mercoledì 4 giugno 2014

Trinacria 4: Erice

Erice - La Matrice - Foto T. Sofi


Dall'alto - Foto T. Sofi
Il masso enorme sta là sulla punta, cresce come un fungo del legno, anomalo ed enorme come uno di quelli che il ciclope lanciò nel mare in quell'altra isola, per cercare di fermare l'astuto Odisseo. Sulla cima, da lontano neanche le vedi, le mura grige che circondano Erice. Sembra impossibile arrivarci ed invece la strada c'è, gira gira, piano piano e arrivi fin sulla cima del monte e qui devi avere fortuna, perché questo posto sembra possedere qualcosa di soprannaturale e pare ammantarsi di qualche cosa di strano. Insomma se nei paraggi gira una nuvola, eccola lì, in un attimo si va ad addensare attorno alla cima del monte, come un cappello maligno, lo avvolge e lo soffoca in una nebbia oscura, un cupo presagio di chissà quale avventura, una storia di pericoli e mostri da raccontare ad Alcinoo, mentre Nausicaa, già innamorata come una pera cotta, sta ad ascoltare con gli occhioni neri spalancati il suo eroe contafrottole. Mi sa che a quel tempo se sapevi raccontarla bene in giro, ci campavi con queste cose, forse anche adesso però. Sta di fatto che se becchi la giornata sbagliata, arrivi fin quassù e sei come a Voghera a novembre, non vedi niente, mentre quello che ti circonda, invece è un paesaggio da mozzare il fiato e maledici gli dei invidiosi. Arrivi fino all'orizzonte, il mare, le isole, Trapani, le saline squadrate davanti, dietro i campi di grano duro ancora grigio azzurri che ondeggiano al vento come una tovaglia da picnic che cerchi di distendere sul prato. Il sole colpisce la pietra grigia e la rende così lucida da sembrare scivolosa solo a guadarla. Il selciato si inerpica tra le case strette le une sulle altre. Le antiche chiese aspettano severe che tu trovi il coraggio di entrare. Passata la porta della città, l'enorme campanile si tiene a distanza, come offeso, dalla facciata severa della Cattedrale, l'Assunta, col suo meraviglioso rosoncino sopra il grande pronao che ne celebra l'ingresso. Campanile o torre di re Federico che sia, i gradini te li devi sorbire fino in cima se vuoi goderti la città dall'alto, cubi di pietra ammassati con ordine disordinato ma mirabile, un magico puzzle di bimbi giganteschi assemblato in secoli di gioco.

Il mulino del sale - Foto T. Sofi
Vedere all'interno chiese e palazzi, passeggiare per le strade, così belle, fermarti continuamente tra una pasticceria e l'altra, qua una famosa genovese alla crema, là un mostacciolo delle monache, qui seduto finalmente a indovinare il punto infinito dove non distingui più se è mare o cielo e non trovando soluzione al dilemma consolarti con una granita di gelso degna di encomio. Sei stato fortunato, la giornata è splendida, il sole ti bacia mentre cammini e mentre riposi, niente è occultato alla tua vista se non quello che che non vuoi vedere. Ti rallegri; poi, quando la granita finisce, mettendoti automaticamente di malumore, ti assale il dubbio. E se fosse stato addirittura meglio capitare qui con mura e pietre avvolti dalla nebbia che rende ancora più lucido il selciato, più misteriosi i vicoli, di certo solitari? Stringerti attorno alle spalle una calda felpa per parare l'umidità e il freddo pungente, anche quando laggiù in fondo alla piana è caldo che soffoca. Sentire solo lo scalpicciare dei propri passi, mentre cerchi l'ingresso nascosto di San Martino o di San Cataldo; perdersi tra le siepi alte del giardino attorno al Castello come in un labirinto che ottunde i sensi, seguire stradine antiche guidato solo dal profumo della pasta di mandorle, guida sincera verso la salvezza. Chissà. Infelice l'uomo sempre alla ricerca del meglio. Vattene dunque Odisseo, curioso di luoghi e situazioni, sempre in cerca dell'assoluto e del mistero della bellezza. Lascia anche a chi verrà qui più avanti, parte di questo piacere di godere di un luogo unico, un piacere che non si consuma anche se cerchi di assaporartelo tutto e vorresti portarlo via con te. Parti e scendi gettando di tanto in tanto l'occhio indietro (se non stai guidando) per cogliere ancora qualche ultimo scorcio. Dal basso il monte sembrerà incombere e se ti fermerai ancora qui qualche giorno, sarà monito sempre presente laggiù, lontano tra cielo e terra. Ora non ti rimane che perderti lungo le strade che costeggiano le grandi camere delle saline, prendere come punto di riferimento qualcuno tra gli antichi mulini a vento e orientarti tra i grandi cumuli di sale ricoperti di coppi gialli, ordinati come tumuli di una necropoli di giganti in questa terra antica che profuma di mare.


Torre di guardia tra le saline - foto T. Sofi
SURVIVAL KIT

Erice - Per visitare le chiese ed i palazzi a pagamento (consigliatissimo) si fa alla biglietteria della Cattedrale un biglietto cumulativo (5 €) che consente l'ingresso a tutti i monumenti. Consigliabile una sosta nelle varie pasticcerie per gustare le specialità del posto.

Museo del sale - Contrada Paceco (2 €) in mezzo alle saline in un antico mulino dagli ingranaggi di legno. Possibilità di fermarsi a pranzo nel ristorante ricavato dall'antico baglio. La visita con le spiegazioni del giovane figlio del proprietario è partiolarmente interessante e divertente e ve ne andate a casa anche con un sacchettino di sale.

Le saline. tutto intorno a marsala e allo Stagnone. Un paesaggio unico, da vedere. da qualche parte ci sono anche i fenicotteri.


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