Visualizzazione post con etichetta pigrizia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pigrizia. Mostra tutti i post

martedì 19 gennaio 2021

Pigrizia

da greenMe

 La pigrizia è uno stato s'animo, un modo di essere, uno stile di vita. Una cosa che da sola riesce a farti sentire bene, coccolato e soddisfatto. E' una specie di torpore che ti prende subito dietro il collo, alla nuca, dove il blocco dell'artrosi ti avvolge con il tenue tepore dell'infiammazione. E' un sentimento che aiuta la consapevolezza interiore, la soddisfazione del sé, la conoscenza intrinseca del proprio io. Ti avvolge come un caldo plaid nel quale rannicchi il corpo e soprattutto la mente in uno stato di tiepido stand by, nel quale intorpidirti per un tempo indefinito. Ti porta in quello spontaneo loop nel quale ritorna all'infinito l'idea dell'ancora un po', del rimandare che tanto non succede nulla, del meglio dopo che prima. Che grande soddisfazione, che piacere sottile, specialmente quando ci sono due o tre cose improrogabili da fare, una telefonata, la preparazione di un documento e, nel tepore del tuo stato comatoso, decidi definitivamente di farlo dopo, un'altra volta, un momento indefinito che può essere domani o mai e così puoi di nuovo sprofondare in quel liquido amniotico di stordente amnesia, nella quale crogiolarsi all'infinito, così piacevole, soprattutto quando scatta la decisone definitiva del rimandare.  Tanto non è successo niente lo stesso e tu puoi rimanere lì, lasciando galleggiare la mente ed il pensiero, in una vaga atmosfera nebbiosa nella quale non distingui confini netti a cui appigliarti, che ti costringerebbero ad una sosta, all'obbligo di dover prendere in mano problemi e risolverli alfine. Ti alzi, ma vedi con piacere e desiderio il momento di sdraiarti nuovamente e rimanere così a mezza strada tra il pensiero e il non pensiero, un limbo così carezzevolmente libero da incomodi assilli, turbamenti, ansie. Ti siedi davanti alla pagina bianca e invece di sforzare la testa in inutili ricerche del nulla, decidi di spegnere lo schermo e rimandare a domani o chissà a quando, tanto che importanza ha, non importerà nulla a nessuno, non toglierai niente a qualcuno, il mondo non sentirà mancanze o deprivazioni. Tanto, per buttar giù scemenze del genere, si farebbe prima comunque ad andarsene a dormire.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

martedì 20 ottobre 2015

Voja d'lasmi stè

Risultati immagini per letargo
dal web

E' proprio vero che nel discorso della vita c'è bisogno di più virgole. Corriamo troppo; io, almeno per quello che mi riguarda e che vorrei, corro troppo. Questa è la stagione in cui al mattino presto, vedi una nebbiolina sottile che sale dai prati non ancora secchi. La terra è ancora umida e l'aria pizzica la pelle scoperta. Il sole fa fatica, non ha voglia di alzarsi, se ne starebbe volentieri a letto, altro che timbrare il cartellino. Che dolcezza, che tepore, sotto la coperta, quando ti dà un po' fastidio tirare fuori un braccio, quando il frescolino non è più un senso di piacere ma soltanto uno stimolo a rannicchiarti di più, a scavare un po' ancora la forma che hai segnato nel materasso. Che voglia di poltrire almeno per un altro momento, sognando lidi lontani, ma non da raggiungere ad ogni costo, solo da sognare, lasciandoli lì, senza nome, una lista di sabbia bianca anonima, che forse non è mai esistita, che serva solo da cullare quel demone che frulla nella testa. Questa mattina non mi sarei proprio alzato. Sono pigro? Sono vecchio? Soltanto non ho voglia di fare le cosa che sono state messe in scaletta oggi? Vi prego lasciatemi stare ancora un po' in questo tepore umidiccio che sa di me, nella mia tana letargica fino a primavera! Invece no, bisogna alzarsi sfregando l'occhio cisposo; ma che fastidio! Sbuffo, mugugno, barbotto, pieno di voja d'lasmi stè, per dirla in Alessandrino. Tocca andare, fare 'sta serie di telefonate e prenotare il parcheggio da Mariuccia vicino a Malpensa che già l'ora si avvicina. Sü, dumsi da fè, tempus fugit, poi magari me ne torno sotto le coltri ancora un po', tanto il cielo è così grigio!

domenica 2 giugno 2013

Haiku pigro.



Di domenica
la testa non lavora.
Soltanto un haiku.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Tarda primavera.

giovedì 30 dicembre 2010

Pigrizia.


Abbiate pazienza, ma oggi ho proprio solo voglia di poltrire, adesso vado a leggermi il giornale, poi mi faccio un sudoku e mi metto a correggere le bozze del mio libro, che mi è appena arrivato.

Grandi novità per il prossimo anno, ma non voglio anticipare nulla!

Buon fine anno a tutti.




Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

venerdì 9 luglio 2010

Sulla spiaggia.


La spiaggia è un ecosistema particolare. Non so perchè o quale siano le spiegazioni tecnico-scientifiche, ma la striscia magica che sta appena al di qua del bagnasciuga, ha su di me effetti assolutamente particolari e di difficile spiegazione. Il più importante tra questi è rappresentato da un generico ottundimento dei sensi che mi trasporta in una fase spazio-temporale indistinta e dai ritmi dilatati che trascendono i normali strumenti di misura e sono avvolti da un senso gradevole di torpore che rende tutto accettabile, piacevole, riposante.


Da quanto frequento Mentone e le sue pertinenze, questo aspetto è diventato sempre più evidente, anche se era presente in passato, in altri luoghi. Le sue strisce di spiaggia sassosa, che all'inizio detestavo per le pene che i ciotoloni infliggevano ai miei teneri piedi, ma di cui ho presto imparato ad apprezzare i vantaggi (avete presente che significa non essere perseguitati dall'azione erosiva della sabbia sulle vostre parti più nascoste e preziose?), accolgono con affetto il mio corpaccio stanco in un abbraccio suadente e soporifero allo stesso tempo. Quando calo dalla scaletta munito delle apposite attrezzature, ombrellino, stuoino e asciugamano, arriva subito la sensazione che ha colto Ulisse nella terra dei Lotofagi.


Un ottundimento dei sensi che ti fa considerare tutto dall'alto, da lontano come se tempo e spazio non ti riguardassero. D'accordo, luglio e agosto, in teoria non sarebbero i mesi più adatti a questo approccio. Subito la visione che ne hai è quella della bella foto di Anna M. della colonia di bagnanti di Cape Cross in Namibia che riporto in testa al post e che raffigura esattamente l'immagine che potreste avere dal bordo della passeggiata. (Chiedo scusa, ma il torpore mi impedisce di andare a cercare una diapo delle mie, sepolte nello sgabuzzino di un'era predigitale). Migliaia di otarie spiaggiate tra cui scendere, cercare un rettangolino di spazio e stendersi per entrare in un'altra dimensione. Qui il tempo ha una scansione diversa; ore e minuti scorrono secondo ritmi misteriosi.


Con la palpebra perennemente a mezz'asta, il mio corpaccione si muove lentamente, attento solo, ma inutilmente, ad evitare le ustioni che i raggi dell'astro impietoso provocheranno anche questa volta. Il meccanismo interno di valutazione della temperatura, di tanto in tanto fa scattare un clic e allora, lentamente l'otaria panciuta scivola lentamente nel mare a cercare refrigerio e deliziosa diminuzione di peso avvertito (Archimede docet). Riguadagnare la riva e spiaggiarsi nel proprio territorio è poi cosa facile, ma tutto lentamente, senza affanno. Tutto intorno, la vita della colonia, rumorosa e caciarona come quelle di ogni pinnipede che si rispetti, scorre tranquilla. Le molte immagini che ti scorrono davanti si rendono fruibili all'occhio, ma che non necessariamente il cervello scansiona, passano così senza impegno. Nordici rossi come gamberi paiono non provare alcun pensiero per l'epidermide che certamente cadrà a pezzi tra pochi giorni; nonni trepidi al servizio di bimbi impegnati a scoprire il loro livello di acquaticità; balde settantenni ed over che esibiscono nudità dalle forme imbarazzanti e che in altri ambiti si potrebbero considerare offensive, mentre qui scivolano via sventolando come borse vuote in disequilibrio tra spalle e ombelichi; tatuaggi mostruosi che invadono spazi impensati anche su corpicini di fanciulle in fiore, che dovranno essere in qualche modo spiegati quando tra cinquanta anni resisteranno impavidi alle ingiurie del tempo.


Ecco un tipo che lancia sguardi torbidi da sotto la visiera verso ogni rotodità che scopre spazi proibiti; più un là una coppietta di cinesi, attenti sotto un ombrellino a non offrire troppa superfice ai malefici raggi UV per non ingrigire ulteriormente la loro pelle, che tentano di affogare la loro piccina, che guaisce disperata all'aggressione dell'onda impietosa. Un magrissima madamina, immobile sul lettino da un tempo infinito, pare senza peso, forse morta, con la pelle rinsecchita e scurissima come cuoio mummificato, espone due borsellini avvizziti ai morsi del sole; poco più in là due norvegesi statuarie si esibiscono con noncuranza uscendo dalla spuma del mare. Corpi sudati o ben oleati, bagnati dalle onde o rinfrescati dalle docce, la colonia di otarie si bea di esistere e giace in pace senza chiedersi chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo. Nulla di questo mi infastidisce, anzi godo di far parte della colonia crogiuolandomi, protetto dai miei vicini; il numero è la nostra forza, se il predatore verrà, ne acchiapperà solo uno tra le migliaia, per gli altri tutto andrà avanti come prima.


Un dormiveglia senza tempo inframmezzato dallo scorrere delle pagine di un libro, senza fretta, mentre l'acido lattico accumulato si scioglie lentamente in pace. Quando, dopo un tempo indeterminato, il sole cala dietro le montagne lontane, tra i profumi della macchia mediterranea, un branzino al sale o dei moscardini alla provenzale, riporteranno la ruota senza tempo verso un nuovo inizio, per ripetere il ciclo, in questo kali yuga infinito, nel quale perdersi senza affanno.



Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:





Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!