mercoledì 28 ottobre 2026

Molise 4 - Da Civitacampomarano a Matrice

Civitacampomarano

 

Intanto comincia a piovere, cosa che, pare qui non avvenisse più o meno da maggio, quindi fenomeno auspicatissimo dagli agricoltori locali e forse dai residenti infastiditi di certo dalla gran calura estiva e della seccagna che di certo anticipa l'autunno, ma al contrario assai poco gradita dal povero turista che comincia a chiedersi, cosa ha fatto di male per beccarsi sempre la nuvola fantozziana che lo perseguita ogni volta che ha deciso di muoversi. Certamente la straordinaria bellezza del paesaggio di questa regione si avverte e si ammira con un bel sole, mentre il tempo uggioso significa solamente impedimenta e fastidi che ti costringono a maneggiare con una mano l'ombrello, con l'altra la macchina fotografica e con la terza ogni altro oggetto necessario, dagli occhiali che ormai non vediamo più neanche dove mettiamo i  piedi, i fogli di info e ogni altra cosa necessaria quando vai in giro, oltre naturalmente ad inzaccherarti tutto, lanciando maledizioni a destra e a manca. Comunque sia, il paesaggio te lo godi lo stesso, visto che il traffico non è molto e le strade in parte tortuose ti costringono ad una bassa velocità, ottimale comunque per buttare un occhio sul mondo che ti circonda. E qui, mentre risaliamo a poco a poco verso l'interno, le valli si restringono e il percorso gira, curva dopo curva sui fondovalle seguendo i vari fiumiciattoli che le hanno disegnate, mentre i colli tutto attorno mostrano quella selvatica bellezza che caratterizza questo angolo d'Italia, tutto sommato assai poco frequentato. 

Sono solo una trentina di chilometri per raggiungere Civitacampomarano, ma procedendo con calma ci vogliono almeno una quarantina di minuti, seguendo per un bel tratto tutto uno dei bordi del lago artificiale di Guardialfiera, creatosi dopo lo sbarramento del Biferno avvenuto negli anni '70. Una bella superficie turchese che si allunga tra i bordi spezzati di questa specie di canyon per diversi chilometri. I boschi invece risalgono le pendici circostanti colorandosi di tutta la gamma di gialli e marroni che rendono gli irti colli, anche se senza nebbia (e se no cosa hanno lavorato a fare i nostri grandi poeti) un tappeto variegato e bellissimo. Forse questa è una delle stagioni più belle per venire da queste parti e qualche goccia di pioggia ci sta pure, purché poi venga quel raggio di sole che illuminando tutto rende l'aria particolarmente cristallina. Intanto percorriamo anche l'ultimo tratto di una stradina comunale che ci porta fin sotto questo piccolo paese che presenta subito una delle caratteristiche comuni a quelle di molti altri che vedremo nei prossimi giorni. Quella di essere arroccato in una posizione splendida come a guardia della valle, in questo caso allungato su uno sperone che si prolunga come il dito di un gigante tra due valli parallele. Le case, da lontano appaiono splendidamente ammucchiate, le une vicino alle altre, senza mostrare spazi di accesso, quasi si volessero stringere a difesa del borgo stesso, ideate e disposte in epoche in cui di certo, l'arrivo di nemici che risalissero le vallate, non era certamente una buona notizie, sicuramente si trattava di genti che non venivano in visita turistica. 

Spesso dunque e questo borgo non fa eccezione, questi paesi sono più fotogenici da sotto e da lontano, proprio per questa posizione magnifica che mostra la linea delle case affiancate come fossero mura difensive, allungate sullo sperone di arenaria circondato da una serie di calanchi che ne difendono naturalmente l'accesso, alternandosi a gole e ad aree boschive che ne preservano ulteriormente l'isolamento, di certo cercato, voluto a suo tempo, quando il periglio arrivava dal mare. Risaliamo dunque la strada che, attraverso una serie di tornanti che conducono fino alla piazzetta centrale del paese e che dà successivamente accesso attraverso vie strette e malagevoli per i mezzi meccanici, d'altra parte quando erano state progettate questi non esistevano proprio. Intanto partiamo con una curiosità, questo è il comune d'Italia che presenta nel suo nome il record di ben 17 lettere consecutive, inoltre è noto per essere completamente ricoperto, nelle pareti lasciate libere tra i suoi antichi vicoli una serie di bei murales, di grandi proporzioni, più di 100, creati nel 2014 nel corso di un festival internazionale che ha richiamato qui un gran numero di artisti. Per carità, saranno solo tentativi per dare e aggiungere un'allure particolare a quel non molto che c'è da vedere, ma alla fine fine, tutto fa e di certo queste opere non stonano affatto, anzi contribuiscono a completare il senso della visita a principiare dal famoso che tra i primi ha certificato il fortunato slogan Il Molise non esiste. 

L'altro interesse di Civitacampomarano, è rappresentata dal bel castello Angioino del XII secolo restaurato nel 1400 con grandi torri cilindriche e portale catalano- aragonese. L'interno è piuttosto interessante, sia per la serie di ambienti, dai sotterranei alle torri, che per le mostre che via via vengono presentate, nel nostro caso una serie iconografica di foto storiche e altre opere contemporanee. Le chiese segnalate Santa Maria Maggiore e Santa Maria delle Grazie, non presentano facciate di particolare interesse e di norma le troverete chiuse, ma se vi spingerete nei pressi nel tentativo di vederle, potrete girolare per le vie del paese, dando un'occhiata a un po' di murales e buttando un occhio anche agli scorci sulla valle. Lasciamo il paese scendendo giù per la valle tra uliveti che si insinuano negli spazi lasciati liberi dai boschi e ci mettiamo quasi un'altra oretta per percorrere la quarantina di chilometri di curve e controcurve che ci portano fino a Matrice e al gioiellino assoluto che la caratterizza: la chiesa di Santa Maria della Strada, uno spettacolare monumento di pietra che corona una collinetta verde a quattro chilometri dall'abitato. L'edificio romanico di interesse nazionale è particolarmente bello, sia per le sue caratteristiche costruttive dei blocchi di calcare chiaro che spiccano sulla collina verdissima, con le sue tre navate severe, ma soprattutto per la magnifica facciata a salienti, ornata da sculture medioevali e da un bel rosone centrale, che fu un' importante abbazia benedettina. 

Ma l'edificio è carico di storia e di leggende a cominciare da quella che racconta della sua costruzione che risalirebbe ad un certo Re Bove signore dei dintorni che, innamorato perdutamente della sorella, chiede al Papa la dispensa per poterla sposare. La cosa è palesemente irregolare e il Papa impone per rendere irrealizzabile la richiesta che il re costruisca come penitenza, 100 chiese in una sola notte. Re Bove non demorde e fa un patto col diavolo, che in cambio della sua anima provvederà al lavoro. Orami fuori di testa, il Re firma col sangue e nella notte i lavori fervono e all'alba 99 chiese risultano già terminate e l'ultima, proprio la Santa Maria della Valle, sta per essere a sua volta completata, quando mentre si intravedono i primi chiarori dell'alba, il Re si pente e invoca il perdono divino che con un raggio di luce blocca il completamento dell'opera, suscitando l'ira del diavolo beffato che scaglia contro il campanile un masso gigantesco, che però cade nel prato poco lontano dall'edificio che miracolosamente salvo si completa. Ancora oggi fa bella mostra di sé nel prato, indicato appunto col nome del Masso del diavolo. I bassorilievi (bellissimi) che fanno mostra di sé sulla facciata, raffigurano infatti figure di bovini, in ricordo appunto del re, anche se, delle cento chiese venute su nella notte, solo sette sono rimaste nel vicino paese e nei dintorni, fino a Campobasso. Insomma un luogo davvero godibilissimo, anche perché di questa stagione eravamo i soli visitatori presenti e sedere tra le severe colonne coronate da una serie di capitelli mirabili, è davvero suggestivo. Anche il monumentale sepolcro gotico di Bernardo d'Aquino del 1345 varrebbe da solo la visita. Facciamo anche un salto nel paese, che presenta anch'esso una parte di borgo antico, assimilabile ai molti altri che vedremo nei prossimi giorni. 



SURVIVAL KIT

Civitacampomarano - Castello angioino - Al centro del paese, ben restaurato, potrete parcheggiare davanti. Da visitare all'interno con begli scorci sulla valle. All'ingresso (€ 5) viene distribuito un Ipad con tutte le spiegazioni molto ben esposte per le cose che si vedono all'interno. Calcolare almeno un'oretta

Matrice - Poco da vedere nel paese, ma a circa 4 km sulla collina di fronte, imperdibile la Chiesa di Santa Maria della Strada, dell'anno 1000, da visitare con calma per apprezzarne la solitaria bellezza, diamante splendente sul prato smeraldino. Interessanti soprattutto sono i bassorilievi della facciata pieni di simbologie paleocristiane e medioevali. Apertura 10-18, chiuso il lunedì, ingresso libero.


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