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mercoledì 13 aprile 2016

E' ora di 730

immagine dal web


Mi turba il 730. Che ci posso fare, in questo momento potrei anzi dovrei essere allungato su una spiaggia esotica ad almanaccare quanti cocchi sono necessari per riempire di liquido una piscina olimpionica, quesito tipico delle notti baletiane, e invece causa mille cose da risolvere che mi impediscono la anelata "libertà", tocca star qua con l'incubo della scadenza, tirar fuori tutta la documentazione, fare la marea delle fotocopie necessarie, procurarsi i moduli, passare ore ed ore ad effettuarne la ponderosa compilazione con l'incubo di fare errori assai costosi in termini sanzionatori e infine andare a far la coda al CAF per consegnarlo, subendo le cazziature per le cose che inevitabilmente mancheranno. Oltre a ciò, dopo essersi fatta tutta la fatica che mi provoca continui conati di vomito solo a vedere il modulo, dall'anno scorso tocca anche pagare, perché capirà tocca inoltrarlo a Roma telematicamente e mica possiamo farlo aggratis. Voi mi direte ma vacci tu su internet e approfitta della soluzione telematica del precompilato. Ci ho provato e devo dirvi la verità, non sono stato capace, non c'è niente da fare, superiore alle mie forze, che ci posso fare. Ognuno ha i propri limiti. Eppure non mi frega niente pagare, prendano quello che hanno bisogno ma non mi torturino per farmi fare i calcoli, maledizione, è una cosa che mi ripugna, la detesto con tutte le mie forze. 

Pensate come sarebbe bello se, come fanno in Francia, non ti rompessero le scatole ma ti prelevassero dal conto direttamente la somma da loro calcolata incluso canone televisivo se ce l'hai e lo fanno da anni senza che nessuno scassi i cabbasisi. E lì si paga molto di più che in Italia, eh! Allora mi direte, e basta di menare il torrone, vai da un commercialista, paga e taci. Vero, ma a parte che la somma richiesta non è poi così bassa, ma c'è un'altra ragione che mi trattiene. Il mio papà fino a 94 anni se lo è fatto da solo il 730, anche se aveva solo la sesta elementare; anche mio suocero in verità fino a 96, ma lui perlomeno era ingegnere. Mandavano entrambi un po' di maledizioni al cielo, ma poi si mettevano lì con calma e riempivano le loro caselline una dopo l'altra senza fare tanto soffoco. Poi io gli davo un'occhiata, più per scrupolo che per altro, e via così per tanti anni. Adesso, che io debba abdicare a questo impegno, pagando, me lo sento un po' come una rinuncia che provocherebbe da parte loro, se ancora ci fossero, una certa riprovazione anche solo di sguardi. Saranno le generazioni nuove che non hanno più la fibra di quelle di un tempo o forse siamo stati abituati troppo bene, gente cresciuta nella bambagia, che ci volete fare. Va beh, intanto cominciamo a tirar fuori i documenti, poi ci penseremo. Ah già che adesso bisogna anche andare all'INPS a farsi dare i CUD! Miiiiiiiii....

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sabato 9 aprile 2016

Haiku d'impegno



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lunedì 20 gennaio 2014

Elogio del letargo

Ci sono animali che, durante questo periodo, si prendono una pausa. Si cercano un posto tranquillo, un buco bello caldo, protetto e riparato nel terreno o sul fondo di una grotta, si raggomitolano, rallentano i battiti del cuore e beatamente chiudono gli occhi sprofondando in un sonno talmente pesante che non li svegliano neanche le cannonate. Che beatitudine deve essere il prendersi una pausa di questo genere. Rigeneratrice e rasserenate, un distacco che rimanda i problemi, i compiti e le scelte ad un periodo di là da venire, pospone decisioni e dispute, calma gli affanni. Intanto ti consente di smaltire il lardo accumulato nella stagione dell'abbuffata contuinua, che non sarebbe una cosa da sottovalutare anche ai fini salutistici. Che bellezza deve essere, lo svegliarsi a poco a poco, da questo lungo intorpidimento, sentire il sangue che a poco a poco ricomincia a fluire alla velocità normale, stirare pigramente le zampe, stropicciarsi gli occhi incispositi che non riescono a mettere a fuoco ancora mentre i ricordi che risalgono dal pozzo oscuro in cui sono stati riposti e stupirsi dell'aria frizzante che sta preparando chissà quali sorprese. Metti il naso fuori e riscopri un mondo nuovo, forse ti viene la voglia di fare e di muoverti naturalmente, non senti più stanchezza e fastidio, quello che ti oberava prima, tutte quelle cose da fare, da concludere, da decidere, da non sbagliare e forse prendi spunto per ripartire con lena. Chissà, deve essere una bella sensazione. 

Invece, anche se avresti voglia di stare lì pigramente raggomitolato a non pensare, devi comunque muoverti perché bisogna farlo e il vedere tutto intorno a te che si agita vorticosamente come una immensa colonia di formiche che si incrociano apparentemente senza costrutto in ogni direzione, che sembrano affannarsi inutilmente perdendo il loro tempo e la loro breve vita in una futile iperattività, ti mette ansia perché devi attivarti anche tu e in fretta che il tempo passa, tutto scorre, chi si ferma è perduto e non puoi stare lì fermo a guardare felice una foglia che cresce. Forse è il grigiore assoluto del cielo, che riduce tutto lo spazio attorno ad un colore unico e intristito, forse è il senso di depressione che ti dà una stanza dove non entri mai, con le superfici coperte da un leggero strato di polvere, dove vorresti non toccare nulla, non respirare neanche per non turbarne l'immobilità assoluta, lasciare dove stanno a riposare, quelle pile di fogli di carta tra cui si potrebbe nascondere quello che cerchi; bisogna fermarsi, non turbare l'ordine, tutto ne verrebbe sconvolto, offeso e poi forse non troveresti ugualmente quello che cerchi, che se ne sta bene lì senza turbamento alcuno. Come quando si scoperchia un grande sarcofago in una antica necropoli e getti uno sguardo dentro smuovendo una immobilità che dura da millenni, dove anche un solo respiro solleva indecentemente polvere e tranquillità, infrange una pace che ha rallentato lo scorrere del tempo fino a bloccarlo. Su, è inutile che continui ad allungare il brodo e la faccia tanto lunga, rimandare non serve a nulla; bisogna che mi dia una mossa e vada a spulciare 'sto maledetto sito per fare i calcoli della miniIMU.


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sabato 4 gennaio 2014

Una notte al pronto soccorso

L'animo umano e le sue diverse reazioni sono imprevedibili, forse casuali. Le producono sicuramente le diverse formazioni, le culture, le situazioni. Anche i luoghi con le loro particolari valenze le muovono attutendole od esasperandone gli effetti. Alcuni forse, date le loro implicazioni estreme, più di altri. Il pronto soccorso è un luogo estremo, per la sua natura ovviamente, dove arrivi sempre in condizioni di emergenza e l'emergenza sconvolge, stordisce, esaspera, estremizza ogni atto ed ogni reazione. Inoltre a causa di molti motivi, le condizioni in cui ci si trova improvvisamente a muoversi, agire, subire, sono da anni sempre più, se possibile peggiorate. Ci arrivi dopo le dieci di sera e la tua agitazione, che ti fa ritenere il "tuo" caso il più importante, anzi l'unico che deve avere la precedenza su tutto. E intorno a te, invece, tutti casi importanti, tutti con pretesa di essere unici e prevalenti. C'è confusione, molti che si affastellano davanti all'ufficietto per chiedere udienza, e l'umanità varia sparsa qua e là, chi sanguina, chi si tiene un braccio, chi si avvicina zoppicando, chi muto su una sedia tiene la testa bassa e basta. Dentro, la confusione è ancora più grande, barelle dappertutto, gente che si lamenta, qualcuno grida, qualcun altro chiede di essere ascoltato. In mezzo un numero assolutamente esiguo di figure, salta da una barella all'altra, calma, seda, dà disposizioni, convince, indirizza. 

Ogni tanto si chiama un nome, una barella con qualcuno dietro trafelato che la segue dietro una porta che si apre. Di fianco una donna enorme si lamenta tenendosi un ginocchio. Una ragazza è distesa con un collare che le immobilizza il collo e chiede sottovoce come fare per la pipì che scappa. Su una carrozzella una signora sta muta con lo sguardo rivolto verso l'alto, a tratti scossa da uno spasmo nervoso che la fa sobbalzare. Un'altra ragazza giace riversa mentre chi la accompagna le accarezza i capelli dicendole di stare tranquilla. Anche il tuo caso entra nella routine, i dati, i sintomi, quello che è avvenuto; il giovane medico chiamato continuamente da tutte le parti che deve seguire tre cose contemporaneamente. Vedi nei suoi occhi la fatica, l'ansia di non sbagliare per la troppa fretta, per distrazione, per confusione in una continua necessità di scelte ed esclusioni da prendere in pochi secondi. Decidere, subito, qualche volta fare imboccare una porta che ti dà la vita oppure la morte. Intanto, prelievi, controlli e poi lastre, TAC, eco e tutti quegli strumenti che l'odiata scienza, quella vera, non quella dei ciarlatani, ti porge per capire meglio, per aiutare la decisione. Intanto passano le ore. Dopo la mezzanotte, l'una, invece di calmarsi la ressa, se possibile aumenta. 

Un sordomuto forse ubriaco, grida, tentano di capirlo, anche a lui la sua barella, dalla quale di tanto in tanto si fa sentire, cerca invano di far chiamare numeri di telefono a cui non risponde nessuno. Nei tanti separé dove vengono parcheggiate le barelle tra un trattamento e una visita, qualcuno ormai dorme, chi accompagna si rivoltola sulla sedia con gli occhi assonnati. Un anziana sola, ad intervalli regolari grida con voce roca "infermiere!". Le disgraziate che corrono come trottole le prime volte le danno retta, poi verificato che chiede solo il conforto di una compagnia passano ad altro, così il resto delle ore rimane scandito da quel richiamo, lungo straziante, un lamento senza risposta. Di tanto in tanto una delle infermiere si ferma un attimo appoggiata al bancone quasi per prendere fiato, si passa una mano sulla fronte, poi ad un'ennesima richiesta di aiuto, ti fa un sorriso e corre via. Le due, le tre, nell'aria c'è un odore di sudaticcio, fa caldo, quando arriva una nuova ambulanza col suo carico di carne martoriata le grandi porte si aprono e fanno entrare il freddo della notte. Anche i barellieri hanno fretta, scaricano il pacco e l'accompagnatore e poi corrono via verso un'altra chiamata. Arriva su una carrozzina una maghrebina, le mani appoggiate sul grande ventre teso. 

Il marito, giovane e preoccupatissimo la spinge cercando di qua e di là la direzione giusta. Davanti alla sua agitazione, lei invece ha uno sguardo calmo, quasi placido con gli occhi che sorridono di chi sa come andranno le cose. Le quattro, le cinque, ancora esami poi il medico chiama, tranquillizza, chiarisce, parla col reparto dove sarai ricevuto, perché dopo aver valutato, capito e deciso, deve anche preoccuparsi di cercare un posto, un letto, che sono sempre meno e sempre più occupati. Sono quasi le sei, la gente è un po' diminuita, quasi tutti sistemati o rimandati a casa. Mentre scrive il referto, si gratta un po' la barba rossiccia e si passa la mano sulla fronte sudata sospirando. Ti viene d'istinto domandargli: "Ma come fate a resistere?". Sorride amaro: "Siamo nelle condizioni delle bestie" e corre via dietro altre grida imperiose, pretese di attenzione, di sono ore che aspetto, manca solo il lei non sa chi sono io. Vai al reparto ancora immerso nel sonno e qui un altro medico prende in carico, sistema, controlla, valuta il da farsi per l'indomani che è già oggi. I corridoi qui sono deserti e silenziosi, solo battuti dalla corsa di qualche infermiera che scompare dietro la porta da cui suona un campanello segnalato da una luce rossa intermittente. Su una sedia, solo un signore ben vestito, che deve assistere un congiunto, ma che non volendo perdere tempo prezioso, impiega queste ore smanettando convulsamente su un piccolo laptop bianco con la mela morsicata. 

Socializzando come capita di solito in questi frangenti tra occasionali compagni di sventura, gli fai notare come in fondo sia bello vivere in un mondo dove tutto questo meccanismo che si prende cura della vita e della salute della gente, sicuramente costosissimo per poter essere efficiente ed efficace, ti venga erogato gratuitamente. Certo si pagano le tasse e forse troppe per questo, però sarebbe bello che tutti avesse una qualche esperienza di altri paesi, dove prima di varcare il cancello e accedere al medico, ti viene fatta strisciare la carta di credito nell'apposita fessura per controllare prima che ti metta le mani addosso dove arriva la tua copertura e di conseguenza decidere quali servizi erogarti. Forse se a fronte di questi servizi, a chi può, fossero fatti pagare una cinquantina di euro, magari si potrebbe avere un paio di medici in più a darti retta. Devi aver toccato un tasto dolente, perché il gentile signore, molla il computer e inviperito parte con una filippica classica, ma figuriamoci con quello che pago già, se avessi una assicurazione privata mi darebbero servizi tre volte migliori e so ben io dove sono gli sprechi e dove andrebbero fatti i tagli e a chi e così via. Ti ritiri in silenzio e velocemente dopo aver appurato che il tuo caso è al sicuro, esci quatto nella notte. L'alba sta per arrivare, ma il freddo è ancora intenso e continua a piovigginare.


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venerdì 1 novembre 2013

F24 semplificato.

Accidenti, sono contrito e mi vergogno. Proprio io che sto a raccontare la favola del lupo, con la filosofia orientale e l'auto controllo, la com-passione buddhista verso tutti, l'amore verso i tuoi simili e altre facezie del genere. Quando si chiacchiera si fa presto, da fuori si pontifica e si critica tuonando verso quei disgraziati che perdono la testa e fanno delle sciocchezza che nessuno sa spiegarsi. Eppure era tanto una brava persone, gentile ed educato, chissà cosa gli è successo. Sorrideva a tutti e invece è tornato lì con la doppietta e ne ha fatto fuori sei più i feriti. Ma veniamo ai fatti. Questa mattina ero già di cattivo umore dopo aver letto e riletto gli insulti dell'anonimo grillino che mi ha preso di mira, ma lo perdono perché i giovani sono facili prede dei demagoghi di ogni specie, così sono uscito già un po' nervosetto con in mano gli F24 (semplificati) che recavano già stampigliati, bontà loro, le cifre da pagare per l'immondizia. Va bene, da una parte è cara anche se siamo in pochi a sporcare, ma i metri sono tanti, dall'altra non ci stiamo neanche 15 giorni all'anno, ma capirà, i comuni sono in bolletta. In fondo si tratta di un servizio e quindi è giusto pagare. Sulla bolletta (i Comuni ormai sono smart o customer friendly, fate voi, fanno di tutto per aiutarti) oltre alla cifra c'è anche scritto ben in chiaro e sottolineato che, per facilitare il pagamento si può andare indifferentemente in banca o alla posta, addirittura senza aggravio, niente tassa sulla tassa, quindi, questa è serietà. 

Quindi con serenità mi avvio allo sportello bancario a compiere il mio dovere, anche perché questo è l'ultimo giorno utile per pagare, da domani scatterà la mora, capirà dobbiamo avere un minimo di regole se no ognuno fa quel che gli pare. Certo concordo, ma la lettera mi è arrivata ieri, devo andare oggi obtorto collo, pena la gogna onerosa. Mi cammello fino alla banca, quattro passi fanno sempre bene, e vedo subito un robusto signore che tenta di abbattere la porta a spallate, senza risultato. Non sembra un rapinatore, forse un piccolo imprenditore a cui hanno chiesto di rientrare. Mi avvicino cercando di aiutarlo, ma anch'io rimango bloccato, la porta è inequivocabilmente chiusa, anzi dentro è tutto spento. Poi l'illuminazione, in un angolo, anche se poco visibile, c'è un cartellino che avvisa che a causa dello sciopero di categoria, alcuni servizi potrebbero essere non fruibili oggi. Alla faccia, non c'è nessuno. Neanche un crumiro a pagarlo, devono avergliela fatta grossa ai bancari stavolta. Un altro arriva, legge, sbatte la cartellina nervosamente contro il vetro e comincia a lanciare invettive pesanti. Va be', bisogna aver pazienza, avranno le loro ragioni, ormai tutti si approfittano del dipendente, carne di porco da mandare al macello. In fondo che mi costa, due passi in più e vado alla posta. 

Purtroppo deve essere il giorno sbagliato perché la fila arriva quasi vicino alla porta. Mi metto in attesa, non ci sono i numerini e quindi bisogna essere molto occhiuti ad evitare il sorpasso. Qualcuno mi guarda in cagnesco, sospettando manovre aggiranti. Tuttavia è la coda stessa ad essere fonte di negatività e di nervosismo. Qui tutti più o meno brontolano ed emanano rabbia da tutti i chackra, specialmente da quello all'altezza delle ascelle, anche perché in questo tardo ottobre fa un caldo della madonna e sono ormai tutti coperti come orsi in letargo. Comunque a poco a poco la coda va avanti e dopo circa un'oretta arrivo al mio sportello, già mal disposto a causa dell'occhio pollino tra il pondolo e il minolo (o mellino, beccatevi questa) sinistro che mi tormenta da anni e una leggera fittarella tra la 5° lombare e la prima sacrale, sintomo dell'arrivo della bassa pressione umida autunno-invernale, a forza di stare in piedi fermo. "Buon giorno devo pagare questi cinque F24, abbia pazienza". Gli occhi dell'addetta diventano di colpo vitrei. "Non so se sono capace. Comunque provo". La buona volontà innanzi tutto. "Sono quelli semplificati" tento, cercando di mettermi in buona luce. Nessuna risposta, ma le dita cominciano a ticchettare nervosamente sulla tastiera. Dietro di me, avendo capito che sarà una cosa lunga la folla comincia a rumoreggiare, mettendomi in soggezione. "Ma qui c'è un codice operazione che nel mio campo non ci sta" e mi guarda interrogativa. 

Io cerco di far capire che non so che cosa sia il codice operazione. Viene chiamata una entità superiore che squadra foglio e monitor più volte, poi sentenza che il programma delle poste è diverso da quello dei comuni e che con quel tipo di F24 non si può pagare. Porgo la lettera di due comuni diversi che sentenziano come con quel modulo si possa pagare indifferentemente in banca alla posta. Inizia un muro contro muro, il classico dialogo tra sordi, in cui le voci cominciano ad alzarsi di tono. E' chiaro che non è un problema della posta , che tanto non ha il programma adatto, non è un problema della banca perché è chiusa e non è un problema del comune che comunque se non paghi oggi vuole la mora. Il problema è evidentemente solo mio, mi fa capire l'addetta anche piuttosto risentita dal fatto che questo fastidioso pensionato, rubasoldi allo stato, mentre lei in pensione non ci andrà mai, sia così duro di comprendonio da non togliersi dai piedi. Si capisce chiaramente che non dice "avanti un altro" perché le devono aver fatto dei corsi speciali di come trattare l'utente con cortesia. I suoi occhi incupiti però dicono chiaramente: Se non capisci... Questa volta mi sono decisamente irritato. Lo so ho sbagliato io, contraddicendo tutte le mie teorie filosofiche di pensiero taotista. Me ne scuso con tutti. Non lo farò più.

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venerdì 21 giugno 2013

Vai a pagare la Tares!

Accidenti, è arrivata la Tares! Una bella sberla, tocca pagare si capisce; però guardando bene la bolletta spunta un errore che mi addebita una cifra superiore al dovuto. Bisogna andare all'apposito ufficio come indicato nella  lettera accompagnatoria, anche se la data del pagamento è scaduta il 15. Mora in arrivo?, Ma no, neanche bionda, in realtà in Italia il ritardo è sempre già previsto e il prolungamento dei termini già insito nella scadenza stessa, che in realtà ha, è vero, una data limite, ma sempre per un buon motivo, variabile di vota in volta, questa è superabile senza danno. Par di leggere tra le righe che la deroga sarà di una quindicina di giorni. C'è un apposito ufficio che si occupa di queste cose, un ex-negozietto in una via del centro. Qui i negozi stanno chiudendo uno dopo l'altro, quindi meno male che ne hanno utilizzato uno per questa bisogna. Beh, il mio sarà uno dei pochi errori o imprecisioni tra le migliaia di bollette spedite, quindi non troverò quasi nessuno. Scarto quindi a priori, l'ora del pensionato, quella antelucana tra le 6 e le 7, in cui il nullafacente per antonomasia va ad occupare un posto nelle code in formazione, ben prima che si aprano gli sportelli. Così facendo, in generale passa molto più tempo in coda, ma ha la sensazione di aver fatto furbescamente prima. Arrivando invece a lavori incominciati, spesso la più grossa si è già smaltita. Svolto l'angolo di Via Guasco e noto con orrore l'assembramento folto davanti alla porta. Cribbio, stavolta devo aver fatto un errore di valutazione. 

Mi faccio largo tra gruppi con le facce scure che parlottano nervosamente tra di loro con differenti toni di voce. Si va dall'acredine sprezzante, alla sicumera classica del so ben io cosa si dovrebbe fare in questo paese. In queste situazioni si potrebbe ben pescare a man bassa, una vera fucina di idee, per risolvere il problema della nazione, altro che commissari tecnici della nazionale, l'Italia è un paese di primi ministri in pectore, con in tasca la ricetta pronta per mettere a posto le cose senza colpo ferire. Riesco sgomitando ad arrivare alla colonnina distributrice del numero di coda. Con orrore mi accorgo di averne davanti 54 e gli sportelli sono solo due, più forse uno interno e misterioso, che di tanto in tanto, forse presosi pietà, apre una porticina misteriosa e chiama un numero. Va bene, in fondo si tratta solo di aspettare. Se fossi in possesso di un e-reader, potrei accoccolarmi da qualche parte e leggere qualche cosa. Ecco perché mi servirebbe l'attrezzo. Bisognerà pensarci. In mancanza, basta mettersi ad osservare intorno lo spettacolo di arte varia che si dipana come un happening continuo. La folla è piuttosto irrequieta e non riesce ad aspettare tranquilla il proprio turno. C'è chi si aggira qua e là come un leone in gabbia, chi cerca qualcuno con cui dividere la mala sorte, chi sbuffa maledicendo il tempo perso che ben in un altro modo avrebbe saputo e dovuto impiegare. 

Ognuno cerca di raccontare il proprio incredibile problema ad un uditorio completamente sordo e già assorto nella sua accidia fegatosa. Tutti hanno l'ansia di raccontare a qualcuno cosa stavano facendo, tutte cose assolutamente importantissime e vitali e che hanno dovuto interrompere per venire qui a sciogliere una matassa ingiusta ed insolubile sicuramente. Ognuno cerca un padre confessore  con cui confidare il proprio terribile segreto, la colpa che è stato costretto dalla necessità a commettere e che ora deve espiare così duramente. Basta buttare lì un eh certo che ha proprio ragione e subito vieni assalito dal racconto dettagliato del fatto e di come tutto ha condotto inevitabilmente al tunnel di ingiustizie a cui si è disumanamente sottoposti. L'interno dell'ufficio è davvero piccolissimo, poche sedie su cui ci stanno al massimo una decina di persone; forzatamente tutti gli altri aspettano fuori in strada, dando un po' la sensazione dell'assalto ai forni del pane. Per fortuna non piove, anzi fa un caldo torrido già alle 10. In effetti nella stanzetta c'è l'aria condizionata e si sta benissimo. Adocchio la prima sedia che si libera, c'è un turn over piuttosto veloce e me ne approprio senza problemi, tanto i più preferiscono rimanere all'aperto, c'è più gente con cui scambiarsi le lamentele. In realtà all'interno c'è un freschino delizioso, molto meglio che a casa mia. Quasi quasi, se ci fosse il wifi, domani vengo qui a passare la mattinata, casa mia è un forno. Ma anche senza niente da leggere, lo spettacolo va avanti, basta stare a guardare. 

Una vecchia cariatide di fianco a me, incartapecorita e con la faccia cattivissima, con una smorfia feroce e la piega della morte sulla bocca, si guarda intorno come se avesse timore di essere infettata dalla folla plebea. Di tanto in tanto lancia il suo mantra al vuoto, tanto nessuno la sta a sentire. Vive al mare, forse in una bara di marmo, da cui esce nelle notti di luna (e su cui già paga IMU e Tares) e non capisce perché deve pagare l'immondizia per una casa che abita pochi giorni al mese. Aspetta da ore e si capisce dalle frasi sprezzanti, quanto si senta lontana da questo mondo di miserie umane. Quando viene il suo turno, viene cacciata subito via. Le tasse si pagano e basta. Mette mano al portafoglio convinta di aver sempre pagato lì, ogni anno quando viene a protestare per l'estorsione. L'impiegato che ci lavora da dieci anni mostra di non averla neppure la cassa. Se ne va convinta di avere subito una grave ingiustizia e che la si voglia far passare per pazza. Un omone grasso e sudato ce l'ha con tutto il mondo e soprattutto con quelli che perdono tempo quando è il loro turno, Guata con ferocia coloro che attendono muniti di borse colme di documenti o faldoni blu da ufficio, inevitabili promesse di pratiche lunghe da svolgere. Gli stranieri sono subito identificabili. Si guardano attorno spaesati, cercando cartelli esplicativi o informazioni inesistenti. Quando tocca a loro, balbettano il loro problema alla meglio. 

Ma c'è subito qualche cosa che non va, mancano documenti, la domanda non è ben posta, non si capisce il problema, dovevano andare prima da un'altra parte. La spiegazione è veloce e un po' ruvida anche senza intenzione, ma si vede subito che il richiedente non riesce a capire assolutamente cosa deve fare, perduto nel ginepraio inestricabile del burosauro divoratore che parla con lingua nemica. Hai capito?  Il malcapitato cerca di ripetere malamente il suggerimento mal digerito, viene di nuovo corretto, poi se ne va con aria dubbiosa e infelice di chi non sa bene cosa fare. I neri sono i più spaesati, parlano poco e se ne vanno subito silenziosi e con la testa bassa. I cinesi sembrano più informati , non capiscono allo stesso modo, ma dalla maniera in cui raccolgono le carte, appaiono più sicuri e decisi e se ne vanno come chi sa a chi deve rivolgersi per risolvere le cose; i balcanici bofonchiano di più, cercano di capire invano, ripetono diverse volte le cose come per afferrarle meglio, poi alla fine rinunciano anche loro come quando ti trovi davanti ad un muro che non si può valicare. Solo gli ispanici sembrano un po' più scanzonati, in qualche modo si risolverà. Una biondina dell'est, si guarda attorno smarrita e chiede alla folla rabbiosa: "Ma non ci è informazione?" 

Viene guardata con compatimento, stringe tra le mani una busta stazzonata, volge lo sguardo qua e là come un naufrago in cerca di aiuto, poi se ne va. Poco più in là, un paio di flaneurs in tenuta da mare, infradito e canotte bossiane, commentano sarcasticamente spaparanzati e con le epe debordanti, sulla efficienza degli uffici pubblici e della poca voglia di lavorare dell'impiegato tipo, argomento in cui appaiono anche fisicamente molto ferrati. In realtà gli addetti sbrigano le pratiche con teutonica efficienza ed anche con una certa celerità, bisogna dire e anche se dalla gehenna antistante si sentono solo reprimende e scherno pieno di disprezzo verso la classe che rappresentano, continuano imperterriti ad avere il sorriso stampato sulla faccia rispondendo con cortesia agli sgarbatissimi approcci dei postulanti, che ad ogni passo pretendono, protestano, alzano la voce, sbattono sfogli sul bancone, alzano gli occhi al cielo come a chiamare i fulmini vendicatori dell'Olimpo. Quando bisogna mettere mano al portafoglio, non ce n'è per nessuno, è come ti strappassero un organo che non vuoi donare, mentre sei ancora vigile. 

Certo l'immondizia te la portano via, ma so ben io quel che succede caro signore, io sto bene attenta quando vengono, sì quando si ricordano di venire, alle sei di mattina, mischiano tutto, altro che differenziata, e io per dispetto sa che faccio? butto tutto nell'indifferenziato, alla faccia loro, che rubano lo stipendio, altro che mio marito buonanima che faceva l'usciere in Provincia e si ammazzava di lavoro! L'ho visto coi miei occhi che fanno solo pasticci e la mischiano apposta e poi la lasciano lì anche 15 giorni e poi intorno è tutto sporco, ha da venì grillo o altre deità di fantasia. Con un calcolo rapido vedo che passano circa 25 persone all'ora, in un paio di orette ecco arrivare la mia chiamata. Anche se l'errore è frutto di una mia dimenticanza comunicativa, tutto si risolve, l'imprecisione è corretta facilmente, tanto a pagare c'è ancora tempo anche se la data è scaduta, tranquillo, vada alla posta col nuovo bollettino con la cifra ridotta. Meraviglia, pago meno dell'anno scorso, ma no signore, questo è solo l'acconto, il saldo arriverà a dicembre e allora non sorriderà più, caro mio, come sa il comune è in dissesto. Esco con la minaccia in essere e vado alla posta, ci sarà solo un'oretta da aspettare, ma intanto anche lì c'è l'aria condizionata e non si sta male.


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lunedì 6 maggio 2013

La storia di Yu Xuan Ji.

La poetessa Yu Xuan Ji
La dinastia Tang fu in Cina, l'epoca dei poeti e della cultura. Le stesse cortigiane erano apprezzate solo se assieme alle arti classiche della loro professione, mostravano di essere anche poetesse capaci. Una sorta di etere alla moda greca, che dessero ai clienti anche il piacere della conversazione, perché forse non è poi così vero che agli uomini piacciono solo le donne belle e stupide. Yu Xuan Ji, vissuta alla fine del IX secolo, fu una delle più famose. La sua vita spregiudicata e promiscua e le sue poesie scritte in uno stile autobiografico diretto e piuttosto crudo, l'hanno resa famosa anche nel mondo femminista degli anni '70, come esempio di donna libera e capace di vivere intensamente i suoi amori. Il suo nome 鱼玄机, significa Principio misterioso o anche Teoria profonda, in linea con le sue capacità, ma come nome d'arte assunse dapprima quello di You Wei 幼微(Giovane e magra, la flaca insomma), poi quello di Hui Lan  蕙兰 (Orchidea fragrante), perché poi alla fin fine all'uomo, che apprezzerà pure una bella testa, devi dare comunque questa impressione di bellissimo fiore da cogliere. Lei, bellissima dalle guance di albicocca e gli occhi come mandorle, all'età di sedici anni, cominciò a farsi cogliere dai molti studenti di letteratura che popolavano la capitale Chang An (l'odierna Xi An) e infine uno di questi, tale Lo Yi, conclusi gli esami imperiali, se la portò alla provincia di origine in qualità di concubina, dato che lei commise il classico errore, innamorandosene perdutamente. Qui la prima moglie del buon Li, le fece vedere i sorci verdi, isolandola in una specie di casa per amanti, dove la poveretta poteva vedere il suo amato, che la andava a trovare di rado, lasciandole il tempo di vergare versi strazianti anche se assai espliciti. Quando il bravo funzionario imperiale se ne stancò definitivamente, la bella Xuan Ji, si fece monaca taotista, ma di un ordine particolare che consentiva, diciamo, molta libertà. 

Tornò alla capitale dove teneva un cenacolo per poeti, che declamavano le loro opere ogni sera durante cene eleganti, al termine delle quali, la bella si concedeva al vincitore della tenzone letteraria. Beveva assai, ma tutti i poeti sono sempre stati amici del vino. Errare è umano ma perseverare nell'errore non è cosa buona e la nostra Yu ci ricascò, innamorandosi nuovamente del famoso poeta Wen Ting Yun, con il quale cominciò a peregrinare per tutto l'impero lasciando dietro di sé una scia di debiti. Naturalmente fu di nuovo abbandonata, perché si sa come è fatto l'uomo, se artista poi non parliamone. Ricominciò la sua vita ma a poco a poco i letterati famosi tra i clienti, lasciarono il posto, man mano che passavano gli anni ad avventurieri, ladri e farabutti ed alla fine la nostra Fragrante orchidea non fu più in grado di scegliere a chi concedere i suoi favori, ma obbligata a compiacere il primo che glielo chiedesse. Ma dichiarandosi poetessa, si rifiutò sempre di pagare la giusta tassa sulla prostituzione, da cui il governo ricavava fondi cospicui evitando all'imperatore la necessità di imporre una qualche sorta di IMU, mettendosi così in forte contrasto con le autorità fiscali. Un giorno una giovane cameriera al suo servizio fu trovata morta e la nostra povera Yu fu accusata di averla uccisa, gelosa della sua acerba bellezza. I funzionari di Equichina, che gliela avevano giurata, con in mano tutte le bollette di arretrato rimaste insolute, la accusarono di omicidio e Yu Xuan Ji fu giustiziata a soli trenta anni sul patibolo della piazza dei supplizi di Chang An. Allora non andavano troppo per il sottile e non è che ti rateizzavano il debito o ti pignoravano il quinto. Alla fine è sempre una questione di tasse. 

Sono rimasti di lei solo 49 poemi di cui, tralasciando per levità, quelli più espliciti e salaci, che potrete cercarvi con comodo nella rete qui, vi riporto una famosa e triste quartina.

Invano cerco parole
scrivendo sotto la lampada.
Sola non riesco a dormire,
il letto è vuoto, la notte lunga.



Refoli spiranti da:  C. Leed - Storia dell'amore in Cina - SEA -1966


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mercoledì 10 ottobre 2012

Equi o Italia

E' noto che i pessimi comportamenti dei politici in tutto il mondo ed in tutte le epoche, provocano presso la gente comune sentimenti di pesante ripulsa che a poco a poco vanno oltre la fase del mugugno, per trasformarsi spesso in opposizione dura e violenta, quando non, nei casi estremi, in posizioni di aperta ribellione. E' la situazione classica della corda troppo tirata che si spezza. Purtroppo in tutti questi casi la storia ha insegnato che le conseguenze di questa tragica e spesso violenta rottura ricadono sugli stessi poveracci che si sono sollevati, sempre con ottime ragioni e mai su chi è stato la causa prima o su coloro che hanno ben contribuito a far traboccare il vaso. Insomma cornuti e mazziati, si potrebbe dire. Eppure è una costante tragica e ben verificabile nei fatti. Prendiamo un esempio di buona attualità. Chi può negare che la pressione in Italia sia così pesante da diventare insopportabile? Credo nessuno. Però, invece di approvare e sostenere politiche che cercano di tamponare le cause (antiche) dei debiti da ripianare e pur soffrendo, percorrere la lunga via crucis che potrebbe portare ad un lento e purtroppo ancora ben lontano miglioramento della situazione, la folla inferocita (a smuovere la quale, però, ci sono sempre personaggi ben motivati) con chi se l'è presa? 

Da noi ad esempio, con Equitalia, l'agenzia governativa incaricata di riscuotere le imposte. Ora, che il gabelliere sia stato sempre una figura odiosa ed antipatica, ci sta tutta, ma bisogna sempre considerare che in questo paese di EVASORI, si è sempre fatta una fatica tremenda a portare al fisco il previsto dovuto, perché oltre agli evasori furfanti, anche coloro che obtorto collo devono pagare, perché in posizione tale da rendere vano il tentativo elusorio, pongono in atto tutta una serie di comportamenti consentiti o paralegali per opporsi al versamento, dilazionando o facendo ricorsi anche senza speranza, ma utili a diminuire o allontanare il pagamento. Quindi i comportamenti decisi e comunque in linea con quanto prevede una legge calibrata, proprio per evitare o colpire questi furbetti, vengono giudicati interessatamente, come imposizioni odiose e vessatorie, anche se, salvo gli errori sempre possibili, per la verità, a tutti coloro che le tasse le pagano in toto e nei tempi previsti, nessuno impone alcuna forzatura o vessazione. Comunque il colpevole è stato individuato e, sulla spinta della pubblica indignazione dei vessati (molti dei quali aspiranti evasori potenziali o di fatto) ben guidati dalle interessatissime forze politiche, guarda caso proprio tra quelle davevro responsabili dello sfacelo economico, si è deciso di distruggere alla base Equitalia e i suoi comportamenti "indecenti" per sostituirla con più consone organizzazioni "private". Ottimo. 

Andiamo a vedere i risultati che si ottengono con questa brillantissima idea dai profumi (o puzze) troteschi. Equitalia funzionava con un aggio dell'8%, che se comunque dava utili, questi erano un guadagno per lo stato stesso, essendo l'azienda principalmente pubblica. Queste aziende private, invece, hanno già alzato l'asticella dell'aggio portandola a due cifre, in alcuni casi fino al 15%, che rimane in mani private e che quindi verrà sottratto al gettito statale. Già questo sarebbe un risultato estremamente brillante per i picconatori del sistema. Ma che dire di quando cominceranno a moltiplicarsi i casi come quelli di Tributi Italia, ottima organizzazione privata che ha riscosso in Liguria e basso Piemonte, lasciando, a quanto dicono i giornali, un bel buco di 100 milioni? Tasse versate dai cittadini e non finite nelle casse degli enti locali, dove magari in parte sarebbero state sprecate, come abbiamo visto, ma che in altra parte sarebbero servite a far funzionare la comunità. Complimentoni! Pensateci un attimo prima di scendere in piazza. Come diceva un mio caro amico veneto, in molti casi "xè pegio el tacòn del buso" e un questo caso si tratta di un buco fin troppo provato.


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giovedì 17 maggio 2012

La biblioteca di Alessandria

La biblioteca civica - Immagine dal web.
Ieri sono andato alla Biblioteca di Alessandria (non d'Egitto, eh!). Dovevo cercare del materiale un po' particolare su riviste varie e francamente dubitavo di poter cavare il ragno dal buco. Accidenti che bella la nostra biblioteca! Ambienti moderni e luminosi dove è un piacere sedersi a leggere, a consultare, ad ascoltare musica ed infatti ho potuto notare con piacere che i locali erano considerevolmente frequentati. Poco pratico del meccanismo, ho esposto i miei desiderata agli addetti che, con competenza e cortesia, si sono messi subito alla ricerca di quanto richiesto, cosa risultata non semplice e che ha richiesto diverso tempo. Il tentativo ha comunque avuto successo e sono state scovate negli archivi i pacchi di riviste imputate, prelevate e messe a mia disposizione. Non solo ma mi sono anche state fornite le fotocopie di quanto mi necessitava. In tutto questo diverse persone si sono molto gentilmente e con competenza dedicate a me per almeno un'oretta. Me ne sono uscito con le mie copie sottobraccio dopo aver pagato 1,40 €. 

Tornando a casa, Alessandria è una piccola città, non ho potuto fare a meno di fermarmi a chiacchierare con diversi amici incontrati casualmente. E' stato un continuo raccogliere lamentele infuriate contro questo governo malefico che ci tassa in modo inusitato mettendoci alla fame. Così perlomeno abbiamo potuto commentare divorandoci un ettaro di focaccia farcita, tanto per attenuare il dolore e il buco nello stomaco. Ma perché nessuno vuole pensare che i servizi costano e se non li paghiamo con le tasse non li avremmo! Perché non mi devo fermare a considerare che se mia moglie si rompe un braccio e va al pronto soccorso non paga nulla e per le successive lunghe sedute riabilitative, paga un ticket risibile? Anche a questo servono le tasse. Certo ogni cosa si può e si deve migliorare, lo sperpero va controllato e l'abuso punito, ma vivaddio, in generale noto che chi più si lamenta, in realtà più sfrutta e poi corre ad inneggiare i grillosauri di turno. Io ne ho abbastanza di visioni così appannate e miopi della realtà. Tanto per farmi qualche amico in più, abbiate pazienza, ma sono il solito bastian contrario. E grazie invece a chi lavora per noi in Biblioteca, andateci a fare un salto anche voi. Ne sarete contenti.


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sabato 10 dicembre 2011

L'insostenibile leggerezza della manovra.

Bisogna stare attenti a passeggiare per le strade in questi giorni. Se non si cammina rasente al muro, si rischia di essere inondati dagli scrosci di lacrime e dagli schizzi di sangue dei feriti gravissimi che si aggirano per le strade con le aorte squarciate, contornati da vedove e figli gementi che li  piangono, con geremiadi configurate su mantra classici (equità, ben altro, chi non ha mai pagato, ecc.). La famigerata manovra  che tutti concordavano, dovesse essere fatta, non ha ancora dispiegato la sua ala nera e caliginosa e già le piazze si riempiono per l'assalto ai forni. La folla, lo aveva già bene dipinto il mio collega Alessandro, è come un mostro acefalo, pronto a farsi guidare dal primo arruffapopolo disponibile, si sa, ma qui per scegliere i Masaniello, bisognerà fare un casting peggio che al Grande Fratello. Ma possibile che nessuno si ricordi che stiamo per precipitare in un burrone che significherebbe, per la parte debole della popolazione, almeno una buona metà, finire alle mense dei poveri, posto che ancora ci fossero o a dormire nei cartoni, come è accaduto nei paesi che hanno fatto default e che qualunque misura presa per tentare, ripeto, ho detto tentare di evitare ciò, è infinitamente preferibile? L'intelligente  strada scelta, di mettere a prendere le decisioni qualcuno che non avesse interesse al consenso, è di per sé garanzia che quantomeno si tenti di salvare il cucuzzaro ed i sacrifici richiesti, per quanto possano apparire dolorosi, sono sempre enormemente meno gravi del quasi inevitabile crollo. 

Fosse stata fatta qualche mese fa, questa scelta, tutto sarebbe stato più facile, ma forse le resistenze sarebbero state ancora più forti; adesso che siamo davvero alla fine, l'inevitabilità delle scelte dovrebbe essere chiara. I provvedimenti proposti sono gli stessi che chiedevano, un po' da destra e un po' da sinistra, gli stessi che adesso mettono pelosi steccati, tutti fasulli naturalmente, ma eretti al solo fine che i propri elettori se ne ricordino tra un anno e mezzo. Ognuno fa il suo miserabile gioco delle parti di facciata, dai sindacati, agli oppositori schierati dentro e fuori al parlamento, a quelli che invece sostengono nei fatti il governo, tutti tesi solo a guadagnare consensi futuri. I giornalisti, poi sono i peggiori, perché, bisognosi di avere un po' di litigiosità da presentare, danno spazio proprio al peggio ed alle tesi più strampalate, ai vari coccodrilli che popolano le fogne di tutto il mondo, ma che i meno preparati prendono poi per buone e possibili. Comincia così l'assalto alla diligenza da parte di chi, se sa fare bene i conti, spera alla fine che le sue grida non saranno accolte, così da poter poi dire a suo tempo al popolo bue "vedete io vi ho difeso fino alla fine, ma non ho potuto fare di più, votate per me!". Vedete, io, se si esclude l'innalzamento dell'età pensionabile e le barche e gli aerei, sono colpito pesantemente da tutti gli altri provvedimenti, ma cerco di riflettere sul fatto che il non pagare quelli che comunque sarebbero spiccioli se rapportati alla perdita quasi completa dei risparmi, del proprio reddito (pensioni o lavoro che sia) e di tutto il resto, sarà comunque assai meno pesante. 

Al limite posso mandare le mille maledizioni a chi nei decenni ci ha condotto a tutto questo, me incluso, anche se sarebbe molto più facile dare la colpa ai "banchieri", agli "speculatori", ai "burocrati", tutti utili uomini neri da mitizzare e su cui far convergere le colpe da parte dei milioni di vecchiette che si rallegravano quando i BOT in cui mettevano i loro piccoli risparmi davano il 15% di interesse o di quando sono andate in pensione a 14 anni 6 mesi e 1 giorno. E badate bene, in fondo anche ai politici, che hanno fatto niente altro che quello che la gente chiedeva loro per votarli; se poi nelle pieghe hanno anche pensato soprattutto a sé stessi, come non capirli, eheheheh.  In realtà tutti sarebbero d'accordo, pur che non venissero toccati personalmente, ma che i colpiti fossero gli altri, anzi ben altri, quelli che non hanno mai pagato, ecc. quando qualunque studentello di economia del primo anno sa bene che se non colpisci nel mucchio e tutti, di soldi veri e tanti e subito, non riesci a portarne a casa. Ma non turbatevi, non sono gli italiani i soli a guardare solo alle loro tasche, in Europa è la stessa cosa. 

Così tutti i politici europei, che nell'intimo sono ferocemente antieuropeisti, perché alla fine Europa significa perdita di potere, proni alla necessità di non perdere consenso dai propri elettori, non accettano misure necessarie e salvifiche o le introducono a metà, quando non se ne può più fare a meno, presi per il collo ed in misura comunque insufficiente, quando ad esempio, se si fosse intervenuti subito e con decisione sulla Grecia, si sarebbe forse risolto il problema con quattro soldi. Alla fine qualcosa fanno, ma  a rischio, che non essendo interventi decisi e completi, potrebbero non convincere e si sa che quello che conta è la sensazione. Chi, ancora più miope, come la perfida Albione, si chiama fuori, tra il plauso globale dei suoi stessi sudditi ciechi (non cechi, che quelli hanno capito), che ieri sera alzavano le pinte nei bar, mostra in effetti una debolezza ancora maggiore, quella che ti spinge a chiuderti a riccio, nell'egoismo folle di chi pensa di poter fare tutto da solo, mentre nella realtà si indebolisce sempre di più, come ben sottolinea l'Economist, che già sul nostro simpatico ex ci vedeva lungo. Ma si sa che già all'inizio si diceva che gli inglesi erano disposti ad entrare nell'Unione Europea a patto che tutti gli altri ne uscissero. Ragazzi, date retta a uno che non se ne intende, paghiamo quel che c'è da pagare, lanciamo qualche maledizione (ma ragionando, indirizzata a chi ha preceduto, non a chi ci fa pagare) e speriamo solo che questo e quelle cose che ancora dovrà fare il serio Monti, le faccia e soprattutto che bastino ad evitare il disastro. Sarò pure afflitto dalla sindrome di Stoccolma, ma frustaci Monti, frustaci senza pietà.


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lunedì 15 agosto 2011

Feriae Augusti.


Immagine dal Web
Ferragosto di solitudine in città. Strade semideserte e sole gessoso, mica neanche tanto caldo. Diciamo che sembra caldo. E' un po' un'attitudine mentale che però conduce ad un sano ozio meditativo. Quella noia gradevole di telefoni che non suonano e che produce pensieri o almeno opinioni. Non ci sono neanche i giornali e questo in epoca di informazione globale par quasi una bestemmia. Rimane quindi lo spazio per fare un commento anodino della manovra. Dai, consentitemelo, lo hanno già fatto tutti, perché anch'io non posso dire la mia? Ho cominciato il blog apposta. Poi essendo appunto ferragosto saranno in pochi a leggerla, che è anche meglio, così arrivano meno peperoni. Come sempre cercherò di estraniarmi dalle mie (poche) idee e di mantenere un esame il più possibile asettico, anche se so che non è tecnicamente possibile. Dunque partiamo con ordine cominciando dal modo scelto per praticarla, che mi pare assolutamente disegnato da motivazioni politiche in vista dell'elettorato. Furbesca ed efficace l'idea di chiedere la famosa lettera all'Europa, che conduce ad allargare le braccia per dire: ragazzi siamo obbligati, mica è colpa nostra. Data l'entità della cifra, la gente neanche se ne rende conto, anche se ricordo che qualunque cosa è meglio che precipitare nel baratro su cui siam sospesi; bisognava certo prendere da tutte le parti ed il fatto che tutti gridino come scuoiati vivi, dall'estrema destra all'estrema sinistra, è comunque buon segno. Gli stessi esponenti del governo, dal PDL alla Lega, dicono che non va bene, quindi è già un segnale positivo.

Altra astuzia è stata quella di mettere davanti un pacchetto di misure di cosiddetti tagli alla politica per placare un pochino gli animi. Poi qualcosa di non fatto, tra le cose necessarie, per ogni gruppo, in modo che ognuno possa dire ai suoi, vedete ho fatto di tutto obtorto collo, sono stato costretto ma almeno questo l'ho salvato, Silvio, la patrimoniale ufficiale (che comunque c'era sui depositi), Bossi, le pensioni, il PDL, l'IVA, Tremonti, le liberalizzazioni sugli ordini garantiti e così via, fino alla furbata finale, quella di non porre la fiducia, così si potrà per ottenere il consenso più allargato, aggiungere qualcosa di patrimoniale, IVA e pensioni, lasciando alle opposizioni la responsabilità del fatto di fronte ai propri elettori. Sicuramente queste saranno più caute perché agli elettori tengono anche loro. Certo, perché di sicuro sapete che tra il dire e il fare ce ne sta parecchio e quello che appare agli annunci, può subire in aula tali e tante variazioni da snaturare (in cifra) completamente il risultato finale. Avrete già notato ad esempio che le province abolite che all'annuncio erano 43, il giorno dopo sono diventate 37 e ieri parevano essere 28, eppure abitanti e km2 dovrebbero essere dati oggettivi. Non parliamo delle porltrone che saltano, prima 80.000, poi 60, poi forse 45.000. Quindi potete immaginare come possono cambiare i numeri durante il cosiddetto assalto alla diligenza e ogni lobby che si rispetti, dai professionisti agli autonomi stanno già affilando le armi; ricordo che mi sembra già scomparso il contributo degli autonomi a 45.000 euro. Certo perché i 45,5 miliardi sono comunque cifre di stima, mica reali. Così tabacchi e lotterie, 1 miliardo nel loro piccolo. In passato ad ogni provvedimento di questo tipo ha sempre corrisposto una diminuzione di vendite ed incentivo al contrabbando e ad un calo di giocate. La solidarietà dei redditi alti provoca sempre un automatico calo dei redditi stessi nell'anno successivo e così via. 

E' nella fisiologia umana, la gente le tasse non le vuole pagare e continua a trovarlo assai giusto, perché ne paga sempre già troppe e perché sa chi le dovrebbe pagare al posto suo o perché non corrispondono alla qualità dei servizi ricevuti o ancora perché io non posso evadere dato che me me le trattengono prima. Tutte balle. Ognuno quando l'idraulico gli chiede se vuole la fattura con il 20% di IVA, preferisce lo sconto, quindi è lui che evade le tasse (tanto ne paga già troppe). C'è sempre e comunque una completa collusione nell'evasione ed è naturale che sia così. Anche quando lo si fa in tutta e sincera legalità ognuno cerca, potendo scegliere, quale sia la soluzione che gli consente in piena legalità di pagare il meno possibile ed implora il commercialista o il CAF di turno di farlo. Sapete perché le facciate delle case di Amsterdam sono così strette? Perché era stata messa una tassa sulla lunghezza lineare delle facciate stesse. E' la natura umana. I paesi in cui si paga in percentuale maggiore sono quelli in cui i contribuenti ritengono di avere maggiore probabilità di essere acchiappati e di pagare ancor di più, non perché sono più onesti. Non c'è santo, né santi. Quindi tornando a noi, la manovra così com'è di certo non basterà e toccherà ancora fare altro e di certo verranno ancora toccate case, pensioni, sanità e piccoli patrimoni, quelli dei ricchi poveri (che sono moltissimi e che si autorintengono poverissimi) per intenderci; è lì la polpa, i ricchi veri, poi, hanno modo di sottrarsi facilmente a queste misure. 

Queste, in verità, sarebbero le occasioni d'oro per fare quelle modifiche strutturali che salvano i paesi dal disastro, ma si sa che in quasi (sottolineato quasi) tutti i casi i governi dittatoriali comunisti e quelli di destra distruggono l'economia dei paesi, mentre quelli di centrosinistra, quasi sempre, la risanano, anche perché sono quasi (e tre) sempre quelli che prendono provvedimenti antipopolari. Questa poteva essere ad esempio l'occasione per barattare il ritocco dell'articolo 18, che protegge ormai solo un sempre più ristretto numero di persone, interessate a portare in porto al più presto la loro fine carriera, con misure che correggessero in maniera significativa lo sconcio della precarietà dei giovani, trasformando quello che è solo sfruttamento vero, in una gestione non penalizzante del lavoro a tempo determinato, che ricordo è stata istituzionalizzata dal centrosinistra. La considerazione finale è però divertente. La manovra a cui è stato obbligato il povero Silvio dal cuore grondante di sangue è davvero un contrappasso epocale che sconfessa ogni punto del suo credo. Soprattutto considerando che è stata una manovra esclusivamente di tasse, dal rinforzo delle accise, alle tasse di "solidarietà" e soprattutto alla ciccia vera, quella che dovrebbe arrivare dai ristorni agli enti locali (quindi altre tasse locali o chiusura di servizi) e in misura colossale (una ventina di miliardi) dalla delega fiscale che significa taglio del 20% lineare delle detrazioni. 

Immagine dal Web
Se pensiamo a quanto diceva di Visco e di Padoa Schioppa, nominandolo da vivo, c'è da scoppiare dal ridere, pensando che non solo ha mantenuto tutte le tasse, ma ogni anno ne ha messe di nuove. Che delizia rileggere le sue dichiarazioni ufficiali (da La Stampa di sabato): 2001- Farò tagli alle tasse solo dal 2002; 2002 - Prometto meno tasse dal 2003!;  2004 - Confermo, meno tasse dal 2005; 2005 - Rispetterò i patti : meno tasse entro il 2006! Altro che grondare, se pensate che, tramontata subito la flat tax all'americana, voleva portare l'IRPEF a due aliquote e adesso diventeranno addirittura 7, ce n'è da dissanguare un cavallo. Pensate che quel disgraziato di Prodi gli aveva tolto anche la soddisfazione di togliere l'ICI sulla prima casa, lasciandogli solo la gioia di toglierne metà per uno, per fortuna che ormai se ne sono dimenticati tutti e può ancora arrogarsi l'intero merito di quell'errore. Pensate anche al povero Bossi, disperatamente ala ricerca di non far tagliare qualcosa per non dispiacere al suo elettorato si attacca alle pensioni, non sapendo più cosa dire su una manovra che segna la morte del suo amato federalismo fiscale. Una vera tragedia direi, ce n'è da ammazzare un toro. Comunque come ha giustamente fatto notare Mattia Feltri, in questa manovra Tremonti ci ha messo la testa, Bossi il cuore, Silvio ci sta mettendo la faccia. Noi abbiamo già capito cosa ci dobbiamo mettere e se non l'abbiamo capito ci pensa il padano Doc a ricordarcelo mostrandoci il dito. Ma, tranquilli, ne vedremo ancora delle belle, se avremo fortuna, naturalmente.


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sabato 7 marzo 2009

Catch 22

Forse qualcuno si ricorda ancora il tragicomico libro degli anni '60, Comma 22 di Heller. Un paradosso classico le cui tracce si ritrovano addirittura nell'antica Grecia; dunque niente di nuovo sotto il sole, si dirà, tanto per cambiare. Ma ieri, mentre tornavo a casa dopo aver trascorso un'oretta negli uffici dell'ACI, mi giravano i cabbasisi, direbbe Montalbano. Nello scorso aprile, avevo avuto la ventura di essere stato derubato della macchina. Svoltasi con ogni regolarità la pratica, ritenevo che l'acquisto della nuova auto di più ridotta potenza ed emissione nociva, ottemperasse, sia i miei obblighi morali verso il protocollo di Kyoto, che quelli materiali verso il mio portafoglio, depauperato da un oculato e misero, sebbene corretto, rimborso assicurativo. Dormivo quindi il sonno del giusto, quando una lettera della regione che mi ingiuneva di pagare il bollo dell'auto violata, entro e non oltre, sotto pena di pesanti sanzioni, mi ha risvegliato alla dura realtà della vita. L'ACI e il vicino PRA mi sono sembrati luoghi adatti a investigare il problema e fiducioso, mi sono strappato a forza alla rilassante stesura del post mattutino e, individuato il giusto sportello, ho iniziato le opportune code. L'impiegato è stato gentilissimo, ha allargato le braccia dicendomi: - Veda, purtroppo, l'ufficio delle pratiche automobilistiche della Regione, ha un sistema informatico che non prevede di essere collegato con con il PRA (giustamente, ho subito pensato, chi poteva prevedere che fosse utile, per chi deve far pagare le tasse sulle auto, sapere di chi sono le auto) per cui, costoro non hanno tempo o voglia di fare questi controlli e le chiedono di pagare. Ma è sufficiente che lei mandi una lettera con questo certificato (a pagamento) che io le faccio e tutto è a posto.- Per tranquillizzarmi ulteriormente che non mi verrà pignorata la casa, essendosi messo in moto un inarrestabile rullo compressore fiscalburocratico, mi fa notare anche che avrei diritto al riborso di dieci mesi di bollo pagato, ma non usufrito a causa della perdita della proprietà stessa e mi manda all'apposito sportello. Curioso dell'evolversi della vicenda, espongo il caso alla altrettanto gentile signora dietro il vetro, che, esaminate le carte, allarga le braccia e mi chiarisce che il mio diritto non è esigibile in quanto, scadendo il mio bollo a febbraio, avrei avuto tempo 30 giorni cioè fino al 30 marzo 2008 a presentare richiesta di rimborso con la causale del furto della mia macchina nell'aprile del 2008. Me lo sono fatto ripetere due volte per essere certo di avere capito bene, poi ho tentato con parole mie di illustrare il paradosso di Epimenide, ma la signora, pur pensosa, nella volontà personale di trovare una soluzione, ha allargato le braccia alla primavera incombente. Fuori un delizioso zefiro gelava la punta delle orecchie.

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 122 (a seconda dei calcoli) su 250!