mercoledì 8 febbraio 2017

Ma santa polenta!


L'ho già detto più volte, se sei un povero vecchietto, fatti portare al ricovero e rimani lì, diversamente fai solo dei danni. Ma no, non bisogna arrendersi, ecco dunque che ieri, di buon mattino, oberato di compiti istituzionali, gravato di una cassa di scomode dimensioni, ancorché leggera, scendevo festoso le scale di casa per raggiungere il cortile e caricare l'aggeggio in macchina. Ma le trappole sono ormai in agguato dappertutto e l'ultimo gradino, mefitico e ribaldo, messo lì chiaramente in più, posizionato diciamolo pure dove non doveva stare, si è mascherato da pavimento ed io poverino con la visuale obnubilata dal pacco, ho posato il piede in fallo, sullo spigolo estremo, mentre il peso del corpaccio informe traslava ormai debordando verso l'esterno. Come un marine che sente istantaneamente di essere caduto nella trappola vietcong e avverte la terra che gli manca ormai da sotto i piedi, mentre la trappola è scattata irreversibilmente e gli rimane solo il tempo di gridare verso il suo capitano mettendolo in guardia, ho avvertito il mio quintale lordo di muscolo possente anche se lardellato, scendere inevitabilmente verso il basso, anzi più che scendere, precipitare in maniera scomposta, mancando ormai di solida base di appoggio. 

Sfortunatamente tutto il peso si è accumulato sul mio povero pollicione destro che casualmente aveva tentato di opporsi alla caduta. Salvo tutto il resto, meno l'orgoglio, mi sono sollevato alla meglio cercando di non esternare a voce i dolori lancinanti che arrivavano dalle zone sottostanti e rassettatomi come era possibile ed ho proseguito stoicamente  i miei doveri per il resto della giornata, cercando di non manifestare (troppo) a chi mi era vicino, il mio disappunto e la mia sofferenza, accasciandomi solo a tarda sera. Non avendo dunque chiuso occhio tutta la notte, questa mattina la mia povera estremità aveva l'aspetto di una melanzana matura e la mia badante amorevole ha provveduto a trasportarmi al pronto soccorso, dove sono stato accudito con amore e rimandato a casa in stato di pesante prostrazione psicologica. 

In soldoni anche se non ci sono fratture, la distorsione tra alluce e metatarso mi farà soffrire ancora a lungo, sperando solo non ci siano conseguenze fastidiose, perché il biglietto aereo ce l'ho già in tasca e la metà di marzo si avvicina a grandi passi (lei che può). Diciamo che anche stavolta dovrei farcela a passare la notte e poi è noto che gli uomininhanno una percezione del dolore diversa dalle femmine della stessa specie, che tra l'altro li devono anche accudire. Adesso vado che devo cambiare il ghiaccio, magari mi faccio anche un aperitivo con quello che rimane per consolarmi. Comunque dopo un paio d'ore al pronto soccorso, devo ribadire che se uno si lamenta della sanità pubblica italiana (cortesia, competenza e totale gratuità anche a chi se la potrebbe permettere), è un mentecatto che non ha idea di come sia la sanità nel resto del mondo.


lunedì 6 febbraio 2017

Madagascar 25: Il mare di smeraldo

Dallo sciabecco
 
Ieri avevo fatto un bellissimo post sull'argomento, poesia pura. Mentre rileggevo, ho voluto correggere un errore di battitura e zac, causa la mia inettitudine ed i ditoni da zappatore, ho cancellato tutto il pezzo definitivamente. Il fatto che non riuscirò mai più a riscriverlo come lo avevo pensato mi ha lasciato in una profonda prostrazione ed ha incentivato il mio odio verso le macchine. Ho masticato amaro tutto il giorno; mi sto riprendendo solo ora e ricomincio a scrivere, ma non sarà mai la stessa cosa.

La mer d'émeraud
E' un po' la stessa frustrazione di quella mattina quando correvo all'aeroporto per recuperare i bagagli non arrivati il giorno prima. In effetti non c'era ragione di affannarsi, in coda con quell'umanità dolente per un rito che evidentemente lì si ripete tutti i giorni e quindi rimane per così dire istituzionalizzato e senza sorprese. Alla fine le valigie arrivano con buona pace di tutti, per fortuna che l'aeroporto è vicino alla città e tra le risate di Congò, il nostro autista ed accompagnatore tuttofare, che non si stupisce della nostra irritazione, la giornata può cominciare regolarmente. Certo hai perso la marea delle 7:30, come dicono gli esperti naviganti e l'acqua ha già cominciato a ritirarsi scoprendo le radici delle mangrovie che invadono le rive. La barca che ci aspettava si è spostata al di fuori della prima baia che sta andando in secca e per raggiungerla dovrai soltanto traversare, ciabattando, un'isolotto di terra rossa che la divide dalla baia principale. L'altura che sta al centro va risalita con una certa fatica, affondando con i piedinella sabbia  morbida e cercando il sentiero tra i cespugli bassi e le rade palme, una capra ti guarda con occhi languidi, come un po' stupita da una presenza inusuale.

La riva
Bisogna fare ancora un bel tratto lungo la riva per raggiungere la barca che aspetta, camminando sul bagnasciuga nel velo sottile dell'acqua che si ritira a poco a poco, lasciando spazio agli arabeschi che i rivoli disegnano sulla sabbia chiara, tra i buchi in cui in piccoli granchi trasparenti cercano di nascondersi impauriti, come non sapessero improvvisamente come salvarsi, come se avessero perduto la memoria dell'evento che si ripete ogni dodici ora. Rimane solo qualche stella marina che si è allontanata troppo dal suo mondo ormai perduto e poi le conchiglie ancora lucenti ma orfane, abbandonate dal loro ospite temporaneo, circondate dalle loro compagne ormai ridotte a scheletri muti e corrosi dall'onda un tempo amica, oggi soltanto strumento dell'opera di distruzione che il tempo opera con imparziale spietatezza. Qualcuna mostra ancora i meandri corrosi o la perfezione matematicamente inconsapevole dell'elicoide interno, il resto è solo più frammento che si sfarina alla salsedine, materia morta tornata alla natura in cui il piede affonda come in una morbida e spessa coltre, infergendovi la ferita lieve di un'orma destinata a durare lo spazio tra due onde successive che la cancellano come se il tuo passare non ci fosse stato.

Grigliata di pesce
Questa è la natura superiore e inconsapevole, la stessa che si rivolgeva all'Islandese in un dialogo famoso del gobbo di Recanati, che neppure si accorge, nei suoi tempi così esageratamente diversi della presenza diun attimo di questo parassita temporaneo i cui danni provocati ed inevitabili, stante la sua natura, saranno assorbiti senza traccia in neppure un milione di anni, un battito d'ali nella storia dell'universo. Così la barca scivola sull'onda col frusciare della brezza che gonfia la vela triangolare, figlia degli sciabecchi che scendevano dall'Arabia Felix in cerca di schiavi e di spezia. La prua sottile solleva solo piccoli spruzzi che non bagnano, una carezza lieve di un modo antico di viaggiare di pirati ormai scomparsi, su questo specchio d'acquamarina perfetto che il sole arricchisce di piccole pagliuzze d'oro luminose. Il mare di smeraldo ti circonda senza farti sentire sperso di terra, anzi ansioso di guardarlo, di esplorarne il fondo che appare bianchissimo, luninoso e vicino, forse lo puoi toccare immergendovi solo una mano. E' tutto un brulicare di vita in movimento, guizzi tranquilli dai colori forti.

Zuppa di granchio
Pesci lunghi e sottili dalle scaglie lucenti, altri a striscie, bocche dai labbri carnosi, pinne sfrangiate che sbattono come bandierine al vento, rossi, blu vivi, gialli citrini, piccole razze dalle code lunghe e sottili. Davvero basta mettere la testa a pelo d'acqua per rimanere agganciati a questo schermo in 3D dai mille pollici e non so quanti K. Non avresti la forza di cambiare canale in quest'acqua così calda e carezzevole da parere un liquido amniotico da cui non vuoi più rinascere, ma rimanerci il più a lungo possibile per goderne la materna protezione. E' un calore sensuale che appaga ogni senso e le ninfe di questo mare ti trattengono a lungo fin che non capisci più se si tratta di Naiadi amiche o Sirene perverse che non vogliono che tu raggiunga la tua Ogigia, la striscia di sabbia candida che emerge appena dall'onda e che ti aspetta desiderosa di concederti altri piaceri. Basta risalire di pochi metri, al limitare della boscaglia bassa, per ritrovare il rifugio segreto dove riposare all'ombra. La risacca è adesso solo un rumore lieve e lontano, mescolato e coperto dallo sfrigolare della griglia dove riposano grandi pesci dall'occhio languido, spiedini generosi, gamberoni che al solo sentirne il calore mutano il grigio in un rossore virginale, pronti ormai a concedersi su un letto candido di riso che sparge profumo di cocco.

Fanciulle
La zuppa di granchi è poesia pura dalle delicate note di spezia. E poi ananassi, manghi sensuali e banane generose a regalare tutta la loro esotica succulenza. Le fanciulle sinuose che ti porgono i cibi, hanno gote ricoperte di disegni perfetti, di fiori e di petali che nascondono appena l'ambra dorata della pelle giovane e profumata. E' un momento perfetto da godere in silenzio tra i rumori dell'onda che va e viene concedendosi serena e materna. Cogli questo momento nella sua essenza, godilo appieno, non lasciarti turbare  da pensieri sgraditi o dalla presenza di qualche vecchio bavoso che cerca spazio discreto tra i cespugli per approfittare di servizi meno decenti forniti da ragazze che son qui per nutrirti e al limite massaggiare corpi stanchi e ormai decrepiti. E' l'indecente conseguenza del denaro che tutto corrompe, nutrendo desideri ed ingordigie insane, anche questo tutto inevitabilmente connaturato all'uomo, alla sua cupidigia e alla voglia di possesso violento, forse motore del successo della specie, chissà, anche questo la natura farà cadere nell'oblio degli eoni futuri.


L'isola
Quando viene l'ora di tornare e tu fatichi a lasciare la spiaggia di Calipso, ombra diafana ormai ritiratasi per sempre tra le palme, forse un sogno mai esistito, forse una costruzione della mente, lo sciabecco ha ammainato la vela sostituendola con lo scatarrare fastidioso e la puzza di gasolio di un motore potente. Niente più lento scivolare sull'onda, ma uno sbattere forte che ammacca la chiappa arrossata dal sole forte, contro il quale nulla hanno potuto creme untuose e teoricamente proterttive, sul fondo del barco, mentre getti di acqua violenta ti sferzano il viso bagnadoti la cerata. Il verde smeraldo dell'acqua si è cambiato in un omerico viola vianaccia, tumultuoso e malevolo, mentre il vento forte che arriva dall'oceano aperto sferza il volto.  Odori di plastica e puzza di marcio al molo dove si aspetta solo più lo scambio di sudicie banconote, il prezzo del diavolo quando ormai hai perduto il paradiso. I rumori della città sono a due passi. Congò ride mentre comincia strobettare sul clacson per farsi strada nel traffico della sera che arriva.

Lo so è venuto una schifezza, mentre quello di ieri lo sentivo poesia. Pazienza, il meglio è sempre il ricordo di quello che non c'è più.

La bassa marea



SURVIVAL KIT

Mer d'émeraud - Escursione classica che vi sarà proposta per prima da tutte le agenzie o alberghi quando soggiornerete a Diego. Vale sicuramente la pena. I prezzi a barca sono contenuti e accettabilissimi. Un giorno intero che comprende partenza alle 7:30 a seconda della marea dalla spiaggia di Ramena appena fuori della città. In un'ora di barca a vela si raggiunge uno specchio di mare di acqua bassa a ridosso della barriera, ricchissimo di pesci. Vicino alla barriera potrete vedere anche tartarughe, grandi razze e piccoli squali. Poi ore di relax su una spiaggia di sabbia candida su una isoletta disabitata dove vi verrà servito un pranzo di pesce alla griglia. Possibilità di massaggi e riposo. Si torna nel pomeriggio. Munirsi di creme solari molto protettive edeventualmente di Autan tropicale. Mancia consigliata a barcaioli, cuochi e accompagnatori vari, 10.000 Ar.

Hotel Concorde - Diego - Camere doppie con AC da 50.000. Prezzi bassi ma piuttosto tristanzuolo, stile cinese. Molto spartano. Colazione al piano terra. Cercate di evitare il terzo e quarto piano perché non c'è ascensore. Piuttosto rumoroso. Mi è sembrato di vedere in giro parecchie signorine. Wifi debole solo nella hall.

Ristorante La cantine - Ristorantino senza pretese vicino all'albergo Concorde sulla via principale. Personale molto gentile. Ottimo rapporto qualità prezzo, che si situa nella fascia decisamente economica. Buonissimo il polpo in salsa cotto alla perfezione e il pesce alla griglia con patate, crepes al formaggio. Un bel piatto e una birra con meno di 3 euro nel dehors con vista sul passaggio.


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venerdì 3 febbraio 2017

Madagascar 24: Diego Suarez



Una caletta della baia di Diego Suarez



Diego Suarez
Dopo la comica delle valigie ritrovate tra mille preoccupazioni, l'aereo del nord che ti porterà sulla punta di questa isola selvatica ma in fondo tranquilla e sonnacchiosa, diventa un momento di pausa per vedere le cose, come si può dire, dall'alto, anche in senso effettivo. Diego sta lassù infilata in un insieme di baie, complesse ed affascinanti, qualcuno dice tra le più belle del mondo, di certo una delle più grandi. Era una delle città più importanti al tempo coloniale, porto con una valenza anche militare visto che era la punta più avanzata verso il nord da dove poteva arrivare un eventuale nemico. Adesso, terminato l'interesse militare ed anche quasi totalmente quello economico, è un po', come si può dire, abbandonata a se stessa, trascurata dal governo che non ci investe più un soldo, complice il fatto, dicono le malelingue che qui cova una certa opposizione al potere costituito e quindi la provincia sta in punizione da un po'. Le strade per arrivarci sono disastrose, in pratica la città, via terra è raggiungibile con gran fatica facendo slalom infiniti tra buche clamorose in un asfalto che pare lo stesso che avevano lasciato i francesi. Intanto le valigie si sono riperse, va beh, le ripescheremo domani, qui ci sono abituati, tranquilli. 

Baia di Sakalava
Godetevi la giornata. La città è comunque gradevole da girare. Diego, che poi sarebbe Diego Suarez dal nome dell'esploratore portoghese che ci è arrivato per primo. Adesso per la verità, si chiamerebbe Antsiranana, ma chi ci pensa a nominarla con un nome così complicato e difficile da pronunciare, nella realtà rimane per tutti ufficialmente, a partire dai biglietti aerei, Diego. Qui pare che si fosse formato un vero rifugio di pirati che avrebbero fondato, tra storia e leggenda un vero e proprio stato, la repubblica di Libertalia ad opera di un prete italiano, tal Caraccioli e dal pirata francese Misson, che alla fine del 1600 abolì la schiavitù, fu rifugio della pirateria di tutto l'oceano indiano e ovviamente fu distrutta e gli abitanti massacrati, dalle popolazioni limitrofe dopo poco tempo. Oggi la "montagna dei francesi" come è ancora chiamata la zona del probabile insediamento è popolata da baobab centenari, endemici della zona che rivolgono verso il cielo i loro rametti nudi e secchi, braccine focomeliche su corpacci obesi di un'erba truccata da albero, che neppure si vergogna della sua nudità grassa ed esibita. 

Rovine del Grand Hotel
Le case basse della città oltre il mercato coperto, sono dipinte a nuovo di un marrone rossiccio che forse vuol ricodare il pisé, il mattone crudo della campagne e fanno un contrasto stridente con i palazzi abbandonati all'incuria e al degrado dei colonizzatori in fuga. Lo scheletro del Grand Hotel, con le sale e gli archi puntellati è adesso rifugio dei cani randagi e di dispettosi macachi e le poche pareti rimaste in piedi ospitano graffiti di writer locali, molto intriganti, come quelli di Freddy Parole, che trovi sparsi anche per la città. In fondo, lo abbiamo già detto, è comunque una meta turistica e lo capisci dai ragazzi che si avvicinano, con fare garbato, per venderti barattoli con gli onnipresenti baccelli di vaniglia, una delle icone del paese, anche se un poco decaduta di importanza. Bisogna percorrere in macchina la costa frastagliata per rendersi conto della complessità dello schema delle baie contenute in quella più grande e che fanno da contorno al cosiddetto Pan di zucchero, un cono regolarissimo, regalo di antiche attività vulcaniche, oggi montagna sacra inaccessibile, che campeggia in mezzo alle acque, punto di riconoscimento imprescindibile da qualunque punto di osservazione dei dintorni. 
Lemure da compagnia

Negli oltre150 km di baia, la marea è un fatto importante e quando si ritira, lascia amplissimi spazi di acque basse popolate da una vera foresta di mangrovie, in cui perdersi. Magari se stai li fermo su un tronco secco portato a riva dalla corrente, a goderti la  corrente che ritirandosi, scava sulla fanghiglia del fondo scoperto, disegni complessi ed arabeschi sinuosi, da sotto ti ci esce qualche bel serpentello, ma tranquilli, in Madagascar non ci sono animali velenosi, potete guardarvelo senza fughe precipitose mentre, dopo essersi fermato un attimo a controllare cosa sta succedendo, scivola via tranquillo con l'aria, del basta che mi lasciate stare. Nelle spiagge più esposte arriva comunque il vento dell'oceano ed è anche piuttosto forte, non per niente a Sakalava ci hanno fatto i campionati mondiali di kitesurf. Qui è bello camminare, perché, benché ci si trovi in un'area tutto sommato turistica, gli spazi sono talmente ampi che non incontri mai nessuno, e dopo la zona militare, puoi spostarti sulla sabbia fine della baia delle dune, arrivare fino ai ruderi dei forti che ancora rivolgono verso le onde i loro cannoni corrosi dalla ruggine, senza incontrare anima viva. 

Murale di Freddy Parole
Dovresti essere al margine del vecchio campo minato, ma sembra che di mine non ce ne siano più. Dopo la baia dei piccioni, dalla sabbia bianca talmente fine da apparire come impalpabile farina, frutto dello sfregamento dei coralli morti della barriera, trascinati fino a riva nei millenni, anche l'acqua si fa cristallina e così azzurra da fugare ogni dubbio sull'origine del nome dell'acquamarina. Puoi arrivare ancora fino a Ramena, un minuscolo villaggio di pescatori, dove offrono gamberoni alla griglia e aragoste, dipende dall'ora e dalla tua voglia, se no rimani a giocare con il figlio del proprietario, che appena si tiene in piedi ed il suo lemure fulvo che tratta come un cagnolino da grembo anche se è quasi più grosso di lui, alternandolo a un gatto e ad una gallina. Se hai fatto tardi e sei fortunato, rifai la strada del mare alla luce della luna piena che spunta tra le nubi, una presenza irreale che illumina lo specchio della baia, disegnando la sagoma del triangolo della montagna come una silouhette di cartoncino scuro che galleggia su una distesa di paillette, che brillano sul vestito da sera di velluto nero che la notte ha scelto per uscire con te questa volta.

La notte al Pan di zucchero

SURVIVAL KIT

I murales di Freddy Parole
Diego Suarez - Capitale del nord e punto di partenza per tutto il turismo dell'area. Infatti è sede distaccata di tutte le agenzie turistiche della capitale. Ci si arriva meglio in aereo da Tana in un paio d'ore. Circondata da strade in stato di manutenzione davvero impossibile. Da qui potete organizzarvi un giro circolare, o fare base lì e accedere alle varie mete circostanti. Si può passeggiare tranquillamente per le strade e girare per locali, ristorantini, generalmente sulla via centrale principale dove ci sono molti negozi che offrono artigianato e roba da turisti.

Giro delle tre baie - E' uno dei classici della zona, che tutte le compagnie offrono tra le prime proposte. Conviene perché potrete girare ved endo tutti gli angoli più belli della baia in un giorno, girando comodamente infuoristrada, lungo le piste di terra e di sabbia per scoprire angoli nascosti, le pendici delle colline coperte di Baobab suarenzensis, tipico della zona, passeggiare sulle spiagge, fare il bagno con calma e approfittare dell'ospitalità di qualche baraccotto che offre pesce alla griglia. Assolutamente consigliato.

I vecchi cannoni

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Baobab suareziensis


Mad 11: Gli Zafimaniry

giovedì 2 febbraio 2017

Madagascar 23: Volare sul Madagascar



Lasciare il mare del sud


Tana - La stazione
Bisogna lasciare il sud. E' il programma che lo prevede, accidenti, il programma te lo sei fatto tu, perché ti lamenti? E' così, siamo sempre uguali, purtroppo avendo questo maledetto obbligo di essere turisti invece che viaggiatori, siamo legati a scalette, orari, liste preparate che non si possono cambiare se no salta tutto. Accidenti, avessimo programmato una settimana in più, almeno due o tre giorni, è sempre la stessa storia, insomma, l'incontentabilità dell'essere umano portato alla lamentela e al rimpianto di quanto avrebbe potuto essere e non è. Certo questa costa semplice e ancora selvatica è davvero un invito a sdraiarsi davanti al mare e a fermarsi un attimo a ragionate sul piacere della vita, invece bisogna andare, farsi forza, sarà per un'altra volta. Ritornare al centro, a Tana, alla capitale, ritornare nel mondo, per poi poter arrivare al nord per un'altra esperienza. Intanto devi prima assaporare quella delle linee interne del paese, che apparentemente non hanno nulla di diverso dalle altre, ma poi sai com'è si cade sulle rifiniture. Lasciamo stare i problemi di orari che cambiano in continuazione, insomma l'aereo parte quando c'è, ma ci sta, solo che è meglio ricordarsene al momento di fare programmi. 

Tana - Centro città
Mai troppo precisi, se no rischi diritrovarti ad arrivare quando l'unico altro aereo della giornata è già partito, mi raccomando (anche se poi magari ti aspetta, siamo in Africa, raga!) e poi rimane il problema dei bagagli. Pare che in pratica, in un numero statisticamente abbastanza alto di voli, una parte delle valigie non arrivi. Il motivo è che sull'aereo non ci stavano e non è che il velivolo è stato progettato male, ma c'erano da caricare quelle che, per lo stesso motivo non erano state caricate il giorno prima. Una catena di S. Antonio da cui non si esce. Quindi diciamo che si è in costante ritardo di un giorno, problema che si non si riesce a recuperare, un po' come il carico di processi arretrati da noi, dato che comunque i voli sono sempre pieni. All'aeroporto c'è parecchio casino e tra la denuncia di smarrimento, che poi smarrimento non è in quanto nell'apposito ufficietto hanno già la lista bella che pronta dei colli non imbarcati, e il giro dell'oca per indovinare dove andarli a recuperare il giorno dopo, rischi di innervosirti. Non entrate in panico, come sempre quando l'emergenza diventa normalità, tutto è già codificato, già visto e alla fine tutto si risolve felicemente. 

La baraccopoli lungo la fogna
I preziosi bagagli saranno recuperati a suo tempo, intanto godetevi la città. Insomma stando ai racconti impressionanti di furti e latrocini perpetrati non appena si esce allo scoperto, ci sarebbe da spaventarsi e mettersi subito sul chi vive. Anche chi vi accompagna non perde occasione di consigliare attenzione e cautela, di non girare da soli, di non mostrare materiali costosi, macchine fotografiche e soldini, di non disperdersi tra la gente. Francamente mi sembra che tutta questa paranoia sia un po' esagerata e sovrapesata soprattutto da chi non vive a Tana e arrivando dalle campagne è subito spaventato dalla folla e dalle dicerie terroristiche di chi ha magari ha sentito dire qualche cosa in giro. Va bene, come in tutte le grandi città, bisogna stare all'occhio, qui sembrano prosperare soprattutto i borseggiatori e in ogni luogo affollato ci sono cartelli di avvertimento al riguardo, ma mi sembra, a prima vista, che bastino le normali precauzioni che usereste a Roma o a Napoli. Certo la città è caotica, sparsa a manciate casuali sui suoi sette, secondo alcuni o dodici colli, secondo altri. 

Al mercato
Gran traffico e massa infinita di gente transumante per strade e soliti mercati affollatissimi. Dalla stazione di stile molto coloniale, da cui non transitano più treni passeggeri, ma incui è presente ilcippo del classico kilometro zero, puoi girare tutto il centro risalendo verso la collina del palazzo reale che domina la città dall'alto, secondo lo schema malagasy tipico delle tre città, quella alta per i reali, la media per i nobili e infine quella bassa per il popolo. Il colpo d'occhio è un po' meglio dall'alto, che, come sempre ti consente un certo distacco dalla massa, ti fa apprezzare l'aria africana degli alberi fioriti, l'arcobaleno delle bouganvillee e delle jacarande nei pochi giardini che spiccano attorno a piccoli laghetti urbani, affogati tra le case. Certo non puoi pretendere l'ordine e l'esplosione del nuovo che ormai la fa da padrone in Asia. I palazzimoderni con molti piani rimangono comunque una rarità, appannaggio della nuova intrusione del business cinese. Bisogna considerare che questo comunque rimane sempre un continente depresso che non ha ancora trovato la strada della vera indipendenza da chi viene a prendere con la scusa di dare. 

Panettiere
Muovendosi nelle stradine in salita e uscendo dal bailamme dei mercati, puoi osservare la sfilata di negozietti e altri esercizi commerciali, in cui noti subito la presenza totale della componente asiatica, indopakistana e cinese. Il business insomma è in mano a chi lo sa fare da secoli e lì ci rimane saldamente anche per tradizione consolidata. Interi quartieri sono a prevalenza di queste etnie, così come le attività divise per tipologia. Ma questo è solo un piccolo assaggio di Tana, un giro conoscitivo ce lo riserviamo per la fine, come se fosse una sorta di capitolo finale del libro, una chiosa riassuntiva per vedere se hai capito l'essenza del paese. Intanto si corre di nuovo all'aeroporto, a tempo per recuperare le valigie del giorno prima e via in volo per Diego, sulla punta nord, a ricercare un mondo non sappiamo quanto diverso dal precedente. Un'oretta a percorrere il cielo dell'isola rossa e verde, mai come dall'alto capisci il significato di questa espressione e poi via a denunciare il nuovo mancato arrivo dei bagagli, ma questa ormai essendo consuetudine, non ti innervosisce più, anche se con faciloneria ti viene da dire, non ce la faranno mai. Ci penseremo domani.

Terre di Madagascar


SURVIVAL KIT

Mercato
Hotel Belvedere- Lot IF 27 bis Isoraka - Tana - Doppia con colazione sui 130.000 Ar. Posizione ottima in cima ad un colle molto centrale, con magnifica vista dalle terrazze sulla città sottostante. Certamente la sistemazione migliore di tutto il viaggio, da consigliare assolutamente come rapporto qualità prezzo. Gestito da italiani, pulito, con personale molto cortese e attento. Camere curate e meglio fornite del solito. Ristrutturato da poco e quindi ancora ben funzionante e nuovo. Forse l'unico con frigo e TV.  Free wifi ottimo anche nelle camere. Gradevolissimo bere qualche cosa sulle terrazze in attesa della cena. Ristorante con molti piatti all'italiana validissimi, soprattutto le paste, gnocchi, spaghetti e magnifici filetti di zebù al pepe verde. Provare i bocconcini di pollo al gorgonzola. Porzioni abbondanti. Prezzi adeguati, ma accettabilissimi. Poi puoi fare quattro passi fuori. L'unico problema è che si trova all'interno di un quartierino con l'accesso da un vicolo, poco segnalato. Se non vi ci portano è molto difficile trovarlo la prima volta. 

Voli interni - Sono abbastanza costosi, sempre oltre i 100 € a tratta con Air Madagascar, ma molto comodi per coprire le grandi distanze che in macchina farebbero perdere giorni di viaggio. Io ho fatto Tulear - Tana e il giorno dopo Tana - Diego, per un totale di 240 euro. Gli orari vengo spesso cambiati per cui evitate di programmare due spostamenti nello stesso giorno, perché potrebbe saltarvi la coincidenza. Per il problema dei bagagli, come spiegato, capita quasi sempre che dobbiate recuperarne qualcuno il giorno dopo, per cui, di nuovo nell'organizzazione degli spostamenti tenetene conto. Importante, sappiate che per questa mancata consegna in tempo, la compagnia è tenuta a rimborsare 100.000 Ar. per collo, che son sempre 30 Euro. che fanno sempre comodo. Bisogna andare col documento di mancata consegna all'ufficio della compagnia. Se siete accompagnati fatevici portare e riscuotete. Il biglietto così calerà di costo significativamente.

Taxi 2CV

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Mad 11: Gli Zafimaniry

mercoledì 1 febbraio 2017

Fuori dall'euro? Ma sei sicuro?


Devo assolutamente postare queste due righe rivolte a tutti quelli che, dovendo assistere ogni giorno alle tiritere di sedicenti economisti e politici interessati al loro voto, si possono fare facilmente fare ingannare, appoggiando decisioni mortali per i loro interessi. Per far capire le cose basta dire parole chiare e semplici. Per convinta ammissione di questi sordidi personaggi (sordidi perché sono i primi a non credere alle cose che dicono), uscire dall'euro è necessario allo scopo di svalutare decisamente la nuova moneta in modo che il paese diventi più competitivo rilanciando così l'economia e che loro e i loro partiti si adopereranno al massimo per ottenere questo risultato. 

La loro speranza, molto probabile, è che questa svalutazione si aggiri tra il 40% e il 50%. Hanno assolutamente ragione. Questo è quanto è sempre successo in casi simili per paesi con condizioni simili al nostro (ad altri è andata anche peggio). Allora mi rivolgo a tutti i pensionati d'Italia (circa 20 milioni), a tutti i percettori di stipendio fisso (più o meno altrettanti) e a tutti i piccoli risparmiatori (la maggioranza assoluta degli italiani) che abbiano messo da parte con i sacrifici dei loro anni di lavoro, una sommetta conservata in banca, in titoli, in fondi pensione o di investimento o conservati sotto il materasso, che siano 5.000 o 100.000 euro. 

Gente, mia, pensate bene che nel momento in cui l'Euro verrà sostiuito con la Nuova Lira (o come si vorrà chiamarla), con la vostra entrata fissa mensile, poniamo di 1500 euro, con la quale comperate 1000 litri di benzina, ne comprerete soltanto 500. Che questa cifra che ora vi basta per pagare, poniamo il riscaldamento della vostra casa per sei mesi, vi riscalderà solo solo per tre. Che se questi soldi vi servivano per pagare due mesi di mutuo, ve ne copriranno solo più uno e che potrete permettervi solo poco più della metà di tutto quello che vi serve per vivere. Questo ve lo dovete marchiare a fuoco nella testa in modo che non ve lo possiate dimenticare quando andrete a votare. E pensate bene alla faccia di quelli che vi dicono che bisogna uscire dall'euro, forse a loro conviene, ma di certo non a voi.  Per oggi basta così.


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Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!