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giovedì 16 maggio 2013

La peonia appassita (Yu Xuan Ji - 844-871 d.C)

YU Xuanji - dal web

Vi avevo parlato di Yu Xuan Ji, la poetessa triste della dinastia Tang, epoca particolarmente raffinata nelle arti e nella poesia. Essendo lei, un'etera e riguardando la sua poetica soprattutto i temi amorosi, vi avevo sottolineato come i suoi versi fossero considerati particolarmente crudi e realistici, tali da essere giudicati molto scandalosi a quel tempo e quindi recitati con diletto in quelle che all'epoca, potevano essere considerate come cene eleganti, ma che poi finivano tutte alla stessa maniera, come si può ben capire. Per soddisfare dunque la vostra prurigine maliziosa, ho tentato di tradurre, con gran fatica in verità, uno dei componimenti della nostra sfortunata Yu, giustiziata a meno di 30 anni con un'accusa probabilmente falsa (ah, la malagiustizia e i giudici politicizzati...). Si tratta di una breve composizione di due quartine, nella classica forma di versi di sette caratteri. E' uno struggente lamento verso il tempo che passa irrimediabilmente e che rende ordinario quello che la bellezza della gioventù aveva etichettato come prezioso e quasi irraggiungibile. Rimango in attesa di eventuali osservazioni e correzioni, da parte di qualcuno che il cinese lo sappia davvero.


卖残牡丹

临风兴叹落花频,
芳意潜消又一春。
应为价高人不问,
却缘香甚蝶难亲。
红英只称生宫里,
翠叶那堪染路尘。
及至移根上林苑,
王孙方恨买无因。


La bella vende una peonia appassita.

Emette sospiri nel vento, come petali che cadono e cadono,
Profumati pensieri che svaniscono e scompaiono ad ogni nuova primavera.
Nessuno chiede il prezzo, troppo alto da accettare,
anche le farfalle sono respinte da un profumo troppo prezioso.
I fiori rossi devono essere cresciuti solo nei palazzi più ricchi,
le foglie verde smeraldo non sopportano di essere imbrattate dalla polvere della strada.
Se solo ne fossero spostate le radici in un giardino regale,
anche i più nobili rampolli si dispiacerebbero di non poterli comprare.



Come potete ben vedere, si tratta di metafore e riferimenti talmente arditi e volgari da far arrossire qualunque gentile signorina del tempo, mentre si prestava di certo agli sghignazzi nascosti ed al darsi di gomito dei giovani perditempo e degli studenti che frequentavano assiduamente le case da thé della capitale. Gli accenni alla peonia ed ai fiori rossi era decisamente troppo audace per essere sopportato nelle severe case confuciane, per non parlare delle foglie imbrattate dalla polvere, una autentica ed insopportabile volgarità. Eppure questi farfalloni che sono attirati morbosamente dall'irresistibile aroma della sensualità, sono icone presenti in ogni epoca e sotto ogni cielo. Scusate dunque la nostra bella e la sua audacia triste, a meno di trenta anni si sentiva già vecchia e non più sufficientemente desiderabile per le cene dell'imperatore, che certo ricordava con rimpianto, soprattutto per le congrue prebende, dovendo ridursi obbligatoriamente per campare a qualche ospitata in discoteca.       


Refoli spiranti da:  C. Leed - Storia dell'amore in Cina - SEA -1966


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Yu Xuanji.
Caldo.        

lunedì 6 maggio 2013

La storia di Yu Xuan Ji.

La poetessa Yu Xuan Ji
La dinastia Tang fu in Cina, l'epoca dei poeti e della cultura. Le stesse cortigiane erano apprezzate solo se assieme alle arti classiche della loro professione, mostravano di essere anche poetesse capaci. Una sorta di etere alla moda greca, che dessero ai clienti anche il piacere della conversazione, perché forse non è poi così vero che agli uomini piacciono solo le donne belle e stupide. Yu Xuan Ji, vissuta alla fine del IX secolo, fu una delle più famose. La sua vita spregiudicata e promiscua e le sue poesie scritte in uno stile autobiografico diretto e piuttosto crudo, l'hanno resa famosa anche nel mondo femminista degli anni '70, come esempio di donna libera e capace di vivere intensamente i suoi amori. Il suo nome 鱼玄机, significa Principio misterioso o anche Teoria profonda, in linea con le sue capacità, ma come nome d'arte assunse dapprima quello di You Wei 幼微(Giovane e magra, la flaca insomma), poi quello di Hui Lan  蕙兰 (Orchidea fragrante), perché poi alla fin fine all'uomo, che apprezzerà pure una bella testa, devi dare comunque questa impressione di bellissimo fiore da cogliere. Lei, bellissima dalle guance di albicocca e gli occhi come mandorle, all'età di sedici anni, cominciò a farsi cogliere dai molti studenti di letteratura che popolavano la capitale Chang An (l'odierna Xi An) e infine uno di questi, tale Lo Yi, conclusi gli esami imperiali, se la portò alla provincia di origine in qualità di concubina, dato che lei commise il classico errore, innamorandosene perdutamente. Qui la prima moglie del buon Li, le fece vedere i sorci verdi, isolandola in una specie di casa per amanti, dove la poveretta poteva vedere il suo amato, che la andava a trovare di rado, lasciandole il tempo di vergare versi strazianti anche se assai espliciti. Quando il bravo funzionario imperiale se ne stancò definitivamente, la bella Xuan Ji, si fece monaca taotista, ma di un ordine particolare che consentiva, diciamo, molta libertà. 

Tornò alla capitale dove teneva un cenacolo per poeti, che declamavano le loro opere ogni sera durante cene eleganti, al termine delle quali, la bella si concedeva al vincitore della tenzone letteraria. Beveva assai, ma tutti i poeti sono sempre stati amici del vino. Errare è umano ma perseverare nell'errore non è cosa buona e la nostra Yu ci ricascò, innamorandosi nuovamente del famoso poeta Wen Ting Yun, con il quale cominciò a peregrinare per tutto l'impero lasciando dietro di sé una scia di debiti. Naturalmente fu di nuovo abbandonata, perché si sa come è fatto l'uomo, se artista poi non parliamone. Ricominciò la sua vita ma a poco a poco i letterati famosi tra i clienti, lasciarono il posto, man mano che passavano gli anni ad avventurieri, ladri e farabutti ed alla fine la nostra Fragrante orchidea non fu più in grado di scegliere a chi concedere i suoi favori, ma obbligata a compiacere il primo che glielo chiedesse. Ma dichiarandosi poetessa, si rifiutò sempre di pagare la giusta tassa sulla prostituzione, da cui il governo ricavava fondi cospicui evitando all'imperatore la necessità di imporre una qualche sorta di IMU, mettendosi così in forte contrasto con le autorità fiscali. Un giorno una giovane cameriera al suo servizio fu trovata morta e la nostra povera Yu fu accusata di averla uccisa, gelosa della sua acerba bellezza. I funzionari di Equichina, che gliela avevano giurata, con in mano tutte le bollette di arretrato rimaste insolute, la accusarono di omicidio e Yu Xuan Ji fu giustiziata a soli trenta anni sul patibolo della piazza dei supplizi di Chang An. Allora non andavano troppo per il sottile e non è che ti rateizzavano il debito o ti pignoravano il quinto. Alla fine è sempre una questione di tasse. 

Sono rimasti di lei solo 49 poemi di cui, tralasciando per levità, quelli più espliciti e salaci, che potrete cercarvi con comodo nella rete qui, vi riporto una famosa e triste quartina.

Invano cerco parole
scrivendo sotto la lampada.
Sola non riesco a dormire,
il letto è vuoto, la notte lunga.



Refoli spiranti da:  C. Leed - Storia dell'amore in Cina - SEA -1966


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La poesia ha un prezzo.


martedì 24 aprile 2012

La poesia ha un prezzo?

Xue Tao in una stampa d'epoca.

Xue Tao (dal web)
Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior, diceva il nostro cantore genovese e spesso la storia gli ha dato ragione. Qualche anno fa, mentre ero a Cheng Du, dopo aver visto da bravo turista il parco dei panda giganti (che comunque vi consiglio), passeggiavo sotto l'ombra dei salici del parco di Wang Jiang Lou, un oasi di tranquillità che lascia al di fuori dei suoi bassi muri il caos del traffico della Cina moderna. Superato il boschetto di bambù dove gruppi di donne praticano il tai ji al mattino presto, è una vera delizia camminare per i vialetti, quando la temperatura è ancora fresca della brezza del mattino. Circondata da una corona di alti alberi, quasi nascosta, come timorosa di mostrarsi,  una bella statua bianca fa l'occhiolino con un sorriso ammiccante. 

Carta fatta a mano con inclusione di fiori.
E' la poetessa Xue Tao, forse la più famosa della Cina classica dell'epoca Tang. Ebbene, costei fu una famosa prostituta, regolarmente iscritta all'albo della città già all'età di quindici anni, nota per la sua straordinaria bellezza, quanto per l'abilità con cui praticava la sua arte amatoria con cui irretì molti ricchi benefattori, incluso il generale governatore della provincia, che la fecero vivere nel lusso più completo, libera di lasciarsi andare alla vena poetica che la appassionava fin da bambina. E' strano come il potere politico sia sempre stato affascinato dall'amore a pagamento, ma tant'è. Una spiegazione del suo fascino consisteva forse nella sua capacità di trasfondere nella vita lavorativa di tutti i giorni la vena artistica che come sempre in quel mondo si accompagnava a grandi capacità manuali. Fu infatti eccellente calligrafa e creatrice di una speciale carta fatta a mano con inclusioni di fiori chiamata ancora oggi la carta di Xue Tao. Di lei ci rimangono oltre cento poemi che la confermano come una delle più importanti poetesse della letteratura cinese. Oggi ve ne riporto un breve esempio che vuole sottolineare la facilità con cui il potente può cadere ammaliato dalla grazia prezzolata.

Per amore del gioco delle nuvole e della pioggia,
egli perse il suo regno.
Tristi e soli si levano i salici.
A primavera le loro foglie dal pallido verde
invano,
si fanno rivali 
dell'arco delle mie sopracciglia.



Refoli spiranti da:  C. Leed - Storia dell'amore in Cina - SEA -1966


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Una sera di fine estate.
Più caldo.
Imperatore cinese.
Xiōng,Mèi,Jiě,Tài.
Nán 

Per un amico triste.

mercoledì 6 luglio 2011

Anello di Giada.



Fare la escort non è mai stato facilissimo con tutti questi bacchettoni che saltano fuori continuamente. Anche nell'antica Cina, dove tuttavia queste signorine avevano una posizione di grande preminenza, non ebbero mai vita facile. E pensare che comunque le più belle e/o capaci, potevano aspirare a posti importanti, influenzando il governo stesso dell'impero. D'accordo, non è che potessero aspirare direttamente ad avere posizioni ufficiali di ministro o plenipotenziario come in altre culture, ma riuscivano spesso dalla camera da letto dell'imperatore o di qualche alta carica a far gravare la loro presenza nei provvedimenti concreti. Il periodo Tang, uno dei più fiorenti per ricchezza e sviluppo delle arti, fu caratterizzato da una spiccata tendenza all'apprezzamento delle rotondità femminili. Ammirando oggi le stupende statuette femminili dell'epoca, non si può fare a meno di notare che, pur elegantissime, quelle signorine siano un po' troppo grassocce per i nostri canoni, che oggi privilegiano ahimé, le anoressiche. Uno dei detti di 4 caratteri dell'epoca recitava: "tanta grassezza, tanta bellezza" e Anello di giada, la più famosa prostituta dell'epoca, era, come dicono i documenti di allora, periodo in cui tutto veniva puntigliosamente registrato, di carnagione bianca come il latte, ma decisamente abbondante in ogni direzione.

L'imperatore Ming Huang, però, proprio per questo, non aveva occhi  che per lei e amava trascorrere il suo tempo nel Palazzo d'estate, dove aveva appositamente costruito una fonte che eruttava acqua calda, in cui Anello di giada bagnava ogni giorno le candide ed abbondanti carni sotto i suoi occhi compiaciuti e concupiscenti. In breve ne fu talmente conquistato da farla partecipare, nonostante le sue mattane alle più importanti decisioni politiche, inclusa la nomina del suo amante, a generale della guardia imperiale. Il quale naturalmente dopo un po' le fece un bel pacco, cacciando l'imperatore con tutto l'harem imperiale, Anello di giada compresa. Anche i soldati più fedeli allora minacciarono di abbandonare definitivamente l'anziano l'imperatore troppo influenzato dalle grazie femminili e gli imposero di liberarsi della concubina a cui venivano attribuiti tutti i mali dlel'impero, inclusa la perdita di popolarità presso il popolo. L'imperatore pur di non perdere anche l'appoggio dei pochi fedelissimi rimasti, non esitò a sacrificare la povera Anello di giada, a cui consigliò di andare ad impiccarsi all'albero più vicino, cosa che la donna (non si sa bene in quale maniera convinta) fece di buon grado. Così il sovrano riusci a riconquistare il favore popolare e a domare la rivolta, ricostruendo poco dopo un harem ben più ricco di femmine tonde e giovanissime. Grazie ai versi di un grande poeta ci è rimasta questa storia nel famoso poema: Il padiglione dell'eterna giovinezza, uno dei capisaldi della letteratura cinese.

Refoli spiranti da:  C. Leed - Storia dell'amore in Cina - SEA -1966

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sabato 16 aprile 2011

Le case fiorite.


La mentalità cinese è sempre stata in bilico tra il Tao e Confucio. Da una parte l'assenza di preoccupazione, comunque ilare e gioiosa, dall'altra il severo rispetto delle regole e dell'autorità, unico collante dello stato, una sorta di calvinismo bacchettone che ammantava ogni cosa di una vigile ed ossessiva etichetta. Ma come si dice l'ommo è ommo e anche gli aspiranti alle cariche di funzionario imperiale che si recavano nel periodo Tang, nella capitale Chang An (l'odierna Xi An) per sostenere i difficilissimi esami, unico modo di accedere ai più alti livelli della pubblica amministrazione, quando dovevano stemperare la tensione avevano a disposizione un intero quartiere, quello di Bei Li, la zona delle "case fiorite". Perchè bellissimi fiori sono state sempre per la pruderie cinese, le ragazze di piacere.

Anzi in caso di passaggio dell'esame, l'usanza imponeva al candidato, ormai entrato ufficialmente nel governo, di offrire agli amici una gran festa a Bei Li con uso ed abuso, come si suol dire, dei fiori più belli. Naturalmente quando qualcuno di questi fiori saliva nella considerazione, grazie alla sua bellezza o capacità, diveniva prezioso e sommamente desiderabile ed il suo costo per partecipare ad una gioiosa e simpatica serata, poteva arrivare al mantenimento di tre servi per un anno. Quelle di più infimo rango costavano invece assai poco, venivano cacciate dalle dimore costose e finivano in infimi "giardini fioriti" dove erano talmente occupate da non avere il tempo materiale di mangiare, tanto che venivano imboccate da una inserviente, un altro fiore ormai completamente appassito, potremmo dire, durante il loro continuo lavoro.

Tuttavia trattandosi di una società progredita, si previde anche ad un sorta di INPS, così un editto imperiale stabilì che venisse prelevata e conservata con cura dallo stato una parte dei guadagni dei giovani fiori e quando questi fossero alfine sfioriti irrimediabilmente, il denaro fosse loro restituito a poco a poco oppure, se lo desideravano avrebbero potuto entrare nell'ospizio imperiale. Ma i fiori più belli per tradizione, rallegravano continuamente le feste dell'imperatore e si dice che qualcuno, più delizioso degli altri avesse anche incarichi importanti nella corte, cosa che provocò la totale decadenza della dinastia, che imbarbarì l'impero suddividendolo nel buio periodo dei 5 regni, spazzati poi via dai feroci e barbari Sung. Poi le stagioni si sono alternate con sistematica scansione. Finalmente, anche qui da noi però, dopo un tedioso e duro inverno, è scoppiata la primavera e nell'aria si spande il sentore delicato seppur penetrante di una fioritura rigogliosa e fiera della sua bellezza. Di certo sarà facile trovare loro posto nei preziosi vasi di porcellana della reggia.


Refoli spiranti da:  C. Leed - Storia dell'amore in Cina - SEA -1966

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sabato 15 gennaio 2011

Il Milione 35: Escort e corallo.


Strade deserte e difficili, passi solitari, sentieri erti o stradine terrose che ruotano attorno ai templi, il Tibet ti appare sempre e comunque selvatico e misterioso. Negli sguardi di chi incontri, negli animali, essi stessi selvatici, nei poveri indumenti della gente, come ricorda il nostro Marco "che il loro vestire è di canavacci e di pelle di bestie", ritrovi l'isolamento montanaro e la solitudine delle tribù dei deserti assieme ai loro usi particolari. Sono questi che alla fine incuriosiscono il viaggiatore, che se li fa raccontare, spesso con prurigine malcelata attorno al fuoco degli accampamenti tra risolini e sogghigni, masticando la tsampa o una delle povere minestre d'orzo (vedi la ricetta da Acquaviva), nelle poche varianti che può dare, a queste quote, la ridotta disponibilità di ingredienti. L'aria è sempre fine, il cielo di un indaco scuro con fiocchi di nubi bianchissime che paiono riccioli di burro in cerca delle guglie del tempio a cui legarsi. Le ragazze ti passano accanto ostentando copricapi ricoperti di pietre e lanciando occhiate furtive al viaggiatore incuriosito forse oggi come allora. Racconta Marco Polo:
Cap. 114/115

In questo luogo àvvi l'oro in paglieola in grande quantità, e quivi si espande l'azzurro (i turchesi) e lo coraglio e èvi molto caro, ch'egli lo pongono al collo di loro femmine e ànnolo per grande gioia.

E come non si può rimanere colpiti da questa ostentazione di rosso e azzurro, in pietre grezze, ma elegantemente raccolte e formare collane, pendenti e ornamenti di tutti i tipi che le ragazze mostrano con orgoglio, forse a riprova delle antiche usanze che tanto affascinavano il nostro giovane viaggiatore, sentiamo come continua il libro:

...Questo Tebet è una grandissima provincia. Quivi àe uno cotale costume di maritare che vi dirò. Egli è vero che niuno uomo piglierebbe neuna pulzella per moglie e dicon che non vale nulla, se non è costumata co molti uomini. E quando li mercatanti passano per queste contrade (questo sempre come guida di utili consigli), le vecchie tengon le loro figliuole sulle strade e per gli alberghi e per loro tende e fannole giacere con questi mercatanti e poscia le maritano. E quando il mercatante à fatto il suo volere, conviene che le doni qualche gioia (noblesse oblige) acciò che la pulcella mostri come altri àe avuto a fare seco; e quella ch'à più gioie e più belle, è segno che più uomini sono giaciuti con essa e più tosto si marita. E anzi che si possa maritare conviene ch'abbia almeno 20 segnali al collo per mostrare che molti uomini abbia avuti e quella che n'àe di più è tenuta migiore e più graziosa che le altre.

Così quando passeggi a Lasha attorno al Jokang o quando respiri a fatica lungo l'erta sassosa che ti conduce a un monastero, siedi su una pietra a riposare e porta con te gli sguardi languidi che le ragazze lanciano al passare. Il taglio esotico dei loro occhi brilla come il giaietto. Le pietre rosse e azzurre spiccano orgogliose tra i capelli neri, corone di colore che scendono ad ornare il collo delicato in volute complesse. Passano girando appena il capo, lasciando dietro di sé, forse, l'ombra del sorriso malizioso delle loro nonne.




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martedì 12 ottobre 2010

Il milione 27: Uova e signorine.

Il giovane Marco si è ormai calato completamente nella realtà della grande capitale Cambaluc e per molti capitoli ce la descrive nei suoi angoli più segreti ed interessanti, un po' come facciamo noi, quando, al ritorno da un bel viaggio, raccontiamo agli amici, magari un po' annoiati, le cose che ci hanno colpito. Era forse allora la più grande città del mondo con quasi un milione di abitanti, cifre a cui gli europei non erano certo abituati e men che meno il nostro giovane mercante dopo avere vagato per anni lungo le polverose piste dei deserti asiatici. Quindi ecco che passa subito ad un argomento che doveva essere un po' il metro di giudizio per valutare questo immenso aggregato urbano. La città era divisa per zone; oltre a quellla che gravitava attorno al palazzo reale, c'era l'area dei mercati, immensa e la città dei mercanti dove si radunavano le genti che arrivavano dai quattro angoli dell'impero, con i loro bisogni da soddisfare. Il tutto circondato da borghi dove si situavano i diversi servizi e coloro che vi provvedevano. E veniamo dunque a uno di questi, che evidentemente lui riteneva piuttosto importante.





Cap. 94

...e dentro la città non osa istare niuna mala femina che fa male di suo corpo per danari, ma stanno tutte negli borghi. E sì vi dico che femmine che fallano per danari ve n'à ben 20.000 e tutte vi abbisognano per la grande abbondanza di mercatanti e forestieri che vi capitano tutto die. Adunque potete vedere se in Cambaluc à grande abbondanza di genti, da chè male femine v'à cotante com'io v'ò contato.


Evidentemente questo particolare mestiere forniva un benefit, per così dire, piuttosto richiesto, da questa massa di uomini soli in giro per il mondo a far denari ed il giro delle escort veniva considerato come una imprescindibile necessità. Pensate un po' che mondo c'era a quei tempi. Nella Cina postmaoista il discorso della prostituzione si è piuttosto sfumato. Ufficialmente non c'erano, ma si sa che la realtà è sempre diversa da come viene dipinta, quindi di tanto in tanto, probabilmente quando era necessario mostrare rigore, ne acchiappavano qualcuna e veniva mandata in un Lao Gai di rieducazione a coltivare la terra. I cinesi ufficialmente sono molto prude, quindi di queste cose non si parla, ma già una decina di anni fa, quando bazzicavo i grandi alberghi di Canton, di tanto in tanto venivo avvicinato da esili signorine che, senza l'aggressività che si riscontrava negli Inturist russi, la prendeva alla larga, lanciando occhiate languide con la testa leggermente reclinata da un lato.


Credo che gli interessati abbiano sempre trovato con una certa facilità il materiale che cercavano. Oggi mi dicono che la globalizzazione stia uniformando anche questo settore commerciale che non ha mai conosciuto crisi. Figuriamoci in quella che si avvia a diventare la più grande economia mondiale. Lasciamo quindi i nostri mercanti sparpagliati nella miriadi di locande e nei ristorantini della città del commercio a chiacchierare con sottili allusioni, mangiucchiando qualche stuzzichino in attesa di andare a cena, magari con una tazziona di Mao Tai caldo e un piattino di uova dei cent'anni, ben disposte a fettine sottili, con l'albume diventato di un trasparente traslucido dal colore ambrato, col tuorlo rassodato quasi nero, dal sapore intrigante e misterioso. In realtà bastano sei mesi a farle, mi pare, dopo averle conservate con cura sotto uno strato di calce. Per saperne di più date un'occhiata da Acquaviva qui. Ma questo è un altro argomento e ne parleremo un altra volta.


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