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giovedì 1 dicembre 2016

Esami del sangue.



Volete avere un quadro abbastanza completo della società che ci circonda? Andate a farvi un'oretta di attesa, tipo per gli esami del sangue e avrete di che ragionare. Vi troverete immersi in una melassa composta per la maggior parte da una massa  di vecchi pensionati che hanno un solo argomento. Quanto faccia schifo questo paese, questo governo e compagnia bella. Quasi tutti, per loro stessa ammissione hanno lavorato per poco più di trent'anni ed avendo beneficiato al massimo grado di una sistema sociale e di wellfare che ha successivamente provocato il dissesto del paese, non hanno altro argomento se non una serie di giaculatorie su come si stava meglio prima, di come era bello avere la lira, Di quante tasse siamo costretti a pagare, di come i giovani (inclusi tutti quelli con qualche anno meno di loro) non abbiano voglia di lavorare, dei politici di merda che rubano tutto e non mollano i privilegi con la sacrosanta conclusione: che vergogna e saprei ben io cosa fare. 

Tutta questa gente nella maggior parte dei casi voterà No, unicamente per odio verso il governo, qualunque esso sia, senza sapere neanche su cosa vota, ma alla disperata ricerca di qualche Masaniello occhiuto che prometta loro altri anni di impossibile bengodi e di cui è comunque affollato il panorama. I due più incazzuti (naturalmente esenti da ticket) perché l'attesa che si protraeva troppo, li ho rivisti al bar un'oretta dopo che discutevano affabilmente al bar con un loro coetaneo parimenti indaffarato a lanciare maledizioni a chi ci governa, tanto per fare arrivare mezzogiorno. E' proprio vero che diventare vecchi è una gran brutta cosa. 


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mercoledì 4 settembre 2013

Otarie in pensione.



Non so darmi una spiegazione. Certo anche la montagna mi piace molto, ma il mare ha qualche cosa di indefinibile e di indefinito che mi prende non appena arrivo a vedere la linea retta di quell’orizzonte incerto, di quel confine che quasi si confonde col cielo, in quella leggera sfumatura di azzurri che si sfrangia lontano. In fondo anche in montagna sto da papa, mi spaparanzo a guardare il verde cupo dei contrafforti e i crinali corrosi dalla natura, tranquillo e beato, ma al mare, c’è un non so che di mistero e di possibilità aperta che mi tiene più sulla corda, mi fa sentire tonico invece che mollaccione, sebbene spiaggiato sul bordo dell'arenile a sentire l’onda che si frange leggera. La montagna è chiusa; il mare è aperto; all'esterno, alla conoscenza, all'altro da sé, alla possibilità di esplorare il mondo. Anche quest’anno dunque ce l’ho fatta a conquistarmi questo posto al sole, protetto da regolamentare ombrellone casalingo s’intenda e posso fare esibizione di me tra i sassi consumati dalla risacca, come un robusto tricheco a protezione del suo harem. Butto l’occhio appannato intorno. Siamo ormai nella stagione di appannaggio del pensionato nullafacente che intasa le spiagge, lamentandosi di tutto, salvo ringraziare il cielo che ancora gli viene consentita questa vita di delizie. Molti di questi sono probabilmente già morti, solo che ancora non se ne sono resi conto. 

Sulle spiagge sassose di Mentone, la fauna è varia ma sempre uguale, come la popolazione delle otarie sulla costa della Namibia, ci si ammucchia sdraiati in ordine sparso cercando una buona posizione tra il ciotolame. In massima parte italiani arrivati qui non avendo abbastanza dané per permettersi un monolocale in Liguria e qualche francese con in mano Nice Matin dove campeggia il faccione della Le Pen che spara contumelie contro les Arabes. Niente di nuovo insomma neanche quest’anno. I gruppi misti di madame che sferruzzano, lanciando un’occhiata distratta ai nipoti lasciati in ostaggio da genitori lavoratori, parlano di pomodori e di bouillabaisse e ormai non si tirano nemmeno più in ballo cavaliere e bunga bunga, argomenti già venuti a noia. Posso sonnecchiare sereno; mollare a lato il libro che ho tra le mani e che ormai faccio fatica a tener su (ma quando mi deciderò a prendere un e-reader) e aspettare di aver troppo caldo per rimanere sdraiato e far scivolare il corpaccio unto verso l’acqua che aspetta di abbracciarmi, dandomi la deliziosa sensazione di una congrua diminuzione di peso corrispettiva al volume dell'ingente volume d'acqua spostato. Grazie Archimede.


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