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sabato 11 marzo 2023

Le inutili e ridicole gride

da wired italia

 

...Che qualsivoglia persona, così di questa Città, come forestiera, che per due testimonj consterà esser tenuto, e comunemente riputato per bravo, et aver tal nome, ancorché non si verifichi aver fatto delitto alcuno... per questa sola riputazione di bravo, senza altri indizj, possa dai detti giudici e da ognuno di loro esser posto alla corda et al tormento, per processo informativo... et ancorché non confessi delitto alcuno, tuttavia sia mandato alla galea, per detto triennio, per la sola opinione e nome di bravo, come di sopra. Tutto ciò, perché Sua Eccellenza è risoluta di voler essere obbedita da ognuno.

All’udir parole d’un tanto signore, così gagliarde e sicure, e accompagnate da tali ordini, viene una gran voglia di credere che, al solo rimbombo di esse, tutti i bravi siano scomparsi per sempre. Ma la testimonianza d’un signore non meno autorevole, né meno dotato di nomi, ci obbliga a credere tutto il contrario. È questi l’Illustrissimo ed Eccellentissimo Signor Juan Fernandez de Velasco, che prescrive di nuovo gli stessi rimedi, accrescendo la dose, come s’usa nelle malattie ostinate. Ognuno dunque, conchiude poi, onninamente si guardi di contravvenire in parte alcuna alla grida presente, perchè, in luogo di provare la clemenza di Sua Eccellenza, proverà il rigore, e l’ira sua... essendo risoluta e determinata che questa sia l’ultima e perentoria monizione.

Non fu però di questo parere l’Illustrissimo ed Eccellentissimo Signore, il Signor Don Pietro Enriquez de Acevedo, Conte di Fuentes, Capitano, e Governatore dello Stato di Milano. Pienamente informato della miseria in che vive questa Città e Stato per cagione del gran numero di bravi che in esso abbonda... e risoluto di totalmente estirpare seme tanto pernizioso, dà fuori, il 5 decembre 1600, una nuova grida piena anch’essa di severissime comminazioni, con fermo proponimento che, con ogni rigore, e senza speranza di remissione, siano onninamente eseguite.

...ma, per ciò che riguarda quel seme tanto pernizioso de’ bravi, certo è che esso continuava a germogliare, il 22 settembre dell’anno 1612. In quel giorno l’Illustrissimo ed Eccellentissimo Signore, il Signor Don Giovanni de Mendozza, Marchese de la Hynojosa, Gentiluomo etc., Governatore etc., pensò seriamente ad estirparlo. A quest’effetto, spedì a Pandolfo e Marco Tullio Malatesti, stampatori regii camerali, la solita grida, corretta ed accresciuta, perchè la stampassero ad esterminio de’ bravi. Ma questi vissero ancora per ricevere, il 24 decembre dell’anno 1618, gli stessi e più forti colpi dall’Illustrissimo ed Eccellentissimo Signore, il Signor Don Gomez Suarez de Figueroa, Duca di Feria, etc., Governatore etc. Però, non essendo essi morti neppur di quelli, l’Illustrissimo ed Eccellentissimo Signore, il Signor Gonzalo Fernandez di Cordova, sotto il cui governo accadde la passeggiata di don Abbondio, s’era trovato costretto a ricorreggere e ripubblicare la solita grida contro i bravi, il giorno 5 ottobre del 1627, cioè un anno, un mese e due giorni prima di quel memorabile avvenimento.

E pensare che c'era un illustrissimo magistrato della Repubblica che aveva proclamato ai quattro venti che l'accrescimento delle pene è la cosa più inutile nella prevenzione dei reati!


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domenica 5 febbraio 2023

41 bis

dal web


 Se non ci fosse da piangere ci sarebbe da ridere, ma certo che con tutto quello che sta succedendo, davvero avremmo bisogno di politici seri, che si occupassero del bene della nazione. Incredibilmente pare invece, a mio parere naturalmente, che qui si stia facendo peggio, del momento più basso della storia del nostro paese, quando erano andati a governare bibitai, dj riciclati e nullafacenti vari di professione. Questi, e sembra davvero incredibile, non ne hanno ancora indovinata una che è una, occupandosi in generale solo di cose di nessuna rilevanza e procurando solo danni, anche se per fortuna non ancora davvero gravi, quelli verranno in seguito. L'unico momento di pausa, lo hanno avuto rifacendo (e per fortuna dico io) pedissequamente quello che aveva preparato il governo precedente, di cui dicevano peste e corna. Addirittura l'ultimo risultato è stato quello di aver resuscitato l'esangue e operettistico movimento anarchico, quattro scalzacani la cui unica occupazione era stata quella di fare campeggi davanti al tunnel della TAV.  Dunque a fronte degli enormi problemi che stiamo attraversando, il paese è fermo sul caso Cospito. Come sempre tanto per fare confusione e poter dare del cretino agli avversari, si confondono le pere con le mele, così da mescolare le carte e fare perdere di vista la reale consistenza del problema. Il primo caso da affrontare sarebbe il 41 bis, però senza confonderlo e tenendolo ben separato dal resto. Dunque il problema è, il nostro 41 bis è un provvedimento costituzionale o no, rispondendo in questo modo all'interrogazione che ci pone giustamente l'Europa? 

Basta dunque che si esamini se all'interno del provvedimento ci sono punti esclusivamente di natura preventiva, come il fatto sacrosanto di impedire che terroristi e mafiosi si mettano in contatto con le loro organizzazioni all'esterno del carcere o anche altri di natura afflittiva, come vietare di cucinare in cella o altre cose del genere, tese a far diventare il carcere "più duro" in maniera punitiva, cosa espressamente vietata dalla nostra costituzione. In questo caso basterebbe emendare l'articolo e tutto va a posto da solo. Se a qualcuno non va bene, peggio per lui. Un altro problema, ma separato, è, se di fronte a dimostrazioni pubbliche di qualunque natura lo stato debba cedere a richieste di qualunque tipo e anche qui a mio parere ci dovrebbe essere solo una fermezza assoluta, addirittura senza neppure far cominciare la discussione. Diversamente bisognerebbe dare retta a qualunque tizio che scioglie nell'acido i bambini, che facesse proteste di qualunque genere per opporsi a provvedimenti giustamente inflitti. Infine c'è il caso personale e particolare del Cospito da esaminarsi singolarmente e da non confondere con il problema generale. Il tizio, un balordo che ha passato tutta la vita entrando ed uscendo dalle patrie galere, ricordo tre volte condannato per renitenza alla leva, poi per una gambizzazione con condanna a definitiva a 10 anni e 8 mesi, quasi interamente scontata ed infine per due bombe carta in un cassonetto davanti ad una caserma di carabinieri con conseguente rottura di qualche vetro e un davanzale, con condanna dapprima a 20 anni e attualmente in discussione all'ergastolo, a cui è stato aggiunto il 41 bis perché scriveva articoli deliranti su fogli anarchici. 

Ora la domanda può sorgere spontanea, ma deve essere indipendente dalla sua protesta di sciopero della fame, in questo caso irrilevante. Ma se vengono comminati 16 anni a gente che ha ucciso con 90 coltellate, madre e fratellino, se ne vengono affibbiati più o meno altrettanti a gente che ha ammazzato tre vigili del fuoco per riscuotere una assicurazione, è sensata o quantomeno ragionevole una pena che preveda l'ergastolo + 41 bis, per aver rotto un davanzale? Di primo acchito verrebbe da rispondere che questa è una pena decisamente sproporzionata al delitto, proposta appositamente per creare problemi o per voler dare il cosiddetto esempio di spietatezza, mentre magari si briga per depenalizzare reati legati alla corruzione dei politici, guarda un po' e che una magistratura (unica a cui spetta dirimere l'argomento) saggia, si comporti di conseguenza, comminando pene congrue ai fatti ed ai delitti commessi, ma forse è chiedere troppo. Così si lascia deflagrare il caso, attizzando un fuoco che poteva tranquillamente essere lasciato a sonnecchiare nel cesso della storia, cosa che forse fa comodo per mostrare quanto abbiamo le palle dure e stornando l'attenzione dai problemi del paese. Va bene, continuiamo pure così. Basta che adesso non lo facciano morire in carcere creando un bel martire da issare sulle bandiere, altra cosa forse utile a qualcuno, chissà, e si proceda senza se e senza ma, con l'alimentazione forzata e il trattamento sanitario obbligatorio. Io la vedo così e scusate un momento, che mi suonano alla porta e non vorrei che fossero quelli col bottiglione di olio di ricino.



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domenica 8 dicembre 2013

Cronache di Surakhis 59: Liste di proscrizione.

Le lune di Surakhis scendevano adagio dietro l'orizzonte, mentre un'alba livida colorava gradatamente il cielo nuvoloso di verde pallido. Tra i vicoli di Novigorad, scavati nelle montagne di immondizia ormai cementata in strati immemorabili, non si vedeva nessuno. Neppure nelle zone del mercato, un tempo popolate di folla e di bancarelle straboccanti di merci, comparivano persone, solo scheletri arrugginiti di vecchi banchi ormai spogli. Per la verità da tempo, quasi nessuno usciva di casa da quando le bande di Little Crickets si aggiravano per le strade con in mano le liste di proscrizione redatte con cura nelle assemblee rivoluzionarie che avevano sostituito il governo dopo la cacciata dell'imperatore. i deboli governi che si erano succeduti erano stati spazzati via dall'ira della folla, inviperita perché non veniva distribuito più il cibo gratuito. Non era stato difficile prendere il potere. Il pianeta non aveva quasi più attività commerciali, tutte le miniere erano state chiuse, la poca energia veniva autoprodotta nelle centrali a merda, ma anche il combustibile era sempre più raro visto che gli alimenti scarseggiavano e venivano ricavati solo dalle stratificazioni più profonde delle montagne di immondizia. I pochi proventi possibili venivano dalla vendita di organi in surplus che la gente metteva a disposizione dei molti commercianti che si aggiravano sul pianeta. 

Ormai quasi tutti avevano un solo rene, una piccola parte di fegato, un occhio, per non parlare degli arti; poi piano piano, quasi tutti si erano venduti anche il cervello, organo nella maggior parte dei casi usato pochissimo, aumentando a dismisura le cosiddette Empty Pumpkins, categoria decisamente maggioritaria, a cui si era subito rivolta la predicazione di Cricket, conquistando in un attimo anche quelli che un tempo si erano affiliati alla Gilda, i Razzisti Unitari, i Movimenti per la sovranità alimentare che predicavano il cannibalismo rituale e volevano renderlo obbligatorio, con l'apertura di una catena di ristoranti, Alla Tenera Chiappa, dove però si diceva venissero serviti hamburger di coprosauro. Si era appropriato degli stessi temi folli e con facilità, sostenuto dalla folla in delirio, aveva fatto eliminare ogni oppositore, giustiziandolo pubblicamente in piazza a colpi di ostracon su cui ognuno scriveva il proprio personale insulto. Politici, giornalisti, liberi cittadini erano stati portati al patibolo uno dopo l'altro tra le urla dei vaffa mentre gli altoparlanti scandivano gli slogan ufficiali ed autorizzati dai Minus Habens, il gruppo di controllo della Congrega. Poi, eliminato ogni oppositore il pianeta era uscito dall'Unione Galattica, il Credito galattico, moneta di scambio, era stato abolito assieme agli scambi stessi e tutto era sprofondato nella totale depressione. 

Solo di tanto in tanto le bande di fedeli uscivano per le strade per portare al supplizio qualche malcapitato, individuato attraverso qualche delazione pagata. Paularius, che da tempo aveva annusato da che parte spirasse il vento, si era messo a capo di una pattuglia armata di Justicieros. Vagavano per la città e di tanto in tanto pescavano qualche malcapitato in fondo a qualche caverna maleodorante, lo incatenavano e scandendo i mantra del movimento, lo portavano in piazza dove veniva punito, facendo però bene attenzione a non rovinarne i pochi organi rivendibili. Aveva l'occhio lungo Paularius, l'unico che gli era rimasto dopo la Lunga Crisi, e sapeva che il malcontento spirava anche nei pianeti vicini. Bastava spingere un po' sui temi classici, i clandestini Andromediani, la debolezza dell'Unione Galattica, i complotti orditi dai Bankers e anche lì il numero delle Empty Pumpkins cresceva ogni giorno. Su un pianeta vicino La Pina stava prendendo il potere e in tutto il sistema, i movimenti amici progredivano. Paularius si adagiò soddisfatto sui divani di pelo pubico del suo palazzo, fece chiamare le ragazze per distrarsi un po', mentre gli Happy Farts suonavano, con i loro flauti da culo, le arie della sua giovinezza a cui era sempre affezionato. Si concentrò però subito su Moana dalle mille lingue, la sua preferita e mandò via l'orchestra perché l'aria si era fatta un po' pesante.


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Sansone
Civiltà perdute.

sabato 28 settembre 2013

Cronache di Surakhis 58: Dimissioni di Massa.

La notte era scesa livida sulle Colline profumate. La città, ma anche tutto il pianeta era avvolto dai fumi e dalle esalazioni che l'esplosione, dovute all'incuria progressiva, delle centrali a merda, avevano provocato. I litigi delle varie fazioni avevano bloccato ogni decisione e quando i grandi contenitori che raccoglievano gli escrementi di tutto il pianeta erano esplosi, i delegati, impegnati nel decidere se i colori delle nuove divise dovessero rappresentare anche i quartieri di rispettiva elezione e soprattutto il numero di ancelle di piacere a cui ognuno aveva diritto, avevano fatto spallucce. Intanto il liquame saliva e nella città bassa era già arrivato al primo piano ed aveva invaso le caverne basse, quelle scavate alla base delle montagne di immondizia che da decenni ricoprivano la città. I cunicoli delle miniere erano tutti chiusi e i minatori si aggiravano neghittosi in cerca di qualche cosa da mettere sotto i denti. Avevano così scoperto una verità a lungo coperta dalle autorità cittadine. Tutti si erano chiesti infatti come mai dalle centrali a merda, dopo la produzione di energia, non uscissero scorie di nessun tipo e pochi avevano fatto caso che le grandi fabbriche per la produzione del pastone, il cibo che veniva fornito gratuitamente ai lavoratori come salario (era stata una grande conquista sindacale, che aveva barattato la gratuità del lavoro con la fornitura gratuita di cibo, diritto inalienabile dei cittadini di Surakhis), erano situate proprio a valle delle centrali stesse e qui affluivano le scorie esauste dopo l'uso. 

Qualcuno aveva capito che era proprio la merda che rifluiva dai serbatoi digestori, la materia prima fondamentale con cui venivano fabbricati i cosiddetti pani base e i pastoni aromatizzati con cui venivano fatte le minestre. Molti gourmet obiettarono che era proprio la materia prima a dare al prodotto quell'inconfondibile sentore delizioso, che tutti ritenevano una caratteristica fondamentale della cucina planetaria, famosa in tutta la galassia e Charly Littlestones, capo della potentissima setta dei bioeconaturisti, si era spinto a dire che in fondo la merda era il più biologico e naturale tra tutte le materie prime, fornito oltretutto stagionalmente e a chilometri zero. Tuttavia questi argomenti ormai non appassionavano più molto la popolazione che oramai, anche nei quartieri alla base delle colline, ce l'avevano alle ginocchia mentre la fornitura di cibo era stata sospesa da giorni, così tutti gli occhi erano rivolti al palazzo del governo, dove l'imperatore era rinchiuso nel palazzo circondato dalle guardie che lo dovevano tradurre al patibolo e rifiutava di aprire le porte. I suoi accoliti e la sacerdotessa Massa, la più influente delle sue fedelissime, si era dimessa per solidarietà e questo suo gesto simbolico aveva trascinato tutti gli altri in una ordalia che era poi degenerata in una orgia epocale, anche se svaniti i fumi dell'alcool e degli afrodisiaci, le dimissioni erano state firmate da tutti col sangue, pur mantenendo l'uso della casa di piacere parlamentare dove tenevano seduta fissa, allietati dalle sacerdotesse e altre prebende minori, come stipendi e pensioni. 

Il governo era alle corde, il provvedimento sui colori delle divise era ormai saltato e anche l'importantissimo decreto che doveva stabilire in via definitiva il numero delle pieghe dei pepli delle assistenti succhiatrici ormai era impossibile da definire nei tempi previsti. Ogni decisione era sospesa. Di fuori le banda di Cricket si aggiravano lanciando slogan contro il palazzo, ribadendo la loro rinuncia alle prostitute di stato che tanto ognuno si aggiustava da solo, anche se poi molti di loro avevano obiettato che non era giusto pretendere un pié di lista per ogni prestazione usufruita. I più, però, scrutavano il cielo per individuare scie chimiche lasciate dalle astronavi andromediane, che portavano i clandestini fino in prossimità del pianeta per poi lasciarli nello spazio vicino, in mano ai predatori di organi. Insomma c'era un po' di confusione e anche se l'imperatore aveva dichiarato ufficialmente che prima di consegnarsi alla milizia avrebbe preferito fare esplodere il pianeta (molti pensavano infatti che fosse stato un suo ordine preciso quello di far fuoriuscire la merda dalle centrali, per creare un diversivo) e che prima dell'estremo sacrificio (quello del pianeta), se ne sarebbe andato in esilio su Capella III, il pianeta delle vergini multivulvari, dove avrebbe scrittole sue memorie, deluso del fatto che il suo mondo a cui tanto si era dedicato, non lo amasse più, dopo tutto quello che lui aveva fatto.

Eppure non si era mai tirato indietro quando, con noncuranza verso i suoi interessi personali, aveva corrotto, rubato e operato ogni genere azioni indecenti, per il bene dei suoi sodali ed in fondo della popolazione tutta, secondo le leggi di natura. Pianeta ingrato che non lo meritava. Meglio che fosse distrutto per sempre, la galassia non lo avrebbe rimpianto. Nella città bassa, invasa dai liquami e soffocata dalla puzza, intanto l'ira sorda degli schiavi ribolliva silenziosa e molti, sui cumuli di immondizie cominciavano ad affilare lame di fortuna e a fissare a lunghi bastoni, le mazze pesanti. Paularius, che riusciva, per innata consapevolezza, a prevedere gli andamenti dei tempi, aveva trasformato in crediti galattici tutte le sue proprietà e, con solo una dozzina di concubine a cui era particolarmente affezionato, aveva lasciato il pianeta da qualche giorno, per trasferirsi su un sistema solare periferico e vedere cosa sarebbe successo. Lì apprezzavano molto la cucina di Surakhis. Avrebbe aperto una pizzeria in attesa di tempi migliori, intanto i cambiamenti climatici non influivano sulla quattro stagioni. 


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Sansone
Civiltà perdute.

giovedì 22 agosto 2013

Cronache di Surakhis 57: Sentenze pilotate.

Ormai era diventato lo zimbello della galassia. Sui media intergalattici, Surakhis da tempo veniva comunemente definito il Pianeta Delle Libertà. Certo i commenti ironici dei commentatori extraplanetari non arrivavano neppure nella capitale, una Novigorad avvolta dalle dense nubi che uscivano dalle viscere delle Fragrant Hills, le montagne di immondizia che l'avevano ormai sommersa completamente. In realtà gli abitanti della città, di quelle libertà se ne fregavano altamente, tutti presi a scavare nelle viscere della monnezza per ricavare qualche cosa di commestibile, per cui il dibattito che ormai da mesi occupava la Televisione Unica del pianeta li lasciava piuttosto disinteressati. Però la bandiera delle libertà era agitata soprattutto dalla corte, dall'imperatore e dalla sua canea di cortigiani, difensori accaniti di ogni libertà, a partire da quella di emettere ogni tipo di tassazione, qualcuna addirittura solo per il piacere di poterla evadere o quella di accoppiarsi con qualunque femmina capitasse loro a tiro, dalle plurivulvate di Rigel, per le quali bisognava mettersi almeno in un gruppetto di volenterosi, alle Vergini di ferro di Mizar IV, per la cui deflorazione non bastavano neppure le speciali pompette da pene inoculanti acciaio liquido, che gli anziani membri del consiglio,  per adeguarsi al vezzo dell'Imperatore stesso, si erano fatti istallare al completo. Non ne sfuggiva nessuna, consenzienti o meno, e se no che libertà sarebbe stata. Pagando naturalmente, era tutta gente d'onore, liberi sì, ma nobilmente corretti.

Non parliamo poi delle varie libertà nel campo della corruttela, di cui erano state addirittura istituite gare planetarie a chi comprava di più, pagando di meno, con punteggi differenziati, per politici a seconda del rango e dell'importanza, giudici, prelati, anche se questi erano già troppo facilmente convincibili per un sacco di problemini, vista la loro dimestichezza con l'associazionismo giovanile, di cui avevano da sempre l'appalto assoluto e l'esclusiva economica del loro Istituto dell'Oro da Restituire, che lo aveva rastrellato tutto da circa 2000 anni e della cui restituzione ancora non si parlava e così via. Certo era accaduto che alcuni sciocchi membri della casta degli Iudicantes, scocciatissimi perché il loro orario di lavoro era stato portato d'imperio da una a due ore al mese (in pratica un raddoppio di lavoro), avevano appioppato all'imperatore una pena virtuale di un anno di divieto di accoppiamento (ma solo con femmine provenienti da pianeti minori e dalle galassie esterne) proibendogli inoltre di presentarsi al tempio di Venus Fellatrix a pretendere il tributo di vergini mensili, con l'obbligo di rimanere nell'appartamento reale,che per la verità occupava quasi i due terzi del pianeta, ma libero di fare le dichiarazioni che gli paressero meglio. 

Apriti cielo! I suoi clientes più arrabbiati avevano aperto un fronte di lotta contro questi giudizi liberticidi e chiedevano a gran voce la caduta del Governo dei Burattini, una rappresentazione divertentissima che andava in scena ogni giorno al vecchio teatro dell'Opera, ma a cui ormai nessuno badava più, tutti com'erano intenti a scavare nell'immondizia. Paularius si era tenuto un po' fuori dalla mischia, gli dava fastidio tutto questo gran parlare di cose tutto sommato inutili. Lui era sempre stato un pragmatico e le questioni le avrebbe prese di petto, un bel repulisti, tutti gli Iudicantes in carica al mercato degli organi di Betelgeuse e poi che facessero pure le loro sentenze. Troppo buonismo in giro. Prese il fucile di precisione a fotoni, il suo preferito e se ne uscì a fare un giro a caccia di clandestini. Anche se, con l'aumento degli sbarchi, le pelli valevano dieci crediti la dozzina, era sempre un bel divertimento.


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Sansone
Civiltà perdute.

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