sabato 18 aprile 2015

Assam: Verso le montagne

Danze Asamish


Macelleria
E' mattina, mattina presto, i chilometri sono tanti e bisogna mettersi in marcia di buon ora, anche se sei ancora stordito dai colori e dai suoni di ieri sera. La ragazze Asamish, ballavano, ballavano senza sosta, sembravano non volersi fermare mai e quei sari gialli bordati di rosso vivo e oro, avevano lembi leggeri che svolazzavano dappertutto, petali sottili che prendevano il profumo delle coroncine tra i capelli neri come ebano, neri come le loro pupille. Voci acute a cantare la storia di Khrishna e le sue Gopi che uscivano da bocche vermiglie, dai denti bianchi, mentre sonagli e cembali e tamburi ritmavano il tempo, ossessivamente, senza mostrare di fermarsi mai, come a voler portare fino allo sfinimento le danzatrici dai piedi nudi, ornati solo da cavigliere d'argento tintinnanti. O viceversa. Forse erano le danzatrici che volevano fiaccare i suonatori, fino a che tutti, suonatori e danzatrici non se ne sono andati via, tra gli alberi della foresta. Così ti sembra di rivederle di nuovo oggi nel povero mercato lungo la strada. Pochi teli allargati sulla terra polverosa con verdure, banane, misere cose che pure trovano il loro compratore, con la venditrice che ha lo stesso sorriso, gli stessi occhi, forse la stessa voce. 

Offerte al tempio
Il Bramaputra è immenso. Devi farti più di settanta chilometri a ritroso per trovare il ponte di Tezpur e attraversarlo, immaginandolo tra qualche mese, ancora più grande, quando raccoglierà tutta l'acqua che il monsone lascerà andare da qui fin sulle montagne del Tibet. Ora puoi solo sognarlo vedendo le isole di sabbia bianca e le file degli alberi sulle rive, così lontane da apparire soltanto come una sottile linea verde. La strada adesso corre contorta per la campagna a nord del fiume. Risaie e thé, inframmezzate da villaggi di capanne. A ridosso della strada qualche costruzione in muratura. Vedi una cupola rossa che si distingue anche da lontano. E' un tempio dedicato a Shiva. Forse qui c'era una fossa, un foro di roccia tra la terra dei campi, davanti ad un laghetto di acqua limacciosa. Arrivano dall'interno suoni e tocchi di campane. Un salmodiare lento e costante. Seguiamo i contadini che con vesti da festa entrano con le offerte. Ognuno ha sacchetti, fiori, acqua limpida con cui lavare i simulacri delle statuette poste al di fuori. Il cortile del tempio pare un'aia di campagna con oche e galline che becchettano intorno. 

Offerta del latte
Le donne bruciano incensi e dispongono le offerte davanti alle statue, si chinano a lungo a pregare, forse a chiedere grazie, poi entrano nel tempio cresciuto attorno al pozzo profondo circondato di pietra e scalini per scendervi più a fondo. Dal bordo gettano acqua e latte sul sacro lingam che si intravede appena. Un sacerdote sorveglia le offerte e ritira le donazioni, poi benedice con un gesto lento della mano. Impone la tikka rossa sulla fronte dei postulanti e continua le sue orazioni in attesa dei prossimi fedeli. Il bordo del pozzo è ingombro di petali colorati, di latte e burro liquido che cola lentamente. Posi i piedi sul un pavimento scivoloso di liquidi ed esci tra odori di erbe bruciate. Poi la gente va fino al laghetto a gettare biscotti, che alcuni previdenti banchetti vendono all'ingresso. Appena le parti spezzate toccano l'acqua, questa ribolle e compaiono subito grandi teste di voraci tartarughe che si disputano la preda con becchi adunchi. Li inghiottono senza fretta, tanto tra poco altri ne arriveranno. Poi la gente se ne torna ai suoi campi, forse quest'anno il raccolto sarà buono. 

Il centro di North Lakhimpur
Ci sono almeno altri cento chilometri per arrivare a North Lakhimpur, una piccola città proprio all'ingresso dell'Arunachal Pradesh, il piccolo stato indiano al confine con la Cina. Due strade che si incrociano e una massa di case addossate le une alle altre con la consueta terribile confusione di questa India in cui la sovrappopolazione si tocca con mano. Vacche sdraiate all'incrocio e mezzi di ogni tipo che girano loro attorno strombazzando all'impazzata e file interminabili di negozietti che vendono ogni tipo di mercanzia, tessuti, chincaglieria, oggetti in plastica, cibi di ogni tipo, secchi, thè, spezie, strumenti agricoli, masserizie di ogni genere. Puoi passeggiare fino a sera, tanto il buio cala in fretta e dopo le sei devi fare molta attenzione a dove metti i piedi per non finire in qualche buco al fianco del marciapiede. Tutti ti chiedono da dove vieni tanto poca è la dimestichezza allo straniero da queste parti. La moschea diffonde luce verde, il tempio Hindu, rossa, si mescolano in pace in mezzo al frastuono della strada. L'unica altra luce è quella dei negozi che stanno chiudendo e dei mezzi motorizzati che passano, illuminando le ombre nere della notte con sventagliate di fari.
Un negozio di elettronica

SURVIVAL KIT

Maple Leaf Hotel - District Court Road North Lakhimpur - Una delle pochissime soluzioni proponibili qui. Abbastanza nuovo (2007). Grazioso giardino con accoglienti verande e personale come sempre gentilissimo. Dotazioni spartane. No wifi, molte zanzare. In qualche camera c'è problema con l'acqua. La corrente va via spesso. Le porzioni al ristorante non sono molto abbondanti. Atmosfera familiare e ragionevolmente pulito. 

Ristorante di strada




Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:






Nessun commento:

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 104 (a seconda dei calcoli) su 250!