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domenica 13 marzo 2011

Genova per noi.

Eh, Paolo Conte aveva capito tutto. Per noi che stiamo in fondo alla campagna, la Liguria è davvero una cosa misteriosa, difficile da interpretare. Ogni volta che partiamo, abbiamo davvero un'espressione un po' così, eppure dove starà quel fascino nascosto che ci attira morbosamente ogni volta che scavalliamo l'ultima montagna aspra e in fondo in fondo come noi selvatica? Forse proprio in quella fettina di mare al terminare delle brevi valli che ti precipitano sulla costa che da un lato ci attira sensuale, ma dall'altro ci fa paura perchè si muove anche di notte e non sta fermo mai. E' quel salmastro che ti riempie le narici e ti accompagna, quando l'inverno non è ancora primavera, mentre percorri la costa e le onde alte si frangono sugli scogli e ti rimane a lungo anche se non è forte, in questo Mediterraneo dell'estremo nord, dove gli odori ed i profumi sono tanti seppure mai troppo intensi e fastidiosi, ma sempre leggeri e gradevoli.

Quel sentore che ti insegue anche quando risali le stradine verso monte dove altri aromi lo ricoprono senza stordirti, ma facendoti scordare o addirittura non vedere l'orrore delle colate di cemento che hanno devastato questo paradiso dagli anni '60, senza riuscire comunque ad ucciderne tutto il fascino. Profumi di erbe che si mescolano tra di loro pur rimanendo riconoscibili, un bouquet di piaceri e promesse che disarma e stupisce nell'agnello coi carciofi tanto tenero da commuoverti, ma raggiunge il suo vertice quando affondi di costa il rebbio della forchetta nel sottile velo di pasta del raviolo penetrando piano quel suo gonfiore lubrico che subito libera gli afrori virginali della borragine il cui verde chiaro si mescola allo scuro dello spinacio selvatico, mentre la maggiorana, il nulla di noce moscata e un tocco di spezie per richiamare l'oriente lontano completano una armonia sapida che ti fa concludere l'apice dell'esperienza, appagato ma mai abbastanza sazio per non desiderarne ancora. Genova, lasciaci tornare alla nostra immobile campagna e comprendici, se abbiamo quella faccia un po' così, lasciaci tornare ai nostri temporali, che davvero è solo pioggia che ci bagna.




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martedì 6 aprile 2010

Profumo di qumkat.

Mi sono accorto che, nella mia precipitosa fuga verso i monti, l'altro giorno, non ho neppure fatto gli auguri di Pasqua a nessuno. Sono proprio uno zotico senza la minima netiquette. Vuol dire che mi scuserete anche perchè ormai passata la festa con quel che segue. Però nella fretta mi sono anche scordato di darvi conto della tradizionale puntata rivierasco marzolina dai contenuti gastroculinari interessanti. Da qualche anno infatti è diventata gioiosa abitudine per un ristretto gruppetto di amici (che invito qui a commentare a loro volta con un supplemento di recensione culinaria) fare un salto primaverile nell'entroterra di Varazze nel periodo clou dei carciofi, per uniformarci ovviamente agli indottrinamenti sempre più insistenti della stagionalità a Kilometri zero. Quindi, invece di fare fare scioccamente (come ogni giorno insinua nelle nostre menti Slow food e compagni) tanta strada a un Tir di carciofi per arrivare sulle nostre lontane mense, abbiamo fatto noi un centinaio di kilometri con due auto per andarcene a mangiarcene un paio di kili. Questo è un po' il senso di quanto si sente oggi in TV, dove acuti giornalisti e interessati rappresentanti di associazioni varie osannano il successo di queste vacanze, in cui milioni di persone hanno percorso centinaia di km per andare in agriturismi a consumare cibi a km zero. Scusate se mi sfugge il senso globale della cosa, ma come sapete io, di agricoltura ci capisco poco e quando sento parlare di "naturale" mi viene subito l'orticaria, sono allergico si vede. Però questa è una scusa banale, in realtà il senso del post è che la segnalazione di questo posto la devo fare assolutamente. Usciti a Varazze prendete dunque la contorta strada per il Sassello e dopo circa 4 km girate a destra su una strada che risale il fianco della collina verso il piccolo abitato di Casanova. Arrivati alla chiesetta, seguite l'indicazione "La vecchia fattoria" che vi farà percorrere un viottolo per alcune centinaia di metri fino ad un poggio che domina tutta la valle. Qui, una trattoria senza pretese, dove non ci sono camionisti perchè i camion non ci passano, troverete (su ordinazione) la miglior combinazione agnello-carciofi che possiate immaginare ad un prezzo assolutamente contenuto. Sì lo confesso, punitemi pure, ho mangiato l'agnello tenerello e un po' me ne vergogno, ma fino a che non diventerò definitivamente vegetariano, lo equiparo al mite vitellino e al bravo e altrettanto buon maialino verso il quale ho ancora maggiore simpatia. Comunque, siamo subito partiti con delicati e profumatissimi ravioli di borragine al sugo di carciofi (nessuno del tavolo si è sottratto alla seconda razione, tanto per capirci) che hanno aperto la strada a grandi vassoi con piramidi di teneri tocchetti di agnello e carciofi, tenerissimi entrambi da cui, oltre ai profumi delle erbe liguri, che, sempre a km zero riempiono i vasi davanti al giardino della trattoria, siamo stati travolti per la impagabile scioglievolezza delle carni e dalla totale mancanza di fibrosità dei carciofi stessi. Una vera delizia, da non mancare. Abbiamo chiuso con crema catalata e creme caramel che come dicono in Piemente, disnausia. Un vinello leggero tanto per non bere solo acqua, ma come sapete, il carciofo è nemico del nettare di Bacco. Tutto a volontà, passeggiata inclusa sulla terrazza, per apprezzare una delle prime belle giornate di sole, guardando la valle, circondati dai profumi della Liguria e dal delicato agrodolce sapore delle piante di qumkat. Ognuno ha potuto così sgranocchiare il piccolo agrume direttamente dalla pianta (accentuandone fortemente la fragranza, addirittura col cm zero). Abbiamo già la prenotazione aperta per il prossimo anno (con gli auguri pasquali anticipati).

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Shi.
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