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giovedì 11 maggio 2017

Malaysia 20 - Gli Orang Asli

Gli Orang Asli

 
Aziz
Non credo che ci siano dubbi se vogliamo definire la Malesia come uno stato dall'economia avanzata, soprattutto se paragonata a molti dei suoi vicini confinanti. Tutto questo grazie  ai consistenti introiti petroliferi, ad una gestione politica probabilmente abbastanza buona ed anche all'esempio virtuoso della vicina Singapore, a cui a mio parere ci si ispira e che ha fatto da probabile traino. Tuttavia all'interno della penisola si possono ancora osservare delle situazioni marginali di un certo interesse, per noi occidentali abituati agli standard della globalizzazione ed affamati di esotiche diversità. Nascosti dunque nel fitto delle foreste, sono infatti rintracciabili piccoli ed isolati gruppi di una popolazione primitiva che vivono ancora una realtà marginale rispetto al paese. Si tratta degli Orang Asli (gli Uomini delle Origini), seminomadi cacciatori raccoglitori, appartenenti ad almeno tre grandi sottogruppi, ma accomunati sotto questa definizione e che rappresentano meno dello 0,5% della popolazione malese. Sono i pochi discendenti rimasti delle etnie che popolavano la penisola prima dell'arrivo delle popolazioni provenienti da nord e dall'India nel primo millennio, via via assimilati o ridotti in schiavitù, fino alla loro quasi completa scomparsa in conseguenza di uno dei consueti genocidi che seguono alle invasioni territoriali. 

Bimbi Semang
Questi protomalesi si sono man mano ritirati in zone sempre più periferiche e remote per sfuggire alle varie persecuzioni, fino a ridursi alle piccole tribù odierne nascoste nel fitto delle jungle. Da quando è mutata in un certo senso, la sensibilità generale a questi problemi, i pochi gruppi rimasti sono, per così dire "protetti" con programmi che tentano di migliorarne le condizioni di vita, anche se spesso finiscono per portare ad una assimilazione forzata. Anche all'interno e nei dintorni del parco di Teman Negara si trovano tribù di Orang Asli appartenenti a sottogruppi di Negritos Semang che è possibile avvicinare senza troppe difficoltà. Per la verità l'idea di oggi era di risalire il fiume in barca fino a raggiungere un'ansa periferica nella quale era stato segnalata la presenza di un villaggio di Semang, ma non abbiamo trovato nessuno interessato alla cosa per riempire la barca e suddividere i costi, per cui cerchiamo di arrivarci via terra, anche se qui le strade nel bosco sono più un'idea virtuale che una realtà pratica. Aziz ci raggiunge sulla piazzetta del paese. Chiarisce subito che dispone solo della macchina della moglie che non è un vero e proprio fuoristrada. In effetti sia il mezzo che l'uomo suscitano qualche perplessità. Anche se il tipo dell'agenzia ci aveva preannunciato che Aziz è un tipo burlone, il suo atteggiamento un po' svagato mi fa sospettare che abbia già ecceduto con qualche tipo di alcolico, anche se, in più occasioni si dichiara ufficialmente astemio. 

Una capanna provvisoria
Si ferma ad ogni occasione, continua ad essere particolarmente espansivo nei miei confronti e a farsi selfies con me, brandendo il telefonino come un'arma e sghignazzando ad ogni espressione. Sbaglia continuamente strada, spegnendo di volta in volta il motore, alla fine confessa candidamente di non avere molta dimestichezza col mezzo, anzi di non aver mai fatto quella strada per cui non ha idea di dove andare, cosa curiosa, essendo appunto lui per definizione la guida. Dopo qualche tentativo infruttuoso, la pista procede comunque lungo il fiume, ma diventa quasi impercorribile in alcuni punti, così scoscesa e scavata dalle piogge recenti da rendere impossibile procedere oltre. Comincio a temere che per oggi il nostro appuntamento col primitivo dovrà essere rimandata. Ma il buon Aziz continua a ridacchiare e a ripetere ossessivamente no problem e dopo aver abbandonato l'auto in una radura decide di procedere a piedi nel bosco. Raggiungiamo una falesia che si protende alta su una larga curva dove il fiume si stringe e diventa un poco più vorticosa la corrente. Procediamo lungo il margine superiore della collina con una certa fatica e mentre io continuo a recitare mantra di maledizioni varie, ad un certo punto il nostro duce comincia a mandare piccoli segnali di giubilo, facendo segno di seguirlo senza paure od esitazioni. Infatti poco più avanti si nota tra la vegetazione fitta, un principio di sentiero che porta ad un gruppetto di capanne di frasche e bambù a mezza costa , dalle quali esce un filo di fumo. 

Fare il fuoco
Nelle tre capanne più in alto ci sono solo un paio di  ragazze che si stanno sistemando vicendevolmente i capelli e qualche bambino dall'aria esausta che non dimostano curiosità. Le ragazze salutano con sorrisi stanchi, invitandoci a proseguire più in basso dove altre cinque capanne sono disposte attorno all'unico spazio pianeggiante sopra la riva del fiume. Sono abitazioni in legni portanti e pareti di  bambù erette su basse palafitte, ricoperte di uno spesso strato di frasche. L'unico ambiente quasi completamente privo di suppellettili è coperto da una stuoia intrecciata, attorno assi stetti fungono da panche esterne dove gli abitanti trascorrono la loro vita sociale, quando non sono impegnati nella ricerca di cibo. I cinque o sei uomini del villaggio sono intenti a varie attività pratiche. Uno aggiusta una rete da pesca, in quanto il pesce del fiume vicino rappresenta una delle maggiori fonti di alimentazione, mentre gli altri accendono il fuoco per preparare altri attrezzi per la caccia. Attraverso uno strumento che accentua la rotazione di un perno di legno duro su una assicella su cui è disposa un poco di bambagia secca, l'uomo accovacciato sui calcagni crea subito un filo di fumo che mostra la crescita della temperatura e compare una linguetta di fuoco che avvolge di colpo la massa secca. A fianco un altro uomo sta producendo con un coltellino, regalo di qualche turista di passaggio, piccole stecche perfettamente diritte traendole da una canna di bambù. 

La cerbottana
Le pulisce poi raffinandone la verticalità e raschiandone via le asperità con l'uso di una corteccia ruvida che funge da carta vetrata. Una delle due punte viene infissa in un cilindretto di balsa tenera raschiata a misura del foro della cerbottana con la quale sarà utilizzata. L'altra punta viene sfregata su un bolo nero che si sta sciogliendo alla fiamma. E' una resina velenosa, prodotta da una pianta del bosco, che renderà il minuscolo dardo in grado di creare una sorta di immobilità muscolare, paralizzando la piccola preda, topo, scoiattolo, piccola scimmia o uccellino a cui è destinata. L'uomo che ha prodotto il dardo guarda con soddisfazione il suo prodotto, poi da una capanna arriva la cerbottana custodita con cura, un tubo perfetto di legno duro nero, protetto da un secondo tubo che lo contiene. Osservo la cavità lunga oltre un metro e mezzo. E' assolutamente rettilinea e bisogna dire che si tratta di un manufatto davvero notevole, considerando i mezzi coni quali è stato ottenuto. Proviamo la freccia, assieme a quelle fatte precedentemente. Il bersaglio, un orsetto di peluche che ha avuto anche altri usi, sta appeso contro una tela di juta su un albero. Gli uomini provano a turno e con alterna fortuna tra gli sfottò degli amici. Uno, il custode della cerbottana, è chiaramente il più bravo e colpisce quasi sempre il bersaglio posto ad una decina di metri. I miei tentativi invece sono da dimenticare, addirittura per un pelo non va perso il dardo, a causa di un mio improvvido soffio che manda l'attrezzo dritto tra le foglie circostanti. 

Una famiglia
Non è facile produrre un soffio secco abbastanza forte ed istantaneo, tale da scaricare la freccia ad una distanza importante, non parliamo poi del fatto che la traiettoria rimanga abbastanza rettilinea da raggiungere il bersaglio voluto. Ci vuole insomma anche qui una certa tecnica, appoggiando bene le labbra al foro di entrata e disponendo in maniera acconcia la lingua prima di emettere il soffio con uno schiocco e poi un discreto allenamento per la mira, visto che l'attrezzo è piuttosto pesante e va tenuto all'estremità. Gli uomini rimangono seduti intorno, sono piccoli, di pelle scura con tratti melanesiani, decisamente diversi da quelli più morbidi della maggior parte dei malesi, per non parlare della numerosa comunità cinese.  I pochi bambini, che non hanno mai conosciuto scuola, corrono intorno ma senza l'eccitazione tipica che si coglie quando arrivano estranei nelle comunità isolate. Aleggia intorno un senso che non saprei come definire altrimenti, se non come tristezza. Nessuno infatti ride o tiene atteggiamenti esibizionisti o scomposti. C'è nell'aria come una composta rassegnazione ad una vita difficile. Raccontano che l'insediamento è qui da poche settimane, scelto in un punto del fiume che sembra favorevole per la pesca. Il trasferimento in questa zona, prima il villaggio era a qualche chilometro più a nord, è stato imposto dalla tradizione che prevede sempre lo spostameneto in conseguenza della morte di uno degli uomini della comunità, fatto avvenuto appunto di recente al loro capo in seguito ad una malattia. 

Sul fiume
Intanto le nuvole si addensano sul bosco minacciando uno di quei rovesci improvvisi e ferquenti quasi ogni pomeriggio. Anche gli uomini guadano in su con aria dubbiosa se non preoccupata. Qualcuno comincia a sistemare grandi teli blu di plastica sopra le coperture delle capanne più malandate. Intanto ci consigliano di andare via il più velocemente possibile, se comincerà a piovere i sentieri lungo la riva diventeranno torrentelli viscidi e pericolosi e la possibilità di cadere nel fiume è più che probabile. Passa una barca e Aziz la chiama a riva. Ci saltiamo sopra al volo, dopo rapidi saluti a cui abbiamo risposte senza entusiasmo da parte delle ragazze sedute nelle capanne. Dopo un bel tratto lungo la corrente, la barca ci deposita sul bordo di un'ansa più tranquilla. Naturalmente la riva è piuttosto scoscesa, la terra smotta facilmente ed il componente più disagiato del gruppo, come sempre in difficoltà nei momenti di agility, rischia di cadere nei gorghi. Mani sicure lo prendono al volo, rischiando di precipitare a loro volta, ma riescono a traslare il peso imponente in zona sicura. Ancora un poco di sofferenza tra gli arbusti ed ecco la sagoma rassicurante dell'auto. Aziz è sempre più allegro, in fondo ha portato a casa la giornata ed il fine è stato raggiunto con ragionevole soddisfazione. Vuole assolutamente diventare mio amico di facebook e mi scrive il suo indirizzo che poi si rivelerà sbagliato, ma in ogni caso bisogna fermarsi ad un baraccotto di un suo parente a prendere un cartoccio di samosa fritti, che colano olio da tutte le parti. Bisogna tassativamente mangiarne almeno un paio per festeggiare il felice arrivo sani e salvi in città. Tanto abbiamo ancora più di una quindicina di giorni per digerirli.

Cercando di raggiungere la barca


SURVIVAL KIT
IL villaggio
Villaggi Orang Asli - Nelle vicinanze dei parchi esistono molte possibilità di visitare qualcuno di questi insediamenti, organizzati dalle varie agenzie. Per alcuni, mi dicono l'interesse sia minimo, in quanto sono completamente assimilati ed esibiscono la loro presenza ad uso escusivamente turistico. Il governo sembra non gradire troppo queste visite ed in alcuni casi le ha addirittura proibite in alcuni periodi degli scorsi anni, forse giudicando quello stile di vita poco dignitoso e non rappresentativo per il paese. Qui al Teman Negara mi è sembrata una cosa interessante, comunque diversa. Rivolgersi a una delle tante agenzie che offrono attività nel parco. Il costo dipende dal numero di partecipanti, dai 30 ai 50 R a testa per una mezza giornata.

Un bimbo


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mercoledì 10 maggio 2017

Malaysia 19 - Una giornata nel parco


Radici

 
Il molo sul Tahan
La foresta sta lì, sembra immobile da milioni di anni, un corpo mummificato coperto di muschi e di frammenti organici in decomposizione, invece brulica di vita. Camminarvi dentro è una sensazione primordiale; come tornare indietro nel tempo in un'era al di là della storia conosciuta, quando eri solo unodei tanti animali che ti dovevi davvero misurare con la natura che ti circondava senza avere la possibilità di influirvi in alcun modo. Il giorno è sorto presto a portare nuova luce su questo mondo segreto. Attraversi di nuovo il fiume. Il barcaiolo è sempre lì, uguale, come se fosse parte stessa di quel minuscolo braccio di acqua; vive sul fiume, è il fiume stesso, ne fa parte senza la possibilità di esserne deprivato in una simbiosi inestricabile. Poi, superata la porta di accesso al mondo segreto, la foresta ti avvolge. Il cielo era chiaro stamattina, forse non pioverà, anche se appena sei tra gli alberi, l'umidità ti accoglie, materna o matrigna che tu la voglia considerare. Le dimensioni stesse di quanto ti circonda ti condizionano. Tronchi così esagerati da sminuire le tue misure e la tua capacità di influenza, un sottobosco che nasconde il suolo come se fosse un mare nel quale galleggiare, i rumori della foresta che la assimilano ad una grande unico essere che respira. La passerella che segna la strada, per lo meno gli itinerari preparati per i giri di una giornata, non disturbano queste sensazioni, anzi sembrano ormai fare parte dell'ambiente stesso. 

Alla fine i visitatori non sono molti e puoi stare un giorno nel parco sentendoti solo davanti alla natura dell'inizio del mondo. Non parliamo se scegli di trascorrere qualche giorno in zone più remote. Un mondo dove probabilmente non potevi vivere come uomo, ma soltanto come scimmia. La nostra specie nasce e cresce solo quando abbiamo abbandonato questo ambiente in fondo ostile ed è uscito dalle piccole radure per raggiungere la savana, ripararsi nelle caverne, accendere i primi fuochi. Qui invece l'ambiente è compatto e come puoi constatare, ai lati del sentiero, assolutamente impenetrabile. Quasi non riesci neppure a scorgere i rami più alti dei giganti che ti circondano e che svettano ad oltre quaranta metri di altezza. Giri intorno a radici che occupano uno spazio enorme. Alcune specie allungano parti del tronco, che formano un baluardo di alti contrafforti che si spingono nella terra come lamine dritte per sostenere la pianta, altre si allargano conquistando spazio con fasci di radici contorte e bitorzolute che tentano di aggrappare la terra molle e fradicia che le circonda, quasi ricoprendo il terreno. Dall'alto pendono liane di ogni forma e lunghezza, che collegano i fusti o attraversano il cammino. Le epifite formano una tappezzeria continua che ricopre ogni pianta di ricca verzura da cui occhieggiano fiori giganti che chiamano insetti di ogni tipo, mentre schiere di farfalle volteggiano a fare il loro mestiere nella breve vita che le attende. 

Bambù
Mappa del parco
Piccole orchidee mostrano petali di velluto bianco, con spudoratezza voluttuosa, facendo capolino tra le foglie carnose e sensuali, fiori svergognati che non temono di mostrare i loro organi nudi, anzi li protendonoe si offrono a chi se ne voglia pascere e ne voglia godere. Se guardi in alto con attenzione, senti lo stridio delle scimmie diurne che si muovono sui rami più in alto. Di tanto in tanto il rumore forte di uno di questi che si spezza, il fruscio denso di un corpo che ha perso la presa e sembra cadere tra il fogliame, ma che subito si abbranca ad un appiglio più basso. Sono famiglie di piccole cappuccine dalle teste pelose, con i musi circondati da lungo pelo bianco che protendono code sottili ma prensili come mani e che occupano porzioni di bosco scacciando tutti gli altri. In una piccola radura puoi valutare uno spazio più vasto e subito un grande bucero scivola da un ramo alto allargando le ali nere, mostrando il suo becco mostruoso, di certo più pesante di tutto il resto del corpo, che rende il suo volo difficile e plana verso il basso per nascondersi di nuovo nel fitto tra gli alberi. Più avanti, in fronte ad un'altra radura un poco più vasta, c'è un capanno di osservazione. E' la scusa per potere tirare un po' il fiato rimanendo seduti sulle panche a guardare dalla fessura nella speranza inutile che vita di maggiori dimensioni si mostri. Sarebbe bello vedere qualche branco di sambar, brucare l'erba alta, ma l'attesa, se  pur vana, serve comunque a tirare il fiato e a prepararsi ad altre fatiche. 

Foglie
Cammini ancora, mentre la temperatura sale ed il sudore cade dalla fronte imperlando le rughe e facendoti bruciare gli occhi. Intendi il gorgogliare del fiume che scorre a lato di una piccola scarpata nascosta delle felci. Non ne vedi quasi le acque marroni anche se ne senti lo scorrere. Qualche albero dalle radici più deboli è crollato, forse minato alla base e il suo legno è marcito ed ha definitivamente ceduto, rimanendo lì, a cavallo del sentiero, obbligandoti a contorsioni per passare sotto lo stretto spazio che ne rimane. Finalmente arrivi a quello che è stato preparato con cura per farti apprezzare la foresta da un altro punto di vista. Una scala di legno sale attorno ad un grande tronco e rampa dopo rampa, ti porta sulla cima dell'albero, fino ai rami più alti. Di qui parte una serie di ponti, lanciati da albero ad albero, apparentemente fragili fili dondolanti, passerelle che pencolano nel vuoto e ti lasciano apprezzare la foresta dall'alto, superando valloni profondi e zone di verde così fitto da impedire al sentiero di penetrarvi. Quassù il verde è più rado e vedi più lontano, spesso oltre le cime degli alberi, potendo apprezzare questo mare infinito che si perde all'orizzonte fino alle alture azzurre più lontane. Il mare è l'unico paragone a cui riesci ad accostare questa visuale. Certo se sei un bolso personaggio che già fatica a camminare in pianura, procedi con una certa cautela, tenendoti come un bradipo alle corde tese che sostengono la passerella.

Un varano
Ma quando arrivi al centro dell'arco dondolante, una certa ansia ti prende e ti costringi a guardare in basso, cosa ancora peggiore quando sei obbligato a valutare tutti quei 45 metri che ti separano dal letto di felci che coprono il suolo, anche se probabilmente potrebbe essere come un morbido materasso. Anche l'ultimo balzo, una passerella a gradini che scende verso terra ti appare ancora più pericolosa e traballante e quando guadagni la terraferma, ti senti già meglio. Per fortuna, a farti dimenticare i pensieri di scampato pericolo, ti appare, sotto la panca sulla quale tenti di riprenderti, un varano di oltre un metro di lunghezza coda compresa che si muove con un lento dondolio sul terreno nudo. I cespugli sono lontani, così deve forzosamente rimanere lì alla vista, muovendo appena il capo affusolato e lanciando la lingua bifida in tutte le direzioni per saggiare il terreno che lo circonda prima di scegliere dove e come muoversi. Ha una pelle lucida e fine. Le piccole scaglie traslucide brillano di riflessi verde e azzurri, ti verrebbe voglia di carezzarlo per apprezzarne da compatta morbidezza. Piano piano si avvicina alle grandi foglie, dietro alle quali si nasconde e scompare, senza tirarsela troppo. Quando raggiungi di nuovo il fiume, il barcaiolo è sempre là, la tua giornata nella foresta è finita, la sua dura invece per sempre, immutabile e solida. Apre un occhio quando sali sul barcone, mentre infili il biglietto da un ringit nella bottiglia e poi avvia l'elica con movimento automatico, forse non sa neppure su quale lato del fiume si trovi ed in fondo, non ha nessuna importanza.

Canopy walk

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martedì 9 maggio 2017

Malaysia 18 - Una notte nel Teman Negara


Bradipo malese

Radici
La notte è scura a Kuala Tahan. Nell'unica via che percorre il gruppetto di case raccolte sulla falesia spra l'ansa del fiume, solo qualche luce è accesa su lampioni malfermi. C'è solo l'Acah corner che ha un paio di tavoli occupati da quattro stanchi avventori. Un gruppo di saccopelisti stanno ancora vagando tra le case più lontane alla ricerca di una sistemazione per la notte, non si sa se l'ostello da cui stanno uscendo con la faccia scura, è troppo caro o al contrario troppo sporco per loro. Il nostro appuntamento è con Philip vicino al piccolo molo sul fiume. La strada in discesa che conduce lì, è ripidissima e fai fatica anche a percorrerla a piedi. Sul pontone che funge da molo non c'è nessuno, così come su quelli a fianco che fungono da ristorantini sono deserti. Aspettiamo un po', finalmente si sente lo scoppiettio di una moto che arriva col nostro amico allampanato a bordo. Allo stesso tempo scendono da una scala di una sorta di albergo vicino, posto su una balconata, quattro ragazzi un po' rumorosi che andranno a formare il nostro gruppetto che si propone di fare un giro notturno a piedi nella jungla. La cosa strana è che sono yemeniti in vacanza, cosa già di per sé anomala, vista la situazione di quel paese. Sono piuttosto vaghi tuttavia sulla loro provenienza, anche se insisto nella chiacchiera, parlando di quanto mi era piaciuto il loro paese quando c'ero stato, in un tempo lontano in cui loro o forse addirittura le loro madri non erano ancora nate, tanto per farli sbottonare e sul loro attuale luogo in cui risiedono, anche se inutilmente.

Ragno
I vestiti, scarpe e magliette griffate però, li identificano come appartenenti a qualche tipo di élite che sa come fare per tenersi lontano da guerre e grane varie. Il traghettatore aspetta quieto sulla sua barca dalle panche strette. In mezzo, un bottiglione di plastica dal collo largo in cui ognuno infila il suo biglietto da un ringit per coprire le poche decine di metri di acqua limacciosa e caliginosa a quest'ora della notte, vincendo la corrente debole e silenziosa. Sulla riva opposta, una erta scala di legno risale la falesia opposta. E' una salita faticosa e lunga per arrivare alla serie di costruzioni del Mutiara Resort che costituiscono anche l'ingresso del parco. Dietro gli ultimi bungalow comincia il sentiero percorso da una passerella di legno per evitare che si rovini il fragile equilibrio del sottobosco forestale comminando sopra il delicatissimo strato di materiale organico marcescente costituito da foglie cadute, arbusti e legno di alberi giunti al termine della loro lunga esistenza e crollati a terra, che vengono consumati da tutta quella vita saprofitaria di cui il bosco è ricchissimo. Funghi e batteri luminescenti compiono la loro opera silenziosa in un ecosistema ricchissimo di vita in continua mutagenesi, mentre il resto della fauna vive e fa vivere una flora rigogliosa e variatissima. Sebbene sia ormai notte la temperatura è ancora afosa e l'aria sembra percorsa da una continua piovigine che bagna i volti e si raggruma gocciolando sulla plastica dei kWay. La foresta pluviale maestosa ed incombente fa il suo lavoro.

La passerella di passaggio
A quest'ora non ci si deve fare illusioni di vedere tra i rami e dietro i tronchi maestosi qualche animale notturno in movimento, per lo meno non in questa parte di bosco così vicino alle case e che garantisce ogni sera una certa qual presenza antropica di disturbo. Tuttavia il piccolo bradipo che con movimenti al rallentatore si sposta lungo un ramo che attraversa il vuoto tra i tronchi, è una emozione. La lentezza del suo progredire appare quasi come la paura dell'equilibrista che tema lo spezzarsi del supporto da un momento all'altro. Rimani con gli occhi rivolti verso l'altro fino a che la creatura non raggiunge una forcella più solida sulla quale si istalla definitivamente, forse a cercare un posto tranquillo per  riposare od una fonte trovata dieto la corteccia spessa che ospitasse qualche colonia di insetti di cui cibarsi. Philip è molto preparato e dispensa continuamente notizie sulla vita del bosco, guardando con un occhio critico i ragazzi chiassosi che ci accompagnano, commentando ad alta voce, troppo alta per la verità, ogni spunto di interesse che si incontra sul cammino. In realtà aguzzando la vista tra i rami ed i tronchi più vicini, compaiono, illuminati dal raggio di una torcia potente, molte creature della notte. Mimetizzato su una corteccia rugosa ecco un ragno dalle proporzioni generose, più grande di una mano immobile ed in religiosa attesa di qualche preda di passaggio.


Fogliame
Ne vedremo diversi durante il giro, suoi compagni o di specie diverse, dal corpo grasso e peloso come i migali sudamericani o con i corpi lucidi, minuscoli e neri con lunghissime zampe arcuate in movimento per terminare la costruzione di grandi tele tra i rami. Ma se poni attenzione alle indicazioni della guida che fruga continuamente tra gli spazi circostanti, scorgi continuamente esseri strani e all'apparenza mostruosi a te completamente sconosciuti. Scolopendre lunghe un palmo si spostano con movimenti sinuosi mentre la miriade di appendici sembrano tremare nello sforzo di spostare il pur minimo peso; anellidi dal diametro di un grosso dito, verdi e screziati di giallo, si racchiudono a riccio non appena si tenta di toccarli; lombrichi giganti rimangono invece immobili come insensibili a quello che li circonda. Bisogna fare uno scarto a sinistra, su un ramo vicino, un serpente sottile ma lungo almeno un metro, dai radi anelli neri su un mantello verde chiaro, dorme il sonno del giusto, almeno così sembra in apparenza, meglio non stare ad indagare troppo. Poi ci fermiamo davanti ad un enorme tronco fradicio, caduto a terra che sta per essere sopraffatto dalle felci che lo stanno avvolgendo nel loro abbraccio mortale. In un varco tra il legno spezzato, si è formata come una nicchia nascosta, oscura e misteriosa, una tana perfetta per qualche cosa di misterioso che non lascia certo la voglia di infilarci una mano.

Scorpione
Ma la torcia di Philip è una cornucopia dalle mille sorprese ed è in grado di lanciare anche un raggio magico, una luce ultravioletta, che fa subito comparire, luminosa ed evidente come il dj di una discoteca scolpito dalla luce di Wood, uno scorpione di una decina di centimetri immobile con le chele aperte e la coda arquata in attesa. Puoi vedere bene la minuscola ampollina traslucida sulla punta, ripiena di veleno pronta a colpire il malcapitato di passaggio; le chele, con un movimento coordinato, se lo afferreranno traendolo a sé prima di colpire. L'esoscheletro nero brilla di luce azzuzza fosforescente. Sui rami bassi riesci poi a scorgere anche qualche uccellino addormentato, immobile in attesa del giorno, anche se i colori che indovini vivacissimi, risultano ingrigiti dal fascio di luce artificiale. Insomma questa foresta è piena di vita e quasi non senti la fatica, mentre procedi lungo il percorso altalenante, cercando di non fare crocchiare troppo i gradini di legno al passaggio. Qundo la stanchezza comincia a sentirsi sulle ginocchia ti accorgi che l'anello è praticamente finito e sei di nuovo al punto di partenza e puoi ridiscendere la scalinata per svegliare il barcaiolo assonnato che ti riporti dall'altro lato del fiume. I ragazzi caciaroni risalgono la scala e la notte riprende il suo posto; anche la luna si nasconde dietro le nubi ed è finalmente silenzio.

Il fiume 

SURVIVAL KIT
Chiocciola
Teman Negara - Significa semplicemente Parco nazionale ed è il più importante e visitato del paese, creato addirittura nel 1938 su un'area di quasi 5000 km2 e protetto con cura maniacale. Il punto migliore di accesso è Kuala Tahan dove troverete ampia scelta di sistemazioni e da cui potrete, attraverso una delle tante agenzie, organizzare ogni tipo di attività nel parco stesso. Per chi se lo può permettere c'è anche la possibilità di dormire nel parco nel Mutiara resort, da cui sarete ancora più comodi per le vostre escursioni. E' opportuno considerare almeno due pernottamenti in zona per poter vedere il minimo. Passeggiata notturna di un paio d'ore (25 R a testa). Giro su percorsi segnati da tre a cinque o più ore, più o meno impegnativi a seconda del vostro stato di forma fisica, seguendo la carta che vi viene consegnata all'ingresso col biglietto di entrata. Ingresso nel parco: 1 R + 5 R per ogni macchina fotografica. Canopy walk su un lungo ponte tibetano davvero magnifico a oltre 45 metri di altezza che vi impegnerà almeno una mezz'oretta (5 R.). Inutile sperare di vedere grossi mammiferi o felini, che pure ci sono nel parco, magnificati dalle immagini dei manifesti o nel bel video mostrato all'ingresso, ma ritengo ben nascosti nelle aree più remote, dai tapiri ai rinoceronti, assieme a tigri, pantere e leopardi e che necessitano di lunghi appostamenti di più giorni con spedizioni mirate. Forse qualche probabilità in più per i sambar, grossi cervidi dalle corna ramificate o una specie di bovide selvatico di grandi dimensioni, dal capanno di osservazione posto sul sentiero più comodo. Più facile osservare rettili, scimmie, buceri di differenti specie e molti uccelli colorati, oltre ad una moltitudine di grandi farfalle. Altre attività si svolgono sul fiume, come rafting e giri in barca fino a cascatelle ed altri ambienti naturali piacevoli. Considerate che siete nella foresta pluviale e che quindi la pioggia o quantomeno la forte umidità è la regola, quindi vestiti adatti a ripararvi e scarpe per terreno scivoloso.


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sabato 6 maggio 2017

Malaysia 17 - Kuala Tahan

Lasciare le Perhentian


Verso il molo
Diciamo pura la verità, andarsene via da queste isole è certo un dispiacere, uno di quei posti in cui ti saresti fermato ancora qualche giorno, anche se in effetti non,ci sarebbe niente da fare di particolare, ma forse è proprio questo il motivo. Il tuo nome è segnato sulla lavagnetta davanti al molo fatto di taniche di plastica e il barcone stracarico parte secondo previsione alle otto in punto. Una quindicina di ex bagnanti con l'occhio triste, insaccati nei giubbotti malandati come merce da scafisti che guardano la riva senza parlare. Anche i cinesi, di solito chiassosi, sono muti e le ragazzine stanno a capo chino senza la forza di farsi un selfie, il telefonino pende dalle mani, inutile appendice, senza essere brandito orgogliosamente o compulsato dallo scorrimento ansiogeno dei pollici. Sembra che lasciare l'isola comprenda un impulso alla meditazione, alle scelte di vita. Per carità, magari dopo una decina di giorni, ti spareresti in bocca, come racconta qualcuno che ha deciso di andare a vivere in angoli di paradiso, in varie parti del mondo, ma chissà, magari la voglia ti verrebbe. Invece il mare come un olio, facilita ed abbrevia il raggiungimento della costa, il rientro nel mondo come lo conosci, per essere ripreso dal vortice della vita. La strada riprende lungo la riva del mare, percorrendo tutta la lunghezza del Terengganu, lo stato dell'estremo nordest della penisola, quello più popolato dai malesi che qui sono la maggioranza assoluta. 

La strada verso il Teman Negara
Spesso vedi infatti, lungo la strada, spuntare le dita aguzze dei minareti, anche nei piccoli villaggi, minuscole moschee di semplici assi di legno o di lamiere oppure grandi edifici complessi decorati a motivi moreschi nelle cittadine. Tutta la costa è punteggiata da isolette selvatiche, alcune già conosciute, pur se soltanto dal turismo di nicchia, altre ancora totalmente da scoprire che segnalerei ai viaggiatori di lungo corso ed agli amatori del selvatico, consigliando di approfittarne, prima della completa riminizzazione dell'area, cosa che non tarderà molto, data la sua bellezza e la pressione antropica che l'aumento del benessere asiatico generalizzato, cosa che sarà moltiplicata nei prossimi anni. Poi la strada piega ad angolo retto verso l'interno, diretta al cuore verde della nazione, ancora più verde se possibile della costa, il Teman Negara, parola che significa semplicemente Parco nazionale, che si estende per oltre 6.000 km2 sul territorio di tre stati contigui. Una delle foreste pluviali primarie più antiche del mondo, sembra di oltre 130 milioni di anni, immutata dalla fine del periodo Cretaceo inferiore, quello delle ammoniti e delle grandi estinzioni, tanto per capirci. E' un'area completamente selvatica e ben conservata che comprende anche il Gunung Tahan, la cima più alta della Malesia peninsulare. Dopo aver lasciato l'autostrada, le sterminate distese di palma da olio lasciano il posto alla foresta pluviale, che diventa man mano che si procede, sempre più fitta. Il principale punto di accesso al parco è Kuala Tahan, un paesotto costituito principalmente da una serie di B&B di vari livelli, posto su una falesia a strapiombo del fiume Tahan che funge da confine per la parte interna del parco. 

Il fiume Tahan
Nelle stradine si aggirano gruppetti sparuti di giovani con zaini colossali appoggiati su spalle robuste e ragazzotte bionde con scarponi da trekking già ricoperti da tracce di fango secco, esibiti come medaglie al valore per chi segna chiaramente il territorio dei camminatori, il gruppo dei se non ci si ammazza di fatica non ci divertiamo. E' ormai tardo pomeriggio, il viaggio dalla costa ha richiesto oltre sei ore ed i trekkers sono ormai al ritorno dalla giornata di esplorazione, per lo meno quelli che hanno deciso di non fermarsi a pernottare all'interno del parco, nella speranza, credo vana per i non specialisti, che qui stazionano per mesi, di vedere qualche tigre malese o il raro rinoceronte, assieme ai più comuni elefanti asiatici, sambar e tapiri. Arrivano però, apparentemente  piegati nel fisico e nel morale e si abbandonano esausti sulle sgangherate sedie di plastica dei vari localini che sono piazzati lungo la via principale a bere un thé o una bevanda fresca prelevandola da grandi frigoriferi spesso fuori servizio. La birra, assieme a qualche superalcolico maltollerato, viene tenuta a parte in un apposito locale annesso che ha lo status di negozio di vendita, una sorta di supermercatino tuttofare e non di bar, che evidentemente non può disporre di queste licenze, anche se la cassa è comune, tanto per far capire che in tutte le parti del mondo, fatta la legge trovato l'inganno. Per cercare un riparo per la notte basta dare un'occhiata in giro e scegliere quello che ti sembra meno peggio. Poi si penserà al programma da seguire per approcciare il parco, la cui muraglia di alberi si erge appena di là del fiume. Il sole si nasconde tra gli alberi, lasciando trapelare raggi occhieggianti che fanno la gibigianna sui tetti di lamiera.

da Kuala Besut a Kuala Tahan


SURVIVAL KIT
Julie's Hostel
Julie's Hostel - Kuala Tahan - Proprio in cima al paese. Ostello senza troppe pretese che trovate citato anche nella guida Backpakingmalaysia, che invece si rivela davvero ottimo, con camere nuove, molto pulite anche se basiche come ci si aspetta da un ostello, che dispone anche di camerate comuni a 10R. a letto. Comunque la camera doppia con terrazzino, AC, doccia calda e doppio asciugamano per persona (mentre generalmente anche negli hotel di categoria, viene fornito un solo asciugamano a testa) a 60R (circa 13 €) a notte senza colazione, che si può fare al locale in fondo alla strada. Il wifi gratuito, vicino alla reception, è piuttosto debole. La signora che lo gestisce, con la ragazzina, sua figlia, è gentilissima e prodiga di consigli ed informazioni. Assolutamente consigliato. 

Acah Corner - Ristorantino nella stessa via dell'ostello prima della discesa verso il fiume. Buona scelta di piatti con intonazione cinese o western, attorno ai 5/10 R. pollo, hamburger o noodles. Ottimo per le colazioni. Molto buona l'omelette al formaggio. Dal retro disponibile anche la birra, Heineken locale a 11R. Ci si sfama decentemente con vista fiume.


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