giovedì 29 ottobre 2026

Sey 2 - Un po' di storia

 

Io credo che quando ti muovi per andare a vedere qualche cosa , sia opportuno avere un minimo di informazioni di base che dovrebbero esserti utili per tentare di capire quello che stai vedendo, senza ovviamente coltivare la presunzione di aver capito tutto. Diceva correttamente Biagi, che fu grande corrispondente dall'estero, che quando stai una settimana in un posto, quando torni, scrivi un libro (è il mio caso ovviamente), se invece ci stai un'anno tuttalpiù scrivi qualche articolo. Tanti sono i dubbi che ti vengono quando ti accorgi della complessità e della confusione che crei nella tua testa quando cerchi di riannodare ii fili di quello che hai visto e soprattutto di quanto credi di avere interpretato. Quindi, più informazioni raccogli, più notizie riesci a mettere insieme prima della partenza e meglio vivrai l'esperienza. Sempre che poi tutto questo serva a qualche cosa, visto che tanto poi tutto finisce in in modo o nell'altro sotto terra, esperienza direi generalizzata. Come mai arrivo a queste conclusioni amare e disfattiste? E chi lo sa, forse è l'accidia dell'anziano che viene anche aumentata da quanto lo circonda ogni giorno quando asolo accende la TV, purtroppo e che non riesce come giustamente può fare il giovane a trascurare il tutto, tanto c'è tutto il tempo perché le cose cambino in meglio col passare degli anni, che comunque rimane una sinusoide di alti e bassi continui in cui tutto in un modo o nell'altro si risolve. 

Va bene, lasciamo queste inutili divagazioni e torniamo alla mia voglia di indagare un po', scavando il passato, che racconta sempre molto sulle situazioni presenti, senza utilizzare troppe facili generalizzazioni. Infatti ogni piccolo lembo di terra ha una sua storia specifica che nel tempo ne ha cambiato la personalità e sempre si riverbera nel presente. Terre anche molto vicine tra di loro, presentano spesso situazioni molto differenti a causa di quanto è avvenuto nella loro storia. Abbiamo detto dunque che anche questo piccolo arcipelago nel bel mezzo dell'Oceano Indiano ha un suo trascorso che ne ha formato l'attuale anima. Il suo isolamento è ovviamente ben visibile anche guardando semplicemente la carta geografica e quindi non stupisce che queste isole siano rimaste formalmente disabitate fino al XVIII secolo, anche se con ogni probabilità venivano occasionalmente visitate da navigatori arabi fin dall'VIII secolo o da pescatori austronesiani, che ricordiamo, arrivarono da Oriente a popolare il Madagascar, quindi forzatamente ci dovevano inciampare al passaggio. Tuttavia non ne parla Marco Polo, che pure cita le più costiere Zanzibar e Socotra. Vengono invece citate da Vasco da Gama nel 1502, che passò da lì nel suo famoso periplo africano e che le aggiunse per primo nelle mappe europee, mentre per tutto il successivo XVII secolo furono utilizzate dai pirati che hanno sempre infestato l'area e dalla compagnia britannica delle Indie orientali come base e appoggio per raggiungere le Indie, ma senza insediamenti stabili registrati. 

Coco de mèr
Fu solo con l'esplorazione dell'area nel 1742-56, da parte di Lazare Picault che l'arcipelago ebbe un formale riconoscimento e la Francia ne prese ufficialmente possesso battezzandolo in onore del ministro delle finanze Jean Moreau de Séshelles, fino a che nel 1770 fu creato il primo insediamento a Mahé da gruppi di coloni che portarono al loro seguito un buon numero di schiavi africani per impiantare la classica economia di piantagione coltivando spezie, caffè, cotone e cocchi. E' da notare il fatto che l'interesse che destarono queste isole, per i francesi fu dovuto al tentativo di scalfire il monopolio assoluto che gli Olandesi avevano in quel periodo nel mercato delle spezie, che come certo ricorderete, erano all'epoca di una importanza fondamentale per l'economia europea. Infatti il primo insediamento riguardò proprio il tentativo di impiantare una coltivazione di pepe, eseguita da un certo Pierre Poivre (nomen omen), che successivamente la estese con le colture di noce moscata e chiodi di garofano anche nelle vicine Mauritius e Réunion. L'economia locale girò dunque attorno a queste attività agricole e addirittura, complice il disordine nato negli anni della rivoluzione Francese, l'arcipelago dichiara una sorta di indipendenza, commerciando autonomamente i suoi prodotti. Fu solo dopo la sconfitta napoleonica che nel 1814 le, ormai ufficialmente nominate Seychelles furono cedute durante il trattato di Parigi, all'Impero Britannico assieme alle vicine isole Mascarene (Mauritius e Réunion). 

Una delle tante colonie che formavano la ragnatela globale con la quale gli Inglesi erano allora la potenza che dominava il mondo, controllando tutti i mari del pianeta. Decresce intanto l'importanza delle spezie che, complice l'abolizione degli schiavi, entra in crisi. Nel 1835 infatti la schiavitù fu formalmente abolita, ma l'economia di piantagione continuò sotto altre forme con i lavoratori ufficialmente liberati, dedicabdosi soprattutto alla produzione della noce di cocco.  Nel 1903 ci fu la separazione formale dalle Mascarene ed alla fine del primo conflitto mondiale la popolazione dell'arcipelago contava 24.000 persone. La situazione prosegue sonnolenta e senza scossoni per decenni fino ad arrivare per arrivare nel 1976 alla proclamazione dell'Indipendenza. Subito dopo ci fu un colpo di stato che impose un monopartito fino al '81, quando partì l'ennesimo tentativo di golpe un po' da operetta con uno sbarco di un contingente di 50 mercenari, capitanati da un ufficiale britannico nato in India, tale Hoare detto Mad Mike, che ha partecipato nella sua lunga vita (morì a 101 anni in Sudafrica) ad oltre 60 guerricciole locali e vai tentativi di golpe africani, spesso in compagnia di un sodale italiano, tanto per cambiare. Il tentativo davvero un po' velleitario, come subito apparve e immediatamente sventato, pare fosse spinto dal Sudafrica, su ideazione statunitense che temevano per i propri interessi nell'area dopo la perdita di posizioni e di influenze del dopo Vietnam. In questo periodo chi ha conosciuto questi luoghi, dove il turismo era ancora praticamente assente, non esita a definirlo un vero e proprio paradiso terrestre, un luogo ricco di spiagge solitarie e paesaggi da cartolina. 

Poi dal '93 con la promulgazione della nuova costituzione il paese torna alla democrazia multipartitica e comincia l'era dell'esplosione turistica che cambia completamente l'economia e forse anche l'aspetto e l'anima delle isole. Oggi questa vera e propria industria è quella portante del paese che la pone come punto focale per sviluppo e focus di investimenti. Tutto questo porta ogni anno masse enormi di turisti da tutto il mondo e anche se si è sempre tentato di farne una costosa meta di élite, per clienti danarosi da spennare adeguatamente, per la carità cosa niente affatto sbagliata dal punto di vista di chi deve far funzionare una economia avendo solo quello da vendere e che pertanto ritiene di doverla sfruttare al meglio, comporta come ovvio una serie di problematiche oggi universalmente riconosciute, ma difficilmente risolvibili, per contemperare i diversi interessi in ballo. Ha tutto ciò snaturato la bellezza di questo arcipelago, con adeguate colate di cemento, overturism e tutto il resto al seguito? Saprò dirvelo solamente dopo averci messo il naso, come è giusto che sia. Bisogna quantomeno rimarcare il fatto che, benché questa meta sia venduta appunto come vacanza di lusso ad alto costo ed estremamente esclusiva, nella realtà può essere anche vissuta, come al solito sapendosi muovere, con costi accessibili a tutti. Basta approfittare di voli offerti in particolari momenti e condizioni, acquistati in largo anticipo e usufruire di sistemazioni in piccole realtà locali, B&B e case private, che nel frattempo, vista la richiesta, sono sorte come funghi. Meta low cost dunque? Magari proprio low cost no, però mi sembra affrontabile operando con cautela e buon senso ed in ogni caso saprò dirvi ad operazione conclusa, come si dice, a Trump piacendo.


Victoria


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