mercoledì 8 agosto 2012

Doping o sconfitta?

Oggi ho ascoltato la conferenza stampa di Schwazer e vorrei fare anch'io alcune considerazioni, per quello che possono valere. Dato per scontato che non ci sia stata sceneggiata, che sarebbe davvero troppo, la tremenda prova a cui si è sottoposto il ragazzo può insegnare molto su cosa è, e probabilmente è sempre stato, l'inestricabile connubbio, tra sport, soldi e voglia disperata di affermazione. Chi non è mai salito su un gradino, meglio se il più alto, sentendo pronunciare il suo nome di fronte alla folla forse può solo immaginare l'insieme di sconvolgimento di sentimenti che questo può provocare in chi sa di non potercela mai fare ad arrivarci con le proprie forze ed anche in chi ci è arrivato, ma poi per mille motivi ha capito che non ce la può più fare e viene preso da uno sgomento ed una deprivazione insopportabile che lo porta di conseguenza ad accettare qualunque cosa pur di riprovare quelle sensazioni perdute, non solo mettendo in gioco tutto quello che ha fatto fino a quel momento, ma spesso anche a rischiare la vita per riaverlo. 

Qualche sportivo ha detto che se avesse saputo che le sostanze usate lo avessero portato infine anche alla morte, per essere per una volta il primo del mondo, le avrebbe assunte ugualmente e per qualcuno è stato davvero così. Non è soltanto una questione di soldi, almeno non sempre; è quella necessità di competizione assoluta che forse abbiamo nel genoma da sempre e che forse è responsabile del successo della nostra specie; quel bisogno indiscutibile di vincere, di arrivare primi che regala sempre e solo disperazione e dolore, ai vinti sempre ed al vincitore di quella volta anche, perché il destino lo ha già comunque designato come lo sconfitto di domani. Così l'uomo non ce la fa a resistere e se non ci riesce o se non ci riesce più, cerca il modo artificale per riavere l'illusione che ha perduto. Questo è sempre accaduto, oggi molto più di un tempo, perché la nostra società ti spinge ad essere sempre più competitivo, perché emargina il "perdente", perché gli interssi che gravitano attorno sono fortissimi, perchè uno stuolo di personaggi, lenoni senza scrupoli, mestatori della peggiore specie, strisciano all'interno dell'ambiente, tollerati da tutti, perché tutti sanno, pronti a prendere le distanze appena viene alla luce il marcio, per blandire, convincere, attirare nel baratro chi, debole, è per primo pronto a cedere. 

Perché in fondo tutti lo fanno, perché se non lo fai non si può vincere, perché vedrai che non ti prendono, è facile credere e cedere alle sirene, specialmente se sei giovane e se hai già assaggiato il miele del successo. A questo si aggiunge la pressione mediatica che vuole sempre il mito, il mostro, il cannibale, lo osanna, lo innalza per poi gettarlo via appena iene avanti il prossimo, gettarlo nel pattume in cui finisce il foglio spiegazzato del giornale di ieri. Poi quando si alza la pietra e compare il verminaio, eccoli tutti a scostarsi dal lebbroso, a chiamarsi fuori per non subire il contagio dell'appestato che subito nega, grida al complotto, grida disperato la sua innocenza ferita. In questo caso almeno non si è ceduto a questo aspetto della farsa, esponendo tutta la disperazione della vicenda, della presa di coscienza, credo sincera, di chi è caduto, dopo aver capito di non potercela più fare con le sue forze, ma che in fondo non ha potuto sopportare comunque questa situazione per lui innaturale, in un crescendo di disperazione di chi ha ormai ben chiaro, di aver perduto tutto, di aver sprecato tutti quegli anni di fatiche disumane, di ore e ore di allenamenti infiniti, tutto gettato via in un attimo, compreso la stima e l'affetto di chi gli ha voluto bene. 

E tutto intorno le insopportabili iene pronte a nuitrirsi del dolore e della disperazione, ieri striscianti per incensare e portare sugli altari l'italiano vero che sudava per il suo paese, vero alfiere della bandiera patria, oggi pronte ad azzannare sbocconcellandone malamente il nome, come altoatesino, anzi diciamo pure tedesco, tanto per distinguersi, per chiamarsi fuori, luridi monatti in cerca di cadaveri da gettare nella fossa comune. Caro Alex, provo pena per te, ma ti auguro che il sipario scenda in fretta su questo primo atto della tua vita e che riesca a trovare dentro di te la forza che ti è mancata, la determinazione che ti è venuta meno e che dovrebbe invece essere la caratteristica principale dell'uomo vero. Per l'uomo vero, la vita non finisce per queste cose, anzi forse è proprio qui che si può ripartire non più per "vincere" ma per essere utili a sé stessi e agli altri.




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3 commenti:

chicchina ha detto...

Ho letto con attenzione,è il secondo post che leggo oggi sull'argomento.
Mi è piaciuta l'impostazione generale,ma dondivido pienamente l'ultimissima parte:l'augurio all'uomo,e non allo sportivo,di riprendere in mano la propria vita.Ci ripetono sempre che importante è partecipare e non vincere,allora qualcosa di sbagliato c'è,se tutti non solo vogliono vincere,ed è umanamente giusto,ma vincere ad ogni costo,ed è umanamente e socialmente e didatticamente errato!E pentirsi solo a carte scoperte non convince,non convincono loe lacrime,sicuramente vere,per carità-
E forse anche la carovana dello sport dovrebbe fare un attento esame.Molti sports li scopriamo solo ogni 5 anni e dev'essere frustrante per gli attori,se ci fosse più visibilità sempre,anche nelle varie fasi intermedie,forse si accetterebbe anche di vedere prestazioni non sempre al top,come per tutte le cose della vita.Scusami Errico,non riesco ad essere sintetica...
Ciao

enrico ha detto...

@Chicchi - Lo spazio c'è e i tuoi commenti sono sempre molto graditi. Il problema credo sia alla base della mentalità umana, forse genetica. dove il più forte annienta il più debole. Questo siamo riusciti in parte a moderarlo, ma solo in parte e quando meno te lo aspetti salta fuori, purtroppo, a prescindere dagli interessi in gioco. Alex è colpevole e vittima allo stesso tempo, ha perduto tutto quello che aveva conquistato con tanta fatica ed è giusto che sia così. La sua vicenda potrebbe anche essere utile a tutti, proprio per quello che sta dicendo. L'importante per lui è che adesso non perda sé stesso, come è già accaduto.

massimo ha detto...

e se lo si considerasse solo un disonesto, come un ladro o un evasore fiscale, un furbo che bara per arrivare prima e meglio degli altri? non provo tanta pena per lui. non è mica un bambino. non lo sapeva che forse non sarebbe bastato un piantino riparatore?

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