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domenica 22 settembre 2024

France sud 2 - il Parc des Calanques

L'ile vert - Parc des calanques - Francia - settembre 2024

 

Il mattino ha l'oro in bocca diciamo noi, ma gli inglesi pensano che the early bird catch the worm, peccato che alle 7:00 a.m. in queste cittadine di mare a fine stagione, di vermi da mangiare non ce ne siano punto, essendo chiuso ogni bar visibile e di boulangerie col cavolo a trovarne, se pure ci saranno, così le petit déjeuner rimane nei sogni proustiani, come ieri mi ero dovuto accontentare delle madeleines anonime del supermercato, se pur con gocce di cioccolato. E' pur vero che non contenevano olio di palma per salvare (fintamente) il mondo e gli oranghi indonesiani in particolare, ma di certo non il burro di campagna, quello sì che avrebbe conferito il giusto profumo destinato a farmele ricordare negli anni a venire, ma solo, credo, olio di semi vari o di colza, tolto al triste destino di fare vernici dopo averne controllato, almeno lo spero, il corretto contenuto di acido erucico. Ma dopo questa dotta anche se inutile considerazione, contentiamoci dell'oro in bocca, così che oggi mi son fatto bastare qualche anonimo Digestiv, il tondo biscotto che gli anglosassoni non danno neppure ai cani e dopo ci mettiamo subito in marcia perché il tempo è poco ed i chilometri tanti. Così schiaccio sull'acceleratore per guadagnare strada ed arrivare ancor di primo mattino a Le Ciotat, cittadina semindustriale, certo sul mare, ma più famosa per i cantieri che per le spiagge. 

La scelta era data dal fatto che qui i prezzi degli alberghetti sono ben inferiori a quelli della vicina e più titolata Cassis e anche dal fatto che qui parte la strada detta Route de Crêtes, che intendo percorrere con calma, prima di pranzo. Così vengo subito preso dal nervosismo in quanto il B&B che avevo individuato in centro, è sparito dai radar e io, ma vuoi che non ci sia una camera, ci andiamo direttamente, rimango così con un palmo di naso a compulsare il telefonino, va bene che diceva che ce n'era solo più una disponibile, ma vuoi che non sia il solito avviso acchiappa gonzi? Invece stavolta no, di camere non ce ne sono più. Va bene ci penseremo dopo. Intanto inoltriamoci per la nostra strada panoramica, tra l'altro molto ben segnalata, che sale subito verso l'alto consegnandoci una magnifica vista panoramica della cittadina che abbiamo appena snobbato e che, vista da quassù, tra massi di roccia erosi dal vento ed una spettacolare macchia mediterranea profumata di resine e aromi, pare decisamente più accattivante di quanto non sembrasse dal basso. Si supera subito il cosiddetto Coeur d'Honoré con alcune rovine a forma di cuore ed il bel ponte naturale, attraverso il quale puoi vedere ancora la costa di Le Ciotat, poi entri a pieno titolo nel Parc national des Calanques, a buona ragione considerato una meraviglia della natura, con alcune delle scogliere più alte d'Europa a picco sul mare (anche se per la verità, questa strada rimane al margine del parco che infatti comincia ad ovest di Cassis). 

La baia di Cassis

E' sorprendente come un paesaggio ed un terreno come questo, che giustamente si può definire selvaggio, sia in effetti quasi un parco cittadino, trovandoci qui a pochissimi chilometri dal centro di Marsiglia, una delle maggiori città del paese. Cammini dunque nella cosiddetta garigue, macchia di arbusti duri e difficili da penetrare, che sopravvivono bene anche con la scarsa piovosità di questo tratto di costa, non appena lasci la strada, dove hai lasciato l'auto in uno dei tanti slarghi, per arrivare fino agli strapiombi via via più alti, man mano che la strada sale ed i lecci lasciano il posto ai pini d'Aleppo. La vista ad ogni affaccio è assolutamente spettacolare, lontano spiccano le isole davanti a Marsiglia, les iles de Riou e sulla tua destra intravedi la serie dei calanchi che si allineano irregolarmente lungo la costa al di là di Cassis. Quando poi arrivi alle scogliere di Soubeyranes e Cap Canaille, il punto più alto della strada a 363 metri, puoi goderti il colpo d'occhio della baia al completo e della costa del parco, e l'arco della spiaggia de l'Arène che sembra disegnato a mano, con la sua sabbia bianchissima e l'acqua verde smeraldo. Una balconata perfetta tra rocce calcaree scolpite dal vento, che paiono davvero opere d'arte. Qualche passo sui sentierini che seguono il crinale è assolutamente consigliato anche ai gatti morti come me, perché i punti di vista cambiano continuamente, attenzione a non inciampare sulle pietre accidentate, che poi vi lamentate delle ginocchia sbucciate e delle storte alle caviglie. 

Moules marinieres

Credo che tutta questa bellezza sia accentuata dalla chiarezza dell'aria, quell'aria della Francia del sud di cui vi ho più volte detto che, a mio parere è il vero catalizzatore che scatena la reazione magica in questi luoghi. Quella che magnifica i colori della roccia, i gialli carichi delle ocre, i bianchi e grigi del calcare, il verde carico delle conifere e tutte le sfumature dell'autunno che sta arrivando, insomma una vera gioia degli occhi. Non stupisce che da queste parti sia Matisse che Dufy si siano fatti ispirare per i loro colori violenti e decisi e non ci sono dubbi che la Côte sia stata fonte inesauribile per i pittori della fine '800 francese. Intanto quando vedi che la strada precipita verso la costa, quasi ti dispiace che sia finita e le prime case della periferia di Cassis sono lì che ti aspettano. Il paese è davvero gradevole, una chicca attorno al porticciolo, che giustamente è stata gemellata a Portofino, date le similitudini e passeggiare davanti alle barche è davvero un bello struscio, anche perché è il momento di scegliere il ristorantino acchiappaturisti dove cadere. Certo che se avete qualcuno che vi consiglia il locale giusto è meglio, noi siamo finiti comunque discretamente in uno dei tanti sul porto, vedendo semplicemente il menù esposto, così mi sono scofanato un bel chilozzo di moules marinières, servite in una gran pentola nera e la mia gentile signora il pôelon du pecheur, una sorta di zuppa di pesce con patate varie. Discreto e senza infamia, considerato anche il costo di 19 euro. 

Calanco di En-Vau

Due passi nel paesino per digerire e poi alle due a prendere la barca per il giro dei calanques dal mare. Bravo, ma a piedi mai dite voi, sei nel paradiso del randonneur e trovi sempre il modo per scamparla! Che vi devo dire, la vista dei calanchi dal mare è giudicata una delle meraviglie imperdibili della costa quindi lasciamoci guidare da chi ha esperienza. Quindi, mentre il tempo gira al nuvoloso, accidenti, prendiamo il biglietto per 8 calanchi (29 euro), quello da 9 è stato nel frattempo abolito, visto il tempo. Così partiamo con la barca mezza piena e ci gustiamo il bel giro di due ore, che ti porta davanti ad ogni insenatura facendoti godere, le pareti a strapiombo, l'acqua cristallina, le formazione rocciose davanti alle quali puoi sentirti libero di vedere figure fantastiche a cui dare nomi e le spiaggette sul fondo ancora gremite di gente che percorre i sentieri a picco sulle rocce tra una insenatura e l'altra. Naturalmente più arrivi lontano e più i camminatori diminuiscono secondo la logica che meno cammini e meno fatica fai.. Alle nostre spalle l'isola verde deserta e, credo popolata di fauna marina, con le sue scogliere profonde, paradiso dei subacquei. Insomma un gran bel giro, se non fosse che quando hai bisogno di una toilette, necessità probabilmente forzata dalla scofanata di cozze subita due ore prima, sarebbe bene averne una a disposizione e quando questo servizio in tutti i sensi, latita, non è proprio una bella cosa. 

Pareti per arrampicata

Comunque l'importante è resistere, evitando anche l'allagamento provocato sui sedili della barca da una graziosa cagnolina che per l'emozione ha liberato potentemente la vescica, lei almeno ha potuto farlo senza troppe preoccupazioni, creando grande imbarazzo alla sua proprietaria che ha dovuto prodigarsi per asciugare il tutto e una certa irritazione negli altri passeggeri. Per fortuna abbiamo evitato almeno la pioggia. Arrivati al porto, una sosta premiata in un bel locale sulla piazzetta, ha permesso anche a me quella soddisfazione a lungo attesa, temendo anche per un attimo un ritardo letale, anche se la coda era anche qui lunga e penosa, mentre la cameriera al contrario era preoccupata soprattutto che ordinassimo la consumazione. Ma così va la dura vita del turista, inclusa la pesante risalita verso il parcheggio che chissà perché è sempre in discesa all'arrivo ed in salita alla partenza. Ci facciamo ancora un tratto di costa, quasi fino a Marsiglia, poi torniamo verso l'interno dove timoroso di rimanere spiazzato, ho provveduto a prenotare un Ibis, vicino all'autostrada, che come si dice almeno sai come caschi. Rimane il tempo per andare a dare un'occhiata al paesino, Saint Cyr sur mer, che per la verità al buio non si mostra più di tanto anche perché in linea con gli altri paesi di mare, qui la stagione è considerata finita e tutto è chiuso o quasi, mentre al bisogno disporrebbe di spiagge di sabbia fine come la Mandrague, oltretutto rigorosamente non fumatori e pure di un calanco sotto il quale è vietato stazionare. Quindi ad esempio, benedetto ancora questo baruccio che raduna gli ultimi turisti rimasti, davanti al porticciolo e ci serve un magnifico polpo alla griglia e crepes à la crème de marrons, che ti compensa della pioggia che intanto ha cominciato a cadere copiosa, per rallegrarti la serata.


SURVIVAL KIT

Route de Crêtes - D141 - Lunga 17 km collega con una serie di curve e controcurve Le Ciotat a Cassis, scavalcando la montagna con viste mozzafiato sui calanchi della parte orientale dell'omonimo Parco. Si possono fare almeno 3 trekking segnalati dalle apposite cartine e dépliant e per percorrerla con calma e con le opportune soste ai tantissimi e comodi belvederi, calcolate almeno un paio di ore prendendola con calma. La strada è giudicata pericolosa e in caso di forte vento viene addirittura chiusa anche a causa della possibilità di incendi, che pare siano piuttosto frequenti. In alcune domeniche è solo pedonabile. La strada è larga e percorribile senza difficoltà. A settembre non ci sono problemi, ma a luglio ed agosto meglio andare di primo mattino per avere la luce e la temperatura migliore e trovare meno affollamento.

Parc des Calanques - Si estende ad ovest di Cassis. I calanchi ufficiali sono 9, i primi raggiungibili facilmente dal paese, la strada è bene indicata, dove ci sono anche belle spiagge ombreggiate di pini. Si arriva in macchina fino al primo quello di Port Miou punto di accesso al parco. Per il secondo Port Pin si arriva in 30 minuti, al terzo En-Vau, spiaggia di sassi e siti di arrampicata. Consigliatissimo il giro in barca disponibile in diverse possibilità, da scegliere direttamente alla biglietteria del porto, dove sono esposte le diverse opzioni, con prezzi da 22 a 32 Euro, per giri da 1 ora a due ore e mezza, vedendo 3, 5, 7, 8 o tutti i 9 calanchi (in realtà compresi quelli minori sono 27). Tenete presente che la barca non ha toilette. Naturalmente nel parco si possono anche scegliere altri svaghi, scalate di pareti di roccia, immersioni, giri in canoa e kayak, visita delle isole come quella del famoso castello di If, prigione del Conte di Montecristo.

La barque de Sophie - Port de la Madrague, 64 Av. de l'Abbé Dol, 83270 Saint-Cyr-sur-Mer, Ristorantino davanti al porticciolo, vicino al parcheggio. Prezzi ragionevolmente bassi e buon cibo. Le crepes a 5 € e piatti da 10 a 15, Pizze. Personale estremamente gentile. Consigliatissimo.

Hotel ibis La Ciotat - Chemin de Roumanieu - 83270 ST CYR SUR MER  -  Albergo della catena Ibis,
molto spartano e dai costi contenuti. La doppia lillipuziana  costa 71 €, letto queen, TV, free wifi e 
normali dotazioni. Pulito, con sala per colazioni (7 Euro) e distributore bevande. Comodo per il paese.
Personale gentile e presente 24/24.



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sabato 16 luglio 2022

Douce France 8 - Bordeaux

Statue de la fontaine des Girondins - foto T. Sofi


 Fa male, fa molto male. Solo qualche giorno fa vi raccontavo delle sensazioni straordinarie che si possono vivere dall'alto della duna di Pilat ed ecco che tra le notizie di apertura del TG, la stessa meravigliosa immagine che ancora ho negli occhi e nella mente e che vi ho proposto in foto nel precedente post, lo stacco netto e la linea curva che separa il giallo della sabbia dal verde scuro della foresta, qualche turista che cammina sulla cima della duna e al di là, ecco una orribile, spaventosa e densa nuvola di fumo che segnala l'incendio che sta devastando i boschi attorno alla laguna. Davvero il pensiero che un paio di settimane fa calpestavo quella stessa sabbia, mi manda di traverso il pasto francescano del mezzodì. Non posso nemmeno, per addolcirmi la bocca, mangiare qualche macarons, la specialità di Saint Emilion dove vi ho accompagnati ieri, purtroppo li ho già finiti da tempo. Allora non mi resta che sperare che gli incendi siano domati al più presto e che non se ne ripresentino altri, e intanto seguire il pullman che come dicevo sta tornando verso Bordeaux, mentre le ombre della sera calano lentamente. Non c'era molto traffico e abbiamo potuto raggiungere il centro ad un'ora molto ragionevole e sfruttabile, intanto per godere con il bel chiarore delle serate di fine giugno, tutto il lungofiume fino alla grande piazza del Quinconce, che dicono addirittura essere la più grande piazza d'Europa, da dove è piacevole fare quattro passi in cerca del ristorante. Il fiume, col suo immenso estuario, fende la città con acque limacciose dal colore poco invitante. La corrente appare comunque veloce ed insidiosa, intravedi mulinelli e gorghi piccoli e grandi che a tutto invitano meno che a bagnarvisi. 

Visto così non appare come un fiume da loisir, tuttavia le sue rive percorse da amplissimi spazi a giardino e strutture sportive, parlano di una città dove la gente ama il vivere all'aria aperta e il recentissimo e forse caotico sviluppo che da un decennio sta spingendo Bordeaux nel novero delle località più richieste, spingendo alle stelle prezzi immobiliari, affitti e traffico, non ha inficiato il desiderio di molti francesi a venire a stabilirsi da queste parti, complice il telelavoro e il collegamento superveloce con Parigi. La parte vecchia della città, che si stringe attorno alla parte medioevale cresciuta sull'impianto dell'accampamento romano che si è istallato sul vecchio insediamento celtico, di cui individui ancora bene il Decumano, e attorno le vie più strette e le piazzette ricolme di localini e di gente desiderosa di fare tardi, rimane comunque molto fascinosa con i suoi spazi e soprattutto, si viene facilmente ammaliati, buttando l'occhio in alto, dalle costruzioni fastose che disegnano grandi viali, come desiderose di cantare una grandeur postrivoluzionaria. Rimaniamo un poco attorno alla grande fontana des Girondins, ricchissima di statue contorte, che sbuffano spruzzi di acqua in un bailamme di bronzi belle époque, tritoni, ninfe e sculture alate, mancano solo i Girondini appunto, perché tanto per cambiare sembra che si siano mangiati gli ultimi soldi necessari a fonderle. Dalla piazza del Quinconce, così chiamata per l'impianto delle centinaia di alberi che circondano il grande spazio centrale, si arriva passo passo alla Piazza della Commedia con il monumentale neoclassico Grand Théatre dell'Opera, un vero e proprio tempio pagano dedicato alla musica con le dodici colonne che ne delineano il pronao della facciata, quasi ad intimidire chi volesse entrarvi, senza l'opportuno outfit da melomane incallito. 

Passeggiamo ancora, tra grandi opere artistiche sparse sui larghi marciapiedi, proprio a ridosso del vecchio foro romano, sotto le luci gialle dei lampioni, fino ad una delle porte della città: E' tutto un susseguirsi di piazze, belle fontane, palazzi antichi e prestigiosi, chiese. Certo un giro a vol d'uccello, che non c'è tempo per vedere di più, ma basta per lasciare una gradevole sensazione di essere in una città in cui non si vive male. Vedremo se ci sarà per un'altra volta una seconda opportunità di approfondire, se no sarà per la prossima vita. Per la verità avresti voglia di camminare ancora a lungo su questi selciati di sampietrini resi lucidi dall'umidità del fiume vicino, ma ad un certo punto, che volete, la carne è debole e insiste per arrivare al dunque, che significa salire una scaletta per prendere posto, finalmente con le gambe sotto a un tavolo e proprio di fronte alle finestre che danno su una bella piazza piena di gente che passa la sera bevendosi un birra e chiacchierando amabilmente. Sarà l'ambiente, sarà la stanchezza, che poi è tutto il giorno che trotto qua e là per istruirmi, ma un boccone lo faccio volentieri, che vi devo dire. Tornare indietro poi sul lungofiume, ti fa digerire meglio quel maialino delizioso, che si scioglieva davvero in bocca e anche il vinello, ha aiutato, d'altra parte non siamo nella città dei vini tra i più titolati di Francia? L'unico lato un po' triste è che a questo punto abbiamo girato la boa che segnala il punto da cui si torna verso i patri lidi. Domani quindi riprenderemo, con calma per carità e con altre interessanti ed istruttive tappe, la via del ritorno.

Le Grand Théatre

SURVIVAL KIT

Ristorante Chez Jean, 1 Pl. du Parlement- Bordeaux - Deliziosa storica brasserie disposta frontalmente a questa bella piazza nella parte vecchia della città. Magnifico mangiare nella sala al primo piano con lo spettacolo dello spazio sottostante. Tutto questo da solo alzerebbe già il voto del ristorante. Servizio molto gentile e veloce. Piatti molto validi di cucina francese. I prezzi dei menù appaiono validi rispetto a quanto servito. Noi abbiamo avuto del salmone come entrée e un superbo pezzo di maialino arrosto che si scioglieva in bocca. Bomba al cioccolato come dessert e anche il vino (sebbene nel tutto compreso dei gruppi) era valido. Diciamo pure una bella serata che ti far venire voglia di tornare ed esplorare la carta più attenzione alla scoperta di foie gras, anatra e altre specialità della zona.

Place du Parlement


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lunedì 11 luglio 2022

Douce France 4 - La Dune de Pilat


La Grande Dune e la foresta - foto Sofi

Ce ne andiamo nel primo pomeriggio che il bus mica aspetta, bisogna andare, il tempo del turista, soprattutto se è in gruppo, è scandito da un orologio implacabile; i tempi sono sempre strettissimi, la corsa contro il tempo è sempre lì a ricordarti che se non arrivi entro l'ora tale, ti perdi l'appuntamento, l'apertura, la chiusura e via discorrendo. Insomma fare il turista è una fatica, soprattutto organizzativa, mettetela come volete, per fortuna che a tutto questo ci pensa il nostro carissimo Pierluigi, della Easy Nite, che ha preparato il tutto, calcolando anche gli imprevisti non prevedibili, così da lasciarci solo lo spazio per la lamentela di sottofondo tipica dell'anziano incontentabile. Così accoccolato nel tuo sedile, con la cintura allacciata, scavalchi valli e colline e scorgi appena appena con la coda dell'occhio, nel paesaggio che corre via veloce ai tuoi fianchi, paesini di poche case di mirabile bellezza. Vorresti gridare, fermiamoci appena un attimo, come ci possiamo lasciare sfuggire tanta meraviglia. Appena hai il tempo di vedere un cartello col nome, Montvalent, che già i bei tetti spioventi di vecchie e fascinose case ti sfuggono via e del prossimo borgo, affossato in una scoscenditura del monte, non riesci più nemmeno a segnarti il nome sul calepino degli appunti. D'accordo, qui bisogna ripassarci un'altra volta con calma e dedicarci un po' di tempo ad esplorare i dintorni, in macchina, fermandosi, in una fattoria ad assaggiar formaggi, a sedere in un baruccio di campagna sotto una frasca come si faceva nei paeselli di una volta, a bere un bicchier di vin de pays, un gamay o meglio quel che fanno qui, forse una trattoria con un plat du jour (che non sia il saucisson per carità) ma qualche cosa di buono, mentre stai ad osservare la vita che lentissima scorre tra qualche muggito lontano di limousini al pascolo o uno squacquaracquare di oche attorno al rio. 

Per carità non è che io sia uno di quei rimestatori del tempo passato che rimpiangono invece solo la gioventù perduta, ma assaporare certi ambienti ormai rari dalle nostre parti, dove non c'è nemmeno un pagliaio fuori posto e tutto, dai muri in pietra delle case ai tetti grigi di scandole ordinate, ti fa sentire come al di dentro di un quadro di Millet e almeno per un po' gustare un sapore antico che ha il suo bel fascino. Comunque ormai, attraversando il Perigord, si comincia a sentire che l'oceano si avvicina e con l'aria, cambia il cielo, che diventa preda di nuvole veloci che corrono verso il continente, le gocce d'acqua si alternano in un attimo al sole forte, il sale impregna l'atmosfera e anche dà sapidità a questa terra da vino, che ormai ti circonda da ogni parte come testimoniano gli ettari senza fine di vigneti ordinatissimi che si stendono fino all'orizzonte. Ma ormai siamo nei pressi della nostra meta di oggi, la laguna di Arcachon, una delle più famose località dedite alla villeggiatura nate a cavallo dei due secoli scorsi, quando il turismo era pensato soprattutto in chiave salutistica. Così ancora oggi il luogo è una sfilata di ville d'epoca, un tempo popolate dalla nobiltà di mezza Europa in cerca di rimedio per la tisi e le altre affezione respiratorie in voga a quel tempo. Ma l'area possiede anche una delle attrazioni paesaggistiche più gettonate della Francia. Infatti la costa atlantica che va fino all'estuario della Garonna, ha una particolare situazione climatica e di connessioni tra venti, maree e precipitazioni, che da qualche migliaio di anni ha provocato la formazione di un'immensa barriera foranea di dune sabbiose lunga decine di chilometri. Già nell'800 si tentò di arginare questo accumulo di sabbie che guadagnava spazio ogni anno, mangiandosi territorio. Si pensò di risolvere il problema con la piantumazione ex novo di una foresta di conifere che occupò ben presto oltre un milione di ettari, cosa che ha creato uno spettacolare ambiente naturale dove potete assistere a questa sorta di lotta tra la selva di alberi fittissimi e la sabbia che tenta di sopravanzare e soffocarli. 

L'operazione ha avuto un certo successo in quasi tutto il territorio creando quindi una nuova situazione di equilibrio, che ha difeso una delle aree di vigneto più ampie e famose della Francia, tranne che nel punto particolare detto della Grand Dune de Pilat dove la forza dell'accumulo della sabbia oceanica spinta dal vento costante, avanza ogni anno, conquistandosi tre o quattro metri alla volta. La duna è diventata altissima, oltre cento metri e dalla cima lo spettacolo e straniante. Lontano a destra scorgi i bordi della laguna, davanti, l'oceano dal quale emergono via via grandi isole piatte dalle forme sempre diverse ad ogni salir e scendere della marea, che qui è anche di qualche metro, una titanica lotta tra mare e terra che ogni giorno muta il paesaggio. Intorno a te il protendersi all'infinito della sinuosità delle dune che vanno a perdita d'occhio e si perdono nella bruma lontana. La sabbia bionda e finissima, scorre continuamente tra i tuoi piedi e se chiudi gli occhi ti par di iudire, non già il sottile rumore del vento, ma lo sfregolio dei granelli di silice che risalgono letamente la china dolce e ondulata, per precipitare poi alle tue spalle nel ripido precipizio, verso il basso. Alle tue spalle la foresta che la luce del tardo pomeriggio fa apparire di un verde quasi nero, fitta e impenetrabile eppure lambita dal deserto che avanza e soffoca la base dei tronchi quasi fossero destinati ad un inevitabile ed angosciante destino. Un luogo dalla bellezza assoluta che non ti può che far ricordare gli accenni alla retorica del sublime degli autori dello sturm und drang, che di certo a queste cose facevano riferimento. Qui sulla duna vorresti stare a lungo. Il gruppo si disperde nella vastità del terreno, calpestando le centinaia di onde parallele che si perdono verso il basso, e ognuno rimane in ammirazione il più a lungo possibile, sperando di cogliere gli ultimi raggi del tramonto, anche se il sole è ancora troppo alto nel suo raggiungere l'estremo occidente. Anche le nostre balde novantenni, sono quassù, salite senza problemi, con la sola tema di perdere questo imperdibile spettacolo, poi non rimane che ridiscendere lentamente, attraversare il bosco lungo le stradine segnate e fermarsi di tanto in tanto su qualche panchina a togliersi la sabbia dalle scarpe.

L'Atlantico

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Arcachon - Il paese e la sua laguna sono una delle mete più famose del turismo francese. Circondata dal bosco delle Landes di Guascogna è adiacente alla omonima laguna, centro di coltivazione delle ostriche, che assieme al vino, siamo nel cuore della enologia bordolese, rappresenta un altro dei punti di interesse della zona. Nota per il suo bel clima già dall'800 fu stazione balneare popolatissima con Casinò e attrazioni da Belle Epoque, frequentata dai bei nomi dell'aristocrazia e dagli artisti più famosi, tra i quali Tolouse-Lautrec e D'Annunzio. Oggi è il regno delle vacanze naturalistiche con punti di osservazione ornitologica e innumerevoli percorsi ciclistici e a piedi. Culmina nella Duna del Pilat alta 107 metri da cui si domina tutto il paesaggio circostante. Ci si sale attraverso una ripida scalinata, poi dalla cima, si può spaziare passeggiando all'intorno o scendere alle belle spiagge sabbiose. Col cielo nuvoloso si hanno tramonti eccezionali. Il bacino è circondato da decine porticcioli e paesini deliziosi da visitare, prima di affrontare l'intera regione dal punto di vista viticolo. Ad una sessantina di chilometri dal centro di Bordeaux è ricca di soluzioni per passarvi qualche giorno, dai campeggi agli hotel, oltre ad una infinità di locali per gustare la enogastronomia del territorio. Frequentatissima specialmente in estate, rimane comunque uno dei luoghi imperdibili del sudovest francese.


Sulle dune

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