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mercoledì 18 dicembre 2013

Cronache di Surakhis 60: Il movimento delle marre.

Paularius si accarezzò a lungo la barba. Sospirò un poco prima di allacciarsi il sistema corazzato che lo proteggeva al di sotto della lunga tunica che gli scendeva quasi fino ai piedi. Ormai non si poteva più uscire senza un minimo di protezione, anche se era sempre circondato dal suo gruppetto di Sardar. Senza fidarsi troppo però. Qualche giorno prima, mentre andavano a presidiare un incrocio di strade per predare qualcuno dei rari carichi che ancora transitavano sulle strade, due dei suoi che credeva più fedeli, un monorchide di Capella III e un macropenico rigeliano, avevano cercato di farlo fuori per prendersi tutto il bottino. Da quando Surakhis era diventato un pianeta devastato dalla guerra tra bande, nessuno si fidava più di nessuno. I Little Crickets erano stati ormai messi in minoranza e i vari movimenti delle Marre, detti da tutti i Marroni per semplicità o Les Couilles, secondo i più raffinati, erano passati alle maniere forti e ammazzavano chiunque si parasse loro dinnanzi, predando beni e organi senza distinzioni. Paularius che annusava i cambiamenti sempre con un certo anticipo, si era messo a capo di una delle bande più feroci e aveva deciso di marciare direttamente sulla capitale per prendere decisamente  la testa dei vari gruppuscoli ed esautorare il fantasma di governo ancora formalmente al potere. Bisognava essere chiari a decisi per far convogliare tutta la massa delle Empty Pumpkins dietro al movimento, quindi guardarsi bene dal fare una qualche proposta di qualunque tipo, bastava solo gridare  e avanzare al grido di spacchiamo tutto e ammazziamo tutti coloro che si oppongono. Certamente molti degli sgherri che seguivano le bande, poi si perdevano per strada, bastava che si trovasse un gruppetto di femmine da violentare in santa pace e la marcia si arrestava di botto, per riprendere dopo due o tre giorni, placata la più grossa. 

Brandendo alte le marre in una mano e l'organo sessuale nell'altra i gruppetti sfilavano convinti della loro forza e della loro ragione distruttiva. Tutti gli altri se ne stavano cheti cheti nelle loro case ad aspettare che la furia passasse e nascondendo le donne in cantina. Anche il vecchio imperatore, cacciato a calci e sputi dal palazzo si era rifugiato in una località lontana assieme al suo harem e a qualche fedelissimo, che però si diceva, tramasse alle sue spalle per dare la sua testa alla piazza. Viveva così nascosto e timoroso, ingannando il tempo con i servizi personali delle sue vestali. Solo di tanto in tanto faceva trapelare qualche proclama minaccioso e vendicativo, che però veniva pubblicamente sbeffeggiato da tutti. Gli altri pianeti, a poco a poco avevano ritirato tutte le rappresentanza commerciali; poche astronavi arrivavano ormai allo spazioporto centrale ed erano cariche solo di mercenari in cerca di ingaggio e mestatori di torbidi, speranzosi di trovare occasioni di razzia e di disordini. L'aria pesante delle carogne putrefatte aleggiava nell'aria e aveva sostituito il profumo tipico delle centrali a merda, ormai fermate quasi completamente per mancanza di combustibile, che veniva usato tutto per essere trasformato in cibo. Nessuno voleva rinunciare alla preziosa materia prima, l'unica rimasta disponibile ed i punti di conferimento obbligatori erano quasi completamente deserti. L'alternativa all'energia alternativa era definitivamente svanita e il pianeta intero piombava nel buio più totale non appena dopo il tramonto. Da quel momento in poi la notte era il regno del più forte e del più violento che arrivava. Guardarsi le spalle, sempre. Paularius si calò la maschera sul viso, afferrò la marra e dopo un grido di incitamento ai suoi uomini, uscì nella notte.


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domenica 8 dicembre 2013

Cronache di Surakhis 59: Liste di proscrizione.

Le lune di Surakhis scendevano adagio dietro l'orizzonte, mentre un'alba livida colorava gradatamente il cielo nuvoloso di verde pallido. Tra i vicoli di Novigorad, scavati nelle montagne di immondizia ormai cementata in strati immemorabili, non si vedeva nessuno. Neppure nelle zone del mercato, un tempo popolate di folla e di bancarelle straboccanti di merci, comparivano persone, solo scheletri arrugginiti di vecchi banchi ormai spogli. Per la verità da tempo, quasi nessuno usciva di casa da quando le bande di Little Crickets si aggiravano per le strade con in mano le liste di proscrizione redatte con cura nelle assemblee rivoluzionarie che avevano sostituito il governo dopo la cacciata dell'imperatore. i deboli governi che si erano succeduti erano stati spazzati via dall'ira della folla, inviperita perché non veniva distribuito più il cibo gratuito. Non era stato difficile prendere il potere. Il pianeta non aveva quasi più attività commerciali, tutte le miniere erano state chiuse, la poca energia veniva autoprodotta nelle centrali a merda, ma anche il combustibile era sempre più raro visto che gli alimenti scarseggiavano e venivano ricavati solo dalle stratificazioni più profonde delle montagne di immondizia. I pochi proventi possibili venivano dalla vendita di organi in surplus che la gente metteva a disposizione dei molti commercianti che si aggiravano sul pianeta. 

Ormai quasi tutti avevano un solo rene, una piccola parte di fegato, un occhio, per non parlare degli arti; poi piano piano, quasi tutti si erano venduti anche il cervello, organo nella maggior parte dei casi usato pochissimo, aumentando a dismisura le cosiddette Empty Pumpkins, categoria decisamente maggioritaria, a cui si era subito rivolta la predicazione di Cricket, conquistando in un attimo anche quelli che un tempo si erano affiliati alla Gilda, i Razzisti Unitari, i Movimenti per la sovranità alimentare che predicavano il cannibalismo rituale e volevano renderlo obbligatorio, con l'apertura di una catena di ristoranti, Alla Tenera Chiappa, dove però si diceva venissero serviti hamburger di coprosauro. Si era appropriato degli stessi temi folli e con facilità, sostenuto dalla folla in delirio, aveva fatto eliminare ogni oppositore, giustiziandolo pubblicamente in piazza a colpi di ostracon su cui ognuno scriveva il proprio personale insulto. Politici, giornalisti, liberi cittadini erano stati portati al patibolo uno dopo l'altro tra le urla dei vaffa mentre gli altoparlanti scandivano gli slogan ufficiali ed autorizzati dai Minus Habens, il gruppo di controllo della Congrega. Poi, eliminato ogni oppositore il pianeta era uscito dall'Unione Galattica, il Credito galattico, moneta di scambio, era stato abolito assieme agli scambi stessi e tutto era sprofondato nella totale depressione. 

Solo di tanto in tanto le bande di fedeli uscivano per le strade per portare al supplizio qualche malcapitato, individuato attraverso qualche delazione pagata. Paularius, che da tempo aveva annusato da che parte spirasse il vento, si era messo a capo di una pattuglia armata di Justicieros. Vagavano per la città e di tanto in tanto pescavano qualche malcapitato in fondo a qualche caverna maleodorante, lo incatenavano e scandendo i mantra del movimento, lo portavano in piazza dove veniva punito, facendo però bene attenzione a non rovinarne i pochi organi rivendibili. Aveva l'occhio lungo Paularius, l'unico che gli era rimasto dopo la Lunga Crisi, e sapeva che il malcontento spirava anche nei pianeti vicini. Bastava spingere un po' sui temi classici, i clandestini Andromediani, la debolezza dell'Unione Galattica, i complotti orditi dai Bankers e anche lì il numero delle Empty Pumpkins cresceva ogni giorno. Su un pianeta vicino La Pina stava prendendo il potere e in tutto il sistema, i movimenti amici progredivano. Paularius si adagiò soddisfatto sui divani di pelo pubico del suo palazzo, fece chiamare le ragazze per distrarsi un po', mentre gli Happy Farts suonavano, con i loro flauti da culo, le arie della sua giovinezza a cui era sempre affezionato. Si concentrò però subito su Moana dalle mille lingue, la sua preferita e mandò via l'orchestra perché l'aria si era fatta un po' pesante.


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giovedì 25 aprile 2013

Il processo di Tian Shi Lao.

Aveva un cartello al collo e un gran cappello a punta in testa, con due lunghe orecchie d'asino che pendevano ai lati, virtuali s'intende. Lo sguardo basso e volto all'ingiù, gli occhi tristi ed una piega amara sulla bocca chiusa, come chi sa di essere colpevole, seduto al centro dell'aula dove si svolgeva quella farsa di processo. Sul cartello potevi immaginarci una scritta del tipo: "Sono uno sporco revisionista" oppure "Ho tradito la causa". La tensione forte sembrava scandita quasi in automatico, come colpi di lama impietosi che affondavano nell'aria rarefatta. Ad uno ad uno, i presenti all'assemblea puntavano il dito, scandendo i termini dell'accusa sulla sua figura curva che pareva ormai sopportare le bastonate virtuali, senza porre nessuna opposizione. Sì, ci sei andato in spregio alle indicazioni tassative del maestro! Hai disobbedito alle indicazioni  del partito! Eppure ti dovevano essere ben chiare le massime del libretto! Hai parlato per appagare la tua vanità personale in spregio al benessere collettivo! Pentiti ed autoaccusati, solo così potrai essere rieducato! Il tuo orgoglio colpevole ti ha fatto dimenticare che il nostro pensiero, se mai ci fosse, deve prima essere sottoposto al vaglio ed al giudizio critico delle masse, le sole che possono dare il loro assenso alle decisioni! I giovani accusatori avevano le ciglia aggrottate e uno dopo l'altro lanciavano le loro pesanti reprimende con astio e certezza di possedere la verità dei padri del partito. Ad ogni colpo, ad ogni vergata, sempre più dolorose e violente, il colpevole chinava il capo, qualche volta cercando una umile giustificazione di facciata, un tentativo disperato ed inutile di difendere il malfatto, pur sapendo che la condanna era già stata pronunciata e la pena pronta ad essere eseguita. Ma io non credevo. Erano solo consigli. Pensavo che non si trattasse di questo, le norme parlavano solo dei talk show. La voce sempre più debole, quasi indistinguibile.  Tutto inutile, ma prima della inevitabile e giusta cacciata, col reprobo coperto di vergogna e di insulti, colpirne uno per educarne cento, una mano pietosa ha spento la telecamera della diretta streaming, forse per vergogna, forse per non mostrare a tutti la vera faccia indecente del partito, quella che poi rimarrà nella storia e così non si è potuto assistere alla sfilata del reo sulla carretta, tra le due ali di folla festante che lo insultava brandendo al cielo il libretto rosso. Ma si trattava in fondo della D'Urso, mica di Santoro!

P.S. Volevo mettervi il video del processo di 天使老 - Tian Shi Lao (il Maestro degli Angeli, tutti i cinesi hanno nomi curiosi). Ma non si trova più nel web. Per lo meno, io non lo trovo. Si sa in Cina queste cose, spariscono subito da Weibo (il social network più seguito laggiù). E' un paese così. La censura è una necessità. Così è giusto fare, per salvare la purezza del popolo. Raccapricciante. Speriamo che chi ha votato se le ricordi, queste cose la prossima volta (o non ci sarà una prossima volta?).



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