venerdì 14 gennaio 2011

Il vento del Maghreb.

Cari miei ve la possono raccontare come vogliono, di star tranquilli che tutto va bene, ma se la realtà è diversa, se per qualcuno le cose invece non vanno affatto bene, se questi qualcuno diventano massa, la corda si tira, si tira sempre di più, diventa sempre più sottile, poi un bel giorno alla fine si rompe e son dolori. Allora tutti a chiedersi come mai, ma sembrava tutto tranquillo, che ogni cosa andasse bene, e adesso che succede? Così il Maghreb è diventato una polveriera. Le nazioni che ci parevano più tranquille e più al riparo da problematiche sono quelle che esplodono. Quelle che sembravano ormai sazie di lotte e di violenze si riaccendono. Il problema è che tu puoi con pugno duro cercare di tenere tutto sotto controllo, ma quando da una parte trionfano corruzione e malaffare e dall'altra alla gente togli la speranza, prima o poi la parte più viva della popolazione, i più disperati che prima di morire vogliono almeno farsi sentire un ultima volta e vengono presi inevitabilmente dalla voglia di spaccare tutto. Tanto uno cos'ha ancora da perdere. E così corre il sangue dei ragazzi, come sempre, perché come da ogni parte sono quelli più compressi e quelli a cui si presenta un futuro sempre più nebuloso e privo di opzioni percorribili. Una volta era più facile soffocare tutto. Oggi la splendida opportunità della rete, si ritaglia spazi di libertà un tempo imprevedibili.

Oggi da qualunque posto, anche sotto le peggiori dittature, si riesce a scivolare nelle falle del sistema e attraverso il net far sentire la propria voce in tutto il mondo. Oggi è davvero vietato vietare. Perchè chi vuole, a duro prezzo certamente, la libertà se la prende e grida il suo dissenso e tutti quelli che vogliono possono sentirlo, vederlo da FB, a Tweetter, a Youtube. Il potere corrotto ne chiude un paio come tunisine.com o @slim404, credendo di tappare le bocche e ne nascono cento altri come a7ki.net o nawaat.org a mostrare cosa sta succedendo. Una politica che si disinteressa completamente dei problemi reali per cercare di risolvere solo i propri affari, sottovaluta la polveriera che ha sotto la sedia. E' difficile fermare i fiumi in piena ed è sciocco non capire il pericolo, perchè queste cose, oltre che diffondersi a macchia d'olio, sono alla fine, facile preda di movimenti sempre interessati ad impossessarsi del dissenso per perseguire interessi ben più duri e peggiori. Integralismi di ogni tipo sono in agguato dappertutto. Mettete su una cartina dei nomi con il simbolo di un mirino e troverete con facilità chi tira fuori le pistole e spara, dopo non puoi nasconderti dietro ai non volevo, non intendevo. Semini quello che poi raccogli e come diceva Ford, se nel film compare un fucile, prima della fine quello spara.



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8 commenti:

Ambra ha detto...

Può esserci qualcuno che non condivide al 100% il tuo pensiero? Non lo credo possibile perché è una precisa analisi delle situazioni che stiamo vivendo.

Martissima ha detto...

magari si potesse smentirti ;-(

Lara ha detto...

Ancora una volta hai definito con minuziosa precisione quello che sta accadendo in diverse parti del mondo e qui da noi.
Ciao,
Lara

Enrico Bo ha detto...

Care amiche, mala tempora currunt e tutto questo pare non interessare .

laura ha detto...

Non credo che nessuno, a parte forse il dittatore tunisino, pensasse che tutto andava bene, se no cosa verrebbero a fare i nord africani qui? Ti sposti per fare il lavavetri o il muratore a cottimo solo se sei disperato. La tragedia è che l'occidente non ha ancora trovato una risposta e se ne sta come l'assemblea degli stati generali ad aspettare la rivoluzione.

Enrico Bo ha detto...

@Laura - Il fatto è che ti raccontavano che la Tunisia era il paradiso dove si era trovata la giusta commistione tra Islam e occidente!

Anonimo ha detto...

"che la Tunisia era il paradiso dove si era trovata la giusta commistione tra Islam e occidente!"

Be' in un certo qual modo la Tunisia è l'unico stato del maghreb veramente laico, anche se forzosamente laico. Certo non è un paradiso e lo può capire qualsiasi turista abbia messo il muso fuori dal villaggio vacanza. Ma quanti l'hanno fatto?
Quando andai col catamarano di alcuni amici di famiglia in Tunisia nel 2006 ci fermammo a Biserte. Una città fuori dalle mete turistiche. C'era sporcizia e povertà un po' dappertutto, la corruzione ad ogni angolo: la polizia portuale ci chiese soldi sia per l'attracco che per andar via. Molti soldi.

Speriamo che gli islamisti non arrivino pure lì.

Enrico Bo ha detto...

Io credo che il pericolo sia proprio questo, nel casino si insinua facilmente chi è interessato a un casino ancora maggiore. Algeria insegna.

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