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martedì 20 ottobre 2015

Voja d'lasmi stè

Risultati immagini per letargo
dal web

E' proprio vero che nel discorso della vita c'è bisogno di più virgole. Corriamo troppo; io, almeno per quello che mi riguarda e che vorrei, corro troppo. Questa è la stagione in cui al mattino presto, vedi una nebbiolina sottile che sale dai prati non ancora secchi. La terra è ancora umida e l'aria pizzica la pelle scoperta. Il sole fa fatica, non ha voglia di alzarsi, se ne starebbe volentieri a letto, altro che timbrare il cartellino. Che dolcezza, che tepore, sotto la coperta, quando ti dà un po' fastidio tirare fuori un braccio, quando il frescolino non è più un senso di piacere ma soltanto uno stimolo a rannicchiarti di più, a scavare un po' ancora la forma che hai segnato nel materasso. Che voglia di poltrire almeno per un altro momento, sognando lidi lontani, ma non da raggiungere ad ogni costo, solo da sognare, lasciandoli lì, senza nome, una lista di sabbia bianca anonima, che forse non è mai esistita, che serva solo da cullare quel demone che frulla nella testa. Questa mattina non mi sarei proprio alzato. Sono pigro? Sono vecchio? Soltanto non ho voglia di fare le cosa che sono state messe in scaletta oggi? Vi prego lasciatemi stare ancora un po' in questo tepore umidiccio che sa di me, nella mia tana letargica fino a primavera! Invece no, bisogna alzarsi sfregando l'occhio cisposo; ma che fastidio! Sbuffo, mugugno, barbotto, pieno di voja d'lasmi stè, per dirla in Alessandrino. Tocca andare, fare 'sta serie di telefonate e prenotare il parcheggio da Mariuccia vicino a Malpensa che già l'ora si avvicina. Sü, dumsi da fè, tempus fugit, poi magari me ne torno sotto le coltri ancora un po', tanto il cielo è così grigio!

lunedì 20 gennaio 2014

Elogio del letargo

Ci sono animali che, durante questo periodo, si prendono una pausa. Si cercano un posto tranquillo, un buco bello caldo, protetto e riparato nel terreno o sul fondo di una grotta, si raggomitolano, rallentano i battiti del cuore e beatamente chiudono gli occhi sprofondando in un sonno talmente pesante che non li svegliano neanche le cannonate. Che beatitudine deve essere il prendersi una pausa di questo genere. Rigeneratrice e rasserenate, un distacco che rimanda i problemi, i compiti e le scelte ad un periodo di là da venire, pospone decisioni e dispute, calma gli affanni. Intanto ti consente di smaltire il lardo accumulato nella stagione dell'abbuffata contuinua, che non sarebbe una cosa da sottovalutare anche ai fini salutistici. Che bellezza deve essere, lo svegliarsi a poco a poco, da questo lungo intorpidimento, sentire il sangue che a poco a poco ricomincia a fluire alla velocità normale, stirare pigramente le zampe, stropicciarsi gli occhi incispositi che non riescono a mettere a fuoco ancora mentre i ricordi che risalgono dal pozzo oscuro in cui sono stati riposti e stupirsi dell'aria frizzante che sta preparando chissà quali sorprese. Metti il naso fuori e riscopri un mondo nuovo, forse ti viene la voglia di fare e di muoverti naturalmente, non senti più stanchezza e fastidio, quello che ti oberava prima, tutte quelle cose da fare, da concludere, da decidere, da non sbagliare e forse prendi spunto per ripartire con lena. Chissà, deve essere una bella sensazione. 

Invece, anche se avresti voglia di stare lì pigramente raggomitolato a non pensare, devi comunque muoverti perché bisogna farlo e il vedere tutto intorno a te che si agita vorticosamente come una immensa colonia di formiche che si incrociano apparentemente senza costrutto in ogni direzione, che sembrano affannarsi inutilmente perdendo il loro tempo e la loro breve vita in una futile iperattività, ti mette ansia perché devi attivarti anche tu e in fretta che il tempo passa, tutto scorre, chi si ferma è perduto e non puoi stare lì fermo a guardare felice una foglia che cresce. Forse è il grigiore assoluto del cielo, che riduce tutto lo spazio attorno ad un colore unico e intristito, forse è il senso di depressione che ti dà una stanza dove non entri mai, con le superfici coperte da un leggero strato di polvere, dove vorresti non toccare nulla, non respirare neanche per non turbarne l'immobilità assoluta, lasciare dove stanno a riposare, quelle pile di fogli di carta tra cui si potrebbe nascondere quello che cerchi; bisogna fermarsi, non turbare l'ordine, tutto ne verrebbe sconvolto, offeso e poi forse non troveresti ugualmente quello che cerchi, che se ne sta bene lì senza turbamento alcuno. Come quando si scoperchia un grande sarcofago in una antica necropoli e getti uno sguardo dentro smuovendo una immobilità che dura da millenni, dove anche un solo respiro solleva indecentemente polvere e tranquillità, infrange una pace che ha rallentato lo scorrere del tempo fino a bloccarlo. Su, è inutile che continui ad allungare il brodo e la faccia tanto lunga, rimandare non serve a nulla; bisogna che mi dia una mossa e vada a spulciare 'sto maledetto sito per fare i calcoli della miniIMU.


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lunedì 29 agosto 2011

Letargia mentale.

Immagine dal web


Cari amici , la calura agostana mi ha un poco ottenebrato la mente rallentando i miei processi cognitivi e di ragionamento, pensate che in questi giorni mi pare addirittura che la manovra stia per essere completamente depauperata di ogni contenuto e ridotta a vuota crisalide di chiacchiera estiva, ma di certo sono io che come certi animali a sangue freddo ibernati, non riesco a far funzionare le connessioni neuronali. Poiché anche la motilità (mia) sembra compromessa, è opportuno che mi prenda una pausa di riflessioni diciamo di una quindicina di giorni. Non pensate dunque che sia passato a miglior vita, avvertirei nel caso, ma nella location opportunamente individuata cercherò dunque di ricaricare le pile. Però non si sa mai, nel caso inopinato che dovessi trovare una qualche possibilità di connessione  (spirituale si intende), può anche darsi che qualche cosa, come per magia, appaia su queste pagine. State vigili dunque o miei fedeli, ho visto che anche voi in questo periodo avete rallentato il metabolismo; dunque stringetevi a coorte che duri perigli ci attendono nell'autunno incipiente. A presto miei prodi (minuscolo).

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Una decisione importante.



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