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sabato 9 marzo 2024

Vaccini buoni

dal web

 

Fatto anche questo. Ci sono andato l'altro giorno, dopo relativa ed obbediente prenotazione naturalmente, ma penso che alla fine se mi presentavo mi prendevano lo stesso, infatti non c'era nessuno, né prima di me, né dopo, tanto per dire. Comunque sono finalmente, dopo tanto procrastinare per mille motivi, vaccinato a fondo, alla faccia di tutti i miei amici antivaccinisti. Beh c'era il problema se l'anti Herpes, quello buono perché pare ce ne fosse anche un tipo, diciamo di serie B, per chi non volesse pagare, dato che avevo superato l'età, osse per me a pagamento o no. Invece niente, neanche una lira che è una lira mi hanno scucito e poi lamentati del servizio sanitario nazionale. Il fatto è che tanta gente dovrebbe andare all'estero per lavarsi la bocca ogni volta che si lamenta. Alessandria della Paglia (non d'Egitto, mi raccomando) è pur sempre terra efficiente ed efficace, anche se terra di risulta abbandonata nelle lande nebbiose del profondo nord. Comunque mi aspettavano in quattro (secondo me un paio di osservatrici stavano facendo pratica), mi hanno punturato e poi alla mia domanda ma e per lo pneumococco? La gentile punturatrice mi ha subito detto: se vuole lo facciamo subito e ha riaperto il frigo. Quando aprono il frigo, io non so resistere, si sa. 

E allora non sia mai, ecco qui, porgo subito l'altro braccio, come si dice e punturami pure di qua che così riacquisto il mio equilibrio interiore. Così in men che non si dica, ho portato a termine il mio programma, salvo tornare tra un mesetto circa per richiamare l'herpes. Già perché mentre prima il richiamo si faceva per lo pneumococco, adesso hanno cambiato le carte in tavola e richiamano l'altro, sapranno loro e me ne sono uscito corredato di tanto di foglietto con l'elenco di tutte le ultime vaccinazioni, fatte lì, anche se mancavano quelle fatte da altre parti. Ehehehehe. Io intanto ho fatto il mio, poi succeda quel che deve succedere. Tanto questi saranno il milionesimo e il  milioneunesimo vaccino che mi hanno fatto. Sono una sacca biologica di vaccini, come si dice; pensate che al tempo dei primi viaggi in India mi facevo pure l'anticolerico, una roba che copriva si e no il 40% e pare facesse malissimo, che è tutto dire. Eppure allora, quando c'era stato il colera a Napoli, tutta Italia correva e si lamentava perché non ce n'era per tutti! Come cambia la percezione della folla. Basta dirgli che lo si farà solo a pochi privilegiati e sarete assediati dalle richieste. Va beh adesso vado a fare altre cose importanti che gli obblighi di partenza premono. 



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martedì 16 maggio 2023

Introspezioni

L'oracolo di Delfi

 

E' uno delle aspirazioni dell'uomo fin dagli albori della civiltà: conoscere il sé, vedere dentro di sé, guardarsi dentro, farsi guardare dentro, per capire, per interpretare, per vivere meglio insomma. E nel tempo ogni filosofo, ogni linea di pensiero, religiosa, culturale, di superstizione, ha escogitato le più complesse metodologie per farlo, sempre meglio e con maggiore precisione. E' necessario perché tutto questo contribuisce e molto, anche a migliorare in modo decisivo il nostro livello di benessere fisico e mentale. Dunque, per quanto doloroso o impegnativo o fastidioso sia, bisogna quando è necessario seguire questa via introspettiva che praticamente impossibile da perseguire senza una guida, un maestro, un mentore che ti conduca per mano o che, meglio ancora, effettui lui stesso questa ricerca interiore di conoscenza. E' strada spirituale che non va trascurata, anche se per perseguirla è obbligatoria una prescrizione impegnativa, anche se spesso capita che dia segnali ambivalenti o difficili da interpretare. In fondo anche gli oracoli dell'antichità da Delfi in poi, te la raccontavano con frasi ambigue o pro domo sua come da Ἕπου θεῷ (segui quel che dice il Dio), a Νόμῳ πείθου (obbedisci alla legge), Χρησμοὺς θαύμαζε (ammira gli oracoli), ma sapevano anche ammonire con Φρόνει θνητά (pensala da mortale) e voglio palesemente trascurare il classico Γυναικὸς ἄρχε (comanda tua moglie) diretto agli uomini deboli e poco attuale, mi sembra, ma in ogni caso la morale era sempre sottolineata dal classico γνῶθι σεαυτόν (Conosci te stesso) che è poi la sottolineautura sempiterna anche degli oracoli di oggi. 

Così eccomi pronto ed obbediente al doloroso carico, in una mattina grigia di falsa primavera, con l'aria fredda e per nulla carezzevole, quasi volesse ricordarmi che l'impegno morale è anche sofferenza fisica, mentre mi dirigo verso il tempio dove il me stesso sarà esplorato nei suoi più segreti e bui meandri. E' una strada che ho già più volte percorso in passato, diciamo periodicamente affondando l'occhio curioso e indecente nei forami più intimi della mia anima e del mio corpo, pur di conoscerne meglio i segreti nascosti, le tabi più oscure che neppure io sapevo di contenere, di creare, di autoprodurre, neri grovigli dai quali affrancarsi solo grazie all'aiuto dei guardia di porta e dei mastri di chiavi che sanno come accedervi e finalmente renderti libero. Così, il tempio stava lì enorme e grigio coi suoi alti pinnacoli e le sue icone misteriche, che i non iniziati hanno difficoltà anche solo ad interpretare, così da renderne difficile anche l'accesso, forse per misurare la tua vera volontà di purificazione, quasi a volere convincerti a girare le spalle e ad andartene, nell'alba gelida, fino a ritornare nel calore umido della tua caverna a crogiolarti nel tuo non voler sapere.  Anche questo tempio è simile ai tamti altri suoi confratelli a qualunque religione appartengano, quasi come in un gioco di ruolo per cui devi penetrare nei livelli successivi risolvendo un enigma dopo l'altro e che mettono alla prova il tuo ormai debole intelletto. Intorno a te, stuoli di fedeli che entrano per convergere anche loro seguendo le vie del credo, qualcuno in pio silenzio, altri imprecando contro la malasorte che lì li ha condotti, menre altri escono qualcuno allegro segno che ha risolto le sue ansie interne, altri con sguardo scuro, incerto, deluso. 

Anche molti sacerdoti e ancelle delle divinità racchiuse nei vari sancta sanctorum, percorrono i lunghi corridoi mescolati al flusso dei fedeli, quasi senza scorgerli, immersi nella loro meditazione trascendentale che li porterà poi alla trance necessaria ad eseguire il loro terribile ma salvifico compito. Poi, con la determinazione dei forti, penetri nei reconditi oscuri dell'antro del tempio, interpreti i segni, superi le prove che ti fanno accedere al successivo livello, esegui le necessarie e obbligatorie offerte, che giustamente anche il tempio deve sopravvivere nelle sue necessità quotidiane, minime per la verità se paragonate a quelle necessarie per entrare in templi esclusivi nei quali i sacerdoti ed i vari addetti, blanditi dalle cospicue somme necessarie ad assicurarsi rapidità ed efficienza di giudizio, si mostrano all'apparenza più attenti e collaborativi. Alla fine riesci ad arrivare alle sale di meditazione, dove è previsto che tu trascorra un tempo apparentemente infinito, certo per annullare i tuoi pensieri più malvagi o per creare draghi ancora peggiori che ti divorino l'anima, promettere a te stesso di condurre una vita futura, se mai l'avrai, in modo più monastico e assolutamente morigerato e prepararti all'incontro con sacerdoti e sacerdotesse che compiranno la funzione prevista ,per scendere all'interno del te stesso, che ancora rifiuta l'autoanalisi, alla ricerca di quanto non vuoi sapere, ma che è necessario fare per la tua definitiva liberazione. Il tempo è scandito da ancelle che ad uno ad uno prelevano i fedeli in meditazione che affollano il luogo di attesa e li conducono nelle varie celle, nelle quali poi spariscono definitivmente. Le vedi entrare a schiena bassa, con il loro carico di debiti da pagare e non li vedi più uscire, forse liberati del loro peso o forse soppressi e smaltiti, inutili fardelli che non hanno potuto travare la via della salvezza. 

Qui ti sei liberato della tua personale entità, sei un numero anonimo e senza anima, un corpo da guardare, esaminare, mondare eventualmente se sarai giudicato meritevole, dei peccati che neppure sai di aver commesso. Così il mio numero è alfine chiamato e la cella in cui vengo condotto è misteriosa e piena di oggetti sacri da venerare, da trattare con cura estrema e tuttavia da subire. Aghi puntuti, sostanze venefiche, occhi misteriosi per scrutare la tua anima. La paura ti coglie, divenuta terrore ingigantita dall'attesa e a nulla valgono le rassicurazioni di ancelle bellissime che, paludate in sacre vesti, verde speranza, cercano con melense litanie consolatorie di confonderti e farti perdere il senno. Ti hanno messo su una sorta di altare sacrificale, dove avverà la cerimonia al termine della quale sapranno tutto di te. Strumenti sacri, come cembali cerimoniali, scandiscono suoni e numeri magici, cabale premonitrici da interpretare, foriere di passaggi successivi. Aghi malevoli ti penetrano, poi il salmodiare continuo delle sacerdotesse e le pozioni impiegate, veleni misterici, vincono in parte i tuoi sensi e ti par di scivolare in una sorta di oblio, succeda quel che deve succedere, guardate dentro di me, cercate, interpretate, compite il mio destino. Come nell'antico Egitto i sacerdoti attraverso la bocca penetravano il corpo di quelli che venivano loro affidati per acquisire l'ingresso all'eternità, anche qui il sommo sacerdote introduce i suoi pensieri e non solo quelli, nel luogo dove fino ad ora si era fatto strada solamente l'afflato necessario alla vita e coglie il necessario, l'indispensabile sapere per il sacrificio finale al quale mi sto preparando, ma per il quale ho ancora qualche giorno di meditazione da compiere. E' stato forse un tempo eternamente lunghissimo, ma nel mjo sentire è durato solo un attimo, come in quelle abduzioni di esseri alieni che ti rapiscono per esaminarti a fondo e dopo quello che ti è sembrato un istante, ti riportano sulla strada da cui eri scomparso anni prima. Così te ne vai, ancora necessariamente stordito e rincoglionito più di quanto non lo fossi da prima, con il tuo responso in mano che ti racconta, da consegnare ad altri sacerdoti, per la cerimonia finale. Esci dal tempio sempre più grigio, malfermo sulle gambe, ma decisamente più sereno di quando sei entrato per sentire la Sibilla, l'Oracolo, il Mago. In fondo 'sta tracheobroncoscopia non era proprio lo spauracchio che mi avevano dipinto. 




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domenica 14 gennaio 2018

Cronache di Surakhis 82 : Revisione degli organi



Adesso che era tornato a casa, Paularius si sentiva decisamente più tranquillo. Aveva sempre il dubbio, quando periodicamente dove andare in uno di quei posti dove ti rimettevano in sesto, revisionando in generale i corpi vetusti e malandati, cambiando qualche organo usurato dagli stravizi o eliminandolo del tutto, che qualcuno approfittasse per farlo fuori, sequestrandogli il patrimonio. Stavolta si trattava di poca roba, avendo già sostituito pene e altri organi di consumo in un giro precedente, ma non si è mai abbastanza attenti, coi tempi che corrono, la crisi che fatica a risolversi, le banche degli organi sempre in agguato ed in cerca di materiale, i nemici politici inattesa di dare la stangata essendo ormai prossime le elezioni da cui lui si aspettava un grande rilancio. Comunque era arrivato alla casa dei Cerusici accompagnato da una guardia del corpo dall'atteggiamento discreto e senza clamori. Lì lo aspettavano da un po' ma non aveva ben capito se si trattava di un metodo per ingannare i gruppetti di faccendieri delle banche d'organi che stazionavano intorno in attesa di poter convincere qualcuno a cedere per poco qualche inutile pezzo doppio (occhi, reni, testicoli o quant'altro) o se invece dipendeva da una carenza organizzativa che invece di assegnare un posto privilegiato ai maggiorenti come lui, pretendeva di gestire un calendario di urgenze, con questo indecente andazzo che avrva preso piede da un po' di garantire tutto a tutti. 

Va bene il lavoro gratuito o la possibilità di mandare mogli e figlie a esercitare nei templi della Venus Fellatrix a beneficio della comunità dei viaggiatori paganti, ma che anche le cure fossero fornite a chiunque senza tira fuori un credito o un minimo di impegno a lasciare un occhio o una rotula, gli sembrava una cosa quanto meno bizzarra per non dir di peggio, una demagogia d'accatto, tanto poi la gente si lamenta lo stesso, ma tant'è mala tempora currunt. Fu ricevuto con tutti gli onori che gli competevano come di consueto e subito messo nelle mani di amorevoli ancelle che lo coccolarono un po' anche se solo per prelevargli diversi fluidi vitali al fine di controllare il suo stato generale . Questi luoghi si sa sonno un po' come collegi o luoghi di detenzioni, da cui esci solo dopo avere espletato la pena o coni piedi in avanti. Così tendi inevitabilmente a fare comunella con i vari compagni di avventura che incontri. Una giovane donna che arrivava da Vega II era lì per il suo stesso problema e rimaneva un po' discosta e immagonita dato che, scannerizzandola, le avevano già trovato altre magagnette da sistemare. Si tirarono su a a vicenda chiacchierando di quando lui, giovane esploratore di pianeti lontani, aveva visitato il suo, quando lei forse era appena bambina, allora governato da un feroce dittatore, che aveva poi fatto la fine classica di tutti i tipi di quella sorta. Un brivido gli corse lungo la schiena, se anche su Surakhis le prossime elezioni avessero preso quella piega sarebbe stata una bella grana. 

Un dittatore poteva anche andare benissimo, ma a patto che fosse lui. Comunque almeno si distrassero un po' ricordando monasteri antichi decorati all'esterno sparsi in prati verdissimi, un delta selvatico e sconfinato, montagne popolate da genti di un tempo, con piccoli cimiteri dipinti e ancora Castelli dove vivevano popoli succhiatori di sangue. Risero un po' in attesa che arrivasse la notte, non gravati dall'oppressione del giorno che stava per presentarsi carico di incognite. All'alba lo prepararono, Poi la strada tra lunghi corridoi asettici dalle luci forti e dai colori delicati, verdi e azzurri, infine la sala prelievi dove molte figure mascherate attendevano di officiare la loro funzione. I Cerusici arrivarono con posizioni ieratiche, le mani in alto in attesa di essere vestiti dalle ancelle, la Storditrice eseguì una danza rituale per confondergli le idee, gli parlò di isole e pianeti lontani, lui abboccò subito mentre intanto scendeva nell'oblio. Quando si risvegliò nella sua cella tutto era già stato fatto. Il suo corpo straziato percorso da tubi, fili e bende che uscivano da tutte le parti e l'andirivieni delle vestali che facevano funzionare le macchine che dovevano provvedere a controllare le sue funzioni vitali, decidendo se invece non era il caso di sopprimerlo definitivamente per poter prelevare almeno qualche organo ancora utile alla bisogna, consegnando la carcassa alla scienza. Ma anche questa volta gli andò bene, la sua roba era così frusta ed inutile che l'algoritmo decise che conveniva mantenerlo in vita e liberarlo dopo un altro paio di giorni di meditazione, trascorsi tra le recita delle necessarie giaculatorie ed il digiuno più assoluto. L'operazione era stata effettuata, il Calcolo, la cui soluzione lo opprimeva, era stato risolto e presto sarebbe stato liberato.

Di tanto in tanto passava la processione sacra dei Cerusici che lo esaminavano, gli comminavano qualche esercizio penitenziale che andava dall'introduzione di materiali diversi nei suoi vari orifizi, ma sempre con facce rassicuranti e gioviali, cosa che rendeva lo scontare la pena sopportabile ed accettato. Insomma la revisione periodica, anche stavolta era conclusa con danni limitati, la perdita di un organo minore, ormai reso mezzo marcio dagli stravizi delle orgie calendariali e poco altro. Se ne tornò al suo palazzo nel mezzodì di una giornata fredda e radiosa, anche se ancora debilitato e sofferente, ma sereno per il fatto di essere ancora vivo; stupito come sempre del fatto di avere avuto tutto quel servizio costato di certo chissà quanto, senza aver tirato fuori un credito e incredulo come sempre del fatto che ci fosse una marea di dementi che, nonostante non pagassero niente o quasi, non facevano che lamentarsi di ogni cosa, sacramentando all'indirizzo di chi li governava e promettendo al più presto di mandare tutti a casa e portare al potere gente che per potersi candidare avevano fatto un apposito test che ne validasse l'assoluta ignoranza e incompetenza in ogni tipo di attività umana, assieme ad una dichiarazione vergata col sangue (altrui) su carta da formaggio di essere Onesti, cosa che nessuno sapeva ormai più bene cosa volesse dire. Ma infondo stava loro bene, folla bruta di Piglianculi destinata ad essere trattata come si deve dalle schiere dei Macropenici che intanto stavano indurendo l'attrezzo. Adesso per un po' ne aveva abbastanza, di organi da sostituire se ne sarebbe parlato, incrociando le dita, tra un paio di cicli astrali. Adesso era tempo di feste e di bagordi, pensò, suonando il campanellino dorato per richiamare le Ancelle della Minestrina.  



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Inchieste

mercoledì 8 febbraio 2017

Ma santa polenta!


L'ho già detto più volte, se sei un povero vecchietto, fatti portare al ricovero e rimani lì, diversamente fai solo dei danni. Ma no, non bisogna arrendersi, ecco dunque che ieri, di buon mattino, oberato di compiti istituzionali, gravato di una cassa di scomode dimensioni, ancorché leggera, scendevo festoso le scale di casa per raggiungere il cortile e caricare l'aggeggio in macchina. Ma le trappole sono ormai in agguato dappertutto e l'ultimo gradino, mefitico e ribaldo, messo lì chiaramente in più, posizionato diciamolo pure dove non doveva stare, si è mascherato da pavimento ed io poverino con la visuale obnubilata dal pacco, ho posato il piede in fallo, sullo spigolo estremo, mentre il peso del corpaccio informe traslava ormai debordando verso l'esterno. Come un marine che sente istantaneamente di essere caduto nella trappola vietcong e avverte la terra che gli manca ormai da sotto i piedi, mentre la trappola è scattata irreversibilmente e gli rimane solo il tempo di gridare verso il suo capitano mettendolo in guardia, ho avvertito il mio quintale lordo di muscolo possente anche se lardellato, scendere inevitabilmente verso il basso, anzi più che scendere, precipitare in maniera scomposta, mancando ormai di solida base di appoggio. 

Sfortunatamente tutto il peso si è accumulato sul mio povero pollicione destro che casualmente aveva tentato di opporsi alla caduta. Salvo tutto il resto, meno l'orgoglio, mi sono sollevato alla meglio cercando di non esternare a voce i dolori lancinanti che arrivavano dalle zone sottostanti e rassettatomi come era possibile ed ho proseguito stoicamente  i miei doveri per il resto della giornata, cercando di non manifestare (troppo) a chi mi era vicino, il mio disappunto e la mia sofferenza, accasciandomi solo a tarda sera. Non avendo dunque chiuso occhio tutta la notte, questa mattina la mia povera estremità aveva l'aspetto di una melanzana matura e la mia badante amorevole ha provveduto a trasportarmi al pronto soccorso, dove sono stato accudito con amore e rimandato a casa in stato di pesante prostrazione psicologica. 

In soldoni anche se non ci sono fratture, la distorsione tra alluce e metatarso mi farà soffrire ancora a lungo, sperando solo non ci siano conseguenze fastidiose, perché il biglietto aereo ce l'ho già in tasca e la metà di marzo si avvicina a grandi passi (lei che può). Diciamo che anche stavolta dovrei farcela a passare la notte e poi è noto che gli uomininhanno una percezione del dolore diversa dalle femmine della stessa specie, che tra l'altro li devono anche accudire. Adesso vado che devo cambiare il ghiaccio, magari mi faccio anche un aperitivo con quello che rimane per consolarmi. Comunque dopo un paio d'ore al pronto soccorso, devo ribadire che se uno si lamenta della sanità pubblica italiana (cortesia, competenza e totale gratuità anche a chi se la potrebbe permettere), è un mentecatto che non ha idea di come sia la sanità nel resto del mondo.


venerdì 24 gennaio 2014

Di coda in coda

Accidenti, avevo deciso di rimandare la banca a domani, essendo oggi l'ultimo giorno per la miniIMU e la coda sta ancora fuori dalla porta, ma anche da Equitalia ne avevo almeno dieci davanti e tutti con grane lunghe da sbrogliare, facce con ghigni amari e inferociti di chi ritiene di subire grosse ingiustizie, come la parrucchiera che sibilava contro quei bastardi che le tasse non le pagano e so io quanti e poi fa gli scontrino con segnato solo la metà dell'esborso e potendo anche un po' meno, tipo solo la piega. Alla posta uguale, in più, almeno un paio avevano un pacco di raccomandate che ci hanno messo da soli una mezz'oretta e un'altra ora se ne è andata. Anche qui tutti incarogniti, ma più aggressivi, mentre alle tasse erano decisamente più sottomessi, come quei cagnoni ben legati per il collo, che ringhiano a bassa voce, accucciati vicino alle gambe di un padrone severo. Qui la schiena era più diritta, come se, in questo caso fossero loro i padroni, pronti a sindacare come questi maledetti statali non sappiano fare il proprio lavoro, quanto siano menefreghisti ed indolenti e so ben io cosa farei se comandassi. Indignazione pura e sacrosanta di chi ha passato e passa vite intere a stare in coda a far commissioni, essendo usciti solo un attimo dal posto di lavoro, che tanto il capo è in malattia o chiude un occhio. Sta di fatto che questo rumoreggiare sordo si frange contro il vetro degli sportelli come una piccola onda inoffensiva e scivola giù come olio sulla pelle dei lottatori mongoli o come gli insulti all'amministratore di condomino. 

Ci devono essere talmente abituati, quei disgraziati di là dal vetro, presi più a badare ai moduli che sono finiti, al computer antidiluviano che si blocca ed alla stampante senza toner, che neanche più li sentono o forse fanno finta, avendo un po' più di sale in zucca. Per fortuna che dal dottore ce n'erano solo otto e come si sa il medico della mutua non visita e non perde tempo, così anche lì prevedevo al massimo un'oretta. Poi casualmente, tra le varie lamentele e dettagliata descrizione di malattie che formavano il brusio della sala d'attesa, è venuto fuori che il mio non c'era neanche, era lui stesso in malattia, così ho saltato la terza coda, sarà per un altro giorno, quasi come diceva Rossella O'Hara. La signorina mi ha segnato ugualmente i farmaci ripetibili e mi sono addirittura attardato alla chiacchiera con un vecchio collega che aspettava il suo turno, delirando un po' sui bei tempi andati e di come le cose andavano meglio e dei disastri che ci attendono inevitabilmente, adesso che tra poco ci sospenderanno le pensioni. Spero che la sua dottoressa gli abbia prescritto i farmaci giusti, soprattutto antidepressivi potenti. Non mi è rimasta che una codina in farmacia, dove per fortuna, hanno ormai il buon senso di separare il banco dove spacciano l'acqua fresca, gremito di donnine in attesa che lanciavano gridolini eccitati alla distribuzione di nuove boccettine miracolose a base di oscillococchi, pappe reali e principesche, pomate antiemorroidali alla carta vetrata e detergenti intimi all'acido muriatico. 

Lì facevano veramente a pugni per assicurarsi il privilegio di lasciare biglietti da 50 euro in cambio di deliziosi pacchetti regalo per i farmacisti medesimi, che pur essendo più di sei non riescono a far fronte alla ressa. Le clienti invece, guaiscono di piacere aprendo il portafoglio, certe dei risultati che darà loro l'effetto placebo. Una che aveva appena sborsato 120 euri di fiale per nutrire in maniera definitiva la sua pellaccia incartapecorita, si lamentava di aver dovuto pagare un ticket oneroso per un medicinale del marito cardiopatico, che vergogna dopo tutto quello che ci fanno pagare di tasse. Meno gente invece al bancone dei farmaci dove, dopo aver ritirato un bel pacco di scatolette naturalmente non griffate, ho lasciato sul tavolo un bel 50 centesimi. Per forza che il sistema sanitario nazionale va in malora. E' la vita, per fortuna dal benzinaio di coda non ce n'era e il GPL è pure diminuito. Quasi quasi vado in montagna un paio di giorni a cercare di far funzionare il mio nuovo minitablet, che non sono capace.


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mercoledì 28 novembre 2012

Trattamento sanitario.

In evidenza la robusta muscolatura.

Già ho detto che lamentarsi della sanità italiana è delittuoso, almeno dalle mie parti (sarà un oasi felice), specie se la confronti con quella di altri paesi e non parlo di Africa. Questa mattina dopo aver, in un'oretta e con un misero ticket sistemato il nostro anziano (sangue, elettrocardiogrammi e visita geriatrica varia) sono andato previo appuntamento in un bel ufficietto dove un competentissimo signore mi ha fatto una panoramica generale di tutto quello che mi aspetta tra un paio di mesi, mi ha dato un elenco di consigli preziosi, abbiamo insieme esaminato insieme cartine e ceppi di malanni mefitici più o meno resistenti alla scienza, mi ha fornito delle pastigliette, e mi ha dato una puncicata al robusto bicipite. Me ne sono uscito con un bel tesserino e un vaglietto da qualche euro, che gli porterò domani, dopo averlo pagato. Ha detto che si fida. Lamentatevi voi se potete. Adesso posso in santa pace dedicarmi a studiare itinerari compulsando internet, i vari siti bigliettai e leggere libri adeguati. Febbre gialla non avrai il mio scalpo, ormai, ahimé, mi hanno inoculato.


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martedì 23 marzo 2010

La supposta (debolezza) di Obama.

Accidenti, non l'avrei mai detto! Nel senso che non ci avrei scommesso un centesimo. Invece stavolta il bello e abbronzato ce l'ha fatta. Devo dire che questo mio stupore deriva dal fatto che con l'America sono un po' prevenuto, sempre in un sentimento altalenante tra l'ammirazione e il disagio per un paese così creativo, eppure prepotente e spocchioso, così razzista e allo stesso tempo con il più funzionale melting pot del mondo. Un paese dove contano incredibili personaggi teodem e che ha saputo inventarsi il neocreazionismo, ma dove esiste una possibilità di class action unica ed efficace. Dove si inquina più che in tutto il resto del mondo, ma allo stesso tempo si spinge sull' energia verde contemporaneamente alla ricerca OGM. Dove la libertà del mercato permette a tutti di avere opportunità per prendere l'ascensore sociale, ma si combina il peggior patatrac economico della storia, pretendendo anche di insegnare agli altri come si fa. Il paese che vuole spiegare in tutte le cose quale sia il sistema migliore e poi non ne indovina una, quando interviene all'estero essendo capace solo di usare le bombe. Il più potente che perde tutte le guerre. Ignorante di ogni cosa avvega all'estero, ma deciso ad imporvi la sua way of life con la forza. Capace di attirarsi antipatia e ammirazione, invidia ed emulazione. I paesi che più la avversano come Cina e Russia, nella pratica più ne sono attrati e la copiano pedissequamente, soprattutto nella parte culturalmente più deteriore. Sembrano dei bamboccioni ingenui ed ignorantissimi, ma pericolosi quanto mai, considerata la pistola nella fondina e la preoccupante facilità con cui la estraggono. Vedi un personaggio come la Palin e te ne ritrai inorridito e impaurito e poi si va a votare e vince Obama. Nenche su di lui avrei scommesso. Si vede proprio che non capisco niente. Mi pareva molto più avvantaggiata la Clinton, donna e per di più cornuta ma sveglia, ideale acchiappa voti, invece no, salta fuori lui e sbaraglia il campo. E subito dopo, ancora dubbi, forse è sopravvalutato, dopo la sbornia iniziale, fara una magra fine, gli taglieranno le gambe, lobby e camere gli imporranno calma e gesso. Non è mica come in quei paesi dove chi comanda ha un parlamento con una maggioranza straripante costituita di quasi dipendenti ai tuoi ordini. Li sì che puoi fare quello che vuoi; sì, quello che vuoi per i tuoi affari, ma quando si tratta di fare qualcosa per il paese puoi sempre dire che non ti lasciano lavorare, che ti impediscono di fare le cose, che queste democrazie sono veramente poco efficienti, che se uno avesse il potere assoluto allora sì che potrebbe fare. Invece l'abbronzato non si lamenta, ha contro tutti, lobbisti con denti da squalo, due camere incarognite ed in bilico, la destra che lo vorrebbe sbranare, la sinistra terrorizzata di perdere le prossime elezioni. Ma lui lavora, si dà da fare, convince, parla e tira diritto verso lo scopo. E' lì che vedi il grande statista, non gliene importa nulla che il fare le cose giuste faccia perdere voti, se sono giuste si fanno e basta, alla faccia dell' America retriva ed egoista, calvinista e puritana per cui la povertà ce l'ha chi se la merita. A cercare di riconquistare la simpatia del mondo che è una cosa importante anche se hai la forza delle armi e puoi imporre la tua volontà con le bombe. Tira dritto Benedetto, fai ancora più grande il tuo paese, scrivi la storia, ficcagli la supposta fino in fondo. Gli altri Benedetti, gli unti dal Signore, gli ominicchi facciano le loro concioni nei loro paesi morenti che non hanno neanche più la forza di un colpo d'ala, che ai polli di Renzo hanno tagliato anche quelle.

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