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martedì 25 giugno 2019

Rimpatriate


Diversamente giovani

Diciamo pure la verità, quando un gruppo di anziani, e proprio di anziani si tratta, inutile girarci intorno chiamandoli diversamente giovani, qualcuno ha addirittura superato i 90, anche se è tra i più arzilli, si ritrova davanti ad una tavola dopo tanti anni, i più fanno quei mezzi sorrisetti di compatimento che si rivolgono di solito alle riunioni varie di reduci, dandosi magari di gomito e sottolineando quanto alla fine sono tristi. Col cavolo ragazzi! Ieri, io ho ritrovato un gruppo di vecchi (non è che voglia sottolineare la cosa) carissimi amici, appartenenti alla mia prima vita lavorativa e vi assicuro che è stata una giornata così piacevole che ha cancellato di colpo tutte le varie ansie, apprensioni, magoni che di solito mi pesano sullo stomaco, specialmente di questi tempi. Ci siamo divertiti, abbiamo mangiato e bevuto, ci siamo ricordati l'un l'altro quelle tante cose che ci hanno legato in quegli anni, gli anni lontani, passati, per noi così gloriosi, passatemi questo termine becero, quelli che per i vecchi sono sempre i più belli, anche se allora magari li maledicevamo. Anche quelli che non ci sono più, ad ogni racconto venivano fuori come una litania di un rosario malinconico, ma alla fine ridanciano e di certo se fossero stati con noi avrebbero riso anche loro. Ritrovarsi e ricordare, un piacere che se te ne vai giovane, sarà pure una bella cosa, ma te lo perdi. E se passando davanti al vecchio stabilimento di selezione delle sementi, adesso vedi soltanto un decrepito capannone pieno di erbacce abbandonato da anni all'incuria del tempo, ti scappa una lacrimuccia, pazienza, la giornata è stata davvero tanto, tanto piacevole lo stesso. Grazie amici! Ci vediamo il prossimo anno.

giovedì 5 maggio 2016

In preparazione

immagine dal web


Sono qui in una di quelle aree di non esistenza, una delle tante sale d'aspetto del mondo, questa particolarmente odiosa, sia per il fisico che per il morale, benché linda ed accogliente, nella sostanza dolore e portafoglio. Dal dentista insomma. In questi momenti di apnea assoluta bisogna lasciar libera la mente, anzi mettersi in uno di quegli stati di meditazione di cui vi ho parlato qualche giorno fa. Insomma pensare di essere da qualche altra parte, evadere, scomparire e traslarsi in un'altra dimensione al di là della barriera dello spazio tempo. Così posso almanaccare sul senso della vita e dedicarmi almeno per un po', come suggerirebbe Eco, alla preparazione delle liste. Di una in particolare. Operazione anche utile oltre che piacevole quindi, data l'incombenza, tra soli due giorni della famosa grigliata di primavera, quella che mette fine alle vacanze invernali e apre quelle estive della compagnia della montagna, ormai quasi pronta alle pendici del più famoso monumento d'Europa, la Muraglia Piemontese, il Forte di Fenestrelle. Le mura imponenti che hanno visto la prigionia della Maschera di Ferro, del Cardinal Pacca e si dice, ma sono le malelingue, in realtà sempre non risponda al vero, campo di reclusione per gli Ufficiali dell'Esercito Borbonico, sono lì mute e severe che ci aspettano per giudicarci. Bisogna fare il conto del numero esatto dei partecipanti per calcolare quanti tomini e quante scamorze affumicate necessitino, che nonostante la loro indiscussa cancerogenicità, nella filosofia della griglia sono sempre un obbligo morale. Accidenti, due vestali in camici bianco/verdini  (molto di moda in questo momento politico), mi richiamano all'ordine. Vado. Ci risentiamo.


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domenica 3 aprile 2016

Delusione



Come avete visto il primo aprile non ho saputo resistere alla tentazione del mio solito post annuale che gli inglesi chiamano April fool. e i cinesi appunto Yù Rén Jié. Tra l'altro grazie ai vari social è stato anche il post più letto dell'ultimo anno, magra consolazione dato il mio generale crollo di ascolti, 156 contatti. In realtà ormai sono diventato poco credibile e va bene che il pezzo era cosparso di indizi diciamo piscatori, ma la cosa che lo rendeva evidentemente un fake era proprio la palese impossibilità dell'assunto, date le premesse di valore letterario del protagonista. Tuttavia, il fatto che quasi la totalità dei miei lettori non abbia avuto il minimo dubbio sullo scherzo, ma mi abbia subissato di commenti sui vari social, rimandando il pesce al mittente e solo due o tre lo abbiano preso per buono inviandomi addirittura un messaggio di congratulazioni ( e spero non si sia trattato di contropesce) mi ha causato una grande tristezza. Ma davvero solo così pochi hanno di me me questa stima assoluta che consente loro di accettare per buono anche l'inverosimile quando si parla delle mie capacità? Certo capisco che sia difficile considerato il soggetto, ma tuttavia, vorrei averli qui con me per abbracciarli forte e ringraziarli di cuore. Che soddisfazione essere amico di persone che, se la cosa riguarda te, credono anche all'impossibile! Grazie amiche ed amici, prometto che il prossimo anno non lo farò più (eheheheh).


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mercoledì 22 ottobre 2014

Rimpatriate

Ma come è possibile, eravamo ragazzini, ci siamo distratti solo per un attimo e sono passati più di cinquanta anni. Ma che bella banalità Enrico, ma non potevi trovare qualcosa di meglio? Direi proprio di no. Ti ritrovi attorno a un tavolo ed alla fine, nessuno è cambiato da allora, li riconosceresti tra mille, davvero una cosa strana, ma il tempo non si accanisce sui sentimenti, al massimo sfiora la pelle, lasciandovi un tocco vissuto, niente affatto sgradevole, come quelle cose antiche che la patina del tempo rende molto più interessanti, di quando erano state costruite. Anche se alla fine tornano alla mente sempre gli stessi episodi, ma se è così significa che erano stati importanti ed allora ti rimane sempre un senso di piacevolezza, di calore. I ricordi hanno un vantaggio su tutto il resto, in qualunque loro aspetto, la parte meno gradevole, si stempera nell'importanza e viene per così dire messa in minoranza, non si considera più; riemerge invece per contrasto soltanto quanto di bello, di unico, di irripetibile condisce la memoria e dà un senso a quanto sei ora. 

Ah quella scatola da scarpe confezionata come un bel regalo e che poi conteneva una pantegana morta, data così nel bel mezzo della serata danzante di paese, la Pina che urla e scappa via, l'orchestra che si ferma. Che risate! E quella biscia? E le gite in bicicletta a fare il bagno al fiume. Che momenti magici, gli attori del momento si sfumano nel passato, chi c'era? Chissà; che bello, che momenti. Un piacere dolce, una delicata malia che può prendere solo chi era là allora. Forse è proprio questa la parte più bella dell'invecchiare. Potere con calma guardare in tutta quella grande biblioteca che sta alle tue spalle, scegliere un libro a caso, di tanto in tanto e ritrovare subito o appena dopo un attimo, il piacere di averlo già letto e di ricordarne tutte le pagine che ti hanno emozionato. Un tratto comune in cui tu sei comunque protagonista, sia un libro giallo, sia un romanzo d'amore, una guida o un noioso trattato tecnico. Ci sei tu e la tua vita, che ti appartiene. E poi c'è la soddisfazione di essere ancora qui a parlarne e a condividere questo piacere, che non è mica poco. 

Arrivederci amici!


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domenica 9 giugno 2013

Tradizionale grigliata di primavera.






Ci sono consuetudini ormai diventate obblighi morali. Non puoi sottrarti, non è consentito, non è accettabile, bisogna farle. Una di queste è la famigerata grigliata di primavera. Ogni anno la compagnia montagnina, un gruppo di pensionati diversamente giovani, ricolmi di slanci giovanili mal riposti, sarà l'età che avanza, saranno i reumatismi, posiziona la data un po' più avanti nella stagione. E' ovvio da sempre, che la fine di marzo per le balze scoscese della Val Chisone è una data soltanto teorica, anche aprile si può lasciar scivolar via tra le brume nebbiose e gli ultimi rigurgiti nevosi invernali, quelli che facevano dire al Cardinal Pacca, il più noto prigioniero del Forte: "Se vuoi conoscer l'inferno, vieni a Fenestrelle d'inverno". Così si era ormai stabilito che fosse scelta in maggio la data da opzionare per rimanere entro limiti metereologici tali da evitare la giacca a vento pesante e le ultime spruzzate di neve. Ricordo un 1° maggio di tregenda con raffiche di vento che portavan via piatti di carta e bicchieri; così a poco a poco si è scivolati verso la fine del mese. quest'anno, complice un certo inaspettato raffreddamento del pianeta e l'assenza totale del Niño, davanti alla costa peruviana, si era deciso di posticipare al massimo. Tuttavia è parso a tutti che l'8 giugno fosse la data limite, anche perché diversamente avremmo dovuto mutare la titolazione dell'evento in grigliata d'estate. In ogni caso da alcuni giorni tra i vari componenti del gruppo correva una certa ipercinesi occitanica. Le femmine, a confezionare nervosamente ingredienti a coté della manifestazione (non si vive di sola carne), i maschi a sfogare la loro aggressività di pantere grige nel procurare tagli di proteine nobili, il più possibile succulenti e ricercati. 

Come i felini percorrono la savana alla ricerca di preda su cui affondare gli artigli bramosi di sangue di cui ingozzarsi, così i nostri eroi hanno percorso itinerari conosciuti, la pista della gazzella, per raggiungere, macellerie riservate, scaffali alti di dispensatori di tagli prelibati, fornitori poco conosciuti per ammassare materiali in quantità tali da permettere di resistere a lungo, qualora la malaugurata uscita dall'euro ci mettesse in condizioni di indigenza tale da doverci privare per sempre di queste fonti alimentari, invise moralmente e salutisticamente ad ogni buon vegano o persona di buon senso che dir si voglia. Già di primo mattino, benché il bollettino meteo, nervosamente compulsato per giorni e giorni, continuasse a promettere acqua da diluvio universale, i componenti dell'ala dura del gruppo, quelli che non hanno potuto frequentare i lupetti e le coccinelle dei Boy Scout da piccoli, cosa che ha causato loro turbe psichiche e deprivazioni di cui portano ancora evidenti segni, aveva caricato la macchine di attrezzature idonee per un campo himalaiano avanzato e si era mosso con una manovra di accerchiamento per raggiungere la balconata di Papa Giovanni in fronte al forte di Fenestrelle, avvolto ancora nelle brume mattutine. Gioiosamente i più volenterosi si erano sparsi sulle ripe a reperire legna da ardere, mentre i più organizzativi e consapevoli continuavano a scrutare il cielo da cui una leggera ma fastidiosa pioggerellina gelata cominciava a scendere con insistenza, facendo crocchiare ossa e giunture. 

L'umidità malevola ed arcigna cominciava ad inzuppare piles e maglioni, mentre volenterosi copricapi protettivi di cellophane ricavati da sacchetti sventrati proteggevano le teste dei più esposti. Non c'erano evidenti possibilità, ma invece di considerare una onorevole ritirata, i più incarogniti estraevano dai bagagli un grande telone di plastica evidentemente preparato all'uopo con colpevole premeditazione. Con mosse rapide i bricoleurs più abili provvedevano immediatamente ad occhiellarlo ai margini, quindi veniva steso un canapo robusto sopra la tavola prescelta tra i pini e sopra lo stesso veniva gettato con perizia il riparo improvvisato, tesi gli angoli e con improvvisati picchetti di legno di pino adatti a perforare il cuore del vampiro della leggenda, assicurati al terreno ormai infracidito dalla pioggia che, intanto cominciava a prendere maggiore corposità. Allo stesso tempo i fochisti provvedevano ad accendere la ramaglia umida di acqua, aggiungendo copiosa carbonella col solo risultato di produrre un fumo spesso ed acre che presto avvolgeva tutto l'accampamento. Le perplessità dei più timidi se continuare quella che appariva subito come il prodromo di una sconfitta insostenibile, venivano trascurate o semplicemente ignorate. I lavori continuavano a fervere, le auto avvicinate per meglio fissare i tiranti alle bagagliere, il telo sempre più teso che minacciava di strapparsi agli occhielli, pronto a formare pericolosa vela al vento che si levava sempre più teso da tramontana o al più pancia rigonfia di acqua in procinto di aprirsi sulla testa del malcapitato commensale sottostante. 

Sguazzando nell'erba fracida, qualcuno cominciava a sollevare dubbi, ma per meglio zittirlo, ecco spuntare i pacchi, mentre la griglia e la pietra ben arroventate dove l'acqua dal cielo cadeva sfrigolando, venivano subito predisposte sulla bragia per accogliere le carni. Mentre i primi pezzi cominciavano a colorarsi, il cielo decise di dare un ultimo segnale; dopo tuoni, lampi e saette, ignorati con noncuranza, la grandine cominciò a scendere picchiettando sul telo, come un pigolio di uccelli abbandonati nel nido; dopo poco, cessato il bombardamento, si aprirono le cateratte del cielo e il monsone cominciò a vomitare il suo rifiuto verso i gitanti. L'acqua ruscellava ormai da ogni parte. A questo punto con un colpo di mano, la parte meno obnubilata dalla furia neonaturistica, ha preso il sopravvento e con mosse veloci ha rimesso tutto nei sacchetti rifugiandosi nelle macchine al grido: "Tutti a casa di Geri", senza naturalmente degnarsi di interpellare il malcapitato Gerolamo, anche se i più duri e puri, continuavano ad implorare: "Aspettiamo almeno ancora una mezz'oretta che magari si asciuga ed esce il sole!". Appena trovata la pace di una casa ospitale ed accogliente, acceso il fuoco nel caminetto per asciugare schiene bagnate e ossa infracidite, dato fiato a stufe e fornelli, sono saltate fuori una decina di frittate spesse (patate, cipolle, zucchini, ortiche, fagiolini, e altre amenità vegetali per accontentare i non carnivori), vassoi a iosa con melanzane arrostite e peperoni all'olio e pout pourrì di pani fatti in casa per accompagnarli mentre saltavano i tappi di due magnum di Berlucchi per scaldare la compagnia abbacchiata. 

Tolta la più grossa è arrivato un filetto di Angus che pareva un neonato sui due chili e mezzo, affettato con perizia dal machete del padrone di casa, splendidamente attrezzato per la verità. E' stata quindi la volta di una serie di fiorentine di Chianina da 1,3 chilogrammi, per gli amanti della carne rossa, i più rissosi ed aggressivi del gruppo naturalmente. Per gli affezionati ai sapori decisi, alcuni chilogrammi di luganega valtellinese, in parte ben abbrustolita sulla pietra del camino, l'altra metà sapientemente brasata con spezie e ginepro, infine per chi non sa ormai rinunciare al dolce sapore del grasso suino, sottili fette di capocollo deliziosamente marezzate, hanno terminato il loro sfrigolamento, tra frullar di ganasce mai sazie, mescolando la loro incredibile sapidità, alla tenerezza croccante che il maiale sa donare ai suoi estimatori. Ma poiché come dice Gerolamo, "la boca no xè straca se non sà de vaca" è partita la teoria dei tomini alla piastra seguita dalla provola affumicata, debitamente tagliata a fettine sottili. E' iniziata poi la sfilata dei dolci, crostata al lampone, torta di mandorle, burroso e morbido plum cake, salame dolce al cioccolato e torroni morbidi e duri a volontà, innaffiati dalle profumate note di un Picolit. Non è stato facile, ma credo che anche per quest'anno, superata la nottata, ce la faremo. 


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lunedì 17 dicembre 2012

Menù tourbillon.



 Essendo tuttologo chiederei di rientrare anche nella categoria dei foodblogger, riparto del web popolatissimo in verità, ma in cui mi sento in diritto di insinuarmi, quantomeno come aiutocuoco della mia chef personale a cui tocca la parte fattuale dell'operazione. Quindi oggi vi tocca il post cuciniero, testato sabato nella consueta riunione annuale in cui nutriamo un gruppetto di amici. Siccome per esperienza passata, finisce che, invogliati dalle prime portate, alla fine non mi mangiano mai il secondo, questa volta abbiamo optato per la sua abolizione, proponendo un menù comprendente il cosiddetto trionfo degli antipasti. Dunque si farà come nei blog seri e specialistici, proponendo la foto e gli ingredienti dei singoli piatti di questo che ho denominato:

 Menù Tourbillon.

Aperitivo

Champagnino Taittinger (per i puristi)
Similbellini - Prosecco, succo di pesca.
Similrossini - Prosecco, succo di fragola.
Frozen melakiwi - Succo di melaverde, kiwi frullati, pompelmo, lime.

con

Bigné del Nord - Paté di salmone e salmone affumicato
Bigné delle Alpi - Caprino e menta.
Croissant padani - Gorgonzola e mascarpone.
Canapé del Sud - Tonno, capperi, mayonese.
Canapé Unità d'Italia - Mortadella, Robiola di Roccaverano, pistacchi di Bronte, pane ai 5 cereali.
Crackers con rondella - Formaggio cremoso, grana, pinoli, noci, prezzemolo, olive verdi e nere, olio.

Focaccia calda fantasia con Scarola, olive taggiasche, provola affumicata.

Antipasti.freddi

Mousse di prosciutto cotto - Prosciutto, panna.
Salade à la Antiguienne - Polpa di granchio, papaya, cuori di palma, crocchette di patate, succo di lime, olio, sale, pepe bianco.
Insalata di pollo tonnato - Pollo bollito in scorze di agrumi e alloro, tonno, carote e salsa verde di pinoli, alici, prezzemolo, capperi, mollica di pane, olio. Spicchi di uova sode.
Pani di segale e bianco.

Entrées

Torta Bracciodiferro - Spinaci, uova, ricotta.
Quiche aux poireaux - Porri, pancetta, uova, emmenthaler, grana.
Frittata alla Lilli e il vagabondo - Ricotta , latte, piselli, grana, uova e palline di carne trita, timo, mollica di pane.
Tarte tatin aux oignons rouge.- Cipolla di Tropea, pinoli, pepe rosa.

Primo piatto.

Trionfo di Venere - Riso Venere nero, code di gamberoni, asparagi, panna.

Dessert.

Crème d'ananas.
Crepes de marrons à la crème de marrons avec le marrons - Farina di castagne, confettura di marroni, marrons glacés, latte, burro.
Petits fantasies au chocolat du chef. Cioccolato amaro, al latte, bianco, cacao, wafer alla nocciola, mandorle, datteri, pasta di mandorla, marronata, rhum, zucchero a velo.

Alberino di natale alla frutta - Kiwi, Uva, Qumquat, Fragole, Ananas

Caffé Haltos de Guatemala.

Per digerire:  grappa alla liquirizia, arancino e genepy maison.

Sauvignon del Collio, Pelaverga , Valzer rosa moscato Pittaro.

Per la verità non si è avanzato molto.





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Piccoli piaceri.


martedì 7 agosto 2012

Il ruggito del coniglio.





Per fortuna mia figlia non segue questo blog, quindi certamente non leggerà questo post, se no sono guai. Comincia sempre allo stesso modo. Si arriva alla Rosa Rossa, mio ufficio estivo permanente e uno dice: "Mi hanno regalato un magnifico coniglio, che si fa stasera?" E qui non ce n'è per nessuno, si tratta solo di decidere, a scelta della padrona di casa se sarà al civet o alla ligure o à la mode du chef. I miei lettori nordamericani, così come i vegetariani stretti, abbandoneranno con orrore  il campo, ma che ci dobbiamo fare, la carne (e qui è proprio il caso) è debole e la gola prevale, da queste bande, quasi sempre inevitabilmente sull'etica animalista. Si tratta solo di decidere l'ora in cui dar fuoco alle polveri. Così eccoci, ieri sera percorrere come carbonari le stradine del paese per raggiungere la casa dove si sarebbe celebrato il sabba. Bisogna proprio dire che gli amici B. & C. sono sempre qualche cosa di più che squisiti anfitrioni, oltre che per l'amicizia con la quale ci accolgono nella loro casa anche per la grandissima cura con cui ci propongono le cose. 

Eccoci dunque accolti con un sontuoso aperitivo che prevedeva un 10% di calvados, 10% di Cointreau e un 5% di gin per dar profumo, stemperati in uno champagne di gran qualità e per non cadere subito in preda ai fumi alcoolici, un accompagnamento di finger food sfiziosi, tra cui spiedini di gamberetti e insalate, da tuffare in ciotole di salsa rosa, lardo di Arnaud e soffice mortadella, da alternare a palline di ricotta ricoperte di frantumato di pinoli e pistacchi iraniani, davvero accattivanti. Ma si sa, non ci si deve annebbiare l'appetito ingozzandosi all'inizio (anche se, benché abbondante, non sia avanzato nulla), ma passare ad altre più corpose delizie. Per dare fondo alle due bottiglie ormai aperte e si sa che lo champagne non si può sprecare, siamo stati costretti a ricoprire dei crostoncini croccanti con un sottile velo di burro di malga profumato di fieno alpestre e con abbondanti cucchiaiate di Avruga, nobile succedaneo dell'ormai introvabile caviale che allietava le mie notti moscovite, cosa che ha contribuito a far calare un leggero velo di nostalgia sui miei pensieri, subito scacciata dal gran piatto di sottili fette di tonno di Favignana, che l'amico Leo aveva appena provveduto a traghettare dalla lontana terra di Trinacria. 

Terminate le bottiglie è venuta l'ora della soupe, ed ecco il colpo di genio dei nostri ospiti, perché anche se al fresco dei monti, anche qui l'afa e la calura dell'anticiclone africano allungano i tentacoli maligni, quindi niente di meglio di un fresco e ammiccante gaspacho andaluso appena uscito dal frigo, opportunamente speziato, dove le foglioline di basilico sparse tra le fette tostate completavano l'armonia di profumi e sapori mediterranei. Intanto si stappa una bonarda epica per accompagnare il tutto. E finalmente arriva il protagonista della serata, bello, carnoso e saporito a riempire completamente la grande casseruola dove ha trascorso diverse ore a fuoco lentissimo. Al togliere del coperchio, che ventata di profumi, che meravigliosa combinazione di aromi in questa versione di cucina vicina alla ligure che accompagna le erbe marine al bouquet dei monti. Che saporosità, che delicatezza, che armonia di gusti, senza prevalenze fastidiose, ma piene e complesse sensazioni organolettiche che un magnifico dolcetto d'Alba dalle rotondità vellutate ha ulteriormente acuito e reso più intense. 

Che dire, mancavano solo le pesche ripiene all'amaretto della tradizione piemontese e poi per placare definitivamente ogni velleità, una deliziosa crema gelata a ricoprire un ricco letto di mirtilli, fescura definitiva da sorbire sbocconcellando i friabili torcetti di Aglié, un ricercato tocco finale. Qualche gianduiotto con un barolo chinato, come vuole il buon senso, ci hanno mandati a casa sazi, incolpevoli e privi di rimorsi di fronte al sacrificio dell'orecchiuto animale, soprattutto resi tranquilli dalle osservazioni emerse durante il convivio, sede non solo di bagordi, come voi probabilmente e ingiustamente credete, ma anche cenacolo di discussioni letterarie e soprattutto filosofiche. Ai dubbi di carattere etico, qualcuno ha fatto notare che, come ormai da giurisprudenza acquisita, il coniglio in questione può essere correttamente assimilato ad una prostituta, pertanto l'utilizzatore finale è da considerarsi assolutamente incolpevole e questo mi sembra, chiude definitivamente la questione. Oggi giornata di riposo, mentre i più fanatici del gruppo cercano di smaltire calorie raggiungendo una cima vicina. Vedremo cosa ci prospettano i prossimi giorni, pare che un capriolo già stia scalpitando all'interno di un capace frigorifero. Vi terrò informati.



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domenica 22 maggio 2011

Tradizioni da salvare.







THE ULTIMATE LATE SPRING BBQ.

Burp...!




 
 
 
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Rosso anguria.



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