sabato 15 gennaio 2011

Il Milione 35: Escort e corallo.


Strade deserte e difficili, passi solitari, sentieri erti o stradine terrose che ruotano attorno ai templi, il Tibet ti appare sempre e comunque selvatico e misterioso. Negli sguardi di chi incontri, negli animali, essi stessi selvatici, nei poveri indumenti della gente, come ricorda il nostro Marco "che il loro vestire è di canavacci e di pelle di bestie", ritrovi l'isolamento montanaro e la solitudine delle tribù dei deserti assieme ai loro usi particolari. Sono questi che alla fine incuriosiscono il viaggiatore, che se li fa raccontare, spesso con prurigine malcelata attorno al fuoco degli accampamenti tra risolini e sogghigni, masticando la tsampa o una delle povere minestre d'orzo (vedi la ricetta da Acquaviva), nelle poche varianti che può dare, a queste quote, la ridotta disponibilità di ingredienti. L'aria è sempre fine, il cielo di un indaco scuro con fiocchi di nubi bianchissime che paiono riccioli di burro in cerca delle guglie del tempio a cui legarsi. Le ragazze ti passano accanto ostentando copricapi ricoperti di pietre e lanciando occhiate furtive al viaggiatore incuriosito forse oggi come allora. Racconta Marco Polo:
Cap. 114/115

In questo luogo àvvi l'oro in paglieola in grande quantità, e quivi si espande l'azzurro (i turchesi) e lo coraglio e èvi molto caro, ch'egli lo pongono al collo di loro femmine e ànnolo per grande gioia.

E come non si può rimanere colpiti da questa ostentazione di rosso e azzurro, in pietre grezze, ma elegantemente raccolte e formare collane, pendenti e ornamenti di tutti i tipi che le ragazze mostrano con orgoglio, forse a riprova delle antiche usanze che tanto affascinavano il nostro giovane viaggiatore, sentiamo come continua il libro:

...Questo Tebet è una grandissima provincia. Quivi àe uno cotale costume di maritare che vi dirò. Egli è vero che niuno uomo piglierebbe neuna pulzella per moglie e dicon che non vale nulla, se non è costumata co molti uomini. E quando li mercatanti passano per queste contrade (questo sempre come guida di utili consigli), le vecchie tengon le loro figliuole sulle strade e per gli alberghi e per loro tende e fannole giacere con questi mercatanti e poscia le maritano. E quando il mercatante à fatto il suo volere, conviene che le doni qualche gioia (noblesse oblige) acciò che la pulcella mostri come altri àe avuto a fare seco; e quella ch'à più gioie e più belle, è segno che più uomini sono giaciuti con essa e più tosto si marita. E anzi che si possa maritare conviene ch'abbia almeno 20 segnali al collo per mostrare che molti uomini abbia avuti e quella che n'àe di più è tenuta migiore e più graziosa che le altre.

Così quando passeggi a Lasha attorno al Jokang o quando respiri a fatica lungo l'erta sassosa che ti conduce a un monastero, siedi su una pietra a riposare e porta con te gli sguardi languidi che le ragazze lanciano al passare. Il taglio esotico dei loro occhi brilla come il giaietto. Le pietre rosse e azzurre spiccano orgogliose tra i capelli neri, corone di colore che scendono ad ornare il collo delicato in volute complesse. Passano girando appena il capo, lasciando dietro di sé, forse, l'ombra del sorriso malizioso delle loro nonne.




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7 commenti:

laura ha detto...

Tutto è relativo anche la famosa verginità dei secoli scorsi per fortuna non più di moda. Anche se come al solito un "giusto mezzo" non guasta. Ma perchè il maschio che ha tante donne è un "figo" e la donna una poco di buono?
O dovrei rispondere con la battuta poco politicamente corretta che mi ha raccontato Stefano? "perchè una chiave che apre tutti i lucchetti è un passe partout e un lucchetto che si apre con tutte le chiavi..."

Annarita ha detto...

Però, grande civiltà nel Tibet! Il costume raccontanto nel passo del Milione è singolare per noi, ma ha una profonda logica che riesco a comprendere...più di altre abitudini tutte occidentali.

Grazie, Enrì. Post istruttivo e bello.

Un bacione.

annarita:)

Enrico Bo ha detto...

@Laura - I tempi cambiano, é che adesso di corretto, politicamente c'è sempre meno...

@Annarita - Grazie, i tuoi apprezzamenti sono sempre stimolanti.

Ambra ha detto...

Queste donne con i loro ornamenti sono bellissime. Forse perché nei loro occhi c'è un tempo che non hanno conosciuto, ma che le ha forgiate e le ha rese belle nella lontananza.

nidia ha detto...

Che bello leggerti Enrico! Prima di tutto perchè la tua è una bella scrittura, poi perchè sai entrare nei luoghi e nei dettagli restituendoci le tue emozioni, e poi perchè mi riporti immagini e colori dei miei viaggi...

Enrico Bo ha detto...

@Ambra - Davvero hanno un fascino che viene dal passato.

@Nidia - Guarda che così mi fai arrossire! Bello il Tibet eh?

nidia ha detto...

Bello, sì. Ecco qualche passaggio della mia cronaca di viaggio, agosto 2007 'Una sciarpa di seta bianca e’ il primo gesto di benvenuto con cui ci accoglie la guida tibetana all’aeroporto di Lhasa...
Lhasa e’ citta’ santa e venerata. Il Tibet e’ il cuore autentico profondo del Buddismo. Lo spirito religioso permea la vita quotidiana ed e’ profondamente radicato nei gesti e nelle abitudini della gente. Al centro di Lhasa lo splendido antico monastero di Jokhang dai tetti dorati e’ meta di pellegrini che arrivano anche da molto lontano compiendo il loro cammino di preghiera. Intorno al tempio un’ incessante processione di devoti percorre in senso orario lo spazio circolare nel Barkhor straripante di gente e bancarelle. Davanti alla porta d’ingresso la gente prega prostrandosi a terra e recitando litanie. Mentre la guida spiega non riesco a distogliere lo sguardo da questi rituali che si ripetono senza tregua, da questo flusso interminabile di uomini, donne, vecchi, giovani, monaci che avanzano facendo ruotare il cilindro della preghiera. Molti indossano lunghi abiti colorati ed esibiscono grandi gioielli ed ornamenti. All’interno, nella penombra rossastra, l’odore acre dei ceri di burro di yak che si consumano lentamente, impregna le stanze del culto...'

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