domenica 21 febbraio 2010

PET, petali e petaloidi.


Finalmente è arrivato il sole. Ti fa venir voglia di smettere di pensare, di lasciarti andare a subire soltanto le sensazioni. Però spesso credo sia necessario cercare di considerare meglio le cose, pensandoci, valutandone gli aspetti intrinseci, magari trascurati da una visione superficiale. A volte è importante per traslare queste prese di coscienza in altri campi. Così oggi voglio richiamare la vostra attenzione su una piccola cosa considerata di valore quasi nullo, di uso minimo e svalutato al punto da farla diventare un problema anche quando questo utilizzo ha conpiuto il suo breve corso. Mi riferisco alla bottiglia di plastica che con stizza ogni giorno gettate nel pattume con un gesto di cui qualcuno, interessato, vuol farvi sentire colpevole. Tutto parte dal PET, il granulo informe e apparentemente senza anima, questa creazione dell'Uomo, che però contiene in sé tutte le anime delle sue potenzialità future che il suo creatore gli ha previsto e destinato, che, scaldato e sciolto in un magma informe è pronto a prendere forma non appena infuso nello stampo chiuso con la forza titanica di centinaia di tonnellate, il vaso di Pandora che contiene l' εἴδωλον della preforma, passaggio indispensabile per arrivare alla creazione finale, la crisalide necessaria a dar vita alla meravigliosa farfalla, il bocciuolo che aprirà i suoi petali meravigliosi. Il gelo dell'acqua che corre nelle viscere d'acciaio farà rapprendere la forma potenziale. Altre mani meccaniche la coglieranno per farle iniziare il cammino a cui è destinata, la gran macchina che dapprima la farà girare a lungo riscaldandola dolcemente quasi a trarla in vita da un sonno profondo e la ammorbidirà prima di farle conoscere un nuovo stampo, di soffiaggio stavolta, dove è scolpità la premonizione della sua forma definitiva, quel suo destino di diventare bottiglia, di contenere e proteggere in sé un liquido. Ecco entrare potente il soffio vitale, le centinaia di atmosfere che il demiurgo ha predisposto per assottigliare le pareti della preforma, per stenderle fino a quando non saranno adagiate sulle pareti dello stampo a segnare la forma definitiva, lungamente studiata per essere resistente all'uso che se ne dovrà fare, con le costolature che, scelte per rafforzarla tecnicamente, la faranno bella e spesso da sole, ne identificheranno il prodotto contenuto con il solo richiamo visivo. Eccola pronta, la nostra bottiglia, diritta in piedi, elegante, sulla mirabile invenzione del suo fondo petaloide quasi fossero tacchi da sera, bellissima nella sua nudità, perfetta, leggera, delicata eppure funzionale a quanto da lei si richiede, a svolgere il suo compito indispensabile di contenere al minimo costo, al minimo consumo richiesto per quell'uso. Eccola, presa per il collo e con molte compagne avviata ad una lunga via segnata dal suo karma, girata, lavata, immessa su un carosello che sembra infinito, una giostra in cui il suo destino si fa pieno, riempita di colui per cui è stata creata, femmina nuda che accoglie e contiene, amorevole e consolatrice. Eccola che corre ancora verso un incontro preordinato, verso il piccolo ma perfetto tappo, il suo tappo, che la aspettava tra migliaia di altri, per correle incontro preciso e complicato ad un tempo, delle cui meraviglie vi parlerò un'altra volta. Un tocco lieve ed eccolo calzato su di lei, in una nuova giostra gioiosa, mentre una testina scende magicamente, lo preme e lo gira spietata, fino a che la curva studiata dell'anellino abbia superato il sottosquadro con un piccolo scatto, profittando della sua plasticità prima e rendendo il sigillo inviolabile dopo, rigido e vigile in attesa che la mano di chi la vorrà, lo giri con la giusta forza, con la morbida delicatezza che strapperà i ponticelli, che ne violerà primo ed unico la purezza per averla finalmente tutta per sé. Ma prima ancora un carosello, per vestirla con il vestito migliore, per coprire la sua pur stupenda nudità con l'etichetta per lei disegnata da qualche grande stilista, che la renda ancor più bella e desiderabile verso chi sarà il suo compagno. Ma quando vuota avrà esaurito il suo compito, voi, senza considerarla, la getterete, accartocciata se vi sentite ecologisti , intera e con fastidio, senza pensare che potrà essere ripresa amorosamente e con poco spreco, energia e calore (non più di 180°C), non come la sua presuntuosa compagna di vetro, che riutilizzata inquina montagne di acqua per essere ripulita, o che pretende più di 1000°C per essere ricostruita, pesante infida rilasciatrice di metalli pesanti, lei che davvero può permanere indistruttibile per migliaia di anni, colpa che, vile, ha cercato falsamente di addossare alla sua ingenua ed inesperta compagna, eccola appunto, rinascere a nuova vita a formare un'altra sé stessa di forma diversa, o se troppe volte riutilizzata, diventare un pile sportivo e caldo, come sempre protettiva e materna. Pensateci un attimo prima di gettarla via, magari insultandola ingiustamente per la dedizione che vi ha dato.

13 commenti:

giovanna ha detto...

ciao Enri,
buona domenica :-)

ehmmm, sono in arretrato con la lettura... cause varie.

g

Diego ha detto...

bevo l'acqua del sindaco ormai da molti anni, quasi quasi rivedo le mie abitudini...

Popinga ha detto...

Hai parlato del PET come se fosse il tuo pet (in inglese)!
La plastica è utile ma va riciclata: nella mia scuola sto combattendo una battaglia sinora vana affinché si metta un bidoncino per la plastica vicino al distributore di bibite. Se il comune effettua la raccolta differenziata, perché una scuola deve distinguersi in senso negativo? Invece nel comune dove abito il riciclo (dato aggregato) ha raggiunto il 60%!

enrico ha detto...

@Grazie Gio, lavori troppo , ma credo che i tuoi allievi siano contenti oltre che fortunati
@Diego - anche l'acqua del sindaco è ottima, il problema nasce quando, per esempio, per interesse si vuol far credere che il vetro non inquina ed è santo e la plstika invece è la summa della monnezza
@Pop- il 60% non è poi tanto male per cominciare, naturalmente se la plastica non si ricicla non è colpa della plastica. In effetti voglio bene al (mio) PET.

fabristol ha detto...

Sai il tuo post ha qualcosa di poetico. Non pensavo si potesse scrivere poesia sulla plastica. No, senza scherzi, ti fa apparire questa bottiglia di plastica come un'opera d'arte. In effetti ogni oggetto, anche la PET, è una piccola opera d'ingegno. La PET in particolare se usata e riciclata bene è sicuramente una delle invenzioni più geniali degli ultimi 50 anni.

Anonimo ha detto...

Dimentichi di dire che la bottiglia di vetro si può riutilizzare diverse volte prima di doverla riciclare (solo perché scheggiata o "rigata" dopo diversi passaggi nelle linee di riempimento), mentre la bottiglia di PET no. Inoltre il vetro si può riciclare all'infinito. E non dimentichiamo da dove deriva il vetro, e da dove il PET. (tralasciando i vantaggi del vetro rispetto al PET quale "barriera" per il suo contenuto). Nell'inquinamento e nel consumo di risorse non rinnovabili non ci sono santi tra i diversi tipi di contenitori, ma è certo che il PET non è stato imposto rispetto al vetro su basi ecologiche come stai miseramente cercando di dimostrare.

enrico ha detto...

Caro Fabri, è proprio così, la bottiglia di PET "è" un'opera d'arte dell'ingegno umano, così come quella di vetro d'altra parte, solo che è molto più ecologica ed ha più rispetto per la natura, se hai la voglia di esaminare i dati correttamente senza aderire in maniera acritica ad una religione in cui qualcuno (interessato) ti cala dall'alto dei dogmi.
Vedi Caro Anonimo, (intanto ti ringrazio per aver fatto sentire una voce dissonante qui da me e che invito a ritornare spesso e a dire la tua)se si vogliono paragonare correttamente imballi o contenitori dal punto di vista del loro impatto ambientale bisogna esaminare il cosiddetto "ecobalance" che considera tutti i consumi energetici (traducendoli in Tonnellate di petrolio equivalenti per poterli paragonare) usati nella intera vita del contenitore, a partire dalla sua costruzione , a tutta la sua durata (vita) ed al suo uso ed infine al suo smaltimento. Esaminando appunto l'acqua minerale, la bottiglia di vetro da 1 litro viene utilizzata in Italia 7,2 volte quindi posiiamo paragonare, arrotondando,che 1 bottiglia di vetro competa con 5 bottiglie di PET da 1,5 litri. Ora la quantità di energia (e quindi di petrolio) utilizzata per costruirla tiricordo che servono oltre 1000 gradi per lavorare il vetro è assai superiore a quella necessaria a produrre il granulo e soffiare le 5 bottiglie di PET (circa 180 Gradi per circa 200 gr di PET totali) (comunque questo materiale totalmente amorfo che non rilascia alcuna sostanza ai liquidi contenuti al contrario del vetro). Il viaggio medio dell'acqua minerale in Italia dalle fonti al consumatore è di circa 200 KM, percorso che il tuo vetro percorre 14,4 volte (andata e ritorno contro i 200 KM del PET) e ti ricordo che i TIR consumano circa 1 lt di gasolio ogni 3/4 km. Lo stesso svantaggio energetico si avrà per la fusione ed il riciclo dei contenitori a termine del loro uso. Una differenza ecologica grande e tutta a vantaggio del PET, inoltre non abbiamo voluto considerare l'inquinamento delle acqua che si fa con il vetro durante il lavaggio (con l'uso abbondante di solventi e soda caustica sempre per 7,2 volte, oltre alla necesaria energia naturalmente)senza considerare le tracce che a volte rimangono nella bottiglia. Non sei mai andato a vedere una lavabottiglie in una azienda riempitrice credo, se no non berresti più acqua in vetro riciclato, ne sono sicuro. I dati non hanno religione o credo politico, sono dati e basta e il PET si è affermato perchè è anche più comodo ed economico, nonostante tutte le balle messe in giro dalla lobby del vetro, che è molto forte, non credere, specialmente in Germania e che ha saputo giocare bene sui sentimenti di chi, onestamente crede in una idea e accetta prendendo per buono quello che gli viene detto da chi ha interessi specifici. Io so che mangiando, respirando, semplicemente vivendo, inquino, è la natura dell'uomo a cui non ci si può sottrarre, ma cerco di farlo il meno possibile, almeno provo.
Ti prego intervieni ancora.

laura ha detto...

Capisco che amando i tappi anche le bottiglie diventino importantissime, quasi magiche... ma resto dell'idea che la cosa più ecologica (e meno costosa...) resti bere l'acqua del rubinetto, di cui siamo tutti in famiglia grandi sostenitori. Può restare la scelta se metterla in frigo in bottiglia di vetro (dipinta da me, come facciamo a casa mia) o di plastica (non altrettanto ben dipingibile...)

Anonimo ha detto...

Caro Enrico,
Ho visitato diversi impianti di imbottigliamento soprattutto per PET, talvolta anche per vetro. Come sempre il problema non è cosa ma chi/come, nel senso che il tuo "non argomento" vale anche per tantissimi impianti PET anzi sinceramente ho visto un livello di igiene molto superiore per il vetro forse xché oggi l'acqua in vetro è "alto di gamma" e quindi più controllata. Se poi parliamo di svantaggio energetico, sei completamente fuori strada il fatto che ci vogliano 1400° per il vetro e 200° per la plastica non vuole dire niente, non è solo la temperatura che dà il parametro del consumo energetico. Figuriamoci poi la storia del camion che inquina, non farmi ridere. La produzione della bottiglia è un processo che inizia e finisce nella stessa azienda, parte dalla sabbia che viene fusa nel forno e soffiata in uno stampo a forma di bottiglia in un processo che dura pochissimo tempo, punto (il vetro liquido a 1400° non deve avere il tempo di raffreddarsi). Per il PET, prima devo creare il granulo in una fabbrica specializzata, poi lo trasporto da chi crea la preforma che lo deve scaldare per delle ore a 200° solo per togliere l'umidità quindi fondere a temperatura maggiore per stampare le preforme. Solo allora dopo che naturalmente l'ho raffreddato lo trasporto dall'imbottigliatore che lo scalda di nuovo a 110° per poterlo soffiare. E ricordiamoci il vetro è sabbia, la plastica è petrolio.
Nessuno mette in dubbio il PET sia più economico ma, caro, si stava parlando di ecologia e spesso (ma non sempre) l'ecologia è costosa.

Anonimo ha detto...

Ah, dimenticavo, è noto che il PET rilasci sostanze chimiche nell'acqua, certo, si dice che non facciano male...

enrico ha detto...

Caro Anonimo
capisco che chi crede in una religione abbia un atteggiamento fideistico nei confronti di una idea e non sia interessato a verificare i dati, che in quanto numeri non sono aderenti a nessun partito o a nessun credo. Come ormai ampiamente noto (per chi lo vuol sapere naturalmente) il costo energetico e inquinante per la produzione, uso e smaltimento degli imballi in plastica è ampiamente inferiore a qualsiasi altro tipo di materiale, vetro, cartone, allumio, ecc. Basta dare un' occhiata a qualunque rapporto scientifico serio. Tanto per dirne una a caso da questa relazione dell'ENEA (http://odl.casaccia.enea.it/culteuro/A3_Mercato/Standard/Organismi/CEN/BTS&PC/PA.html)
in Germania è calcolato che " la sostituzione della plastica nell'ambito del packaging alimentare farebbe aumentare il peso delle confezioni del 291% e l'impiego di energia utilizzata del 108%". Ma questi fatti sono ben noti a tutte le persone che conoscono il settore. Inoltre non era assolutamente mia intenzione farti ridere con la storia del camion. Ma basta conoscere le 4 operazioni fondamentali per calcolare che un camion che porta circa 12.000 bottiglie di vetro per fornire al consumo 7,2 litri d'acqua con la stessa bottiglia (essendo questa in media riutilizzata 7,2 volt, dati dei produttori), percorre in media 2880 km (14,4 percorsi medi da 200Km, calcolati dalle case imbottigliatrici) con un consumo di circa 900 litri di gasolio che fa circa 80/90 gr di gasolio per fornire i 7,2 litri d'acqua. La stessa quantità fornita in 5 bottiglie di PET che percorrono solo 200km consumerà al max 30gr di gasolio, circa un terzo e non è una parte ininfluente nel paragonare l'ecobalance di questi imballi. Il calcolo per il trasporto di granulo e preforme poi è ancora peggio. Su un TIR ci sta granulo di PET per fare circa 800.000 bottiglie e un camion di preforme ne porta per 120.000, per trasportare un analogo quantitativo di bottiglie di vetro dalla fabbrica all'imbottigliatore occorrono circa 70 TIR (10 nel secondo caso)!Quanto al fatto che il PET è fatto col petrolio e non con la sabbia, è una cosa di cui ero a conoscenza, ma la plastica è solo uno stato intermedio attraverso cui può passare il petrolio prima di essere usato come combustibile o riutilizzato per prodotti riciclati. L'ultima stoccata poi è tipica, insinuare paure su fatti inesistenti, il PET è una sostanza amorfa che non rilascia, mentre i residui del lavaggio delle bottiglie riciclate sono ben più preoccupanti. Senza mettere nel conto naturalmente l'inquinamento dell'acqua del lavaggio delle bottiglie di vetro o l'ulteriore dispendio energetico se questi reflui fossero correttamente ripuliti. Io, fossi in te spenderei energie nel far sì che aumentasse la percentuale di riciclo delle materie plastiche oggi attorno al 20% in generale( di più per le bottiglie, quello del vetro è poi del 35%, anche questo dato non molto entusiasmante) e sugli studi per ridurre il peso degli imballaggi. Queste mi sembrano battaglie corrette ed utili. Con simpatia.

Noi ricchi ha detto...

Non voglio entrare nel complesso calcolo del consumo energetico reale per produrre vetro o plastica.
Ritengo sbagliata la tua sicurezza sul fatto che il PET non rilasci sostanze, è risaputo che rilascia Acetaldeide, oltre a Bisfenolo che sembra possa causare il cancro alla prostata.
http://usalatuatesta.wordpress.com/2010/01/25/bottiglie-di-plastica-cancro-prostatico/
E mi sembra sempre sbagliato argomentare come fai tu "il vetro riciclato fa schifo perché lo lavano con il culo", allora tutto può essere confutato e fare schifo, gli alimenti biologici fanno schifo perché sono tutti truffatori (meglio quelli coi pesticidi), le caldaie a condensazione inquinano il doppio perché nessuno fa manutenzione (meglio la stufa a petrolio) e via andare.
Ora vado a stappare una bella bottiglia (in vetro) con un bel tappo (in sughero) per il classico aperitivo, noi ricchi amiamo credere che plastica, tetrapak, gomma e via andare nell'alimentare siano imballagi da pezzenti.

enrico ha detto...

Carissimo Noi Ricchi, ti credevo perduto nei meandri del WEB ed invece eccoti qua a quasi un anno di distanza. Che piacere sapere che mi segui sempre con interesse. Ne sono assolutamente onorato. Quanto al punto, capisco che per noi ricchi (e intendo anch'io tra questi)il problema ecologico possa considerarsi secondario e ce ne potremmo fregare, ma io ho questo difetto e anche se so che non è possibile, cerco di inquinare meno che posso e di scegliere quindi le soluzioni più "amiche " della natura. Però, anche se te ne puoi fregare di usare un contenitore meno energivoro degli altri, mi delude il fatto che tu ti lasci abbindolare da un sito noto per propalare notizie allarmistiche senza preoccuparsi neanche di documentarsi minimamente prima di scrivere scemenze. Anche uno studentello del primo anno di chimica sa che il Bisfenolo A non è contenuto affatto nel PET ma ce ne sono tracce nel policarbonato con cui nessuno imbottiglia acqua.Non sapendo più a che santo votarsi per spargere veleno tira addirittura fuori che la gente imbottiglia l'acqua dell'acquedotto. Suvvia mancava solo più che tirasse fuori la diossina. Va bene se ti legge la casalinga di VOghera e se qualcuno ti paga e bene per spargere scemenze, ma basta guardare wikipedia se non vuoi fare figuracce, anche senza voler guardare testi seri. Quanto al reto concordiamo quasi su tutto.I truffatori ci sono dappertutto, anche se io penso che ci siano di più nel biologico perche quando lavori sulla fuffa è più facile prendere in giro la gente e ci sono molti meno controlli che nei settori tradizionali. Per i contenitori io poi preferisco il cristallo, anche se non sono nel gruppo degli abbastanza ricchi da poterlo buttare nel caminetto dopo l'uso, anche se mi piacerebbe, l'ho fatto solo una volta in Russia ma erano altri tempi. Per i tappi, poi dove ho una certa competenza posso dirti che il sughero è un materiale decisamente scadente anche se tradizionale. Per i vini giovani dal punto di vista tecnico (non psicologico di certo)assolutamente più validi quelli di plastica, nello champagne come ben sai si usano i tappi corona tecnicamente molto più sicuri, anche se prima di metterlo in commercio si mette il tappo fungo di sughero per epater le bougeois, naturalmente. Per i vini da invecchiamento ti suggerirei di informarti un su nuovo tappo in plastica prodotto da Guala spa, con valvola, veramente spaziale. Costa ancora un po' troppo, ma potrebbe essere il futuro, basta bottiglie di prezioso nettare rovinate da tappi difettosi, ammuffiti e altro!

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