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lunedì 22 febbraio 2021

Luoghi del cuore 105: Ras al Hadd e le tartarughe

Oman - novembre 2018

Mille e una notte, racconti sussurrati a fior di labbra sotto tende beduine, mentre il vento forte soffia e la sabbia scorre come una carezza leggera. Ladri e principesse, castelli e sceicchi ingioiellati, bajadere avvolte in veli leggeri che fluttuano nell'aria nella frenesia di un ballo tra ritmi di cembali. Tra le torri di terra e i wadi che spaccano le montagne con fenditure ripide, montagne aspre di roccia tagliente e nuda, spiagge infinite e deserte, deserti che cambiano colore ad ogni ora del giorno, mentre tra alte dune le carovane di dromedari scompaiono lungo piste segrete, come puoi non amare questo paese? L'Oman accoglie con lo sguardo privo di malizia di chi lo abita e ti fa pensare di essere a casa. Forse è l'ambiente, forse è chi lo abita o forse è stato Iapo e la sua Casa Oman che ha saputo inocularmi questa malia, portandomi una volta a pescare, un'altra a perdermi tra le dune rosse o nel biancore accecante del mare di Masirah, l'isola che c'è, basta saperla trovare. Se hai la fortuna di conoscere questo romagnolo sanguigno che ha fatto di questo paese la sua casa, automaticamente diventerà la tua, per me, per lo meno è stato così, ma mi sembra di non essere l'unico ad avere avuto queste sensazioni. 

La casa a 250 metri dal mare sulla spiaggia di Ras al Hadd è vita vera, con il tiro di narghilè sul divano del giardino, col chai al cardammomo da bere coi vicini,suoi amici, che sonnecchiano e scambiano pigre chiacchiere mangiando un dattero e buttando un occhio sul telefonino, unico cedimento alla vita moderna. Per il resto potresti essere al tempo in cui Marco Polo passò di qua per andare a visitare il mausoleo i cui ruderi ancora oggi guardano il mare da una collina di roccia bianca. Come fai a non innamorarti di questo posto, quando alla sera vai a raccogliere le centinaia di tartarughine che le fioche luci del paese ingannano, facendole andare per la strada sbagliata, riversandosi sulle strade sabbiose per perdersi per sempre invece di raggiungere il mare e poi caricare i grandi secchi pieni di esserini di pochi centimetri che sbattono disperatamente le pinne per andarle a liberare nel mare finalmente libere di prendere il largo, mentre a fianco centinaia delle loro madri risalgono a fatica la battigia, per deporre altre uova, sulla spiaggia ritrovata dopo decenni di mare aperto. Stare seduti al chiarore tenue della falce di luna coricata come si vede al tropico, mentre le piccole tartarughe raggiungono la prima onda che spegne il loro affanno e le accoglie benigna, mentre dietro senti il soffio e l'ansimare ritmato dei giganti che scavano la buca dove seppelliranno la speranza di rinnovare la vita e poi lo sbattere delle pinne che gettano sabbia a coprire il nido prima di scivolare con fatica infinita verso quel mare che le attende materno. Grazie Iapo che mi hai dato tutto questo e tanto, tanto altro.


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Urali                                                            

mercoledì 19 dicembre 2018

Oman 37 - Ma cosa si mangia in Oman?

Un po' di aragosta!


Pesce alla griglia
Dunque che si mangia da queste parti, o meglio cosa avrete occasione di mangiare se farete un giro in Oman? Dipende ovviamente da quale modo sceglierete per percorrere il paese. Considerate innanzitutto che la dieta base tradizionale omanita era molto semplice. In primo luogo il dattero di cui vengono coltivate oltre trenta varietà diverse e che erano la base del nutrimento, potendo fornire zuccheri a volontà, ma anche un buon apporto proteico e vitaminico, poi nei pressi della costa c'è sempre pesce a volontà e di qualità eccellente, dal tonno al barracuda, a tutti i pesci dalle qualità più pregiate. Potrà capitarvi di pescarlo voi stessi e mangiarvelo alla sera in una griglia improvvisata. In ogni caso gli omaniti usano solo pesce freschissimo e pescato in giornata. Infine il montone, che però rappresenta già un cibo più prezioso. Quindi partendo dal fatto che quasi dovunque troverete magnifiche grigliate di pesce, comprenderete bene che di fame non si muore. Se alloggerete in qualche elegante resort, vi verrà comunque propinata in prevalenza una cucina internazionale mediata dalle influenze asiatiche, ma se percorrerete il paese in modo fai da te, vi accorgerete che i ristoranti che offrono cucina espressamente omanita sono quasi inesistenti. In effetti, la maggior parte degli esercizi è gestita da immigrati di vari paesi che offrono soprattutto le loro cucine nazionali. 

Tranci di ricciola
Nei grandi centri ovviamente adesso trionfano i fast food in salsa orientale, ma di norma incontrerete moltissimi ristoranti turchi, che oltre al tradizionale kebab di pollo o di montone, offrono la tipica e ricca, oltre che varia, cucina turca, dai molti antipasti (mezé) tra i quali primeggia il noto hummus, in generale ottimo, le tahine a base di sesamo, salate e dolci e salse allo yogurt e cetrioli, accompagnate da focacce e poi carni o pesce ben cucinati. Ci sono poi ottimi ristoranti yemeniti, ma soprattutto la maggioranza è costituita dai ristoranti indiani e pakistani, anche questi ricchi della grande varietà di piatti di queste importanti cucine. Molto spesso nei ristoranti dall'apperenza tradizionale, mangerete seduti a terra sui cuscini e verranno portati grandi piatti comuni da cui pescare, direttamente con le mani o con le forchette  che a richiesta vengono sempre fornite. C'è sempre un gran piatto di riso, in genere biryani, allo zafferano e spezie, su cui viene adagiato il pollo, il montone o il pesce, poi carni o pesce sempre alla griglia. Comuni il Tikka e il Tikka Masala (tandoori), che riconoscerete facilmente dal colore vermiglio della carne. Sovente vengono servite insalate che potrete sempre mangiare in tranquillità, senza timori igienici derivanti dal nostro radicato rifiuto per il crudo nei luoghi esotici. 

Pranzo tipico
Ricordate tuttavia che si tratta sempre, sia per la frutta che per la verdura, di roba importata  dall'estero, in quanto in Oman, dato il clima, coltivare questi prodotti diventa difficile e anche molto più costoso. Frequente è la carne cotta allo spiedo (shawerma) e quindi presentata su focacce calde o con pani indiani, chapatti, paratha, nan, ecc. Di provenienza sempre indiana sono anche gli innumerevoli fritti che troverete nei chioschi e come cibi di strada, i classici involtini di verdure speziate, generalmente spinaci (samosa), le frittelle (pakora) o i ben noti falafel di farina di fave. Sempre dallo stessa provenienza arrivano i piatti masala (al curry). Un piatto molto tradizionale, ma non sarà facile trovarlo, è poi l'agnello cotto per due giorni al fuoco in una buca sotto terra (shuva). In ogni caso gli omaniti sono grandi amanti dei barbecue da fare davanti alle tende o sulla spiaggia, quando il clima lo consente naturalmente. I tranci di ricciola alla griglia o quelli di tonno pinna gialla che vengono serviti in questi casi, non li dimenticherete facilmente. Comunque raccomandatevi sempre di non cuocere troppo il pesce alla griglia, spesso c'è la tendenza a lasciarlo troppo fino a farlo diventare stopposo. Ottimo anche il tonno al vapore che trovate in vendita nei mercati.  Come ovvio molte sono le possibilità di mangiare crostacei di ogni tipo, granchi (ottime zuppe), gamberoni e aragoste (a prezzi molto accessibili). 

Datteri freschi
Comunque per la fine pasto ci sono sempre i datteri, la grande specialità omanita per eccellenza, dolcissimi e sempre offerti in tutte le occasioni sociali, sia che andiate a trovare qualcuno o che visitiate qualche museo tradizionale. Da provare anche quelli freschi. In generale vi suggerisco di acquistarli anche come souvenir quando transitate dal bazar di Nizwa, nel negozio specializzato che ve li fornisce anche sottovuoto, dopo averli assaggiati in lungo ed in largo prima di decidere quale tipo scegliere (non facciamoci riconoscere). Dai datteri si ricava anche uno sciroppo che potrete utilizzare per i formaggi stagionati, è un ottimo abbinamento da provare. L'altro dolce classico è l'halwa, una specie di pasta fatta di uova, amido, zucchero, burro chiarificato, noci, spezie ed acqua di rose, cotta in un gran calderone di rame come il nostro croccante, che viene offerto in tutte le feste, che troverete sicuramente un po' troppo dolce e simile ad analoghi dolci turchi. Un'altra grande specialità che troverete dovunque nei bar e negli appositi locali sono le spremute di frutta (anche qui tutta importata) assolutamente fantastiche, da quelli di mango, papaya, avocado e litchi a quelli meno esotici ma non per questo meno buoni, al melograno, banana, meloni, angurie, mele e ogni altri genere di frutta conosciuta. Si possono avere anche misti. Particolarmente interessante è quello menta e lime, che vi consiglio assolutamente. 

Tonno fresco
Anche qui assoluta tranquillità sanitaria, in generale qui la gente beve acqua del rubinetto fornita dalla municipalità, comunque dappertutto si trova acqua imbottigliata o le solite bibite gassate. Inutile fare il discorso alcoolici, anche per la semplice birra, per non parlar del vino. Non li troverete in vendita in nessun negozio o bar durante il vostro normale percorso, se non nei resort e alberghi di lusso per stranieri, ma io direi che per un paio di settimane se ne può fare tranquillamente a meno, senza sentirne la mancanza. Sempre a disposizione invece il caffè tradizionale bollito, piuttosto forte e il thé servito in vari modi, speziato al cardammomo, zenzero e roba varia o all'indiana con il latte condensato e altre spezie (karak tea). Poi ognuno ha la sua ricetta specifica. Chi vuole può provare il narghilè che si trova comunemente nei bar. Col tabacco viene generalmente messo un gusto particolare, alla rosa o alla ciliegia. Va molto il double apple, richiedendolo mostrerete di essere un buon conoscitore del posto. Per le colazioni si usa anche molto il piatto di uova, strapazzate o omelette all'inglese, specificate sempre che non ci volete il peperoncino. Se vi capiterà di soggiornare a Casa Oman, come ho fatto io, tenete conto che lì usufruirete di una ottima cucina romagnola, fissa, che contribuirà a rimandarvi a casa sempre con qualche chilo in più.


Il kebab


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domenica 16 dicembre 2018

Oman 36 - Ritorno a Muscat


Per le vie di Ras al Hadd

Anniversario (foto Procchio)
E' l'ultima cena a Casa Oman e la sorpresa arriva alla fine, con tutte le ragazze dello staff che ci portano la torta per il nostro 46esimo anniversario! Accidenti da quanti anni mi sopporta la mia dolcissima GS (Gentile Signora) e da un po' di tempo, questi anniversari, che si susseguono purtroppo con una rapidità impressionante, riusciamo a trascorrerli da qualche parte in giro per il mondo, cosa niente affatto spiacevole, essendo la cosa che più ci fa piacere. Riuscissimo a godercene ancora parecchi non sarebbe poi così male. Forse la grande soddisfazione di assaporare questi scampoli di mondo, qua e là, in situazioni sempre diverse e piacevoli, deriva proprio dal fatto di potermeli trascorrere accanto a questa persona così straordinaria che ha deciso tanti anni fa di scegliermi e farmi vincere, senza meriti, la mia personale lotteria di Capodanno. E non è che capita a tutti. Nel frattempo, rimaniamo a lungo a farci coccolare dagli amici, qui ormai è un po' una famiglia, diciamocelo pure, poi, adesso siamo solo quattro gatti. Prima di cena ci siamo fatti un giro tra le case del paese, percorrendo le stradine larghe e ricoperte di terra sabbiosa che lambisce le soglie delle case, dalle belle porte di legno ricoperte di borchie metalliche, fino alla piccola moschea, che esibisce però uno slanciato minareto, quello dal quale ogni sera sentiamo una voce chiara e potente che canta verso il cielo la sua preghiera. E' proprio dietro casa, ma ci fai presto l'abitudine, un poco come nella nostra casa di Fenestrelle, proprio sotto il campanile, che ogni ora batte implacabilmente le ore con la campana grossa e chi ci viene a trovare stupisce di come si possa resistere.

Case di Ras al Hadd
In realtà diventa una consuetudine che non avverti neppure più, l'uomo è duttile e si adatta a tutto, basta avere pazienza per un po' di tempo. Anche quella volta, nella casa dietro il tempio a Luang Prabang, gli altoparlanti cantarono la loro preghiera ininterrottamente per tre giorni e tre notti e sembrava impossibile resistere, ma la terza notte dormii come un ciocco e mi pareva addirittura avessero smesso, invece il monaco implacabile, proseguì fino al mezzogiorno successivo, come un acufene dimenticato. Dei ragazzini giocano sollevando polvere e terra, poi, dopo averci visto si fermano di colpo per osservarci a lungo, la bambina poi, raccoglie il lembo della veste e scappa via di corsa, rientrando in un portone vicino, dove si ferma a fare capolino, per non perdersi niente. Qualche donna sgaiattola via dietro l'angolo, è ancora presto, fino a sera la gente non esce in strada, fa caldo anche se a Ras al HAdd, il clima è meno severo che altrove, ma evidentemente si preferisce rimanere nel nuovo e moderno piacere delle arie condizionate. Passa un motorino che rasenta i muri che circondano tutte le case del paese. Questa è la tipologia prevalente delle costruzioni: villette a uno massimo due piani, con una piccola torretta rialzata con un terrazzo ed un cortile circondato da un alto muro che mantenga una accurata privacy, anche se poi sono un po' tutti parenti da queste parti, a causa della inveterata abitudine tradizionale di sposarsi tra congiunti anche stretti, cosa che, tra l'altro, provoca un sacco di problemi genetici.

Porte di ras al Hadd
Rientrando svuotiamo per l'ennesima volta, la trappola per tartarughini, davanti al cancello, già quasi piena. Anche questi si salveranno e stanotte verranno varati nel mare vicino. Dopo cena si rimane ancora a lungo sul divano del cortile a chiacchierare. Rachid ed il fratello, che è venuto a farsi un tiro di narghilè, discutono facendo previsioni. Si dice che anche quest'anno l'amato Sultano, che Allah lo protegga sempre, in occasione della prossima ricorrenza della sua 48esima salita al trono, farà un dono a tutti i sudditi, così ogni omanita a metà novembre si troverà sul conto un piacevole e graditissimo bonifico, anche se non si sa ancora bene quanto sarà corposo. Insomma un po' come la nostra IMU, però al contrario, si riceve invece di pagarla. Da queste parti funziona in questo modo insomma, bisogna farsene una ragione. Il nuovo giorno arriva sgradito perché sempre di più è vicino il momento di andarsene via, lasciare il castello e tornarsene a casa. C'è poco da fare quindici giorni sono troppo pochi per staccare davvero la spina. Intanto prendiamo l'ultimo giorno di completo riposo, dopo aver trottato parecchio in quelli scorsi, basta chilometri lungo strade assolate e rettilinee attraverso deserti o piste contorte tra le montagne, oggi si poltrisce per tutto il giorno trascinandosi al più sull'altra parte del capo allo spiaggione infinito di Ras al Jinz, cercando di scavalcare i solchi che hanno scavatole tartarughe nella notte, senza cascarci dentro, per risalire la riva e venire a compiere la deposizione delle uova, operazione complessa che il loro istinto incancellabile le obbliga a compiere.

Ras al Jinz (foto Procchio)
Oggi il mare da questa parte è un poco più mosso ed è più difficile entrare nell'oceano, che a tutta prima sembra respingerti, come fosse offeso dalla tua decisione di partire, di lasciarlo per sempre, quasi non fosse stato capace di convincerti con la sua solitaria bellezza a rimanere di più, lui che voleva solamente esserti amico e sodale. Al largo non vedi più neppure una piccola barca di pescatori che navighi lenta. I grandi dhow di legno invece, navigano più al largo. La sabbia farinosa ed umida scrocchia sotto i piedi, il rumore dell'onda che si adagia sulla battigia è lieve, ma si ripete come un implacabile metronomo che segna il tempo che trascorre. Lasceresti volentieri che il morso del sole scavasse la tua pelle, non hai proprio voglia di andare, ma quando vedi la Toyota bianca al margine della sabbia, ubbidiente, raccogli le tue cose e risali lentamente, il più lentamente possibile, per tenere ancora un poco quel senso di morbida carezza sotto i piedi. Poi le valige salgono sul cassone ed è ora di andare, tra abbracci e promesse, cercando di trattenere il più a lungo possibile scampoli di cielo, sentori e profumi, tessere di colori vivi che si alternano a sfumature d'ocra quasi impercettibili, ma diverse. Ripercorriamo un ultima volta la strada lungo costa verso nord, per raggiungere la capitale, dove arriviamo che è ormai sera, quando è già buio, per consentirci di godere delle mille luci che appaiono all'improvviso quando scollini dalle montagne retrostanti, nelle ampie curve dall'autostrada che si lascia andare verso l'ultima costa.

Gli yacht del Sultano Al Qabboos (foto Procchio)
In posizione un poco più rilevata rispetto alla città non puoi fare a meno di notare i colori e le tre eleganti cupole illuminate dell'altra grande moschea della capitale, la Mohammed al Ameen, che sembra lanciare barbagli d'oro nella notte serena, forse ancora più bella della sua più maestosa collega di rappresentanza. Le luci della città che si stende sotto la balconata delle montagne, uccidono il cielo stellato, ma la falce di luna è già salita oltre l'orizzonte, con quella sua gobba in basso che ti lascia capire di essere ormai dalle parti del tropico. Un'ultima sosta al suk per dare soddisfazione a chi ha dimenticato di fare l'ultimo acquisto all'andata. Al porto vecchio ci sono entrambi i megayacht del Sultano, sarà anche lui in città. Rimane la residua cena dalle note turche che ci regala l'ultimo scampolo della città di notte, poi una corsa a riposare le ore della notte nella nuovissima villa vicino all'aeroporto per non arrivare tardi domattina quando arriverà l'ora. La carissima Miki ci assiste fino all'ultimo come bimbi di ritorno dalla scuola materna. Ancora un abbraccio, poi Muscat, il mare turchino che le sta davanti, la montagna scura e le sabbie che la coronano da dietro, le vedi solamente più dall'alto. Lasciamo un paese piacevole da vedere e da vivere, almeno alla prima sensazione epidermica, un paese che mi hanno insegnato ad amare e che sa farsi ricordare, se sai vederlo con occhio amico o per lo meno se hai avuto la compagnia di chi ti ha insegnato ad amarlo. Grazie Iapo e Silvia, Michela, Roberta e Paola, Elisa e Yussuf e Rashid, Grezzolo e tutti gli altri. Chissà.


La moschea (foto Procchio)

Uovo di tartaruga schiuso (foto Procchio)
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sabato 1 dicembre 2018

Oman 28 - Visite ai vicini e barberia

Spendere il tempo filosofando

Sulle dune
Un pomeriggio di pigra meditazione, dopo tanti chilometri, è bello il non far nulla, quell'otium piacevole, con poca attinenza a quello latino che considerava tale solo il tempo che non si dedicava alle attività pubbliche, al darsi nell'interesse per gli altri, insomma. Per il pensionato invece quel genere di otium è diuturno e continuativo, il tempo lo si dedica soprattutto ai cavoli nostri o così almeno si vorrebbe. Quindi per noi più che otium è proprio ozio, nel senso di stare a panza all'aria, inerte e con l'occhio un po' vitreo e un po' ebete, che porta il pensiero a volare lontano, a cullare sogni di cose impossibili, come impiegare la sicura vincita milionaria al superenalotto a cui non giochi, per esempio, o ad immaginare viaggi in terre difficili e lontane dove ti spingerebbe più che la curiosità di conoscenza, la sfida al percorrere terre incognite in lunghissimi raid on the road. Solo se hai vicino qualche altro oziatore seriale, al limite, questa dura attività può sconfinare nella chiacchiera da bar, nella filosofia spicciola per risolvere, con grande facilità evidentemente, tutti i problemi del mondo, oppure la corretta formazione per vincere la Coppa. Va beh in ogni caso questa meritoria attività fa bene, soprattutto se la svolgi in questo cortile amico, sciogliendo in bocca due datterini e aspettando qualche nuovo arrivo che venga a dividere con te questi giorni di beata pigrizia.

La bimba di casa
Andando dalle amiche
Infatti ecco che arriva da Muscat la macchina, che è andata a prendere una coppia di passaggio, due ragazzi in viaggio di nozze, che si fermeranno solo cinque giorni, giusto il tempo di assaggiare la fettina di torta per capire se è buona e rimandare l'acquisto del dolce intero ad una prossima occasione. Una bella luna di miele, si faranno un bel due mesi tra India e sudest asiatico, zaino in spalla. Tanta invidia per l'età di certo, ma a me ormai piace viaggiare un po' più comodamente, anche se si perde un poco il senso romantico dell'avventura. Però vedo che i due vengono subito coinvolti dall'ambiente, il divano accoglie ed il thè caldo scorre a fiumi. Intanto la Michela porta le nostre ragazze a far visita a casa di amiche del circondario; robe da donne insomma, però bella occasione per entrare nelle case locali e vedere uno spaccato di vita, vietato alla vista dalla strada e riservato soltanto alle appartenenti al gineceo o harem che dir si voglia. Le case sono ormai tutte moderne e dotate di comfort occidentale, che fa anche molto à la page. Piene di cose sconosciute anni fa, schermi piatti e soprattutto divani e sedie dalle tappezzerie preziose, che poi magari rimangono inutilizzate, ma intanto ci sono e fanno tanto status simbol, dimostrano che si è moderni e soprattutto che si ha molta disponibilità economica, anche se poi si sta seduti a terra tra cuscini e stuoie. E' inutile la sedia rimane un oggetto giudicato scomodissimo e si trova sempre più piacevole stare sdraiati che seduti su poltrone o sofà. 

La cerimonia dell'Henné
Le donne passano il loro tempo in casa, nella più piacevole aria condizionata a chiacchierare tra amiche e ad esibire, i colorati vestiti carichi di lustrini che all'aperto vengono invece spenti dalle abaya nere che ricoprono tutto e sono molto interessate al contatto con le loro omologhe straniere, circondate da stuoli di bambini vocianti. Escono solo la sera per andare a fare qualche compera personale, ma per quelle normali, utili all'andamento della casa, preferiscono incaricare i mariti, svegliandoli dalle loro permanenze al bar o al ritrovo tra amici, con telefonate ingiuntive e perentorie. Sono insomma due mondi abbastanza separati e con interessi assolutamente disgiunti, che si congiungono solo nella notte. Una delle ragazze sta facendo l'henné all'amica e provvede ad estendere la pratica anche alle straniere interessate. Questa attività di abbellimento di mani e piedi è comune a tanti paesi della fascia indoaraba, spesso trasformata in una specie di body art a cui le donne sono molto affezionate, quello di mostrare sulla pelle un'ansia di bellezza che racconti anche la ricchezza dei propri sentimenti. Solo così riuscirei a spiegare la moda tatuatrice che è così cresciuta in occidente, dove forse si mescola anche alle motivazioni tribali di altre parti del mondo, dove queste ed altre attività parallele, come scarificazioni e deformazioni varie, vogliono essere simbologie di appartenenza o dimostrazioni di resistenza al dolore. Chissà, è sempre difficile spiegare gli impulsi, specialmente quelli che spingono a soluzioni irreversibili.

Fine lavoro
Qui tuttalpiù, il disegno si cancellerà in un paio di settimane, se ti lavi naturalmente. Noi invece, tanto per proseguire la fase di otium, ce ne andiamo dietro a Iapo che ci porta dal barbiere, un altro dei piaceri caratteristici di altri mondi e di altri tempi, mentre da noi è rimasto un rituale fastidioso ed obbligatorio da svolgere periodicamente ed in fretta. Insomma una inutile perdita di tempo. Qui e altrove invece, rimane quel sottile piacere di prendersi cura del proprio corpo, come forse usavano i latini alle terme o il mondo arabo negli hammam. Ognuno ha certamente i propri luoghi di affezione e a Ras al Hadd si va dal bengalese, anche lui molto disponibile alla chiacchiera non appena gli racconto della mia intenzione di andare a vedere tra poco il suo paese, che naturalmente è il più bello del mondo. Mi mostra orgoglioso anche se un po' con l'occhio lucido, le foto della moglie e dei due figli, di cui evidentemente sente forte la deprivazione, come tutti i migranti per necessità di ogni parte del mondo. Qui in fondo non si trova male e la sua attività è avviata. Come faccia a campare, pagare lo sponsor e in più mandare soldi a casa e ritornarci una volta l'anno, è un mistero, con i due real che prende a servizio di quasi quaranta minuti. Io ho questa abitudine di fare i conti in tasca alla gente, però, anche in questo caso non mi sembra che si ingrassi più di tanto.

La bellezza non è un optional
Nel frattempo che mi racconta le bellezze di Coxbazar e delle colline di Chittagong, prosegue la sua attività indefessa di massaggio e trattamento alla mia pellaccia consunta di vecchio rugoso, spargendomi di creme odorose, vellicandomi con polveri ed olezzi d'oriente, spruzzandomi di acque profumate ed altri materiali vari. Alla fine mi ritrovo con una magnifica ed inusuale per me, riga in mezzo che mi restituisce al mondo con barba e baffi perfettamente ritoccati, peli superflui di ogni dove, naso, orecchie e sopracciglia debitamente ablati e parti cervicali rese morbide da un delicato massaggio che mi ha rimesso al mondo dalle fatiche e dalle contorte posture pomeridiane. Insomma una esperienza mistica che non bisogna negarsi e che i nostri vecchi dei paesi del sud che si servivano con frequenza delle barberie locali, avevano capito essere uno dei piaceri della vita. Ci si sente freschi e profumati uscendo con passo leggero, salutato Said che sorride, ricordandomi di godere il più possibile del suo amato paese. Andiamo a casa a studiare l'impegnativo programma dei prossimi tre giorni, prima di andare a godere del meritato riposo. L'aria della notte è fresca e carezzevole, il profumo dei fusilli al tonno fresco, pescato stamane, già si espande nel cortile. I nostri passi muovono la ghiaia cercando di non calpestare la frotta di tartarughini perduti, che finiscono ancora nelle bacinelle in attesa di essere liberati stanotte e quindi andiamo ad assolvere l'ultima pratica da svolgere nella giornata.


Il luogo del riposo


In attesa del turno dal barbiere
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Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!