lunedì 23 gennaio 2017

Madagascar 19: Verso Ranohira

Transumanza


Savana pascolo
Le porte del sud sono ormai alle nostre spalle. Siamo scesi di almeno trecento metri e l'altopiano si è mutato in una pianura infinita che si perde fino alla linea diritta dell'orizzonte. La strada la taglia in maniera rettilinea senza mostrare dubbi. Ai lati, tra rari arbusti spinosi, solo una distesa di erba stentata e seccagna, un pascolo povero e disperato che rende difficile sopravvivere. E' la savana siccitosa, fatta di polvere e di sete, dove l'acqua dal cielo arriva stentata ed attesa per lungo tempo, bloccata com'è dai contrafforti dei rilievi costieri dell'est. Anche gli insediamenti, fatti di capanne di frasche misere e spoglie si fanno sempre più rari e lontani, ai margini del nastro di asfalto corroso dal tempo, con qualche donna e dei bambini che nemmeno corrono tra la polvere, come se non ci fossero energie da sprecare in questa terra difficile. Di tanto in tanto incontri piccole mandrie di zebù che avanzano lente nella nuvola rossa, guidate da giovani pastori con lunghi bastoni diritti, dagli sguardi cupi, che chiedono stancamente acqua, quasi senza speranza, al tuo passare, segno che questa è merce rara ed importante in questa terra di sete.

Il cappello del vescovo
Si dirigono al mercato di Ambalavao dove prima o poi arriveranno, non importa quando, in fondo qui il tempo non ha grande importanza, in questa infinita, costante e ripetuta transumanza, cominciata quando il ragazzo ha quattordici anni e giunge l'ora di diventare uomo. Allora lascia il villaggio per le vastità dell'altipiano, dove cercherà di cominciate a formare il nucleo della sua mandria, catturando qualche zebù selvatico che si è perso nella solitudine infinita o meglio ancora tentando di rubarne qualcuno, a rischio della vita, in una sorta di pericoloso abigeato rituale, senza il quale non potrà presentarsi alla porta di qualche famiglia a chiedere una ragazza in sposa, avendo dimostrato con questa balentìa, e uso questo termine proprio in assimilazione di una cultura pastorale lontana ma che presenta qualche tratto di similitudine, le proprie capacità di uomo. Solo così potrà sottrarsi ad un ruolo di perenne subordinato, potendo aspirare forse un giorno a diventare capo di un villaggio, una autorità che si conquista con la ricchezza, segnalata dalla numerosità e dalla bellezza dei capi posseduti e dalla saggezza che viene con l'età dalla scuola della vita, l'unica accettata in questo mondo isolato.

Supermarket
Quando verrà la fine, tutto questo sarà apprezzato e pianto da tutti, in una grande cerimonia funebre in cui verrà usato, dissipato forse secondo un'altra mentalità, almeno un terzo della ricchezza accumulata. Un altro terzo verrà speso nella costruzione della tomba, il più possibile grande e fastosa, in muratura e solida pietra come si conviene ad una dimora eterna, al contrario della capanna di frasche che ha segnato la provvisorietà della vita, in cui avverrà la sepoltura definitiva, dopo almeno sette anni dal primo funerale provvisorio, cosa che permetterà al sepolto di diventare una divinità tutelare della famiglia in eterno. Il resto del patrimonio verrà distribuito equanimente a tutti i componenti del villaggio, in una sorta di ripartizione della ricchezza periodica che riporta una livella naturale per smussare differenze e disparità eccessive. Poi il villaggio viene bruciato e si va via, a cercare un diverso altrove, dove far ripartire una storia nuova, differente anche se sempre uguale. In questa piana senza fine, i punti di riferimento sono pochi ma devono bastare a scandire le transumanze sempre uguali, fatte di notti sotto le stelle, di polvere e di sete.

Ingresso dell'Ivalo
Qualche rilievo isolato soltanto per orizzontarsi, con nomi dettati dalla fantasia dei pastori passati di lì e non si sa come, diventati di uso comune per tutti, come il Cappello del Vescovo e la strada, retta perfetta, stella polare del cammino che non lascia sbagliare mai. Quando arrivi a Ranohira è quasi sera; case sparse al limitare di un territorio dove la piana è finita per lasciare spazio alla roccia che la natura ha provveduto a trasformare in una costruzione fantastica in cui perdersi. Qui arrivano turisti per vederela, apprezzarla, perdersi nei suoi meandri, quindi è nato questo corpo estraneo utile a servire a questa necessità nuova e sconosciuta. C'è addirittura una specie di supermercato semideserto dall'insegna ormai sbiadita, dove la mancanza di energia elettrica, problema endemico del paese, ti fa girare tra i corridoi in una specie di spettrale abbandono, prima di arrivare coi tuoi pacchetti di biscotti e una bottiglia di rum per festeggiare, alla cassa, dove il conto verrà fatto a mano su un pezzo di carta. Poi, finalmente puoi riposare tra le bouganvillee di un giardino a guardare a ponente dove il sole colora di viola le nuvole basse prima di sparire tra le rocce. Devi prepararti a domani. Il parco nazionale di Isalo ti aspetta coi suoi sentieri tra le rocce dove potrai cercare le risposte ai tuoi interrogativi.


SURVIVAL KIT

Il giardino del Ranch
Ranihira Isalo Ranch - All'ingresso del parco Isalo. 40 € in bungalow attrezzati secondo la consuetudine del paese. Bellissimo giardino con specie di piante endemiche dove sorseggiare un cocktail o una birra guardando il tramonto. Bella piscina, molto usufruibile, dopo le escursioni nel parco. Free wifi nel ristorante e negli spazi comuni. Cena di buona qualità con scelta tra almeno tre opzioni, come maiale in agrodolce, zebù ecc. sui 10 €. Personalegentilissimo. Possibilità di massaggio quando rientrerete distrutti dopo le visite al parco, 25.000 Ar. per 45 min.


Tramonto sull'Isalo

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sabato 21 gennaio 2017

Gelo


Fa un freddo cane qui. Stanotte abbiamo avuto -15°C, ma un conto se sei venuto in montagna a goderti un we sulla neve come me o se sei in una tenda senza casa o addirittura sepolto sotto la neve ad aspettare i soccorsi che, pur lavorando senza sosta, faticano a risolvere una situazione difficilissima. Lasciando da parte i consueti sciacalli, ma sono sempre gli stessi, ormai li conosciamo talmente bene che non fanno neanche notizia, è la politica bellezza, che gioia sentire che per 10 persone almeno è arrivata una insperata salvezza e sono stati riconsegnati vivi ai loro cari e forse si riuscirà a salvarne ancora. Gli sciacalli dall'alto della loro bassezza disgustano, questa gente che lavora senza sosta per salvare vite umane, invece, ci fa sentire orgogliosi del nostro paese. E poi il freddo e il gelo hanno valenze diverse a secondo delle situazioni. Come vi ho già detto, io, anche se lo soffro, me lo vado a cercare con gusto, altri più abituati, manco se ne accorgono e il mio amico Zhenja, da Mosca avvolta nella coltre di Nonno Gelo, trova i -15°C assolutamente normali, non meritevoli di commento, anzi mi manda una foto del parco da lui frequentato dove i pensionati russi, che diversamente da noi, non vanno a controllare i cantieri, che sarebbero coperti di neve, si trovano per giocare a scacchi o a domino senza problemi. 


Un parco a Mosca - Foto Komaricev 
E poi c'è il gelo che ti prende dentro, quello che è un misto tra sconforto e paura, come quello che mi ha preso da ieri sera, dopo aver ascoltato con attenzione il discorso programmatico di Trump al suo insediamento. Da sotto il gatto morto giallo sono usciti odio e prepotenza, cosa che piace tanto a chi lo sostiene. Che gelo nel cuore al sentire quei richiami ai soldi "sprecati per le altre nazioni" o quell'America first "prima tocca a noi, gli altri crepino pure, anzi, se non ci pensano da soli magari gli diamo una mano", pronunciato dal comandante del paese più ricco del mondo. Certo bisogna andare oltre all'insieme di frasi fatte e di proclami populisti utili a rassicurare l'egoismo dei suoi sostenitori, ma se davvero tenterà di mettere in atto le sue promesse, dal più becero protezionismo, ai muri a pagamento di altri, all'isolazionismo menefreghista, al rafforzamento senza limiti dell'esercito più forte del mondo, tutte cose drammaticamente distruttive per l'economia, sarà un quadriennio molto difficile per il mondo. Quell'uomo ed i suoi sostenitori, odiano l'Europa e la temono, la vorrebbero formata di umili staterelli impossibilitati ad avere una voce in capitolo e destinati ad impoverirsi e ad obbedire e qui tanti sono ansiosi di dar loro una mano ad autodistruggersi. 

La lascierebbero volentieri a far da boccone alle bramosie putiniane che sta appropiandosi del Mediterraneo e che presto si ripapperà la Lituania. La Cina, terzo polo del mondo, certo teme per i suoi affari, ma si contenterà, almeno per un po', purché non la si intralci nel suo espansionismo egemonico in Asia e Africa. Certo non sarà facile applicare la ricetta economica all'interno degli USA, una autonomia di autoproduzione certo un po' più semplice dello stile italo orbace, grazie alle risorse, al limite se le andranno a prendere dove sono "a rimborso dei soldi spesi per il beneficio di quei paesi " (leggi bombe e spese militari). E' la prepotenza del potente in cui la colpa è sempre dell'agnello che sta a valle, al limite dei suoi genitori. Il suo popolo lo inneggia, quelli che altrove, sperano nel disastro totale per poter arrivare al potere, anche. Sono le stesse parole che si sentivano negli anni trenta del secolo scorso, successivi ad una crisi economica molto simile a questa, pronunciate dai balconi e alle folle plaudenti, da crape pelate e baffetti nervosi, prima di precipitarle nel baratro del bagno di sangue. Certo io spero che tra proclami e fatti ci sia molta differenza, ma intanto già stamattina, pare che il personaggio abbia firmato il primo documento per eliminare l'Obamacare e lasciare 40 milioni di poveracci senza assistenza. Così potrà forse abbassare le tasse ai milionari e potenziare l'esercito. Che gelo ragazzi. Oggi ho la pelle d'oca.


giovedì 19 gennaio 2017

Madagascar 18: Verso le Porte del Sud

 
Il mercato di Ambalavao
 
Il cinema
Questa mattina i recinti del bestiame sono deserti. Tutti gli animali se ne sono andati. Neppure più uno delle decine di camion in attesa e tutta la folla che gravitava attorno al mercato è sparira, solo un gruppetto di zebù è su un prato un po' più lontano a brucare. Il ragazzo che li sorveglia sta appoggiato con una gamba al suo lungo bastone. E' arrivato con un giorno di ritardo, dovrà aspettare fino al prossimo mercoledì, che vuoi che sia a fronte al mese che ha passato per arrivare dalla valle a nord. Invece il mercato cittadino è animatissimo come al solito. E' davvero grande e ci trovi tutto quello che serve, come è consuetudine nei grandi mercati africani. C'è la parte per così dire premium, dove puoi trovare addirittura una sorta di cinema, con stalli permanenti come le macellerie e le vendite di pesce, le bancarelle fornite di materiali migliori e poi larghi spazi dove tutta la superficie è semplicemente ricoperta di teli stesi sulla terra rossa e sui quali vengono esposte mucchi di mercazia, suddivisi per zone merceologiche. All'esterno c'è tutta la merce per così dire tecnologica, strumenti agricoli, per la casa e quello che pomposamente possiamo chiamare elettronica. C'è chi ripara e chi vende materiali di recupero, pezzi di ricambio e montagne di caricabatterie da cui pescare quello che hai perso, sempre che tu lo riconosca.
Zona frutta

Frutta e verdure sono presentati come sempre nei paesi poveri, in mucchietti e piramidi ordinate ed invitanti. Invece stoffe e vestiti, magliette e calzature stanno ammonticchiate in grandi cataste da cui pescare per scegliere il pezzo preferito. Quisi apre un discorso interessante. La maggior parte di questo abbigliamento, siano jeans, confezioni varie, ciabatte e scarpe, sono materiali usati, in differente stato di conservazione e come qui tutti sanno, arrivano direttamente dall'Europa, frutto delle raccolte organizzate dalle varie charities che si occupano di ritirare vestiti vecchi. Funziona così: la gente qui da noi si disfa di quello che non serve più, portandolo ai vari centri di raccolta. Qualche cosa, in minima parte, viene usato per soddisfare le richieste di qualche povero che chiede alla parrocchia, ma la stragrande parte del resto, in particolare tutto quello che viene conferito negli appositi cassonetti, viene ceduto a peso ad apposite organizzazioni. Il denaro raccolto viene impiegato per gli scopi caritativi di chi mette il nome. Tutto il materiale transita quindi in un centro di smistamento dove viene diviso in tre parti.

Lavorazione della seta
Quella irrecuperabile, troppo malandata, viene inviata generalmente a Prato e venduta a peso a chi la trasforma in materiale di recupero, la parte migliore della roba quasi nuova, viene piazzata sui mercatini del paese stesso, mentre la selezione di mezzo viene inviata in conteiner ai paesi africani dove, dopo ulteriore selezione finisce sul mercato locale a prezzi che sono accettabili per quella economia. Ecco la ragione delle migliaia di magliette di squadre di calcio e similari che vedrete anche nei villaggi più sperduti. Ora qualcuno si dichiarerà certamente indignato perché i vestiti che lui pensava donati e che riteneva sarebbero stati distribuiti gratuitamente a chi ne avesse bisogno, sono invece finiti in un meccanismo affaristico e lucrativo. Vedete voi se questa è una soluzione funzionale e tutto sommato efficiente o se vi infastidisce il fatto che quello che era visto come un dono disinteressato si sia invece trasformato in una vera e propria filiera economica, che arricchisce o magari fa solo campare tanta gente.

Carta Antaimoro
Il nostro Patrick è tutto soddisfatto, si è appena comprato a 20 euro, un paio di Nike quasi nuove, che aveva adocchiato in un negozio di Tana, di cui qualche rampollo viziato si era disfatto, probabilmente con sguardo annoiato perché erano un modello dello scorso anno e le esibisce con orgoglio, sembra dire, ci vuole occhio per acchiappare al volo l'affare. Insomma l'Africa così funziona. Ma non c'è solo ad Ambalavao, da vedere ci sono anche altre cose particolari. Intanto è la zona dove si coltiva la vite e si produce il vino malgascio, altro lascito della cultura francese, anche se la cantina di produzione non è più aperta alle visite, e poi c'è la produzione della seta, i cui bachi vengono allevati grazie ad una pianta simile al gelso che cresce bene in questo clima. Infine i Bara che popolano questa parte del paese hanno mantenuto anche la tradizione della carta Antaimoro, prodotta a mano a partire dalla macerazione della fibra di avoha, una pianta dalla quale si ricava una pasta che con il classico metodo delle carte prodotte a mano, viene stesa su telai per un minimo spessore e che essiccando produce grandi fogli di una carta rugosa che ha tutto il fascino degli antichi manufatti, una sorta di papiro antico su cui scrivere con una penna d'oca deve essere gratificante.

Lemuri catta che si coccolano
Il plus rispetto ad altre produzioni simili è dato dall'inserimento nella pasta ancora bagnata, di petali freschi di una grande varietà di fiori fino a formare disegni di grande precisione, cornici eleganti e dornamento unico e bellissimo. La differenza rispetto ad analoghe tradizioni del sudest asiatico, ricordo carta di polpa di corteccia prodotta in Myanmar o in Vietnam, con grandi fiori disposti alla rinfusa, sta in una disposizione molto più accurata e minuta per creare disegni complessi e geometrie raffinate. Una multiforme serie di oggetti si produce per mezzodi questa carta. Album e quaderni, contenitori, scatole di ogni tipo ed anche quadri ed altri prodotti ornamentali da parete. Pochi chilometri fuori della città, rimane sotto un monte isolato una traccia di bosco originale attorno ad un piccolo lago. E' la riserva di Anja, dove si può vedere una dei maggiori assembramenti di lemuri catta di tutto il Madagascar, che pascolano al mattino in folti gruppi al limitare degli alberi esibendo la lunghissima coda con 14 anelli bianchi ed altrettanti neri.

Colonia di Flatidia rosea
Si radunano in gruppi numerosi composti soprattutto da femmine, litigiosissime tra di loro, che passano la maggior parte del tempo a bisticciare e a farsi dispetti. Tuttavia grazie a loro ed all'azione benedetta che i loro acidi intestinali operano sui semi delle bacche che mangiano in grande quantità, la foresta ha ricominciato ad espandersi e ad ospitare molti animali endemici che stavano scomparendo qui, come diverse specie di lucertole, insetti particolari come  la Flatidia rosea, insetti dei quali si possono vedere sui rami bassi e rinsecchiti, colonie numerosissime di ninfe in attesa di svilupparsi, di un bellissimo colore. Verrebbe certo voglia di fermarsi qui per la notte per poter scovare gli occhi gialli dei gufi che riposano di giorno o i voli dei pipistrelli appesi nelle caverne di granito formate dai massi precipitati dalla montagna che incombe alle spalle. Ma bisogna proseguire verso sud, mentre l'altipiano diventa a poco a poco sempre più arido. Alla terra rossa si sostituiscono montagne chiare e tondeggianti di granito antico e le capanne si diradano fino a scomparire quasi del tutto. Dopo una ventina di chilometri, in un panorama che si allarga sempre di più dando spazio ad un orizzonte ancora più rettilineo, campeggiano due montagne nel mezzo delle quali la strada si infila come in un varco atteso ed obbligato. Siamo alle Porte del sud. Davanti a noi l'Ihorombe plateau.


Le Porte del sud
SURVIVAL KIT

Anja Community Reserve - Piccolo parco ad una ventina di km da Ambalavao sulla N7 verso sud. Ingresso 10.000 Ar. più altrettanti per la guida obbligatoria per un giro di un paio d'ore. Possibile anche un giro più lungo di 6 ore che porta fino alla cima della montagna sotto la quale si stende la riserva, ma non credo di grande interesse. Il posto migliore per vedere da vicino i catta. Vedrete sicuramente anche camaleonti, gechi, lucertole endemiche, upupa, bulbul e altri uccelli assieme a molti insetti strani e farfalle. Più difficili da vedere perché notturni, i gufi e pipistrelli che popolano le grandi caverne in cui i lemuri si rifugiano durante la notte.


Venditrice di mango

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mercoledì 18 gennaio 2017

Madagascar 17: Il mercato di Ambalavao

L'altipiano prima di Ambalavao


Il mercato del bestiame
Sugli altipiani il clima è decisamente migliore, più secco e fresco e anche se piove un poco, dopo l'aria diventa cristallina e quasi lucida, puoi guardare lontano e quando si avvicina la sera, una luce magica avvolge ogni cosa, le casette lontane, le terrazze di riso, i contrafforti scavati dei rilievi graffiati dalle acque e dal vento, tutto assume una colorazione tra il rosso e il dorato, un tono di rame che ti riempie i giga delle schede di memoria in un attimo. Ma anche durante il giorno non mancano i momenti giusti per fermarsi. Se attraversi una cittadina senza nome, e come fai a ricordarli tutti quei toponimi chilometrici di questo idioma agglutinante, fatto apposta per creare parole scioglilingua, che cominciano tutti per Anta (luogo) o Amba (monte) o similari, è gradevole fermarsi in uno dei tanti locali lungo la strada. Una terrazza, una tettoia, qualche tavolo malandato di legno antico e pesante, un ristorantino. Beh da queste parti la cucina ha mantenuto una bella eredità dalla Francia e a parte l'onnipresenza di fragranti e un po' tozze baguette, è molto comune trovare, orroreorrore, del fois gras di ottima qualità che, quale che sia il trattamento riservato alle povere oche, è una gran delizia soprattutto a questi prezzi. 

Pastori
La ragazza dai lineamenti orientali che ce lo serve, sotto il controllo della madre cinese ancor giovane, è splendida, in ottemperanza al lussureggiamento degli ibridi. Il padre francese invece è uno dei tanti bolsi rimasugli del passato, appollaiato dietro il bancone con lo sguardo perduto nella nostalgia e nel rimpianto di un passato migliore. Se potesse di certo voterebbe Le pen. Qui si contenta di aver importato una moglie, scelta su catalogo, in cerca di opportunità economiche migliori di quelle offerte da qualche sperduto paese della campagna del Guang Dong, cosa che pare avvenga con una certa frequenza da queste parti. Lei lavora con la alacrità propria dei cinesi, libertà in cambiodi sicurezza, mentre lui, da vecchio flaneur quale, probabilmente, è sempre stato, gigioneggia con altri residuati come lui, arnesi da colonia che si radunano nel locale a bere birra, qualcuno ancora col vecchio basco di ordinanza, favoleggiando i vecchi tempi, senza neppure riconoscere la fortuna avuta per non essere stato cacciato malamente, come in molti altri casi meno fortunati. 

Bambina di Ambalavao
Ma il tempo stringe e bisogna arrivare presto ad Ambalavao se vogliamo vedere ancora gli ultimi momenti del suo famoso mercato degli zebù, il più grande del Madagascar, che comincia il mercoledì, giornata in cui le mandrie arrivano, vengono osservate con cura dagli acquirenti che poi procedono alle trattative e prosegue il giovedì, quando i contratti vengono conclusi e gli animali portati via a poco a poco. Migliaia di animali convergono da tutto il sud del paese in una transumanza che può durare anche due mesi, per essere ammassati a gruppi omogenei in ampi recinti alla periferia del paese, dove si ammucchiano tutti gli interessati alle transazioni. Tutto è un po' cambiato negli ultimi anni. Un tempo la bellezza ed il portamento degli animali, le dimensioni e la forma delle corna contavano sopra ogni altra cosa, oggi altre considerazioni più pratiche hanno preso il sopravvento. Si sono presentati nuovi attori sul mercato. Da qualche anno i cinesi hanno costruito in tutto il paese una rete di macelli con annesse piccole fabbriche per la produzione di carne in scatola che poi viene esportata in Cina. 

Recinti del mercato
E' lo stesso ciclo che un tempo seguivano le spezie, il legname o le altre ricchezze primarie che partivano dalle colonie verso il territorio metropolitano. Oggi, che orde di antichi poveri hanno la possibilità di acquistarsi il cibo, la fame di prodotti agricoli supera ogni altra richiesta e le derrate hanno preminenza su prodotti che facevano la ricchezza dei vecchi mercati. Uno schema consueto, i paesi più deboli visti come produttori di materie prime a basso costo. Tuttavia questa richiesta anomala, ha spostato i termini del discorso con la conseguenza che in pochi anni i prezzi degli zebù sono raddoppiati. La bellezza dell'animale ha perso di valore, ilsolo parametroormai considerato è il suo peso. Questo ha provocato turbative notevoli nell'economia dei villaggi che adesso trovano l'approvvigionamentiodi carne, un tempo consumo normale di una dieta abbastanza mista, molto più difficile ed oneroso. E' la globalizzazione bellezza. D'altra parte il pastore adesso può pensare di permettersi non solo il telefonino, ma anche il piccolo pannello, naturalmente cinese, per ricaricarselo. 

Il carico degli zebù
Ma è ormai giovedì pomeriggio e gli affari sono quasi tutti conclusi. Si formano gruppetti di pastori che ormai hanno venduto; li riconosci subito dalle facce brunite dal sole sotto i cappellacci consunti, appoggiati ai loro lunghi bastoni, con volti tristi. Forse sono tutti così gli allevatori di animali, quando si sono liberati del loro fardello che che da anni assistono. Certo sapevano che questa sarebbe stata la fine usuale del ciclo, di un lavoro basato forzatamente sulla ricerca di un guadagno, un reddito che serva a garantire la sopravvivenza di una famiglia, ma anche loro sanno che questo non è un lavoro come un altro. Non passi anni a camminare sull'altopiano in cerca di pascoli migliori per loro, a difenderli dai predatori, dai malannie e dalle intemperie, senza conoscerli ad uno ad uno, senza amarli, se ha un senso usare questa parola. Quegli animali di cui certo conosci la fine che avranno, sono parte della tua vita, hai avuto con loro un rapporto di vicinanza empatica, li conosci uno ad uno e di certo ti sei preoccupato del loro benessere non solo perché questo  si identifica con un reddito. Per questo i visi dei pastori sono sempre tristi quando rimangono senza le loro bestie, anche se nella bisaccia hanno un piccolo rigonfiamento in più, il prezzo di un abbandono consciuto, previsto, calcolato ma sgradito anche al pensiero. 

Il bar del mercato
Forse Michel si ubriacherà questa stasera pensando a quella fila di magnifiche corna, di gobbe altere che non sono più sue compagne e che ora si spingono le une con le altre prima di essere stipate su camion mai conosciuti, per andare incontro al loro destino. Ha dato un'ultima pacca sulla groppa del toro più grande, il magnifico pezzato bianco e nero, quello con le corna perfettamente arcuate che tutti gli invidiavano al paese, che ha girato il muso all'ultimo verso di lui, quasi a salutarlo, prima di venire spinto via dagli altri che lo seguivano. Ha sentito e riconosciuto soltanto il suo muggito profondo, lontano, attutito dalla distanza, ma ben riconoscibile tra gli altri, mentrelo caricavano. Lui è rimasto di spalle, appoggiato al recinto, lo sguardo rivolto a terra senza voltarsi e senza parlare coi vicini. I commercianti che li circondano, invece sono molto più attivi, si muovono qua e là, qualcuno dà ordini agli autisti, qualcuno si accorda con altri inservienti, altri registrano acquisti e terminano gli ultimi affari. E' tardi ormai.  Anche questa settimana la fiera sta finendo. Da domani alla spicciolata arriveranno altri pastori, altre mandrie, altri animali.

Piccola pastorella

SURVIVAL KIT

La carta Antaimoro
Ambalavao - Cittadina dell'altipiano sulla N7 a 70 km circa a sud di Fianarantsoa. L'abitato è caratterizzato da tipiche casette a due piani con veranda dei Betsileo, un sottogruppo dell'etnia Bara. Nota per essere il più importante mercato del bestiame del paese che si tiene il mercoledì e giovedi di ogni settimana. La città è anche nota per la produzione della carta Antaimoro, una sorta di papiro di fibra della pianta avoha, fatta a mano e decorata con fiori freschi inseriti sulla pasta prima della essiccazione, come avviene in alcuni paesi dell'Indocina (Myanmar, Laos, Vietnam). Da visitare anche il grande mercato all'aperto, tutti i giorni fino al calar del sole, coloratissimo e tipicamente africano. Inoltre ci sono molte attività di produzione e filatura della seta.

Hotel Aux Bouganvillées - Ambalavao - Comodissimo di fronte al merato. Grande giardino ben curato. Boungalow consueti, spartani ma puliti, con zanzariere. All'interno produzione della carta con visita gratuita. Sui 100.000 Ar. Personale gentile. Free wifi al ristorante annesso.  Menù più ricco del solito, abbiamo avuto filetto di zebù al pepe verde o allo zenzero discreto anche se un po' coriaceo. Patate e frutta con 14.000 Ar. Colazione consueta con croissant. 

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martedì 17 gennaio 2017

Madagascar 16: Parco di Ranomafana


Lemuri
Una famiglia al pascolo
Bisogna lasciare il mare, almeno per un po'. E' la parte piovosa della costa, quindi meno frequentata in questa stagione, e per la verità resa anche più selvatica dalla mancanza di buone strade, tuttavia, proprio per questo molto fascinosa, con la sua atmosfera di decadenza da vecchi mari del sud. Intanto, mentre si risale verso gli altipiani, in questa continua alternanza di paesaggi, traversi di nuovo la foresta pluviale, la zona più umida del paese, visto che il monsone viene costantemente a frangersi sui contrafforti della montagna che sale per oltre mille metri e rovescia qui tutta l'acqua accumulata sull'oceano. Certo non sono più le foreste primarie di palissandro, bois de rose e altri legni rari. Tutto è stato sostituito dagli eucalipti e dalle criptomerie di importazione, ma il verde è ancora piuttosto fitto per ampi areali e protezione di animali cui la terra viene a poco a poco sottratta. L'uomo si moltiplica senza sosta, specialmente dove sembra che le avversità ne dovrebbero invece limitare la crescita e per poter sopravvivere, ha bisogno di spazio sempre maggiore, c'è poco da fare. Il lemure lo sa e cerca di essere simpatico per non soccombere e scomparire completamente.

Lemur catta
In effetti è un animale di una simpatia travolgente, non si può che rimanerne accalappiati, anzi è proprio difficile andarsene quando ne trovi qualcuno in giro. Il parco di Ranomafana ad una sessantina di chilometri da Fianarantsoa, al centro di una zona termale, è uno di quelli che ne ospita un grande numero di specie diverse, oltre una decina. Tra l'altro qui, sono talmente numerosi che li potrete avvicinare molto meglio che in qualunque altro sito naturale. Ok, devi farti la solita scarpinata di qualche ora, scavallando colline e sentieri di foglie resi scivolosi dall'umidità, fatica improba specialmente se butti sempre l'occhio per aria in attesa dello sciacquone quotidiano, ma intanto, se no che foresta pluviale sarebbe e poi ci siam venuti apposta e scarpinare è un obbligo, a pagamento, a cui ci si deve, volenti o nolenti sottoporre. Però appena arrivi al limitare del bosco di prima mattina e scorgi intere famiglie di grandi lemuri dalla coda ad anelli bianconeri (Lemur catta) che si nutrono di frutti, bacche e germogli ancora ricoperti della rugiada della notte, non puoi che rimanere lì a goderteli, seduto su una roccia, anche tu membro di quella famiglia che intorno a te mastica con compunzione, buttandoti occhiate distratte, tanto sa che non sei pericoloso, mentre i piccoli ruzzano sulle rocce vicine.

Sifaka
I neonati rimangono invece appesi al pelo fitto delle madri, sulle schiene o abbarbicati alle pance, succhiando latte, anche se queste stanno saltando da un albero all'altro incerca di miglior pastura. Le bacche più succose sono sempre quelle dell'albero vicino, si sa. Che poi è un po' come il caffé dello zibetto vietnamita se vi ricordate. Qui il fine è diverso, ma anche questi si mangiano le bacche i cui semi da soli non germoglierebbero, se la dura scorza non venisse attaccata dagli acidi digestivi al passaggio nel tubo digerente dei gentili animali. Insomma un transito obbligato che aiuta la foresta a crescere, addirittura ai margini di molte foreste da ripopolare vengono a bella posta introdotti questi lemuri mangiabacche proprio per favorire il rimboschimento. Così dicono almeno. Certo che sembra che vogliano invitarti a dividere il pasto, li potresti toccare, in fondo basta solo allungare una mano, sicuramente non si offendono, anzi pare che quasi ti strizzino un occhio. Poi basta infilarsi tra gli alberi e subito vedi i grandi sifaka (Propithecus edwardsi) dal pelo nero, lungo e morbido che si dondolano sui rami bassi, il lemure ballerino che si sposta a saltelli, solamente di lato e il cosiddetto lemure mussulmano che forma famiglie composte da un maschio e diverse femmine.

Lemuri notturni
Ma proseguendo sulla collina incroci anche facilmente il dorato (Hapalemur aureus), il grigio (Hapalemur griseus) o quello dal ventre rosso (Eulemur rubriventer) un po' meno sfacciati di quelli juventini. Se ci arrivi di prima mattina vedi anche molti di quelli notturni ritardatari che non sono ancora a nanna, intenti a masticare la cena, tra i quali due o tre specie di lemuri del bambù, che ti guardano, un po' istupiditi dal sonno, con i grandi occhi rossi, appesi verticalmente ai tronchi come koala. Questi animali si nutrono di parti tenere di queste piante che contengono una altissima percentuale di composti a base di cianuro, ingurgitandone al giorno una dose almeno dieci volte letale, cosa che compensano poi mangiando anche argille terrose che ne neutralizzerebbero la velenosità. In effetti i movimenti sono piuttosto lenti, ma non è chiaro se si deve addossarne la responsabilità alla dieta o al sonno incipiente che segue alla digestione. Comunque non ci sono santi, questi animali sono di una simpatia tale che te li mangeresti ed in effetti i locali se li mangiavano con una certa pervicace costanza, fino a farli quasi scomparire del tutto. Poi si è capito che sono una ricchezza del paese ed è cominciato un programma di protezione che alla fine sembra essere pagante.



Scarabeo giraffa
Il sentiero che scende la collina sembra non finire mai, tra i tronchi ricoperti di muschio si nasconde un cerchio di grandi pietre, un cimitero antico dei popoli della foresta, quando quiancora l'uomo abitava in competizione con gli animali, dovevi mangiarteli per forza se volevi sopravvivere. Ma la foresta umida non nasconde solo mammiferi, tra cui il fossa, una procavia carnivora dal muso appuntito che sembra un topone gigante ed altri più rari, che però si nascondono nel fitto delle felci che formano una barriera quasi impenetrabile al di fuori dei piccoli sentieri, ma anche tanti uccelli, tra i quali è facile vedere l'upupa e insetti curiosi come lo scarabeo giraffa (Trachelophorus giraffa) che appena ti vede si mette subito a fronteggiarti con la sua lunga proboscide nera che sembra un collo vero e proprio, per non parlar dei soliti gechi di tutti i colori ed i camaleonti, tra cui anche le microscopiche Bruckerie, minuscole come un unghia del tuo pollice, sempre che tu riesca a vederli, mimetizzati come sono su tronchi o rami, senza l'indicazione di chi ti conduce. Insomma, andateci e godeteveli, chesono solo qui.




Un cimitero nella foresta


SURVIVAL KIT

Parco di Ranomafana - Foresta umida situata sulla strada Manakara Fianarantsoa. Ingresso 25.000 Ar. + guide per 3/4 ore calcolate circa 10.000 a testa a seconda del numero più mance. Possibilità di differenti circuiti più o meno faticosi. Comunque la foresta ospita moltissimi animali e molte specie di lemuri, che potrete vedere con facilità.


Catta
Chez Gaspard Bungalow - A un paio di chilometri dall'entrata del parco, nella cittadina termale. Una serie di bungalow in discesa, come sempre spartani (senza porta tra bagno e camera, ma è la norma in Madagascar) gestito a quanto dicono da missionari. 50.000 Ar. la doppia. Zanzariere e acqua calda. Colazione (ottima la marmellata di pomodori rossi e pancake) e cena si può fare al ristorante all'inizio della discesa che porta ai bungalow, stile cinese. Qui c'è il free wifi, un po' debole. Pollo sizzler, riso, banane. Accettabile anche per il prezzo basso.




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