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mercoledì 13 luglio 2011

Azzurro pillola.

Illustrazione da: Storia dell'amore in Cina - S.E.A.


Oggi, tanto per lasciare argomenti pesanti e ansiogeni, vi voglio raccontare la storia di Rondine che vola, una famosa escort cinese del 1° secolo dopo Cristo. Era espertissima nella sua arte ed il suo straordinario successo che la fece diventare la favorita dell'imperatore, era dovuto soprattutto al fatto che faceva il suo lavoro per passione più che per necessità ed è risaputo che se uno si diverte, il lavorare non gli pesa ed i risultati sono i migliori. Oltre a questo la natura l'aveva dotata di tale bellezza che si diceva che, tanto per capirci, la sua pelle fosse così vellutata che l'acqua non vi si poteva fermare quando usciva dal bagno, splendida e profumata dagli eteri delle mille lavande. L'imperatore, che le aveva cambiato nome in : Mio paese delle voluttà, non poteva più farne a meno e alle feste che organizzava quasi ogni sera, dopo i faticosi impegni di governo nel suo grazioso palazzo della capitale, oltre all'orchestra composta di una ventina di fanciulle che suonavano i tradizionali strumenti rigososamente nude, la presenza di Rondine era ormai obbligatoria.

Purtroppo l'imperatore perse, in seguito ad una grave malattia, la sua potenza virile e poiché Rondine pretendeva di essere comunque soddisfatta da arcieri e servi, non disdegnando neppure gli eunuchi (che poi non sempre erano tali), l'imperatore si rivolse al medico di corte che prescrisse la miracolosa "gomma da usare con mille precauzioni" il cui bugiardino recitava nella posologia che potesse essere somministrata soltanto una pillola alla volta. Ma si sà come sono le donne, quella sera Rondine insoddisfatta rifilò al sovrano sette pillole una dietro l'altra ed ebbe finalmente il suo piacere, ma all'alba l'imperatore, stremato, morì. Beh anche laggiù, i magistrati non stavano a smacchiare leopardi e la poverina fu condotta subito al processo (che tra l'altro aveva un solo grado di giudizio, innocente o supplizio delle mille morti). La difesa fu la stessa utilizzata dalla collega greca Frine a testimonianza che certi topoi valgono sotto tutti i cieli. Lasciate cadere le vesti (tranne le calzine che celavano i piedini minuscoli che nessuno aveva mai potuto vedere, vi parlerò qualche volta di questo aspetto dell'immaginario erotico cinese) chiese ai giudici se qualcuno, per fare con lei il gioco delle nuvole e della pioggia, dovesse aver bisogno della gomma da usare con mille precauzioni. Standing ovation senza necessità di consultazione e immediato giudizio di innocenza. Condanna al supplizio invece per le dame di corti, infami accusatrici, per essere streghe vecchie ed invidiose. Gli annali riportano che all'imperatore succedette per un certo periodo un governo tecnico presieduto dal mandarino Shan, in attesa che il nuovo imperatore giungesse alla maggiore età; governo che, tra l'altro, risolse i molti problemi economici che angustiavano l'impero.


Refoli spiranti da:  C. Leed - Storia dell'amore in Cina - SEA -1966

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sabato 15 gennaio 2011

Il Milione 35: Escort e corallo.


Strade deserte e difficili, passi solitari, sentieri erti o stradine terrose che ruotano attorno ai templi, il Tibet ti appare sempre e comunque selvatico e misterioso. Negli sguardi di chi incontri, negli animali, essi stessi selvatici, nei poveri indumenti della gente, come ricorda il nostro Marco "che il loro vestire è di canavacci e di pelle di bestie", ritrovi l'isolamento montanaro e la solitudine delle tribù dei deserti assieme ai loro usi particolari. Sono questi che alla fine incuriosiscono il viaggiatore, che se li fa raccontare, spesso con prurigine malcelata attorno al fuoco degli accampamenti tra risolini e sogghigni, masticando la tsampa o una delle povere minestre d'orzo (vedi la ricetta da Acquaviva), nelle poche varianti che può dare, a queste quote, la ridotta disponibilità di ingredienti. L'aria è sempre fine, il cielo di un indaco scuro con fiocchi di nubi bianchissime che paiono riccioli di burro in cerca delle guglie del tempio a cui legarsi. Le ragazze ti passano accanto ostentando copricapi ricoperti di pietre e lanciando occhiate furtive al viaggiatore incuriosito forse oggi come allora. Racconta Marco Polo:
Cap. 114/115

In questo luogo àvvi l'oro in paglieola in grande quantità, e quivi si espande l'azzurro (i turchesi) e lo coraglio e èvi molto caro, ch'egli lo pongono al collo di loro femmine e ànnolo per grande gioia.

E come non si può rimanere colpiti da questa ostentazione di rosso e azzurro, in pietre grezze, ma elegantemente raccolte e formare collane, pendenti e ornamenti di tutti i tipi che le ragazze mostrano con orgoglio, forse a riprova delle antiche usanze che tanto affascinavano il nostro giovane viaggiatore, sentiamo come continua il libro:

...Questo Tebet è una grandissima provincia. Quivi àe uno cotale costume di maritare che vi dirò. Egli è vero che niuno uomo piglierebbe neuna pulzella per moglie e dicon che non vale nulla, se non è costumata co molti uomini. E quando li mercatanti passano per queste contrade (questo sempre come guida di utili consigli), le vecchie tengon le loro figliuole sulle strade e per gli alberghi e per loro tende e fannole giacere con questi mercatanti e poscia le maritano. E quando il mercatante à fatto il suo volere, conviene che le doni qualche gioia (noblesse oblige) acciò che la pulcella mostri come altri àe avuto a fare seco; e quella ch'à più gioie e più belle, è segno che più uomini sono giaciuti con essa e più tosto si marita. E anzi che si possa maritare conviene ch'abbia almeno 20 segnali al collo per mostrare che molti uomini abbia avuti e quella che n'àe di più è tenuta migiore e più graziosa che le altre.

Così quando passeggi a Lasha attorno al Jokang o quando respiri a fatica lungo l'erta sassosa che ti conduce a un monastero, siedi su una pietra a riposare e porta con te gli sguardi languidi che le ragazze lanciano al passare. Il taglio esotico dei loro occhi brilla come il giaietto. Le pietre rosse e azzurre spiccano orgogliose tra i capelli neri, corone di colore che scendono ad ornare il collo delicato in volute complesse. Passano girando appena il capo, lasciando dietro di sé, forse, l'ombra del sorriso malizioso delle loro nonne.




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venerdì 24 luglio 2009

Cronache di Surakhis 17: vacanze estive.

Era tempo di vacanza anche per la breve estate di Surakhis; chi poteva lasciava le caldissime città della pianura e del deserto, dove la temperatura e l’acidità dell’aria corrodevano i metalli e fondevano tutte le materie plastiche non resistenti e si rifugiava in quota. La crisi mordeva ancora forte, ma l’Imperatore aveva ormai convinto tutti che il peggio era passato, dato che tutte le attività finanziarie avevano ripreso a gonfie vele a macinare utili scommettendo sull’aumento dei non occupati, che continuavano a crescere a dismisura. La sua popolarità era alle stelle e il tentativo dei Morigeratores di incastrarlo evidenziando i suoi vizietti era naufragato miseramente e si era ritirato nel suo castello tra le nuvole circondato da uno stuolo di ancelle nude adoranti, tra il tripudio della folla che avrebbe voluto essere al suo posto. Anzi al concorso: Un giorno tra le ancelle dell’Imperatore, riservato a chi dimostrava di aver votato per lui la partecipazione era stata quasi universale. Soli piccoli gruppi di criptopenici di Antares e gli asessuati di Rigel che si moltiplicavano per gemmazione non avevano palesato interesse al concorso e si pensava a strategie diverse per conquistare il loro voto, ma mancava ancora un anno alle nuove elezioni. Paularius, stanco e convalescente, aveva risolto il problema degli schiavi della sua miniera lasciando esondare casualmente il Pentacon, un torrente di acqua cloridrica che scendeva vorticoso. Le acque avevano invaso le gallerie della miniera e quei mangiasbobba a tradimento erano tutti annegati. L’assicurazione aveva coperto i costi con l’agenzia di affitto degli schiavi ed aveva pagato i suoi di proprietà, permettendogli anche di riscuotere i contributi della nuova legge di aiuti alle imprese in difficoltà. Salutati quindi gli amici delle Ronde, era subito partito per la sua villetta circondata dal verde delle Colline Profumate. La malignità popolare aveva attribuito questo nome alle montagne che circondavano la capitale, da quando i problemi della centrale a merda costruita tra le montagne si erano palesati in maniera esplicita, costringendo tutti i residenti ad espatriare, ma Paularius si era ormai abituato alla puzza e la solitudine gli faceva piacere. Lettura, meditazione e pochi svaghi. Si era fatto portare nel parco cintato i pochi Hort che erano scampati nella miniera; per forza, quelli l’acido cloridrico lo bevono a colazione, altro ci vuole per annegarli. Ogni tanto usciva a piedi con la balestra laser e ne abbatteva uno che poi le serve gli facevano allo spiedo, ma quei birbanti si nascondevano sempre meglio e l’ultimo aveva dovuto stanarlo con qualche scossetta al guinzaglio che gli aveva lasciato per sicurezza. Che pace! Da quando la disoccupazione aveva superato il 90%, segnale che la crisi in fondo colpiva chi se lo era meritato, c’erano molte meno rivendicazioni; la gente si vendeva gli organi per tirare avanti o impegnava quelli dei figli e dei nipoti e non c’erano più grossi problemi per rigenerarsi. Spense il multischermo e suonò il campanello; arrivarono subito le sue ancelle preferite, due multilinguate di M51 che sapevano le sue debolezze. D’altronde non era mica un santo e con tutto quello che faceva per il benessere di Surakhis, un po’ di divertimento se lo meritava.

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 122 (a seconda dei calcoli) su 250!