone della stazione ad aspettare che parta il tuo treno di notte per Hanoi.

Ricami H'mong blu

SURVIVAL KIT

Mangiando il gelato
Mercato di Bac Ha. E' il più importante e frequentato (anche dai turisti) ma proprio per il gran numero di persone che ci sono non sarete importunati più di tanto e potrete godervi con tutta tranquillità i costumi delle tribù dei dintorni. Si tiene tutte le domeniche mattina.

Mercati alternativi. Molti cominciano a trovare i mercati di Sapa e Bac Ha troppo turistici. Si parla molto bene dei mercati di Sinho in una montagna molto scenografica (domenica mattina). Un altro è a Can Cau a 20 Km da Bac Ha al sabato, poi Lung Phin (domenica a 12 km) oppure Coc Ly (martedì a 35 km).

Fuori Bac Ha il villaggio più comodo e ovviamente più frequentato dai turisti, ma comunque molto accogliente e interessante, è quello di Ban Pho di H'mong blu, pochi chilometri dalla città. Potrete vedere molte case anche dentro e le attività agricole del momento

Lao Cai -Confine con la Cina. La città è stata rasa al suolo durante l'invasione cinese e tutte le costruzioni sono nuove e poco interessanti.Interessante la zona della frontiera con un piccolo tempio molto frequentato. Per entrare in Cina occorre il visto, si può averne anche sul posto uno per visitare solo He Kou, la città al di là del ponte sul fiume Rosso. Di qui si prende il treno che in 10 ore circa arriva ad Hanoi. Il treno invece non passa il confine. Per ingannare il tempo in attesa del treno date un'occhiata al mercato vicino alla stazione.


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