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sabato 5 aprile 2014

Dune





Sono arrivato. Il fiato mozzo, le gambe legnose, ma eccola, finalmente, la cresta della duna bianca, il punto più alto. Qui il taglio è netto come una lama. Da un lato la calda rotondità femminile venata da piccole ondulazioni che la brezza ha segnato nella sabbia, poi la linea precisa, una curva perfetta, il sif come lo chiamano i berberi, confine mobile tra salita e precipizio. Al di là, la caduta quasi verticale e senza traccia dove il vento spinge il polverino leggero che quasi non vedi mentre supera la barriera e cade giù nell'alveo della clessidra di un tempo che non finisce mai. Un quadro astratto di linee tagliate in una tela tridimensionale. Fontana non ha inventato nulla, tutto era già scritto nel bianco abbacinante della natura. Una serie infinita di parabole ed iperboli disegnano l'orizzonte con una scansione decisa tra il candore della terra e l'indaco del cielo senza nuvole. Sei preso dall'emozione, non riesci a scegliere, se rimanere muto di fronte allo spettacolo, appagato, mentre il respiro ridiventa regolare, rallenta sempre di più come si conviene ad un luogo perfetto, idoneo come nessun altro allo spazio meditativo oppure se cercare disperatamente attraverso le lenti dell'obiettivo quale tra i mille scorci possa rappresentale meglio quella ricerca di perfezione astratta. Se riesci a concentrare la tua non attenzione, comprendendo il tutto dell'immagine che ti circonda con il suo non senso grafico, puoi rimanere ore immobile a goderne l'effetto ultimo sulla mente, la fruizione della bellezza assoluta. In questo modo non ti accorgi di nulla, niente può disturbare il momento, non sei infastidito dal vociare di quanti ti circondano, dall'odioso rombo dei quad che distruggono la purezza delle superfici vergini, dalle grida di chi si lascia andare lungo le dune sui tappetini plastici per provare un piccolo brivido, l'ebbrezza della discesa. Il Buddha infonde uno spirito compassionevole che giustifica tutto ed esclude il disturbo. Se vuoi non senti i rumori, il tuo occhio esclude la confusione come un filtro che mantenga solo il disegno essenziale, cancellando le macchie e le impurità.

Il porto di Mui Ne

Chissà come sarebbe se tu fossi solo sul crinale della grande duna bianca, la più alta, la più perfetta ad avvolgere con lo sguardo, quasi una carezza d'amore, quanto ti circonda. Non è dato saperlo, lo puoi solo immaginare. Non puoi pensare che le cose belle vengano trascurate dalla folla; tutti sanno, tutti vogliono goderne, è logico. L'uomo è così una presenza, che per il solo fatto di esistere, inquina tutto, la sua scoria esistenziale corrompe ogni cosa ed ogni ambiente con cui viene a contatto, devi accettarlo, perché anche tu sei parte di tutto questo, non sei essenza pura e incontaminante, devi accettarlo. Godi dunque di quanto riesci ad apprezzare cercando di minimizzare il negativo per quanto è possibile. Il parco delle dune bianche di Mui Ne è davvero una pietra preziosa, a cui arrivi attraverso un crescendo di quadri successivi sempre più accattivanti. Hai percorso una lunga strada sull'oceano, bordato da una spiaggia solitaria di selvaggia bellezza; senza case, baracche, alberghi, resort e presenze umane. Solo palme, battigia e onde lunghe che dall'alto della collina vedi frangersi regolari sulla riva. Qualche capanna di pescatore nascosta nel verde lungo la riva. Hai lasciato lo spettacolo del porto, pieno all'inverosimile di barche e pescherecci, una specie di manciata di zaffiri blu gettati sul un velluto azzurro da un gioielliere mago che vuole stupirti con le cose che possiede. Anche questa è una visione che non riuscirai a dimenticare. Ma subito devi pensare ad altro, perché la strada si addentra tra le colline rosse e compaiono una serie di stagni color lapislazzulo dove le piccole macchie bianche degli aironi punteggiano le rive. Poi il colore cambia d'improvviso e compare l'infinita serie di alte dune candide lontane, circondate ai margini da boschi di eucalipto verde grigio. Più ti addentri e più il biancore diventa abbacinante, le linee si curvano, si tagliano, si spezzano; è la perfezione mutevole dei deserti di tutto il mondo che qui diventa tela immacolata da penetrare e sulla quale lasciare orme di presenza, affermazione del sé prepotente e violatore. Quando te ne devi forzatamente andare, vai controvoglia verso la casetta dove il corpo cerca ristori freschi e capisci di colpo come mai l'auriga della tua auto si era così arrabbiato perché avevi perduto troppo tempo negli stop precedenti. Non era, come avevi ingiustamente pensato, perché temeva di arrivare in ritardo all'ora del tramonto da spendere ad un altro luogo previsto.

Affatto. Lì dove il baretto allevia la sete dolorosa dei viaggiatori attenti più alle necessità del corpo che ai piaceri dello spirito, c'è una vera e propria bisca clandestina, dove tutti gli autisti delle decine di jeep che convergono come le mosche sul miele, mentre il loro carico di turisti scorrazzano come scarabei impazziti sulle dune, si gioca con ferocia  compulsiva i guadagni della giornata. Ecco il nostro, rabbuiatissimo lungo la strada per arrivare, che, sebbene giunto tra gli ultimi, si era fatto largo conquistando un posto da protagonista. Sotto una ciotola quattro pedine, rosse da un lato e nere dall'altro. Si agita un attimo il tutto,  poi  si scatena la furia degli scommettitori che puntano sulle probabilità dei colori sui lati che rimarranno visibili. Il banco tiene i mazzetti di banconote tra alluce e indice del piede destro, tutti gettano altri soldi, fogli da 100, 200, 500.000 dong, mica poco, ad ogni mano entrano in ballo interi stipendi. Poi si solleva la ciotola, Tre neri e un rosso. Qualcuno, disperatamente alza le mani al cielo imprecando alla sfortuna, qualche altro ride felice gettandosi ingordo sulla posta guadagnata, la arraffa e la aggiunge all'altra mazzetta che tiene tra  le mani. I soldi continuano a cambiare di mano, anche se ne rimangono sempre di più in quelle del banco, come in ogni bisca che si rispetti. Il mio autista ha vinto, riesco a strapparlo via che ancora vorrebbe tentare un ultima volta la sorte. Ce ne andiamo, lui allegro e felice, io più tranquillo di poter affrontare l'ultimo tratto di strada con un pilota non inferocito per aver perso tutto il guadagno della giornata. Mi posso godere così il tramonto dalle dune rosse, un altro campo perfetto, proprio vicino alla strada. Anche qui è pieno di gente sparpagliata qua e là, seduta sulle creste dove arrivi sfiatato per accorgerti che ce n'è sempre una più alta e più in là dove varrebbe la pena di arrivare. Quando la palla rossa scende proprio dove si incrociano le curve delle due dune più belle, il rosso vivo della sabbia, si muta in vermiglio, poi in viola sempre più cupo fino al nero della notte che arriva di colpo. Le silhouettes  che disegnavano le irregolarità sui crinali, si muovono e scendono scivolando e riempiendosi le scarpe di sabbia polverosa, ma lasciando dietro di sé un cimitero di rifiuti infinito che turberanno l'umore dei fruitori del tramonto di domani, che nessuno si preoccuperà di pulire così come nessuno si è preoccupato di lasciare. L'uomo è fatto così, barbaro razziatore, se riesce ad arrivare primo prende la sua preda, che sia una gazzella o la bellezza e non ne vuole lasciare a chi arriva dopo di lui. Se non riesce ad ingurgitarla tutta, piuttosto la distrugge.




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giovedì 3 aprile 2014

La sorgente delle fate

Il Fairy Creek



Mica puoi stare tutto il giorno disteso sotto un ombrellone di foglie di palma a sorbire succhi di mango e a farti venire la voglia di fare quei cinquanta metri di spiaggia per tastare la temperatura dell'acqua? Direi che se c'è qualcosa da vedere attorno, vale la pena farci un salto, se poi il nome è accattivante come la sorgente delle fate, urge andare a fare una trattativa al banchetto di una russa stagionata coi capelli rosso mogano, che vende escursioni tanto per stare qui al caldo un po' di mesi. Per la verità dice che aveva provato a farlo in Angola, ma sembra che laggiù i maschi locali fossero troppo aggressivi e quindi si è trasferita da queste parti. E' probabile, non per cattiveria che siano passati molti anni da quei fatti, ma comunque Ludmilla si è affezionata al posto, poi sembra di essere a Mosca sull'Arbat a sentire il chiacchiericcio del passeggio. Chiuso il contratto non resta che aspettare il tizio che arriva puntuale su un jeeppone verde un po' malandato. Arrivi in un attimo ad uno stradino laterale tra le palme un po' fuori del paese. Un gruppetto di baracche dove la puzza di un produttore di salsa di pesce ti guida fino a che non hai superato i cortili pieni di orci maleodoranti, poi, superate le ultime baracche finisci in un boschetto di palme e senza accorgerti ecco il greto di un anonimo ruscello. E qui comincia la magia. Intanto devi toglierti le scarpe perché non c'è sentiero e anche se hai qualche titubanza a camminare a piedi nudi nell'acqua bassa, il contatto con la sabbia leggera è convincente, dà fiducia, ti arrotoli i pantaloni e cominci a risalire la corrente. 

Subito dopo la prima curva, i boschetti verdi che cancellano la presenza dell'uomo rendono il luogo più ricco di fascino e dopo qualche ansa, lo spettacolo è magnifico e del tutto inaspettato. Le pareti intorno al ruscelletto si alzano di colpo diventando muri dove una erosione capricciosa ha disegnato trine e merletti che non puoi credere opera della natura, ma di un artista dalla fantasia sconfinata. La particolare conformazione geologica di questo luogo ha assommato nello stesso spazio strati di terreno sabbioso bianchissimo ad altri di terra rosso fuoco. L'acqua ha poi scavato e scava continuamente ad ogni stagione, formando fenditure, vallette, canon e scarpate che appaiono come colpi di cucchiaio in una torta multistrato, che mostra ad ogni angolazione colori diversi e formazioni a cui la mente accoppia oggetti, animali o forme fantastiche. Il periodo secco contribuisce a rendere le pareti più friabili, così ad ogni angolo, vedi rivoli di sabbia rossa scorrere lungo canaline candide, come flussi di clessidre che riempiono bottiglie di artisti a creare disegni sempre mutevoli. Certo, perché è evidente che forse ad ogni stagione, qui il paesaggio cambia forma e colore, L'acqua scorrerà ancora col monsone, scavando nuovi angoli, togliendo asperità per formarne altre, spegnendo candelabri di fango per sostituirli con altre luci, altri colori. Il sole che si sposta a poco a poco, cambia le ombre e l'intensità delle ocre, mutandole in gialli vivi, che diventano più scuri via via fino al vermiglio della sera. Ad ogni curva tutto cambia. 

Se vuoi puoi salire sui fianchi della riva, quando l'erta diventa meno ripida, ascendendo qualche spazio stretto tra le dune, ma a piedi nudi la sabbia scotta e ogni passo avanti ne fa scendere di due, facendoti scivolare implacabilmente verso il basso. In tanti risalgono il torrente, forse questo toglie un po' la poesia, ma basta fermarsi un attimo e il gruppo passa e tu ti ritrovi di nuovo solo di fronte alla bellezza. Finalmente arrivi alla cascatella che sta sotto alla sorgente. Forse è qui che stavano le fate che le danno il nome. Sarà da qui che hanno preso corpo le ninfe dei boschi così presenti nella religione tradizionale del Vietnam? Non è difficile crederlo. Torni indietro triste di lasciare tutto questo e anche se il paesaggio è di nuovo diverso per le cambiate angolazioni della luce, lo guardi con meno piacere perché hai ormai capito che stai per lasciare questo luogo alle sue fate, che forse usciranno a bagnarsi nella pozza sotto la cascata solo quando l'ultimo turista se ne sarà finalmente andato. Allora forse muteranno di nuovo l'aspetto della gola, appena sarà possibile, perché tu o altri ci possano ritornare ancora a rinnovare la sorpresa di un paesaggio sempre mutevole e diverso.Quando ti rimetti le scarpe e risali il sentiero per tornare alla macchina, ti rassegnerai a sentire le reprimende dell'autista, arrabbiatissimo perché si era detto mezz'ora e invece già più di un'ora è passata. E no, caro il mio Tong, con le fate non puoi stare a guardare l'orologio, mentre qui, nel mondo reale, in fondo si può risolvere tutto con una mancia.

SURVIVAL KIT

Mui Ne, altrimenti detta Han Tien, è la località di mare più alla moda del Vietnam e anche la più costosa e affollata. soprattutto di russi. Va bene se cercate vita più mondana, surf e kytesurf, diversamente rimarrete delusi. Tira quasi sempre un bel venticello, quindi anche entrare in acqua è faticoso. Non adatta allo snorkelling. Meglio allora cercare spiagge più isolate e naturali.

Ci sono diverse cose da vedere in zona facilmente visitabili con economiche escursioni (prenotabili da un qualunque banchetto sulla strip o al vostro albergo). In un pomeriggio conviene : Sorgente delle fate, Porto di pesca, Parco delle dune bianche e Tramonto alle dune rosse. (10$ a testa circa, dalle 14 al tramonto). Vale assolutamente la pena anche se al Parco delle dune bianche c'è un sacco di casinisti coi quad  che scorrazzano sulle dune e alle dune rosse i turisti maleducati lasciano a terra un sacco di schifezza. Al porto colpo d'occhio unico! Da non perdere.

Produzione del Nuoc Mam





Rovine delle torri Cham a Po Shanu - si può andare con bus che passa sulla strip con cui si può arrivare fino a Phan Tiet a una decina di km, per vedere il mercato e le barche da pesca colorate (questa città è il regno della produzione del Nuoc mam, la famigerata salsa di pesce). Se si prende una escursione confezionata (più o meno allo stesso prezzo) ti portano anche al monte Ta Cu dove si sale con la funivia fino a un tempio (moderno) del Buddha sdraiato di 50 metri.







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mercoledì 2 aprile 2014

Mui Ne e la vita da spiaggia


Tramonto a Mui Ne


Va bene, ieri mi sono preso una pausetta dovuta alla data particolare che ormai per me è una ricorrenza da onorare una volta all'anno. Riprendo dunque la storia che, questa volta mi porta a lasciare definitivamente Saigon, anche se con un po' di rimpianto, adesso che avevo ormai imparato a conviverci, in particolare dopo aver lasciato tutte le pellicine e le rugosità varie dei miei piedini santi, in bocca ad uno stormo di pesciolini (questa volta molto reali e non come quelli di ieri). Ne avevo già parlato anni fa, ma vi  assicuro che l'esperienza del fish massage è piacevolissima, con tutte quelle centinaia di boccucce ingorde che ti stanno attaccate alle estremità provocandoti un particolare solletichìo che ti procura brividi nuovi. Chissà se poi questi pesci crescono, con tutto quello che mangiano e che fine fanno? Diciamo che per adesso non ce ne preoccupiamo più e cominciamo a risalire verso nord per una piccola pausa marina. Accidenti siamo vicino al tropico, alle cosiddette spiagge dei mari del sud e non vogliamo approfittarne? Ma figuriamoci, eccoci dunque in marcia per raggiungere Mui Ne, uno dei luoghi deputati a questo rito tutto occidentale, quello dell'aspirante bagnante in cerca della spiaggia perfetta su cui allungarsi come una iguana che deve scaldarsi il sangue. Il posto ha tutte le caratteristiche adeguate alla bisogna. La spiaggia, bianca di sabbia fine, è una delle più belle del paese; è larga e spaziosa, l'onda dell'oceano è lunga, il mare turchese quanto basta, alle spalle palme da cocco e fiori tropicali, non saprei cosa si può chiedere di più. Beh, il problema è che tutto questo, ormai non è più Vietnam, come Varadero non è più Cuba e via dicendo. 

Le infrastrutture hanno invaso il territorio e ce ne sono per tutte le tasche (occidentali), tutto è predisposto per accogliere il Turista  e farlo rendere per quello che può dare, sfruttandone ogni debolezza e caratteristica. Il paese è diventato una città lineare sviluppata per tutti i chilometri (più di venti) per cui si sviluppa la spiaggia ed è costituito unicamente da alberghi, pensioni, ristoranti, saloni di massaggio e negozi al servizio dei turisti, che arrivano in massa e ripartono, volendo senza neanche sapere in che paese sono venuti. Tu devi soltanto andare a sdraiarti su un lettino della spiaggia e goderti il mare e quanto ruota attorno al divertimentificio. Se ti svegliassi di colpo con la voglia di un mojito o di una caipirinha, avendo perso memoria di dove sei finito, non potresti capire se ti trovi in Malesia, in Tailandia, in Indonesia o nel Caribe. I kytesurf svolazzano coloratissimi davanti a te, con istruttori biondi bardati di tutto punto che distribuiscono le mute e i rudimenti del mestiere. Le bianche pelli offerte alla morsa dei raggi ultravioletti sono tutte di un vermiglio acceso e promettono notti insonni. Le musichette che escono da altoparlanti mimetizzati sono i successi internazionali del momento. Una caratteristica tuttavia è diversa da quella di altri luoghi simili. Praticamente, la stragrande maggioranza di persone che incontrerete qui è russa. Migliaia, decine di migliaia di russi che hanno abbandonato il gelo di nonno inverno per godere finalmente del sole del tropico. Dati i prezzi decisamente abbordabili, questa opportunità è offerta anche agli appartenenti ad un ceto medio, che queste cose le ha sempre soltanto sognate e che finalmente se le può permettere. 

Ecco quindi una profusione di pelli lattee riversate sulla sabbia ambrata a rosolare completamente come shashliki di griglie casalinghe e tutto un contorno preparato apposta per loro, paracadutati qui con appositi charter, da cui saranno prelevati e restituiti alla santa madre russa dopo un paio di settimane, ustionati ma felici. Praticamente, insegne dei negozi, menu dei ristoranti e indicazioni nelle agenzie escursionistiche sono esclusivamente in russo. I pochi vietnamiti che circolano parlano tutti almeno un po' in russo, addirittura molti addetti ai servizi sono russi che vengono qui a fare la stagione. Solo i dollari sono americani. Tuttavia, non vorrei dare l'impressione di disprezzare l'opportunità di trascorrere qualche giorno tra ombrosi giardini di palme, frangipane e buganvillee, scapicollandosi tra il bordo piscina e gli ombrelloni di frasche sulla spiaggia infinita, dormicchiando al tenue brusio dell'onda che si frange dolce sulla riva, spostandosi solo alle ore canoniche per buttar giù qualche gamberone o un trancio di tonno o di barracuda alla griglia e fare poi due passi per andare a bere un frullato di mango o di passion fruit. Vi assicuro che si può resistere. La temperatura è deliziosa, ti puoi cammellare con calma rifiutando con degnazione l'offerta di ragazze da parte di procacciatori viscidotti ma non insistenti che stazionano agli angoli. Fai lo slalom tra i venditori di magliette da turista. Una famigliola arriva su un motorino scoppiettante; sono in cinque. La moglie guida con un neonato appeso sulla schiena e un piccolo praticamente seduto sul manubrio. 

Quasi quasi me lo compro
La bambina più grande che a malapena era appollaiata sull'ultima frazione del seggiolino posteriore, salta subito giù e prende il padre per mano, cieco e lo accompagna a chiedere l'elemosina facendo il giro del ristorante. Raccoglie qualche soldo, poi risaltano in sella e si spostano all'esercizio successivo. Le ragazze che servono sono deliziose, ridono sempre e se ci vai un paio di volte, ti accolgono subito come un vecchio amico. Una, seminascosta nella cucina si prova un paio di scarpe rosse col tacco alto. Ai cenni di approvazione, scoppia a ridere e si nasconde vergognosa, poi viene a fare la passerella, raccogliendo consensi. Il calamaro alla griglia è particolarmente tenero e gustoso, sconsiglio invece il coccodrillo, alla vista sembra innocuo pollo, in bocca è un bolo gommoso impossibile da deglutire. Già, qui è pieno di allevamenti e per conseguenza, di borsette, cinture e portafogli del suddetto. Rimani un attimo perplesso a valutare un giubbotto interamente fatto di pelle di coccodrillo con il cappuccio costituito dall'intera testa dell'animale con la bocca spalancata verso l'alto e gli zampini al posto delle orecchie, davvero elegante. Al mattino esageri con la colazione, ti trascini fino all'ombrellone, chiacchieri alla meglio con qualche matrioska che staziona lì di fianco, su come fa freddo a Mosca e di come la Tvierskaja sia sempre intasata. Poi le chiappone rosse si girano dall'altra parte a sonnecchiare o a dare retta alle venditrici da spiaggia. Due fettine di papaja e una pina colada, tanto per far venire mezzogiorno  Secondo me si resiste abbastanza bene, d'altra parte siamo viaggiatori abituati ad adattarsi a tutte le situazioni, anche quelle più difficili e penose.



SURVIVAL KIT

Relax al Nam Tho 2 dopo il trancio di barracuda.
A Mui Ne, ci sono un sacco di sistemazioni, tutte prenotabili via internet, dai resort più lussuosi a GH per saccopelisti. Io sono stato al The Beach resort, 18 Nguyen Dinh Chieu Street, Ham Tien Ward, Mui Ne , 3 stelle, un po' datato come camere (40/60 $ la doppia), secondo me si può trovare di meglio a quel prezzo. La parte migliore è costituita dal bellissimo e curato giardino, inoltre è nella zona migliora della spiaggia. Colazione abbondante e ottima, WiFi Free. La spiaggia è in comune con la scuola di Kytesurf, se non vi interessa può essere un fastidio, se no una opportunità. Attenzione che se lasciate un asciugamano in piscina ve lo fanno pagare ad un prezzo di affezione (12$ scontato). 

Di ristoranti c'è la sfilata sulla strip. C'è solo l'imbarazzo della scelta. Proprio lì vicino sono stato bene a prezzi bassi (2/3 $ la portata principale) al Nam Tho 2 - 43 Nguyen Dinh Chieu, Ham Tien, Phan Thiet, Vietnam - Scegliete trancio di pesce (tonno o barracuda) grigliati all'aglio. Calamari e gamberoni.

Fish massage- attorno ai 100.000 Dong per mezz'ora. Per gli altri massaggi ...dipende.

Mui Ne è una delle zone migliori per acquisti di materiali in pelle di coccodrillo e perle coltivate. Trattate alla morte. Scendete dal 30 al 70% dalla richiesta iniziale a seconda che siate su una bancarella misera o un negozio all'apparenza più lussuoso.

Qui è utile sapere un po' di russo.


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martedì 18 febbraio 2014

Vita da spiaggia

Mui Ne - ore 6
Come sempre al tropico l'alba sorge all'improvviso dal mare. Alle sei la brezza sfuma fino a cessare completamente. Anche l'onda è più calma e puoi entrare nell'acqua lasciando scivolare il tuo corpo come un dugongo che cerca di raggiungere il suo elemento naturale dove abbandonarsi al corso della natura. Poi quando il sole si alza e il suo raggio velenoso morde la pelle tenera e delicata viene l'ora di porsi al riparo,  di cercare asilo sotto le frasche secche dei cocchi.  La spiaggia si popola a poco a poco di altri corpi, di nudità incongrue e sovrabbondanti,  da supermarket della cellulite, condite di piccoli gridolini di meraviglia per la bellezza comunque incontrovertibile e per la impagabile sensazione di dita che affondano in una cipria bianca, polvere di conchiglia così tenera e farinosa da massaggiarti la pianta del piede come una delle ragazze che vanno su e giù offrendo questo servizio.

Lo spazio antistante il giardino verdissimo, (che contrasto il limite tra sabbia e prato, quasi come quella tra natura e civiltà) è gremito di massaie moscovite che lanciano gridolini di meraviglia e si spiaggiano felici. Arrivano le ragazze delle magliette, respinte con perdite, poi quelle delle perle, subito circondate. L'assedio si presuppone lungo. Intorno corpi nudi, carni generose ricoperte appena da minime fettucce di stoffa, di là membra esili e minutissime, completamente ricoperte, calze spesse, maniche lunghe, guanti e maschere che appena scoprono gli occhi, terrorizzati di subire un raggio di sole che scurisca la pelle, la renda rugosa al tatto, una condizione che renderebbe la ragazza assolutamente indesiderabile ed equiparata ad una contadina china da mane a sera nel fango della risaia, condizione piuttosto dequalificante per chi aspira ad un buon marito.  

 Concluse le faticose trattative,  i gruppi si separano, da un lato sulla sabbia, piccole statue scure immobili come ragni sotto il cappello a cono ad aspettare nuove vittime, occhi immobili ma vigili, sguardi da vietcong geneticamente pronti a balzare fuori dai loro cunicoli, ad attaccare senza quartiere il nemico in arrivo,  con la benedizione dello zio Ho. Un carretto passava e quell'uomo gridava "cocco fresco", le ragazze sui bilanceri hanno frutta e fiori non ancora appassiti. Sui lettini, chiappe lattee straripanti che quasi a vista d'occhio si colorano di rosa, poi di un rosso vivo che lascia immaginare il vermiglio che, nonostante litri di Nivea, di certo tarocca, vendura all'ingrosso dai banchetti sulla strada, promette una notte di dolore cercata e meritata.

lunedì 17 febbraio 2014

On the beach


Mui Ne è un po' l'archetipo della spiaggia dei mari del sud. Sabbia bianca, mare azzurro, palma da cocco ed un tempo infinito da passare distesi ad aspettare che un nuovo governo salvi l'Italia dagli italiani. Lo so che non dovrei essere turbato da questi pensieri improvvidi, ma che volete, la nascita e la disponibilità di questi mezzi infernali,  mi mette al corrente continuamente di ogni evento accada nel mondo. Tuttavia quando lo spengo, il tablet, posso rimanere ad ascoltare il rumore della risacca senza pensieri negativi. Così questa mattina di buon ora ho tentato una pratica mattutina di tai ji sul praticello perfettamente rasato del luogo che mi ospita, ma improvvisamente si è azionato un irrigatore automatico e mi sono bagnato tutto. Ho provveduto allora ad andare a fare il primo bagno, visto che era ormai tardi per qualche foto dell'alba, ma un'onda piuttosto poderosa mi ha schiaffeggiato sulla battigia, è oceano Pacifico, mica son scherzi.  Certo sulla carta gli ingredienti del paradiso tropicale ci sono tutti, incluso un comfort da honeymoon, però in questo modo ti perdi tutto il fatto di essere in Vietnam. Anzi diciamo che potresti immaginare di essere in qualunque altra bellissima spiaggia, da Varadero a Khota. Che volete farci è la globalizzazione. Vuoi comodità e benessere anche in capo al mondo? E allora rinuncia all'identità locale. Anzi per la verità qui potrei pensare di essere in Crimea. Ci sono solo russi, centinaia di russi, migliaia di russi. Tutta gente che ha finalmente scoperto un minimo di benessere e vuole godersi al caldo un bel pacchetto vacanza come quando avevano le putjovke di stato, in fondo non importa dove, purché ci sia caldo, sole e mare. Qui la chiamano ruskji gorad, la città russa. Anche le insegne dei negozi e i menu dei ristoranti sono solo in russo, i cartelli reclamizzano la genuina cucina russa e i ristoranti vietnamiti sembrano curiosità esotiche. Tutti i locali sparsi negli esercizi, parlano russo e sembrano immigrati a casa loro. Ho appena finito la colazione, kasha invece del porridge, tanto è la stessa cosa. Adesso mi trascino fino alla prima fila di palme vicino a due enormi controfigure di Irina e Tamara Press  con cui ho familiarizzato a fare qualche pettegolezzo sulla vita moscovita, aspettando che passi il venditore di cocco, che qui, curiosamente è vietnamita invece che marocchino

domenica 16 febbraio 2014

Sul Mar Cinese Meridionale

Mui Ne - La spiaggia al mattino

Tra palme a cocchi la spiaggia al mattino prende il colore del cielo. Il vento di ieri sera si è calmato, una risacca morbida, sabbia di borotalco, qualche spruzzo nell'aria del mar Cinese Meridionale. SEntore vacanziero nemmeno tanto inclinealla meditazione. Me ne dovrò fare una ragione. Intanto prima di pensare, stendiamo l'asciugamano e andiamo a fare colazione.

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!