mercoledì 8 luglio 2015

Lo zen dell'insufflazione del Qì (气)

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Posizione durante la meditazione (immagine dal web)

Per me è ormai come un appuntamento periodico di cui non posso più fare a meno, lo sento quasi come un obbligo che per un po' almeno, è capace di darmi pace e serenità. D'altra parte questi esercizi di meditazione introspettiva diversamente a cosa servirebbero se no. Ma non sono cose da affrontare così alla va là che vai bene, vanno preparate con cura calcolando bene i tempi. Intanto questa pratica zen non la puoi svolgere da solo, è necessario ricorrere a un maestro, meglio se un grande maestro che ti assista e ti conduca lungo la via perigliosa del vedere dentro di te, nell'oscurità della tua bolgia segreta, cosa alberghi ne meandri più profondi e a poco a poco sappia condurti lungo la via della salvazione, dolorosamente se è il caso, ma seguendo una strada irta di angoli oscuri e di nascondigli segreti dove si può nascondere il male che accumuli dentro di te. Il risultato si può avere però solo se ti imponi di seguire un percorso retto e senza infingimenti. Ma il mio Maestro, essendo il migliore, è molto richiesto, così ho dovuto inseguirlo per un po' di tempo in attesa della disponibilità del suo tempio ad accogliermi, molto meno comunque di quanto paventavo, neanche un mesetto. 

Per questa pratica è però necessaria una lunga preparazione fisica e mentale, così per quattro giorni mi sono sottoposto a particolari sacrifizi e stati mentali, momenti di astinenza, soprattutto dal cibo, corruttore dell'anima, soprattutto da particolari cibi, in modo che tutto dentro di me si riequilibrasse, lo yin e lo yang, gli umori, le correnti di energia lungo i meridiani. Tutto è culminato ieri, in una giornata intera di purificazione completa, un digiuno del corpo per nutrire la mente, una astensione da tutto ciò che è solido per liberare l'intelletto, la concentrazione e soprattutto quelle parti del corpo che più sono ingombre di tutto il residuo di ansietà, stress e scorie che il nostro corpo insanamente accumula nella nostra smania di ricerca del Dharma, ingannati come siamo sempre dal velo di Maya che copre costantemente il nostro terzo occhio. Così puro e sereno, mi sono presentato questa mattina presto al tempio, dove amorevoli Vestali hanno provveduto a prepararmi per la cerimonia. Ho lasciato al di là della porta tutto quanto ammantava il mio corpo di inutile orpello, così necessario alle convenzioni del mondo esterno, così vano quando è necessario la ricerca interiore. Mi sono disposto quindi alla meditazione vera e propria per poter ritrovare dentro di me quanto abbia potuto accumulare di male e liberarmene infine. 

Quindi è arrivato lui, il Maestro, l'esecutore del sacrificio, tutto vestito di bianco, come circondato da un'aura superiore, che lo colloca tra coloro che sanno e che soli, possono officiare queste cerimonie. Ha nelle mani gli strumenti religiosi necessari alla celebrazione del rito. Io, misero adepto, non posso che rimanere lì, muto ad aspettare che la magia si compia, cercando concentrazione e mantenendo una respirazione regolare e controllata. Mente e corpo del Maestro sono concentrati e lavorano all'unisono con i miei, con facilità riesce a penetrare lungo la retta via, nei meandri della mia anima. Gira, scaravolta, penetra sempre più a fondo per cercare la mia parte oscura. Per meglio riuscire insuffla dentro di me il (气), l'aria energetica vitale che deve riempire al massimo il tan tien, che dia stabilità, sicurezza, equilibrio e consenta quindi di avere una visione completa dei più contorti meandri del mio essere. Certo, non è un'operazione facile. Raggiungere la conoscenza è anche fatica, dolore, resistenza. Tutti i sensi del corpo isolati dalla meditazione devono agire assieme, per captare, dirigere, vedere, sentire suoni ed odori, per fortuna non i sapori di questa esperienza sensoriale unica e totalizzante. Carlo il Maestro, sa guardare davvero fino al fondo estremo del mio essere contorto e complicato, anche quando la mia volontà che stenta a lasciare spazio ed ad annullarsi, cerca di opporsi in qualche modo, ma lui con l'esperienza sapiente ed insieme spietata, continua a penetrarmi l'anima. 

Fruga ancora a lungo, il tan tien è ormai rigido e duro come un pallone, infine adagio adagio si ritrae. L'opera è compiuta, il risultato raggiunto. Depone gli strumenti sacri mentre la Vestale finisce di accudire i miserabili strascichi che questi momenti di abbandono psicomeditativo rilasciano inevitabilmente, quando la mente, che vola libera non riesce più a controllare completamente il corpo ed infine mi lasciano andare con un'ultima benedizione ed un sorriso. Me ne torno al mondo reale, lungo i corridoi asettici del tempio di Casale, il regno di questo grande Maestro di cui mi onoro di essere anche amico. C'è ancora un momento di decompressione quando si torna alla vita normale dopo una esperienza del genere. Il dolore all'interno dell'anima rimane, almeno per un po', fino a quando il , non si libera gradatamente affievolendo la sua pressione sul tan tien, E' una cosa quasi involontaria che mentre percorri i meandri del tempio verso i propilei dell'uscita, prosegue con continuità e a volte purtroppo anche con una certa rumorosità, ma ai reduci da questa meditazione è cosa concessa e compresa, anzi obbligatoria. Rimane solo da pagare il Ticket al CUP, se uno si lamenta della Sanità pubblica è proprio un mentecatto, provate a farvi fare una colonscopia negli USA, poi me la raccontate. Grazie Carlo Gemme, probabilmente sei il più grande gastroenterologo del mondo e grazie anche alla gentile Vestale che tanto aiuto mi ha dato. 

2 commenti:

Paolo nullo Pedone ha detto...

O tu o squisito, esoterico e palese mentitore astuto

Un saluto

Enrico Bo ha detto...

Gratias ago

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