martedì 7 agosto 2012

Il ruggito del coniglio.





Per fortuna mia figlia non segue questo blog, quindi certamente non leggerà questo post, se no sono guai. Comincia sempre allo stesso modo. Si arriva alla Rosa Rossa, mio ufficio estivo permanente e uno dice: "Mi hanno regalato un magnifico coniglio, che si fa stasera?" E qui non ce n'è per nessuno, si tratta solo di decidere, a scelta della padrona di casa se sarà al civet o alla ligure o à la mode du chef. I miei lettori nordamericani, così come i vegetariani stretti, abbandoneranno con orrore  il campo, ma che ci dobbiamo fare, la carne (e qui è proprio il caso) è debole e la gola prevale, da queste bande, quasi sempre inevitabilmente sull'etica animalista. Si tratta solo di decidere l'ora in cui dar fuoco alle polveri. Così eccoci, ieri sera percorrere come carbonari le stradine del paese per raggiungere la casa dove si sarebbe celebrato il sabba. Bisogna proprio dire che gli amici B. & C. sono sempre qualche cosa di più che squisiti anfitrioni, oltre che per l'amicizia con la quale ci accolgono nella loro casa anche per la grandissima cura con cui ci propongono le cose. 

Eccoci dunque accolti con un sontuoso aperitivo che prevedeva un 10% di calvados, 10% di Cointreau e un 5% di gin per dar profumo, stemperati in uno champagne di gran qualità e per non cadere subito in preda ai fumi alcoolici, un accompagnamento di finger food sfiziosi, tra cui spiedini di gamberetti e insalate, da tuffare in ciotole di salsa rosa, lardo di Arnaud e soffice mortadella, da alternare a palline di ricotta ricoperte di frantumato di pinoli e pistacchi iraniani, davvero accattivanti. Ma si sa, non ci si deve annebbiare l'appetito ingozzandosi all'inizio (anche se, benché abbondante, non sia avanzato nulla), ma passare ad altre più corpose delizie. Per dare fondo alle due bottiglie ormai aperte e si sa che lo champagne non si può sprecare, siamo stati costretti a ricoprire dei crostoncini croccanti con un sottile velo di burro di malga profumato di fieno alpestre e con abbondanti cucchiaiate di Avruga, nobile succedaneo dell'ormai introvabile caviale che allietava le mie notti moscovite, cosa che ha contribuito a far calare un leggero velo di nostalgia sui miei pensieri, subito scacciata dal gran piatto di sottili fette di tonno di Favignana, che l'amico Leo aveva appena provveduto a traghettare dalla lontana terra di Trinacria. 

Terminate le bottiglie è venuta l'ora della soupe, ed ecco il colpo di genio dei nostri ospiti, perché anche se al fresco dei monti, anche qui l'afa e la calura dell'anticiclone africano allungano i tentacoli maligni, quindi niente di meglio di un fresco e ammiccante gaspacho andaluso appena uscito dal frigo, opportunamente speziato, dove le foglioline di basilico sparse tra le fette tostate completavano l'armonia di profumi e sapori mediterranei. Intanto si stappa una bonarda epica per accompagnare il tutto. E finalmente arriva il protagonista della serata, bello, carnoso e saporito a riempire completamente la grande casseruola dove ha trascorso diverse ore a fuoco lentissimo. Al togliere del coperchio, che ventata di profumi, che meravigliosa combinazione di aromi in questa versione di cucina vicina alla ligure che accompagna le erbe marine al bouquet dei monti. Che saporosità, che delicatezza, che armonia di gusti, senza prevalenze fastidiose, ma piene e complesse sensazioni organolettiche che un magnifico dolcetto d'Alba dalle rotondità vellutate ha ulteriormente acuito e reso più intense. 

Che dire, mancavano solo le pesche ripiene all'amaretto della tradizione piemontese e poi per placare definitivamente ogni velleità, una deliziosa crema gelata a ricoprire un ricco letto di mirtilli, fescura definitiva da sorbire sbocconcellando i friabili torcetti di Aglié, un ricercato tocco finale. Qualche gianduiotto con un barolo chinato, come vuole il buon senso, ci hanno mandati a casa sazi, incolpevoli e privi di rimorsi di fronte al sacrificio dell'orecchiuto animale, soprattutto resi tranquilli dalle osservazioni emerse durante il convivio, sede non solo di bagordi, come voi probabilmente e ingiustamente credete, ma anche cenacolo di discussioni letterarie e soprattutto filosofiche. Ai dubbi di carattere etico, qualcuno ha fatto notare che, come ormai da giurisprudenza acquisita, il coniglio in questione può essere correttamente assimilato ad una prostituta, pertanto l'utilizzatore finale è da considerarsi assolutamente incolpevole e questo mi sembra, chiude definitivamente la questione. Oggi giornata di riposo, mentre i più fanatici del gruppo cercano di smaltire calorie raggiungendo una cima vicina. Vedremo cosa ci prospettano i prossimi giorni, pare che un capriolo già stia scalpitando all'interno di un capace frigorifero. Vi terrò informati.



Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:


4 commenti:

il monticiano ha detto...

Perbacco che cena ma...ecco puntuale il mio ma...antipasti e primo piatto imperdibili, poi il salto della quaglia...volevo dire del coniglio, nel senso cioè che sarei persino uscito dalla sala-pranzo e rientrato dopo l'orrido pasto per gustarmi dessert ecc.
Scusa ma la penso così.

enrico ha detto...

@Caro Aldo ti capisco , ma noi utilizzatori finali ci autogiustifichiamo facilmente

Anonimo ha detto...

Con 30 e passa gradi non capisco come tu faccia ad ingollare tutte
queste delizie,soprattutto gli agnolotti che per forza devono essere
bollenti.Lo so che sei in montagna ma anche lì il caldo non sarà uno
scherzo.Sei un impenitente golosone.
Paola.

enrico ha detto...

@Paola - Ma qui fa un bel freschetto e va tutto giù come l'olio.

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 104 (a seconda dei calcoli) su 250!