martedì 21 aprile 2015

Arunachal Pradesh - Una strada sulla montagna

Il ponte sospeso per raggiungere un villaggio Nishi

Jungla dell'Arunachal Pradesh

Pochi chilometri dopo North Lakhimpur la strada, superata una specie di barriera, si inerpica sulle colline. Praticamente questa è l'unica via di accesso allo stato dell'Arunachal Pradesh. L'India è una nazione federale costituita da 29 stati che godono di una forte autonomia, alcuni molto più grandi dell'Italia. Un gruppetto di questi è situato nel nord est al di là del Bangla Desh e, unito alla madrepatria da una stretta strisciolina di territorio. Sembrano quasi non appartenere neppure al paese, sia dal punto di vista della mentalità che per la configurazione geografica. A parte l'Assam, che occupa la parte centrale pianeggiante della valle del Bramaputra, che nella sua povertà rappresenta pur sempre la parte più ricca, il resto è diviso in sei staterelli che lo circondano e si ritirano verso i confini in terre via via sempre più alte, semispopolati e costellati di minuscoli villaggi di montagna, terre di tribù dalle provenienze più strane, con linguaggi e costumi diversi, che nei secoli si sono dissanguati in guerre continue e sanguinose tra vicini, in faide infinite provocate da dispute per minuscoli pezzi di terreni e di foresta o ratti di donne. Lo stato centrale li ha praticamente abbandonati a se stessi, senza strade e comunicazioni, né prospettive di sviluppo, cosa che provoca continui malcontenti e intenzioni separatiste mai sopite. A questo si aggiungono gli appetiti dei vicini, in primo luogo la Cina, con cui le dispute di confine sono all'ordine del giorno. 

Donna Nishi
Le strade sono appositamente lasciate in uno stato di quasi abbandono, per cui penetrare queste zone è quanto mai faticoso e richiede tempo e pazienza. L'Arunachal, grande un terzo dell'Italia, prende tutte le propaggini orientali dell'Himalaya ed è forse il più isolato tra questi staterelli. Ci vive poco più di un milione di persone divise in oltre 80 etnie diverse. Le colline di cui il territorio è costituito, diventano subito montagne, completamente ricoperte di fitta jungla impenetrabile, con alberi alti e un sottobosco spesso e privo di sentieri. I fianchi dei monti sono scoscesi e tagliati da valli profondissime, scavate da torrenti che diventano forre violente durante la stagione delle piogge e che provocano una continua serie di frane che fanno scomparire continuamente questo o quel tratto di una strada, che, più spesso, è una semplice pista tracciata per risalire lungo i fianchi dei rilievi, tortuosa e faticosissima da percorrere, in un continuo alternarsi di fango e polvere. L'asfalto è un ricordo lontano e quando c'è, è solo un susseguirsi di buche profonde piene d'acqua, che fanno perdere ancora più tempo. Spostarsi tra un punto ed un altro, magari visibili tra di loro, ma al di la della valle, può richiedere ore, in un saliscendi continuo ed uno zigzagare perverso, alla ricerca di un passaggio al termine di una valletta laterale. 

Donna Nishi
Gli strapiombi maestosi ti fanno guardare con timore al là del finestrino del tuo mezzo. Preghi continuamente di arrivare al fondo del greto del torrente ed invece è sempre soltanto l'inizio di una nuova risalita. Spesso le cime delle colline, ben oltre i 2000 metri, sono avvolte da una nebbiolina azzurra; l'umidità è molta. I contrafforti himalayani arrestano l'umidità che arriva dal Bengala e la fanno precipitare in una sorta di sottile pioggerella che quasi rimane sospesa nell'aria. Per questo la vegetazione ha una rigogliosità che atterra e stupisce, con felci arboree, piante dai tronchi esagerati, grovigli di liane e larghe foglie che ricoprono tutto. Di tanto in tanto cespi di fiori, gialli o rossi accesi incendiano il bosco. I villaggi sono rari e quasi spopolati. Dopo una curva a gomito, vedi magari un pastore che cammina lungo la strada prima di inerpicarsi in qualche sentiero più nascosto, animali che non capisci se selvatici o imbrigliati, ragazzini seduti al bordo strada in attesa di non si sa cosa. La strada arriva ad un passo tra due rilevi più importanti; qui si stacca qualche sentiero laterale che porta a villaggi non troppo lontani. Qualche casupola, negozietti con poveri generi di conforto, qualche banana e meline rosse, una specie di locale dove si fermano i mezzi di passaggio. Questa è la zona di etnia Nishi, una popolazione piuttosto combattiva con tendenze egemoniche rispetto ai suoi vicini.

Il thali
Il posto non è molto frequentato, ma ogni tanto arriva qualche macchina impolverata e si ferma al bar. Mangiamo un thali con un dal di lenticchie piuttosto spesso e chapatti caldi appena cotti, cercando di evitare la salsa più rossa, uno dei chilly più piccanti a disposizione. I nostri vicini sono una famiglia Nishi che sta scendendo a valle, con il vecchio padre che esibisce un bel cappello di pelliccia sopra una larga faccia dai chiari tratti tibetani. La comunicazione non è facile, ma il capofamiglia mostra una croce al collo. Qui sia battisti che cattolici hanno fanno una vasta operazione di evangelizzazione fin dagli anni cinquanta e costituiscono ormai oltre un terzo della popolazione, confinando l'animismo tradizionale quasi ad una minoranza. Lo stesso proprietario del locale esibisce un opportuno calendario con tanto di Cristo benedicente e con il cuore che sanguina. Tuttavia, arrivare fino al più vicino villaggio non è facile. Anche per ragioni difensive, gli agglomerati di capanne sono spesso posti in posizioni complicate da raggiungere, o sulla sommità dei rilievi o al di là di forre e strapiombi, per superare i quali ci si deve impegnare nella traversata di ponticelli dondolanti sull'abisso, dalla manutenzione obsoleta, fatti di assicelle marce o addirittura mancanti. Il torrente scorre in basso, ma molto più in basso! I paesetti poi sono spesso deserti, gli abitanti nella foresta a fare legna, le donne a prendere acqua, i ragazzini a guardare le capre. 

Anziano guerriero Nishi
Qualche vecchia arriva dal fitto del bosco, bocche sdentate e gerle cariche di legna, di stecche di bambù, di foglie o altri regali della foresta. Un anziano sta seduto invece davanti alla grande casa di legno ricoperta di tetti di lamiera arrugginita, la copertura che dappertutto ormai la fa da padrona. Anche su di lui il dentista avrebbe da lavorare parecchio. Porta in testa il copricapo tradizionale dei guerrieri Nishi, una calottina di vimini intrecciati ricoperta dal lungo becco giallo arcuato del bucero e dietro, a far da coda, le sue lunghe piume colorate e strisce di pelle di orso. Estrae subito un lungo machete che gli pende al fianco, strumento indispensabile di tutti questi uomini delle foreste e subito ti mostra come lo ha catturato, l'orso, menando fendenti qua e là, a riprova della sua sua non ancor perduta vigoria. Saltella sulle gambette secche, ma gli occhi sono ancor vivi e attenti, ti dicono: sono sempre pronto alla bisogna, sia per qualunque animale della foresta che per altro, nel caso. I ragazzi più giovani hanno un altro atteggiamento, invece, magari caricano qualche mezzo che arriva fin lassù a ritirare fasci di lunghe canne di bambù o altro legname, in ciabatte, ma hanno i jeans sebbene sdruciti. Poi sopra, addosso magari c'è una maglietta dell'Inter e un accenno di cresta sui capelli, con qualche ciuffo tinto di rosso o di biondo, una incongruenza stonata certo, ma più adeguata ai tempi che cambiano anche quassù e che si appaia bene allo smartphone cinese che spunta dalla tasca.

Carico di bambù

SURVIVAL KIT

Villaggio Nishi
Arunachal Pradesh - Per raggiungere questo stato dovrete fare tappa a North Lakhimpur, prima di risalire verso la valle di Ziro. Circa 140 chilometri in 3/4 ore secondo le condizioni della strada, nei mesi estivi con le piogge, di difficile percorribilità. Per entrare nello stato è necessario un permesso di una decina di giorni, che si ottiene a Calcutta (50$ a persona) ma dovrete indicare il percorso da fare e quindi averne una decina di fotocopie da lasciare ad ogni albergo per la registrazione e ogni qualvolta vi verrà richiesto. Le sistemazioni sono basiche. Le piste che vanno verso il confine cinese sono vietate. La zona, essendo appunto di confine, con zone contese, è piena di militari di cui si incontrano continuamente lunghe colonne di mezzi che bloccano la strada. Frane frequenti, prepararsi a lunghe attese, senza innervosirsi troppo. Familiarizzate con i locali che comunicano volentieri con lo straniero,ma solo in dialetto del posto. Dalla cartina sottostante potete avere un'idea degli stati indiani. Il nostro viaggio attraverserà gli stati del Nord est : Assam, Arunachal Pradesh, Nagaland, Sikkim e Bhutan.

da Wikipedia

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3 commenti:

Ciccola ha detto...

Incredibile questo viaggio, immagino il tragitto e penso che avrei avuto paura. Il ponte della prima foto è spaventoso!

Enrico Bo ha detto...

@Cocco - Ma no, l'adrenalina finisce dopo una ventina di minuti. Il ponte non fa paura a guardarlo, ma solo a passarci sopra!

Paolo nullo Pedone ha detto...

Chissà se Indiana Jones per là non c'è mai stato ed un saluto

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 104 (a seconda dei calcoli) su 250!